La Francia sta scoppiando ma per l’Ue il problema è l’Italia di A. Terrenzio

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La Francia e’ nel caos. In questi giorni la rivolta dei “gilet gialli” ha letteralmente mandato in tilt il paese. A decine di migliaia sono scesi in piazza, i rappresentanti di quel ceto medio impoverito e vampirizzato dalla globalizzazione economica. Il “popolo degli abissi” esasperato dal caro vita e dalla precarizzazione della propria esistenza. Macchine date alle fiamme, scontri con la polizia con lancio di sanpietrini, hanno mostrato l’immagine di un Paese ormai al collasso, dove le contraddizioni del sistema economico mostrano i segni piu’ evidenti. La Francia e’ il vero malato d’Europa, con un impoverimento progressivo della popolazione, le divisioni sociali, la marginalizzazione dei “perdenti della globalalizzazione” nelle periferie e l’incistamento del terrorismo di matrice islamica, che come dimostrato dall’ennesimo attentato avvenuto a Strasburgo, risulta essere di impossibile soluzione.

Il Presidente Macron e’ il bersaglio della protesta, ma a essere messo in discussione e’ l’intero modello liberal-capitalista, che come si e’ detto, mostra i punti deboli piu’ evidenti in un Paese che sembra scivoltare verso la guerra civile, come sostenuto da fonti dei servizi di sicurezza francesi.

Macron e’ la personificazione del volto arrogante delle Elite, il “matrix” inventato dalle oligarchie finanziare e burocratiche dell’UE per salvare il sistema.

Dopo i disordini che hanno portato all’arresto di oltre 700 persone e sei morti, il leader di En Marche ha manifestato un “mea culpa” che non sembra convicere i gilet, attraverso la proposta di una serie di ammortizzatori sociali. L’aumento di 100Euro mensili sui redditi inferiori a 2mila Euro, una serie di sgravi fiscali su redditi e pensioni, piu’ un colloquio con le maggiori aziende del Paese per convincerle ad elargire dei bonus per i dipendenti, sono armi spuntate per placare la rabbia sociale di una massa inferocita che pretende le dimissioni del rampollo delle oligarchie.

Per attuare tali riforme saranno necessari 10 miliardi di Euro che costringeranno la Francia ad un deficit ulteriore, arrivando al 3,5%.

Tutto cio’ mentre invece il governo giallo-verde sembra cedere alle pressioni della Commissione UE, abbassando il deficit dal 2,4 al 2,04%.

Un arretramento che appare inspiegabile, dato che il comportamento piu’ logico da parte del nostro Governo, sarebbe stato quello di accodarsi alle richieste francesi per richiedere eguale flessibilita’. Flessibilita’ che non e’ stata invece accordata dall’arrogante Moscovici, che reputa le situazioni dei due paesi non paroganabili, anche se la Francia in termini assoluti e’ messa molto peggio dell’Italia, con un debito aggregato che supera il 400%. Evidente l’ostilita’ nei riguardi del governo sovranista italiano, se si pensa che Moscovici ritiene non sufficiente l’abbassamento al 2,04 per scongiurare la procedura di infrazione contro l’Italia.

Diverse possono essere le interpretazioni di tale cedimento. Evitare la procedura di infrazione, accettando una riduzione dei decimali, per poi infrangerla nei fatti, come gia’ operato da Francia e Spagna, oppure rinviare lo scontro alle elezioni europee di maggio, dato che i burocrati alla Moscovici sanno di avere le ore contante.

Il tempo ci dira’ le ragioni di tale cendimento.

 

L’Italia e l’asse Franco-Tedesco

 

Con lo spettro di un “colpo di stato”, le proteste di un elettorato di cittadini, stanchi di vivere senza speranza di miglioramento delle proprie condizioni di vita, un debito pubblico in crescita continua e una crisi del proprio modello multiculturale con attacchi terroristici fuori controllo, la Francia e’ l’anello debole del contiente europeo.

Di tale debolezza sembra approfittarne Donald Trump, che in una Parigi messa a ferro e fuoco, non ha risparmiato critiche al presidente Macron, suscitando le risposta contrariata del ministro MdE Le Drian.

Alcune settimanete fa, Trump aveva espresso tutto il suo disappunto per la proposta da parte del capo dell’Eliseo della formazione di un esercito europeo a guida francese, che aveva suscitato l’approvazione anche della Merkel.

Francia e Germania appaiono sempre piu’ insofferenti al nuovo corso trumpiano.

Trump vorrebbe rilanciare una idea d’Europa con un cambio delle attuali leadership, screditate e sul viale del tramonto, mettendo il cappello atlantico sutile nuove rivoluzioni sovraniste.

La formazione di un esercito europeo a guida franco-tedesca ha invece avuto il placet di Putin, che comprende come il progetto sia un modo per incrinare la soverglianza americana sul continente.

Ma quale e’ il ruolo dell’Italia?

Il Governo Conte ha subito mostrato la sua distanza verso l’iniziativa francese e non senza ragione.

La Francia, dopo il ruolo destabilizzatore assunto in nord-Africa ed i suoi continui tentatativi di mettere i bastoni tra le ruote all’Italia per un ruolo di paficazione in Libia e nel Mediterraneo, non puo’ essere assolutamente considerata un interlocutore credibile, soprattutto se oltre alla Nato, esiste gia’ la Pesco, un accordo di collaborazione militare tra i paesi europei.

Inoltre una leadership militare francese, unita ad un dominio finanziario della Germania su scala continentale, rischierebbe di schiacciare ulteriormente la posizione del nostro Paese e del suo governo, che deve gia’ guardarsi da nemici interni quantomai infidi.

Alcuni giorni fa il MdI Matteo Salvini, ha lanciato un messaggio alla Germania e all’Europa attraverso la formazione di un “asse Roma-Berlino”. Evidente l’intento di sfutture la posizione di debolezza della Francia, impegnata a risolvere una gravissima crisi sul piano interno.

Se l’Italia e’ chiamata a scegliere tra due mali, Berlino e’ senz’altro il minore, visto che la Francia ci restera’ nemica almeno fino quando il toy boy di Brigitte restera’ in sella.

Per rilanciare questa UE allo sfascio, divisa tra gli egoismi nazionali e le rivolte sociali, sara’ prima indispensabile un cambio ai vertici, cominciando dalla caduta di Macron e dei suoi sodali commissari europei.

Le elezioni di maggio, saranno uno spartiacque decisivo per liberare l’UE dalla guida dalle vecchie oligarchie .

L’INTERNAZIONALE DEI MARZIANI di A. Terrenzio

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“Il vero cretino ha bisogno di quel tanto di cultura, che lo renda davvero tale”, recitava cosi’ un aforisma dello scrittore colombiano Gomez Davila.

Ora parliamo di Michela Murgia e di molti altri come lei, in quest’epoca demenziale.

Pensavamo di averle sentite tutte ed invece non ci sono limiti alle sorprese.

La scrittrice sarda non smette di deliziarci di perle di saggezza e di alta filosofia civile. Dopo aver condannato la civiltà’ patriarcale per essere, a suo dire, responsabile diretta di secoli di soprusi maschilisti contro le donne, si è spinta oltre equiparando l’esser maschi all’ esser mafiosi.

Una frase offensiva verso gli uomini vittime della mafia.

Un’uscita di rara stupidità ma dopo il “fascistometro”, sempre vergato dalla scrittrice, tutto è possibile. Lo stesso si compone di 30 domande per scoprire quanto sei fascista!

Qualche settimana fa dalla Gruber, lo storico Paolo Mieli, si è visibilmente trattenuto dallo sberleffare l’ultimo libro della Murgia sul tema originalissimo del  ritorno al Fascismo.

Non è certo Michela Murgia a generare preoccupazione ma una un certa subcultura accettata e diffusa nelle trasmissioni televisive, che tiene banco nel nostro Paese, a base di antifascismo manicomiale e femminismo d’accatto.

L’antifascismo ed il femminismo militante hanno ormai assunto forme psico-patologiche e non temono di partorire bestialità sempre più inverosimili.

E’ necessario quindi denunciare lo stadio di impazzimento in cui si è ridotta la sinistra nostrana e la sua classe subintellettuale che da quando è stata messa fuori gioco dall’alleanza Lega-5S, sta dando il peggio di se’.

Dopo il flop di Saviano e della Boldrini, icone usurate e non più credili, la sinistra cerca sempre nuovi personaggi mediatici, in grado di scuotere le  coscienze sul pericolo del ritorno della barbarie razzista e sessista.

