Venezuela e Limes

CHAV

Ancora un pessimo articolo di Limes. Ormai da quelle parti si fa indigestione di “realtà”. Il sapiente Fabbri scrive: “Nessun governo agisce per principio. Piuttosto, si serve dei principi per agire”. Bel giro di parole, per dire cosa? Che il Governo italiano ha sbagliato a non riconoscere Guaido’ perché ce lo chiedevano i nostri connazionali, cioè gli italo-venezuelani. Tutti? Non proprio. A reclamare il golpe è forse l’élite ristretta di “compatrioti” che in anni passati si è avvantaggiata delle storture venezuelane ma che paga quelle attuali in quanto, da Chavez in poi, il blocco sociale di sostegno al potere politico è mutato ed è divenuto sfavorevole ai loro interessi. Il punto è sociale ma Fabbri lo tramuta addirittura in una questione etnica. Oggi sono preferiti gli amerindi agli occidentali. Non direi. Chavez e Maduro per spostare l’asse del potere, i rapporti di forza consolidati, hanno cercato il sostegno di una certa parte della popolazione, maggioritaria e povera. I loro avversari avevano altri riferimenti di “classe” agiata. Non si tratta dunque di razza ma di estrazione sociale che coincide con l’appartenenza di sangue, anche perché i bianchi di varie immigrazioni hanno sempre estromesso gli autoctoni o hanno riservato loro poche briciole di cosa pubblica. Hanno favorito la divaricazione tra ceppi e ora si lamentano. Eppure Fabbri scrive che Chavez era ispiratore di un progetto puramente razziale. Questa volta l’analista manda la realtà a farsi benedire insieme agli stessi principi. In ogni caso, non è detto che il sostegno a Guaido’ sia utile agli italiani, essendo quest’ultimo un fantoccio di Trump. Dovremmo andare ad elemosinare qualche concessione dal grande capo americano. More solito. A Limes aggrada , a noi meno. Non per principio ma per esperienza. E’ ben altra geometria quella che potrebbe riportare gli italiani a contare ancora qualcosa da quelle parti. Una nuova visione che tenga conto degli errori commessi in tempi passati allorché i nostri non si sono distinti per originalità, sempre a rimorchio dell’uomo di volta in volta autorizzato da Washington. Infine, si tenga conto che il Venezuela viene da decenni iugulato dagli statunitensi, i quali non si accontentano mai di poco e non guardano in faccia a nessuno quando pretendono tutto, infatti si mettono ad affamare se non possono depredare. Gli italiani di lì pagano questa tracotanza del prepotente vicino e se non lo capiscono sono collaborazionisti di un nemico straniero. Maduro ha certamente le sue colpe ma loro non aiutano con le invocazioni alla statua della libertà.

I PIANI AMERICANI

LAGRA21

Qui

 

potrebbe anche essere che l’accusa del complotto non sia del tutto corretta nella indicazione che ne dà una delle parti in conflitto. Nessuno ha la prerogativa della oggettiva valutazione degli avvenimenti, che è sempre guidata dagli interessi (antagonisti come in questo caso) in gioco. Quello che è nelle mie valutazioni e convinzioni sugli attuali eventi è che indubbiamente Guaidò è un semplice sicario della strategia degli Usa n. 2 (establishment rappresentatosi in Trump), che punta ad una nuova completa solidità del predominio del paese sul “cortile di casa”. Infatti, si parla pure di un nuovo “interessamento” a Cuba e Nicaragua. Inoltre si appoggia nuovamente al 100% Israele (ma vedremo come l’attuale assetto del paese resisterà agli “scombussolamenti” in corso) quale “guardiano” in Medioriente; con anche la netta contrapposizione all’Iran e l’appoggio rinnovato e pieno all’Arabia Saudita (sul Qatar l’atteggiamento sembra meno charo, ma è una situazione di fatto incerta). Il precedente establishment aveva invece tentato di creare una situazione di grande instabilità, annientamento della Libia gheddafiana (che non era poi così favorevole all’Islam e non appoggiava nemmeno tanto i palestinesi) e analogo tentativo con la Siria di Assad. Inoltre, ammorbidimento verso l’Iran, ma solo per giocare meglio la partita di un acutizzarsi del contrasto tra sciiti e sunniti; anche il fallito colpo di Stato contro Erdogan, su cui però le motivazioni e la “provenienza” organizzativa suscitano perplessità, sembra rientrare comunque in questa nuova situazione venutasi a creare. Non sembra tuttavia che il presidente turco si sia ammorbidito verso la nuova Amministrazione statunitense. In ogni caso, vi era contrasto netto tra governo israeliano e Obama, mentre adesso sembra esservi nuova piena sintonia (in Israele vi è però crisi interna e vedremo come andranno le elezioni). La soluzione del conflitto tra i “due” Usa oggi esistenti (se vi sarà anche al di là di eventuali mutamenti delle rispettive leadership) sarà importante per il mondo “occidentale”. In questo momento, il gruppo “egemone” per tanti anni nella UE – che in Italia si esprime nella complicità (pur competitiva) tra PD e Forza Italia, entrambi per il momento in forti difficoltà – appoggia in pieno gli antitrumpiani mentre i sedicenti populisti, in testa la Lega, stanno puntando senza riserve su Trump; con Bannon che “sembra” aver rotto con quest’ultimo, ma in realtà è il vero “amministratore” dei rapporti tra lui e i suddetti “populisti” ed è infatti ostile all’accordo tra Italia e Cina, con la Lega (e Fd’I) che tengono bordone. La Russia da qualche tempo appare più defilata, ma si spera stia lavorando sulle contraddizioni apertesi tra i vari protagonisti dello scontro piuttosto acuto insorto all’interno dello schieramento “atlantico”. Seguiamo attentamente, la situazione è sempre più tipica del multipolarismo, con il caos che esso inevitabilmente provoca.

