North Stream2: il conflitto si sposta dentro la UE – di Piergiorgio Rosso

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A che punto è la costruzione del nuovo gasdotto Russia-Germania nel Baltico (North Stream-2 o NS2)? Ottenute quasi tutte le autorizzazioni di transito e ambientali – mancano quelle di Svezia e Danimarca – sembrerebbe dover avere la strada in discesa e poter mantenere l’obiettivo di primo avviamento fissato al 2019. Difficile del resto pensare diversamente considerato che il percorso del NS2 segue quello del NS1 che opera da diversi anni a pieno regime.

Anche i pareri espressi alla fine del 2017 dall’ufficio legale del Consiglio d’Europa sono risultati promettenti, nella misura in cui hanno chiarito che la direttiva UE denominata Terzo Pacchetto Energia (TEP) non si applica ai gasdotti che connettono uno Stato membro ad uno Stato terzo. L’NS2 sarebbe dunque in particolare esentato sia dall’obbligo della separazione fra proprietà dell’infrastruttura e proprietà del gas naturale trasmesso, che dall’obbligo di garantire l’accesso alla infrastruttura a terzi con tariffe eque e concorrenziali. Obbligo, quest’ultimo che cozzerebbe con lo stato di monopolista che Gazprom detiene all’esportazione del gas naturale russo.

Dunque nulla osta?

Proprio per niente: il Consiglio dell’UE è stato recentemente chiamato a discutere una proposta di emendamento alla Direttiva TEP avanzata dalla Commissione, proprio per includervi i gasdotti extra-UE. Emendamento già approvato dal Parlamento UE con osservazioni aggiuntive. Una vera e propria legge ad gasductum con la conseguenza però di applicarsi a tutti i gasdotti internazionali con implicazioni serie di compatibilità con le leggi internazionali che regolano la materia e per i rapporti istituzionali fra Stati membri e UE.

Nel caso di gasdotti sottomarini, il transito nelle Zone Economiche Esclusive (EEZ) degli Stati – distinte dalle acque territoriali – è regolato da una Convenzione delle Nazioni Unite (UNCLOS) che garantisce i diritto di transito a certe condizioni di sicurezza ed ambientali.

L’ufficio legale del Consiglio d’Europa ha dichiarato in data 1.3.2018 che tale estensione di applicabilità della Direttiva TEP contrasterebbe il diritto internazionale negli art. 56 e 58 dell’UNCLOS. Ora è la politica che deve decidere.

Che gli Stati membri dell’UE abbiano un crescente fabbisogno di gas naturale è certo, una volta deciso di uscire gradualmente dal nucleare e dal carbone per la produzione di elettricità. Che questo gas naturale debba essere importato, è altrettanto ovvio dato che la produzione interna, già insufficiente, cala costantemente. Che esso venga per circa il 40% dalla Federazione Russa, beh questo non sta bene né agli Stati russofobi del Centro ed Est Europeo né agli Stati Uniti che vorrebbero eliminare o ridimensionare questa leva di influenza politica e strategica in mano al loro principale competitore geopolitico.

Anche, se possibile, esportando il loro GNL, ma questo è secondario.

Ciò che è veramente essenziale per gli USA è che il gas naturale russo destinato all’Europa continui a passare prevalentemente attraverso l’Ucraina e la Polonia come ora – nonostante le frequenti interruzioni già subite nella storia recente – e non certo per sostenere quelle economie con la tariffa di transito pagata da Gazprom, ma perché questi due Paesi si prestano volentieri a cedere agli USA il potere di interdizione che la loro posizione geografica consente. Oggi loro sono in mezzo al “gasdotto” che collega Russia ed Europa occidentale; con il NS2 – ed il Turkish Stream, che però ora è bloccato sulle rive del Mar Nero in Turchia – finirebbero invece in coda all’infrastruttura, ricevendo gas naturale dalla Germania.

Lo scontro fra Commissione e Consiglio d’Europa è dunque decisivo per questa partita, ma non solo. Qualora dovesse prevalere la Commissione, il NS2 forse si farebbe anche – ne dubitiamo – ma a condizioni capestro inerenti la regolazione dei flussi e le garanzie di transiti complementari attraverso i gasdotti esistenti in Polonia ed in Ucraina.

Ciò che rimarrebbe come implicazione preoccupante sarebbe il fatto che con la modifica alla Direttiva TEP, la separazione proprietaria e l’accesso a terzi dovrebbe essere garantito a tutti i gasdotti offshore che collegano Paesi membri con terzi: che fine farebbero gli italiani Greenstream (Libia), Transmed(Algeria) e TAP (Azerbajan)? Sarà Gentiloni a discutere in Consiglio d’Europa la questione? Potrà l’Italia mantenere il diritto di “determinare le condizioni di utilizzo delle sue risorseenergetiche” e di “scegliere fra diverse fonti energetiche” (art. 194/Trattato UE)?

Con la modifica proposta e la conseguente necessità di ridiscutere i termini dei contratti internazionali relativi ai gasdotti di trasmissione, la Commissione UE sarebbe in grado di influenzare e bloccare tali possibilità, riservandosi un diritto di veto a suo favore, dovesse uno Stato membro contrattare delle esenzioni con la controparte terza.

Gli Stati membri della UE, ma in particolare l’Italia, dovrebbero interrogarsi se davvero conviene loro concedere tali poteri alla Commissione, – che facilmente si traslerebbero agli elettrodotti – mettere a rischio la loro sicurezza energetica e le future opportunità di connessioni con Stati terzi, per il solo scopo di bloccare una singola infrastruttura.

Forse la Commissione vuole approfittare delle tensioni fra Russia e NATO per estendere i suoi poteri nei confronti dei Paesi membri?

