Spaghetti alla Molotov-Ribbentrop
Ovviamente non è quello che accadrà, ma per cambiare radicalmente, o almeno per dare un vero scossone al quadro politico italiano, smuovendolo dalle fondamenta, occorrerebbe un patto Molotov-Ribbentrop tra Movimento 5 Stelle e Futuro Nazionale. Un’alleanza, o anche solo un patto di non belligeranza, contro un nemico ritenuto ben più pericoloso, lo schieramento unico filoamericano di destra, centro e sinistra. Si partirebbe da un terreno comune, diciamo pure un piccolo appezzamento di posizioni, con alcuni punti fermi che basterebbero a mandare a gambe all’aria i calcoli dei partiti del sistema, costringendoli a una grande ammucchiata contro il presunto pericolo rosso-bruno.
Chiaro che si tratta di una suggestione, ma, se si verificasse, produrrebbe una reazione politica capace di sconvolgere i disegni consolidati dell’alternanza tra schieramenti sempre più simili, che è una semplice staffetta tra forze zombizzate incapaci di mettere realmente in discussione alcunché dei rapporti di sudditanza esteri di cui sono succubi.
Del resto, basti pensare ai motivi che spinsero Russia e Germania, acerrime nemiche, a stipulare un patto di non aggressione. Inghilterra e Francia erano convinte di poter mettere nel sacco entrambe, mostrando, peraltro, una certa propensione verso la Germania nazista come avamposto europeo contro il bolscevismo.
Oggi occorrerebbe un vero e stabile patto Molotov-Von Ribbentrop, senza la successiva violazione compiuta dalla Germania con una mossa disastrosa per sé e per l’Europa, poi finita sotto la predominanza statunitense.
M5S e Futuro Nazionale dovrebbero mettere come primo punto del programma una diversa inclinazione in politica estera, partire da un’apertura verso la Russia, dalla quale ottenere risorse energetiche superando i tic ideologici sulle transizioni energetiche e i problemi di approvvigionamento; favorire, sul piano industriale, accordi con la Cina, anche attraverso una riedizione aggiornata della Via della Seta; contestare la dominanza statunitense, ciascuno dal proprio punto di vista, gli uni perché ‘prima la patria’, gli altri perché ‘prima la libertà’, entrambi, in fondo, per ‘dopo gli Stati Uniti’.
Lungo il percorso si troverebbero senz’altro altri punti di condivisione, ma anche molte divergenze, nelle quali proverebbero a inserirsi i nemici per fare saltare il bamco. Sarebbe però un’ipotesi devastante per una classe dirigente ormai uniforme, da destra a sinistra, che si sentirebbe mancare il terreno sotto i piedi. Ci sarebbero reazioni violente e verrebbe così allo scoperto, semmai, dove si annida il vero fascismo, nelle democrature e negli antifascisti del tradimento.
In ogni caso, un simile esperimento potrebbe generare altri germogli, favorendo salti ancora più spregiudicati verso la nascita di forze determinate a perseguire una vera indipendenza della nazione, fuori dai rituali di una politica ormai marcia e chiusa al futuro.
Del resto, se persino Stalin e Hitler giunsero a un temporaneo accordo, potrebbero arrivarci anche Vannacci e Conte, pur essendo probabilmente entrambi inadatti a gestire una fase radicalmente nuova come la intendiamo noi. Ma non è importante come si chiama il gatto oggi, l’importante è che inizi a inseguire i topi.
C’è poi da giurarci che, dietro la rottura di quel patto storico, vi furono anche le interferenze inglesi e americane, che convinsero Hitler a tentare l’Operazione Barbarossa. Se avesse sconfitto i russi, avrebbero poi fatto i conti con lui, oppure raggiunto altri accordi con la Germania (e oggi probabilmente non ci sarebbe tutto questo finto antifascismo in giro, soprattutto da parte di quelli che occupano posti comodi); se avesse perso, si sarebbero messi d’accordo con l’URSS, come in parte poi avvenne ma solo perché i russi in pochi anni si fecero la bomba atomica. Se invece Hitler avesse rispettato gli accordi con Stalin, oggi, quanto meno, non avremmo gli americani in Europa, che restano comunque una potenza dominante extra-continentale di una violenza e di una sopraffazione irrefrenabile che dalle nostre parti viene chiamata libertà o liberazione, nella sua variante storica.
Certo, molti militanti pentastellati e futuristi sarebbero sconcertati, come lo furono compagni e camicie nere nel 1939, ma abbiamo già visto all’opera una compagine giallo-verde e quella giallo-nera non farebbe più tanto scandolo, se non agli inizi. Anzi, svincolerebbe i 5 Stelle da certe malattie ideologiche antifasciste che sono state loro trasmesse dalla vicinanza alla sinistra salottiera.
Ecco, questa non sarebbe una rivoluzione, ma sicuramente uno scossone reale al sistema. Certo, sarebbero presi Immediatamente provvedimenti da quest’ultimo. Verrebbero messi in allerta i corpi di coercizione dello Stato, insieme ai consolidati poteri internazionali ed europei, che si adopererebbero, con metodi simili a quelli già visti in Romania, pur di impedirla. Se non bastasse ritornerebbe forse una stagione del terrorismo in varie e moderne guise.
Sarebbe un caos tanto rischioso quanto affascinante, dal quale potrebbe emergere di tutto. E, in questa prospettiva, tutto appare preferibile alla morta gora che sta lentamente uccidendo l’Italia.
Altro che campo largo o campo corto, avremmo un vero campo di battaglia, capace di far emergere le tante bugie pseudo-democratiche e libertarie che continuano ad affliggerci.