Il risultato è sempre un boomerang che ritorna in testa a chi lo lancia. Oramai la gente comune è in grado di identificare, come prodotti di mera propaganda mediatica, le accuse di fascismo e maschilismo. Ad esempio, l’attrice comica Angela Finocchiaro, che nella trasmissione televisiva “la Tv delle ragazze”, qualche settimana fa, ha definito tutti gli uomini dei “pezzi di merda” al cospetto di un gruppo di bambine, generando la protesta di associazioni di consumatori ed il richiamo dei piani alti della Rai. Immaginate se un comico di sesso maschile avesse definito le donne zoccole, innanzi ad un gruppo di ragazzi, cosa sarebbe accaduto.

Ne abbiamo abbastanza di trasmissioni del genere, condotte da intrattenitrici/tori vari che non fanno ridere  e sono sfacciatamente al servizio della sinistra, anche se questa non governa più il Paese.

Se questo ESecutivo vuol essere credibile cominci a ripulire la Tv pubblica da simili ultracorpi che non hanno nulla di umano. Sono mutanti del potere e del denaro, al servizio delle peggiori classi dirigenti della storia nazionale e mondiale. All’internazionale dei marziani opponiamoci con le mani…e non solo.

La caduta dei radical chic di A. Terrenzio

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La sinistra perde anche l’ultimo feudo. In Toscana 10 comuni passano al centro-destra ed ormai tra le file del Partito democratico è caos.

La sinistra è al capolinea e si avvia ella definitiva estinzione.

Le polemiche violente che negli ultimi giorni sono state mosse da Roberto Saviano, il guru dell’antimafia approdato alla difesa delle Ong, non sono servite a scalfire il prestigio e la cavalcata della Lega.

Attacchi offensivi ed isterici hanno caratterizzato un po’ tutti gli elementi del main stream progressista.

Da Mentana, che commentando il censimento nei campi Rom, allarmava sul pericolo di un vago ritorno ai “rastrellamenti nazisti”, alla proposta demenziale di Orfini del PD, di schedare i fascisti.

Il solito mantra ossessivo, da caso psichiatrico, ha caratterizzato tutta la stampa e nazionale con le accuse rivolte al MdI di “inumanita’”, “xenofobia”, “fascismo”, per le politiche di freno ai traffici sui migranti e la chiusura dei porti voluta ed attuata da Matteo Salvini.

Un’orgia di stupidità collettiva di una sinistra che non fa altro che gridare al fascismo e al razzismo, pur di squalificare ogni minima azione di governo che sia orientata a riportare ordine sulla Penisola, invasa da centinaia di migliaia di disperati.

Moltissimo è stato scritto sulle ragioni del declino inesorabile della Sinistra italiana in tutte le sue gradazioni.

La lontananza dal mondo reale, l’abbraccio incondizionato e dogmatico al multiculturalismo, l’accettazione acritica delle leggi del libero mercato, hanno inesorabilmente scavato la fossa all’area politica peggiore vista negli ultimi decenni.

Convinzione di essere dalla parte giusta, sempre e comunque, incapacità di vedere come il tessuto socio-economico dell’Italia stesse cambiando, odio manifesto per ogni istanza popolare, sono le caratteristiche che accomunano i vertici e la base del Partito Democratico.

Hanno dovuto ingoiare la formazione di un governo identitario/populista, e sin da subito hanno iniziato a nicchiare, cercando di gettare  zizzania tra il partito di Di Maio e quello di Salvini.

Nemici di ogni cambiamento, responsabili di decenni di svendita ed umiliazione della sovranità nazionale.

Ora il Pd e la sinistra tutta sono passati dalla disfatta elettorale alla definitiva liquidazione.

E’ già si discute delle possibili cause, delle “divisioni”, dell’assenza di “leadership”. Tutto, meno che una radicale e sincera autocritica sulle ragioni di un fallimento culturale prima che elettorale.

Siamo di fronte ad un cambio di paradigma dove i vecchi concetti di destra e sinistra sono insufficienti a comprendere il cambio socio/politico delle masse. La sinistra fa ancora fatica ad assimilare perché’ grosse fette del suo elettorato si rivolgono ai partiti populisti. La Geografia elettorale parla chiaro, oramai il PD è praticamente condannato all’estinzione ed è troppo tardi per riconquistare un elettorato che ha preferito sostituire con i migranti ed altri marginali.

Giusta punizione per che si è creduto superiore disprezzando i ceti subalterni, ha etichettato qualsiasi proposta di riappropriazione di sovranità come populista, e non ha mai smesso di predicare “umanità’” e “accoglienza” dall’alto delle ville di Capalbio o dalle patetiche “tavolate multietniche”

 

Salvini e la Libia

 

Lasciate cadere le inutili polemiche sui Rom e la scorta a Saviano, il MdI si è recato il Libia per parlare con il Presidente Serraj e le autorità libiche per la creazione di “hot spot” ai confini esterni della paese e non in Italia, come invece vorrebbe Bruxelles. L’intento sarebbe fermare il traffico di vite umane che provengono dall’Africa sub-sahariana, arrestando il problema delle migrazioni illegali verso l’Europa. A tale visita era preceduta quella del premier Conte in sede UE, dove il PdC aveva ribadito la proposta italiana della creazione di “centri di accoglienza” in paesi di transito nel continente africano come Niger e Libia, appunto. Inoltre, ferma la volontà da parte del governo italiano di annullare gli accordi di Dublino e procedere ad una equa ripartizione delle quote di migranti tra i paesi dell’UE.

La politica estera italiana è radicalmente mutata con l’esecutivo giallo-verde e Roma ha sicuramente recuperato una posizione autorevole rispetto ai governi di marca PD.

La Francia di Macron è il principale nemico dell’Italia in sede europea. L’ipocrita leader di “En marche” ha definito “vomitevoli” le politiche di blocco dei flussi da parte del Governo Italiano e come “lebbra” il vento populista, con chiaro riferimento all’Italia. Immediata la risposta del nostro MdI che ha definito Macron più cattivo di Orban, nella ripartizioni delle quote migranti.

Ma la Libia, oltre ad essere cruciale per la questione dei flussi migratori, è anche al centro della disputa energetica tra Italia e Francia.

Ricordiamo che Macron approfittò dei giorni di vuoto governativo per recarsi a Tripoli e stabilire accordi con le varie fazioni libiche, per la “ricostruzione” del territorio.
I “cugini” sono decisi a cacciarci definitivamente dalla nostra ex colonia per mettere le mani sul petrolio libico ed estromettere l’ENI. Matteo Salvini ne è ben consapevole e ha già fissato un incontro per il prossimo Settembre, per discutere col governo libico di tali questioni e tutelare i nostri interessi petroliferi e commerciali.

Non solo la Cirenaica è al centro del nostro attrito coi francesi ma anche il Niger e la Tunisia, paesi di transito e formazione di gruppi jihadisti e fondamentali per la nostra sicurezza. In Nord Africa, la Francia ci è palesemente ostile e gioca sporco dal 2011.

Altro paese importantissimo per i nostri interessi nel Mediterraneo è l’Egitto di Al-Sisi, con il quale i nostri rapporti diplomatici sono entrati in crisi per il “caso Regeni”, anch’esso pedina di un progetto che mira ad estromettere l’ENI, dopo la scoperta del più grande giacimento petrolifero del Mediterraneo (lo Zohr), nei fondali adiacenti le coste egiziane.

Intanto giunge la notizia da parte di Matteo Salvini, sempre più protagonista di questo Governo a trazione leghista, di essere intenzionato a voler rimuovere le sanzioni alla Russia. Parole che non sono state precedute dai fatti, dato che anche l’Italia si è accodata all’UE nel loro rinnovo.

Sulla domanda in tema di veto in Consiglio UE, il leader del Carroccio ha opportunamente  passato la palla a Conte.
Le sanzioni alla Russia saranno il banco di prova per capire se l’attuale esecutivo M5S-Lega fa davvero sul serio.

Un governo del cambiamento? di A. Terrenzio

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Nel giro di una settimana l’Italia si è ritrovata dalla formazione dell’ennesimo governo tecnico ad uno cosiddetto populista, spauracchio delle burocrazie europee.

Il PdC Giuseppe Conte ha pronunciato il discorso per ottenere la fiducia dal Governo.

“Metteremo fine al business dell’immigrazione che è cresciuto a dismisura sotto il mantello della finta solidarietà. Se populismo è attitudine a ascoltare i bisogni della gente, allora lo rivendichiamo con orgoglio”, queste in sintesi le parole dell’”avvocato del popolo” che ha citato le riflessioni di Dostoevskij tratte dalle pagine di Puskin.

I punti forti del contratto di governo sono: 1)L’introduzione di un “salario minimo” e del “reddito di cittadinanza” per permettere a chi si ritrovi senza lavoro, livelli di  vita dignitosa.

