MISERIE DI CERTA INTELLETTUALITA’ DI SINISTRA

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Gianfranco la Grassa
Pubblicato su LINEAMENTI
FRANCO ANGELI
QUALE MARXISMO OGGI N. 4 -1984
Lo scritto che segue era in origine la “Presentazione” al Manuale di Economia Politica di A. pesenti, che è stato nuovamente pubblicato (in aprile) dagli Editori Riuniti. Tale casa editrice mi aveva affidato l’incarico di redigere detta presentazione, essendo io stato a suo tempo uno degli allievi di Pesenti. Quando tutto sembrava seguire, “naturalmente”, il suo corso, venivo avvertito telefonicamente da un autorevole personaggio (e intellettuale) della casa editrice che la mia presentazione era “troppo politica e personale”, e mi si chiedeva se potevo rifarne una più asettica e adatta ad una diffusione del Manuale in ambito prettamente accademico. Naturalmente ho rifiutato, perché il senso della pubblicazione di un testo come quello di Pesenti non poteva che essere diverso da un suo uso meramente universitario. In seguito, ho inviato questa presentazione alla rivista Rinascita, proponendo di pubblicarla in occasione dell’uscita del libro come una sorta di presentazione-recensione dello stesso, dichiarandomi logicamente disponibile alle opportune modifiche all’uopo necessarie. In questo caso, non ho avuto nemmeno un cortese cenno di riscontro. Credo non ci sia bisogno di alcun commento; il lettore avveduto potrà trarre da solo le conclusioni che questa vicenda implica. Ho chiesto proprio per questo alla rivista Lineamenti di voler gentilmente pubblicare lo scritto, in modo che restasse una piccola traccia di questo sia pur minimale avvenimento, peraltro non privo di qualche indicazione in merito allo stato di preclusione e di ostracismo che certi settori intellettuali sedicenti “di sinistra” manifestano nei confronti di ogni tentativo di ripresa di un dibattito marxista.
Oltre dieci anni fa scompariva con Antonio Pesenti una delle figure più rappresentative di scienziato e di militante comunista. Bisogna essere profondamente grati agli Editori Riuniti per avere deciso la ristampa di questo suo. L’iniziativa non sarà forse di quelle che fanno epoca in certi ambienti culturali odierni, in cui solo l’effimero” sembra degno di attenzione e di culto intellettuale, ma proprio per questo essa è coraggiosa e va controcorrente.
Si tratta di un preciso segno che la tempra scientifica, unita alla robusta passione, di uomini di impegno politico e civile, di un’altra generazione – ben più adusi alla incisività delle lotte e dei confronti teorico-ideologico che all’ “elegante” dibattito accademico e di “scuola” – ha purtuttavia lasciato una traccia, un seme, i cui frutti non si è ancora disposti a lasciar marcire. Questa ristampa, appunto, lo dimostra e sta ad indicare che la continuità con una passata stagione di più netti scontri di classe non è stata totalmente interrotta, che la sua “memoria” non è stata drasticamente annullata in nome di un presente sempre eterno, sempre vissuto nel suo continuo ripresentarsi in quanto mera temporalità puntiforme, priva di spessore, da sedicenti “avanguardie” culturali che formulano una sotterranea, subdola apologia della società capitalistica, della sua presunta intrascendibilità, nel mentre fingono di essere terribilmente rivoluzionarie, di voler sconvolgere e capovolgere ogni istituzione, ogni corrente di pensiero.
Chi scrive è stato allievo di Pesenti, gli ha voluto bene come ad un padre. È stato talvolta in contrasto con lui su alcune questioni teoriche (e non solo teoriche) ma l’ha sempre profondamente rispettato certamente per la sua superiore intelligenza, ma anche perché riconosceva in lui un comunista (di quelli, mi si permetta di dirlo prosaicamente, di cui “si è perduto lo stampo”) che delle idee, della scienza, della stessa ricerca della “verità” – perseguita con grande onestà intellettuale e senza dogmatiche preclusioni verso possibili obiezioni e contestazioni – si serviva come strumento di confronto e di scontro per il progresso, per la trasformazione sociale (senza tuttavia nessun atteggiamento di tipo semplicemente illuministico). In lui si univano profondamente una infinita tolleranza (e la capacità di rimettersi sempre in discussione; non solo teoricamente, del resto manche come individuo empirico nella sua concreta esistenza) ed un netto e preciso “spirito di scissione”. La tolleranza non sfociava quindi mai nel “pasticciaccio” eclettico o nella mediocrità dell’in media stat virtus; né la polemica e decisa presa di posizione trascendeva mai nell’insulto all’avversario, in quel cupo furore dell’intellettuale astioso che crea una spessa coltre, attraverso la quale nessun’altra idea – se non la propria , e preconcetta – può penetrare. Ho dovuto premettere tutto questo- e sono stato persino troppo sintetico – perché altrimenti mal si capirebbe quel che ha rappresentato l’opera teorica di Antonio Pesenti, di cui questo Manuale rappresenta il coronamento, la summa (anche se, sia chiaro, non la esaurisce affatto). Innanzitutto, va compresa l’importanza storica di tale opera. Si può essere d’accordo oppure no con la politica del Pci a partire diciamo, dal 44-45. Non si potrà negare però la grande portata nazionale e internazionale d’essa. Non si possono negare le profonde innovazioni (ed anche qui l’utilizzazione di tale termine non implica alcun precostituito giudizio di “valore”) apportate da Togliatti alla strategia del partito, ma soprattutto alla sua linea politica, al suo inserimento nel tessuto della società italiana, alla sua posizione all’interno di quello che allora era il consesso dei partiti “fratelli”.