CANZONE NON ALLINEATA

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Se un giorno in casa vostra mettesse becco un tale dicendo lei fa male a vivere a quel modo, che cosa gli direste? Che cosa pensereste? Così fanno le nazioni che hanno gatte da pelare e si vogliono immischiare negli affari dei vicini (Rodolfo De Angelis, in un brano degli anni ‘30, Così fanno le nazioni, ricantato qui in una versione più moderna https://www.youtube.com/watch?v=cX6KY4K1NcQ) .

E’ appunto la solita canzone. Gli Usa potrebbero intervenire in Venezuela, dicono giornali e media, compresa la Rai di Foa. Ma è ipocrisia in neolingua. Se accadesse sarebbe un’ aggressione di un Paese sovrano, non un atto di salvazione verso un popolo che soffre. Anche i messicani soffrono e sognano l’America ma a questi Trump oppone un muro di filo spinato e di fucili spianati. Se i Venezuelani hanno problemi interni possono risolverli benissimo da soli. Possono ammazzarsi tra loro e poi riconciliarsi, non hanno bisogno di pacieri in tuta mimetica provenienti da oltreconfine. Se manca il pane e ci sono le file davanti ai supermercati per scarsità di generi alimentari non saranno la libertà e la democrazia a riempire gli stomaci che brontolano. Semmai colmeranno le tasche di chi esporta con la forza tale merce avariata. In realtà, questa crisi nasce, come tante altre, da ingerenze e interferenze, negli affari interni del Paese sudamericano, da parte degli Usa e del loro codazzo di servi mondiali. Guaido’ che invoca i carri armati di un esercito straniero per sostituire Maduro è un traditore della nazione, non un eroe. Come tale andrebbe (mal)trattato. Il malcontento popolare generalmente si ferma a disordini controllabili, senza diventare per forza guerra civile. Quest’ultima, al contrario, è sempre l’obiettivo di servizi d’intelligence nemici che vogliono ribaltare la situazione a proprio favore. In condizioni normali, un po’ di bastonature della polizia riportano la calma. In frangenti eccezionali ci può scappare il morto per convincere tutti a rientrare nelle loro case. Se così non fosse si avrebbe una rivoluzione al giorno. Invece, c’è qualcuno che fornisce armi e supporto logistico ai capi della rivolta antichavista i quali ingannano anche quella parte di popolazione che sinceramente vorrebbe cambiare per migliorare la propria condizione di vita.
Purtroppo, dopo l’Ue, anche l’esecutivo italiano giallo-verde si è allineato agli Usa schierandosi dalla parte dei golpisti. I 5Stelle hanno dovuto cedere alle pressioni statunitensi mentre la Lega si era già sbracata porgendo il suo deretano a Trump da tempo. Il governo del cambiamento, dunque, è pienamente filo-americano come tutti gli altri che lo hanno preceduto. Moavero, Ministro degli Esteri, uomo di Mattarella, ha dichiarato che “Il governo italiano ritiene che le elezioni presidenziali dello scorso maggio in Venezuela non attribuiscono legittimità democratica a chi ne è uscito vincitore, cioè Nicolas Maduro”. Meglio non chiedere prove di una tale assurda affermazione altrimenti questi lestofanti sono capaci di mostrarci, anziché la fialetta di Colin Powell, un’urna piena di brogli di cui sono venuti in possesso grazie a qualche coraggioso dissidente scampato alle purghe maduriane.
Piuttosto, registriamo una interessante dichiarazione di Di Battista, dei 5S, che aveva fatto ben sperare circa l’intenzione di una ridefinizione della politica estera dei neofiti pentastellati, a partire dai fatti venezuelani. Per ora le cose sono andate diversamente ma ci auguriamo che l’indirizzo politico prenda piede. il leader grillino ha detto che “l’Europa avrà un futuro solo se si sgancerà dagli americani” e guarderà alla Russia. Siamo perfettamente d’accordo. E’ l’unica strada da seguire liberare l’Italia e l’Europa dalla settantennale occupazione americana. La musica che vogliamo sentire è proprio un’altra, non allineata. Addio canzoni americane… https://www.youtube.com/watch?v=twmQK1YIxSU

