La Francia sta scoppiando ma per l’Ue il problema è l’Italia di A. Terrenzio

europa

 

 

La Francia e’ nel caos. In questi giorni la rivolta dei “gilet gialli” ha letteralmente mandato in tilt il paese. A decine di migliaia sono scesi in piazza, i rappresentanti di quel ceto medio impoverito e vampirizzato dalla globalizzazione economica. Il “popolo degli abissi” esasperato dal caro vita e dalla precarizzazione della propria esistenza. Macchine date alle fiamme, scontri con la polizia con lancio di sanpietrini, hanno mostrato l’immagine di un Paese ormai al collasso, dove le contraddizioni del sistema economico mostrano i segni piu’ evidenti. La Francia e’ il vero malato d’Europa, con un impoverimento progressivo della popolazione, le divisioni sociali, la marginalizzazione dei “perdenti della globalalizzazione” nelle periferie e l’incistamento del terrorismo di matrice islamica, che come dimostrato dall’ennesimo attentato avvenuto a Strasburgo, risulta essere di impossibile soluzione.

Il Presidente Macron e’ il bersaglio della protesta, ma a essere messo in discussione e’ l’intero modello liberal-capitalista, che come si e’ detto, mostra i punti deboli piu’ evidenti in un Paese che sembra scivoltare verso la guerra civile, come sostenuto da fonti dei servizi di sicurezza francesi.

Macron e’ la personificazione del volto arrogante delle Elite, il “matrix” inventato dalle oligarchie finanziare e burocratiche dell’UE per salvare il sistema.

Dopo i disordini che hanno portato all’arresto di oltre 700 persone e sei morti, il leader di En Marche ha manifestato un “mea culpa” che non sembra convicere i gilet, attraverso la proposta di una serie di ammortizzatori sociali. L’aumento di 100Euro mensili sui redditi inferiori a 2mila Euro, una serie di sgravi fiscali su redditi e pensioni, piu’ un colloquio con le maggiori aziende del Paese per convincerle ad elargire dei bonus per i dipendenti, sono armi spuntate per placare la rabbia sociale di una massa inferocita che pretende le dimissioni del rampollo delle oligarchie.

Per attuare tali riforme saranno necessari 10 miliardi di Euro che costringeranno la Francia ad un deficit ulteriore, arrivando al 3,5%.

Tutto cio’ mentre invece il governo giallo-verde sembra cedere alle pressioni della Commissione UE, abbassando il deficit dal 2,4 al 2,04%.

Un arretramento che appare inspiegabile, dato che il comportamento piu’ logico da parte del nostro Governo, sarebbe stato quello di accodarsi alle richieste francesi per richiedere eguale flessibilita’. Flessibilita’ che non e’ stata invece accordata dall’arrogante Moscovici, che reputa le situazioni dei due paesi non paroganabili, anche se la Francia in termini assoluti e’ messa molto peggio dell’Italia, con un debito aggregato che supera il 400%. Evidente l’ostilita’ nei riguardi del governo sovranista italiano, se si pensa che Moscovici ritiene non sufficiente l’abbassamento al 2,04 per scongiurare la procedura di infrazione contro l’Italia.

Diverse possono essere le interpretazioni di tale cedimento. Evitare la procedura di infrazione, accettando una riduzione dei decimali, per poi infrangerla nei fatti, come gia’ operato da Francia e Spagna, oppure rinviare lo scontro alle elezioni europee di maggio, dato che i burocrati alla Moscovici sanno di avere le ore contante.

Il tempo ci dira’ le ragioni di tale cendimento.

 

L’Italia e l’asse Franco-Tedesco

 

Con lo spettro di un “colpo di stato”, le proteste di un elettorato di cittadini, stanchi di vivere senza speranza di miglioramento delle proprie condizioni di vita, un debito pubblico in crescita continua e una crisi del proprio modello multiculturale con attacchi terroristici fuori controllo, la Francia e’ l’anello debole del contiente europeo.

Di tale debolezza sembra approfittarne Donald Trump, che in una Parigi messa a ferro e fuoco, non ha risparmiato critiche al presidente Macron, suscitando le risposta contrariata del ministro MdE Le Drian.

Alcune settimanete fa, Trump aveva espresso tutto il suo disappunto per la proposta da parte del capo dell’Eliseo della formazione di un esercito europeo a guida francese, che aveva suscitato l’approvazione anche della Merkel.

Francia e Germania appaiono sempre piu’ insofferenti al nuovo corso trumpiano.

Trump vorrebbe rilanciare una idea d’Europa con un cambio delle attuali leadership, screditate e sul viale del tramonto, mettendo il cappello atlantico sutile nuove rivoluzioni sovraniste.

La formazione di un esercito europeo a guida franco-tedesca ha invece avuto il placet di Putin, che comprende come il progetto sia un modo per incrinare la soverglianza americana sul continente.

