Popolo, protesta e potere

43f08805db943b3147e9589c26d29ea5

Cercherò di essere breve. Uno, perché certe contraddizioni dei nostri servi di potere (mi si passi l’ossimoro) sono talmente evidenti che non richiedono molti argomenti. Due, perché poi qualche campione su Facebook mi dice che sono logorroico.
Le dichiarazioni del ministro Crosetto, rilasciate alla BBC, che riporto fedelmente nei passaggi essenziali, sono queste: “Sappiamo perfettamente che la nostra opinione pubblica, influenzata anche dall’estero, è in maggioranza contraria all’aiuto all’Ucraina”. E ancora: “Non si può cedere all’opinione pubblica quando si è convinti che l’opinione pubblica si sbagli”. Il ministro ha inoltre ricordato che l’Italia ha già consegnato dodici pacchetti di aiuti all’Ucraina e che probabilmente ne arriverà un tredicesimo entro la fine dell’anno. Complimenti per il buon senso e l’azione irenica. Ora però, Crosetto dice un’assoluta verità, il popolo non conta. Si governa sulla testa del popolo, che ha opinioni balzane che i nostri grandi governanti si incaricano di correggere per il bene del Paese. Stranamente, però, questo Paese non è l’Italia, ma quello a cui l’Italia e i suoi governanti sono sottomessi. Quindi, i nostri governanti rispondono agli interessi americani e non all’opinione pubblica italiana, che sbaglia a non pensarla come loro e come gli americani, o meglio il loro governo.
Se potessero, scioglierebbero anche il popolo, pur di compiacere i governanti americani e dimostrare che nessuno sa servirli meglio di loro. Come scriveva Bertolt Brecht non sarebbe più semplice, allora, che il governo sciogliesse il popolo e ne eleggesse un altro?
Ma qui sta la contraddizione, perché sono sempre loro a raccontarci che sono i popoli a scegliere, per esempio di voler entrare nella Nato perché non vogliono stare con i russi . Ovviamente, se è vera la prima affermazione di Crosetto, non può esserlo la seconda, sebbene la sentiamo ripetere continuamente quando certi Paesi si ingeriscono nella vita degli altri, fino a sostenere guerre e cambiamenti degli equilibri politici per favorire l’ingresso nella Nato, raccontandoci che sono i popoli ad averlo voluto.
Un paio di palle. Sono sempre gli stessi governanti che impongono le scelte sulla testa dei propri e degli altri popoli, magari sostenendo i criminali di Stato più incalliti pur di raggiungere i loro obiettivi. Il popolo viene chiamato in causa quando serve a legittimare certe decisioni, mentre quando la pensa diversamente è semplicemente un popolo che sbaglia e che deve essere corretto da chi governa, come afferma Crosetto.
Altro elemento di propaganda che vorrei considerare è quello della guerra ibrida contro le democrazie, dietro la quale ci sarebbero Russia e Cina, insieme o separatamente. Anche questa può essere una scusa oppure una verità, a seconda dei momenti storici e di chi la racconta.
Tutti i Paesi di un certo peso conducono guerre ibride permanenti per destabilizzare i nemici, ma anche gli amici. Quindi, sostenere che questa sia una prerogativa russa e cinese è una totale bugia, laddove la Nato e soprattutto gli Stati Uniti fanno lo stesso, se non peggio, e da molto più tempo. Le operazioni di influenza, le interferenze politiche, la propaganda, la destabilizzazione economica e il sostegno a forze interne ostili ad altri governi non sono certo invenzioni russe o cinesi. Sono strumenti che le potenze utilizzano da sempre nella competizione geopolitica. Le guerre ibride esistono, esseri sicuri che in Italia, per esempio siano in questo momento sostenute dai russi è un altro paio di maniche. Come dicevo anche sedicenti amici conducono guerre ibride e nel nostro caso è più facile che la seconda che ho detto.
