Futuro personale

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Futuro personale. Niente di nuovo sul fronte politico

Da nessun partito attualmente esistente nel panorama nazionale, che sia di vecchio o di nuovo conio, arriverà alcuna soluzione ai problemi dell’Italia. Anche perché questi problemi non sono soltanto nostri, ma riguardano tutta l’Europa, dal momento che ormai ogni scelta interna ai paesi è il frutto di un’omologazione europea che ci ha trascinati sempre più in basso. Resta però il fatto che, in Italia, gli esiti di certe scelte politiche, economiche e culturali si sono accavallati su una decadenza ultradecennale che procede ormai dall’ultimo scorcio del secolo scorso.
Questo perché tutti i partiti, non appena entrano in scena, risultano già inglobati in un sistema marcio e corrotto, parlo innanzitutto sul piano politico – quello (il)legale degli affari loro mi interessa meno – anche quando sono animati da buone e nobili intenzioni, soprattutto quelli che arrivano per ultimi a calcare il Parlamento.
Oggi ciò che occorre non è l’ennesima formazione politica che, intercettando il malcontento per trasformarlo in voti, una volta ottenutili finisca per comportarsi esattamente come gli altri, se non peggio, innalzando a leader improbabili personaggi mediatici del tutto inutili al cambiamento. In questo senso credo che l’operazione Vannacci, pur positiva come elemento di disturbo rispetto ai piani di costruzione di un altro inutilissimo grande centro, vada esattamente in questa direzione deleteria.
Sui territori il Generale sta facendo incetta di vecchi arnesi della politica, anche se giovani anagraficamente, persone che hanno come unico obiettivo se stesse e nessuna reale visione delle cose. Scontenti dei partiti per mancati incarichi e ricompense, cercano un riscatto individuale e non nazionale. Sarà un futuro personale, a cominciare da quello del Generale. In alcuni casi si tratta di autentici casi umani con i quali si possono organizzare cene di raccolta fondi, non certo cenacoli di riflessione e analisi.
Certamente chi è già immerso da tempo nei processi patologici della politica, a tutti i livelli, è ormai completamente putrefatto, ma questo tipo di iniezioni di linfa solo apparentemente fresca non resusciterà il cadavere della politica italiana, né a livello locale, né regionale, né romano.
Qui ci vuole ben altro che fondare partiti o comitati. Non può essere questo il punto di partenza, perché sappiamo già come va a finire. Il movimento deve essere opposto, deve crescere nella società civile un’onda insieme culturale e agguerrita, che non pensi a sistemarsi sugli scranni ma a farli saltare una volta per tutte.
Una forza sociale non infettata ideologicamente, né dalla destra né dalla sinistra, figuriamoci dalla moderazione centrista, e nemmeno da nostalgie fascio-comuniste ormai superate. Qualcosa che, in un certo senso, sia anche incontrollabile, una furia cieca capace di espandersi in tutta la collettività, sulla quale costruire una diversa prospettiva politica che sappia estrarre dal caos e dalla dalla violenza conflittuale (non credano lorsignori di poter fare tutte le guerre che vogliono esecrando la violenza se esercitata da chi a loro non piace) una visione con la quale dare forma alla massa d’urto. Ciò che voglio dire è occorrerà puntare su ‘cio’ che non vogliamo’ perché quel che potrebbe diventare non lo possiamo sapere con troppo anticipo e nemmeno lo vogliamo troppo incasellare. Come disse Gaetano Salvemini quando crescevano gli umori fascisti nella società Italiana: lasciamo che questi spazzino via le mummie poi si vedrà. Ecco anche noi abbiamo bisogno che le carogne smettano di appestare l’aria.
Operazioni a tavolino oggi non se ne possono fare, perché quando si fanno finiscono inevitabilmente nel nulla o peggio in cocenti delusioni. All’inizio si tratterà soltanto di sdegno e disgusto, di rifiuto totale, poi dell’arditezza di singoli e di azioni di pochi, e poi se monterà la tempesta sarà questa a selezionare le sue avanguardie. Dei tanti campioni che vediamo parlare in giro, anche tra di noi cosiddetti alternativi, se ne salveranno pochi.
Non vedo altro modo per evitare ulteriori allevamenti in batteria di militanti sciocchi e condottieri chiacchieroni. Anche Vannacci, in fondo, mi sembra soltanto un altro elemento del gergo politico contemporaneo, non certo il segno di un’epoca nascente.