Ma quale e’ il ruolo dell’Italia?

Il Governo Conte ha subito mostrato la sua distanza verso l’iniziativa francese e non senza ragione.

La Francia, dopo il ruolo destabilizzatore assunto in nord-Africa ed i suoi continui tentatativi di mettere i bastoni tra le ruote all’Italia per un ruolo di paficazione in Libia e nel Mediterraneo, non puo’ essere assolutamente considerata un interlocutore credibile, soprattutto se oltre alla Nato, esiste gia’ la Pesco, un accordo di collaborazione militare tra i paesi europei.

Inoltre una leadership militare francese, unita ad un dominio finanziario della Germania su scala continentale, rischierebbe di schiacciare ulteriormente la posizione del nostro Paese e del suo governo, che deve gia’ guardarsi da nemici interni quantomai infidi.

Alcuni giorni fa il MdI Matteo Salvini, ha lanciato un messaggio alla Germania e all’Europa attraverso la formazione di un “asse Roma-Berlino”. Evidente l’intento di sfutture la posizione di debolezza della Francia, impegnata a risolvere una gravissima crisi sul piano interno.

Se l’Italia e’ chiamata a scegliere tra due mali, Berlino e’ senz’altro il minore, visto che la Francia ci restera’ nemica almeno fino quando il toy boy di Brigitte restera’ in sella.

Per rilanciare questa UE allo sfascio, divisa tra gli egoismi nazionali e le rivolte sociali, sara’ prima indispensabile un cambio ai vertici, cominciando dalla caduta di Macron e dei suoi sodali commissari europei.

Le elezioni di maggio, saranno uno spartiacque decisivo per liberare l’UE dalla guida dalle vecchie oligarchie .

Auspichiamo sanzioni all’Italia da parte Ue di GLG

gianfranco

So che mi si potrebbe obiettare che sono per il “tanto peggio tanto meglio”. Tuttavia, sarei contento se la UE comminasse le sanzioni minacciate all’Italia senza sconti. Credo che si arriverà a qualche compromesso, ma mi piacerebbe che ciò non accadesse. Si metterebbe in piena luce che cos’è questa UE, che lascia passare il deficit francese ormai ben più alto (e oltre il “mitico” 3%), condannando invece l’Italia malgrado le sue “convulsioni” (a mio avviso meschine) per andare perfino sotto il 2,4%. I “traditori” del paese (politicanti, giornalisti, imprenditori inetti) già mettono le mani avanti a favore della UE: la Francia ha un debito pubblico inferiore e lo spread basso. Lo schifo che fanno è indescrivibile. La Francia è circa al 100% con il suo debito in rapporto al Pil (e non parliamo di altri paesi come USA e poi Giappone, Cina, ecc.), che non è poi così incommensurabilmente inferiore al nostro.
Inoltre il risparmio dei nostri connazionali è enormemente più alto di quello francese (e anche di quello tedesco e di altri paesi UE). Allora i “vermi” già citati affermano; ma quello è un fatto privato, il debito di cui si parla è quello dello Stato. Schifosi ancor di più. Continuano a trattare lo Stato come un “padre di famiglia”, che deve comportarsi secondo l’atteggiamento parsimonioso di un singolo individuo che deve pensare ai suoi pargoli. E viene subito in testa la “Favola delle api” di Mandeville (citata spesso da Keynes in occasione della “grande crisi”), in cui la “virtù privata” (qual è appunto il risparmio del “padre di famiglia”) si ribalta in “vizio pubblico”, qual è la mancanza di adeguata spesa statale per rilanciare la domanda complessiva (consumi + investimenti) tentando di risollevare il sistema economico in crisi “d’asfissia”.
E comunque, brutti scalzacani – sia politicanti di PD e F.I., sia i giornalisti di Repubblica, Corriere, Stampa, Messaggero, Foglio e similari, sia gli imprenditori privati di una Confindustria da sciogliere con calci in culo – siate coerenti: lo Stato deve ridicolmente comportarsi come fosse un singolo individuo con le sue virtù parsimoniose? E allora a fronte del suo debito va messo l’enorme risparmio dei cittadini italiani. Altrimenti, se lo trattate come “soggetto” che deve pensare ai problemi generali di una data collettività abitante una certa area territoriale su cui esiste la sua autorità, allora tale “soggetto” deve agire proprio in contrasto con l’atteggiamento del singolo risparmiatore per pensare invece a risollevare la domanda complessiva rivolta ai prodotti di quel sistema in crisi.
Il vero problema – che ho sentito sollevare in TV solo da due personaggi di cui non credo di condividere in generale le convinzioni: la Maglie e Mario Giordano – è politico e basta. Il vecchio establishment europeo e italiano è alla frutta (come quello Usa obamian-clintoniano) e vuole distruggere il suo antagonista, che non ha convinzioni politiche e ideologiche antagoniste, non ha una vera politica contrapposta a quella “atlantica” di subordinazione di un intero complesso di Stati agli Stati Uniti. Semplicemente avverte che è avvenuta e si sta accentuando la rottura sociale tra quelli dei “quartieri alti”, seguiti dai benestanti, e una massa di ex ceto medio in via di abbassamento vertiginoso del suo tenore di vita e quindi prossimo ai ceti detti popolari, pur essi in affanno. E allora si è schierato con questi ceti sociali in perdita di benessere e tenta di tenerli sotto controllo per impedire che avvengano rotture ancora più gravi, di tipo prossimo a quello rivoluzionario. Ecco perché spero in gravi errori di “opportunità politica” da parte della UE; e uno di tali errori sarebbe comminare la procedura d’infrazione all’Italia mentre la si risparmia alla Francia. Gli insetti nocivi da disinfestare è bene che appaiano sempre più in piena luce. I popoli in crisi dovranno, almeno in tempi medi, prendere coscienza che è necessario “acquistare” l’insetticida.

