Merz prova a resistere, ma non servirà, A. Terrenzio
- Merz prova a resistere, ma non servirà
Anche in Pomerania Anteriore AfD trionfa con oltre il 38%, confermando il trend emerso dalle elezioni in Sassonia-Anhalt, mentre la CDU sperimenta un tracollo senza precedenti, 4,9%, non riuscendo a superare la soglia fisiologica per ottenere propri rappresentanti nel Land di Pomerania. A Berlino, invece, ad affermarsi è la Linke con oltre il 25,7%, mentre la CDU e la SPD vanno comunque sotto le aspettative. L’AfD, come previsto, non sfonda nella capitale, roccaforte delle élite liberal e di quella laptop class che si spende per i diritti civili ed è espressione di quella gioventù urbana impregnata di cultura woke. Elif Eralp, figlia di immigrati turchi di seconda generazione, è la riproposizione in salsa tedesca del sindaco di New York Mamdani. Anche il programma politico, come l’esproprio di immobili da dare ai giovani sussidiati ed improduttivi, cresciuti con slogan “Free Palestine”, droghe libere, fluidità di genere, e ai figli di immigrati islamici. A determinare la vittoria della Linke nelle elezioni di Berlino è infatti stato l’elettorato musulmano, che ha di fatto sancito quella islamizzazione del partito di sinistra tedesco (il 51%). Elif Eralp ha poi espresso il proprio ringraziamento in turco per sottolineare l’importanza del voto dei turchi, alla faccia di chi parla della sostituzione etnica come una balla, ed è più di un monito su cosa ci aspetta se la sinistra dovesse mai arrivare a governare in Italia ed in tutta Europa. In Germania un terzo della popolazione è ormai composto da immigrati naturalizzati.
Fatta questa premessa, dopo la disfatta di Magdeburgo, gran parte della stampa si aspettava le dimissioni di Merz come atto dovuto per il fallimento delle sue politiche suicide che hanno portato prima alla deindustrializzazione e poi alla corsa al riarmo. Ma chi scrive aveva pensato che Merz, come Macron in Francia, non avrebbe lasciato perché le élite global-finanziarie non sanno cosa farsene del verdetto popolare. Il motto è sempre lo stesso, più il popolo sfiducia questi incapaci delegittimati, più questi rispondono che non lasceranno che la democrazia venga travolta dai barbari nazionalisti e filo-putiniani. O dal pericolo di chi vuole espropriare gli immobili, il contentino sociale che la Linke vuole dare alle classi improduttive impastate di multiculturalismo ed amenità intersezionali che popolano le capitali europee. Da questo punto di vista Berlino è un laboratorio sociale interessante per vedere come la sinistra islamizzata esploderà in mille pezzi e con sicuri risvolti violenti. L’attentato di un maranza tedesco lanciatosi su un corteo del Gay Pride qualche mese fa è stato il primo campanello d’allarme del caos che esploderà nella Linke, che, al netto dei proclami antisionisti, rimane un partito globalista e pro-sostituzione.
A parte questo, quello che si prefigura in Germania è uno scenario alla francese, dove un governo di minoranza o di maggioranza fittizia andrà avanti con metodo golpista e con leggi speciali per arginare AfD, che continuerà a crescere nei numeri nella misura in cui l’Europa dei tecnocrati continuerà ad alimentare quei processi che la stanno trascinando verso l’autodistruzione. Il cordone sanitario, la “Brandmauer”, come era prevedibile, non ha funzionato e non funzionerà. Isolare il partito della Weidel ha determinato per la CDU un tracollo senza precedenti e ha svuotato la coalizione semaforo. La convergenza della mancanza di sicurezza e di un cambiamento della composizione etnica che si riflette negli esiti del voto, un’inflazione fuori controllo, una tassazione sempre più pressante, la disoccupazione ed un aumento del costo del carburante che preme sulle classi medie. La popolazione tedesca, anestetizzata da livelli di benessere e di welfare superiori alla media degli altri cittadini dell’Eurozona, ha sperimentato per la prima volta quello che gli italiani hanno dovuto subire dopo l’adesione alla moneta unica. Lo scontro con la Russia cercato da una classe politica moderata ma guerrafondaia, CDU-SPD-Verdi, che, nell’arco di un quindicennio, ha distrutto volontariamente la più grande economia europea seguendo una stupida agenda ideologica fatta di Green Deal, conversione all’elettrico ed un distacco energetico suicida dalla Russia.
