LA MODA DELLA SINISTRA

bertinotti-03Lo chiamavano Bombardotti ma era solo Berti-notti romane e salotti chic. L’ex leader di RC, Rifondazione Costumista, gran liquidatore di un partito, un po’ bazar un po’ boutique, che raccoglieva vecchi scampoli di comunisti sdruciti e nuovi modelli per drug queen ammattite si è messo ad imbastire l’abito funebre di una sinistra morta da un pezzo. Lo ha fatto da Cortina D’Ampezzo, e da dove sennò. Il sub-comandante Faustus, come un novello partigiano dei nostri tempi, è arrivato però sulla montagna politicamente corretta delle dolomiti venete con l’autista, l’uniforme di cashmere e pericolosissime armi di distruzione di classe, ovvero cravatta griffata e porta occhialetti trendy. Sembrava il Comandante Diavolo scappato dalla prigionia di via Condotti. Dal palco di Cortina InContra, per l’evenienza appuntamento più montano che mondano, Bertinotti si è espresso come l’ufficiale Charles Bouchard, comandante in capo dell’operazione Unified Protector in Libia. “Occorre bombardare il quartier generale della sinistra per farla risorgere”. Possibilmente più libera e più democratica. Proprio come la Libia che non vedremo mai perché finita in mano a quegli scalzacani di Bengasi malati Sarkopenia, i quali per mettere un passo hanno bisogno che gli Usa, la Nato e i Volenterosi gli tirino i fili come si fa con i burattini. Bertinotti è un vero genio di sartoria sociale, uno che è capace d’indossare un abito di Valentino con la stessa umiltà dell’operaio Faussone di Torino detto Tino. Insomma un BertinotTino. Ma ultimamente Sua Comunistità si sente messo da parte come un vestito liso. Eppure lui resta il grande ispiratore del comunismo “sulla parola”, cioè di quell’ideale che ha riposto il Capitale di Marx per affidarsi al dizionario dei sinonimi e dei contrari. Senza di lui Nichi Vendola non sarebbe mai esistito. Bertinotti poi è ancora più piacevole da ascoltare del suo stimato ma ingrato allievo perché al posto del default nel cervello e della esse sifula in bocca dispone di una meravigliosa erre rotante che sa di rosa e di posa. Ed allora per non farsi superare dal logorroico discepolo ieri Fausto si è prodotto in uno strabiliante numero linguistico. Per carità, nulla di serio, ma tanto carino per le orecchie ed il palato del colto e del sopraffino : “è necessaria una destrutturazione dei corpi inerti e la resurrezione di una nuova sinistra europea”. Una destrutturazione di corpi inerti? Ma non sarebbe meglio un’ inerzia di corpi destrutturati dalla testa ai piedi come il suo? Valli a capire questi medium del proletariato, potrebbero godersi la pensione coi soldi della sovversione ma non riescono a liberarsi di quell’irrefrenabile desiderio di comparire di fronte alle masse. Non per difendere la classe ma per dimostrare la loro superiore classe. Forse la sinistra, con questi presupposti da educande, non risorgerà mai ma le buone maniere trionferanno di sicuro. Più galateo e meno rivoluzione. Viva il bon ton e Louis Vuitton.

