Quel Marx di san Macuto, di O M Schena
Or bene ci sono in giro parecchi, davvero troppi, che con il loro sguardo grifagno e beffardo insieme, vorrebbero incenerirti di riffa o di raffa
Quel Marx di san Macuto
Fondazione Luigi CIPRIANI
LO STRAGISMO DA GLADIO AL CASO MORO
(A CURA DI Emanuele Bettini)
Fine estate 1990. L’on. Giulio Andreotti decide di rendere pubblici gli elenchi dei nominativi appartenenti ad una struttura segreta operante in ambito NATO denominata stay-Behind o più semplicemente GLADIO. Si tratta di un passo importante verso una glasnost tipicamente italiana dai risvolti inquietanti.
il paese è fermo, molti italiani sono ancora in vacanza e nulla lascia presagire che da un episodio di importanza marginale per l’inconsueto periodo dell’anno in cui si è verificato, sarebbe partita la leva capace di scardinare la prima repubblica. ma se riflettiamo un attimo, non è poi così strano che sia accaduto nell’estate del 1990. E se riflettiamo ancora meglio ci accorgiamo che il fallimento del “socialismo reale” e il crollo del muro di Berlino nel 1980 avrebbero portato inevitabilmente al riassetto dell’intero blocco occidentale, incominciando proprio dalla struttura militare portante dell’apparato bellico europeo. Così i servizi NATO, supportati dalla consulenza della CIA, entrarono in crisi mostrando scenari del tutto nuovi. La rivelazione fatta dal Presidente del Consiglio era dunque un gesto doveroso e necessario per rendere giustizia ad anni dai risvolti oscuri che hanno turbato la vita della Repubblica. La decisione di Andreotti è guardata con incredulità e sgomento, non è possibile che un primo ministro osi così tanto al punto di rivelare gli elenchi degli agenti segreti con gli indirizzi e gli estremi di nascita. Alcuni nomi dati alla stampa, lasciano però subito perplessi. Non è infatti comprensibile, come si possa ritenere pericolosi degli elementi di 60/70 anni indicandoli come gladiatori attivi ed operanti. Il dubbio è forte anche se sappiamo che esistono strutture segrete composte da ex militari in età avanzata che operano come collaboratori dei servizi. Per dovere di informazione nei confronti del lettore ricordiamo che le varie associazioni d’arma e combattentisti che raccolgono a volte personaggi già compromessi col passato regime fascista che svolgono ruoli non meglio precisati. Sono le ultime frange di un’epoca ormai scomparsa che vengono utilizzate per la loro esperienza specifica. Si tratta di ex agenti del SIM (Servizio Informativo Militare) di Mussolini formatisi in Africa Orientale o nella RSI (Repubblica Sociale Italiana) di Salò. Prima di parlare dei famosi elenchi ritorniamo per un attimo al dibattito parlamentare in merito ad un servizio trasmesso dal giornalista RAI del TG1 Remondino sui rapporti tra CIA e P2.
Il 2 agosto 1990 in occasione anche dell’anniversario della strage di Bologna l’on. Luigi Cipriani tiene un intervento di rilevante importanza:
sono rimasto deluso dalle sue comunicazioni di ieri, sig. presidente del Consiglio, perché mi ero illuso che il cambiamento della situazione internazionale (senz’altro positivo e di pacificazione), per il quale, debbo riconoscerlo – lei ha svolto un ruolo importante e positivo, l’avesse in qualche modo convinto a pronunciare un discorso diverso da quello che abbiamo ascoltato ieri.
Quanto lei ha affermato l’avremmo potuto ascoltare nei medesimi termini anche dieci anni fa: deviazioni di alcuni individui, sostanziale fedeltà dei servizi e degli apparati statali, impossibilità di raggiungere prove certe. Risultato una situazione che rimane del tutto inestricabile.
