Caro è l’ottobre di GLG

gianfranco

Chiarisco per l’ennesima volta che resto un profondo ammiratore della Rivoluzione d’ottobre e del movimento comunista; così come ritengo Lenin il principale personaggio del XX secolo (seguito magari da Mao, ma non proprio quello degli ultimi tempi della sua vita). Tali miei giudizi riflettono evidentemente la scelta fatta nel 1953 (giovanissimo), assai prima del ’68 e del sedicente movimento studentesco, piuttosto anarcoide e assai lontano da quello da me frequentato appunto fin dai primi tempi della mia militanza, movimento costituito non da studenti ma da operai e contadini. Ovviamente, non ero manicheo nemmeno nei primi tempi, dell’entusiasmo giovanile; figuriamoci poi. Quindi non disprezzo altre scelte se fatte con vera coerenza e onestà di intenti. Tuttavia, se uno fa una scelta, ovviamente poi combatte contro i suoi avversari (a volte veri nemici) pur, lo ripeto, senza disprezzo verso gli onesti e veramente convinti delle proprie idee. Ho sempre avuto vero odio sia verso l’anticomunismo dei tipi come il “nano d’Arcore”, ma pure verso l’antifascismo degli Scalfari e, assai più tardi, della Boldrini o di Fiano. Simili atteggiamenti a me fanno semplicemente schifo e li considero nemici della stessa bassezza e ignoranza di quelli anticomunisti appena citati.
Secondo la mia opinione, però, non si vuol capire che, dopo molto tempo e mutando le fasi storiche, non si tratta di rinnegare le proprie origini, ma semplicemente ci si rende conto che non si può più tornare ad esse. A meno che chi rivendica un simile ritorno non intenda riferirsi alle origini in senso etico e di onesto convincimento delle idee professate. E’ evidente che oggi la nostra società pullula di buffoni, di veri traditori, di gente in perfetta malafede, vendutasi al “denaro” dell’avversario. In questo senso, allora, auspichiamo pure il ritorno alle origini. Non però alle idee di allora. E’ necessario comprendere quanto il mondo (cioè la società) sia cambiato. Bisogna afferrare che stiamo entrando effettivamente in un’epoca assai differente da quella di gran parte del XX secolo. Verrà vissuta una transizione lunga, tormentosa, di cui non afferriamo ancora i reali tratti distintivi più essenziali. Dobbiamo studiare a fondo il passato, i vari fallimenti e successi dei movimenti in quell’epoca susseguitisi; ma anche l’esaurimento degli stessi successi, la decadenza di una società che conosce un vero disfacimento sia morale che di intelligenza. Con questa consapevolezza di quanto è trascorso, dobbiamo poi essere ben radicati nel presente e dedicarci al tentativo di riformulare nuove teorie della dinamica sociale; senza teoria niente movimento affermava un uomo come Lenin, tutto dedito alla pratica rivoluzionaria.
Ed è proprio così; tanti continuano a credere alle scorciatoie, sempre confusionarie e anarcoidi. Studiare, studiare e ancora studiare, perfetti imbecilli del tutto subito e perseguito solo con disordini, inutili e anzi dannosi scontri di piazza, vili aggressioni di individui “nemici” magari soli; e semplicemente tanta voglia di distruggere senza alcun senso se non il dispiegarsi della propria incultura e inquietudine priva di qualsiasi scopo minimamente pensato e valutato razionalmente.