PRIMUM AGERE, DEINDE PHILOSOPHARI

nichi-vendola-nudo1Nichi, Nichi, Nichi…non è un Governatore del Tavoliere ma una formula magica della post-modernità, un rito scaramantico degli oppressi che piace agli oppressori, un incantesimo mondano che rende felice l’essere umano senza cambiargli la brutta mano. Nichi questa volta però è scivolato su una buccia di banana, anzi no, su un rosso ortaggio che lo rende ostaggio di questa squallida realtà inadatta ad interpretare la sua fantasia, la sua immaginazione, l’iridescenza e l’alta narrativa del suo pensiero. Maledetta realtà che non è fatta della stessa materia dei sogni, luoghi onirici a te familiari dai quali sbuchi piangendo per farti corrompere dalla burocrazia. Quanto la sai lunga Nichi? Solo tu potevi dichiarare: “sono reo di porto abusivo di sogno e devo dire che tendenzialmente mi dichiaro colpevole”. Ma è tempo di raccolto nella Capitanata, dove si dorme poco e non si sogna affatto. Orde d’immigrati arrivano dall’Africa nera e dai paesi dell’est per svolgere un duro lavoro pagato malissimo che nessun italiano vuole più fare. Sventurati bruciati dal sole e dalla ruvida terra che bagnano i campi col sudore della fronte e la schiuma della fatica per poche decine di euro al giorno. Sono questi gli Altri che Nichi mitizza e raffigura nei suoi illuminati discorsi da esegeta della solidarietà, della pace, dell’integrazione razziale e dell’unione umanitaria. Le diversità sono proprio una ricchezza caro Vendola, lo sanno bene i caporali ed i latifondisti pugliesi che sulla pelle di costoro fanno i milioni. Come vedi, purtroppo sono tutti d’accordo con te. Diceva Nichi in una delle sue estasi antropologiche che “Il potere, oggi come ieri, è figlio di un’antropologia per bianchi…e si sente in diritto di criminalizzare la diversità…” Ma quando mai? Il potere ha le sue idee sulla diversità (sociale, politica, sessuale). Questo potere ha inventato il politicamente corretto per sussumere te e la tua ideologia della differenza omologata. Certo, a volte, c’è meno poesia e più prosa in esso, ma nessun disinteresse all’alterità che è una merce a prezzo variabile come tutte le altre. Di valore inestimabile quando si vende nelle vetrine dei luoghi comuni, più economica quando viene impiegata nelle colture di pomodori e di patate. Allora Nichi, fai qualcosa di veramente nuovo per te e per gli altri, accorda mente e corpo e agisci con coerenza senza barricarti dietro quella facile metafisica sociale che trova finanziatori presso la Fondazione Rockefeller. Permetti ai tuoi concetti di confrontarsi con la vita vera, prova a pensare per un attimo all’odore delle cose, al loro sapore dolce, acre o nauseabondo, tocca con mano la consistenza del mondo e lascia che sia questa a raccontare qualcosa a te. A detti sfortunati lavoratori stagionali quest’anno mancano acqua e servizi igienici e si rischia l’emergenza sanitaria. Si, lo so, lo so, tu sei un filosofo della politica mica un idraulico o un montatore di bagni chimici. Ma che credi? Non ritieni che assetare i bisognosi e costringerli a trattenere i loro bisogni strida con l’afflato umanista della tua coscienza immacolata? Gli immigrati non sono un’astrazione del cervello, uno slogan esotico o una teoria dei colori, essi  sono più neri di rabbia che di pelle. Hanno problemi concreti. Concentrati su questi lasciando perdere tutto il resto. Primum agere, deinde philosophari, soprattutto perchè non siamo ancora in campagna elettorale.

I diritti degli extracomunitari: un inganno politico ( a cura di) Luigi Longo

Riporto due articoli sulla situazione degli extracomunitari che si accingono alla raccolta del pomodoro in Capitanata ( provincia di Foggia). Entrambi gli articoli, apparsi rispettivamente su “Corriere del Mezzogiorno” del 1 agosto 2011 e su “La Gazzetta del Mezzogiorno” del 2 agosto 2011, riguardano la mancanza di acqua e di strutture per gli immigrati in un territorio dove l’agricoltura ha ancora il suo peso nell’economia complessiva.

Avanzo tre riflessioni nell’introdurre i citati articoli ( senza ordine di priorità).

La prima. Agire sui diritti ( salute, acqua, eccetera) per risolvere i problemi prodotti dal legame sociale (basato sul modo di produzione capitalistico) è puro inganno e falsificazione della realtà. Prima dei diritti ci sono i rapporti sociali ( consensuali, egemonici, di servitù e di potenza) che determinano la disponibilità ad accedere alle risorse necessarie alla produzione e riproduzione della vita sociale.

La seconda. Il nostro “uomo nuovo” (il Governatore, all’americana, Nichi Vendola), con il suo blocco di potere  (politico, sociale, economico, culturale), dovrebbe tenere a cuore le condizioni degli extracomunitari impegnandosi a costruire una Puglia multietnica e interculturale. Invece le condizioni ( non le cause) di vita degli extracomunitari sono da plusvalore assoluto ( prolungamento della giornata lavorativa, condizioni di salute inumane, condizioni e spazi di vita inenarrabili).Ne parlo per aver conosciuto e constatato di persona in tempi di condivisione di lotta. Nei territori agricoli ci sono strutture e manufatti agrari abbandonati, centri rurali e borgate da recuperare e valorizzare. C’è molto da costruire e pensare insieme agli immigrati, magari ricostruendo e rifondando una nuova questione agraria, altro che la sperimentazione fallita dell’albergo diffuso “con i soldi degli italiani” della regione Puglia.

La terza. Oggi, come è possibile costruire una Puglia aperta al Mediterraneo, tanto cara al nostro Governatore, con relazioni tra i popoli ( intesi come maggioranza della popolazione) improntate alla reciproca dignità storica, territoriale, culturale soprattutto in questa fase di distruzione di qualsiasi relazione nazionale e regionale con i Paesi del Mediterraneo seguendo in maniera servile ( sia da destra sia da sinistra, i termini sono usati per comodità di linguaggio) la nuova strategia di Barak Obama di contrastare ( soprattutto Russia e Cina) e prepararsi alla fase multipolare ( nell’accezione La Grassiana).