Credo che si sarebbe potuto fare invece un discorso diverso, e mentre chiediamo agli altri paesi dell’Est e dell’Ovest di aprire i loro cassetti, avremmo potuto cominciare ad aprire i nostri, perché credo che gli elementi vi siano…
Voglio poi riferirvi una recente dichiarazione del generale Viviani, che adesso è nostro collega il quale di CIA e di P2 se ne intende. Ebbene egli ha rilasciato recentemente un’intervista a Radio Radicale che credo che lei signor presidente del Consiglio avrebbe dovuto ascoltare, poiché il generale Viviani ha parlato molto chiaro. Egli ha infatti detto. “venne fatto nell’ambito della NATO, un patto politico segreto ma non illegale contro possibili invasioni da parte dell’Unione Sovietica o l’andata al potere della sinistra in Italia”. Questa affermazione trova poi conferma in quanto successe nel 1949 con il generale Di Lorenzo che firmò questi accordi segreti nell’ambito del Patto Atlantico.
DICE ANCORA IL GENERALE VIVIANI: “ NEL 1969 LA nato ERA MOLTO PREOCCUPATA DELLA SITUAZIONE ITALIANA” – C’ERANO LE GRANDI LOTTE OPERAIE E STUDENTESCHE _ “ E SI TEMEVA IN UN CEDIMENTO DA PARTE DELLA D.C. I GOVERNI DELLA NATO e gli Stati Uniti diedero incarico alla CIA di gestire, tramite il SID e il SISMI depositi segreti di armi e di esplosivi, in Italia”. Ricordo che vi è anche una deposizione del generale Notarnicola il quale dice al giudice Casson che, in occasione della strage di Peteano, lui ebbe notizia dell’esistenza di depositi di esplosivo nel nord e che l’ammiraglio Martini si dovette a suo tempo mobilitare per impedire che, casualmente la magistratura scoprisse quei depositi.
Dice il generale Viviani: “vennero reclutati migliaia di ex militari, poliziotti e carabinieri, e vigili di orientamento anticomunista. In Sardegna venne realizzato un campo di addestramento per civili da inquadrare in questa situazione occulta paramilitare”. Che anche questa non sia una novità, lo dimostra il fatto che l’esistenza di questa base in Sardegna a capo Marrangiu è confermato dall’inchiesta che fece il giudice Tamburrini a suo tempo sulla vicenda della ROSA DEI VENTI. Signor presidente del consiglio, affincè lei abbia la possibilità di andare a controllare le carte, le dico anche che a comandare questa base era il colonnello Pastore Stocchi, che era nella segreteria di Miceli quando questi era a capo del sios. dicvo anche che per mantenere l’operazione al di fuori di ogni pubblicità fu costituita una società fittizia che acquistò il terreno il cui amministratore era il colonnello LUIGI TAGLIAMONTE, già amministratore del SIFAR. Quindi, i nomi di queste storie si ripetono nel tempo.
Luigi Cipriani prosegue nel suo intervento soffermandosi sull’attendibilità di Ricard Brenne che Brenneke, sedicente agente della CIA, e sui rapporti tra i servizi americani e la P2, poi ritorna sulla struttura clandestina in Italia:
a conferma del fatto che esiste ed è esistita una struttura clandestina ma non illegale, si possono portare altre dichiarazioni; e ne consegue che il giornalista Remondino, non è stato il primo a parlare di questi fatti. Il generale Miceli, nell’udienza tenutasi presso il Tribunale di Roma il 13 dicembre del 1977 in occasione del processo Orlandini, ha dichiarato: “ esiste ed esisteva ancora prima del mio arrivo al SID un organismo segretissimo, sempre per il conseguimento di scopi di carattere istituzionale. Tale organismo è strutturato all’interno del Servizio alle dirette dipendenze di una delle dodici branchie di esso. Della sua esistenza sono a conoscenza le massime autorità dello stato. Trattasi di un organismo che, visto dal profano, potrebbe essere valutato in modo errato”. Il generale Miceli prosegue: “ questo organismo non necessariamente è diretto dal capo dei servizi”. Ciò significa che è eterodiretto, molto probabilmente da Bruxelles. Il generale Siro Rossetti, che fu infiltrato nella Loggia P2 (altro personaggio che se ne intende!), ha dichiarato al giudice Tamburrino:” ho detto che non mi sorprenderebbe che esistesse una organizzazione parallela ed occulta se si formula l’ipotesi anche questa verosimile, che il vertice di questa organizzazione si trovi o comunque dipenda da una certa forza internazionale”. Vi sono poi le dichiarazioni del colonnello Spiazzi che si muovono nella stessa direzione.