Per comprendere appieno quanto detto è indispensabile tener conto dell’elaborazione di Pesenti nel campo della politica e della teoria economica “marxista”. Non si può capire, non dico la “via italiana al socialismo”, ma nemmeno la problematica delle “riforme di struttura” se non si apprende La lezione di Pesenti intorno al (capitalismo monopolistico) di Stato e alle conseguenti funzioni dello Stato in campo economico; Stato che da sovrastruttura (com’era stato fino allora considerato nella tradizione marxista) veniva invece pensato come sempre più integrantesi nella struttura. A riprova di quanto detto, voglio solo ricordare che Ancora sulle Divergenze tra il compagno Togliatti e noi (marzo 1963), saggio di critica complessiva e generale condotta dal Pci cinese nei confronti del Pci, vari scritti di Pesenti vengono citati non meno di 10 volte (praticamente soltanto Togliatti e Pesenti sono nominativamente, bersagli di polemica). La complessa unitarietà della politica del Pci dalla fine della guerra fino a tutti gli anni ’60 in ambito politico-sociale, culturale e – appunto – economico, non può dunque essere intesa fino in fondo senza l’apporto teorico pesentiano tuttavia, sia chiaro il testo più ripresentato all’attenzione e degli specialisti e di un più vasto pubblico, non ha semplicemente un interesse storico. Non credo sia necessario assumere un irragionevole atteggiamento apologetico, negando l’evidenza di un suo relativo “invecchiamento”. Esso è stato ultimato nel 1970 ed esattamente 11 anni or sono Pesenti si spegneva improvvisamente ancora nel pieno del suo vigore intellettuale. Gli ricorda il clima culturale degli anni ’60 non può non comprendere come esso sia mutato radicalmente in quest’ultimo decennio. Basterebbe anche solo ricordare certi dibattiti condotti in campo marxista- quello intorno alle società di “transizione” (aperto da uno scambio di lettere tra Sweezy e Bettelheim) o quello del ’78) (quindi recentissimo) sulla concezione marxista dello Stato e del politico, aperto da uno scritto di Althusser su il manifesto ecc. (si tratta solo di pochi esempi trattati dai molti possibili)-
– Per sentire assai acutamente quanto tempo è passato qual è stato lo spostamento di tutti i termini dello scontro teorico-politico. Di questo nuovo clima, di questi nuovi termini del dibattito e della riflessione teorica, il manuale di Pesenti non poteva e pour cause- registrare gli influssi. In questo senso esso è “invecchiato” come qualsiasi altro testo, qualsiasi altro “classico”. L’opera teorica di un Dobb o di un Lange ecc. ha in fondo subito la stessa sorte. Quanto a Sweezy- che è ancora fra noi e verso cui va l’indubbia gratitudine di tutti i marxisti- I suoi scritti (anche recenti), per quanto interessanti, hanno però un qualche sapore suranné,
– Il Manuale di Pesenti resta tuttavia ancora oggi l’unico libro italiano in cui venga esposta sistematicamente, e con grande ampiezza di vedute, la teoria marxista nel campo dell’economia politica, con l’apertura e il confronto puntiglioso, mai settario ma netto e deciso, verso altre impostazioni dottrinali “in questa nuova edizione, non a caso, mancano le appendici di microeconomia e di macroeconomia (nonché quella sul capitale finanziario italiano), scritte dai collaboratori di Pesenti, poiché su tali settori della teoria economica esistono molte altre ottime opere di carattere manualistico più aggiornate; ed il fine della ristampa del testo qui presentato no poteva essere quello di fornire in un’unica opera l’ intero ventaglio dei vari dei vari filoni della scienza economica. Del resto, lo ripeto, un’ampia (e critica panoramica di detti filoni è già contenuta nelle pagine scritte da Pesenti).
