I “deficitenti”

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Il popolo è diventato (o è sempre stato) un pollo da spennare e da mettere in pentola a fuoco lento. Ma se lo chef è scarso la pietanza risulta davvero insopportabile. Questo governo, come tanti altri del passato, non è in grado di affrontare di petto ( a proposito di pollame) la situazione e fa pagare alla gente la sua mancanza di visione. Abbiamo detto che stiamo vivendo una crisi lenta ma eccezionale, oltre la quale non si va senza proporre soluzioni originali e rivoluzionarie. Invece, tutta la capacità di Giuseppi e soci si riassume con la tassazione di merendine e sigarette. Inoltre, per non saper nient’altro fare provano a distrarci con le solite storiette sulle discriminazioni contro qualcuno, in quest’epoca di razzismo e machismo che vedono soltanto loro.
Qui crolla tutto l’edificio e costoro provano a tenere in piedi i muri attaccandoli ai quadri. Ormai è un manicomio di sciocchezze proferite sia da chi gestisce l’Esecutivo che da chi siede in Parlamento. Inoltre, quelli tra loro che stanno fuori dai cancelli del Palazzo andrebbero persino rinchiusi per come parlano. Pensate a Grillo che, dopo aver virato su Renzi, nonostante anni d’insulti, adesso propone di togliere il voto agli anziani. Con Giuseppi che commenta la notizia come se fosse pure una cosa seria. A questo punto passiamo al voto differenziato e facciamoli eleggere, di volta in volta, da qualche categoria specifica, individuata all’occorrenza tra quelle meno ostili. Una volta i disabili, un’altra gli autisti, un’altra i baristi. Alla fine non resterà che il gruppo degli alcolizzati ad eleggere simili ubriachi. Bisogna sbarazzarsi di questa marmaglia che ha deciso di dare al Paese il colpo di grazia con questa specie di scherzi. Ma c’è veramente poco da ridere.
La crisi impazza ed è probabilmente la più critica dal 1929. Per venire fuori da quel disastro ci vollero colpi di genio e non battute da scemi sugli immigrati che ci pagano le pensioni e che fanno bene alla nostra economia raccogliendo pomodori.
All’epoca c’erano personaggi come Keynes che non avevano timore a teorizzare cose come la seguente, stimolate da una pesantissima emergenza:

“Se il Tesoro dovesse riempire vecchie bottiglie con banconote, sotterrarle a profondità adeguate in miniere di carbone in disuso, riversare nelle miniere rifiuti urbani fino alla superficie, e lasciare poi alla libera iniziativa, sulla base dei consolidati principi di laissez faire, il compito di dissotterrare le banconote (dopo aver indetto una gara per le concessioni di sfruttamento di quel territorio), la disoccupazione non aumenterebbe più e, con l’aiuto delle successive spendite, il reddito reale e la ricchezza della comunità sarebbero probabilmente molto più elevati di quanto si darebbe altrimenti. Certamente, sarebbe più sensato costruire case o altro. Ma, se ci sono difficoltà politiche o pratiche nel farlo, quel che si è detto sopra sarebbe meglio che niente.”

Il problema, invece, per i grandi economisti e politici dei nostri sventurati tempi è il deficit da controllare perché lo Stato deve agire come un buon padre di famiglia, anche se da quando ci sono loro questo genitore bonario è diventato una canaglia. Ma sono appunto dei “deficitenti” che non sanno nulla dello Stato e di quanto fu fatto in passato di fronte a drammatiche problematiche dello stesso tipo.
La manovra che hanno proposto fa letteralmente schifo e non risolverà nulla, accelerando semmai le pene di questo povero Paese. Stanno pure litigando sulle scemenze che hanno scritto. Per quanto ancora sopporteranno gli italiani simili sicofanti attaccati alle poltrone? Ieri costoro si accoltellavano tra loro, adesso si sono alleati per pugnalare alla schiena tutta la nazione.

Viva la plastica!

