I missili si pesano

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In questi giorni di guerra stiamo assistendo alla frenesia della menzogna dei media. Questi mentono sempre, costantemente, ma soprattutto in circostanze come quelle attuali devono darsi ancora più da fare. Devono ingigantire le imprese dei propri finanziatori e ridicolizzare le ragioni e le risposte dei nemici dei loro pagatori. La stampa e l’informazione sono corrotte, sono cortigiane che devono portare buone notizie ai loro signori.
Così ciò che fino a ieri veniva presentato come una dicotomia inossidabile dei fatti presenti, c’è un aggredito e un aggressore, da apodissi diventa versione. Non esiste più l’aggredito e l’aggressore, ma si arriva a sostenere che il vero aggressore è proprio l’aggredito. In fin dei conti era ciò che sosteneva anche Arthur Ponsonby, secondo cui l’aggressore è sempre il nemico. Molto più sottilmente, invece, Niccolò Machiavelli osservava che spesso gli aggrediti sono in realtà agguerriti provocatori dell’aggressione, per le più svariate ragioni, e che nel dubbio è sempre meglio fare agli altri ciò che loro farebbero a noi, facendolo per primi. Un principio che, in altra forma, trova eco anche nel pensiero di Friedrich Nietzsche.
Siamo tutti persone di questo mondo e sappiamo bene come vanno le cose. Ciò che rende davvero intollerabile il mondo sono piuttosto gli ipocriti e i farabutti che trasformano le leggi degli uomini e della storia in dogmi metafisici e morali, noi i buoni e gli altri i malvagi.
C’è però un punto indubitabile, sotto gli occhi di tutti, che sta cambiando la prospettiva del momento storico. Nessuno, o quasi, si aspettava una simile reazione dell’Iran, ed è questo il vero choc. C’è poco da mettersi a contare quanti missili vadano a segno e quanti no, in questo o in quel luogo, quanti obiettivi colpiscano gli uni e quanti gli altri, tanto ognuno se la racconta come vuole. Il dato reale è un altro, i missili partono, soprattutto quelli iraniani, e colpiscono. Colpiscono il morale, ovviamente, e purtroppo anche le persone innocenti.
Fino a ieri i nostri giornalai ci descrivevano tutti i nemici dell’Occidente come arretrati, impegnati a smontare i chip delle lavatrici per costruire armi rudimentali. La realtà li ha smentiti. Ora sappiamo ancora meglio che non vale la pena ascoltarli, perché i loro media valgono meno della carta igienica già usata.
Oggi il primo imbecille che scrive su un giornale si sente un esperto, mentre spesso è il primo a non capirci nulla. La differenza è che viene pagato per diffondere la versione più comoda e ufficiale.
A questo proposito restano di impressionante attualità le parole di Giuseppe Rensi:
“Pareva che la stampa dovesse essere l’irresistibile diffonditrice della verità, lo strumento che rendeva ormai impossibile che qualche cosa potesse venire sottratta alla conoscenza e al giudizio della pubblica opinione, il mezzo di mettere rapidamente e largamente in circolazione tutte le idee e di portarle mediante la discussione ad un palese raffronto che assicurasse l’adesione dei più alle migliori. Ma non mai forse l’esito è accaduto così radicalmente contrario a quanto sembrava evidente aspettarsi come relativamente agli effetti della stampa. Le poche censure che il Vico, dal punto di vista degli interessi degli studi, moveva ad essa, sono un nulla in confronto degli enormi ostacoli che appunto alla conoscenza dei fatti e alla diffusione della verità si può ormai constatare che la stampa oppone. Non solo la menzogna e il falso, ma cosa più curiosa, la semplice possibilità di non far conoscere le cose, di mantenere occulti i fatti, ha trovato nella stampa un potentissimo aiuto. La funzione essenziale della stampa è quella di far conoscere sempre meno e di far sempre meno conclusivamente capire, e ciò sia nel campo dei meri eventi, sia nel campo delle idee. Molto meglio, molto più chiaramente e sicuramente, si conoscevano i fatti quando la stampa non esisteva”.
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