Nonostante il silenzio, l’ostilità, il boicottaggio culturale (ed editoriale) cui è sottoposto da alcuni anni il marxismo – di cui si dichiara la morte per l’ennesima volta- l’impressione netta che si ha in quanto docenti (e non si tratta solo di una impressione personale) è quella di un nuovo inizio di interessamento dei giovani della conoscenza di tale teoria, anche se profondamente trasformata rispetto a quella per troppi decenni canonizzata in formule “ufficiali”. Certa cultura sedicente postmoderna, che “derealizza” pervicacemente il mondo, appare francamente troppo rarefatta ed esangue rispetto ai nuovi scossoni che si prepara a darci la “storia”. Il pensiero “debole”, di cui si fa oggi l’apologia a destra e a manca, sembra significare soprattutto l’abdicazione di una parte degli intellettuali ad un reale impegno civile, ad una lotta per la trasformazione delle attuali strutture sociali. La senza dubbio corretta considerazione relativa all’aumento di complessità della società capitalistica viene spesso adottata come scusa per abbandonare ogni fine di conoscenza tesa alla modificazione dello “stato di cose esistente”, per rendere oscuro esoterico, il proprio linguaggio (destinato agli “iniziati”), per diffondere il pessimismo più radicale circa la possibilità di un qualsiasi mutamento, per attingere al mistico, all’ineffabile, all’indicibile.
Di fronte alla bancarotta di buona parte degli intellettuali (già di sinistra e maggiori “ultrarivoluzionari” fino a pochi anni or sono), il messaggio di quest’opera di Pesenti ha certo un tono “ottimistico”; ma non di un ottimismo inconsapevole e serafico, bensì teso e problematico. Quello che esce da queste pagine è il messaggio di un comunista, che non chiede melensa piaggeria adulatoria, piatta e acritica adesione alle sue tesi, bensì di ricominciare; di ritrovare gusto alla conoscenza della società in cui viviamo per lottare in essa, per “trasformare il mondo”; di parlare ancora una volta anche ai “non iniziati”, coloro che maggiormente vivono e offrono le condizioni di iniquità di diseguaglianza, di subordinazione insiste e in questo ordito sociale. Chiede insomma, ancora una volta ai giovani di oggi quello che Pesenti, in vita, chiedeva a noi, suoi collaboratori e/o suoi compagni, quando eravamo giovani.
È dunque evidente che il Manuale di economia Politica qui ripubblicato non è certamente un testo soltanto accademico (anche se nell’Università può trovare utilissima applicazione), né semplicemente un’opera di pura economia (di economia) economica, bensì, appunto di economica politica. Ed è un testo di pensiero “forte”, che rivendica le ragioni insopprimibili ed “idee chiare e distinte” (così démodées in certo panorama culturale italiano odierno), scritto in linguaggio limpido, comprensibile (“così poco raffinato” per certi anemici intellettuali oggi alla moda).É un testo, la cui lettura resta, e resterà ancora a lungo, un “avventura” intellettuale non soltanto piacevole, ma soprattutto utile per tutti coloro (e sono per fortuna ancora tanti) che vogliamo apprendere, discutere ed impegnarsi in una lotta di cui venga individuato con chiarezza l’obiettivo, in una civile contesa scientifica e politica in cui si riconosca – pur nel rispetto delle sue ragioni – l’avversario, senza ipocriti “affratellamenti universali”, senza percorsi tortuosi che smarriscono la distinzione tra “destra” e “sinistra”, tra conservazione e trasformazione, tra capitale e lavoro ecc.
Le tesi ivi contenute vanno senza dubbi discusse, aggiornate, sviluppate, modificate. Tuttavia, a meno che non si pretenda di costruire (o, se si preferisce, di ricostruire) sul vuoto, da quest’opera sembra giusto riprendere sia l’analisi e la rielaborazione del marxismo nel suo aspetto più specificamente economico, sia il confronto (e lo scontro) con altri “paradigmi” scientifici.
Proprio per questo, considero un grande onore l’aver potuto presentare la nuova edizione di questo libro (così importante per la mia testa originaria formazione intellettuale)e nutro l’intesa, speranza che esso venga accolto e valutato al suo giusto valore degli studiosi di scienze economiche e sociali, ma anche da un più largo pubblico, e dalle nuove generazioni in primo luogo.