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Ci tassano le cose più utili e di uso comune. Diesel, plastica e tabacco. Sono rapine ai danni della gente mascherate da lotte a favore dell’ambiente. Cercano di toccare i cuori mentre ti derubano del portafogli. Il governo fucsia, attualmente in sella in Italia, specula su tutte queste balzanerie per gabbare i cittadini, al pari degli omologhi europei. La coscienza ambientalista serve a legittimare le rapine contro i più deboli della terra, in nome di una Terra che se volesse ci smaltirebbe in breve tempo, senza farsi troppi problemi. La natura vuole la nostra pelle perché la vita deve mangiare la vita per perpetrarsi. Però gli ambientalisti, questi ricchi signori che vivono esistenze protette e confortevoli, grazie ai loro soldi, vogliono rendere tutto più difficile a chi ha già problemi più seri da affrontare, come quello di tirare a campare. In realtà, l’ecologismo è una ideologia farlocca per spillare quattrini allo stato, per truffare i contribuenti, per arricchire i farabutti con la compiacenza di una politica ogni giorno più banale e meno scientifica. Ironizza sulla questione il comico americano G. Carlin ma non ha tutti i torti:

“ la più grande arroganza di tutte è: salvate il pianeta!
Cosa? Questo cazzo di persone mi stanno prendendo in giro? Salvare il pianeta? … Ma se non sappiamo ancora prenderci cura di noi stessi!
Non abbiamo nemmeno imparato a prenderci cura l’uno dell’altro, e vorremmo andare a salvare il cazzo di pianeta? Mi sto stancando di questa merda. Stanco di questa merda. E sono stanco di quel cazzo di “giornata del pianeta”, sono stanco di questi ambientalisti ipocriti, questi bianchi, liberali borghesi che pensano che l’unica cosa sbagliata in questo paese sia che non ci sono abbastanza piste ciclabili. Persone che cercano di rendere il mondo più sicuro per le loro Volvo.
D’altra parte, agli ambientalisti non frega un cazzo del pianeta. Essi non si preoccupano del pianeta. Non lo fanno nella sua essenza fondamentale.
Sapete in che cosa sono interessati? Un posto pulito dove vivere. Il loro habitat.
Sono preoccupati che un giorno, in futuro, potrebbero subire personalmente degli inconvenienti. L’interesse personale ottuso e non illuminato non mi piace.
D’altra parte il pianeta non ha nulla che non va. Nulla che non va con il pianeta. Il pianeta è a posto. E’ la gente che è fottuta. C’è differenza!
C’è differenza: il pianeta è a posto, rispetto alle persone il pianeta sta andando benissimo. E’ qui da quattro miliardi e mezzo di anni, avete mai pensato all’aritmetica? Il pianeta è stato qui per quattro miliardi e mezzo di anni, noi invece da quanto ci siamo: centomila? Forse duecentomila? E siamo solo stati impegnati nell’industria pesante per poco più di duecento anni. Duecento anni contro quattro miliardi e mezzo. E noi abbiamo la presunzione di pensare che in qualche modo noi siamo una minaccia? O che in qualche modo faremo mettere a repentaglio questa bella pallina verde-azzurro che è solo fluttuante intorno al sole? Il pianeta ha passato molto di peggio. Ha passato tutti i generi di cose peggiori di noi. E’ passato attraverso i terremoti, i vulcani, la tettonica a zolle, la deriva dei continenti, eruzioni solari, macchie solari, tempeste magnetiche, l’inversione dei poli magnetici … centinaia di migliaia di anni di bombardamento da comete ed asteroidi e meteoriti, allagamenti globali, maremoti, incendi in tutto il mondo, erosione, i raggi cosmici, ricorrenti periodi di glaciazione … E noi pensiamo che alcuni sacchetti di plastica e alcune lattine di alluminio riusciranno a fare la differenza?
Il pianeta non sta andando da nessuna parte. Noi lo facciamo!
Stiamo andando via! Preparate la vostra roba gente! Stiamo andando via!
E non lasceremo nemmeno granchè di tracce. Grazie a Dio per questo! …se è vero che la plastica non è biodegradabile, beh, il pianeta saprà semplicemente integrare la plastica in un nuovo paradigma: la terra più la plastica.
La terra non condivide i nostri pregiudizi verso la plastica! La plastica è venuto fuori dalla terra. La terra probabilmente vede nella plastica solo un altro dei suoi figli…. Potrebbe proprio essere l’unica ragione per la quale la terra ci ha consentito di essere generati da essa in primo luogo. Lei voleva la plastica per se stessa. Non sapeva come farla. Le servivamo noi!
Potrebbe essere la risposta alla nostra domanda filosofica secolare: “Perché siamo qui?” …… Plastica … stronzi! Quindi, la plastica ora c’è, il nostro lavoro è finito, ora possiamo essere eliminati!”