Che esiste quindi una struttura segreta, dotata di depositi di armi e di esplosivi, con capacità operativa e eterodiretta, non è una scoperta di questi giorni; se n’è parlato molto in Italia e credo che finalmente, a partire dall’inchiesta del giudice Tamburrino sulla Rosa DEI VENTI, se le carte relative anziché di essere insabbiate venissero recuperate, potremmo capire molto di quello che è successo nel nostro Paese e soprattutto dei rapporti tra i servizi segreti italiani, i politici che li dirigevano e la rete internazionale di sicurezza degli stati. È una lunga e dettagliata relazione, quella dell’on. Luigi Cipriani, che lascia spazio ad una ricostruzione minuziosa dei fatti che portarono alla rinascita della massoneria in Italia: vi sono poi altri elementi. Frank Gigliotti, massone ed agente della CIA fu la persona che nel 1960, rimise in piedi la massoneria italiana facendole firmare un accordo con il governo italiano. A seguito di tale accordo, alla massoneria fu restituito il palazzo Giustiniani e Frank Gigliotti fu nominato massone a vita. Vennero inoltre riconosciute le logge massoniche presenti nelle basi NATO in Italia. Anche in questo caso, quindi, i collegamenti tra servizi segreti, massoneria e basi NATO esistenti nel nostro paese vengono confermati e appaiono preesistenti alle ultime dichiarazioni rese. Credo che vi sia materiale a sufficienza; non mi sembra dunque, opportuno lanciare anatemi e chiamare provocatore un giornalista che ha effettuato verifiche su verifiche e ha consegnato alla magistratura documenti la cui veridicità dovrà essere dalla stessa accertata. In questi documenti, si fanno nomi e cognomi, si citano conti cifrati, banche e finanziarie che in questi anni hanno operato PER FINANZIARE LA p2. E anche qui dobbiamo chiarire, sig. presidente del consiglio (Brenneke lo dice molto chiaramente), e fare attenzione perché quella struttura preesisteva alla P2 e probabilmente esiste tuttora sotto altre vesti. Fissarsi esclusivamente sul mito della P2 che sarebbe stata onnipresente e “onnioperante”, è anche questo un modo per non capire. La P2 è stata una fetta di quella struttura che negli anni si è modificata ed è andata assumendo forme e configurazioni differenti, soprattutto quando, di volta in volta, venivano scoperte dalla magistratura operazioni che, pur non andando fino in fondo, manifestavano chiaramente il modo di operare di queste strutture nel nostro Paese.