ANDIAMO ALMENO UN PO’ SOTTO L’EPIDERMIDE, di GLG

gianfranco

Sentendo parlare pretesi esperti di politica internazionale, con posti direttivi in Istituti di tale tipo, penso di essere stato defraudato di qualche carica di rilievo. Apprezzo molto due o tre di questi esperti; la maggioranza mi sembra assai discutibile. Ho cominciato a sentir parlare di III guerra mondiale all’epoca della crisi dei missili a Cuba nel 1962; e sghignazzavo. Ho sghignazzato non so quante altre volte per lo stesso motivo; l’ultima è stata poco tempo fa in occasione della crisi tra Usa e Corea del nord. E adesso vediamo come sta andando a finire. Tuttavia, è da qualche tempo che viene annunciato l’incontro tra Trump e Kim (che dovrebbe esserci salvo altre commedie dell’ultimo momento). Solo che tutti parlavano di accettazionedella denuclearizzazione da parte del “dittatore” nordcoreano. Ho subito scritto che non aveva affatto promesso questo, ma solo la sospensione dei test nucleari e di quelli relativi ai missili balistici; e dopo essere arrivato alla bomba H e al missile intercontinentale. Ed infatti, adesso che l’annuncio c’è stato ufficialmente, all’entusiasmo di Trump corrispondono alcuni distinguo di altri per il fatto che Kim ha appunto promesso la sola sospensione degli esperimenti, precisando che ormai ha ottenuto abbastanza per avere un certo potere di deterrenza.

Quello che non si è capito è che la partecipazione dei nordcoreani alle Olimpiadi nel sud Corea non era dovuto al potere dello sport in tema di sviluppo di rapporti amichevoli. Anche in tal caso, ho subito fatto presente come la mossa “sportiva” fosse solo un passo politico ben preciso per aprire una strada, che èproseguita con incontri tra le autorità dei due paesi; e a giorni ve ne sarà uno ancora più importante. Pure la Cina, come Trump, manifesta ufficialmente soddisfazione per la decisione di Kimmentre non è per nulla contento il premier giapponese, che già da tempo insiste per il riarmo del suo paese; è evidente che la Corea del nord era una buona scusa per portare avanti questo disegno. Adesso, quindi, egli fa mostra di non credere alla sincerità di Kim onde continuare ad avere il pretesto per il riarmo. Pure la soddisfazione dei vertici Usa e cinesi dipende dal fatto che in ogni caso si tratta delle due massime potenze nell’area del Pacifico; e non hanno da temere gran che da quanto si profila all’orizzonte (e non viene tuttavia nemmeno menzionato). Sarà un processo ovviamente complesso e difficile, ma è più che chiaro che tutte le ultime mosse – anche nel momento della “grave crisi” tra Trump e Kim – fanno capire come alla lunga le due Coree si riunificheranno e daranno vita, con la potenza industriale del sud e quella bellica del nord, ad una buona subpotenza regionale;appunto nell’area del Pacifico.

E’ ovvio che Usa e Cina resteranno le due potenze maggiori in quell’area; ma la nascita della Corea riunita (che richiederà ancora passi complicati da compiere, sia chiaro) può mettere in moto tutta una serie di squilibri e riequilibri, tutti da vedere. E il Giappone sarà sempre più ansioso di partecipare al “gioco”. Anche perché mi sembra che i vertici giapponesi non siano come quelli germanici, incapaci di riprendersi dalla sconfitta subita nel 1945 e solo interessati ad essere i “maggiordomi” (in concorrenza con i francesi) del gruppo di servitori europei degli Stati Uniti. I giapponesi sembrano invece voler risorgere in modo autonomo. Difficile adesso pronunciarsi su paesi come l’India o il Pakistan, ecc.

D’altra parte, l’area del Pacifico non è isolata dal resto del mondo. Di conseguenza, la rivalità tra le due maggiori potenze “laggiù” (Usa e Cina) sarà influenzata dalla presenza dell’area europea e africo-mediorientale, dove sta venendo in evidenza la Russia (paese che si estende però anche in Asia in contatto con la Cina). E con la presenza di due subpotenze quali Iran e Turchia, che non si mostreranno asservite ad altri e giocheranno sulle contraddizioni tra le due maggiori potenze nell’area in questione; appunto Usa e Russia. Insomma ci sarà da divertirsi a seguire tutte le capriole e gli zig zag che compiranno potenze (tre fondamentalmente) e subpotenze nelle diverse regioni del globo. La terza guerra mondiale – e come verrà combattuta? Altro enigma – è ancora lontana; arriverà, occorre sempre che alla fine ci si batta per la supremazia (naturalmente per un certa epoca storica, poi tutto ricomincia sempre daccapo). Per il momento, lo ripeto, divertiamoci; come accade sempre quando bisogna risolvere una serie di puzzles.