Lui scherza ma questi imbroglioni andrebbero battuti fino all’estinzione. Ci propongono auto elettriche che solo loro possono permettersi e che non sono affatto ad impatto zero, ciarlano di fine del petrolio da decenni ma vanno in guerra per appropriarsene a danno delle nazioni che lo detengono, blaterano di energie alternative ma dietro ogni pannello solare o pala eolica si nasconde spesso una truffa e la certezza che per il nostro modo di produrre tale tecnologia è al massimo ausiliaria e non sostitutiva. L’unica energia veramente pulita, quella nucleare, la aborrono per partito preso, spaventati da ciò che non conoscono o non è rientrante nelle loro possibilità di business. Però se tutte le auto fossero elettriche per produrre l’energia necessaria a farle muovere abbisogneremmo di moltissime centrali nucleari. Ora se la prendono pure con la plastica che però è riciclabile e costituisce appena lo 0,7% degli scarti totali europei. Un niente che impegna le loro menti malate per intere legislature per fregare il prossimo al quale chiedono l’obolo in nome di un pianeta pulito ma reso insopportabile dalla loro presenza. Ci rendono la quotidianità impossibile per quattro ubbie da strapazzo che nascono in mezzo a sparuti neuroni e che seguono con massima incoerenza. Chi va a fare la spesa sa benissimo quanto le loro buste biodegradabili non siano adeguate a niente perché si rompono al primo oggetto inserito. Tanto gli acquisti lorsignori li fanno fare alle colf, il disagio non è loro ma del resto dell’umanità che fatica.
Infine, dopo tutto questo sbattimento uno avrebbe bisogno di zuccheri per riprendersi e si fumerebbe un intero pacchetto di sigarette per rilassarsi. Non si può, ormai ti costa mezzo stipendio perché dopo il pianeta questi cialtroni si preoccupano pure della nostra salute. Non perché ci tengano veramente a noi ma per continuare a torturarci illimitatamente.

L’Aula sorda, grigia e striminzita

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Il parlamento italiano diventerà una riserva di pochezza democratica, con onorevoli dimezzati e privilegi moltiplicati (o almeno questa sarà la sensazione). Chi resta farà l’indiano, chi esce l’indignato. L ‘estinzione della democrazia per via democratica è uno spasso imperdibile.
I parlamentari che hanno votato per la riduzione dei posti pensano ovviamente che toccherà al vicino di banco. Sono questi gli unici pensieri che aleggiano nelle aule sorde, grigie e ora anche striminzite.
Questa sceneggiata che qualcuno spaccia come grande vittoria degli italiani è l’esempio di ciò che Marx chiamava cretinismo parlamentare, precisamente quella malattia che “relega quelli che ne sono colpiti in un mondo immaginario e toglie loro ogni senso, ogni ricordo, ogni comprensione del rozzo mondo esteriore; essi dovevano essere colpiti da questo cretinismo parlamentare quando, dopo aver distrutto con le loro mani tutte le condizioni del potere del Parlamento..”. Ed ecco che la storia si ripete, in seconda battuta come farsa.
Agli italiani del numero dei parlamentari non importa più nulla, la propaganda sulla casta non attecchisce oltre perché ben altri sono i problemi che li attagliano. I 5S che hanno cavalcato tale legge sono fuori corso storico e destinati ad una sepoltura prematura. Tutte le loro battaglie sono invecchiate in pochi anni e non sono più di alcun interesse per gli elettori che li abbandonano delusi. Erano loro a sostenere che uno vale uno salvo adeguarsi ad una democrazia in cui tutti parlano e pochi decidono. La rete è un leviatano appena più attrezzato che non cambia natura se lo attribuisci a Rousseau anziché ad Hobbes. Le leggi sociali non tengono conto delle illusioni e si fanno beffe dei sognatori, prima in Bonafede e adesso persino in Bonafe’.
Noi che non abbiamo mai creduto di poter ristabilire una democrazia incorrotta, peraltro mai esistita, nemmeno ai tempi dei filosofi “schiavisti” greci, ribadiamo che essa è soltanto un mercato di compravendita di posti al prezzo di voti. Le decisioni serie vengono prese altrove da persone(incarnanti funzioni) che non hanno bisogno di farsi eleggere. Come scrive più precisamente La Gianfranco la Grassa:

