Siam pronti alla morte
Siam pronti alla morte
La politica, se fatta bene, se fatta seriamente, sarebbe il mestiere più pericoloso del mondo. Riporto più sotto due dichiarazioni di Alessandro Di Battista e Alessandro Orsini che fanno al caso nostro.
Se l’Italia fosse un Paese libero, o almeno provasse a esserlo, nelle condizioni di subordinazione in cui si trova, il delitto politico sarebbe all’ordine del giorno. Ma in Italia non ci sono politici, ci sono figuranti che recitano a copione una sceneggiatura scritta altrove.
Il pericolo di morte è il vero discrimine che separa il politico dal servo. Per questo in Italia vediamo solo gente inutile che siede nei posti di potere perché, gestendolo nelle forme consuete, non rischia niente, ma si garantisce un futuro di privilegio per sé, per la famiglia e per i suoi compari.
La vera politica, come del resto è stata anche in Italia in tempi meno ameni e più gloriosi, è pericolo di morte, è rischio della vita, è cosa non per tutti.
La Grassa distingueva, per esempio, tra politica con la minuscola, che è la sfera in cui si agisce politicamente, e Politica con la maiuscola, che è la vibrazione conflittuale che configura ogni sfera sociale. È proprio questo conflitto costante che impedisce alle società umane di ristagnare e genera quello che percepiamo come cambiamento. Se non esistesse questo flusso continuo e squilibrante, l’umanità non avrebbe vissuto continue trasformazioni. Ma, al di là di questo aspetto, diciamo, teorico, c’è un punto essenziale che riguarda il modo di fare politica in un Paese come il nostro, che è subordinato e occupato da una potenza straniera che conculca la nostra politica e la riduce a una ritualità che non deve mettere in discussione i reali rapporti di forza. Per questo assistiamo a una decadenza senza fine e a un’alternanza tra forze che vivono comodamente anziché pericolosamente, come la politica richiederebbe. Da qui la perfetta coincidenza tra una dialettica democratica che non muta gli scenari, ma muta solo le facce al potere, e la piena subordinazione a poteri esterni.
La politica da noi gestisce l’esistente, e anche male, e non importa quale sia lo schieramento che in quel momento amministra le cose. Sono tutti quanti attori di una sceneggiatura scritta altrove – come confermano le parole di Di Battista e Orsini che teniamo non per svelamento di una realtà che non conoscevamo ma per conferma pratica di tesi che abbiamo sviscerato da decenni – che deve essere autorizzata da chi realmente stabilisce i destini del nostro Paese. Quella che in Italia chiamiamo politica è assenza di politica, paradossalmente è il suo contrario, perché la politica dovrebbe invece essere un mestiere di armi intellettuali, e non solo, che implica il rischio stesso del proprio corpo individuale e collettivo. In questi termini, chissà quanti degli attuali cosiddetti potenti sarebbero disposti a fare politica. Infatti, per costoro, la politica è creazione e preservazione del privilegio, ed è su quello che fanno i calcoli, non sull’interesse del loro Paese. Da questa dinamica perversa non si salva nessuno.
Per questo la politica deve tornare a essere quello che è nella sua vera essenza, cioè un mestiere pericolosissimo in cui il prezzo del potere è la vita. Cosa non da tutti e per tutti insomma. Roba non da candidati ma da cavalieri. Sicuramente la vedremmo molto meno affollata e i politici ritornerebbero a essere appunto cavalieri disposti a pagare di tasca propria cavallo e armatura, per onore e gloria, piuttosto che a mettere solo le mani nella cassa pubblica.
Ora la politica è mercimonio di servi che se la godono finché possono. Ovviamente parlo della politica a certi livelli. Nessuno pretende che un consigliere comunale rischi così tanto per così poco, ma chi vuole salire i gradini della Patria deve portarsi dentro questo spirito, a ogni livello.