BREVI CENNI PER GLI SMEMORATI E I PIGRI, di GLG

gianfranco

La rivoluzione bolscevica dell’ottobre 1917 fu ben presto isolata. In Germania la rivolta del novembre ’18 iniziata dai marinai di Kiel e poi quella del 5 gennaio 1919 – rivolte “spontanee” (ma aizzate), restate localizzate e notevolmente disorganizzate – furono rapidamente schiacciate; il 15 gennaio ’19 furono presi e uccisi i dirigenti della Lega spartachista (Liebnecht e Luxemburg). In Ungheria, si instaurò per ben poco tempo (dal marzo all’agosto del ’19) il governo comunista di Bela Kun, che dichiarò la fondazione di una Repubblica Sovietica, ma che cadde con la sconfitta subita ad opera dei rumeni, appoggiati dalla Francia (ma anche dagli altri “alleati” occidentali, dai vincitori della guerra mondiale insomma). L’Unione Sovietica rimase così isolata nella sua pretesa di essere il detonatore della “rivoluzione proletaria” di tipo internazionalista.
Dopo la morte di Lenin (1924), e con la progressiva ascesa di Stalin alla piena direzione del partito e dello Stato, fu scelta quella strada detta “costruzione del socialismo in un paese solo” (sanzionata al XIV Congresso del partito nel dicembre 1925). Scelta che si è rivelata efficace nei termini della nascita di una grande potenza – divenuta, dopo la seconda guerra mondiale e per oltre quarant’anni, una delle due grandi “superpotenze” nel mondo bipolare – ma che oggi va riconsiderata proprio nei termini della non costruzione di alcuna forma di socialismo. Riconsiderazione che i rimasugli comunisti (e marxistoidi) si rifiutano in genere di fare fino in fondo e in base a ciò che dovrebbe ormai apparire evidente. Quanto agli anticomunisti, si limitano a riscrivere ogni ambito della storia tra il 1917 ed oggi a modo loro, con menzogne spudorate e alterazioni da incompetenti.
Senza quella scelta – non voluta dall’opposizione di “sinistra” (trotzkista) e da quella di “destra” (Bucharin, Zinoviev e Kamenev) – difficilmente l’Urss avrebbe avuto una storia tutto sommato positiva non solo per se stessa, ma anche per l’evoluzione della configurazione dei rapporti tra diverse aree mondiali. In particolare non vi sarebbe stata la fine del vecchio colonialismo con tutto ciò che ne è conseguito; e non tutto positivo, anzi! Tuttavia, sono convinto che senza questo tipo di dissoluzione delle ormai decrepite strutture coloniali – conseguenza anche di un movimento detto (scorrettamente, ma poco importa) “antimperialista” – non si sarebbe arrivati alla situazione attuale: decadenza e degrado della formazione sociale “occidentale” (Usa ed Europa soprattutto) e avvio di una fase multipolare estremamente complessa, imprevedibile, però aperta a molte possibilità, fra le quali la possibile nascita di nuove forme di rapporti sociali magari vitali rispetto a quelle attuali, che mi sembrano segnare una involuzione inarrestabile.
Si aprono in ogni caso scenari decisamente nuovi. Ritengo fondamentale che si formino, soprattutto tra i giovani, delle “élites” – la maggioranza delle nuove generazioni lasciamola perdere finché non sarà coinvolta, volente o nolente, nelle “vigorose” vicende storiche in avvicinamento progressivo – in grado seguirle e di prepararsi ad esse con adeguata organizzazione. L’impressione netta è che siamo in ritardo e che non si comprenda l’urgenza del problema.
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100 ЛЕТ ПОСЛЕ РОССИЙСКОЙ РЕВОЛЮЦИИ