Golpisti in Venezuela di A. Terrenzio.

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Il Venezuela è di nuovo al centro di una crisi politica che ha immediatamente assunto delle ripercussioni internazionali, generando schieramenti contrapposti tra sostenitori del Presidente Maduro ed il rappresentante delle forze di opposizione Guaidò.

Quest’ultimo, come noto, è sponsorizzato dagli Usa, che lo hanno riconosciuto come Presidente ad “interim” e come testa di turco contro l’erede di Chavez.

Tale brevissimo quadro basta e avanza per vedere un classico tentativo di “regime change” orchestrato dagli Usa per rientrare nel loro “giardino di casa”. Il Venezuela è il secondo tassello da aggiungere al Brasile di Bolsonaro.

Se piuttosto chi are appaiono le dinamiche che vedono gli Stati Uniti dietro il tentativo di “rivoluzione colorata”, il quadro questa volta appare meno semplice da decifrare e dividere buoni e cattivi con l’accetta sembra molto più complicato del solito.

Maduro è privo del carisma e del riconoscimento popolare del quale godeva il suo predecessore. Maduro sta pagando le contraddizioni del bolivarismo basato su una dottrina socialistica infattibile, come questo sito ha abbondantemente spiegato.

Le evidenti difficoltà economiche nascono dalle suddette contraddizioni, tuttavia, un peso maggiore ha l’accerchiamento imposto dagli Usa ad un governo renitente ai suoi diktat.

Le ingerenze esterne degli americani, con embarghi che hanno contribuito pesantemente a strangolare il popolo venezuelano, si aggiungono alla rigidità economica di un sistema fondato sullo sfruttamento intensivo delle materie prime. E’ necessario che il Venezuela si liberi dalle pastoie ideologiche del passato per resistere all’aggressività statunitense, in questa fase di riconfigurazione strategica dell’impero Usa. L’aiuto dei paesi revisionisti, Russia e Cina, diventa indispensabile anche per superare le criticità interne.

Guaidò è esponente dei predoni libarali e della ricca borghesia venezuelana. Il suo potere sarebbe un ritorno  all’indietro, un remake delle consuete campagne di privatizzazione dei settori strategici e del settore petrolifero, le cose, pertanto, andrebbero di male in peggio.

IL rischio di una guerra civile, indotta dall’esterno, è dietro l’angolo ma la Russia per esempio, che ha già fatto sapere tramite il suo MdE Lavrov, che non rimarrà neutrale, nel caso gli Usa volessero intervenire direttamente attraverso un’ azione militare, o per procura attraverso il Brasile o la Colombia. Il rischio é un disastro di tipo siriano con un bagno di sangue tra rivoltosi e militari.

 

L’Italia rimanga (per ora) neutrale

La crisi venezuelana non ha mancato di coinvolgere anche il nostro paese che in sede UE, ha per la prima volta fatto valere il proprio veto, negando l’appoggio a Guaidò. La linea espressa dal nostro Governo tramite il MdE Moavero, è stata la piu’ saggia e realistica da assumere. Rimuovere “dittatori” è una operazione che già ci ha causato dei danni che stiamo ancora pagando, rischiare una crisi con una guerra civile come accaduto in Libia non è auspicabile per Roma, che benissimo ha fatto a defilarsi.

