(E)venti di guerre

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(E)venti di guerre

 

Il Corriere della Sera da un po’ di tempo ci parla di guerra. Ma non solo questo giornale. Cercano di farci abituare all’idea della trincea. Ci dicono che ormai è inevitabile. Su questa inevitabilità non ho dubbi ma ne ho tanti sullo schieramento in cui dovremmo stare. Ci torniamo su questo. La guerra, o le guerre, soffiano nel vento e loro sono in fondo i signori dei temporali che annunciano fulmini e saette.

Londra, che dell’UE non fa più parte dopo la Brexit, ma continua a influenzarla come ai tempi della perfida Albione, suggerisce ai sudditi di Sua Maestà di tenere in casa ciò che serve in caso d’attacco. Il kit di sopravvivenza. Lo stesso che, oltre un anno fa, la Commissaria europea Lahbib sponsorizzava con un indegno video sui social. Se non erro, nella sua borsetta per la sopravvivenza c’erano anche delle carte da gioco, per ammazzare il tempo, se ancora non siete stati ammazzati dalle bombe. Mi sovvengono le sprezzanti parole di Schopenhauer contro i giocatori di carte, gente povera di spirito e senza intelletto. Insomma, la descrizione perfetta di una nostra o nostro rappresentante europeo.

Poi abbiamo il ministro Crosetto che, direttamente dall’Ucraina, dopo l’ennesimo pacchetto di aiuti, con soldi nostri, al criminale Zelensky, si affida a Mykhailo Fedorov, ex ministro della Difesa ucraino rimosso da Zelensky, quale suo consulente per l’innovazione. Quasi due metri di incoerenza ministeriale per una larghezza di vedute a dir poco millimetrica.

Questi sono i nostri governanti. Quindi ci dobbiamo preparare a morire, noi, mica loro.

“Si vis pacem, para bellum”, disse la Premier in vena di citazioni un po’ fuori luogo sempre un anno fa. Non una citazione inesatta, come qualcuno disse nel tentativo maldestro di negare il suo senso evidente. È vero che, per fare la pace, bisogna non solo preparare, ma anche fare la guerra, ma se sei tu che stai provocando la guerra non invocare la pace invano. Se vuoi la guerra avrai la guerra e la pace potrebbe essere anche peggio se poi perdi o non sei nelle condizioni di decidere delle tue sorti. E noi non lo siamo. E veniamo allora a noi. La guerra è ormai inevitabile, non sappiamo quando ci si arriverà, ma non passerà molto in senso storico. Una guerra, o le guerre, non sono mai del tutto negative, servono a risolvere conflitti che, protraendosi, sarebbero devastanti per le società umane perché allungherebbero sofferenze e insoddisfazioni. La stessa pace, quando cambiano i rapporti di forza, è la cristallizzazione di una situazione che non può più reggere e genera maggiori scontenti, che aggravano il peso complessivo delle ingiustizie.

Quindi non è la guerra in sé il problema. Sappiamo che la guerra è inestirpabile ed è per questo che gli uomini non se ne sono mai liberati, nonostante i proclami.

Dirò una cosa forte, ma così stanno le cose. La guerra è un progresso quando serve a riallineare una situazione storico-sociale all’effettività dei differenziali di potere geopolitico ed economico. Più tardi ciò accade, più aumenteranno odi e stragi.

Il vecchio mondo sta definitivamente tramontando e il nuovo fatica ad affermarsi, come diceva Gramsci del suo.

Quindi il vero guaio dove sta? Per quanto riguarda l’Italia, sta nel fatto che nel conflitto a venire essa è collocata contro i suoi stessi interessi e contro quei Paesi che invece non dovrebbero essere i suoi nemici, ma i suoi alleati.

L’Italia ha perso l’ultimo conflitto mondiale e da allora è una periferia dell’impero americano, senza volontà propria. Qui sta il vulnus. L’Italia, così collocata, ha tutto da perdere nelle guerre che inevitabilmente scoppieranno. La sua classe dirigente è serva degli occupanti stranieri, che continueranno a usarla e anche a distruggerla, non per il nostro benessere, ma per il loro.

Per questo gli sciocchi guerrafondai che ci governano vanno fermati e accusati di altro tradimento della nazione, con le conseguenze che dovranno esserci.

La guerra verrà, ma noi ci troveremo dalla parte non conveniente per noi, saremo strumento di altri, come oggi lo sono gli ucraini del pagliaccio Zelensky. Anche noi avremo i nostri Zelensky e già li abbiamo, in verità, solo in condizioni ancora differenti.

Scriveva il filosofo Rensi: “La guerra è il campo di spine che l’umanità deve costantemente riattraversare per procacciarsi le sue successive varie paci”.

Vero, ma la pace che ci aspetta per le scelte sbagliate che stanno facendo i nostri politici potrebbe essere peggiore di qualsiasi guerra, come sanno molti popoli che, dopo la pace e soprattutto la loro resa, sono stati incatenati e sfruttati per decenni dai vincitori. E anche quando si sono trovati in quest’ultimo campo ma in posizione subordinata hanno ricevuto una cosiddetta vittoria mutilata.