Ukraine Protest

1917-2017. Прошло ровно сто лет с тех пор, как Великая Советская революция изменила лицо Европы и всего мира. Грамши охарактеризовал ее как
революцию против «Капитала» Маркса, имея на это полное основание. Из того, что пророчил немецкий мыслитель в событиях русской революции вовсе не происходило. Убогий рабочий класс из-за промышленной отсталости страны, преобладающие крестьянские массы, вынужденные жить в скудных условиях и полчища слабо вооруженных и низкооплачиваемых солдат больше не могли умирать за паразитирующую династию Романовых. Это был далекий от естественного альянс между этими секторами, возглавляемый коммунистической идеологией большевистского авангарда, который позволил свергнуть монархию и создать новое общество, основанное не на теориях Маркса, а на одном некотором толковании Ленина (и другими) с медленным построением некого режима (производства), социально различного от капиталистического. Это был не коммунизм, но уже начало возведения стены против капиталистической динамики, которая, казалось, больше не должна была сталкиваться с препятствиями на своем пути, углубляя ее иерархические отношения доминирования (между отдельными и коллективными субъектами).
Поэтому так обсуждался марксизм-ленинизм. Однако, хотя ленинизм был вдохновлен марксистскими идеями, ревизионизм Ленина был единственно возможным (и выигрышным) подходом к русским событиям. Настолько, что Ленин задавался вопросом, можно ли сразу принять фатальные меры или дождаться образования рабочего класса труда, который будет гегемонистским пролетариатом в российским обществе, прежде чем свергнуть действующее правительство. Но эта предполагаемая гегемония, как можно наблюдать в самых развитых странах, не влечет за собой автоматического захвата власти. Это связано с тем, что спонтанно подчиненные классы производят только традиционалистское сознание, направленное на улучшение экзистенциальных условий, но не имеют конкретной силы воли для того, чтобы направлять общество к другому горизонту. Пролетариат не революционен и попытки Ленина провести различие между классом самим по себе (эксплуатируемые массы) и классом для себя (революционным авангардом) были приемом только в конкретной ситуации и не могли изменить природу всего тела, полностью интегрированного в капиталистической логики, как продукта системы и ее общественных отношений. Более того, Маркс разработал концепцию гораздо более сложную, чем просто «рабочую», а именно концепцию Общего Интеллекта (союз рабочих рук и ума в процессе производства). Он видел это на основании того, что преобладало в обществе его времени, когда централизация средств производства и устойчивая социализация труда (с образованием кооперативного рабочего), казалось, достигли точки, когда они стали несовместимы с их капиталистической оболочкой. Но этого не произошло, и здесь он останавливает свое научное прогнозирование, которое было бесповоротно фальсифицировано историей. Однако история послужила энергией для русского (и международного) коммунизма и сверхчеловеческих усилий всех советских народов для создания геополитической силы, которая десятилетиями продвигается к первенству над США и Западом. Настолько, что даже после распада СССР под руинами и пеплом социализма они продолжали воспламенять те чувства суверенитета и гегемонии, из которого другие собрали для себя образ, освобожденный уже от идеологических пут. Вот почему русская революция послужила для всего человечества маяком для сопротивления преобладанию единой страны в сфере Земли. Униполяризм приводит к злоупотреблениям, подрывным действиям, войнам и преступлениям против большинства наций и населения, как мы видели в период господства Америки. Тот, кто презирает Советскую Революцию, намеревается мистифицировать прошлое, чтобы повлиять на будущее. Некоторые «плохие» примеры должны быть стерты из памяти, чтобы сохранить побежденных. В действительности доминирующие (даже в смысле государств) все еще сталкиваются с такими проблемами, как необходимость постоянно подтверждать свое право на самоопределение и сопротивляться господствующей нации. Либеральные сектанты служат этой пропаганде, направленной на дискредитацию 17-го. На этом этапе увеличивается количество статей, сосредоточенных на поддельных и претенциозных аргументах, чтобы вести дискуссию в том же направлении массового истребления и подавления свободы (все преступления совершаются демократией, которые, как говорит Трамп, нечистые, но могут скрыть свои кровавые руки за спиной). Либералы жалобные и лицемерные, но, как говорит Боннард, они являются самыми тщеславными персонажами в истории. Они хотят, чтобы политика была дебатами, а не битвой.
Берти пишет в «Журнале»: «В этом году отмечается столетие русской революции, одно из самых важных событий 20-го века. Почти повсеместно приписывается идея о том, что это был по существу единый исторический процесс, который начался в феврале и закончился в октябре. Ничто не является более ложным, потому что в 1917 году было две революции: два разных движения, если не сказать противоположных, поскольку первое освободило Россию от абсолютизма, а второе привело к тоталитаризму. Разумеется, между двумя событиями не было предусмотрено преемственности, но их природа знаменует собой дуализм, который нельзя синтезировать в одном историческом суждении. Нужно сразу сказать, что поворот 17-го произошел из-за взрыва царизма, истощенного изнутри. Три года войны обрушились на страну, уничтожив миллионы людей. Упрямство правительства в стремлении продолжать конфликт, его неоднократная глухота к каждой просьбе смягчить бесчеловечные условия жизни населения и его неспособность удовлетворить самые элементарные социальные потребности делегировали не только его морально-политическую власть, но и священный долг царя».
Но у большевиков были лучшими друзьями либералы, потому что последние, пришедшие к власти, возражали против продолжения конфликта и были глухи к ужасным условиям населения и не смогли справиться с самыми элементарными социальными потребностями. Как и царские. С другой стороны, Ленин, за счет тяжелых территориальных потерь для России (даже обвинялся в измене националистическими секторами), обещал и пришел к миру, получил поддержку солдат, рабочего класса и великих крестьянских масс. В эти месяцы мы будем читать так много атакующих статей подлых и предательских. Приготовьтесь отражать их. Мы должны помнить о революции не для ностальгии по поводу прошлого, а для изменения будущего.