Il PdR Mattarella non poteva smentirsi, fornendo l’endorsement immediato al pupillo Yankee, accodandosi pedissequamente a Washington. Anche Salvini ha condannato il dittatore Maduro, ma la sua posizione non sorprende più di tanto, data la sua totale adesione alla linea Trump.

Tuttavia, come ricordato dall’analista del Sole24 Alberto Negri, non dovremmo immischiarci negli affari venezuelani.

Caracas è lontana ed i nostri interessi sono nel Mediterraneo. Da quando la Libia è stata distrutta da americani, francesi e britannici, dobbiamo fronteggiare mercanti e scafisti che nel mediterraneo alimentano una crisi umanitaria senza sosta dal 2011. Se Conte ha concordato un ruolo di “cabina di regia” nel “mare nostrum”, cominciamo a farla funzionare, occupandoci di due Paesi per noi fondamentali sul piano geopolitico ed energetico: Libia ed Egitto.

Con l’“asse renano” inaugurato ad Aquisgrana da Berlino e Parigi, le intenzioni di tenerci fuori dalle maggiori decisioni che riguardano il futuro dell’UE sono più che chiare.

Ecco perché nel Mediterraneo dobbiamo riprendere le chiavi del condominio, ricevendo delle assicurazioni non solo Da Washington ma anche da Mosca, sul valore della loro partnership.

Tornando alla crisi Venezuelana, né Maduro né Guaidò appaiono le alternative plausibili. La retorica antimperialista deve diventare consapevole resistenza agli Usa nel multipolarismo. Basta col socialismo del XXI secolo e altri refrain di un passato ormai consumato, si guardi finalmente al presente e al futuro per spostare i rapporti di forza nel clima multipolare contro la fallimentare logica unipolare yankee.

LA LOGICA DEL CAZZO(NE)

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Ci vuole una buona dose di pazienza per non scagliarsi con improperi di ogni genere contro certi giornalisti che usano la penna come il bastone di Mosè, non per separare le acque ma per dividere il mondo a metà. Leggendo oggi l’articolo di spalla su Il Giornale, di Paolo Guzzanti, si ha persino la sensazione di trovarsi di fronte al rav redivivo, incaricato da Dio d’illuminare il cammino degli uomini verso la terra promessa, laddove finiscono le angherie degli oppressori ed inizia il regno della giustizia e della libertà. A Guzzanti-Mosè è tutto chiaro, è lapalissiana la differenza tra Bene e male, buoni e cattivi, codardi e coraggiosi. Il discrimine è netto e discende da un inequivocabile principio di-vino, pensarla solo come lui, il rabi de noantri. Appunto, levategli il vino. Mosè-Guzzanti ha parlato:
“L’equidistanza in geometria e il punto più banale; in etica, il più immorale. Equidistanza significa non schierarsi né con lo Stato né con le Brigate rosse, né con la vittima né col carnefice. L’equidistanza è di quelli che «gli ebrei, in fondo, se la sono cercata» ed è sempre l’uscita di sicurezza dei codardi, senza per questo volere escludere gli imbecilli, che hanno le loro necessità. Il caso venezuelano è lampante. E’ un regime autoritario instaurato con una serie colpi di Stato e prepotenze di comunisti narcisisti e incapaci (cosa che spiega alcune affinità elettive) e c’è un popolo che non impugna altre armi che la Costituzione del Venezuela”.
Non siamo enti geometrici e nemmeno enti naturali generici, come ancora sostiene qualche filosofo. Probabilmente, più Figure di merda, lo siamo e ne facciamo. Se un manicheo ubriaco, infatti, mi impone di scegliere tra lo Stato e le Br, tanto per fare un esempio, astenersi dal rispondere e dallo schierarsi non è equidistanza ma sensatezza. Non c’è alcuna scelta da fare, tanto più che la ragion di stato “contiene” le Br, nel senso che il terrorismo spesso è parte integrante della “macchina”. Più che di competizione si parla di manipolazione e infiltrazione. Dunque, non c’è mai (stata) scelta da fare. Molto da capire e da scoprire, questo sì. Un’apertura di orizzonti mentali impossibile da pretendere dai cialtroni che invocano l’etica quando si tratta di storia e di conflittualità sociale. Se il loro Stato fosse stato (mi si perdoni il bisticcio di parole) davvero “etico” adesso sarebbe scomparso, proprio come volevano i comunisti. Avrebbero fatto loro un favore eticizzando le scelte politiche e rinunciando alle opzioni strategiche, che non sono mai morali ma orientate allo scopo di vincere e primeggiare. Lo Stato, con i suoi apparati, è il precipitato del conflitto tra gruppi dominanti e concorrenti nella sfera politica. Non l’oratorio spacciato da Guzzanti. Con lo Stato non ci si schiera, poiché è esso a metterci in schiera con il suo potere coercitivo, sua prerogativa esclusiva.
Il discorso sul bene e sul male è, pertanto, solo fumo ideologico col quale si cerca di saltare a conclusioni già insite nei propri iniziali pregiudizi: “Il caso venezuelano è lampante. E’ un regime autoritario instaurato con una serie colpi di Stato e prepotenze di comunisti narcisisti”. E giù con l’accetta contro tutti i nemici della democrazia. Allora la Russia diventa un caso lampante, la Cina un altro caso lampante, l’Iran, la Siria, la Corea del Nord. Ecc. ecc. Tutti casi lampanti nella testa di chi ha spento la luce nel cervello da lunga pezza.
Ma Guzzanti è senza vergogna e così continua: “Vorremmo aggiungere che chi non ha abbastanza fil di ferro nella spina dorsale da distinguere a occhio nudo il bene dal male non dovrebbe mendicare la fiducia degli elettori. In questi «giorni della merla» siamo equidistanti fra un tiranno da manuale e il manuale dell’etica. Si cerca sempre il punto d’equilibrio e il coraggio è scambiato per turpiloquio e viceversa. Gli equidistanti sono sempre parenti stretti degli assassini”.
Ad occhio nudo il sole gira intorno alla terra e Guzzanti, ad occhio e croce, mi pare proprio che ragioni con quella cosa equidistante dalle palle.

