La controinformazione contro la controinformazione

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Leggo di polemiche nel mondo della cosiddetta controinformazione. Tutti che parlano di unità dei dissidenti ma l’unico obiettivo di questi gruppetti è ricavarsi un cantuccio nel recinto della controinformazione, che di solito resta nelle regole non dette del mondo costituito benché messo ai margini. Ma la periferia del sistema sempre sistema è. Ed è quello che in fondo vogliono, vogliono le stesse cose dei nemici a cui si finisce per assomigliare. Vale per tutti quanti.
Generalmente la controinformazione fa disinformazione di bassa lega perché già se fosse buona disinformazione sarebbe un’ottima arma contro il sistema (chiamiamolo così per farci capire, ma non esiste un sistema come un monoblocco di pietra). Ovviamente la controinformazione, con le dovute rarissime eccezioni, non fa né informazione, né controinformazione né disinformazione, semina più che altro l’egotismo dei suoi attori, di solito strani personaggi che hanno lo stesso sguardo degli ultracorpi che vanno ad abitare un ospite umano, interpretando una parte consapevolmente o inconsapevolmente. Dipende da quanto sono sinceramente stupidi o insinceramente farabutti.
Quando li vedo accapigliarsi su chi ha ragione e chi ha torto e su chi è più controinformatore, su chi ha la formula giusta e chi ha trovato la chiave a tutto, mi viene sempre in mente una scena del film dei Monty Python, Brian di Nazareth, che riporto sotto e trascrivo pure perché riproduce bene i tic di queste nullità che tanto si danno delle arie quanto meno contano per i nostri sventurati tempi. Sia chiaro, non imputo a loro le dinamiche dei tempi, che dipendono molto poco da fattori soggettivi; anche gente realmente capace farebbe molta difficoltà ad organizzare qualcosa di serio oggi. Certo non farebbe un partito e non si candiderebbe in nessuna lista se i suoi intenti fossero concreti e generosamente collettivi.
Siete del fronte popolare giudeo?
Vaffanculo!
Prego?
Il fronte popolare giudeo? Siamo del fronte popolare di Giudea. Il fronte popolare giudeo. Quei froci.
Chiedo di entrare nel vostro gruppo.
No, fatti un giro.
…Io odio i romani più di tutti quanti voi.
Ne sei sicuro?
SPQR, sono porci questi romani.
Se vuoi entrare nell’FPG, li devi odiare sul serio, i romani.
Li odio.
Senti, le sole persone che odiamo più dei romani sono quegli stronzi del fronte popolare giudeo.
Sì, giuro.
Anche quelli del fronte giudeo del popolo. E quelli del fronte popolare di Giudea. Il fronte popolare di Giudea, tutti parolai.
Siamo noi il fronte popolare di Giudea.
Oh, ma non siamo il fronte del popolo?
Il fronte popolare.
E che fine ha fatto il fronte del popolo? Eccolo laggiù.
Coro: Parolai!
Qui
Eccoli qui tutti descritti in una sola scena che vale per il passato, il presente ed un futuro speriamo almeno meno ameno di quello che purtroppo già vediamo all’orizzonte.
La verità è che un certo cialtronismo antisistemico non è dissimile dal suo omologo sistemico, ma ovviamente quest’ultimo gode di budget eccezionali che lo trasformano in un colossal hollywoodiano mentre gli altri ci propinano gli sci-fi della Asylum. Ripeto, non voglio mettere tutti nello stesso calderone ma più o meno così stanno le cose.
Se li guardate bene, tali cialtroni hanno tutti una comune vena di pagliacceria che li porta a sovraesporsi in questo loro underground in cui si nutrono di collette e donazioni non per battere il potere ma per emularlo in piccolo. Hanno similmente quel po’ del buffone, quel mimetismo da commedianti, quella faccia un po’ così e quell’infervoramento innaturale che mi riporta alla mente almeno due o tre aforismi di Karl Kraus (“Il segreto dell’agitatore è di rendersi stupido quanto i suoi ascoltatori, in modo che questi credano di essere intelligenti come lui.” “Ci sono volti che dovrebbero essere nascosti per l’eternità, ma che hanno la faccia tosta di mostrarsi in pubblico.”)