1917-2017. Sono trascorsi esattamente cento anni dalla grande Rivoluzione Sovietica che trasfigurò il volto dell’Europa e del mondo intero. La rivoluzione contro “Il Capitale” di Marx la definì Gramsci. Ne aveva ben donde. Di quanto vaticinato dal pensatore tedesco negli eventi russi, infatti, non c’era poi molto. Una classe operaia striminzita, a causa dell’arretratezza industriale del Paese, masse contadine predominanti, costrette a vivere in condizioni semiservili, e orde di soldati male armati e sottopagati, arcistufi di morire in guerra per la dinastia parassita dei Romanov. Fu l’alleanza, tutt’altro che naturale, tra questi settori, guidati dall’ideologia comunista delle avanguardie bolsceviche, che permise il rovesciamento della monarchia e l’instaurazione di una nuova società basata, non sulle teorie di Marx, ma su di una certa interpretazione datane da Lenin (e da altri) con lenta costruzione di un modo (di produzione) sociale differente da quello capitalistico. Non fu, dunque, comunismo ma fu sicuramente l’innalzarsi, in un luogo ben preciso, di un muro contro l’estensione di una dinamica di matrice capitalistica che sembrava non dover più incontrare ostacoli sul suo cammino, approfondendo i suoi rapporti gerarchici di dominanza (tra soggetti individuali e collettivi).
Per questo si parlava di marxismo-leninismo. Tuttavia, sebbene il leninismo s’ispirasse alle idee marxiane, il revisionismo dell’uomo della Lena fu l’unico approccio possibile (e vincente) ai convulsi eventi russi. Tanto che lo stesso Lenin si chiedeva se fosse o meno opportuno far scoccare subito l’ora fatale oppure attendere il formarsi di una classe operaia di fabbrica, che rendesse finalmente il proletariato egemone nella società russa, prima di tentare la scalata al governo. Ma questa presunta egemonia, come si era visto nei paesi più sviluppati, non comportava automaticamente la presa del potere. Ciò perché spontaneamente i ceti subalterni producono unicamente una coscienza tradunionistica, tesa al miglioramento delle condizioni esistenziali, ma nessuna concreta “volontà di potenza” per guidare la comunità verso un altro orizzonte. Il proletariato non è rivoluzionario e i tentativi di Lenin di distinguere tra classe in sé (le masse sfruttate) e classe per sé (l’avanguardia consapevolmente rivoluzionaria), furono espedienti per la situazione concreta che non potevano mutare la natura di questo corpo perfettamente integrato nelle logiche capitalistiche, in quanto prodotto del sistema e dei suoi rapporti sociali. Del resto, Marx aveva elaborato un concetto molto più complesso di quello meramente “operaistico”, ovvero quello del General Intellect (unione dei lavoratori del braccio e della mente nel processo produttivo). Lo intuì basandosi su quanto vedeva tendenzialmente all’opera nella società dei suoi tempi, dove centralizzazione dei mezzi di produzione e sostenuta socializzazione del lavoro (con formazione del lavoratore cooperativo associato) sembravano dover raggiungere un punto in cui sarebbero diventati incompatibili col loro involucro capitalistico. Non è accaduto e qui si ferma la sua previsione scientifica che è stata irrimediabilmente falsificata dalla storia. Storia che però si è servita dell’energia del comunismo russo (e