Altra cosa che si dice continuamente è che, se la Russia vince in Ucraina, farà lo stesso contro i Paesi baltici e poi anche contro quelli dell’ex Patto di Varsavia. Questa, oggi, è sicuramente un’esagerazione, ma non lo è necessariamente in assoluto. Forse un giorno potrebbe anche accadere, ma sarebbe comunque, dal punto di vista della competizione tra potenze, un tentativo di recupero da parte di Mosca rispetto a una situazione preesistente, nella quale si è progressivamente inserita la Nato, fino ad arrivare ai confini russi.
Come si può ben capire, ognuno si allarga quando può e come può. Non è soltanto la Russia a farlo, che anzi, dopo il crollo dell’Urss, ha dovuto arretrare di parecchio. Le potenze avanzano quando sono forti e arretrano quando sono deboli, cercano di estendere le proprie aree di influenza e di contenere quelle degli avversari. Sono cose che accadono da sempre nella storia, indipendentemente dalle giustificazioni con cui vengono presentate all’opinione pubblica.
Infine, anche una riflessione sulle proteste che devono essere sempre pacifiche, perché chi non è pacifico è un violento che deve pagare i danni e finire in galera. O anche qualcosa di peggio. Giustissimo, finché le cose rimarranno sotto il controllo dell’attuale potere costituito che avrà anche il potere di giudicare e comminare pene. Ma può anche succedere, come a volte è accaduto nella storia, che in galera o sotto la ghigliottina ci finiscono quelli che c’erano prima.
Quindi, a proposito della protesta che deve essere sempre pacifica, immaginate se pacifici fossero stati i giacobini durante la Rivoluzione francese, oppure gli americani nei confronti degli inglesi quando erano ancora sotto il loro dominio, o gli stessi inglesi che decapitarono il proprio re.
Ciò che fa la differenza, nella storia, sono gli esiti di certi movimenti e non semplicemente quello che accade sotto il profilo della violenza. È stata soprattutto la violenza, molto spesso, a determinare i grandi cambiamenti storici. Questa inizia sempre da qualche parte, a volte viene repressa, a volte strumentalizzata, altre volte esonda fino a capovolgere gli equilibri esistenti.
Quindi, la condanna della violenza “senza se e senza ma”, presentata come principio assoluto e valido in ogni circostanza storica, è soltanto la solita stupidaggine che si sente ripetere sui giornali e sui media che sostengono il potere in auge. La protesta pacifica che piace al potere dipende dalla capacità del potere e dalla sua forza in quel momento. Se la storia avesse seguito questi principi, tanti eventi che oggi celebriamo come passaggi fondamentali della modernità non si sarebbero mai verificati.
E tutto questo biasimo lo troviamo soprattutto verso chi viene sconfitto, perché chi comanda considera legittima la propria violenza e sempre intollerabile quella di chi insidia lo status quo. La violenza del potere diventa ordine, legalità e difesa delle istituzioni, mentre quella di chi cerca di rovesciarlo viene condannata in nome di principi che spesso gli stessi vincitori hanno tranquillamente calpestato per conquistare il potere.
Se la Comune di Parigi non fosse stata repressa nel sangue e non fosse crollata sotto i colpi della reazione interna ed esterna, probabilmente riceverebbe oggi ben altri giudizi da parte di coloro che ne condannano l’esperienza. Al contrario, altri eventi altrettanto violenti, che hanno determinato mutamenti politici duraturi e dato origine a nuovi ordinamenti, sono stati successivamente celebrati e trasformati in momenti gloriosi della storia.
A lorsignori piacerebbe poter modulare sempre la protesta a proprio gradimento, stabilire come, quando e fino a che punto si possa contestare il potere, naturalmente senza mai metterne davvero in discussione gli equilibri. Comunque non rinunciano ad utilizzare la violenza quando serve, direttamente o indirettamente, anche fomentandola sotto traccia per spaventare la gente comune con obiettivi che vengono sottaciuti.
Ma la storia fortunatamente ci dice tante altre cose. E soprattutto ci insegna che non sono i governanti a stabilire una volta per tutte ciò che è legittimo e ciò che non lo è, lo decidono finché comandano loro. Sono i rapporti di forza, i conflitti e i loro esiti a determinare gli equilibri o gli squilibri politici e, molto spesso, anche il giudizio che le generazioni successive daranno di quegli avvenimenti, revisionando la storia secondo le loro convenienze.