2) L’introduzione della Flat tax, per permettere il rilancio del nostro Paese attraverso un sistema di tassazione equa. L’obiettivo di ridurre il Debito Pubblico, attraverso la crescita e non attraverso un piano di austerity che negli ultimi anni ha contribuito a farlo lievitare.

3) Porre fine al business dell’immigrazione cresciuto a dismisura sotto il mantello della finta solidarietà” Partendo dal “superamento del Regolamento di Dublino al fine di ottenere l’effettivo rispetto del principio di ripartizione delle responsabilità e realizzare sistemi automatici di ricollocamento obbligatorio dei richiedenti asilo” con un “sistema dell’accoglienza, assicurando trasparenza sull’utilizzo dei fondi pubblici ed eliminando ogni forma di infiltrazione della criminalità organizzata”, offrendo l’assist al neo MdI Matteo Salvini che ha fatto sapere che per i migranti la pacchia e’ finita.

Ma ora veniamo ai temi più strategici.

 

L’Italia e il Gruppo di Visegrad

 

Non appena ottenuto l’incarico, il neo/governo col con il MdI Matteo Salvini si è subito messo all’opera inviando messaggi netti e forti a Bruxelles: esplicita richiesta di collaborazione da parte dell’UE, che ha abbandonato la Penisola nella gestione dei flussi migratori.

Salvini ha ricevuto l’endorsment del Premier Austriaco Sebastian Kurz, che ha fatto sapere di considerare l’Italia “un alleato forte” sulla questione delle migrazioni. Sostegno incassato anche dal Belgio. Ma soprattutto dal premier Victor Orban, con il quale il leader del carroccio ha intrattenuto un lungo colloquio telefonico. Matteo Salvini ha più volte espresso solidarietà verso il premier ungherese in materia di sicurezza e arresto dei flussi. Una sintonia tra i due che li ha visti uniti anche contro lo speculatore filantropo George Soros. Quest’ultimo, dopo aver visto chiudere le sue Ong in Ungheria, alcuni giorni fa ha avvisato del pericolo populista in corso in Italia con il nuovo Governo.

L’Italia quindi sembra decisa ad unirsi ai Paesi del Gruppo di Visegrad, guidato dal Premier Orban, assurto a leader antiprogressista dell’Europa Orientale.

La partecipazione dell’Italia a tale blocco di Paesi, darebbe un peso determinante nel cambiamento delle politiche migratorie del Mediterraneo e rappresenta una novità assoluta se paragonate alle politiche antinazionali ed autolesionistiche dei governi che lo hanno preceduto.

La musica sembra essere davvero cambiata se segnali di distensione sembrano arrivare anche da Parigi e Berlino. Ora che il fronte sovranista italiano alza la voce, la Merkel ammette che l’UE ha sbagliato a lasciare da sola l’Italia nelle questione migratoria.

Dichiarazioni ipocrite e tardive quelle della leader delle CDU che palesano lo stato di difficoltà della Germania.

 

Usa vs Germania

 

E veniamo adesso al tema centrale della questione.

Diversi osservatori hanno notato che dietro il repentino cambio di rotta di Sergio Mattarella, nel ridare l’incarico all’avvocato Giuseppe Conte, ci sia l’intercessione americana.

Non è un segreto per nessuno che gli Stati Uniti abbiano deciso di fare guerra all’Europa ed in particolare alla Germania. Il potere economico e finanziario assunto da quest’ultima è qualcosa fortemente temuto dagli “hauks” di Washington, ragion per cui gli Usa hanno deciso di colpire la Germania con i dazi su acciaio e alluminio e stanno ostacolando la formazione del gasdotto Nord stream che collegherebbe quest’ultima alla Russia. Inoltre le agenzie di rating americane hanno declassando i titoli  Deutche Bank a pochi gradini dalla spazzatura. In tale quadro le elezioni italiane sono state l’assist alla dirigenza Trump per colpire la Germania attraverso la formazione di un governo fortemente ostile ad essa.

L’Italia si è trovata in mezzo ad una guerra che ha visto protagonisti ambienti americani contro quelli tedeschi. Sospetto è stato l’aumento dello spread in poche ore per creare il clima propizio alla formazione dell’ennesimo governo tecnico, prono ai diktat delle Troika. E a questo punto che sono intervenuti gli americani, che comprando i bond italiani hanno permesso che il clima diventasse favorevole alla formazione del governo Di Maio/Salvini.

In tale quadro più di un osservatore ha ritenuto “provvidenziale” l’intervento americano.

Di certo c’è che le misure di austerità stanno portando l’Europa verso una pericolosa spaccatura. Se la Germania e l’Europa baltica, non saranno disponibili ad una revisione dei trattati ci sarà una radicalizzazione dello scontro che non farà altro che favorire il dominante d’oltreoceano.

Seppur in controtendenza alla vulgata corrente, che vede la Germania come male continentale, non si può evitare di sottolineare come l’atteggiamento della politica tedesca, (si pensi all’imbecillità di certe dichiarazioni di politici tedeschi) abbia favorito il clima necessario a una ostilità antitedesca.

Berlino deve cambiare rotta per contrastare gli Usa, con una Merkel troppo prona al vecchio establishment statunitense e fortemente antirussa (vedere le recenti dichiarazioni contro la Crimea annessa a  Mosca).

Da par suo, invece, il governo italiano richiede la cancellazione delle sanzioni alla Russia, la creazione di un Asse Roma-Budapest in materia migranti ed il ritiro delle truppe dall’Afghanistan in contesti regionali dove non abbiamo interesse a dispiegare risorse e forze militari. Sono buoni segnali, tutti ancora da riscontrare.

Il Governo Conte dovra’ sfruttare tutte le “sponde” in campo internazionale per far recuperare posizioni alla penisola. Dovrà chiedere maggiore flessibilità e farsi promotore di politiche basate sulla crescita, cercando un’intesa con i tedeschi che al momento appare lontana, ma al tempo stesso cercare di “erodere” l’alleanza atlantica, astenendosi dal partecipare ad azioni militari che vadano contro i nostri interessi.

Recuperare peso politico all’interno dell’UE, riportare un po’ d’ordine nel Paese, difendere il “made in Italy”, dare finalmente voce a quel “popolo degli abissi” dimenticato e disprezzato  dalle classi sub-politiche e dalla stampa cortigiana ad esse legata, sono elementi che fanno ben sperare.

L’Italia, un futuro come “media potenza” di A. Terrenzio

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Nel precendente articolo, avevamo accennato alla necessita’ di una ripresa del ruolo strategico dell’Italia nel Mediterraneo e di maggior peso nell’area “euro/atlantica”.

L’Unione Europea, il medio oriente e il nord-Africa, sono i poli principali dove la nostra politica estera deve tornare ad evere un ruolo assertivo.

L’UE in particolare, vive un periodo storico di estrema debolezza: la crescita esponenziale dei partiti euroscettici a causa delle dissennate politiche migratorie, la rigidita’ economica e burocratica delle sue Istituzioni, ne hanno fortemente indebolito la struttura. Il Brexit e’ stata la prima importante conseguenza della crisi dell’impianto europeo.

L’Italia, quale paese fondatore dell’UE e sempre presente nei tavoli internazionali, G7 e Oraganizzazione delle Nazioni Unite, ha progressivamente perso peso strategico ed economico, man mano che l’unipolarismo statunitense andava estendendo la sua egemonia a tutto il globo.

Il disastro libico del 2011 e’ stato l’evento geopolitico che ha maggiormente destabilizzato il nostro Paese.

L’incontro avvenuto recentemente tra Emmanuel Macron e Angela Merkel sulla risoluzione della questione migratoria e del contenimento dei populismi euroscettici, dimostra la volonta’ dei due capi di Stato di assumere la leadership della “governance” comunitaria.

Un asse franco-tedesco e’ quanto di peggio possa accadere per il nostro Paese. La Francia e’ la potenza militare principale del continente e fa dell’ “hard power” il maggiore strumento della sua politica estera. Rappresenta da sempre il nostro nemico storico insieme agli inglesi nel Mediterraneo e nel MO.

Negli ultimi tempi la politica estera francese ha assunto lineamenti particolarmente aggressivi, culminanti nella distruzione della Libia e nella destabilizzazione del nostro Paese.

La Francia di Macron non ha esitato a seguire sulla linea di Sarkozy. Sul piano commerciale ha ostacolato Finmeccanica, ponendo un veto sull’acquisizione dei cantieri navali STX. Per non citare un accordo scellerato firmato dal governo Gentiloni nella cessione di acque territoriali italiane, sventato all’ultimo momento. Ed ultimo, la violazione del territorio nazionale da parte della gendarmeria francese. In piu’ vanno ricordate le “scalate” ad infrastrutture strategiche per le comunicazioni televisive e telefoniche contro Mediaset e Telecom. Oltre al disastro libico, Macron ha cercato di trascinarci nel conflitto siriano contro Assad e in Niger sono presenti nostre truppe a sostegno degli interessi francesi in Africa.

