Il fascino del capitalismo, di O.M. Schena

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C’è OGGI, PER CASO, QUALCUNO CHE ACCUSA LA RONFA GIUSTA? ma nel capitalismo manca del tutto la coscienza dell’abiezione!

Questo è un pezzo sul FASCINO DEL CAPITALISMO BELLEZZE, MA ricordatevi che ANCHE NEL CAPITALISMO, PERÒ, NESSUNO ACCUSA LA RONFA GIUSTA! Facciamoci allora una passeggiata tra le memorie di LUIGI CIPRIANI (CIP), Molti di voi incontreranno così personaggi con nomi e cognomi ben conosciuti, e scopriranno che anche nel passato prossimo, quando non remoto, c’era un bel po’ di gente che si divertiva ad accileccare gli sprovveduti, ovvero il popolo bue, i quali occhieggiavano il mondo, che si faceva gli affari suoi! Incontreranno Raffaele Guariniello e Marcello Guida due personaggi agli antipodi nella storia d’Italia. Mutatis mutandis è quel che accade anche oggi con Gaza e tanti altri luoghi che dovrebbero essere “irreali” e che sono, invece, terribilmente maledettamente “reali e veri”!

A Guariniello si deve la scoperchiatura dello scandalo delle schedature alla Fiat di Torino, a Guida “si deve” la morte dell’anarchico Pino Pinelli che pare avesse la cattiva abitudine di scivolare giù dalle finestre, anche dal quarto piano, pur di incastrare le forze di polizia!

IL VIZIETTO DEGLI AGNELLI DI LUIGI CIPRIANI

Tratto da “quel Marx di San Macuto (FONDAZIONE LUIGI CIPRIANI)

La storia della famiglia Agnelli è costellata di connessioni col potere politico ufficiale e coi poteri occulti, massoneria, servizi segreti, a cominciare da quando la famiglia entrò in possesso della Fiat nel 1906.

Il 23 giugno 1908 Giovanni Agnelli (nonno del presidente della Fiat) diventò nel 1906, a seguito di un aumento di capitale, azionista di maggioranza della Fiat, venne denunciato dal questore di Torino per “illecita coalizione, aggiotaggio in borsa e falsi in bilancio” ma che cosa volete che sia una manipolazione del mercato attraverso la diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose, o l’uso di altri artifizi per provocare alterazione del prezzo di merci o titoli. É sempre il capitalismo bellezze! É Punito dal codice penale e civile, mira a tutelare la trasparenza e la correttezza degli scambi economici. Nel rapporto dell’autorità di pubblica sicurezza Agnelli veniva segnalato come il maggiore indiziato delle manovre fraudolente in borsa che avevano turbato il mercato dei valori e arrecato danni rilevanti ai portatori di azioni. I mezzi fraudolenti consistevano nell’avere provocato nel 1905 – 1906 enormi ed ingiustificati rialzi delle azioni Fiat, sia col suddividere le primitive azioni, sia col porre dal marzo 1906 in liquidazione la Fiat per ricostruirla immediatamente dopo con un moltiplicato numero di azioni, sia con l’ingiustificato assorbimento dello stabilimento Ansaldo. Il rapporto della questura proseguiva affermando che Agnelli aveva dichiarato nel biennio del 1906 utili consistenti che furono poi distribuiti nel 1907, epoca nella quale la Fiat si trovava già in una crisi che la portò sull’orlo del fallimento.

Giolitti, il capo del governo di allora, vegliava sul destino di Agnelli, al quale nel 1907 aveva concesso la croce di cavaliere al merito del lavoro. Il 29/11/1908 lo stesso ministro della giustizia Orlando intervenne con una pesante ingerenza nei confronti della magistratura torinese, affermando che “un’azione penale nei confronti di Agnelli avrebbe avuto conseguenze negative sulla nascente industria nazionale, in particolare piemontese (regione d’origine del primo ministro Giolitti) ”: A un anno della denuncia il perito nominato dal tribunale, prof. Pietro Astuti, confermava gli indizi della questura affermando che le scritture stipulate da Agnelli nel 1906 occultavano operazioni personali a scapito della società, e che le operazioni di borsa dovevano configurarsi come un vero e proprio aggiotaggio al fine di procurare fortissimi e ingiustificati profitti. Il 23 agosto del 1909 Agnelli venne rinviato a giudizio per rispondere di aggiotaggio e truffa. Con la benevola attenzione del ministro Orlando e con ricorsi vari Agnelli riuscì a rinviare il processo sino al 21 giugno 1911, mentre già nel 1909, dopo le dimissioni, era tornato all’incarico di amministratore delegato della Fiat. Il 22 maggio del 1912 il Tribunale mandava assolto Agnelli e a nulla valse il ricorso del pubblico ministero, il quale nel giudizio di secondo grado si trovò di fronte, come difensore di Agnelli, l’ex ministro Orlando e come testimoni a favore di Agnelli i dirigenti della banca commerciale di Milano, Vittorio Roll e Lodovico Oeplitz.