E’ da sottolineare il repentino cambiamento, tipico dei servi (1), sugli interessi italiani nella sub regione del Nord Africa : da un interesse di relazioni bilaterali importanti all’aggressione della Libia. Infatti nel 2008 la politica estera considerava la sub regione del Nord Africa, dove era necessario concentrare sforzi e risorse, così: << In Nord Africa, l’Egitto gioca un ruolo peculiare – per dimensioni e tradizione di attivismo diplomatico – che lo rende un punto di riferimento politico, e non solo economico, per l’azione dell’Italia. L’Egitto, con il suo ruolo nella Lega Araba, costituisce il legame più diretto tra Maghreb e Medio Oriente. Potrebbe dare un contributo specifico al contenimento dell’instabilità regionale qualora si assumesse crescenti responsabilità.

Libia e Algeria sono gli altri due attori nordafricani con i quali l’Italia ha interesse a coltivare relazioni bilaterali importanti: non solo per ragioni energetiche e migratorie ma anche proprio per tentare di rimuovere le difficoltà che i due paesi frappongono all’integrazione orizzontale del Mediterraneo.

In quest’area, interesse generale dell’Italia è anche di mantenere le proprie posizioni economiche di fronte alla crescente concorrenza, soprattutto asiatica >> (Ministero degli Esteri, Rapporto 2020. Le scelte di politica estera, 2008, pag. 62, in www.esteri.it/mae/doc/Rapporto2020_sceltePoliticaEstera_090408.pdf (2).

 

  1. Sulla servitù si legga il bel saggio, scritto tra il 1546 e il 1550, di Etienne de La Boètie, Discorso sulla servitù volontaria, Piccola Biblioteca della Felicità, Milano, 2007.
  2. Il Gruppo di Riflessione Strategica, che ha prodotto il Rapporto, si è insediato al Ministero degli Affari Esteri nell’ottobre del 2007 con l’allora ministro Massimo D’Alema. Ovviamente nessun dubbio nutro sulla continuità della decisione di aggredire la Libia tra l’attuale ministro Franco Frattini e il precedente ministro Massimo D’Alema.

 

 

“Il Corriere del Mezzogiorno”

Niente soldi, «ghetti» senz’acqua.

I campi dei lavoratori stagionali privi di cisterne e bagni
Regione e Aqp assicuravano il servizio a partire da oggi

 

Lavoratori stagionali

BARI – La Regione Puglia, quest’anno, non fornisce l’acqua potabile ai campi dove vivono i braccianti agricoli stranieri. Problemi di risorse o lungaggini burocratiche, non è ancora chiaro. Di certo, però, se negli ultimi tre anni il primo agosto Regione e Aqp sistemavano cisterne di acqua potabile e bagni chimici nei campi in cui si concentrano i lavoratori stagionali di Capitanata, quest’anno gli immigrati sono costretti a percorrere chilometri per approvvigionarsi. «Da tre anni – spiega Emiliano Moccia, uno dei volontari il primo agosto Regione e Acquedotto installavano numerose cisterne di acqua potabile e bagni chimici nei campi degli immigrati che lavorano nei campi». Lo scorso anno furono ventidue le zone servite. Rignano, alla periferia di Foggia, ma anche Borgo Tre Titoli nel Cerignolano e in altre zone delle campagne di San Severo i posti riforniti dall’ente regionale e da quello idrico. La sensazione è che quest’anno nessuna cisterna e nessun bagno chimico arriverà a destinazione. «Abbiamo cercato di avere qualche informazione – dice Moccia – ma non c’è alcuna traccia della necessaria delibera, di qualche atto come quelli assunti negli anni scorsi. Inoltre nei tre anni precedenti l’iniziativa veniva annunciato alcune settimane prima con conferenze stampa. Quest’anno non c’è stato alcun incontro con la stampa». La cancellazione di questo servizio aggraverebbe di molto la situazione dei campi come quello del Ghetto di Rignano, dove i cinquecento cittadini africani giornalmente – come peraltro avvenuto per tutto l’inverso scorso – camminano per quasi due chilometri per riempire bottiglie e taniche di plastica. Esattamente come avviene nei più sperduti villaggi africani, dove le donne compiono veri e propri viaggi per raggiungere la fonte d’acqua più vicina. Senza l’acqua potabile e senza i servizi igienici, al Ghetto di Rignano si rischia una vera e propria emergenza igienico-sanitaria. E cosi come ogni sera, anche ieri i Fratelli della stazione e i volontari del campo di lavoro «Io ci Sto», coordinati dal missionario scalabriniano padre Arcangelo Maira hanno portato agli ospiti del Ghetto bevande fresche, meloni e anche il cinema. «Nella realtà – ha concluso Moccia – l’acqua è di tutti, ma ai migranti sembra essere negata proprio come nel cartone animato che abbiamo proiettato ieri. Per questo, i volontari attendono tutte le istituzioni del territorio e i comuni cittadini: vengano a rendersi conto della situazione».

Luca Pernice
01 agosto 2011

Capitanata, immigrati senz’acqua di M. Levantaci : http://beta.partitodemocratico.it/Allegati/RS_Immigrazione_02_08_2011.pdf