Il breve accenno a tali questioni, rende evidente quanto sia ostile il ruolo svolto dalla Francia.

La Germania invece rappresenta un gigante industriale e finanziario (“soft power”), usa i parametri di Maastricht, i vincoli del deficit di bilancio e il debito pubblico, per ricattare il nostro Paese. Impone tagli strutturali che stanno cannibalizzando la nostra economia.

La moneta unica poi, è stata un mannaia che ha distrutto il potere di acquisto degli italiani, ha eroso la nostra competivita’ sui mercati esteri e ci ha deprivato della nostra sovranità monetaria.

Con la nomina del nuovo capo della BCE Weidemann, diretto emissario della Deutche Bank si porra’ probabilmente fine al “paracadute” attuato da Draghi, con prevedibile rialzo dei tassi di interesse sui Bond Italiani. A Berlino gia’ prefigurano un eventuale scenario di uscita dall’area euro dei cosiddetti “paesi cicala”. Ovviamente tale processo di sganciamento dall’area Euro, avverrebbe in maniera controllata, in tutto l’interesse della Germania e senza compromettere la tenuta dell’UE. Saremmo infatti costretti a ripagare in Euro I debiti contratti, e non in valuta nazionale.

Uno scenario da incubo quello che si prospetta da una eventuale uscita dalla moneta unica che leader come Salvini dovrebbero valutare attentatamene, prima di minacciare l’uscita dall’Euro.

Dopo questa breve disamina, appare chiaro che Francia e Germania sono i nostri due principali “nemici” sul piano continentale.

E veniamo al tema premesso dal titolo dell’articolo: è possibile pensare all’Italia come “media potenza”?

Il momento di debolezza politica del nostro Paese e di subordinazione della nostra classe sub-politica, rendono il quadro assai preoccupante. In piu’ da oltre due mesi, complice una legge elettorale che non permette la formazione di un governo, la penisola versa in uno stato di ingovernabilità. Il futuro prossimo non lascia presagire un cambio di direzione al nostro declino.

Tuttavia abbiamo il dovere di indicare delle linee guida che possano tracciare una via di uscita e di rilancio per il nostro Paese.

Il rapporto con UE e Nato.

Assumendo un approccio realistico, non possiamo pensare di uscire dall’area Euro senza conseguenze che potrebbero essere nefaste. Un’uscita dalla moneta unica potrebbe si potenzialmente rilanciare la nostra competitività sui mercati esteri, ma se cio’ avvenisse, la comunità finanziaria non esiterebbe a massacrarci peggio di come accaduto alla Grecia.

Inoltre saremmo costretti a ripagare un debito pubblico già di per se enorme, con una valuta piu’ debole. Senza contare che il nostro paese e’ carente di materie prime. Piu’ verosimile cercare una strategia “riformista” dell’Impianto UE. Chiedere una riformulazione dei trattati, ottenere maggiore flessibilità per permettere il rilancio della nostra economia e dell’occupazione.

Altro tema centrale da discutere in sede europea, e’ la questione dei migranti. Dobbiamo pretendere delle risposte e degli aiuti concreti da parte dei nostri “partner” europei, che fino ad adesso hanno scaricato sulla Penisola tutte le problematiche relative agli sbarchi.

Legato a doppio filo al nostro rapporto con l’Europa c’è il nostro ruolo nell’alleanza atlantica.

Come nel primo caso, è inutile farsi illusioni su una nostra fuoriuscita dalla Nato, almeno in un futuro prossimo. Ma il tema deve diventare un elemento centrale per aggregare forze anti egemoniche. Occorre iniziare a mettere in discussione il dominio statunitense rifiutando di essere coinvolti nelle loro operazioni di conflitto o “peace keeping”. Solo in Europa, si pensi ai contingenti dispiegati in Lettonia ed Estonia, in prossimità della Russia, dove non abbiamo nessun interesse alla partecipazione di azioni ostili nei confronti di un nostro importantissimo partner strategico.

Dovremmo mostrare contrarietà alle sanzioni che hanno creato ingenti danni alle nostre aziende che esportano in Russia. L’Italia ha già pagato abbastanza per la soppressione del gasdotto “South Stream”.

L’Italia ed il Mediterraneo.

E qui’ che l’azione del nostro Paese deve ritornare protagonista per vocazione storica e geografica.

Se proprio non possiamo uscire da un’alleanza che non ci offre piu’ vantaggi, dobbiamo almeno cercare di riguadagnare spazio in una regione vitale per i nostri interessi. E in questo teatro regionale che potremmo attuare delle politiche di “aggiramento” del dominio atlantico.

Possediamo ancora comparti strategici ad alta tecnologia invidiatici da mezzo mondo. Eni e Finmeccanica, sono le nostre due punte di diamante ancora in grado di fare la differenza e garantirci un ruolo di primo piano nell’arena internazionale. Grazie soprattutto a questi due gioielli nazionali, siamo ancora i primi partner commerciali di paesi come l’Iran, la Siria, tra i principali nel nord/Africa e di diversi paesi dell’Asia.

Il quadro geopolitico attuale volge verso un “arretramento” progressivo della superpotenza americana. Anche se gli USA sembrano perdere posizioni in diversi angoli del pianeta (vedi in MO con la sconfitta in Siria), mantengono saldo il controllo sul vecchio continente. Tuttavia potenze come Francia e Germania non rinunciano ad una “semi-autonomia” che si dispiega, come si e’ visto, soprattutto ai nostri danni.

Della relativa debolezza che sta attraversando la superpotenza americana, complici gli attriti tra “Deep State” e dirigenza Trump, sembrano approfittarne diversi players regionali. E’ il caso della Turchia di Erdogan, che pur essendo uno dei tasselli piu’ importanti della Nato, si permette “giravolte geopolitiche” e cambi di strategia militare come in Siria.

In tale quadro, l’Italia potrebbe ritornare ad assumere quel ruolo di “media potenza” che l’ha vista protagonista durante la I Repubblica.

Per fare ciò dobbiamo assolutamente tornare ad avere un voce autorevole nelle relazioni internazionali.

Se vogliamo uscire dal ruolo di “sub-vassallaggio” al quale ci ha ridotto quest’UE a trazione atlantica, complice il declino di una classe politica tra le più servili di sempre, dobbiamo assolutamente prepararci a questa nuova fase.

Un “nazionalismo economico” dai risvolti anche militari, sta tornando prepotentemente in auge, sintomo di quella transizione al multipolarismo che abbiamo piu’ volte sottolineato.

Un recupero di una politica sovranista e di interesse nazionale risultano imprescindibili. L’azione propulsiva dei nostri “asset strategici”, dovra’ necessariamente trovare un supporto delle nostre forze militari, che dovranno svolgere il ruolo di “braccio armato” dei comparti suddetti.

Ma per realizzare cio’, bisogna innanzitutto dotarsi di una élite dirigente consapevole delle sfide che ci attendono. Da questa Unione europea non potremo aspettarci nulla di positivo ed il declino dell’unipolarismo americano, da opportunità, potrebbe aprire scenari addirittura peggiori di quelli attuali. Francia e Germania, sono pronte a spolparci vivi e a danzare sul nostro cadavere.

L’irrilevanza italiana nel contesto internazionale di A. Terrenzio

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L’incursione della gendarmeria francese a Bardonecchia, in una sede della Ong Rainbow4Africa, rappresenta probabilmente l’ultima umiliazione ricevuta dal Governo Gentilioni.

In questo atto di tracontanza e palese violazione della sovranita’ territoriale della Penisola, emerge il desolante quadro un Paese che ha perso qualsiasi autorita’, persino all’interno dei propri confini. Oramai siamo percepiti come terra di nessuno se i nostri malfidati cugini transalpini si permettono impunemente di attuare operazioni di sicurezza sul nostro territorio.

Irrisorie le proteste diplomatiche di richiamo dell’Ambasciatore francese. Macron non si e’  nemmeno scusato.

Il precedente arresto di Sarkozy per i finanziamenti ricevuti da Gheddafi, oltre 5 milioni di Euro per finanziare la sua campagna elettorale, hanno scoperchiato il vaso di Pandora dietro gli attacchi della Francia alla Libia.

Gli obiettivi erano evidenti sin da principio. Rilanciare la Francia sul piano geopolitico nel teatro nordafricano ed espellere l’Italia a “calci negli stinchi” come titola il Sole24, con un pezzo di Alberto Negri.