In Venezuela è golpe americano, dí GLG

gianfranco

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d956db26-678b-4de5-8c93-f149515d4ffa cb90fff2-df72-455a-809f-16b3a350faebIn effetti, l’altro ieri sera ho visto queste immagini; cioè non proprio queste, solo di una folla simile e assai brevemente e con un commento da cui nemmeno ben si capiva se la folla era quella per Maduro o Guaidò. Però si è intravisto sul fondo il palco in cui c’era il presidente e quindi ho capito che si trattava dei suoi sostenitori. Quando mostrano l’altra parte di popolazione, si insiste invece molto e si vede tutto chiaramente. Ma come? In genere la macchina è molto vicina all’“autoproclamatosi” e poi si allarga, ma non troppo e per brevi momenti. E senza alzarsi troppo con la macchina da presa di modo che si vede raramente e per sprazzi la piazza ove la gente si è raccolta. Si insiste molto invece nel far sentire il rumore e vociare e si raccontano i particolari di quello che avrebbe detto Guaidò. Inoltre si dice che un Generale dell’Aviazione ha abbandonato il presidente, affermando inoltre di aver pronti due aerei per farlo andar via “benevolmente” onde salvargli la vita. Poi ieri si è data importanza ad un ambasciatore (non so in che paese o organismo internazionale) che, pure lui, ha scelto il “nuovo”, sempre presentato come l’apice della “svolta democratica” e contro…. udite udite…. il “colpo di Stato” di Maduro con le ultime elezioni sicuramente “truccate”. Si citano malvolentieri le posizioni di Russia e Cina; si aggiungono raramente Turchia e Iran (la Siria manco esiste). E mai si ricordano Bolivia, Messico, Nicaragua (e mi sembra qualche altro paese o paesino); solo l’“infame e inessenziale” Cuba sembra a favore di Maduro in Sud America. Si dà enorme importanza alla UE e si cita sempre l’ultimatum che scade oggi (solo di Spagna, Francia, Germania e un’altra, che non ricordo da tanto poco m’interessano queste messe in scena assai più che penose). Si è mostrato una volta (e poi messo da parte) quanto scoperto per caso nelle pagine che teneva Bolton sotto braccio (i 5000 mercenari pronti in Colombia) e ieri si è detto di Trump che minaccia l’intervento armato se Maduro non se ne va in fretta; senza però esporsi nel dirci che cosa si pensa di una simile minaccia di intervento in un altro Stato. E nemmeno più tramite sicari assassini come Suharto in Indonesia o Pinochet in Cile: solo due degli infiniti “massacri su commissione” orditi dai peggiori criminali mai esistiti, oltre a quelli compiuti con interventi diretti come in Vietnam o anche Irak, Afghanistan e ….. insomma in ogni dove (impossibile ricordarsi degli infiniti misfatti di questi gangster mai portati ad una qualche “Norimberga”). Nemmeno si è detto delle riserve (o magari qualcosa in più? E come si può saperlo con la nostra informazione?) dei laburisti inglesi o di Melenchon in Francia. Solo di certi “5 stelle” (fortemente rimproverati) in Italia nel mentre la Lega, sedicente populista e sovranista, sta al 100% dalla parte della UE e dei suoi padroni Usa; e quindi predilige l’intervento straniero per mettere in piedi regimi che più piacciono a chi intende dominare dappertutto utilizzando i suoi servi; e in Italia i servi degli Stati Uniti stanno sia all’opposizione che al governo! Come da sempre!!