PS  Riporto quanto scritto il 28 marzo

http://www.corriere.it/…/kim-mistero-viaggio-segreto…

Di nuovo il tema della denuclearizzazione. Non credo sia in discussione. Semmai ci può essere un arresto (o magari sosta) negli esperimenti; tanto la Corea del Nord ha già raggiunto buoni risultati potendo ormai fabbricare anche la bomba H. Quanto già ottenuto basta per costruire un arsenale atomico; ed è probabile che anche senza ulteriori esperimenti si possano compiere passi aggiuntivi in merito alla produzione di bombe ancor più potenti. Il nord Corea, inoltre, ha anche sperimentato il missile a lunga gittata. Il paese ha tutti gli elementi per mettere in piedi un percorso, certo abbastanza lungo, per giungere ad un’unica Corea piuttosto forte, vera subpotenza che può farsi rispettare sia dalla Cina che dagli Usa. Da mesi parlo di questa prospettiva. Ultimamente ne ha parlato anche Limes; è dagli anni ’50-’60 del secolo scorso che il sottoscritto fa previsioni azzeccate, a partire dal XX Congresso del Pcus del febbraio 1956 e poi sulla crisi dei missili a Cuba nell’ottobre ’62 (e nel frattempo una serie di previsioni azzeccate sul percorso del Pci). Potrei citare ancora le supposizioni sui motivi e sui “creatori” del watergate contro Nixon; e ancora sulle vere motivazioni del rapimento e uccisione di Aldo Moro (con relativo viaggio di Napolitano negli Usa nello stesso periodo); e poi sulla funzione di Gorbaciov con liquidazione del “blocco socialista”, ecc. ecc. Mai avuto la soddisfazione di una sola citazione da gente che è arrivata con ritardi immani a capire ciò che stava accadendo.
Chiusa la parentesi, e tornando all’argomento principale, la Cina non può non avere qualche preoccupazione per il sorgere della subpotenza appena citata ai suoi confini, ma sarebbe tutto sommato in grado di controllarla. Tenere il nord Corea sotto protezione, ma far si che il sud Corea resti sotto il tallone, sempre più pesante, degli Stati Uniti, credo sia una prospettiva peggiore. Così pure per i nordcoreani. Denuclearizzando, dovrebbero restare sotto lo scudo (nucleare) cinese, rinviando sine die la prospettiva di riunificazione del paese con rafforzamento netto delle due metà. Gli unici ad avvantaggiarsi del fatto sarebbero gli Stati Uniti, da cui la Corea del sud non potrebbe mai affrancarsi. Anche per la Cina – a meno che non pensino, nel più lontano futuro di chiara acutizzazione del multipolarismo, a qualche “alleanza” con gli Usa in funzione antirussa (e antigiapponese, poiché anche tale paese, in tempi medio-lunghi, giungerà a riarmarsi) – non sembra conveniente la prospettiva di una definitiva subordinazione del sud Corea agli Usa.
In definitiva, credo che i colloqui cino-nordcoreani saranno tesi a trovare punti di collaborazione per il periodo immediato e in tempi medi, favorendo anche eventuali trattative di Kim con Trump (di cui si parla di incontro, ancora non si sa quando né se alla fine ci sarà), ma soprattutto favorendo tutte le misure utili a favorite il graduale sganciamento del sud Corea dalla sudditanza stretta a Washington. Il nord Corea non dovrebbe rinunciare alla notevole potenza atomica raggiunta, che è un buon patrimonio che può portare “in dote” nel futuro prevedibile “matrimonio” con la parte meridionale. Se ci fosse sul serio la denuclearizzazione del nord, bisognerà mutare le ipotesi sui rapporti tra Cina e Usa a medio-lungo termine.

 

BASTA CON QUESTA MESCHINA POLITICA, di GLG

gianfranco

A me sembra vagamente ridicolo che si affidino ai risultati elettorali in Molise certe scelte in fatto di trattative per il governo. Lo stesso dicasi per il Friuli-Venezia Giulia, regione un po’ più importante, non solo per numero di abitanti, ma certamente non rappresentativa dell’elettorato complessivo. In ogni caso, visto che di fatto, malgrado tutte le chiacchiere, risulta evidente l’attesa (speranzosa) della Lega riguardo a queste votazioni, allora se tutto va come essa si augura si molli infine il “vile nano”. Inutile far tanti discorsi sulla lealtà che si vuole mantenere; questa è semplice ipocrisia. Non credo Salvini così coglione da pensare che la sceneggiata del “vecchietto” all’uscita dalle consultazioni con Mattarella fosse dovuta solo a questioni caratteriali di un uomo un po’ rimbambito dall’età o alla semplice volontà di far capire che è ancora lui il protagonista. La si smetta di fingere: è chiaro oltre ogni possibilità di dubbio che costui si è ormai accordato strettamente con i vertici della UE. E con i peggiori, quelli che seguono il duo franco-tedesco, oggi per la verità un po’ appannato dalle difficoltà tedesche con un governo rimediato alla meno peggio e dalle smanie “napoleoniche” del giovinastro francese gerontofilo. E per quanto oggi si sia in difficoltà con gli Usa, dato il conflitto in atto tra due gruppi di vertice decisamente ostili fra loro, tutti i peggiori dirigenti europei, cui ormai il “nano” si è venduto al 100%, vogliono mostrare la loro fedeltà di servi (che più servi non si può) comunque vada a finire quello scontro. Anche i “grillini” hanno ormai scelto per questo squallidoatteggiamento già tipico dei piciisti dagli anni ’70, poi dei postpiciisti, infine pure del “vile d’Arcore” dal 2011 strisciante come un vermiciattolo ai piedi degli yankee.

Oggi abbiamo bisogno di forze autenticamente autonomiste (non piattamente nazionaliste o “patriottiche” come fossimo nella prima metà del secolo XX). E non ci si trinceri dietro la difesa della nostra civiltà dal pericolo della massa di migranti. Questo processo (iniziato non a caso dopo le aggressioni criminali di Usa e dei suoi infami sicari a partire dalla cosiddetta “primavera araba” con massacro di Gheddafi e della Libia) è soltanto un effetto della “disperazione” del marciume “atlantico”, alla cui potenza bellica (posseduta solo dai “padroni” statunitensi) corrisponde un totale e rapido disfacimento proprio della nostra civiltà. Una forza politica, che si pretenda nuova e “per l’avvenire”, non deve semplicemente dichiararsi pronta ad opporsi a certe pretese assurde della UE; e nemmeno predicare la mera uscita da quest’ultima o dall’euro, ecc. Il primo obiettivo è stabilire, in tutti i paesi europei in cui ciò risulti praticabile, un collegamento tra organismi finalmente lanciati all’uscita dalla Nato, alla piena indipendenza dagli Usa, alla creazione di una forza bellica propria; e logicamente allo sviluppo di settori strategici, al potenziamento dei propri Servizi, ad uno spostamento di alleanze internazionali.

