La Guerra (ricordando Gianfranco la Grassa) 

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La guerra è inevitabile? Sicuramente finora gli esseri umani non sono riusciti ad evitarla ed essa si è manifestata in tutte le epoche storiche per segnare profonde trasformazioni, con il suo carico di violenza e tragedia e con una nuova linfa vitale che ha scosso mondi e società. Purtroppo oggi viviamo un’età triviale, non saprei dire quanto peggiore di quelle del passato (qui ci viene in soccorso il film di Woody Allen Midnight in Paris, persino durante la Belle Époque pensavano che l’età precedente fosse migliore, e probabilmente anche nella mitologica età dell’oro rimpiangevano un passato altrettanto romantico).

Forse oggi, con l’avanzamento scientifico e un depotenziamento dei motivi di conflitto religiosi (del tutto secondari nonostante picchi di delirio), pensavamo di essere immuni a certe sciocchezze, quelle della lotta tra bene e male, buoni e cattivi, (e invece persino troppo aperti a tutto il contrario delle regole calate dal cielo, con ogni gruppo isterico che si inventa una percezione di sé stesso e degli altri senza contatto con la storia), tornano in auge categorie da crociata religiosa. Così sentiamo il presidente degli Stati Uniti affermare di aver eliminato l’uomo più malvagio della terra, la guida spirituale iraniana, e la nostra classe di politici incompetenti ergersi a paladina di giudizi estemporanei sulla coscienza dei nemici che al momento ne combinano molto meno di loro.

L’altro giorno ho visto il professore Orsini in televisione essere attaccato dal direttore della verità Belpietro per aver affermato che i vertici del nostro governo sono moralmente responsabili di crimini umani, perché non hanno condannato l’aggressione americana e israeliana, anzi hanno messo a disposizione armi e logistica. Parimenti, le stesse persone hanno sanzionato e condannato la Russia, armando i suoi nemici, adottando dunque un doppio standard. Crosetto ha minacciato Orsini di querela, eppure così stanno le cose, se ti rendi complice di un fatto o di più fatti inequivocabili, diciamo che quanto meno non puoi dare lezioni di moralità a nessuno, e quindi tra la nostra classe dirigente, quella americana, quella russa o quella iraniana nessuno è superiore a nessuno ed è una gara a trasformare la crudeltà in un vantaggio strategico, perché nemmeno i governi ne sprecano se non pensano di poter ottenere qualche vantaggio pratico.

Ciò implica che negli esami e nelle valutazioni che attengono alle potenze geopolitiche le stigmatizzazioni morali obnubilano la testa a tutti. Ci teniamo volentieri fuori da queste rogne in cui il più pulito ha la rogna.

Ma torniamo all’oggettività dei processi storici, allontanandoci da sciocche dispute tra egocentrici verso i quali ho tuttavia le mie preferenze. Ciò che deve informare il nostro giudizio e il nostro gradimento sono gli interessi nazionali. I nostri interessi nazionali oggi sono completamente annullati dalla subordinazione agli Usa, dunque tutto ciò che indebolisce quel paese ci è utile e l’utile per noi coincide col giusto. Poche chiacchiere, è questo che ci autorizza ad essere antiamericani, antiisraeliani e filo tutto ciò che li combatte, fossero anche i tagliagole. Con questo dimostriamo di non avere alcun pregiudizio etnico o di professione di fede.

Dunque dobbiamo augurarci che Cina, Russia e Iran spazzino via gli Stati Uniti e i loro servi nei paesi controllati, l’Italia è tra questi. Dopodiché noi dal macellaio ci aspettiamo un buon servizio non perché sia generoso o ci regali qualcosa, in questo mondo non va così, auspichiamo che dall’arretramento di chi ora ci trascina in un guado senza speranza si possano cogliere delle opportunità per avere maggiore autonomia e persino indipendenza

Ma perché i conflitti si generano? Questo avviene tanto in verticale, in seno a ciascun paese e formazione sociale, quanto in orizzontale, tra differenti aree geopolitiche non di certo per la bontà o la cattiveria umana ma perché i rapporti di forza sono mutevoli e non si fossilizzano mai (tra gruppi e tra gruppi di nazioni). È la vita che, finché persiste, non può restare immobile, essa spinge, spinge e spinge determinando lenti e poi veloci mutamenti che sono inarrestabili e solo limitatamente orientabili.