Gli Usa intendono invadere il Venezuela?

CHAV

<<<”5.000 truppe in Colombia”. E’ un appunto immortalato da una foto a dimostrare che le opzioni sono tutte aperte per gli Stati Uniti con il Venezuela. L’appunto è stato infatti ‘rubato’ con una foto a John Bolton, il consigliere alla sicurezza nazionale di Donald Trump durante l’annuncio delle sanzioni contro Pdvsa. E mostra come il dispiegamento di truppe americane in Colombia, paese che confina con il Venezuela, potrebbe essere una via perseguibile. Per Bolton si tratta di una gaffe che sembra confermare involontariamente come dietro alla frase ”tutte le opzioni sono aperte” c’è un fondo di verità.

……………………………………………..

Tuttavia, senza collegare esplicitamente la notizia con l’appunto di Bolton, Radio Caracol ha rivelato ieri sera che “nelle prossime ore giungerà a Bogotà il generale Mark Stammer, comandante dell’Esercito meridionale degli Stati Uniti, incaricato di rafforzare la cooperazione con i Paesi alleati e sviluppare strategie nella regione per affrontare minacce e migliorare la sicurezza”.

Ufficialmente la visita dell’alto ufficiale americano è stata motivata con il proposito di rafforzare i legami di amicizia con la Colombia, incontrare i nuovi vertici dell’esercito e della polizia colombiani ed esaminare la questione frontaliera.>>>    (Ansa)

 

Questa notizia è molto significativa, ma nemmeno ce n’è bisogno. Ieri sera, un commentatore di un servizio in TV (non ricordo in quale TG o altro programma) ha detto, molto incidentalmente (chissà quanto pochi avranno rilevato la notazione), che in effetti Trump sembra aver intenzione di rimediare ad una certa trascuratezza delle precedenti “Amministrazioni” per la compattezza nel proprio “cortile di casa” (è stato detto proprio così). Quante volte ultimamente ho accennato proprio a questa differenza della strategia trumpiana rispetto, ad es., a quella “del caos” di Obama, che in effetti non sembra aver dato grossi risultati ed è causa, fra l’altro, di quanto è accaduto dopo il 2011 nei nostri pressi: annientamento della Libia di Gheddafi e tentativo di ripetere l’operazione in Siria, oltre alle mosse in Egitto, Tunisia, ecc.; con sicari Francia e Inghilterra, da una parte, e l’Isis, finanziata tramite Qatar e Arabia Saudita, dall’altra. Siamo ancora in piena emergenza con l’immigrazione, malgrado sia diminuita, ma con continui tentativi di farla ripartire. Inoltre, si ha lo scombinamento della situazione della UE, la disfatta dei vari partiti “socialisti” e, tutto sommato, anche dei “democristiani” (il PPE è in fondo questo) nel nostro continente.

Ribadisco per la “milionesima volta” che, pur non considerando minimamente vitale (anzi nemmeno mai realmente esistito) il “socialismo del XXI secolo (chaveziano), non ritengo accettabile alcun appoggio all’“America first”, che i cretini avevano interpretato come una sorta di tendenza trumpiana all’isolazionismo. Le forze al governo in Venezuela sono certo l’ultimo strascico di un grande processo iniziato con la “Rivoluzione d’Ottobre”, rinsaldatosi con quella cinese e, in parte, con la vittoria in Vietnam; e tuttavia via via spentosi con momento cruciale nel crollo del sistema “socialista” europeo (1989) e dissoluzione dell’Urss (1991). Ormai è ora di capire che un processo storico è ampiamente passato e stiamo entrando in una nuova epoca. Detto questo, si deve essere fermamente per l’affermarsi crescente del multipolarismo e quindi per l’indebolimento degli USA. Altro che essere favorevoli alle mosse aggressive di tale paese, al suo tentativo di riprendere in mano la situazione per riaffermare una sua predominanza. Inoltre, solo dei mentitori (o peggio) possono sostenere che il “dittatore comunista” (“roba da matti”) ha affamato il popolo venezuelano. Quel paese è completamente accerchiato e sottoposto ad embargo. E non arrivano aiuti consistenti da parte di Russia o Cina; questi paesi fanno qualcosa, anche per incrementare il loro potere d’intervento mondiale, ma per il momento si tratta di azioni di fatto marginali. Quanto alle manifestazioni che vedrebbero tutti i venezuelani contro l’attuale presidente, si sa bene chi ha nei nostri paesi in mano la situazione informativa e di riprese televisive ben addomesticate.