internazionale) e degli sforzi sovrumani di tutti i popoli sovietici per far nascere una potenza geopolitica che ha tenuto testa per decenni alla supremazia americana e occidentale. Tanto che, anche dopo il crollo dell’Urss, sotto le rovine e la cenere del socialismo realizzato, hanno continuato ad ardere quei sentimenti di sovranità e di egemonismo di cui altri hanno raccolto il testimone, liberi dalle pastoie ideologiche di una volta. Per questo la rivoluzione russa è stato un bene per l’umanità, un faro per la resistenza al predominio di un solo paese sulla sfera terrestre. L’unipolarismo determina soprusi, sottomissioni, guerre, torti contro la maggioranza delle nazioni e delle popolazioni, come abbiamo potuto vedere nel periodo di predominanza americana, ora più affievolita. Chi disprezza la Rivoluzione Sovietica intende mistificare il passato per influenzare il futuro. Certi “cattivi” esempi devono essere cancellati dalla memoria per tenere a bada i “vindici” e gli sconfitti. Si teme, infatti, che i dominati (anche nel senso degli Stati) raccolgano ancora tali sfide per affermare la propria autodeterminazione e rivoltarsi contro la nation prédominante. I sedicenti liberali sono al servizio di questa propaganda che mira a screditare i fatti del ’17 per sostenere il vecchio ordine mondiale. In questa fase si stanno moltiplicando gli articoli sul tema che puntano, con argomenti falsi e pretestuosi, a portare il dibattito lungo i soliti binari morti degli stermini di massa e del conculcamento della libertà (tutti crimini perpetrati anche dalle democrazie che, come dice Trump, non sono innocenti ma sono abili a nascondere dietro la schiena le mani insanguinate). I liberali, per natura piagnucolosi ed ipocriti, sono fatti così, e come afferma Bonnard, sono i personaggi più vanitosi della storia. Essi vogliono che la politica sia un dibattito, non una battaglia. Invece, noi vogliamo che questa battaglia culturale li metta con le spalle al muro e ribatta colpo su colpo alle loro menzogne
Scrive Berti su Il Giornale: “Ricorre quest’anno il centenario della rivoluzione russa, uno degli avvenimenti più importanti del XX secolo.
È quasi universalmente accreditata l’idea che si sia trattato in sostanza di un unico processo storico iniziato nel febbraio e conclusosi in ottobre. Niente di più falso, perché nel 1917 vi furono due rivoluzioni, quella liberale di febbraio e quella bolscevica di ottobre: due moti diversi, per non dire opposti, dato che la prima liberò la Russia dall’assolutismo, la seconda la portò al totalitarismo. Certo, tra i due eventi non vi fu di fatto soluzione di continuità, ma la loro natura segna un dualismo non sintetizzabile in un unico giudizio storico. Va detto subito che il rivolgimento del ’17 avvenne a causa dall’implosione dello zarismo, consuntosi al suo interno. Tre anni di guerra avevano dissanguato il Paese, riducendo milioni di persone alla fame e allo stremo delle forze. L’ostinazione del governo nel volere continuare il conflitto, la sua ripetuta sordità a ogni richiesta di mitigare le condizioni disumane della popolazione e la sua incapacità nel far fronte ai più elementari bisogni sociali delegittimarono non solo la sua autorità politico-morale, ma anche quella sacro-imperiale dello zar.”