In seguito, durante la fase di preparazione della Prima guerra mondiale, la Fiat venne favorita dal governo e ricevette moltissime commesse militari anche dall’esterno. Agnelli ottenne dal governo che Torino venisse dichiarata zona di guerra. Gli operai vennero militarizzati e persero le pur minime tutele sindacali, il diritto di sciopero e furono sottoposti al codice militare di guerra. Con le forniture di guerra la Fiat si avviava a divenire una grande industria di livello europeo, la famiglia Agnelli ne deteneva ormai la maggioranza delle azioni di controllo.

Agnelli, fascismo e banche d’affari

Col fascismo commesse belliche, militarizzazione delle fabbriche e della società divennero fattori costitutivi del regime, ed Agnelli un fervente sostenitore di Mussolini, anche presso il re piemontese. Successivamente Agnelli fu nominato senatore del fascismo e benemerito del regime, premiato personalmente da Mussolini il 1 marzo 1923 col laticlavio.

Sono del resto molto note le connessioni tra Fiat e fascismo e non è il caso di dilungarmici in questa sede. Conviene piuttosto mettere in evidenza aspetti meno noti. Ad esempio i percorsi attraverso i quali le tre banche private di allora, Commit, Credito italiano e Banco di Roma finiranno all’IRI, dove sono tuttora. Storia particolarmente istruttiva, nel momento in cui gli attuali nostrani nipotini di Reagan tornano a parlare di privatizzazione delle banche pubbliche, di Mediobanca in particolare. Anche Mussolini si convertì rapidamente al liberismo. Nel suo primo discorso da deputato il 21 giugno 1921 affermò: “lo stato è come il gigante Briareo che ha 100 braccia. Io credo che bisogna amputarne 95, cioè bisogna ridurre lo stato alla sua espressione puramente giuridica e politica. lo stato ci dia una polizia che salvi i galantuomini dai furfanti, una giustizia bene organizzata, un esercito pronto per tutte le eventualità di politica esterna intonata agli interessi nazionali. Tutto il resto, e non escludo nemmeno la scuola secondaria, deve rientrare nell’attività privata dell’individuo”. Mussolini avrà modo di pentirsi di queste frasi. Nel 1929 le tre banche del paese non furono in grado di restituire i depositi e furono dichiarate insolventi. Si scoperse allora che esse avevano finanziato coi depositi dei risparmiatori l’acquisto di proprie azioni per farle salire di prezzo. Per un reato di questo genere gli amministratori delle banche avrebbero dovuto finire tutti in galera. Il senatore Ettore Conti, presidente della Comit nel marzo 1931 scriveva nel suo diario “la Comofin (finanziaria della Comit) è stata costituita nel 1920 con capitale sottoscritto da amici della Comit e da società da essa controllate, con lo scopo di assumere partecipazioni e concedere finanziamenti a banche, società ed imprese commerciali e industriali.

In effetti lo scopo principale era quello di acquistare dai Perrone le 200. 000

Azioni della Comit di cui erano venuti in possesso. Gradatamente la Comofin ha aumentato enormemente il capitale; ora succede che la Comofin è la proprietaria della Comit, ma succede anche che buona parte delle società finanziatrici della Comofin sono possedute dalla Comit. Con questo sistema la Comit è proprietaria di se stessa ed il suo capitale è diventato fittizio. Fino a che gli affari procedono elegantemente, poco male, ma se dovessero imbrogliarsi ne avrebbe un crak spaventoso”. Il crack avvenne e costò allo stato in valori attuali circa 3.000 miliardi, di fronte ai quali Sindona appare un dilettante. Dopo la caduta del fascismo, nel 1946, una commissione nominata dalla Costituente affermò che allora “le responsabilità delle perdite non vennero messe in luce, né i responsabili furono inquisiti”. Il perché era molto semplice, nei consigli di amministrazione delle tre banche erano presenti i maggiori sostenitori del regime fascista. Nella Banca Commerciale italiana su 26 membri del Consiglio di amministrazione 9 erano senatori, nel Credito italiano vi erano 7 senatori, nel Banco di Roma vi erano 2 senatori e 4 deputati. I gruppi di comando delle banche erano anche presidenti delle più gradi società industriali.