Vi sono poi altri elementi. Frank Gigliotti, massone ed agente della CIA fu la persona che nel 1960, rimise in piedi la massoneria italiana facendole firmare un accordo con il governo italiano. A seguito di tale accordo alla massoneria fu restituito Palazzo Giustiniani e Frank Gigliotti fu nominato massone a vita. Vennero inoltre riconosciute le logge massoniche presenti nelle basi NATO in Italia. Anche in questo caso quindi i collegamenti tra servizi segreti, massoneria e basi NATO esistenti nel nostro paese vengono confermati e appaiono preesistenti alle ultime dichiarazioni rese. Credo che vi sia materiale a sufficienza. Non mi sembra dunque opportuno lanciare anatemi e chiamare provocatore un giornalista che ha effettuato verifiche su verifiche e ha consegnato alla magistratura documenti la cui veridicità dovrà essere dalla stessa accertata. In questi documenti si fanno nomi e cognomi, si citano conti cifrati, banche e finanziarie che in questi anni hanno operato per finanziare la P2. E anche qui dobbiamo chiarire, sig. presidente del Consiglio (Brenneke lo dice molto chiaramente), e fare attenzione, perché quella struttura preesisteva alla P2 e probabilmente esiste tuttora sotto altre vesti. Fissarsi esclusivamente sul mito della P2 che sarebbe stata onnipresente e “onnioperante”, è anche questo un modo per non capire. La P2 è stata una fetta di quella struttura che negli anni si è modificata ed è andata assumendo forme e configurazioni differenti, soprattutto quando, di volta in volta venivano scoperte dalla magistratura operazioni che, pur non andando fino in fondo, manifestavano chiaramente i modi di operare di queste strutture nel nostro Paese.
Nel corso dell’intervento Luigi Cipriani rievoca una lunga storia quella di Matteo Lecs, un massone inquisito per la vicenda della strage di Bologna, nell’ambito di un filone che riguardava strane riunioni tenute a Livorno alla presenza di un ufficiale della base americana di Camp Darby. In quella sede si parlava di Licio Gelli e dei suoi progetti piduisti. In ultima analisi emerge un particolare su cui è bene riflettere: secondo Matteo Lecs veri elenchi della P2 sono depositati in codice presso il Pentagono. L’intervento prosegue poi con le ipotesi sulla strage di Bologna e su Ustica e termina con il ruolo di Pazienza all’epoca della rottura tra i servizi italiani e francesi. In modo particolare egli si sofferma sulle azioni di depistaggio e di intorbidamento svolte da Francesco Pazienza, proprio in occasione di un viaggio in Francia, effettuato il 9 gennaio 1981 per incontrarsi con De Maranche.: quella visita in Francia fu un vero Pozzo di San Patrizio perché il 12 gennaio 1981 cominciano ad uscire le informative. La prima è quella secondo la quale il generale Ferrara addetto militare del presidente Pertini, in occasione del terremoto in Irpinia tentò di organizzare un golpe, cercando di coinvolgere lo stesso presidente nella vicenda. Francesco Pazienza tira fuori il secondo dossier e dice che Pertini fuoriuscito in Francia durante il fascismo, era sul libro paga del KGB. Un vero Pozzo di San Patrizio. Esce un’altra informativa che dice che il generale Notarnicola avversario di Santovito e della cricca piduista nei servizi era al soldo dei libici. A partire da quella data abbiamo la presenza determinante sul depistaggio per la strage di Bologna di chi aveva lavorato in collegamento con quella di Ustica ed il rapporto tra Servizi italiani e francesi diventa l’elemento centrale di quell’operazione di depistaggio.
MINACCE CONTRO ALDO MORO
ELEONORA Moro parla delle minacce che suo marito ricevette negli USA a causa dell’inserimento del PCI nel governo in Italia.
La scorta di Moro non reagì perché nel comando BR vide qualcuno che conosceva.
Un attacco militare di estrema precisione- la maggioranza dei colpi sparati da due attaccanti uno dei quali descritto come di altissima professionalità da un esperto di armi il Lalli
Leonardi era in contatto col SISMI E viene a conoscenza di infiltrati della P 2 nelle BR anche il Mossad scende in campo, nella DC cresce l’opposizione alla politica di Moro, vista come distruttiva per la NATO.
A questo punto le annotazioni di Luigi Cipriani presentano frasi a dir poco sconvolgenti, che meritano una particolare considerazione:
A conclusione della prima serie di appunti l’on.le Cipriani annota:
il caso Moro è stato gestito non solo dalle Brigate rosse ma a più mani, mafia, camorra e servizi.