Ci si deve inoltre mettere nell’ottica di una diversa politica interna, attenta a soddisfare le esigenze e attese di parti rilevanti della popolazione in fase di crescente immiserimento. Va difeso senza dubbio quel che resta del sedicente “Stato sociale”, senza raccontare che ormai dobbiamo stare attenti esclusivamente al nostro indebitamento. Tuttavia, almeno in Italia (ma non credo sia un problema solo italiano; diciamo che da noi è particolarmente assillante), è indispensabile rendere impotenti i nostri “cotonieri”, quelli di una Confindustria controllata da settori arretrati del “privato”, che non può che essere connivente con i settori dominanti statunitensi. Così come appunto – questa la lezione della Storia – i cotonieri del sud degli Usa di metà ‘800 favorivano, per i loro interessi, la predominanza dell’Inghilterra (prima potenza industriale). E l’“Unione” del nord – che scelseinvece il necessario protezionismo della propria industria, con la “scusa ideologica” della “liberazione degli schiavi” nelle piantagioni di cotone – decise di muovere guerra alla Confederazione non per semplici ragioni economiche, bensì perquelle di una potenza in crescita cui l’economia fa da ancella. E gli Stati Uniti, una volta unificatisi sulla base dell’inesorabile (e sanguinosissimo) annientamento dei cotonieri, diventarono in ottant’anni (con due guerre mondiali, effetto non proprio augurabile) il primo paese dl mondo.

In ogni caso, impariamo la lezione interna degli Usa e schiacciamo i nostri “cotonieri”. Rilanciamo i settori strategici, come si era cominciato a fare ad esempio con Mattei, accoppato non certo da gruppi stranieri, usando la mafia quale mano d’opera, ma proprio da “arretrati” settori interni. E’ ora di smetterla con le balle, come nel caso Moro, soppresso pur esso da settori politici interni, ormai lanciati verso una maggiore fedeltà agli Usa e che puntarono al potere subito dopo la fine del sistema bipolare.Comunque, inutile raccontarsi menzogne. Il primo passo per rimettersi in sesto, nell’attuale fase storica di tendenza multipolare, è la decisa ridefinizione della propria posizione nello scenario internazionale. Da qui, dal rafforzamento di un paese nell’ambito mondiale, partirà poi la possibilità di un mutamento più radicale degli assetti politici e sociali interni. Sbrodolarsi nella lotta del popolo, delle masse, e altre panzane varie, è soltanto il preciso sintomo d’essere venduti ai dominanti attuali. E’ preliminarmente indispensabile spazzare via questi ultimi, organizzando una forza capace di farlo con l’intento preciso di ridefinire la posizione del proprio paese nel sistema internazionale in sobbollimento e continuo squilibrio multipolare. Sarà proprio nel momento dell’accentuarsi di tale squilibro, causato dalla vittoria in molti “poli” di forze nettamente autonomiste, che diverranno possibili e all’ordine del giorno anche le ristrutturazioni dei rapporti sociali interni e il rovesciamento di vecchi e ormai dannosissimi assetti dominanti.    

 

UN “OCCIDENTE ATLANTICO” ORMAI DEBOLE DI CERVELLO, di GLG

gianfranco

La “poco signora” May ha dichiarato che i due eventi dell’“avvelenamento” della ex spia russa e dell’attacco chimico a Duma sono la continuazione l’uno dell’altro; e naturalmente attribuibili alla Russia. Mi sembra abbastanza stupida da non accorgersi che si dà la zappa sui piedi. Sappiamo già della ridicolaggine della versione fornita sull’avvelenamento ordinato da Putin in persona. L’altra stupidotta, la figlia della spia, pur essa avvelenata e in fin di vita come il padre, dopo non moltissimi giorni ha telefonato ad una sua parente che stava bene e così pure suo padre. In modo sempre più demenziale, la polizia ha fatto uscire una dichiarazione di questa imprudente – senza assolutamente farla udire direttamente – per sostenere che il padre era grave.

Torniamo alla dichiarazione dell’improvvida premier inglese. Se i due eventi, di cui detto, fossero una stessa manovra in due tempi compiuta da Putin, l’assurdità sarebbe palese. Un individuo viene ridotto in fin di vita da un veleno prodotto e posseduto solo dalla Russia (ormai una balla colossale, ma sorvoliamo). Questo gesto criminale sarebbe stato compiuto per preparare il successivo, il lancio di gas cloro in Siria che ha ammazzato tantagente compresi “poveri bambini innocenti” (per inciso: all’inizio si è parlato di 100 morti, poi di 70, infine 40; sono proprio andati in tilt). Che il tentativo di uccidere (senza riuscirci) in Inghilterra un ex agente segreto con il gas nervino novichok fosse gesto preparatorio al bombardamento con gas cloro in Siria, da parte dell’esercito del “criminale dittatore” di quel paese, è cosa che non sta proprio in piedi secondo nessuna sequenza logica, fosse anche di un malato psichico. Se invece immaginiamo che i due atti criminali siano stati compiuti dagli apparati della May, in pienacomplicità con le altre due “brave persone” che sappiamo, allora una certa logica c’è: far passare la Russia, che appoggia la Siria avendo conseguito indubbi successi negli ultimi anni, come guidata da un losco individuo pronto ad assassinare la povera ex spia (condannata a 30 anni di carcere, di cui 6 passati in Russia senza essere accoppata, per poi essere liberata e spedita in Inghilterra 8 anni fa), è indubbiamente una preparazione della popolazione “occidentale” (sperando che sia tutta di imbecilli) ad accettare l’aggressione alla Siria come giusta punizionedell’abitudine russa all’uso di agenti chimici.

Interessante pure la reazione degli Usa. Trump – se lo sono già scordato? – ha subito tuonato che la risposta sarebbe arrivata entro 24-48 ore e sarebbe stata ben punitiva. Invece sono passati dei giorni, l’attacco è stato tutto sommato moderato, sono stati avvertiti i russi (che ovviamente avranno avvisato pure i siriani), ecc. ecc. E’ ovvio che, come si dice, “il diavolo fa le pentole ma non i coperchi”. Almeno una buona parte dei militari del Pentagono (è stata messa fra l’altro in sordina e pressoché nascosta la dichiarazione di Mattis secondo cui non vi erano prove conclusive circa chi e come era stato compiuto l’attacco con il cloro) ha frenato, ben consapevole che ancora non sono maturi i tempi per uno scontro assai acuto e di ampie proporzioni. In ogni caso, ringraziamo la May che con la sua carenza di intelligenza ci ha chiarito il perché dell’affare demenziale relativo alla ex spia “avvelenata”. Ha ragione lei; quell’evento e quello siriano appartengono ad un’unica operazione. Solo che l’hanno organizzata in piena frenesia d’“avventurismo”. Sono comunque pericolosi; non è loro andata come volevano, hanno anche sollevato forti perplessità nelle loro popolazioni e in Europa. Oltre a tutto, Trump non ha sicuramente fatto il figurone che sperava per sfuggire all’“inseguimento” dell’establishment nemico.

