O la Banca o la vita

43f08805db943b3147e9589c26d29ea5

Non esistono banchieri buoni, come non esistono poteri buoni, ma soprattutto politici capaci di fare qualcosa di buono che non siano solo gli interessi loro e dei loro sponsor finanziari, in questa Italia che balla da decenni sull’orlo della decadenza. Ci sarebbe voluto Gianfranco La Grassa a raccontarci le manovre dei poteri tonti intorno al Risiko bancario di questi ultimi tempi, come fece raccontando le fusioni tra Intesa e Sanpaolo IMI e tra UniCredito e Capitalia, che diedero vita ai due giganti della finanza italica nella seconda metà degli anni 2000. In mezzo c’è sempre la questione Generali, ieri come oggi, il vero boccone a cui puntano i poteri storti che navigano tra finanza e politica, sempre pronti a mettere le mani sulla cassaforte del capitalismo italiano, cioè sul risparmio degli italiani, e, come scrive qualcuno che ne sa, parliamo di 900 miliardi di asset e 50 miliardi di BTP.

In questo quadro si inseriscono gli ultimi eventi che riguardano MPS, che cerca di respingere, con la manina del Governo, l’OPAS di Intesa Sanpaolo. C’è chi afferma che MPS tenta solo di alzare il prezzo con la contromossa dei vertici della banca senese, che ha lanciato a sua volta due offerte pubbliche di scambio volontarie su azioni di Banco BPM e Banca Generali. Qualcuno afferma essere pura follia o mossa della disperazione, ma in mezzo ci sono le recenti dichiarazioni della Premier a favore di Siena.

Non ci atteggeremmo ad esperti di questa intricata situazione, ma partiti e politici si sentono più sicuri se hanno una banca, come si fece scappare una volta Fassino (abbiamo una Banca? A proposito del tentativo di scalata di Unipol su Bnl), perché i soldi sono l’unico padrone di una politica debole che fa più affari che fatti. E quando la politica diventa solo business accade quello che vediamo sotto i nostri occhi, il Paese non ha più una vocazione ed una direzione, diventa un bancomat in cui tutti arraffano senza lasciare più nulla al popolo. E non importa chi vada a governare, i sistemi sono sempre gli stessi. O la banca o la vita, quella degli italiani. E più questi giochetti finanziari diventano preponderanti, più il Paese decade industrialmente e la stessa politica si riduce a fare da ancella al bottino. Quest’ultimo diventa l’unico vero obiettivo per perpetuare i suoi apparati e penetrare negli apparati dello Stato.

Sì, perché nel capitalismo la finanza è importante se la sua funzione diventa quella di fare più denaro dal denaro, ma per convogliarlo in uno sviluppo concreto, per finanziare investimenti innovativi nei settori più acerbi e meno battuti, non in quelli stramaturi dove ci sono meno rischi ma anche meno opportunità di sfondare.

Invece in Italia la nefasta alleanza tra Grande Finanza e Industria decotta, come la chiamava Gianfranco, ha drenato risorse verso i prenditori, lasciando a secco i settori migliori dove c’era qualche imprenditore meno conservativo. Anzi questi ultimi sono stati letteralmente spenti e con loro ogni capacità di entrare nel ‘mondo nuovo’ che ormai possiamo solo importare da fuori i confini e a caro prezzo.

Da noi le manovre finanziarie sono sempre parassitarie e fine a sé stesse e continuano ad esserlo perché è tutto il nostro capitalismo ad essere rapinatorio, incapace di assumersi il rischio e di dare una spinta alla crescita del Paese. Lo abbiamo visto con la Fiat, poi Stellantis, “scappata” ormai all’estero dopo aver intascato per decenni aiuti di Stato e non solo, con la compiacenza di tutta la politica di destra e di sinistra.

A questo aggiungete che tanto la nostra finanza quanto quel che resta del sistema industriale non sono al servizio della nazione, ma costantemente sottomessi al Paese egemone dell’area occidentale, a cui siamo subordinati, tanto che ancora oggi si continua ad invocare il nome di Draghi, socio della Goldman Sachs, come disse Cossiga, per gestire le rovine.

La politica pensa solo al denaro e continua a farlo, e questo a scapito degli italiani, sempre più poveri e senza prospettive.

Non è cambiato molto in termini di logiche in questi decenni, piuttosto è solo il quadro generale che, come aveva previsto Gianfranco, è andato peggiorando e facendosi ancora più asfittico. Alla fine si prenderanno tutto e perderanno tutto, le cose paradossalmente coincidono, e al Paese non resterà più nulla. Finché avremo questa politica debole e cieca in Italia comanderà il denaro e il furto che è l’altra sua faccia più avida.