In definitiva, per abbreviare: nessuna illusione su riprese “socialistiche” o “antimperialiste” e altre scemenze del genere, ma inimicizia netta verso gli Stati Uniti (di qualsiasi establishment che voglia riprendere il predominio mondiale) e verso i loro servetti che agiscono qui vicino a noi. Ne dovremo riparlare in continuazione perché la nuova epoca è da poco iniziata e sarà via via più dura e ricca di scontri.

GLG

 

La Russia, secondo alcuni quotidiani, avrebbe inviato in Venezuela la brigata Wagner, la stessa che si distinse in Ucraina, durante la guerra del Donbass. Ufficialmente è un piccolo esercito privato di uomini scelti, circa 400. Ovviamente, questi contractor possono supportare Maduro ma non possono certo fermare una invasione da parte di truppe statunitensi. Non sarebbe nemmeno nelle loro intenzioni scontrarsi ora con gli yankee, creare grosse difficoltà sì. L’America Latina è il giardino di casa degli americani, come l’Ucraina lo è della Russia. E’ meglio che questo si stampi nella testa di quanti, oltreoceano ed in Europa, hanno sostenuto il golpe di Majdan sotto il solito pretesto “democratico”. Dopo quanto accaduto a Kiev i russi intendono far capire a Washington che patirà le medesime interferenze nei suoi affari se continua ad ingerirsi in quelli altrui. Non sono più i tempi delle scelte unilaterali. Il fatto che gli statunitensi tornino ad occuparsi della parte meridionale del loro continente dimostra due cose. Sono in difficoltà sugli scenari più lontani ma non rinunciano a ripartire su nuove basi, iniziando a mettere ordine sui teatri a loro più vicini. E’ in atto un mutamento strategico, impersonato da Trump e dai suoi. America first significa questo, non un ritiro dal mondo ma una ridefinizione delle priorità in quadro di rapporti di forza internazionali in riconfigurazione.

GP

La triste parabola del socialismo bolivariano di G. Angiuli

CHAV

In Venezuela è di nuovo caos: Juan Guaidó si autoproclama presidente, Nicolas Maduro tira dritto e invia un ultimatum al personale diplomatico statunitense. Alla luce dei recenti avvenimenti è necessario tirare le somme analizzando meriti, colpe e limiti ideologici dell’esperienza socialista venezuelana.

https://www.lintellettualedissidente.it/esteri-3/maduro-juan-guaido-socialismo-bolivariano/

 

https://www.lintellettualedissidente.it/esteri-3/nicolas-maduro-guaido-socialismo-bolivariano/

 

ESISTE IL SOCIALISMO DEL XXI SECOLO? (scritto il 16 maggio 2013)

MADURO CHE DURI

CHAV

 

