Casa 2 pound

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Casa 2 pound
Radical-chic di destra

Ci vuole una grande pazienza per non perdere la pazienza. Soprattutto poi quando ad affermare che Lenin apparteneva alla sinistra sterminazionista è Adriano SCIANCA, responsabile cultura, o ex, di CasaPound. Come possa permettersi costui di definire Lenin di sinistra è un’asineria da zero meno meno. Transeat, ma neanche tanto. Poi si può dire che Lenin fosse uno sterminazionista? Ora, non si tratta di avere in simpatia questa grande figura storica, l’unico uomo che ha condensato in sé la potenza della teoria e quella del rivoluzionario, ma sostenere che Lenin fosse sterminazionista, nonostante abbia tirato fuori la Russia dalla I Guerra Mondiale al prezzo di imponenti cessioni territoriali sancite dalla pace di Brest-Litovsk con la Germania mentre i riferimenti culturali (presumo) di SCIANCA facessero l’esatto contrario appena qualche decennio dopo, quando ormai tutto era perduto, mi pare un controsenso. Eppure nemmeno nei loro confronti mi sento di calcare la mano con il moralismo sciocco che abbonda nel giornalista de La Verità. La Storia non è un affare per educande.

Ma SCIANCA è senza pudore e, non contento di aver detto una cosa talmente grossa che sembra uno Zeppelin, ha pure voluto strafare scrivendo addirittura che con Marx “la violenza diventa bene in sé” e che Lenin “ne fa una scienza”. Ora dovrei proprio insultarlo, ma non voglio scendere così in basso (erano fogne una volta, sempre simpaticamente detto alla Marco Tarchi), dove i bestioni ti portano al loro livello e ti battono col manganello e per esperienza.

Per Marx è la storia ad essere fatta di conflitti, esattamente come per Machiavelli, che il nostro cita ma non capisce. Anzi, Marx era convinto che la cosiddetta rivoluzione sarebbe stata quasi un pranzo di gala (si sbagliò, e qui vide più lungo Mao). Per Marx la rivoluzione altro non sarebbe stata che una spallata a un potere parassitario di tipo finanziario-azionario oramai arroccato nello Stato, così ristretto che la massa della società unificata nel General Intellect, la classe intermodale del passaggio sociale e politico effettivo che ricomprendeva potenze mentali e manuali della società, avrebbe prevalso con scarso spargimento di budella e cervelli. Ciò si sarebbe verificato oggettivamente, mentre soggettivamente si sarebbe “solo” trattato di espropriare gli espropriatori asserragliati nella macchina statale che detiene il monopolio della coercizione. Dove SCIANCA veda in Marx la violenza bene in sé è un mistero che sta tutto nella sua cieca fede ideologica.

In secondo luogo, anche per Lenin la violenza era “solo” necessaria per impedire alle forze della reazione di risollevarsi dopo la rivoluzione. Prima della rivoluzione, se vuoi farla, non puoi certo mettere fiori nei cannoni. E per Lenin era così pesante esercitare la forza che, come riportò una volta anche Marcello Veneziani, affermò: “Non posso ascoltare la musica. Agisce sui tuoi nervi, ti vien voglia di dire delle sciocchezze e di carezzare gli uomini che, vivendo in un sudicio inferno, seppero creare tanta bellezza. E oggi non puoi carezzare nessuno, ti divorerebbero la mano. Bisogna picchiare sulle teste senza pietà, sebbene il nostro ideale sia di non usare la violenza contro nessuno. Eh sì, il nostro mestiere è diabolicamente difficile”. Sono queste le parole di chi ritiene la violenza bene in sé o invece pensa che essa sia un fatto connaturato allo stare al mondo degli uomini?

SCI­ANCA si è rammollito, detto sempre simpaticamente, perché in certi ambienti determinati discorsi fanno effetto, in questo senso è diventato un tipo da centro sociale. La legge del contrappasso. Lui non lo sa, ma nei centri sociali si facevano questi discorsini sulla nonviolenza dai quali io mi sono vaccinato da giovane, e lui ci è cascato da vecchio. La “tecnica omicidiaria” è una frasetta che SCIANCA butta lì perché, da quando governa la Meloni, d’Ucraina e d’Israele, serva della Nato, non sanno più che pesci pigliare e sono diventati dei radical-chic di destra.

La sinistra, soprattutto per Lenin, era sinonimo di tradimento. Lenin lo diceva col sangue agli occhi, dopo gli omicidi di Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg, traditi dai socialdemocratici tedeschi. Chi è di sinistra non ha nulla a che vedere con Lenin, e Lenin medesimo odiava i socialdemocratici più dei bianchi e dei reazionari. Ecco le parole di Lenin: “Oggi a Berlino la borghesia e i socialtraditori esultano: sono riusciti ad assassinare K. Liebknecht e R. Luxemburg. La ‘democrazia’ non è altro che una copertura della rapina borghese e della violenza più feroce. Morte ai carnefici!”

E poi nominare Carl Schmitt contro Lenin è un erroraccio da matite di tutti i colori, considerato che il tedesco lo ebbe come riferimento per le sue teorizzazioni, ovviamente depurato dall’ideologia di classe. Da partigiano a cortigiano è un attimo. Vero, SCIANCA? E se non è farina del tuo sacco ma di Castellane, salutami anche la castellana.