“La democrazia …è un semplice e schematico sondaggio d’opinione, in cui si tratta solitamente di rispondere sì o no a poche semplici domande su questioni che tutto toccano salvo il reale potere dei grandi centri strategici, che si battono tra loro con ben altri mezzi e massima incisività (magari anche con il metodo dell’assassinio se occorre). Non è un caso che l’opinione “pubblica” muti d’accento con una certa facilità e frequenza; ne vengono premiati ora questi ora quelli fra i cosiddetti partiti, vere accozzaglie informi dirette da manigoldi, che rappresentano la copertura e la maschera “pubblicitaria” dei suddetti centri strategici, i reali poteri da cui si irradiano poi le principali decisioni, molto spesso ignote al “popolo” o comunque assai differenti da quelle su cui si era svolto il sondaggio. Non vi è dubbio che una simile “democrazia” presenta alcuni svantaggi in fatto di celerità ed efficacia delle decisioni, poiché a volte bisogna avvolgere queste ultime in una “bella confezione” in grado di meglio ingannare, compiacendo, i cittadini elettori”.

Insomma, il parlamento non è mai stato una scatola di tonno da aprire ma una cloaca da evitare, tanto che scriveva Trilussa l’unica bestiola, “la sola che sia degna de bazzicà la Cammera e conosca l’idee de l’onorevoli è la Mosca, perché vola, s’intrufola, s’ingegna, e in fatto de partiti, sia chi sia, passa sopra a qualunque porcheria!”

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DOPPO L’ELEZZIONI (Trilussa)

Nun c’era un muro senza un manifesto, Roma s’era vestita d’Arlecchino;
ogni passo trovavi un attacchino ch’appiccicava un candidato onesto, cór programma politico a colori pe’ sbarbajà la vista a l’elettori.
Promesse in verde, affermazzioni in rosso, convincimenti in giallo e in ogni idea ce se vedeva un pezzo de livrea ch’er candidato s’era messa addosso co’ la speranza de servì er Paese… (Viaggi pagati e mille lire ar mese.)
Ma ringrazziamo Iddio! ‘Sta vorta puro la commedia è finita, e in settimana farà giustizzia la Nettezza Urbana che lesto e presto raschierà dar muro l’ideali attaccati co’ la colla, che so’ serviti a ingarbujà la folla.
De tanta carta resterà, se mai, schiaffato su per aria, Dio sa come, quarche avviso sbiadito con un nome d’un candidato che cià speso assai…
Ma eletto o no, finché l’avviso dura, sarà er ricordo d’una fregatura.

La solita Italia crocevia di spie.

