Franza o Spagna, basta che si magna

43f08805db943b3147e9589c26d29ea5

Franza o Spagna, basta che si magna.

Noi italiani siamo sempre stati pronti a salire sul carro dei vincitori, dimenticando torti e ragioni per un piatto di lenticchie o di pasta in tavola. Ma non dobbiamo essere ingiusti con noi stessi, così fanno tutti i popoli, perché, come disse un antico filosofo, sono “femmine e volubili”.

Da sempre, nella storia, i popoli sconfitti, dopo aver odiato a morte i nemici, al vincitore hanno steso il tappeto rosso e si sono piegati pur di mantenere la testa sul collo e la pancia piena. Questo è avvenuto in tutte le epoche storiche e continuerà ad avvenire a ogni latitudine.
I luoghi comuni sugli italiani sono veri, ma non equamente distribuiti tra tutti i popoli che per mascheramento dei difetti ci superano di molte spanne. Domani qualche altro verrà a scavalcarci negli onori e nei disonori, esattamente come accadde ai tedeschi, che prima di noi erano considerati i più indolenti d’Europa, finché non si sono accreditati come simbolo di efficienza, anche contro l’evidenza.
Sono tanti gli episodi in cui noi italici ancora non italiani ci siamo macchiati di voltagabbanesimo, perché questa è la natura degli uomini che si trasmette ai popoli. Qualcuno diceva che gli italiani, presi da soli, valevano più di tutte le altre genti prese assieme, ma che gli italiani assieme valevano meno di un solo francese o di un tedesco.
Pensiamo a cosa fosse l’Italia dei Comuni, sempre come scriveva Prezzolini “in guerra, in tumulti, in zuffe infinite, divise, oppresse, battute, corse, predate, rubate, assalite. Le città eran divise in sètte, in fazioni, in famiglie, in parti. Or gridavano Marco, or Antonio, ora Orsini, ora Colonna, ora Chiesa, ora San Marco, ora Panciatichi ed ora Cancellieri, ora Palle e ora Frate. E quelli che avevano gridato Antonio erano pronti a gridare Marco, e mentre gridavano Marco stavano già pensando come gridare Antonio. Gli umori ogni tanto ribollivano, e se il coperchio del governo non era tenuto da una mano salda, presto traboccavano. La gente desiderosa di cose nuove abbondava. Si chiamava all’arme, si scendeva in piazza, dove si decidevano le sorti della politica”. E pensare che all’epoca il nostro popolo era più vivo di oggi benché più famigliare alla morte violenta.

Si pensi anche a quanto bisogno di forza e d’ordine ci fosse per uscire dalla propria subordinazione:

“I primi principii questi Stati li debbono sempre a un uomo: un eroe. Nascono sempre con la violenza. L’eroe non biascica paternostri e non fa l’asceta. È un violento. Può essere un sant’uomo: ma è sempre armato di bastone o di spada. Tal bastone e tale spada serve a buoni fini. Guai se gli uomini non provassero il gusto del bastone e non temessero il filo della spada!
Gli uomini sono una razzaccia. Sono bestiaccie cupide, libidinose, avare, senza fede, senza gratitudine, egoiste, o peggio ancora, come accade nella maggior parte dei casi, sono esseri senza forza di spirito, incapaci di seguire il bene o il male, incerti e pronti a cedere al più forte, senza sentimento di responsabilità, vittime del primo partito che capita.
Questa materia ha bisogno d’una forma, che la fonda insieme e la costringa ad essere meno bestiale e meno incerta. L’opera d’alta cucina che consiste nel fondere insieme gli uomini, è la politica. Il cuoco è sempre un capo: che adopri il bastone o l’inganno, che si vanti ispirato da Dio o sia sospetto d’avere a che fare col Diavolo, è sempre l’uno che mette in riga e dà valore agli zeri. Quella razzaccia degli uomini non ha che due vie dinanzi a sé: o la bestialità dispersa, partitante, girovaga o l’umanità dello Stato. Le leggi rendono migliori gli uomini per forza; li costringono ad osservare la parola data e i matrimoni contratti; li portano al sacrificio per la comunità; l’innalzano e li spiritualizzano.
Capaci di capire e di volere ciò son pochi. Pochi coloro che vogliono ‘il bene comune’ ossia il bene della Patria: quei pochi se vogliono davvero raggiungere il bene dei più, debbono seguire alcune norme.
Queste norme sono uguali in tutti i tempi e in tutti i luoghi. Gli uomini essendo la stessa razzaccia dappertutto, le ricette per fonderli insieme non sono molte e sempre le stesse a l’incirca. Dai Greci e dai Romani ai dì nostri son variati i capi, ma non le regole; e le antiche repubbliche come le moderne monarchie, l’antiche monarchie come l’odierne repubbliche han tutte operato ad un modo. Se il santo vuol riuscire, deve adoprare le stesse arti del brigante. Machiavelli guarda gli Stati come furono e come sono; nella loro realtà; senza illusioni; quietamente e freddamente. Gli par tempo perso stare a discutere qual sia il miglior reggimento. Per secoli s’è discusso se monarchia sia meglio di repubblica, se il Papa sia sopra o sotto l’Imperatore. Machiavelli col suo risolino rovescia i secoli e scopre nuovi mondi. Egli inventa il telescopio politico prima che Galileo inventi il cannocchiale celeste; e porta arditamente il suo sguardo lucido in mezzo alle costellazioni degli Stati trovano le leggi del loro moto, del loro formarsi, del loro spegnersi”.

Probabilmente, come affermava Brecht è sventurata la terra che ha bisogno di eroi ma ugualmente disgraziata è quella in cui di eroi non se ne trovano nemmeno con il lanternino. Siamo circondati da infingardi che simulano coraggio e secernono scemenza.
Pertanto, non possono che farci sorridere quelli che affermano, per propaganda o per non fare brutta figura, che ad esempio gli ucraini non sopporteranno più i russi. Accadrà l’esatto contrario quando i buffoni di Kiev saranno costretti a riparare in Europa, dopo che i russi li avranno cacciati, e si riprenderanno anche il popolo ucraino, cancellando in poco tempo l’odio che fin qui è stato fomentato. E sembra che il momento si stia avvicinando con grande sconcerto dei depensanti europeisti che hanno dato armi ad un attore comico passato a ruoli drammatici e grotteschi.
Non mi credete? Pensate di nuovo a noi italiani, abituati sotto il fascismo a disprezzare la perfida Albione e i nemici americani, che hanno raso al suolo le nostre città, distrutto famiglie e accatastato cadaveri. Dopo la sconfitta del regime, da fascisti siamo diventati tutti antifascisti anglicizzati, facendoci deridere da Churchill. Accadrà pure agli ucraini, che presto ribalteranno i loro gusti, adorando chi li avrà “liberati” dai nazisti filo-europeisti e kantiani.