Sulla guerra, Cesare Cantù

43f08805db943b3147e9589c26d29ea5

Prima che il popolo barbaro americano decivilizzasse anche l’Europa la guerra manteneva, nel sangue, ancora qualche correttezza, quelle sottigliezze che in fondo fanno degli esseri umani qualcosa di speciale in questo inferno chiamato vita. La guerra è certo inevitabile ma anche in ciò che non si può fermare, con la propria ossessione per la distruzione, sono i piccoli riguardi che prima facevano la differenza ad essere andati a puttane. Gli americani ammazzano capi di stato e guide, abbattono i palazzi dei re, sparano sui soldati in ritirata. Non c’è popolo più infame…

 

Cesare Cantù 1804-95 (ad avercene ai nostri giorni…)

 

…la guerra antica non esisteva che nei libri, o fra popoli assisi nell’ombra di morte; una provincia, una città, qualche villaggio terminavano guerre ostinate, col cambiar padroni. Mutui riguardi, pulitezza squisita sapeano mostrarsi tra il fragore dell’armi; la bomba in aria evitava i palazzi dei re; e danze e spettacoli offrivano spesso giocondo intermezzo alle battaglie. L’uffiziale nemico, invitato ai festini, veniva a parlare celiàndo della battaglia che si darebbe domani; è fra gli orrori di mischia sanguinosa l’orecchio del moribondo poteva udire a

e suoni di pietà e formule di cortesia. Al primo segno della battaglia, spedali ergevansi d’ogni banda; medicina, chirurgia, farmacia vi guidavano i numerosi loro alunni; e fra loro elevavasi il genio di san Giovanni di Dio, di san Vincenzo di Paolo, più grande, più forte dell’uomo, costante come la fede, attivo come la speranza, industrioso come l’amore. Tutte le vittime vive erano raccolte, trattate, consolate; ogni piaga era toccata dalla mano della scienza e della carità.

Non vi sfugga che questa già sì terribile legge della guerra non è che un capitolo della legge generale che pesa sopra l’universo. Nel vasto dominio della natura vivente regna una violenza manifesta, una specie di rabbia prescritta, che arma gli esseri in mutua funera: se uscite dal regno insensibile, scontrate il decreto della morte violenta scritto sulle frontiere stesse della vita. Già nel regno vegetale comincia a sentirsi questa legge; dall’immenso catalpa alla più umile erbolina, quante piante muojono e quante son uccise! ma se entrate nel regno animale, la legge prende di colpo spaventosa evidenza, una forza arcana insieme e palpabile mostrasi continuamente applicata a minacciare il principio della vita per mezzi violenti; in ciascuna grande divisione di questo regno fu scelto un numero d’animali, perchè divorassero gli altri; onde v’hanno insetti di preda; uccelli, pesci, quadrupedi di preda; non un istante v’è nella durata, che l’essere vivente non sia divorato da un altro. Sopra queste numerose razze d’animali è collocato l’uomo, la cui mano struggitrice nulla risparmia, uccide per nutrirsi, uccide per vestirsi, uccide per ornarsi, uccide per attaccare, uccide per difendersi, uccide per istruirsi, uccide per divertirsi, uccide per uccidere: sa quanti barili d’olio gli offrirà la testa del pesce cane o della balena; il delicato suo spillo infìgge sul cartone del museo l’elegante farfalla che colse a volo in cima al Monbianco o al Chimborazo; impaglia il coccodrillo, imbalsama il colibrì; al suo cenno il serpente a sonagli vien a morire nel liquido preservatore che dee mostrarlo intatto agli occhi d’una sequela di curiosi. Il cavallo che porta il suo padrone a caccia della tigre, pompeggia sotto la pelle di quella belva istessa.

L’uomo domanda all’agnello le sue budella per farne risuonare un’arpa; alla balena i suoi barbigli per sostentare il corsetto della fanciulla; al lupo i denti più micidiali per levigare i leggeri lavori dell’arte; all’elefante le zanne per formarne giocatoli da bambini; le tavole sue sono servite di cadaveri. La filosofia può anche scoprire come la strage permanente sia preveduta e ordinata nel gran tutto.

Questa legge s’arresterebbe all’uomo? no per certo. Or qual fia l’essere che sterminerà lo sterminatore di tutti? Egli stesso; l’uomo ha incarico di scannare l’uomo. Ma come potrebbe egli compiere la legge, egli ente morale e misericorde? egli nato per amare? egli che piange sopra gli altri come sopra se stesso; che trova voluttà nel pianto, sicché al fine inventa finzioni per piangere? egli cui fu dichiarato che gli si ridomanderà fino all’ultima stilla del sangue che abbia versato ingiustamente? “La guerra compirà questo decreto”. Non udite la terra che esclama e chiede sangue? Il sangue degli animali non le basta; neppur quello de’ rei, versato dalla spada della legge. Se tutti la giustizia umana li colpisse, non v’avrebbe più guerra; ma essa non potrebbe raggiungere che pochi, e spesso anche li risparmia, senza sospettare che la crudele umanità contribuisce a rendere necessaria la guerra, se altra cecità non meno stupida e funesta non venisse ad estendere nel mondo l’espiazione. La terra non ha esclamato invano; la guerra s’accende; l’uomo, preso da un furor divino, senza ira né collera s’avanza sul campo, né sa quel che voglia o quel che si faccia.

Ch’è dunque mai questo terribile enigma? Nulla vi è di più contrario alla sua natura; eppure non gli ripugna, e con entusiasmo fa ciò che ha in orrore. Sul campo di morte l’uomo non disobbedisce mai; nulla resiste alla forza che lo trascina a battaglia; innocente assassino, strumento passivo d’una tremenda mano, si tuffa nell’abisso ch’egli medesimo scavò, dà e riceve la morte senza dubitare ch’egli stesso l’ha fatta.

Così dal moscerino all’uomo compiesi continuo la gran legge della distruzione violenta degli esseri; tutta la terra, continuamente imbevuta di sangue, non è che un immenso altare, dove quanto vive debb’esser immolato senza fine, senza misura, senza tregua. Questo fino alla consumazione delle cose, fino all’estinzione del male, fino alla morte della morte.

Ma l’anatema deve colpire più direttamente e più visibilmente l’uomo; l’angelo sterminatore gira come il sole attorno a questo globo infelice, e non inspira una nazione che per colpirne un’altra; ma quando un delitto, e massime certi delitti, colmaron la misura, l’angelo s’affretta e vola terribilmente all’opera; come il tizzone roteato velocemente, l’immensa prestezza del suo moto lo rende presente a tutti i punti della terribile sua orbita; miete a un tratto interi popoli della terra; altre volte, ministro d’una vendetta precisa ed infallibile, infierisce sopra certe nazioni e le allaga di sangue. Non aspettate che facciano sforzi per sottrarsi al loro giudizio o abbreviarlo: credereste vedere certi gran delinquenti, che toccati da coscienza domandano il supplizio e l’accettano per trovarvi l’espiazione. Finché lor resti sangue, verranno ad offrirlo; e tosto una rara gioventù si farà raccontare le guerre desolatrici prodotte dai delitti de’ padri.