Appropriarsi del petrolio libico ed estromettere l’Eni con la forza, destabilizzando e bombardando la Libia, erano i veri obiettivi del Presindente francese.

Ovviamente in Francia, il caso giudiziario che ha coinvolto Sarkozy, assume solo contorni scandalistici relativi all’illegalità del finanziamento del Rais, non di certo per aver  distrutto il Paese col più alto Pil del continente africano e aver destabilizzato l’Italia, creando un disastro migratorio di dimensioni colossali.

Complici dell’operazione, il peggior PdR di tutti i tempi, Re Giorgio, che si piegò ai voleri francesi e offrì l’operatività delle basi italiane.

Come se non bastasse, l’Italia ridotta alla marginalità internazionale, presa a schiaffi anche da Erdogan, dopo che la Saipem 12000 e’ stata allontanata e dissuasa dalle sue attivita’, nelle acque a largo di Cipro, rivendicate dal leader turco.

Giova ricordare, che dall’Europa, nessuno ci è venuto in aiuto o ha contestato l’azione della Turchia.

In piu’ il caso Skripal, l’agente russo avvelenato col polonio, per il quale è stato accusato immediatamente Vladimir Putin, senza uno straccio prova. La May, in seguito, si e’ scusata per la gaffe diplomatica ed il MdE Boris Jonsohn ha goffamente tentato di cacellare il tweet di accusa verso le autorità russe.

Il Presidente uscente Gentiloni, si e’ accodato per inerzia alle direttive altlantiste e ha espulso 2 diplomatici russi. Ultimo atto di un governo servile e senza alcuna dignita’.

Questo breve elenco di eventi e’ sufficiente a evidenziare lo stato di irrilevanza in cui e’ precipitata l’Italia con la complicita’ della nostra classe politica.

A complicare maledettamente il quadro c’e’ l’ingovernabilità del nostro Paese con le schermaglie tra Lega e M5S per raggiungere la formazione di un esecutivo.

Di Maio ha svelato il bluff e ha abdicato alla alla Nato ed ha assicurato l‘Ue che non ci saranno strappi dell’Italia. In piu’ flirta col PD e respinge gli inviti di Matteo Salvini a mettere da parte i veti per arrivare ad un accordo.

La situazione è quanto mai caotica e confusa e di ciò sembrano approfittarne i nostri concorrenti, con la Francia in particolare decisa a depredarci sia economicamente (gli acquisti francesi delle aziende Italiane ammontano ad oltre 100 miliardi di Euro), sia militarmente e strategicamente in Africa.

Dobbiamo assolutamente uscire da questa “impasse”, prima che sia troppo tardi, e difenderci col coltello in mezzo ai denti, da competitors e nemici vari, che stanno alzando il livello di scontro, pronti a farsi largo con la forza e la prepotenza.

Una questione mai menzionata dai nostri politici, Salvini e Di Maio inclusi, è il prezzo della nostra partecipazione all’alleanza atlantica.

Siamo il paese che ospita il maggior numero di basi statunitensi, con il maggior numero di ordigni nucleari, 20 nella base di Ghedi e 50 ad Aviano. Se proprio dobbiamo aspettare che i tempi maturino per uscire dalla Nato, che almeno si discuta con Washington il senso della nostra partecipazione e cercare almeno di limitare i danni. E’ necessario e vitale, rafforzare la nostra presenza nel Mediterraneo, teatro dove la Francia si è mostrata particolarmente aggressiva, certamente col beneplacito statunitense.

E’ questo il teatro dove il nuovo governo dovrà necessariamente avere un occhio di riguardo.

Potenziare la nostra presenza sul piano strategico e diplomatico, e se necessario anche militare, visti i precedenti in Libia, sarà il punto principale della nostra politica estera.

Ritorneremo e svilupperemo in maniera più completa l’importanza di una ripresa del ruolo italiano nel Mediterraneo.

DISPONIBILE IL NUOVO SAGGIO DI LA GRASSA

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E’ con grande piacere che annunciamo ufficialmente l’uscita del libro. E’ già acquistabile sul sito dell’editore e dalla prossima settimana anche su Amazon

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Chi ne ha voglia può leggere in basso la lunga introduzione per farsi un’idea:

IN CAMMINO, VERSO UNA NUOVA EPOCA. IL NUOVO SAGGIO DI LA GRASSA

L’impero americano è una barca che fa acqua da tutte le parti – intervista a Francesco Mazzuoli

cartina elezioni Usa

Di Francesco De Maria

Ticinolive

Francesco Mazzuoli, laureato in psicologia, grande comunicatore, sceneggiatore, regista, scrittore. Lo abbiamo intervistato per voi su temi geopolitici fondamentali. Vi accorgerete presto che Mazzuoli – su America e UE – ha idee molto, molto chiare!

Un’intervista di Francesco De Maria.

Francesco De Maria Fantapolitica. Se avesse vinto Hillary, quanto diversa sarebbe stata la politica degli USA nel 2017 ?

Francesco Mazzuoli Per comprendere il quadro generale della politica americana, il punto essenziale è il declino inarrestabile e sempre più accelerato degli Stati Uniti, o, meglio, dell’impero americano.

Dopo aver vinto la cosiddetta “guerra fredda”, gli USA non sono stati in grado di assestare alla Russia il colpo definitivo: la conquista dell’Eurasia, lo heartland o cuore del mondo secondo lo schema geopolitico di Mackinder, è fallita e il “Grande gioco” per il controllo del globo è ripreso.

C’è, infatti, un filo rosso nel pensiero geostrategico anglosassone: è sulla scacchiera eurasiatica che si gioca l’avvenire del mondo e gli Stati Uniti devono controllarla al fine di mantenere la loro supremazia globale. Come ha scritto Zbigniev Brzezinski ne La grande scacchiera: “È imperativo che nessuna potenza eurasiatica concorrente capace di dominare l’Eurasia possa emergere e così sfidare l’America”.

Le azioni di Washington ispirate da questa concezione geopolitica, e, in risposta, le reazioni dei rivali russi – e più recentemente cinesi – spiegano in buona parte gli avvenimenti mondiali degli ultimi venti anni.

L’unipolarismo americano, glorificato dai media, accompagnato dall’ideologia della globalizzazione, che avrebbe condotto ad un mondo prospero per tutti ed alla “fine della storia” sono stati una grande illusione e una immensa bugia.

Il periodo che attraversiamo ha delle analogie con gli ultimi decenni dell’800, quando un altro impero dalla vocazione universale, quello britannico, volgeva al tramonto e assisteva alla contemporanea ascesa di contendenti: Stati Uniti, Germania, Giappone. Stiamo vivendo, quindi, le turbolenze legate allo sfaldarsi dell’ordine americano e all’emergere di potenze antagoniste: su tutte Russia e Cina.

Il flusso storico pare irreversibile e in questo senso – e per rispondere alla Sua domanda – chiunque si trovi a capo dell’impero americano non può fare molto, se non tentare di ritardare questo inesorabile declino: possono cambiare forse i modi, ma non il fine.

A questo riguardo, è palese come all’interno degli Usa ci siano forze che non riescono ad accettare questa realtà, con reazioni che sfociano addirittura nello psicodramma – del resto per gli Usa la prospettiva del declino è assolutamente inedita, per cui probabilmente non ci sono né risorse culturali, né psicologiche per affrontarla, in un Paese eternamente adolescente, che si percepisce popolo eletto e portatore di una missione universale. Sono tali forze che premono per un affrontamento militare con la Russia, per il famoso first strike, il primo gigantesco colpo atomico che metterebbe al tappeto l’avversario.

Tuttavia, vista ormai la quantità e qualità della dotazione militare dei contendenti ( e la recente uscita di Putin sulle armi in possesso della Russia, impossibili da intercettare, non è certamente casuale), l’opzione di questo attacco appare soltanto una fantasia puerile, una compensazione psicologica in effige di una frustrazione reale.

Concludendo, la politica americana, chiunque sia in sella, non può mutare e, infatti, vediamo una sostanziale continuità con le amministrazioni precedenti: la russofobia è per caso diminuita, come aveva promesso Trump in campagna elettorale? È diminuita la presa sull’Europa e la politica che tende ad ogni costo ad allontanarla e isolarla dalla Russia?

Come ho già detto, tutto ciò è inutile; si consideri questo breve elenco: nascita della “nuova via della seta” cinese, rafforzamento ed espansione della Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, avvicinamento e sinergie russo-cinesi, de-dollarizzazione, scacco in Siria, avvisaglie di una possibile unificazione delle due Coree, aumento della fornitura di gas russo all’Europa e in particolare alla Germania con la partenza dei lavori per il gasdotto North Stream 2.

L’impero americano è una barca che fa acqua da tutte le parti; direi di più: è incagliata sugli scogli e non può che affondare.