Il sopraggiungere della grande crisi coinvolse le industrie che trascinarono nel crak le banche. Lo stato dovette intervenire accollandosi le perdite dei privati, creando l’Istituto per la ricostruzione industriale (IRI), cui affidò anche le tre grandi banche fallite. Nell’inchiesta che seguì si venne a conoscenza del fatto che i gruppi di comando avevano finanziato con i depositi dei risparmiatori la maggior parte del loro capitale azionario, il 94% per la Comit, il 78% per il Credito italiano ed il 94% per il banco di Roma. In questo modo i grandi industriali che controllavano le banche ed attraverso queste i più grandi gruppi industriali non avevano rischiato una lira dei loro capitali. Il fascismo non solo li scagionò ma, accollandosi le perdite, lasciò intatti i loro patrimoni personali.

Gli Agnelli, la Cia, IL Bildelberg e la Trilateral

Nel 1952 nacque ufficialmente “Il Bildelberg Group”. Era sorta da poco la NATO ed un profugo polacco, tale Retinger fondatore del “movimento europeo”, finanziato dalla CIA, si fece promotore di un club riservatissimo, che avrebbe dovuto raggruppare gli uomini più influenti d’Europa e degli USA, Il Bildelberg Group appunto. Primo presidente fu Bernardo dell’Olanda, massone implicato nello scandalo LocKeed nel 1975 coadiuvato da Paul Van Zeeland ministro degli esteri belga (NATO) e Paul Rijkens, presidente della Unilever.

Del comitato promotore del Bildelberg fecero parte anche Gattskele, De Gasperi, GuyMollet, Rinay e l’ambasciatore italiano negli USA Pietro Quaroni. Negli USA i promotori furono Walter Bedell Smith, direttore della CIA e della sezione USA del Bildelberg, Arthur Dean, Henry Heinz e Joseph Johnson della fondazione Cervage messa sotto inchiesta per i finanziamenti avuti dalla CIA.

Nel 1967 quando gli USA sciolsero l’American Committee il quale ebbe tra i suoi dirigenti quattro uomini importanti della CIA: Donovan, Allen Dulles, Tom Braden, Charles M. Spofford) venne alla luce che attraverso collaborazioni con Bernardo d’Olanda, il Bildelberg fu finanziato dalla CIA stessa. Tra coloro che parteciparono al primo meeting del Bildelberg nel 1951 figurano mo0lti personaggi in qualche modo legati alla CIA, come risulta da un’inchiesta del Sunday Times di Londra, censurata dal governo e pubblicata in Italia dall’Europeo il 17/10/75. C’era Shepard Stone direttore della fondazione Ford e della Association cultural Fredom promotore nel 1951 del Bildelberg il generale Donovan e Charles Spofford dirigenti della CIA. C’era anche il leader laburista Hugh Gaitskell fondatore del Bildelberg e animatore del Congress for cultural Freedom finanziato dalla CIA e Barry Bingham presidente dell’International Press Institute, ente pure finanziato dalla CIA. Vi erano due sindacalisti dell’Afl-CIO, Irwing Brown e Walter Renter, anche loro sovvenzionati dalla CIA e finanziatori della destra sindacale italiana e della DC. I componenti italiani del Bildelberg erano Giovanni Agnelli, Vittorio Valletta, Manlio Brosio, Guido Carli, Alighiero de Michelis, Amintore Fanfani, Ettore Lolli, Imbriani Longo, Giovanni Malagodi , Giuseppe Petrilli, Pietro Quaroni, Pasquale Saraceno. Tra gli statunitensi George Ball segretario di stato, Gerald Ford, Henry Kissinger, David Rokfeller, Andrew Goodposter comandante delle forze USA in Europa, Allen Dulles della CIA, il prof. Brezinski, il generale Mostard comandante della NATO. Tra i componenti degli altri paesi vi erano Joseph Luns, segretario generale della NATO, Ludwig Erhard, Franz Joseph Strauss, Hermann abs della Deutsche Bank, Fritz Berg presidente della confindustria tedesca, Donald Mac Donald ministro della difesa del Canada. La sola elencazione degli ordini del giorno dice molto sulla natura Bildelberg i cui componenti hanno anche la caratteristica di essere in gran parte massoni ecco alcuni degli ordini del giorno:

ITALIA

– “ armi moderne e sicurezza dell’occidente, strategie della Nato”.