Scrive il nostro compianto La Grassa:

“Immaginiamo che in un grande recipiente (il mondo) si versino alcune grosse pietre (le potenze) che, pur urtandosi e contrapponendosi, stabiliscono un certo equilibrio. Vi si versi una serie di piccole pietre, che si sistemeranno nei vuoti esistenti tra le pietre più grosse. Anche queste minori pietre eserciteranno pressioni e forze sul resto, se non altro perché gli spazi vuoti si vanno restringendo e le superfici di contatto e frizione si accrescono; tali pietre più piccole, tuttavia, trovano infine i loro equilibri ‘subordinandosi’ alla pressione superiore dei pietroni. Infine, si rovesci del pietrisco fine fine nel recipiente. Accadrà l’identico fenomeno precedente, i sassolini si sistemeranno tra le pietre più piccole, eserciteranno la loro pressione e frizione, ma in definitiva si sistemeranno e integreranno con il resto, ‘subordinandosi’, però, nel corso di tale integrazione.

Tutte le pressioni e frizioni sembrano sparite, annullate, l’armonica integrazione appare ormai stabilmente assestata. Niente di tutto questo. Il tempo e i fattori esterni (‘atmosferici’) disgregano alcuni pietroni e anche pietre, ma portano pure progressivamente a nuove aggregazioni mediante fusione dei pezzi e di altre pietre con ingrandimento di nuovi pietroni e pietre; e il fenomeno interessa in vario grado anche il pietrisco. Gli apparenti equilibri svaniscono, l’integrazione precedente tra i vari ordini di grandezza delle pietre mostra la sua transitorietà e sostanziale labilità di fronte alle spinte squilibranti, si producono frane nell’insieme e vanno creandosi nuove configurazioni del pietrame nel recipiente (mondo). Si entra insomma in un’epoca di mutamento. L’equilibrio apparente è venuto meno, ma semplicemente perché i processi temporali (storici) hanno annullato le forze di integrazione che attenuavano quelle squilibranti, incessanti e sempre attive malgrado fossero in apparenza dissolte nell’illusoria armonia del ‘tutto’. Tale armonia, in definitiva, era il semplice apparire temporaneo di un equilibrio nel bel mezzo del flusso continuo squilibrante.”

Si vuole dunque comprendere come vanno realmente certe situazioni invece di voler a tutti i costi scandalizzarsi per “tutto” o “edificarsi” per niente? Devo dire che oggi su un quotidiano Caracciolo ci prova almeno in parte ad allontanarsi da certe narrazioni da venditori di pentole e affini: “Le guerre mondiali non si pianificano. Diventano tali per accumulazioni [di attriti inevitabili direi]. Maturano nella competizione per l’egemonia planetaria accelerata quando la potenza superiore perde anima e sangue accendendo le ambizioni degli sfidanti”.

E cosa vorresti dire a questi sfidanti? Forse di credere che loro sono il male e che stanno attaccando il bene che conviene a tutti? Non conviene a tutti come sa ogni singolo Paese che si è visto aggredire dall’Occidente per un qualche motivo o pretesto. Conveniva alla Serbia? Conveniva all’Iraq, all’Afghanistan, alla Siria ecc? Conviene all’Africa derubata da secoli? Dunque, siamo seri e finiamola con queste porcherie da autentici delinquenti.

Il mondo è per ora un posto abitabile ma non è mai stato un luogo sicuro e mai lo sarà perché, come tutti gli animali, conduciamo la nostra lotta per la vita nel nostro ambiente sociale e la pace non è altro che quella parentesi (socialmente relativa) che ci è concessa tra grandi conflitti e conflitti a più bassa intensità che scambiamo per quiete, e nemmeno generalizzata, perché mentre noi viviamo una vita tranquilla in altri posti più o meno lontani (adesso sempre più vicini) scorre il sangue di cui si nutre l’esistenza. La Storia incede perché tra vittime e carnefici nessunruolo è dato per sempre e le vittime di ieri sono i carnefici di oggi.

Moralmente superiore, per quanto mi riguarda, è chi comprende queste cose e devo dire che attualmente i migliori sono pochini.