L’elezione di Trump ha dimostrato, a mio avviso, che i media NON sono onnipotenti. Lei è d’accordo con me?

Indubbiamente, la propaganda ha subito due sconfitte, prima con la Brexit e poi con l’elezione di Donald Trump. Le ragioni si trovano in una divaricazione ormai troppo accentuata tra la rappresentazione che il sistema dei media costruisce della realtà e la realtà che è sperimentata dalla gente.

La “realtà” è sempre una costruzione sociale ed è in larga misura convenzionale, ma evidentemente c’è un limite, un nocciolo di oggettività, che non è ulteriormente manipolabile. La divaricazione realtà-rappresentazione apre delle falle nel sistema di propaganda e, soprattutto, mina la credibilità e l’autorevolezza degli stessi media.

Al contempo, cresce l’influenza di internet, dove lentamente, ma con un effetto cumulativo implacabile, ha agito e agisce quello che in psicologia sociale è chiamato sleeper effect, effetto per il quale informazioni, idee, punti di vista si diffondono nel tempo, proprio in virtù della bassa credibilità della fonte.

La crociata contro le cosiddette fake news – che, in verità, sono proprio quelle ammannite dai media dominanti- è soltanto un pretesto per arginare tale fenomeno e arrivare ad istituire un orwelliano “Ministero della Verità”, che, in nome di una presunta autorevolezza – ma legalmente riconosciuta – istituirebbe formalmente una nuova censura nel mondo della “libera informazione”.

Ahimè, queste falle nel sistema di propaganda non rendono la situazione meno spaventosa, anzi.

Si rafforza la funzione di controllo dell’apparato mediatico, che è enormemente asimmetrico, proprio perché questa è la sua funzione principale.

L’agenda è ancora dettata dai media di propaganda – il noto effetto di agenda setting – ed internet – come ho scritto altrove – è un sistema di controllo nato in ambito militare e diffuso a partire dagli anni novanta per accompagnare la globalizzazione a trazione americana.

Internet costituisce, infatti, il modello mentale della società globalizzata: una indistinta e virtuale rete mondiale (World Wide Web), abitata da un essere umano de-territorializzato, che esiste appunto in questo non luogo geografico e in un eterno presente, creato mediante la simultaneità degli scambi (tempo e spazio sono dimensioni collegate ed internet annulla l’una e l’altra).

Geniale come strumento di controllo totale: capace addirittura di dare al suo utente controllato l’illusione della libertà e di ottenere, spontaneamente, informazioni sensibili che una volta i servizi segreti dovevano sudare sette camice per carpire, nonché in grado di far esplicitare – sotto la spinta a manifestarsi, ad esistere attraverso la rete in un mondo che si vuole sempre più mediatizzato- quello che una volta poteva rimanere nascosto: il pensiero e le emozioni. Oggi le agenzie politiche e di controllo sanno davvero tutto di noi e possono catalogare e quantificare il dissenso, in modo da poterlo arginare e manipolare.

La digitalizzazione crescente è, in larga misura, un pretesto per rendere il controllo più efficace (nelle intenzioni addirittura totale) e il cyberspazio è ormai terreno di guerra e guerriglia di propaganda, in cui giocano un ruolo cospicuo i servizi segreti, spesso mascherati da agitatori o informatori “antisistema”.

Non si dimentichi che la guerra è un fenomeno ubiquitario e quotidiano e una delle battaglie principali è quella per la conquista delle menti.

Con quali argomenti specifici (e non genericamente) si può affermare che l’Europa è subordinata agli Stati Uniti?

Con la seconda Guerra mondiale, l’Europa occidentale è stata occupata e trasformata in un protettorato americano, come recentemente dichiarato anche da Steve Bannon.

Alla fine della “guerra fredda”, si sono aggiunti anche Paesi dell’est Europa, una volta appartenenti all’orbita di Mosca. Attualmente – nonostante la “guerra fredda” sia formalmente finita da un pezzo e la NATO fosse una struttura difensiva che avrebbe dovuto sciogliersi una volta finito il “pericolo rosso” – In Europa insistono centinaia di basi americane: ufficialmente 179 soltanto in Germania e 59 in Italia, Paese che ha visto triplicarsi la presenza militare americana negli ultimi venti anni – guarda caso in coincidenza con la Seconda Repubblica, nata con l’operazione Tangentopoli, attraverso la quale fu spazzata via una classe politica non accondiscendente alla marginalizzazione del Paese e al suo completo asservimento all’Unione Europea. A tal proposito, da ascoltare un illuminante passaggio di un’intervista a Bettino Craxi.

Oggi l’Italia, come può leggere sul sito della Treccani – non proprio un covo di rivoltosi – è una rampa di lancio per le missioni di guerra americane.

Il progetto dell’unificazione europea è stato costruito dagli strateghi americani per ruotare intorno al ruolo predominante (precisamente di sub-dominio rispetto agli USA) della Germania, conferendo ad essa un esorbitante vantaggio al fine di tenerla saldamente legata al carro atlantico e di distoglierla da tentazioni di liaisons con la Russia, esiziali per gli interessi geopolitici a stelle e strisce.

Per inciso, l’euro nasce appositamente per conferire alla Germania uno straordinario vantaggio economico ed è per questa ragione che non può essere smantellato.

In occasione del dibattito riguardo al referendum sulla Brexit, alcuni giornali fecero filtrare alcune rivelazioni e, di seguito, cito un articolo uscito il 23 Gennaio 2016 sul sito di ItaliaOggi:

“Nel 2000 un ricercatore della Georgetown university, Joshua Paul, ha trovato negli US national archives prove documentali molto chiare che il progetto per l’Unione europea nasce in non poca parte come una sofisticata iniziativa dell’intelligence americana.

“Tra gli altri documenti, un memorandum del 1950 dà istruzioni dettagliate sulla conduzione di una campagna per favorire la creazione di un parlamento europeo. È firmato dal generale William Donovan, il direttore nel corso della seconda guerra mondiale dell’Oss-Office of strategic services, diventato la Cia alla fine del conflitto. Il principale veicolo per il coordinamento e il finanziamento è stato l’American committee for a united Europe, l’Acue, fondato nel 1948. Donovan, nominalmente tornato a vita privata, ne era il presidente. Il vicepresidente era Allen Dulles, il fratello del segretario di stato John Foster Dulles e lui stesso il direttore della Cia negli anni Cinquanta. Il board era composto da numerose altre figure di primo piano nell’intelligence, sia di provenienza Cia che già attive nell’Oss.

“I documenti reperiti indicano che l’Acue è stato di gran lunga il principale finanziatore del Movimento europeo, la più importante organizzazione federalista europea del dopoguerra. Dimostrano, per esempio, che nel 1958 gli americani hanno fornito il 53,5% dei fondi del movimento, che contava tra i suoi «presidenti onorari» personaggi del calibro di Winston Churchill, Konrad Adenauer, Léon Blum e Alcide de Gasperi. Alcuni dei suoi rami operativi, come la European youth campaign, erano totalmente finanziati e diretti da Washington. Dalla documentazione emerge che i leader del Movimento europeo, Joseph Retinger, Robert Schuman e l’ex primo ministro belga Paul-Henri Spaak, venivano a volte trattati alla stregua di «bassa manovalanza» dai loro sponsor americani, una fonte di comprensibile infelicità.

“Da parte americana, come in ogni operazione segreta come si deve, i fondi necessari giungevano a destinazione attraverso strade complesse. L’Acue era «pubblicamente» finanziato dalle Fondazioni Rockefeller e Ford, come anche da gruppi d’affari in rapporti stretti con il governo Usa. Con l’inizio degli anni 60 e l’entrata nella fase più calda della «guerra fredda», è scemato l’entusiasmo Usa per l’approccio «soft» e i fondi sono stati spostati verso altre priorità. L’attenzione però era lenta a passare. L’archivio scoperto da Paul contiene anche un memorandum datato 11 giugno 1965 in cui la sezione «affari europei» del dipartimento di stato Usa consiglia al vice-presidente dell’allora comunità economica europea, l’economista francese Robert Marjolin, di perseguire l’obiettivo dell’unificazione monetaria europea agendo sottotraccia: gli raccomanda di sopprimere il dibattito al riguardo fino al momento in cui «l’adozione di tali proposte diventerà virtualmente inevitabile».”

Il “fenomeno” Macron. Quali forze lo hanno “creato” e portato rapidissimamente al potere?

