Dio non sta con i prepotenti?

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Lungi da me fare una lezione di teologia, non ne ho gli strumenti e nemmeno la voglia. Ma il Signore, che è anche quello degli eserciti, almeno quello veterotestamentario, Dominus Deus Sabaoth, non disdegna la guerra. E nella guerra c’è chi vince e c’è chi perde, addossando a chi soccombe l’onta del male, vero o meno che sia, perché male e bene sono due punti di vista, si può fare il male inseguendo il bene e il bene attraverso il male.

Dio è violento, difatti si parla di punizioni divine, e certo anche misericordioso, ma bisogna capire con chi, perché non abbiamo controprove in questo regno terreno. E chi conquista si perdona e si assolve da sé. Ma se Dio ci fosse, e personalmente lo nego, appiccicherebbe al muro senz’altro i falsi e gli idioti che non vedono come è costruito il mondo che lui ha voluto. Guerre e distruzioni sono all’ordine del giorno e rappresentano il dato principale, quello del potere che si afferma attraverso i conflitti e che genera i più larghi cambiamenti. E questi hanno come scopo finale quello di ottenere una certa prevalenza, in ogni ambito della vita. Nella guerra gli uomini si ingegnano e dopo la guerra quelle scoperte diventano progressi civili. Attraverso questa prevalenza si possono fare tante cose, anche nobili o edificanti per l’umanità o almeno per una sua parte. La prepotenza è dunque una superiorità acquisita nella lotta per l’affermazione di proprie idee e di una visione (ritenuta migliore di quella dell’altro), che devono servire a portare il mondo nella direzione voluta o verso qualcosa che ci assomigli.

Dunque, sì, il mondo è prepotente, lo è sempre stato e continuerà ad esserlo a meno di mutamenti astrali e antropologici che non si sono per ora avverati. Se Dio esiste ha costruito questo mondo di prepotenze, dunque a sua immagine, dico prepotenze perché tutta la storia è un mutamento di rapporti di forza. Questo è essenzialmente quello che è alla base della vita, anche se ci piace raccontarcela diversamente, per la buona volontà delle persone che incontriamo, che sono capaci di grandi slanci di umanità e che, in alcune fasi, possono essere anche quelli di intere comunità. Ma la guerra, a varie frequenze e modulazioni, arriva sempre e non si spegne mai, perché c’è sempre una prepotenza da contrastare, altre che emergono per scalzarla, anche con tutte le buone intenzioni di cui sono lastricate le vie dell’inferno.

La verità è che il conflitto fa molto male, ci si ferisce, ci si uccide, ci si umilia, ma ha poco a che fare col male in senso religioso o morale. È un dato ineliminabile, e tutta la storia che ci sta dietro lo dimostra, quella del mondo animale e dunque anche umano (siamo anche noi animali, nemmeno così speciali), a un livello però per noi molto più ‘sopraffino’ perché, in quanto esseri massimamente sociali (non è una professione di superiorità ma mera constatazione) siamo portatori di rapporti sociali, attori agiti da questi, senza equivalenti nel regno animale. Dio, se ci fosse, colui che ha generato un universo del genere non saprebbe nemmeno il significato dell’affermazione ‘stare con i prepotenti o con i non prepotenti’. C’è la prepotenza e tutto quel che ne discende.

La vita è conflitto, e come diceva La Grassa, e tanti altri pensatori, mangia altra vita, non pietre. Dunque, la vitalità deve compiere certi atti che non sono nemmeno interpretabili come prepotenza ma che lo sono di fatto, perché si viene sospinti dal conflitto ad arrivare prima su qualcosa che altrimenti altri prenderebbero o ci toglierebbero. E così dobbiamo fare agli altri, prima di loro, quello che loro farebbero a noi. Allora Dio non sta con i prepotenti, sta in ogni caso solo e soltanto con sé stesso, che è ogni cosa, riflesso di tutto ciò che vediamo in questo mondo. Meglio dire starebbe, per me infatti Dio non è. Comunque nel mondo da lui creato, in cui per vivere non possiamo fare altro che lottare per la vita, suggendo sangue fresco, sottoponendo gli altri a un processo che ci trasferisce linfa vitale di cui abbiamo bisogno, non si può fare diversamente, esattamente come un ragno non può rifiutarsi di intrappolare una mosca nella sua tela, pappandosela poco a poco, preoccupandosi di non ucciderla subito per non farla rinsecchire, allungando le sofferenze di quelle e il suo nutrimento.

Pensate che un ragno sia cattivo? O che sia cattivo chi difende certe sue prerogative acquisite che qualcun altro vorrebbe strappargli con la scusa di un mondo migliore, magari il suo mondo migliore?. Il mondo è largo ma non abbastanza, evidentemente, così ci è stato dato o lo abbiamo trovato. Per questo alla fine Dio direbbe solamente vae victis. Forse. Del resto il sapiens ha già compiuto molte di queste imprese efferate anche verso razze a lui affini e, quando ha finito con loro, ha dimostrato che quella stessa aggressività non era tanto discriminante, cosicché ci ha messo pochissimo a randellare – e sono sicuro avvenisse persino in contemporanea alla lotta per l’esistenza verso terzi e l’ambiente – anche quelli della sua stessa specie.

Ma ora si dice che ci siamo evoluti. E da quando? Andate a raccontarla a tutti quei popoli che ancora oggi, e solo ieri e già domani, sono stati, vengono e saranno sterminati, noi inclusi al nostro turno. A chi mi dice che noi abbiamo la ragione e potremmo fare diversamente grazie al logos e alla logica rispondo che queste sono aggravanti che ci rendono molto più efficaci in tutto, soprattutto nel modo di prevalere. E Dio in tutto ciò? Non sta con i prepotenti ma sta nella stessa prepotenza, come in tante altre cose di questa terra.