Quella sporca dozzina

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Mi sento culturalmente e politicamente molto distante dal Generale Vannacci, eppure affine nel realismo politico di cui l’Italia ha urgente bisogno in questo momento storico. Il guaio è che siamo nelle mani di servi e imbecilli che faranno fallire questa povera Italia, ormai ridotta a bordello provinciale e succursale di un impero in relativa decadenza.

Fa bene il Generale a dire che si prende gli scarti, perché tali sono, eppure da qualche parte si deve cominciare, piuttosto che consentire a un quadro di forze politiche da baraccone di trascinare lo Stivale direttamente nella sentina della storia. Come si dice, se si andasse in guerra solo con le brave persone, te saludi patria. Inoltre da quanto mi racconta qualcuno del suo stesso ambiente, che se ne intende, è un uomo preparato, abile e coraggioso, che ha combattuto davvero rischiando la pelle, ben voluto da chi è stato ai suoi ordini che ha sempre difeso anche attirandosi rogne in alto loco.

Ci sarà tempo di organizzare una linea di gente migliore per Vannacci (ma credo lo stia già facendo non visto) che metterà a posto quei cialtroni al momento saliti sul suo carro armato, attirati da una propaganda un po’ ruspante (è un becchime inevitabile). Ma la storia ci insegna, e non importa di che pasta si è fatti, che fine fanno al momento opportuno gli esaltati o gli opportunisti abituati a usare più la lingua e le mani che la testa.

È inutile che vi faccia certi esempi storici, da Mussolini a Hitler a Stalin, le teste calde, indispensabili in determinate fasi, sono state sempre messe sotto ghiaccio quando si doveva passare a gestire il potere seriamente. Quindi Vannacci, e chi insieme a lui sta definendo la strategia, se le cose dovessero andare per il verso giusto, chiuderà nel recinto gli invasati e procederà con gente preparata e di buon senso quando e se avrà la possibilità di fare le cose seriamente.

Lasciamo che gli scarti facciano il lavoro sporco, poi dietro di loro avanzerà gente sicuramente migliore. E con ciò abbiamo sistemato alcuni saltimbanchi che pensano di essere già entrati nelle grazie di Futuro nazionale, ma che dovranno scegliere, se ne saranno in grado, di lottare per una causa più alta o per i loro piccoli interessi.

Marcello Veneziani ha recentemente scritto che ci vorrebbe un Vannacci di sinistra che recuperi certi temi (antimperialismo, antiamericanismo, lotta sociale) ormai sepolti sotto quel mare di sciocchezze dei semiacculturati radical-chic che confondono i buoni sentimenti, un tanto al chilo, con la vera capacità politica. Tutti quei discorsetti sul pianeta da salvare, la società da aprire, l’europeismo macchiettistico, utili solo a farsi sottomettere e deridere che dovrebbero finire direttamente nella discarica dell’avvenire.

Non sarebbe male un Vannacci di sinistra, solo che, se davvero sbucasse fuori, non potrebbe essere di sinistra, in quanto, quelli più seri nel nostro quadro di famiglia, come diceva Lenin, non sono mai stati di sinistra. Sono stati comunisti che non si sono mai tirati indietro anche quando si trattava di picchiare sui crani, perché il mondo non è un sogno ma un piccolo inferno.

Ecco, per questo mi aspetto che anche Vannacci non sia veramente di destra come dice adesso per attirare un certo popolo utile alla causa. E utile alla causa, quasi a incrocio, dovrebbe essere l’azione di un suo omologo opposto che consenta di unificare le strade per giungere alla formazione di un soggetto politico nuovo che faccia l’interesse nazionale, senza più vecchi pregiudizi ideologici.

Se i tempi annunciano temporali, occorre gente svelta come il lampo e decisa come il tuono. Siano seppellite non solo le anticaglie del passato ma anche tutte le fiacchezze del presente che hanno rammollito fino al midollo la nazione.

Chissà che non sia la volta buona che questo sventurato Paese deponga i suoi tic e si incammini sulla soglia di una nuova era, in cui mummie e canaglie che ci rendono asfittica la vita siano definitivamente randellate a dovere.