Ma i bolscevichi ebbero la meglio sugli amichetti dei liberali perché quest’ultimi, giunti al potere, si ostinavano a voler continuare il conflitto, erano sordi a mitigare le condizioni disumane della popolazione e non erano in grado di far fronte ai più elementari bisogni sociali. Proprio come gli zaristi. Lenin, invece, anche a costo di pesanti perdite territoriali per la Russia (fu persino accusato di tradimento da alcuni settori più nazionalisti) promise e giunse alla pace ottenendo il consenso dei soldati stremati, della piccola classe operaia e delle grandi masse contadine. Di questi attacchi vili e servili ne leggeremo tanti in questi mesi. Prepariamoci a rintuzzarli. Non per nostalgia del passato ma per cambiare il futuro.

LA VERITA’ SULLA RIVOLUZIONE D’OTTOBRE

Ukraine Protest

Mi trovo davanti ad un articolo di giornale sulla Rivoluzione d’ottobre, di cui ricorre il centenario, pubblicato su Il Sole24ore. Ogni volta è uno sbigottimento superiore a quello della precedente lettura. Ho commentato pezzi recentemente apparsi su Il Giornale, Libero o Il Foglio. Uno squallore senza fine in cui retorica, demagogia ed ucronie strampalate prendono il posto degli avvenimenti e delle circostanze storiche. Sul quotidiano della Confindustria scrive un certo Michael Walzer, pensatore statunitense che sconta una doppia pena, quella di essere un filosofo e quella di essere nato negli Usa. Infatti, il suo più grande apporto intellettuale all’umanità sta nell’aver inventato la definizione di “Americani col trattino”, essendo egli stesso americano-ebreo, cioè un integrato nella società americana provenendo da un’altra cultura. Nessuno ci aveva pensato prima.
Che cosa ci racconta quest’uomo della sinistra americana incline al comunitarismo e alle facile utopie del piffero? La (sua) verità sulla Rivoluzione d’ottobre. Ci dice che i bolscevichi erano crudeli, antidemocratici, dittatoriali, assassini, antipopolari e che hanno tradito la forza morale della teoria di Marx. Ovviamente, la teoria di Marx, essendo una scienza, non aveva proprio nulla di morale ma Walzer avrà letto sì e no qualche pagina dei Manoscritti economico-filosofici del 1844 esaurendo lì la sua sete di conoscenza. Questa rivoluzione non avrebbe dovuto esserci, scrive Walzer. Come si sarà mai permessa la Storia di invalidare una previsione di tal fatta? Forse, Walzer dovrebbe, essendo del mestiere, almeno compulsare Vico o lo stesso amico di Marx, F. Engels il quale sostenne che: “Coloro che immaginavano di aver fatto una rivoluzione il giorno dopo si sono sempre resi conto di non sapere quello che stavano facendo, e che la rivoluzione che avevano fatto non era niente in confronto a quella che volevano fare”. Non c’è quasi mai congruenza tra quello che gli uomini pronosticano e quello che poi realmente avviene.
I bolscevichi, brutti, sporchi e cattivi sono anche responsabili di aver favorito l’ascesa dei nazisti in Germania. Peccato però che in Germania al potere ci fossero i socialdemocratici (i buoni di Walzer), gli stessi che nel 1914 votarono per la guerra imperialistica contro le masse lavoratrici. Lenin inizialmente commise un errore di valutazione ritenendo che non lo avrebbero mai fatto: “non sono mascalzoni a questo livello”. Invece, lo erano anche di più. Il leader bolscevico si era sempre definito un socialdemocratico, almeno fino a quel momento, dopo il quale dichiarò: “Hanno tradito il socialismo…Da questo momento non posso più definirmi un socialdemocratico. Sono un comunista”. Alla stessa stregua si comportarono i partiti gemelli di Francia, Austria e Gran Bretagna, tutti guerrafondai sulla pelle del proletariato. I comunisti tedeschi, inoltre, furono perseguitati ed incarcerati dai weimariani, perché mai avrebbero dovuto accordarsi con loro? Furono questi episodi, la guerra e la corruzione della Repubblica di Weimar a favorire l’ascesa dei nazisti. Sono stati i socialdemocratici la vera rovina dell’Europa. Infine, Walzer, da scarso filosofo e pessimo storico, afferma che se in Russia avessero vinto i menscevichi e Kerenskij (capo del governo provvisorio che ricomprendeva tutti i social-liberali) il Paese sarebbe stato certamente diverso e più democratico, in linea col resto dell’Europa. Ma i menscevichi, da buoni sinistri, tradirono tutto e tutti, le idee socialiste, il popolo e la Russia medesima. Kerenskij, mediocre attore di teatro, prendeva ordini dalle ambasciate di Gran Bretagna e Usa, si faceva dettare la linea dagli agenti segreti di questi due Stati, voleva continuare la guerra nonostante le sofferenze di contadini, soldati e operai. Fuggì vergognosamente dal Paese su un’auto di rappresentanza statunitense. Che Russia sarebbe stata se avesse davvero vinto la sinistra? Una provincia coloniale di Londra e Washington e non la grande potenza che è stata per più di settanta anni. La Russia, checché speri Walzer, continuerà ad essere un gigante geopolitico anche in questa epoca, fondandosi proprio sul mirabile sforzo dei bolscevichi. Il più grande evento del XX secolo continuerà a produrre effetti nel nostro presente facendo ancora venire i brividi ai democratico-liberali di tutto il mondo.