Alessandro Di Battista
“Io un giorno avevo già deciso di non presentarmi in Parlamento, però non l’avevo comunicato. Entro alla Camera e mi fermano due parlamentari di Forza Italia, Valentino Valentini, storico braccio destro di Berlusconi, e mi pare Bruno Archi, mi pare che stava in Commissione Esteri con me.
Mi fermano dietro la porta dell’ingresso laterale della Camera e mi dicono: ‘Noi siamo convinti che voi andrete al Governo e a te, che comunque ti conosciamo, ci stai simpatico anche se per posizioni diverse, ti suggeriamo di organizzare presto un viaggio negli Stati Uniti, in America’.
Io: ‘In che senso?’. ‘Li devi rassicurare’, così mi dicono. ‘Ma che significa?’. ‘Gli devi far capire che non ce l’hai con loro, che non ce l’hai con i fondi finanziari, che non ce l’hai con Israele’.
Io ce l’ho con Israele, ce l’ho con i fondi finanziari e ce l’ho anche con gli americani, per tutto quello che hanno fatto negli ultimi secoli.
Però è sintomatico, cioè io, un parlamentare della Repubblica, prima delle elezioni organizzo un viaggio in America, a Washington, per rassicurarli. E quel viaggio non l’ho mai organizzato. Credo che l’ha organizzato Luigi, Luigi c’è andato. [Di Maio]
Questo ti fa capire che sembra incredibile, ma determinati ruoli in Italia, più che avallati dal Presidente della Repubblica, ruoli apicali del Governo, devono ricevere l’approvazione dalla Casa Bianca”.
Alessandro Orsini
“Gli americani sono nella condizione di uccidere qualunque politico italiano, sono nella condizione di uccidere piuttosto agevolmente il Presidente del Consiglio, il Ministro della Difesa, il Ministro degli Esteri. E perché? Perché la CIA ha un controllo capillare del territorio italiano, perché la CIA è tra noi da decenni.
Se voi guardate quello che è successo in Venezuela, la CIA è riuscita a condurre quell’operazione, gli americani sono riusciti a condurre quell’operazione, senza avere basi della CIA in Venezuela.
La CIA in Italia conosce ogni centimetro quadrato di Palazzo Chigi, di Montecitorio, di Palazzo Madama, sa tutto della vita dei nostri politici e dei nostri ministri.
Su qualunque ministro italiano la CIA ha un dossier che è in grado di far uscire in qualunque momento.
In Italia le basi americane fanno sì che i soldati americani abbiano un controllo capillare del territorio italiano, perché noi non abbiamo soltanto almeno 5 basi americane sul nostro territorio e svariate testate nucleari, abbiamo anche 120 postazioni sul territorio italiano cui hanno accesso i soldati americani. Le chiamiamo postazioni della NATO, sono radar, sono poligoni di tiro, sono caserme, sono magazzini.
Gli Stati Uniti in Italia, vedete questo scandalo che è adesso uscito, Rutte ha detto che 500 aerei sono decollati dall’Italia per la guerra in Iran, Giorgia Meloni ha detto che non sono 500, sono 200, che è un numero smisurato in una guerra di 40 giorni. Vuol dire che sono decollati aerei dagli aeroporti italiani tutti i giorni coinvolti nella guerra in Iran.
A Camp Darby, vicino Pisa, gli Stati Uniti hanno il magazzino di armi e di munizioni più grande del mondo al di fuori dei confini nazionali e le armi da Camp Darby possono uscire in due soli modi: o escono dal porto di Livorno, che spesso viene bloccato dai portuali, o escono dall’aeroporto militare di Pisa.
E le basi americane in Italia, pensate alla frase che Giorgia Meloni ripete di continuo, dice che le basi americane sono in Italia per difendere gli italiani. Non è vero, le basi americane sono in Italia per le guerre degli americani, le basi americane in Italia servono ad accrescere la proiezione di potenza degli Stati Uniti e la proiezione di potenza è la capacità di uno Stato di muovere guerra lontano dai propri confini”