 

È UN MONDO DIVERSO

mondo

Quando nel 2007 scoppiò negli Stati Uniti la bolla immobiliare, dando avvio alla lunga recessione giunta ai nostri giorni, prevedemmo che la soluzione alla stessa non sarebbe arrivata facilmente. Tuttavia, ritenemmo anche che la débâcle inizialmente finanziaria (e poi anche reale) non costituisse il sintomo di un crollo del sistema globale ma quello di una sua lenta ristrutturazione, soprattutto in senso geopolitico. Mentre ottimisti e catastrofisti snocciolavano i loro dati a sostegno dell’una o dell’altra tesi, vaticinando improbabili riprese o imminenti crolli definitivi, noi parlammo subito di crisi da sregolazione geopolitica, da perdita di centro gravitazionale, avverso la quale potevano trovarsi soltanto rimedi palliativi che non avrebbero tolto il male al corpo in quanto erano in atto mutazioni “genetiche” dell’ordine mondiale. Gli Stati Uniti, infatti, avevano dimostrato di non poter gestire la monocraticità del loro comando in seguito al rafforzamento di alcuni attori regionali (Russia e Cina in primo luogo). Inevitabilmente, si sarebbe rimessa in moto la Storia che, nella formazione mondiale capitalistica, si annuncia con scossoni di tipo economico. Quest’ultimi però, come scrive La Grassa, sono fenomeni superficiali che celano problematiche ben più profonde: “Il terremoto, magari con annesso tsunami, è evento catastrofico che colpisce a fondo la vita degli uomini; ed è ancora imprevedibile, checché se ne dica a volte con somma insipienza. Tutti, evidentemente, fuggono disordinatamente nel momento cruciale, poi iniziano ad organizzarsi in previsione di eventuali nuove scosse e pensano infine alla ricostruzione. Il sismologo sa tuttavia che il tremore di superficie, così disastroso, dipende da scontri tra strati del terreno che avvengono a grande profondità; più profondi sono tali urti e frizioni, maggiore è l’energia accumulata per anni e decenni (talvolta secoli) e più intenso e violento è il suo scaricarsi; tanto più ampia è inoltre la zona colpita dallo sconquasso… le grandi crisi del XX secolo sono state quella del 1907 e quella, decisamente più rilevante e passata alla storia come la crisi (per antonomasia), del 1929. Entrambe iniziarono con l’aspetto più superficiale di tale terremoto, quello finanziario, quello che sembra più colpire, ancor oggi, la fantasia “popolare”; dove per popolo si deve intendere semplicemente la gran parte degli ignari, adeguatamente influenzati dall’informazione ricevuta dai “santoni” della scienza sociale detta economia”.
Tuttavia, è bene ricordare che ciascuna di questa crisi condusse a delle guerre tra alleanze di paesi, I e II conflitto mondiale. Solo al termine del redde rationem tra potenze si uscì veramente dal periodo buio con una ridefinizione dei rapporti di forza internazionali e la divisione del pianeta in due blocchi contrapposti, ciascuno egemone nel suo campo. Poté così tornare la “regolazione” economica, soprattutto in occidente, dove gli Usa, divenuti predominanti, imposero la loro visione d’integrazione (gerarchica) alle formazioni sociali collegate. La stabilità fu a lungo assicurata al netto di più o meno brevi periodi recessivi (per esempio negli anni ’70) che non essendo però di tipo geopolitico-strutturale potevano essere governati, nei frangenti, con misure di tipo economico. Quando però è l’architettura stessa dell’ordine politico mondiale a mutare le medicine “finanziarie” e i provvedimenti economici servono a poco. E’ il caso dei nostri tempi che si annunciano di accentuato multipolarismo che, a sua volta, sfocerà in un’epoca di acuto policentrismo in cui la lotta per la supremazia tra Stati si farà più serrata, con la possibilità di scontri bellici senza esclusione di colpi (per ora ancora relativamente lontani). Di segnali ne abbiamo ormai in abbondanza, la Russia ha da tempo rotto gli equilibri e l’unilateralità americana (Siria docet) e si spera che altre nazioni seguiranno questa strada, proprio in accordo con questo Paese che sta tracciando il cammino per un prossimo futuro libero (o meno oppresso) dal tallone di ferro statunitense.

BASTA CON GLI IPOCRITI E BUONISTI, di GLG

gianfranco

 

 

Usa, Gb e Francia attaccano gli arsenali chimici di Assad

Azione mirata nella notte, colpiti siti chimici. May: ‘Non puntiamo a rovesciare il regime di Assad‘. La Nato appoggia l’iniziativa, l’amministrazione Usa assicura che ‘non è finita’, ma il Congresso si ribella: ‘Non hanno chiesto il via libera’. L’Onu invita a ‘moderazione’. Giallo sul coordinamento dei raid, Mosca avvisata? LA FOTOGALLERY