Il malcontento popolare ha quindi portato il partito di Alice Weidel ad essere il nuovo “Volkspartei”. La Germania orientale ha cancellato la presenza della CDU. Le ragioni del successo di questo partito liberal-conservatore, che i giornalisti mainstream demonizzano come estrema destra, sono da ravvisare nelle ragioni suddette, ma anche nella stanchezza, è utile ricordarlo, verso un senso di colpa per l’Olocausto. Un ricatto ideologico che, unito a imprescindibili motivazioni di carattere economico, come la deindustrializzazione ed i licenziamenti di massa, ha spinto i tedeschi delle aree rurali (ma non solo) a risollevare la testa.
Ma, come ricordato in precedenza, in Germania i partiti moderati, immigrazionisti e sodali della grande Finanza che spinge per il riarmo non molleranno il potere nemmeno non avendo i numeri. Che sia Merz o qualche altro cancelliere-fantoccio, l’asse franco-tedesco non può permettersi di lasciare il passo a partiti che minacciano di riallacciare i rapporti energetici con la Russia ed uscire dall’euro.
Allo stesso modo, mettere al bando AfD avrebbe un effetto boomerang devastante. Nemmeno bloccando i conti correnti ai singoli esponenti membri dei partiti identitari, questi manichini del potere potranno fermarne l’avanzata. Ovvio che proveranno tutti i sistemi possibili per limitare o fermare l’avanzata dell’AfD, ma metterla al bando sarebbe un’iniziativa che potrebbe incendiare quei ceti che sono stanchi di politiche suicide che li stanno riducendo alla povertà. A quel punto basterebbe pochissimo per arrivare a rivolte popolari, complice la precarietà dell’ordine pubblico e l’esasperazione di sentirsi stranieri in patria dovuta alla presenza non più tollerabile di immigrati islamici.
Ecco perché la sensazione è che le cose dovranno ad un certo punto svoltare, portando i partiti identitari ed anti-immigrazione verso un cambio di registro necessario e vitale per quest’Europa. Sullo sfondo c’è una guerra che giorno dopo giorno tende a fuoriuscire dai confini ucraini e coinvolgere direttamente i membri della NATO. L’impressione è che, se l’Ucraina dovesse cadere, i folli che ci governano rischierebbero di trascinarci in una guerra pur di non cedere il potere. D’altronde, il progetto di un megadirettorio europeo a 6 entro il 2027 servirebbe proprio a svuotare completamente le sovranità nazionali in una devoluzione delle competenze ad un organismo centrale che abbia completo controllo sulle finanze e sulla politica estera degli Stati nazionali, anche quello di decidere per una guerra.
Nonostante le ragioni legate alla necessità delle classi politiche europee, ormai delegittimate e disprezzate sempre più apertamente, di rimanere al potere, c’è qualcosa che continua a sfuggire, una irrazionalità di capi di Stato che giocano con le armi atomiche e non si rendono conto dei rischi tremendi di un’eventuale guerra con la Russia che, come avvertito già dal portavoce del Cremlino, Patrushev, durerebbe due-tre giorni. Allo stesso tempo c’è però la sensazione che i tempi siano maturi per defenestrare definitivamente le von der Leyen, i Macron ed i Merz e dare una nuova svolta a questo disgraziato continente europeo. L'”onda nera” che tanto temono li sommergerà. Il tempo per i Merz e per i Macron stavolta è davvero agli sgoccioli.