– “Italia – “la situazione della NATO”.

ECCO I COMPONENTI DELLA DELEGAZIONE ITALIANA:

GIOVANNI AGNELLI, GIOVANNI AULETTA PRESIDENTE DELLA BANCA DELL’AGRICOLTURA, PIERO BASSETTI PRESIDENTE DELLA CAMERA DI COMMERCIO DI MILANO, GIORGIO BENVENUTO SEGRETARIO DELLA UIL, RENATO BONIFACIO PRESIDENTE DELL’ALITALIA, MARGHERITA BONIVER SEZ. ESTERI PSI, CARLO BONOMI DELLA INVEST, UMBERTO COLOMBO DELL’ENEA, ROBERTO DUCCI CONSIGLIERE DI STATO, ARRIGO LEVI GIORNALISTA STAMPA, CESARE MERLINI PRESIDENTE DELLISTITUTO AFFARI INETRNAZIONALI, MARIO MONTI DELLA BOCCONI (SCALA MOBILE), EGIDIO ORTONA EX AMBASCIATORE E PRESIDENTE DEL HONEWWLL, MARIO SCHIMBERNI PRESIDENTE DELLA MONTEDISON, FEDERICO SENSI DIPLOMATICO, GUIDO CARLI, PAOLO VITTORELLI PSI, VIRGINIO ROGNONI EX MINISTRO DEGLI INTERNI.

per concludere rimane da ribadire che molti dei dirigenti DELLA TRILATERAL lo sono anche del Bildelberg, in connessione con la massoneria, la NATO e la CIA.

AGNELLI SERVIZI SEGRETI E SCHEDATURE

a seguito di una vertenza intentata per il suo licenziamento dall’ex carbiniere caterino ceresa (assunto dal 1953 col compito di schedare i lavoratori) contro la fiat, nell’agosto del 1971 il pretore Raffaele GUARINELLO a seguito di una perquisizione, scoprì una colossale attività di schedature messa in atto dall’azienda di Torino. Nell’ufficio” servizi generali” erano custodite 354. 000 schede informative, di queste 151. 000 si riferivano al periodo dal 67 al 71. Dalla tipologia degli assunti e dei respinti risultò che l’operaio ideale per la FIAT doveva essere apolitico, frequentatore della parrocchia, godere di buona reputazione pubblica, e andava bene anche se iscritto ai partiti di centro, oppure monarchico e missino. Inventore delle schedature fu il presidente della FIAT IL MASSONE VITTORIO VALLETTA. La struttura del sistema di spionaggio Fiat era articolatissima ed utilizzava dai servizi segreti dello stato ai messi comunali e ai vigili urbani dei paesi minori, alle parrocchie. A capo del servizio di spionaggio interno vi era un ex colonnello di aviazione, Mario Cellerino (pilota personale di Gianni Agnelli) che per vent’anni era stato nei Servizi segreti. Venne assunto nel 1965 alla Fiat insieme a una ventina di carabinieri. Il Cellerino con il consenso del SID costituì il collegamento esterno dello spionaggio Fiat, che prevedeva il passaggio di informazioni reciproche con carabinieri, polizia, SIOS dell’aeronautica di Torino e SID. La Fiat assunse praticamente anche il colonnello dei carabinieri Enrico Settermaier che comandava il SID a Torino. I dirigenti della Fiat addetti alla selezione del personale avevano libero accesso agli schedari del SID, del SIOS, dei carabinieri e della polizia e potevano commissionare a basso costo –rilevarono gli inquirenti – qualunque tipo di schedatura. Per la Fiat lavoravano anche Marcello Guida, questore, ex carceriere di Pertini a Ventotene, implicato nel caso Pinelli a Milano e costruttore della pista anarchica per piazza Fontana, e Filippo De Nardis, che Giovanni Leone dopo la nomina a Presidente della Repubblica volle a capo dell’ispettorato di PS al Quirinale. Anche l’ufficio di collocamento di Torino era al servizio della Fiat e si limitava a dare il nullaosta sulle richieste avanzate dall’azienda.