Chiaramente tutti questi individui rincorrono solo l’attualità, la notizia condita con quel poco di Storia necessaria a rendere i loro sragionamenti appena meno approssimativi. Citano qualche teorico in voga di prima o di ora di cui hanno leggiucchiato qualcosa e amplificano le scemenze di quello assommandole alle loro. Se fate bene attenzione in questi personaggi manca sempre il rigore teorico, il pensiero rigoroso e non dico originale ma almeno di prima mano. Citano per sentito citare.
Ricicciano sempre le stesse teoresi travestite di abiti contemporanei che parlano di denaro, signoraggio, padroni dell’universo, Spectre di pochi prepotenti, complotti intricatissimi che però loro hanno scoperto ecc. ecc. Partono sempre da un nugolo di pregiudizi che chiamano idee e li adattano alle situazioni per uscire sempre con gli stessi immutabili pensieri qualsiasi cosa accada alla fine del percorso. Adattano e si adattano, riciclano e si riciclano, passando dal fronte della Giudea al fronte popolare giudeo oppure creando il fronte giudeo della Giudea popolare.
Ora mi direte che sono un rompicoglioni. Posso fare di peggio. Posso ricordare un’altra scena dello stesso film (di cui lascio il link) che dimostra che per essere contro il sistema non per forza si deve considerare sempre tutto un male; in fondo chiunque fa qualcosa di buono, anche Mussolini ne fece, checché ne dicano all’ANPI. Ecco i dialoghi della scena di cui metto parimenti il link:
qui
— Quali sono le nostre richieste? Diamo a Pilato due giorni per smantellare l’intero apparato dello Stato imperialista romano.
— E se non accetta la giustiziamo subito [la moglie da prendere in ostaggio].
— Le tagliamo la testa?
— Come inizio, la testa!
— E gli mandiamo un orecchio ogni ora e un quarto, così capisce che non scherziamo.
— E noi preciseremo che si deve prendere lui tutta la responsabilità se la facciamo a pezzi e che noi non cederemo mai e poi mai a un vile ricatto.
— No al vile ricatto!
— Ci succhiarono lo sangue questi bastardi, ci presero tutto ciò che avevamo e non solo ai nostri padri, ma ai padri dei nostri padri e i padri dei padri dei nostri padri.
— E i padri dei padri dei padri!
— Già.
— E i padri dei padri dei padri dei padri!
— Sta scassando la minchia questa cosa?
— E in cambio che cosa ci hanno dato loro, eh?
— L’acquedotto.
— Come?
— L’acquedotto.
— Ah, ah sì, sì, quello ce l’hanno fatto, è vero.
— E anche le fognature.
— Ah sì, le fognature, ti ricordi come era la città prima?
— Sì, va bene, vi concedo che l’acquedotto e le fognature sono due cose che hanno fatto.
— E anche le strade.
— Beh, ovviamente anche le strade, non c’è neanche bisogno di dirlo, e dai! Ma a parte le fognature, l’acquedotto e le strade…
— L’irrigazione.
— La medicina.
— È vero.
— La scuola.
— Hai ragione. Va bene, va bene, fin qui ci siamo.
— E il vino!
— Sì, è vero.
— Ma sì, quello ci mancherebbe sul serio se i romani se ne andassero.
— I bagni pubblici.
— E dirò di più: con gli asini pubblici in orario si circola meglio.
— Ma lo sanno mantenere l’ordine, solo loro potevano riuscirci in un paese così.
— Va bene, a parte fognature, vino, medicina, istruzione, asini pubblici in orario, ordine pubblico, irrigazione, strade, spiagge non inquinate, bilancia dei pagamenti in attivo, che cosa hanno fatto i romani per noi?
— Hanno portato la pace.
— Oh, figurati!
— Chiudi il becco.