In Francia, ci sono state storicamente delle resistenze alla costruzione europea voluta dagli americani: pensiamo a de Gaulle. È interessante leggere le rivelatrici parole che François Mitterand affidò a Georges-Marc Benamou, nel suo libro testamento Le dernier Mitterrand:

“…La Francia non lo sa, ma noi siamo in guerra con l’America. Una guerra permanente, una guerra vitale, una guerra economica, una guerra in cui apparentemente non ci sono morti. Sì, gli americani sono molto duri, sono voraci, vogliono un potere assoluto sul mondo. È una guerra sconosciuta, una guerra permanente, apparentemente senza morte e, pertanto, una guerra alla morte”.

“…Io sono l’ultimo dei grandi presidenti… voglio dire l’ultimo nella linea di de Gaulle. Dopo di me, non ce ne saranno altri in Francia… a causa dell’Europa, a causa della mondializzazione…”

Il “fenomeno” Macron è stato costruito in fretta e furia, in pochi mesi, di fronte all’avanzata, che pareva inarrestabile, di Marine Le Pen e di un euroscetticismo che poteva far presa in un certo retroterra culturale francese.

Dietro il “fenomeno”, ovviamente, ci sono forze filoamericane che perseguono il progetto mondialistico. Non a caso la posizione di Macron è quella di un europeismo di ferro. Macron garantisce la prosecuzione dell’agenda del mondialismo, dal punto di vista sia politico, verso l’instaurazione degli Stati Uniti d’Europa; sia economico, con politiche neoliberistiche; sia dell’ingegneria sociale, proseguendo il processo di liquefazione della società per instaurare il nuovo ordine secondo il motto ordo ab chao.

Per raggiungere questo obiettivo di ingegneria sociale, è necessario passare attraverso lo “scongelamento” (leggi distruzione) delle strutture antropologico-culturali pre-esistenti (identità, per semplificare), per poi attuare il cambiamento desiderato e procedere, quindi, al suo “congelamento”, cioè alla calcificazione (istituzionalizzazione) della nuova struttura antropologica.

Il processo risponde, in scala ampliata, al modello di cambiamento psicosociale ideato per i gruppi dallo psicologo Kurt Lewin.

Mi consenta una digressione e un salto in avanti – ma non troppo.

Il sogno del potere, che è in essenza controllo, è appunto il controllo totale: delle risorse materiali, ideologiche (cioè delle credenze) e, in ultimo, dello stresso sostrato biologico. Ciò presuppone l’eliminazione della variabilità (e della connaturata imprevedibilità), in primis umana, e la creazione di un modello antropologico di uomo standardizzato transumano, interamente progettato in funzione dei bisogni dell’élite e del mantenimento del suo sistema di potere.

Il punto cruciale, per attuare questo progetto, è la diminuzione della popolazione, vera ossessione della superclasse.

Nel nuovo, meraviglioso mondo che ci aspetta – e che in parte è già qui – secondo il programma portato avanti da questi filantropi, ci saranno: robots per sostituire la forza lavoro; disoccupazione permanente e precarizzazione del lavoro e della stessa esistenza; stipendi da fame; eliminazione di qualunque tipo di welfare gratuito; reddito di cittadinanza che non consentirà neppure di riprodursi; diffusione dell’omosessualità e della sessualità parafiliaca e non riproduttiva; eutanasia, in particolare per eliminare un bel po’ di anziani indigenti; conflitto di classe sostituito dal conflitto identitario per scatenare una guerra tra poveri perpetua; controllo dell’uomo esteso fino al sostrato biologico – con il pretesto della salute o della sicurezza, perché l’instaurazione di una dittatura di tal fatta abbisogna di uno stato di emergenza permanente.

La Russia di Putin è accusata di avere interferito pesantemente nelle elezioni presidenziali USA, ovviamente in favore di Trump. Sono accuse fondate o pretestuose?

Dopo mesi e mesi non è stata ancora trovato uno straccio di prova e un’inchiesta del Congresso americano, appena conclusa, ha stabilito che non c’è stata alcuna ingerenza russa nelle elezioni del 2016.

Le accuse pretestuose sono un classico della propaganda: vediamo un altro caso eclatante con la storia dell’ avvelenamento in Gran Bretagna da gas nervino della spia Sergei Skripal, di cui sono accusati i russi.

Già il semplice porsi la banale domanda: a chi giova? sbugiarda la notizia: perché mai Putin dovrebbe ordire un attentato del genere in prossimità delle elezioni in Russia e a qualche mese dai campionati mondiali di calcio, ospitati proprio nel suo Paese?

Si nota anche un’inversione di un principio cardine della giurisprudenza: la presunzione di innocenza. Si è innocenti fino a prova contraria, ma la propaganda, in un tipico esempio di ribaltamento, stabilisce il principio opposto: si è presunti colpevoli e si deve dimostrare la propria innocenza.

Tra l’altro, le accuse muovono sempre in assenza di prove. È un ritorno indietro di secoli: siamo alla caccia alle streghe, ma se ci pensiamo, in America fu così anche durante il maccartismo, un’altra caccia alle streghe contro il malefico influsso russo…

La propaganda, quando la tensione geopolitica sale, accentua i suoi caratteri di ipersemplificazione, di polarizzazione e di irrazionalismo: sono i buoni contro i cattivi, come in un film americano (nel caso succitato – ha fatto notare Paul Craig Roberts – l’intera sceneggiatura, compreso l’uso del gas nervino, è copiata dalla serie televisiva angloamericana Strike back…).

E, nei film americani, coi cattivi non ci si accorda: ai cattivi si spara. Non si fece così anche con gli indiani d’America? Ho paura che non sia così facile fare la stessa cosa con i russi…

Appunto in relazione al Russiagate si moltiplicano le azioni legali e le pressioni su varie personalità dell’entourage presidenziale. C’è una probabilità che queste azioni mettano il presidente in seria difficoltà?

Negli Stati Uniti è in corso uno scontro tra gruppi di potere. Tuttavia, per scrivere qualcosa di davvero sensato, bisognerebbe avere notizie di prima mano, o addirittura essere dentro alle “segrete cose”.

Quello che, dall’esterno, si può capire è che il cosiddetto deep state e la vecchia amministrazione non si aspettavano l’elezione di Trump ed erano convinti della continuità del potere attraverso Hillary Clinton.

Si è anche notato come i vassalli dei protettorati europei siano tutti rimasti fedeli alla vecchia amministrazione, pensando ad una rapida defenestrazione di Trump.

Nella convinzione della continuità del potere e della conseguente impunità, la vecchia amministrazione si è comportata con una certa leggerezza, non preoccupandosi troppo di coprire alcune – uso un termine improprio – “mancanze”, offrendo, così, a Trump e a chi lo sostiene, l’appiglio per difendere la propria posizione e dare il via ad una schermaglia di ricatti incrociati.

Queste schermaglie utilizzano anche operazioni di manipolazione dell’opinione pubblica, attraverso il circuito mediatico principale (nelle mani del deep state), e i social media, in cui si è distinto Trump, sia dando vita ad un inedito colloquio diretto con la base (via Twitter), sia dando vita a gruppi di opinione e pressione su internet (come QAnon, o Release the memo), che, costantemente, minacciano presunte rivelazioni in grado di annientare la vecchia nomenklatura e i gruppi di potere sottostanti.

Al momento, però, sembrerebbe che la politica del presidente si stia piegando alle pressioni dei neocons.

Vedremo se le prossime evoluzioni chiariranno la situazione e se la guerra interna tra élites proseguirà.

I media occidentali ci parlano spesso di movimenti di opposizione a Putin e alla sua politica. Qual è la loro consistenza e quale possibilità hanno di assumere un ruolo di rilievo nelle prossime elezioni?

Nei media occidentali, sempre per ragioni di propaganda e di wishful thinking c’è una sovrastima della consistenza e dell’influenza di tali movimenti di opposizione. Attualmente, non paiono in grado di insinuare né il potere, né la popolarità di Putin, e la russofobia dilagante in occidente e l’aggressività verso la Russia non fanno che rafforzare la posizione del presidente e compattare il Paese attorno a lui, che -ricordiamo- ha risollevato la Russia dal baratro degli anni novanta e le sta restituendo, giorno dopo giorno, il ruolo di superpotenza. Questo i russi lo sanno e lo hanno confermato i risultati delle urne, un vero e proprio plebiscito per Vladimir Putin.

L’ultima domanda è obbligata. Come valuta l’elezione del 4 marzo in Italia e (richiesta di una previsione) a quale governo porterà?

In un Paese occupato, con 59 basi militari ufficiali, dalla superpotenza (gli Stati Uniti) che ha creato l’Unione Europea a suo uso e consumo, non sono possibili libere elezioni, per cui proseguirà l’agenda mondialistica che ultimerà la distruzione dell’Italia. Non mi pare che – al di là delle parole – esistano reali forze di opposizione a questo progetto.

Il Movimento 5 stelle è nato per intercettare il malcontento e sterilizzarlo. In realtà, il suo programma coincide con l’agenda mondialistica.