Dall’ANSA

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Anche in questa farsa, il Congresso – come già in un momento incomparabilmente più drammatico nel 1941 – protesta contro le decisioni dell’establishment presidenziale. Solo commedia al momento, anche se pure nelle “arlecchinate” molta gente crepa. E’ del tutto evidente ormai che ammazzano civili con gas e altro per giustificare poi attacchi criminali con la copertura mediatica di altri mascalzoni detti giornalisti e simili. Sia chiaro che, se fosse in questo momento più forte la Russia, le parti in commedia sarebbero invertite. Tuttavia, ciò che conta è la situazione così com’è adesso. Bisogna dare addosso agli Usa, una potenza militare di forza finora mai vista nella storia e, di conseguenza, una direzione politica che fa impallidire ogni altra criminalità esistita finora da quando siamo entrati nella formazione sociale detta capitalistica. Quando verrà il momento del maggiore equilibrio di forze tra potenze, la situazione muterà, si avvicinerà il momento dello scontro finale per la resa dei conti; bisognerà allora porre in primo piano nuovi “grandi” moventi ideali per smuovere buona parte delle popolazioni ad una diversa resa dei conti con i criminali al potere in ogni paese in conflitto policentrico. Intanto, lo ripeto, addosso a quelli Usa e della UE e critica di quelle forze – senza più badare alle ridicole partizioni in “destra” e “sinistra”, in antifascisti e populisti/fascisti – che esitino ancora a schierarsi contro la Nato e la sua direzione, stringendo accordi con ben altre potenze, oggi ancora minori. La pantomima dei contrasti tra liberali puri (gli adoratori del “mercato”) e quelli “contaminati” da venature statalistiche, tra “rossi” e “neri” e balle varie, deve finire. Qui abbiamo solo forze che si schierano con gli Usa e coloro cheinvece promuoveranno una reale, non ipocrita e involuta, autonomia di vari paesi oggi servi dei prepotenti dirigenti statunitensi; in tali paesi (credibilmente non in tutti contemporaneamente) dovranno crescere nuove forze ben organizzate atte a promuovere azioni contro i “padroni” statunitensi e i loro “servi”, stabilendo nuove vicinanze(NON SERVILI) con le potenze in crescita in contrapposizione ai predominanti criminali attuali; e sia chiaro – contro tutti quelli che predicano ipocritamente bontà alla guisa di preti e Papi – che anche tali potenze non useranno metodi “angelici”. Verrà poi il momento di pensare con maggiore adeguatezza alla nuova epoca apertasi e di chiamare le cosiddette masse a rovesciare i (pre)potenti al potere nei vari paesi in lotta più definitiva per affermare la loro supremazia. Per il momento, non siamo a quel punto, e i movimenti di “disadattati” e di simili al “lumpenproletariat” di un tempo (anche se oggi non più miserabili come allora) sono di fatto al servizio dei peggiori figuri a loro volta servi dei criminali Usa.

AGGIUNTA ODIERNA

Il premier e il presidente Mattarella hanno fatto il punto della situazione. Di Maio: ‘Azione sia circoscritta no escalation’. Salvini: ‘Pazzesco, fermatevi’. Berlusconi boccia il commento del leader leghista: ‘Meglio tacere’. Meloni: ‘Attacco fuori dalla legalità internazionale’. Martina-Fassino: ‘Sostegno al premier e diplomazia’….. La Nato appoggia l’iniziativa, l’amministrazione Usa assicura che ‘non è finita’, ma il Congresso si ribella: ‘Non hanno chiesto il via libera’. Merkel: ‘Risposta appropriata’ . Mogherini: ‘Ue era stata informata dei raid’

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Sempre le notizie dell’Ansa. Sono chiare le posizioni di questi politici italiani? Anche quelle delle forze dello schieramento di centro-dx, che sostengono di essere arrivate al primo posto. Vi sembrano eguali le dichiarazioni di Salvini e Meloni (almeno formalmente corrette) e quelle del traditore di sempre? Il buffone che ha fatto la sceneggiata al Quirinale per comunicare proprio ai delinquenti, che hanno aggredito la Siria e che combattono i “populisti”, la sua fedeltà e il suo costante operare per creare confusione a loro favore e indebolire ogni reazione alla criminalità statunitense e dei principali governi europei. Fatelo fuori in qualsiasi modo. Spingetelo verso il Pd, che ha mostrato il suo sostanziale sostegno ai banditi internazionali; solo con un pizzico di ipocrisia tipica dei furfanti, eredi di quel Pci che trattò (fin dal 1969-70) il passaggio all’atlantismo, che organizzò il viaggio del suo “plenipotenziario” nel ’78 per perfezionare l’accordo (e in costanza di rapimento e poi uccisione di Moro, che non a caso Pci e “sinistra” Dc non vollero nemmeno tentare di salvare, essendo poi premiati dall’operazione “mani pulite”, che distrusse la Dc e il Psi di Craxi salvando loro per tentare la formazione di un nuovo regime assai più servo degli Usa; operazione che, quella volta, fu impedita da Berlusconi, traditore dal 2011). Quanto a Di Maio, ancora una posizione di mezzo, di tipo “democristiano”, con l’ipocrisia della fedeltà agli “alleati” (pur criminali), ma propendendo per una azione “circoscritta”; nessuna condanna di tutta l’operazione, partita con la menzogna degli “avvelenamenti”, poi dei gas siriani, ecc. ecc. Abbiamo capito con chi abbiamo a che fare.  

 

ADDOSSO AI CRIMINALI CHE SI FINGONO SEMPRE LIBERATORI (di GLG)

gianfranco

e a chi li appoggia passando per “sinistra”

 