Una lettera pubblicata da O.P. il 17 ottobre 1978 afferma che Cossiga sapeva tutto, Dov’era Moro nel ghetto ebraico, ma non si volle intervenire. Lo disse un generale dei carabinieri, ma poi Pecorelli fu ucciso e le sue carte sparirono. Il diario intitolato “il mandarino è marcio”, sembra giusto all’ultima pagina, ma esistono altri due blocchetti di appunti che è bene prendere in considerazione, anche in previsione di una auspicabile revisione del processo soprattutto a seguito delle dichiarazioni rilasciate dai pentiti Mannoia e Buscetta al procuratore di Palermo giudice Caselli (aprile 1993). Vediamo quindi di dare una rapida scorsa alle annotazioni di Luigi Cipriani, ovvero a quel Marx di San Macuto.
il 16 febbraio 1978 dal carcere di Matera Salvatore Senatore fa arrivare al SISMI una soffiata secondo la quale si stava preparando il rapimento Moro. Nel novembre 1980 Craxi dichiarò che Willy Brandt lo aveva informato che a suo tempo era stato messo al corrente che si stava preparando un attentato a Moro.
L’importanza storica di queste affermazioni non è passata inosservata, tanto che Luigi Cipriani le evidenzia, ma il caso Moro si allarga a macchia d’olio trascinando nella disputa gli ambienti più disparati della società italiana e gli stessi servizi segreti americani, vedi il coinvolgimento dell’agente CIA Ronald Stark il quale auspicava come soluzione del problema italiano un intervento militare interno. Il diario prosegue:
il comitato di sicurezza della SIP venne rinnovato proprio il 15 marzo 1978- Muore l’ing. Di Giorgio e viene sostituito da un carabiniere proprio il giorno prima del rapimento Moro.
Il colonnello Cornacchia (P2) sarà il primo ad arrivare nello studio di Pecorelli ed il primo ad arrivare in via Gaetani- non indagò su Gelli per il caso Pecorelli nonostante glielo avesse ordinato De Matteo.
Proprio in quei giorni Andreotti nomina il P2 Pelosi a capo del CESIS dopo che il prefetto Napolitano aveva dato le dimissioni per la impossibilità di coordinare SISMI E SISDE che erano retti da due P2 Santovito, Grassini.
In un appunto di Pecorelli su un viaggio fatto in USA da Miceli nel pieno del sequestro Moro si fa riferimento alle strutture occulte (Tamburrini) ma non illegali che sarebbero soddisfatte della evoluzione della situazione italiana.
A conclusione della prima serie di appunti l’on.le Cipriani annota:
il caso Moro è stato gestito non solo dalle Brigate rosse ma a più mani, mafia, camorra e servizi.
Dopo una descrizione particolareggiata della scoperta del covo di via Gradoli e del ruolo avuto dal dott. Zanda, addetto stampa di Cossiga, come informatore della visita in via Gradoli del 18 marzo 1978 il diario di Luigi Cipriani si sofferma sugli attimi in cui fu compiuto l’omicidio. Dopo gli 11 colpi sparati su Moro i primi due sono col silenziatore, gli altri, quando era già morto, 10 colpi sono della Skorpion 7,65, mentre 1 di calibro 9, forse un’Astra. Perché questo rituale? Dopo i primi due colpi Moro ha agonizzato quindici minuti. I periti palano di morte per una imponente emorragia mentre nella Renault il sangue era poco, scuro e vi erano dei fazzolettini a tamponare le ferite. Solo i primi due colpi hanno lasciato tracce nella Renault, Moro è stato ucciso in macchina e portato altrove? I periti non hanno potuto o voluto dire la verità?
Da questo punto il bloc notes di Cipriani si infittisce di dettagli su operazioni o particolari apparentemente marginali ma che in realtà risultano importanti ai fini delle indagini. Egli parla della macchina fotocopiatrice di provenienza ex SID, di infiltrati ecc.