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C’è una spy story che coinvolge il governo. Vedrete che non verrà fuori niente, o molto poco, come conviene in questi frangenti, ma improvvisamente qualcuno potrebbe essere costretto a fare un passo indietro o ad eclissarsi. Ricordate Di Pietro che da un giorno all’altro sciolse i suoi ranghi? Si saprà “il giusto” e magari anche “sofisticato” abbastanza per non dare l’impressione che l’Italia sia un crocevia di spioni, come effettivamente è. Un fatto però è chiaro. Il Russiagate è stato (ed è) un complottone, nemmeno tanto raffinato, ordito dal vecchio establishment statunitense contro Trump. Le classi politiche europee (e le intelligence continentali) hanno aiutato le gemelle americane, dalle quali dipendono, ad organizzare questa messinscena perché temono di essere derubricate dalla gestione del potere qualora il clima internazionale dovesse mutare o, addirittura, subire un bouleversement. Se la rivoluzione trumpiana riesce a dovere per loro non ci sarà più spazio e nuovi lacchè saranno accreditati nei paesi satelliti dell’iperpotenza mondiale, la quale muta la sua visione perché ormai percepisce un relativo declino. Ovviamente, i meno compromessi riusciranno in qualche modo a riciclarsi. È una vecchia storia. Agli inizi degli anni ‘90 le cose furono fatte in grande stile perché si chiudeva un’intera epoca di straordinaria unicità. Dc e Psi furono spazzati via da un golpe giudiziario in cui dietro ogni magistrato c’era una barba finta che imbeccava o addirittura erano quest’ultime a travestirsi da togati, come si è poi saputo ma mai abbastanza pubblicizzato. Democristiani e socialisti esaurirono la loro funzione quando cadde il muro di Berlino. Essendo ormai inutilizzabili per la nuova fase furono convinti con le buone e con le cattive a farsi da parte. Non siamo ancora a quei livelli e a quello snodo storico ma qualcosa di simile potrebbe avvenire in Europa col mutamento di strategia in atto oltreoceano. I figliocci nazionali dei Clinton e degli Obama potrebbero vedersela brutta, soprattutto perché si sono scoperti troppo in questi anni. Ci tenevano a servire e riverire, senza alcuna decenza. Passare per stuoini degli yankee li esaltava persino. Il clima però non è più lo stesso e come dicevano i latini simul stabunt vel simul cadent. Trump e chi lo appoggia non sono ancora usciti vincitori dalla contesa coi precedenti dominanti statunitensi. Ma se la partita si chiudesse a favore dei primi molte teste cadranno in America ed in Europa. Qui da noi in molti si sono prestati all’azione di disturbo dell’ascesa del tycoon newyorkese, mettendo a disposizione i servizi (a dir il vero ampiamente infiltrati dalla CIA) per varie macchinazioni. Trump non ha gradito, comincia a chiedere il conto o almeno minaccia di farlo. Chissà cosa passa nella testa dei bulletti che si sono inchinati quando tutto filava liscio mentre ora appaiono a disagio. Altre capriole potrebbero non bastare a salvarli nonostante l’aria da sempiterni “rodomonti”

POLITICA COME STRATEGIA, di GLG

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(in una “realtà” in continuo flusso)