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Bene Foa e Gaiani. Dimostrano quanto gli Usa stiano mentendo proprio come sulle armi di distruzione di massa di Saddam, che furono la scusa presa da Bush jr. per aggredire l’Irak, come sulla “barbarie” di Gheddafi che è servita per commettere selvaggi massacri in Libia e creare la situazione disastrosa ben nota (con tutte le sue nefaste conseguenze), sui due precedenti attacchi con gas da parte di Assad, smentiti da fonti ben precise e non certo filo-siriane o filo-russe (eppure ancor oggi ricordate come fossero stati effettuati) e infine come sul caso della ex spia russa “avvelenata”, dove l’infantile messa in scena assai affrettata adesso si spiega; era la preparazione a quest’ultima mossa dei vertici di questo “occidente” in piena crisi, vertici che ormai scivolano sempre più apertamente verso i “crimini contro l’umanità”, con cui avevano promosso il “processo di Norimberga” e poi quelli dell’ignobile Corte dell’Aja. I criminali peggiori di tutta la storia sono proprio quelli statunitensi a partire dalle atomiche su Hiroshima e Nagasaki. Altro che Hitler e 10 anni di nazismo; qui abbiamo tre quarti di secolo di aperta delinquenza. E l’Europa sempre al seguito. Anche adesso l’Inghilterra si prepara ad attaccare pur essa la Siria. E Macron non vuole restare a guardare. In Italia, va detto senza perifrasi che è la sedicente “destra” a mostrarsi meno suddita dei guerrafondai all’attacco della Siria. Il segretario del Pd Martina, rispondendo ad un ondivago e molto “sfuggente” Di Maio, ha affermato: “vuole forse cambiare le alleanze?”. E non scordiamoci il governo D’Alema in aggressione alla Serbia quale suddito di Clinton. La “sinistra” va indicata come un’accolita di servi dei banditi statunitensi.
Altro che politica interna. Oggi, le posizioni vanno prese sul fronte internazionale. E la “sinistra” si mostra un autentico nemico da combattere senza mezzi termini. I rimasugli, certo un po’ penosi, di un “comunismo” trasformato in una sorta di “ripetitore” delle litanie di Papa Francesco hanno l’occasione di dimostrare che non sono semplicemente dei bugiardi ipocriti, anch’essi servi di quell’“imperialismo” che sostengono ancora di aborrire. Non scordiamoci cosa hanno fatto durante le varie “rivoluzioni colorate”; non dimentichiamo le manifestazioni all’Ambasciata di Libia a Roma (quella legittima di Gheddafi) in appoggio alla “primavera araba”, fatta passare vergognosamente quale serie di rivolte “popolari”. Si restaurino un po’ la faccia, altrimenti la smettano di infangare quello che è stato per alcuni decenni un movimento importante ed effettivamente “progressista”.
Come ultima “piccola” notazione, ricordo che la figlia dell’ex “spia” russa, pur essa “avvelenata e in fin di vita”, ha telefonato ad una parente che stava benone e così pure si era rimesso il padre. Scoperta dai russi la telefonata, si è cercato di farla passare per notizia falsa, ma dopo un paio di giorni se la sono dovuta incartare. Ebbene, cercando di mettere una pezza alla fesseria commessa dalla figlia, ieri la polizia inglese – senza assolutamente consentire alcun consulto diretto – ha trasmesso una dichiarazione di questa figlia secondo cui il padre è grave. Pensate ormai che spudorati, impuniti e autentici malfattori sono diventati questi “atlantisti”. E basta così. Contro questi maledetti sempre; e contro chi li appoggia dichiarandosi “progressista” e “pieno di umana pietà”!

Guerra in Siria di GLG

gianfranco

Una volta tanto debbo indicare “Il Giornale” come l’unico o quasi giornale che mantiene un atteggiamento equilibrato. “Corriere” e “Repubblica” (per la verità ho sentito in TV un giornalista di questo quotidiano esprimere dubbi) non lo dicono forse in modo netto, ma da come espongono i fatti sembrano avallare le menzogne relative ai gas usati in Siria l’altro giorno. Il “Fatto quotidiano”, il più vergognoso, parla direttamente del legittimo governo di Assad che gaserebbe i civili. “Il Giornale” (on line) quanto meno mette in luce come nulla sia provato e si stia conducendo una campagna anti-russa da ormai un bel po’ di tempo – campagna guidata da chi è accusato da altri ballisti suoi compatrioti di essere stato favorito dalla Russia per essere eletto presidente degli Stati Uniti – non solo senza grandi prove e con fonti di informazione degli islamici radicali, appoggiati dagli Usa e paesi arabi a questi collegati, ma contravvenendo alle più elementari regole del buon senso.

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In effetti, fa semplicemente ridere l’idea che chi è pressoché alla fine della campagna vittoriosa contro i ribelli si metta ad usare il gas quando ormai non ce n’è più bisogno. Sono semmai i ribelli sconfitti (ma non loro direttamente, essendo solo strumento dei criminali statunitensi e dei loro servetti europei) a cercare di confondere le carte. Si tratta dello stesso atteggiamento, che solo quote di popolazione totalmente rimbecillite possono accettare, tenuto nel dichiarare che sarebbe stata avvelenata (e direttamente su ordine di Putin) la ormai famosa ex spia russa. Era in carcere in Russia, condannata a 30 anni. Le hanno abbonato 24 anni e dunque nel 2010, dopo sei anni di carcere, i russi l’hanno liberata e spedita in Inghilterra, dove da otto anni viveva tranquilla in luogo del tutto noto, a viso scoperto. Improvvisamente, a due settimane dall’elezione presidenziale in Russia, sarebbe stata avvelenata su ordine del presidente russo. E l’unico documento, mostrato a iosa, è la spia che barcolla stordita ed è fatta salire su un’autoambulanza. Della figlia, pur essa avvelenata, nessuna ripresa. Non è stata ammessa nessuna visita in Ospedale (dove si è detto che gli “avvelenati” erano arrivati in fin di vita) che potesse appurare in che stato realmente si trovassero. Poi, dopo un tempo nemmeno troppo lungo, si ha la telefonata della figlia ad una parente (che si è tentato di far passare per falsa per un paio di giorni e poi ci si è dovuti rassegnare all’atto di stupidità di costei), in cui essa diceva di star benone e che anche il padre era nelle stesse condizioni. Una enorme montatura, assai probabilmente costringendo i due a partecipare alla commedia dell’avvelenamento, mai documentato – lo ripeto – da una visita ospedaliera di personale “neutrale” rispetto alla nuova escalation di un “occidente” in crisi che tenta di indicare il “nemico esterno” da colpire quale causa di tutti i mali del mondo, di cui è invece responsabile, praticamente al 100%, proprio questa “civiltà” ormai sfibrata e disfatta.