La situazione in Venezuela è precipitata, dopo il referendum sulla Costituente di qualche giorno fa, e non si escludono colpi di mano violenti delle opposizioni, con l’appoggio dei governi occidentali. ll segretario di Stato Usa, Rex Tillerson, vorrebbe defenestrare Nicolas Maduro, ingerendosi pesantemente negli affari di un Paese sovrano. Una violazione delle regole internazionali che però non indigna la stampa mondiale, perennemente prona agli interessi di Washington. Immaginate se Putin avesse dichiarato, così schiettamente, di voler rimuovere Poroshenko. La reazione dei media e dei “circhi” democratici filo-atlantici sarebbe stata di diverso tenore. “Stiamo valutando tutte le nostre opzioni politiche per creare un cambio di condizioni in cui o Maduro decide che non ha un futuro e vuole andarsene di sua spontanea volontà, oppure noi possiamo riportare i procedimenti governativi alla loro costituzione”, afferma Tillerson che, evidentemente, ritiene il Venezuela un’appendice degli Usa e non uno Stato autodeterminato.
Auspichiamo la strenua resistenza del gruppo dirigente chavista, fino alla sconfitta dei traditori interni e dei loro padrini esteri, tuttavia dobbiamo registrare l’incapacità dei vertici statali a compattare la società venezuelana. Le ricette finanziarie dei cosiddetti socialisti del XXI secolo si sono rivelate inadeguate a risolvere la pesante crisi che attraversa la nazione. Le battaglie per far uscire dalla povertà i ceti emarginati sono sacrosante ma per affrontare le sfide della fase occorre saper rilanciare tutta l’economia, favorendo il benessere dei ceti medi e stimolando gli investimenti delle imprese strategiche che non possono essere usate come enti assistenziali.
Qualche anno fa scrivemmo che queste sarebbero state le difficoltà a cui sarebbero andati incontri i post-chavisti. Quest’ultimi non sono aiutati da un approccio ideologico datato che mal si concilia con le esigenze dell’epoca multipolare. Non è elegante autocitarsi ma tant’è: “Le conquiste sociali del chavismo in Venezuela (che sono senz’altro da preservare) reggeranno unicamente se il Paese riuscirà a collocarsi intelligentemente negli spazi in ridefinizione della geopolitica intercontinentale, conservando ed accrescendo la propria autonomia decisionale. Parliamo di un popolo che fino ad alcuni anni fa soffriva di analfabetismo, elevata mortalità infantile, malnutrizione, disoccupazione, bassi salari, assenza di cure mediche ecc. ecc. Tutti temi messi al centro dell’agenda politica dall’ex Colonnello con le sue missioni volte a forgiare uno stato sociale funzionale ed accessibile. In era di scoordinamento multipolare – in cui i sistemi faticano a trovare la quadra perché non esistono stabili centri di riferimento e di regolazione politico-economica e in cui si accende una strenua concorrenzialità tra i competitors globali – non si respinge la crisi finanziaria senza fortificare le imprese di punta e la sovranità statale. Ad ogni modo, il bolivarismo dovrà coniugarsi, fino a snaturarsi nei suoi elementi idealistici incongrui, con l’oggettività di un certo modello di sviluppo, escogitando formule di identificazione e partecipazione pubblica meno fantasiose del socialismo del XXI secolo. Che sarà costretto dal corso degli eventi, quasi certamente, a segnare il passo. Un’altra incognita seria per i bolivaristi si apre proprio in questo periodo, con la successione ad Hugo Chavez. Nicolas Maduro ha qualità inferiori ed esercita meno seduzione del suo predecessore. Alle ultime elezioni si è affermato di misura sullo sfidante Henrique Capriles Radonski, che dice di ispirarsi al leader del PT brasiliano, Inácio Lula. Sta di fatto che scopriremo presto se dietro l’ex Presidente Chavez si è formato un gruppo dirigente all’altezza dei suoi compiti o se questa esperienza si concluderà tra spinte centrifughe intestine e provocazioni indotte da agenti forestieri, sempre all’opera in tutto il Sud America. Ci sono sintomi di lotte interne e divisioni acerrime che non promettono nulla di buono…L’avvenire dello Stato Venezuelano è legato al destino dell’intera area sudamericana e caraibica. Non si può dire che geopoliticamente il socialismo del XXI secolo abbia interpretato quel ruolo di aggregazione che era nei proponimenti dei suoi fautori, tanto che il più potente vicino nordamericano sembra non esserne così preoccupato. Gli Usa lasciano fare, convinti di ristabilire l’ordine in un secondo tempo, essendo attualmente trascinati su palcoscenici regionali e transcontinentali da essi ritenuti più fulcrali nell’attuazione della loro strategia generale” (Qui) . Forse, nei disegni americani, quel momento si è avvicinato, essendo in definizione le questioni in altri scenari.
Ps. Tutti quelli che stanno accusando Maduro di essere un delinquente ed un sanguinario non meritano alcuna considerazione. Chi lo sta osteggiando, in patria e fuori, è almeno un brigante e mezzo rispetto al “bandito” venezuelano.
Ps.2 Nutro molta simpatia per il Venezuela, luogo dove è sepolto Giovanni Petrosillo. Mio nonno. I miei parenti si lamentano del caos e della povertà. Non ho ragione di dar loro torto ma le cose possono sempre peggiorare come insegna la storia di quel Paese.