Ho più volte sottolineato il primato della POLITICA intesa quale serie di mosse strategiche (nella scacchiera mondiale come in quella interna ai vari paesi). Una simile attività non può mai essere condotta a casaccio, con semplice approssimazione. Si segue pur sempre una razionalità, solo non rigida né troppo aperta a svariate possibilità e percorsi. Chi si muove seguendo una strategia continua spesso ad essere convinto di poter riprodurre la realtà, sia pure solo per schema, fissando la tramatura della stessa. E’ convinto d’essere in grado d’attribuire ai punti nodali di tale trama una posizione abbastanza precisa; non segue certamente le elucubrazioni di quei filosofi “molto sapienti” che citano a sproposito l’indeterminazione della teoria quantistica, secondo cui l’osservatore influisce sull’oggetto appunto osservandolo. Nella storia degli eventi sociali (politici, economici, ecc.) non siamo nel mondo delle microparticelle, non inviamo in direzione degli stessi raggi d’osservazione dotati di energia tale da mutare la loro posizione e/o velocità.
Gli esseri umani hanno fin troppo presunto d’essere gli artefici delle vicende che li riguardano. Se ad un certo punto si verificano accadimenti inattesi, non previsti, fanno appello al caso, perfino alla sfortuna. Essi sono invece artefici di un ben altro procedimento. La “realtà” – indubbiamente esistente e in cui siamo “immersi” – è da pensarsi quale flusso informe, caotico, squilibrante. Non possiamo muoverci in essa credendo di poterci inserire in modo perfettamente consapevole in questo flusso poiché avremmo avuto in premio una superiore dote di “intuizione”. In realtà, assai più prosaicamente, il nostro pensiero fissa dei campi di stabilità, certamente per punti sommari, in modo da riuscire a muoversi entro questi campi che assomigliano a delle mappe. Costruiamo la loro dinamica di mutamento attraverso una cinematica, cioè come si fa nei film. Una serie di fotogrammi sempre più ravvicinati fra loro; dai primi “film di Ridolini” si arriva ad una riproduzione che ci riempie di orgoglio (quello che, nella vita quotidiana, ci fa cambiare continuamente apparecchio televisivo sempre più dotato di “esatta riproduzione della realtà” per punti, per pixel!). Questa sarebbe la realtà: i rapporti tra i punti e le posizioni da essi configurate vengono riprodotti in formule, grafici, ecc. E noi siamo contenti, adesso nulla ci è ignoto, il futuro è la prosecuzione di quella sequenza ormai fissata.
Poi entriamo in ambasce perché accade qualcosa di imprevisto; ma non può essere! Appunto: o siamo puniti per nostri gravi peccati, oppure sorge il sospetto che qualcosa sia sfuggito alla riproduzione di quella “realtà”. Magari si pensa di migliorare ulteriormente la sua “fotografia”; e per quando riguarda la sua dinamica evolutiva, ci si sforza di rilevare i punti successivi (di quella che è in effetti una cinematica) eliminando il più possibile gli spazi (e i tempi) vuoti tra l’uno e l’altro. Alla fine pensiamo di poterci rilassare; tutto andrà bene. No, continuano a prodursi eventi “strani”, assolutamente capricciosi e bizzosi. Come mai?
Fin quando, nella successione degli eventi in una fase (o epoca) storica, agisce una forza decisamente prevalente (ad es. una potenza predominante in quel contesto spaziale), si ha l’impressione che l’evoluzione di una data formazione sociale sia abbastanza (mai completamente) determinata dall’azione di quel “soggetto”. Il quale fissa sempre i suoi campi di stabilità per decidere come muoversi, ma sembra in effetti che questi corrispondano alla “realtà” di quell’epoca storica. Ad un certo punto, si notano discrepanze, andamenti supposti erratici e casuali, eventi “fortuiti”. Osservando meglio la situazione, si nota che stanno emergendo altre forze con altri campi di stabilità e altre sequenze di mosse – le strategie, cioè la POLITICA nel suo senso più proprio – per agire in quello stesso contesto. E malgrado, per un certo periodo di tempo, si discuta della necessità di collaborare tutti insieme, sempre più si verificano eventi in cui i diversi soggetti nutrono crescenti sospetti reciproci: la sensazione di ognuno d’essi è che qualcun altro stia barando, voglia raggirarlo per poi meglio aggredirlo! Ogni “soggetto” (ogni nuova forza in crescita) la pensa così.