La Lega, portatrice, in teoria, di alcune istanze sovranistiche, al momento di proporsi come forza di governo, ha eliminato dal programma l’uscita dall’euro, che pure aveva strombazzato ai quattro venti, e Salvini ha dichiarato che la NATO non si mette in discussione.

I punti focali del programma leghista – sicurezza, frontiere, abbassamento delle tasse – sono gli stessi portati avanti da Donald Trump. Anche lo slogan: “Prima gli italiani” suona come uno scimmiottamento di “America first”. Questo per mostrare il livello di sudditanza anche culturale – non soltanto politica – cui si è giunti.

E’ necessario chiarire che L’Unione europea non è un progetto emendabile: il suo obiettivo è distruggere gli Stati nazionali e annullare ogni forma di potere democratico; un’agenda che, a partire dalla pubblicazione del documento della Commissione Trilaterale , Crisi della democrazia, datato 1975, è stata perseguita inesorabilmente.

Di conseguenza, chiunque non proponga un’uscita dall’Unione Europea, senza se e senza ma, è complice di questo progetto.

Nello specifico, il nuovo sistema elettorale è concepito per portare ad alleanze, che di fatto e come al solito, tradiscono le promesse elettorali e il mandato degli elettori.

Si sta lavorando per i soliti inciuci, tipici della politica italiana.

Il progetto iniziale della “regia” era quello di un’alleanza Renzi-Berlusconi, reso impossibile dal calo di consensi dell’uno e dell’altro.

Sicuramente, si farà di tutto per non votare di nuovo e – seppure già annacquato- per limitare ulteriormente Salvini e le istanze sovranistiche di cui è portatore.

Qualora non si arrivi ad un governo che soddisfi i poteri forti e i politici- camerieri al loro servizio (che un guiderdone devono pure averlo, dal momento che ci mettono la faccia), è sempre pronta l’eventualità di un governo “tecnico” (altro termine della neolingua). I pretesti non mancano: si può invocare il debito pubblico e agitare ad arte lo spauracchio dello spread, oppure la crisi delle banche italiane, che si vuole consegnare completamente in mani straniere.

E allora? Non resta che pregare tutti insieme? No, qui in Italia ognuno per proprio conto: nel nome del Padre, del Figlio, del cognato e dello zio…

Fonte: Ticinolive

Link: http://www.ticinolive.ch/2018/03/19/limpero-americano-barca-acqua-tutte-le-parti-intervista-francesco-mazzuoli/

 

L’odio di A. Terrenzio

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di A. Terrenzio

La barbara aggressione ai danni del rappresentante di Forza Nuova di Palermo, Massimo Ursini, e’ stato un atto che nella sua brutalita’ ha riportato alla mente le violenze tipiche degli anni di piombo. In dieci lo hanno circondato, immobilizzato con del nastro adesivo e pestato a sangue in pieno centro.
Un’escalation di violenza che in questi giorni sta caratterizzando diverse citta’ italiane, a Piacenza, Napoli, Bologna, Torino.

I gruppi dell’antagonismo antifascista sono entrati in azione con metodi violenti, caricando le forze dell’ordine, assaltando sedi politiche, chiudendo spazi democratici agli esponenti delle destre.
Il tentato omicidio ai danni del referente di FN, ha gravissimi responsabili morali. Il clima di odio e’ stato aizzato da partiti e istituzioni in preda al panico elettorale.
I toni sono diventati piu’ incandescenti dopo i fatti di Macerata. Il coro dei tutori della Costituzione ha cominciato a sbraitare sulla chiusura dei movimenti di ispirazione fascista, in spregio a qualsiasi principio di Stato di diritto. L’istigazione all’odio e’ stata fomentanta anche dal gruppo di Repubblica e dell’Espresso, che ha messo in campo una campagna denigratoria a base di “fake news” e sull’ improbabile pericolo dell’“onda nera”.
Immediamente la canaglia dei centri sociali e i vari autonomi, si sono subito messi all’opera contro il nemico fascista, immaginario come quello comunista.

Torino e’ stata protagonista dei soliti disordini agitati da questi sguatteri del sistema, con il solito armamentario di mazze e bombe chiodate. Ferito anche un agente della polizia.
Sbagliato sarebbe parlare di “opposti estremismi”, di rossi e di neri pronti a farsi la guerra, destabilizzando l’ordine democratico. Tale narrazione costituisce una tesi di comodo per non individuare i veri responsabili: l’antifascismo istituzionale e la “canaglia” dei centri sociali.
Ma siamo davvero di fronte ad una riedizione degli anni di piombo?
Siamo in una societa’ totalmente diversa rispetto a quegli anni. I partiti ed i sincadati non ricoprono piu’ quel ruolo connettivo con la societa’ e il paese reale. L’attuale sinistra non possiede piu’ referenti culturali ed intellettuali di spessore. Ha totalmente smarrito ogni senso di legame comunitario. E’ in grado solo di rivolgersi ai migranti e a vari marginali, ha di fatto voltato le spalle ai lavoratori.

Proprio mentre gli autonomi erano intenti a frotenteggiare la polizia a Torino per “stanare” Casapound, 500 operai di Embraco venivano buttati in mezzo ad una strada, nell’impotenza del ministro dello sviluppo economico Calenda.
Esiste inoltre una frammentazione sociale ed un isolamento di massa che non ci permette di equiparare l’attuale fase con quella degli anni 70.
Infine, il problema migratorio, e’ un fattore totalmente inedito e di dimensioni epocali. Le conseguenze di tale fenomeno sono gia’ foriere di tensioni sociali, con effetti che devono ancora esplicare il loro potenziale “esplosivo”. G. La Grassa lo ha gia’ evidenziato.
Mentre invece i punti in comune con quella stagione di sangue sono l’odio idelogico, l’antifascismo in assenza di fascismo che oggi assume contorni grotteschi e psichedelici.
C’e’ un apparato politico ed editoriale che e’ interessato a tenere in vita un fantasma per giustificare la propria sopravvivenza.
La propaganda ossessiva di ritorno al fascismo, serve ai dominanti principalmente per creare uno stato di paura e di tensione. A due settimente delle elezioni, con una sinistra totalmente azzerata nei contunuti politici e prona a dettami europeisti, il pericolo del ritorno al 20ennio costituisce l’ultima arma di questi miserabili.
Una fase come ricordano Marcello de Angelis e Marco Rizzo, che abbiamo gia’ vissuto.
Quanto nel 72 l’MSI sfioro’ 10%, il PCI e la DC con la complicita’ dei media e degli intellettuali da salotto, montarono una campagna d’odio antifascista che porto’ in seguito ad un stagione di sangue, in cui si perse una generazione. Ieri Moravia e Dario Fo, oggi Roberto Saviano e Michele Serra.

Probabilmente non ce la faranno a riproporre uno scenario identico, perche’ diversi sono i tempi e diverso e’ l’humus generazionale, ma esistono sicuramente elementi con un grado di pericolosita’ da non sottovalutare. Se si dovesse arrivare al morto, si potrebbero innescare delle faide politiche con violenza trasversale.
Una considerazione ulteriore da fare e’ che in Italia non esiste un pericolo jihadista come in Francia o in Germania. In questo caso, la feccia dei giovinastri dei centri sociali e’ utile a creare lo status di tensione adatto per legittimare i dominanti da eventuali pericoli sovranisti.
Un rapporto degli 007 italiani sostiene che le minacce maggiori all’ordine pubblico, provengano da gruppi anarchici e non da terroristi islamici o da gruppi in odor di fascismo.
Nei giorni scorsi Gentilioni e’ andato a porre i suoi servigi alla Merkel, assicurandole che la Penisola e’ al sicuro e che fara’ di tutto per evitare contagi populisti. Tradotto: possiamo anche non andare a votare il 4 marzo, tanto i poter esteri hanno gia’ deciso per noi.
Ovvio che tentare di riattivare una “strategia delle tensione” e’ funzionale all’attuale classe subpoltica, esattamente come in Francia il terrorismo jahadista e il similare richiamo al pericolo delle barbarie fasciste e’ servito a impedire alla Le Pen di scalare l’Eliseo.

La lettura del quadro, in tale senso, appare piuttosto ovvia. La quasi certezza di non avere un governo stabile e la gia’ annunciata possibilita’ di una “Grosse Koalition” in salsa italiana, danno al fenomeno dell’antifascismo di ritorno e alla teppaglia criminale dei centri sociali, la giusta collocazione.

Gli antifascisti e anticomunisti sono i nemici della nazione da debellerare, i cani al guinzaglio dei servi degli Usa che stanno riducendo l’Italia in miseria e alla subordinazione internazionale.

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