Operazione Vannacci

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Certamente in Italia non c’è bisogno di altri partiti inutili, quelli esistenti sono già più che sufficienti a produrre danni nella logica dell’alternanza. Da questo punto di vista, l’operazione Vannacci appare come l’ennesima trovata di sistema. Il centrodestra ha tradito le attese, anzi ha fatto molto di più, si è rimangiato tutto, trasformandosi in una sinistra dai toni accesi, mentre sappiamo, sin dai tempi di Agnelli, che serve la sinistra per fare scelte governative di destra.

Ora però esiste un rischio ulteriore, dopo aver consumato tutte le opzioni ribellistiche, potrebbe non esserci più alcun modo per incanalare nell’alveo democratico il malcontento popolare. M5S, Lega e la stessa FdI, hanno esaurito la loro funzione in tal senso. Un malcontento che, privo di sfogo parlamentare, rischierebbe di diventare una mina vagante in una fase geopolitica estremamente delicata, anche per l’azione di “forze oscure” esterne che prosperano quando il caos aumenta.

In questo senso, il nuovo partito di Vannacci, dichiaratamente di destra, tenta di recuperare slogan e parole d’ordine disattese da Meloni e soci in questi anni, quantomeno per arginare la disaffezione verso il rito elettorale, che ha comunque un costo elevato in termini di credibilità dell’intero arco costituzionale. Potrebbe anche darsi che Vannacci faccia sul serio e stia provando a rappresentare quello “stato profondo” invisibile, stanco di consegnare il Paese all’improvvisazione di una classe politica ormai priva di bussola e di sostanza. In questo caso, si configurerebbe come terminale di una transizione verso qualcosa di più solido e strutturato, di cui questo sarebbe solo un timido inizio.

Resta però poco comprensibile la preventiva collocazione a destra del movimento di Vannacci, proprio quando si tratterebbe di conquistare la fiducia di ogni angolo della nazione e dei suoi umori. Vannacci appare inoltre troppo solo e isolato, con il problema evidente di costruire un gruppo dirigente di adeguata tempra, considerata la portata delle sfide che attendono l’Italia.

Per ora osserviamo eventi e reazioni. Ma uno scossone è sempre un fatto positivo, anche perché può sfuggire di mano o produrre conseguenze inintenzionali, quando la morta gora asfissia l’intero quadro politico. Non sarà solo il risultato elettorale a fornire le indicazioni che aspettiamo, le elezioni politiche sono sempre più vicine e il referendum sulla giustizia potrebbe accelerare i tempi. A contare davvero sarà ciò che accadrà dopo, e le conseguenze che ne seguiranno, visibili e soprattutto non prevedibili. I nostri non sono più tempi normali.