In realtà, l’emergere di più forze ha soltanto posto in chiara evidenza, e lo andrà ormai ponendo sempre più in luce, che il campo (o i vari campi) di stabilità – fissato(i) mediante teorie via via più “raffinate” per la strumentazione analitica impiegata e perfino supportate da accurate “ricerche (statistiche) sul campo” – ha presunto di immobilizzare il continuo flusso squilibrante, disordinato, che è in realtà irriproducibile tramite il pensiero detto logico (che sia deterministico o probabilistico non ha alcuna importanza). E’ questo flusso a mettere infine in crisi i campi di stabilità dei vari “soggetti”, la cui unica funzione, quando vanno moltiplicandosi essendo in possesso di una potenza abbastanza equivalente, è quella di far risaltare che il flusso in questione non si acquieterà mai. Saremo perciò sempre costretti, di periodo in periodo, di fase in fase, di epoca in epoca, ad attraversare quelle che avvertiamo sovente come fasi storiche ricche di tragedie.
Tuttavia, non vogliamo accettare questa “realtà”, vogliamo pensare che essa sia frutto delle nostre azioni. In molti (troppi!) credono che basterebbe cooperare o addirittura volersi bene, riscoprire l’“umanità” dei buoni sentimenti; realmente esistenti, sia chiaro, giacché non sono sempre ipocrisia e finzione di soggetti malintenzionati. Tuttavia, fanno quasi più danni gli “amorevoli” in buona fede degli altri, perché sono i più tetragoni e testardi nel non voler riconoscere che “qualcosa” deteriora OGGETTIVAMENTE i rapporti tra individui, gruppi sociali e paesi (nazioni) e spinge necessariamente a dover affrontare un conflitto (talvolta assai drammatico). Gli ipocriti e finti buoni non capiscono da dove derivi il deteriorarsi dei presunti “equilibri”: non hanno consapevolezza del flusso squilibrante e informe, pensano ancora alla possibilità di stabilizzare dei campi attraverso il rafforzamento loro e l’indebolimento dell’avversario (trattato a volte da cooperante o alleato soltanto per raggirarlo e/o sottometterlo). Quelli in buona fede semplicemente non capiscono più nulla, continuano a credere all’esistenza del vecchio campo di stabilità con il suo equilibrio ormai tramontato da un pezzo; e provocano così ritardi con guasti inenarrabili, accentuando così i peggiori aspetti della tragedia in arrivo.
Ci sono però altri soggetti che inseguono scopi diversi, che afferrano in parte l’inevitabilità del conflitto. Tuttavia, anch’essi non hanno consapevolezza del flusso squilibrante che darà infine origine – coadiuvato dalla presenza di più campi di stabilità “costruiti” da forze contrastanti – ad un conflitto inevitabile. In effetti, i gruppi dominanti in un paese (sempre minoritari come numero ma non certo come potere e quasi sempre anche come seguito tra i dominati), dopo una fase storica più o meno lunga, vedono logorati quei campi di stabilità da essi creati e non modificati radicalmente, processi che riguardano pure le strategie applicate in quella fase. E il logorio può essere anche più rapido e più intenso con riguardo alla predominanza di quel paese rispetto ad altri. A quel punto, possono sorgere nuovi orientamenti che modificano radicalmente l’impostazione “conoscitiva” della realtà; le nuove “visioni del mondo” vengono spesso supportate da forze organizzate in grado di aprire una nuova fase sia all’interno di dati paesi come nelle relazioni tra essi. I conflitti (interni o internazionali) diventano sempre più cruenti e destabilizzanti e si ha un mutamento profondo delle strutture sociali in certi paesi (con l’ascesa di nuovi gruppi predominanti) e dei rapporti di forza tra paesi.