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Anche questo articolo mi sembra positivo e corretto per l’informazione che fornisce della escalation di cui ho sopra parlato. Constato semplicemente che sono all’opera gli stessi paesi che hanno massacrato – sotto la presidenza Obama e seguendo la strategia del caos di quel periodo – la Libia, creando la situazione di enorme confusione e pericolo costante, che stiamo da quel momento vivendo. Ufficialmente allora gli aggressori furono Francia e Inghilterra, precedendo perfino la formale decisione della Nato (poi subito arrivata e avallata anche dall’Italia). Dietro vi erano però anche allora gli Stati Uniti che lanciarono da navi nel Mediterraneo alcune decine di missili distruggendo aeroporti e aviazione libici, ecc. ecc. Adesso, senza tanti infingimenti, i tre paesi, pericolo massimo per la pace mondiale, agiscono apertamente in combutta, mostrando il loro vero volto. Oggi ci vorrebbe per loro un bel processo tipo Norimberga (ma al quadrato, anzi al cubo), per condannare i loro crimini, perpetrati dalla fine della seconda guerra mondiale in ogni dove.

L’irrilevanza italiana nel contesto internazionale di A. Terrenzio

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L’incursione della gendarmeria francese a Bardonecchia, in una sede della Ong Rainbow4Africa, rappresenta probabilmente l’ultima umiliazione ricevuta dal Governo Gentilioni.

In questo atto di tracontanza e palese violazione della sovranita’ territoriale della Penisola, emerge il desolante quadro un Paese che ha perso qualsiasi autorita’, persino all’interno dei propri confini. Oramai siamo percepiti come terra di nessuno se i nostri malfidati cugini transalpini si permettono impunemente di attuare operazioni di sicurezza sul nostro territorio.

Irrisorie le proteste diplomatiche di richiamo dell’Ambasciatore francese. Macron non si e’  nemmeno scusato.

Il precedente arresto di Sarkozy per i finanziamenti ricevuti da Gheddafi, oltre 5 milioni di Euro per finanziare la sua campagna elettorale, hanno scoperchiato il vaso di Pandora dietro gli attacchi della Francia alla Libia.

Gli obiettivi erano evidenti sin da principio. Rilanciare la Francia sul piano geopolitico nel teatro nordafricano ed espellere l’Italia a “calci negli stinchi” come titola il Sole24, con un pezzo di Alberto Negri.

Appropriarsi del petrolio libico ed estromettere l’Eni con la forza, destabilizzando e bombardando la Libia, erano i veri obiettivi del Presindente francese.

Ovviamente in Francia, il caso giudiziario che ha coinvolto Sarkozy, assume solo contorni scandalistici relativi all’illegalità del finanziamento del Rais, non di certo per aver  distrutto il Paese col più alto Pil del continente africano e aver destabilizzato l’Italia, creando un disastro migratorio di dimensioni colossali.

Complici dell’operazione, il peggior PdR di tutti i tempi, Re Giorgio, che si piegò ai voleri francesi e offrì l’operatività delle basi italiane.

Come se non bastasse, l’Italia ridotta alla marginalità internazionale, presa a schiaffi anche da Erdogan, dopo che la Saipem 12000 e’ stata allontanata e dissuasa dalle sue attivita’, nelle acque a largo di Cipro, rivendicate dal leader turco.

Giova ricordare, che dall’Europa, nessuno ci è venuto in aiuto o ha contestato l’azione della Turchia.

In piu’ il caso Skripal, l’agente russo avvelenato col polonio, per il quale è stato accusato immediatamente Vladimir Putin, senza uno straccio prova. La May, in seguito, si e’ scusata per la gaffe diplomatica ed il MdE Boris Jonsohn ha goffamente tentato di cacellare il tweet di accusa verso le autorità russe.

Il Presidente uscente Gentiloni, si e’ accodato per inerzia alle direttive altlantiste e ha espulso 2 diplomatici russi. Ultimo atto di un governo servile e senza alcuna dignita’.

Questo breve elenco di eventi e’ sufficiente a evidenziare lo stato di irrilevanza in cui e’ precipitata l’Italia con la complicita’ della nostra classe politica.

A complicare maledettamente il quadro c’e’ l’ingovernabilità del nostro Paese con le schermaglie tra Lega e M5S per raggiungere la formazione di un esecutivo.

Di Maio ha svelato il bluff e ha abdicato alla alla Nato ed ha assicurato l‘Ue che non ci saranno strappi dell’Italia. In piu’ flirta col PD e respinge gli inviti di Matteo Salvini a mettere da parte i veti per arrivare ad un accordo.

La situazione è quanto mai caotica e confusa e di ciò sembrano approfittarne i nostri concorrenti, con la Francia in particolare decisa a depredarci sia economicamente (gli acquisti francesi delle aziende Italiane ammontano ad oltre 100 miliardi di Euro), sia militarmente e strategicamente in Africa.

Dobbiamo assolutamente uscire da questa “impasse”, prima che sia troppo tardi, e difenderci col coltello in mezzo ai denti, da competitors e nemici vari, che stanno alzando il livello di scontro, pronti a farsi largo con la forza e la prepotenza.

Una questione mai menzionata dai nostri politici, Salvini e Di Maio inclusi, è il prezzo della nostra partecipazione all’alleanza atlantica.

Siamo il paese che ospita il maggior numero di basi statunitensi, con il maggior numero di ordigni nucleari, 20 nella base di Ghedi e 50 ad Aviano. Se proprio dobbiamo aspettare che i tempi maturino per uscire dalla Nato, che almeno si discuta con Washington il senso della nostra partecipazione e cercare almeno di limitare i danni. E’ necessario e vitale, rafforzare la nostra presenza nel Mediterraneo, teatro dove la Francia si è mostrata particolarmente aggressiva, certamente col beneplacito statunitense.

E’ questo il teatro dove il nuovo governo dovrà necessariamente avere un occhio di riguardo.

Potenziare la nostra presenza sul piano strategico e diplomatico, e se necessario anche militare, visti i precedenti in Libia, sarà il punto principale della nostra politica estera.

Ritorneremo e svilupperemo in maniera più completa l’importanza di una ripresa del ruolo italiano nel Mediterraneo.

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