Primo maggio con noia: festa, farina e forca senza scuse ideologiche

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Preparatevi al prossimo evento canterino del Primo Maggio, l’unico terreno di rivolta che non va mai a maggese. Pascolo di rivoluzionari suonati e di complessi coi complessi sovversivi che ce l’hanno col mondo una volta all’anno, i più esacerbati anche tutto l’anno ma senza diretta televisiva, dopodiché si torna alla vita di sempre, tra una birra e uno spino e l’estate a Portofino, con la barca di papà e l’amore di mammà.

A pagare pensa il sindacato, ma non coi soldi del delegato che tratta tutt’altro tipo di accordi, fingendo disaccordi, con la controparte industriale, con la quale s’intende alla perfezione per far precipitare la situazione. Perché ormai è molto più facile sponsorizzare la retorica che fare una battaglia storica per stringere patti buoni a salvare il Paese dallo sfracello totale.
Elio e le storie tese ne hanno recentemente fatto un pezzo, su questo pezzo di storia musicale, dove ciò che conta è il messaggio sociale, bella ciao e ciao ‘a bella, famose sta taranta, vieni a ballare in Puglia, resistenza ad oltranza, antifascismo militante, quote rosa alla riscossa, un motivetto popolare vi seppellirà, reddito di cittadinanza e dignità, contro i padroni fate girare i cannoni, autoriduzione fino alla morte, esproprio proletario e stile di vita proprietario, noi siamo i giovani, i giovani del SerT perché impazziamo alla kermesse dove chi non salta non est.

Un coacervo di stereotipi e di fazzoletti rossi al collo, simbolo di una generazione che si è impiccata da sola, in assenza di fascisti, ad un fascio di luoghi comuni dai quali non riesce più ad uscire. Più parties che partigiani, insomma.
“Corre nu guaglione dentro al centro sociale, corre nu poliziotto che lo vuole acchiappare, corre il metalmeccanico che brandisce una biella corre quella col piercing che non è tanto bella…Ma comunque prima di cantare una canzone balcanosa ricorda di fare una cosa lanciare un’invettiva contro il capitalismo. (Allora noi vogliamo dedicare questa canzone contro il capitalismo, perché è ora dire basta col lavoro che sfrutta tutti. Devono capire che hanno rotto le palle i padroni, perché le masse operaie… o ma non vi sento fatevi sentire, siete tantissimi!)” [Il complesso del primo maggio, Elio e le storie tese] .

E così potremmo continuare a scherzare. La storia (passata) siamo noi, nessuno si senta escluso dalla vecchiaia e dal rincoglionimento identitario. Primo maggio, primo omaggio alla presa per i fondelli collettiva, sin dal 1990. Fischia il vento ed infuria la bufera, niente terrazza questa sera. Ma domani, col sol dell’avvenire, la doratura è assicurata, guerra dura per l’abbronzatura, la rivoluzione fa bene alla pelle e, grazie al libero amplesso, mentre suona il complesso, svuota pure le palle. Siamo tutti figli dei fiori ma soprattutto delle piante con foglie a cinque punte, che chi la semina la dura e la polizia non ci fa paura.
Eppure el pueblo unido il sindacato l’ha già tradito, con i contratti che hanno tolto garanzie ai lavoratori per preservare la nomenclatura autoreferenziale della stessa sigla sindacale. Non ci importa però, siamo qui a festeggiare e festeggiando a protestare il nostro fasullo spappolamento sociale (che a breve potrebbe diventare reale). Per oggi va così, fratello africano, indiano e cingalese ed anche se domani si torna alla normalità, tu a lavare i vetri ed io tra un caffè ed un babà e lo shopping al centro comercial, Viva Maxmara, viva Levi’s e viva Miu miu, per l’occasione tifo ancora Marx, Lenin e Mao Tse Tung, almeno fino al prossimo prosecchino del mezzo mattino.

Compagni dai campi e dalle officine pochi mesi e saremo anche noi padroni e borghesi, però c’è tempo per rinnegare, adesso festa, farina (purissima) e forca. Il potere deve uscire dalla canna…e basta!
Ovviamente, si cerca di sdrammatizzare. Non che i problemi non siano concreti, tra disoccupazione, inoccupazione, salari da fame e crisi esistenziale, per mancanze di modelli e di aspirazioni, tuttavia, aggirarsi come dinosauri nel cimitero delle passioni estinte, con l’intento impossibile di rianimarle, non muterà la nostra e la loro pessima condizione sociale. Poche idee e tanti obiettivi sballati per una gioventù incasinata che deve prendere gli ideali in prestito dai tempi andati, non essendo in grado di elaborarne di propri, adeguati al momento storico.

Ed allora che si faccia pure baldoria ma senza scuse ideologiche, è giusto sollazzarsi ma evitando ridicole strumentalizzazioni maneggiate da attempati soloni che sul malcontento ci marciano e ci mangiano.