In definitiva, i nuovi gruppi dominanti sono quelli che andranno formulando assai differenti campi di stabilità, decisamente più adeguati dopo l’invecchiamento e perfino tracollo di quelli precedenti. Ovviamente, di epoca in epoca l’essere umano ha la prerogativa di accrescere certe conoscenze del mondo reale in cui ci si trova ad agire; inoltre, le nuove strutture sociali venute ad esistenza in seguito a radicali rivolgimenti sono spesso da ritenersi migliori di quelle spazzate via. Ancora una volta si consoliderà la credenza di avere ormai dato vita al “migliore dei mondi possibili”. Una convinzione che pian piano andrà pur essa incontro a nuove delusioni ed infine al ripensamento della “realtà” in cui si vive con il seguito di violenti sommovimenti sociali e di conflitti tra complessi sociali di differente “civilizzazione” e insediamento territoriale (nell’epoca moderna, possiamo semplificare parlando di scontri tra paesi fino al livello di violenza delle guerre). E la storia si ripete sia pure in forme sempre differenti, che fanno apparire ogni volta il mondo sociale, la vita che vi si svolge, ecc. completamente differenti rispetto al passato, ma pur sempre con il periodico ripresentarsi di gravi disordini, di conflitti acuti, di dolorose tragedie. E si tratta tuttavia di fasi in cui si hanno spesso le più elevate espressioni della spiritualità umana, del suo ingegno innovatore, del completo mutamento di quelle che chiamiamo ideologie, ecc.
L’importante è capire che noi, speciali animali pur dotati di quello che definiamo pensiero (o ragione), non possiamo però agire se non ci creiamo “attorno” una STABILITA’. Non significa IMMUTABILITA’, ma anche il mutamento deve essere pensato secondo precise direttrici, magari valutate in senso probabilistico. Possiamo ammettere la CASUALITA’, ma solo quale evento eccezionale da tentare di ricondurre, da ricomprendere, entro una data significazione e “motivazione” di quell’accadimento, che ci sorprende e verso il quale siamo indifesi. Non possiamo immergerci e aderire perfettamente al flusso caotico della realtà che continua la sua corsa totalmente disordinata e imprevedibile. Non riusciremmo ad agire, non potremmo porre in essere quello che è lo strumento principe della nostra attività, da me definito POLITICA; insomma le strategie da applicare a quella “realtà” da noi costruita cercando di non immaginarcela semplicemente, ma da cui dobbiamo comunque “astrarci” per non essere semplicemente travolti da essa ed essere alla fine consegnati alla morte.
Dobbiamo soltanto restare ben coscienti che il “flusso caotico” continua a scorrere e prepara altre fasi, altre epoche. Il pensiero umano sarà sempre in ritardo nel cercare nuovi CAMPI DI STABILITA’ quando i vecchi sono logori. Questa, appunto, la situazione assai pericolosa tipica dei tempi odierni. Non sappiamo come pensare il nuovo. E “le mort saisit le vif”. Anzi, in questa particolare fase in cui viviamo, sembra quasi che il flusso ci stia già trascinando a fondo, nel regno dei “morti viventi”. Non credo si tratti della prima epoca storica in cui questo è accaduto. Tuttavia, la nostra “sordità”, il nostro “ritardo” nel comprendere quanto altre volte si è ripetuto sembra particolarmente accentuato. La nostra meschinità risalta paurosamente. Mi sbaglierò, ma credo che a questa “miopia” contribuisca una scienza saccente e boriosa, che in realtà è solo tronfia di mille marchingegni tecnici inventati, ma non si sforza di capire il “nuovo” così come fece in altri tempi.
Mi sembra si sia in effetti entrati in un’epoca in cui o la morte s’impadronirà di questa nostra civiltà per colpa dell’immane ritardo nel riconoscere che ormai il flusso caotico della “realtà” – quella VERA, quella che mai conosceremo in modo esaustivo – rovescerà i vecchi equilibri; oppure dovrà prodursi un violento scontro con i “ritardati” per almeno restare “alla coda” di quel flusso senza scordarsi della sua esistenza. Non pare esserci altra alternativa. Senza troppo montarsi la testa, con la coscienza dei propri limiti, si può essere in grado di optare tra le due. Se scegliamo di morire, non ci si agiti troppo, basta attendere la fine. Altrimenti, si vivrà una fase di alta energia e di volontà di cambiamento, che però – teniamolo sempre bene in mente – si andrà progressivamente esaurendo imponendo ulteriori nuove scelte. Ma intanto, oggi come oggi, cerchiamo di salvarci e di annientare quei gruppi sociali, che sono ormai alla fine del loro ciclo storico e fanno di tutto per protrarre di un po’ la loro sopravvivenza, facendo marcire l’intera collettività.
Torneremo su tutto questo, adesso termino per il momento.

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