La verità sulla Rivoluzione d’Ottobre
di Michael Walzer

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È stata un disastro – per il popolo russo, per l’Europa, e per la sinistra in tutto il mondo. Il fatto che la teoria marxista non prevedesse una rivoluzione in Russia è talvolta considerato un segno della debolezza della teoria, ma sarebbe meglio considerarlo un segno della sua forza morale. Le previsioni di Marx erano in realtà ambiziose e giuste. Questa rivoluzione non ci sarebbe dovuta essere. La società russa non era pronta ad appoggiare e sostenere una rivoluzione autenticamente socialista e democratica.
Un disastro per il popolo russo: perché la rivoluzione ha portato nella sua scia una brutale dittatura, polizia segreta, processi farsa, purghe, deportazioni di popolazioni, gulag siberiani e assassinii di massa. Tutto questo è ben noto, per quanto sia stato negato per troppo tempo da molta parte della sinistra.
Un disastro per l’Europa: perché il Partito comunista tedesco, sotto la direzione di Mosca, adottando la politica del “tanto peggio tanto meglio”, combattendo contro i socialdemocratici come fossero il nemico più vicino, ha contribuito a portare i nazisti al potere; perché il patto Hitler-Stalin ha permesso l’attacco della Germania a Occidente (e non ha impedito un successivo attacco a Oriente); e perché all’indomani della Seconda guerra mondiale, si sono instaurate delle dittature comuniste nell’Europa dell’Est, mantenute al potere dall’esercito sovietico.
Un disastro per la sinistra: perché la rivoluzione è arrivata in un momento in cui si stava rafforzando la versione socialdemocratica della sinistra europea e ha prodotto un’enorme divisione nella sinistra e un forte indebolimento della socialdemocrazia; perché il bisogno sentito da molti a sinistra di difendere la repressione e il terrore nell’Unione sovietica ha portato alla corruzione morale, a quello che Albert Camus ha definito l’evento centrale del Ventesimo secolo: «L’abbandono dei valori della libertà da parte dei movimenti rivoluzionari»; perché quando, infine, i partiti socialdemocratici sono andati al potere in Europa occidentale dopo la Seconda guerra mondiale, il loro necessario anticomunismo li ha resi più conservatori di quanto sarebbero potuti essere. E perché in altre parti del mondo i comunisti hanno preteso di essere gli unici di sinistra, hanno assassinato chiunque contestasse questa loro rivendicazione e hanno instaurato regimi brutali: in Cina, Corea del Nord, Cambogia e Vietnam.
Non posso immaginare che qualcuno sostenga che tutto questo non conta a fronte del grande risultato del rovesciamento del regime zarista. La vecchia autocrazia russa era veramente tremenda, ma sembra quasi benevola se mettiamo bene a fuoco quello che è successo dopo. È importante metterlo bene a fuoco, ma potrebbe essere politicamente utile anche cercare di scrivere una storia controfattuale: come sarebbero state la Russia, l’Europa e la sinistra oggi se i Menscevichi (i socialdemocratici russi) avessero vinto? A volte è bello sognare.