Il suicidio politico di Trump e gli effetti sul sovranismo, di A Terrenzio

Mr. Trump- Yellow Tie

Con la decisione di assecondare i disegni messianici di Sion, Donald Trump sta decretando il suo suicidio politico. Quello che possiamo ipotizzare con buona dose di realtà, è che con l’attacco all’Iran Trump si stia preparando ad una sconfitta alle prossime Mid-Term, con buona gioia del Partito Democratico che tifa contro di lui col pretesto di essere contro gli interventi militari, quando loro sono i campioni indiscussi di esportazione della democrazia a suon di bombardamenti terapeutici.

I missili su Teheran e l’uccisione dell’Ayatollah Khamenei non hanno liberato la società iraniana da un regime islamico oscurantista, che maltratta le donne (menzogna da dare in pasto alle galline senza cervello del palinsesto televisivo), e che aspettava la liberazione di Usa e Israele, tutt’altro. La società iraniana, anche quella non fedele al regime teocratico, si è compattata al suo interno raccogliendo varie anime che la compongono ed è scesa nelle strade per dimostrare la sua fierezza contro il nemico di sempre.

È rivoltante seguire i nostri Tg con una opinione pubblica che dopo decenni di menzogne sulle guerre ai regimi islamici e terroristici, ancora è incline ad abboccare alla solita propaganda dell’Occidente buono che libera i popoli da regimi corrotti e sanguinari. Anche questo è il sintomo di una società distratta, superficiale e che non sa farsi un’idea su nulla, ma che semplicemente assorbe acriticamente tutto ciò che il mainstream dell’infotainment gli propone.

Ma dicevamo delle conseguenze su Trump. Con una base MAGA che per metà sembra averlo già abbandonato per avere disatteso il suo programma. Dalla promessa allo stop alle “endless wars” è passato agli attacchi su larga scala e ha rilanciato la dottrina Neoncon con accenti più rozzi ed arroganti come si confà al personaggio. Altro che far finire la guerra in Ucraina in 24 ore. È più che probabile che il cambio di politica estera a 360 gradi sortirà degli effetti nella politica interna, specie se la guerra dovesse prolungarsi e che Dio non voglia ci sia un intervento con truppe da terra. Ormai stiamo imparando che le sparate di Trump non sono più a salve, ma producono danni reali. Non ancora sappiamo quale sarà il futuro dell’Iran e di tutta la regione, ma l’esperienza insegna che di solito a questo tipo di operazioni militari seguita il caos, che è poi il vero obiettivo di Israele e di Netanyahu. Vedi casi Libia e Siria. Se così sarà, prepariamoci ad un Iraq moltiplicato per cento, con destabilizzazione anche del mondo Sunnita e di quelle Petromonarchie del Golfo tenute insieme dai finanziamenti americani. A quel punto le conseguenze saranno devastanti anche per l’Occidente e l’Europa, ormai mera astrazione geopolitica, che subira lo shock dei prezzi del greggio che saliranno alle stelle. Non bastava assecondarli col taglio energetico russo, adesso anche con l’attacco all’Iran porteranno a compimento la totale distruzione economica dell’UE. Tanto paga pantalone, cioè noi cittadini vittime dell’eurosuicidio. Dal quale naturalmente saranno toccati anche gli americani, che a quel punto chiederanno la testa di Trump che per coprire lo scandolo Epstein orditogli da Bibi, ha finito per rimetterci lo stesso. Non dimentichiamo che è salvo per miracolo e che la mano che ha ucciso Charlie Kirk è la stessa che stava per mandarlo al campo santo. Intelligenti pauca.

Concludendo, è facile prevedere che il Leader Repubblicano alle prossime mid-term riceverà una batosta, perderà la maggioranza a camera e se senato ed il suo mandato sarà azzoppato. Il che non vorrà dire un ritiro delle operazioni militari, tutt’altro. La lobby sionista e quella Neocon-globalista sono trasversali agli schieramenti politici e l’agenda di devastazione degli Stati sovrani rimarrà identica. Sarà il progetto sovranista a subire una sconfitta pesantissima con ricadute inevitabili anche in Europa, dove già i partiti “sovranisti” e conservatori, nonostante gli edulcoramenti dei loro programmi, subiscono pressioni di ogni genere quando non vengono proprio messi fuori legge (a questo proposito un rimando obbligato è quello da fare al referendum alla giustizia del prossimo 22-23 marzo e sull’importanza di votare SI), ma che con la perdita del referente MAGA, verrebbero definitivamente disarcionati dalla scena Europea. Con tutte le conseguenze di un ritorno nefasto dei partiti Dem-globalisti che non farebbero che portare a termine l’opera di annientamento delle identità, con leggi liberticide a tutto spiano contro l’omotransfobia e critiche al modello immigrazionista, che anzi verrebbero rilanciate con maggiore tigna e ferocia per avere esperito il ritorno dei “fasci” al potere. A quel punto come già analizzato nel video con Petronio Di Leo https://youtu.be/WEqsqcK1EP8?is=oN8hdIVKgJ9oOnI- cui rinnovo l’invito alla visione, il futuro delle destre identitarie sarebbe nero. E questo a causa del tradimento di Donald Trump ed il suo assoggettamento a quei poteri profondi che aveva sfidato e che infine l’hanno piegato. Nelle battute finali mi viene da pensare al fatto che the Donald abbia svolto un ruolo catalizzatore del dissenso come Beppe Grillo in Italia. Non che non fosse mosso da intenti genuini e che non nutrisse il desiderio dell’American First e di guidare un riscatto per quei perdenti della globalizzazione rappresentato dall’elettorato bianco dimenticato e ridotto alla povertà. Ma che nel secondo mandato sia dovuto scendere a patti, perché sotto minaccia di quei poteri che ho nominato sopra, e che per forza di cose finiscono per esautorare ogni proposta di cambiamento radicale del sistema politico-finanziario e riportarla nel recinto del potere di quegli apparati che rispondono solo ai loro interessi.