I lavoratori che costruivano la fabbrica di Togliattigrad in URSS ed i tecnici sovietici in Italia furono costantemente sorvegliati dai servizi segreti Fiat. Le schedature proseguirono tranquillamente, anche dopo l’approvazione dello Statuto dei Lavoratori nel 1970. La perquisizione del pretore Guariniello colse di sorpresa Agnelli che si trovava in vacanza. Rientrato precipitosamente, s’incontrò col presidente Saragat e col procuratore generale Colli. Quest’ultimo avocò a sé l’inchiesta, la tenne nei cassetti per un mese e successivamente la spedì alla Corte di Cassazione a Roma. Sostenendo che per motivi di ordine pubblico l’inchiesta non poteva essere fatta a Torino. La Cassazione accettò la tesi di Colli e il processo venne trasferito a Napoli dove fu insabbiato. Venne apposto anche il segreto di stato per i rapporti con la NATO di alcune produzioni Fiat. I rapporti della Fiat con i Servizi segreti non si limitavano alle schedature, erano molto più fitti e avevano la caratteristica della dipendenza diretta di agenti nei confronti di Valletta. Ad esempio il colonnello Renzo Rocca, morto suicida il 27 /6/1978 era capo dell’ufficio ricerche economiche del SIFAR. In effetti era dipendente Fiat alla quale inviava regolarmente rapporti riservati.

Agnelli, la massoneria, i golpisti bianchi e neri

Roberto Fabiani giornalista de L‘Espresso (massone di Giustizia e Libertà) confidente di Licio Gelli e dell’ingegner Siniscalchi, massone avversario della P2ha scritto in un libro “I massoni in Italia 1968 che Gianni Agnelli, assieme ad altri industriali faceva parte della massoneria nella quale fu introdotto da Valletta e della P.2 , prima che venisse sciolta nel 1974

Al di là del confermare o meno questi dati quel che è certo (lo ha dichiarato lo stesso Agnelli ai giudici) è che la Fiat ha finanziato abbondantemente la massoneria di Lino Salvini, che non dimentichiamolo, fu messo sotto inchiesta per il Golpe Borghese, per l’assassinio del giudice Occorsio e per l’Italicus. Sappiamo poi che attraverso Edgardo Sogno, iscritto alla P.2 i finanziamenti finirono anche alla loggia di Gelli.

Dall’inchiesta del giudice Catalani emerse che la Fiat nel periodo 1971-1976 tramite la banca popolare di Novara emise circa 3000 assegni per un valore di allora di circa 15 miliardi, una cifra enorme tale da giustificare ben altri obiettivi che non il semplice finanziamento alla massoneria. Tramite un prestanome a riscuotere presso la Cassa di risparmio di Firenze era un industriale farmaceutico, Piero Cerchiai gran tesoriere aggiunto della massoneria di palazzo Giustiniani (Grande Oriente). La conferma dell’emissione degli assegni venne anche dalle deposizioni di Luciano Macchia condirettore dell’IFI della famiglia Agnelli e di Maria Cantamesssa, cassiera generale della Fiat ed inquisita per il tentativo di golpe attribuito a Edgardo Sogno e Luigi Cavallo.

L’inchiesta del giudice Catalani mise in evidenza che finanziamenti finirono anche a Edgardo Sogno che nel 1976 venne inquisito per insurrezione contro i poteri dello stato e successivamente messo in libertà provvisoria. Altri finanziamenti giunsero a Sogno dalla Fiat (400 milioni del 1974) per mezzo del consigliere particolare di Giovanni Agnelli, l’attuale deputato europeo della DC Vittorino Chiusano che dal 1966 svolge la funzione di collegamento della Fiat con la DC. La Fiat aveva anche altri canali con l’area del golpismo bianco e della destra DC.

Nel 1972 venne alla luce il caso di Ubaldo Scassellati direttore della fondazione Agnelli che aveva dato al “ piano cinque per cinque”, legato al movimento della destra DC “Europa 70” cospicui finanziamenti in vista di un piano presidenzialista simile a quello di Pacciardi e Sogno. Scoperto, Ubaldo Scassellati venne scaricato dalla Fiat che lo sostituì con Vittorino Chiusano per il medesimo scopo. Compagno di cordata dell’allora segretario della Fondazione Agnelli era il democristiano Bartolo Ciccardini esperto nato fautore della seconda repubblica, militarista folle ha più volte chiesto che anche l’Italia si doti di una forz