Il bluff di Macron di GLG

gianfranco

Il discorso/bluff di Macron sembra aver ammorbidito una parte dei gilets jaunes. Non so quanto e fin quando, ma insomma qualche apertura – almeno leggendo la stampa e vedendo la TV, organi di (dis)informazione, di cui è bene non fidarsi troppo – ci sarebbe. D’altronde, in ogni sommovimento serio vi sono sempre i “menscevichi”. Solo quando le condizioni oggettive – e una adeguata e ben determinata direzione politica – consentono ai “bolscevichi” di fare una accurata pulizia degli incerti e timidi, solo allora si ha non semplicemente una rivolta. Oggi mi pare che siamo ancora lontani da situazioni consimili. Comunque, sabato prossimo appureremo quale effettiva consistenza abbia il movimento che, sempre a quanto visto in TV, ha infiammato una buona parte dei francesi. Le promesse di Macron dovrebbero far sforare alla Francia il famoso 3% del rapporto deficit/Pil, mettendo in difficoltà (non eccessiva) la UE nella sua voglia di condannare la manovra del governo italiano. Subito si sono messi in azione i maiali della sinistra di questo paese di servi, affermando che la Francia non ha l’alto debito pubblico italiano e quindi non merita sanzioni. Simili traditori, in diversa situazione, andrebbero processati e condannati a pene severissime, in linea con la loro ignominia. Invece qui si è costretti a sopportarli nel mentre giornali e TV – pieni zeppi di altri farabutti conniventi – li fanno parlare per almeno il 90% del tempo dedicato a simili notizie. Non mi sembra che i sedicenti populisti siano in grado di ridare vera dignità e forza all’Italia. Sono invischiati nelle meline per conquistare voti, non nel preparare le squadre di grande disinfestazione di questo paese invaso da insetti dannosissimi, assai più delle famose cavallette (animaletti benigni in confronto).

Stando alle notiziole varie, da commentare alla spicciolata e sempre seguendo stampa e TV di una bassezza mai vista, sarebbe in atto un nuovo dissapore tra i “due del governo” per via dell’inchiesta apertasi su fondi ricevuti dalla Lega e che vengono condannati come tangenti corruttrici. Quello che sono i pentastellati ormai lo sappiamo: una versione aggiornata di quei cretini di cosiddetta “sinistra radicale”, scatenatisi nel ’92-‘93 in favore dell’operazione eversiva – chiamata impropriamente “mani pulite” – che liquidò l’apparato politico della prima Repubblica, conducendo al governo delle forze dette di “sinistra” (i postpiciisti e rimasugli diccì, i preferiti dai maggiori “poteri forti”, in primo piano i nostri industriali privati, i “cotonieri”) e di “destra” (i berlusconiani) con riduzione del nostro paese ad un piatto e scellerato servilismo nei confronti dei peggiori Stati Uniti di sempre, dilaganti nel mondo a suon di aggressioni e massacri. Anche in tal caso manifesto seri dubbi nei confronti dei “populisti” e della loro capacità di fare piazza pulita di tutti i tormentosi moralisti. Sono in fondo l’altra faccia del servilismo verso gli Stati Uniti; magari non più quelli n. 1 (obamian-clintoniani) bensì i n. 2 (del “mal di pancia” non ancora ben precisatosi che ha portato in avanti Trump). E’ ovvio che tra un cancro ai polmoni (Pd e F.I.) e una violenta e sempre pericolosa polmonite, è meno peggio dover sopportare quest’ultima. Tuttavia, occorrerebbe in questo paese (e in qualche altro europeo, non in tutti quelli della UE) una forza politica capace di affrancarci da troppo gravi malattie (al massimo qualche influenza con o senza vaccino). Quanta sopportazione richiedono questi tempi così squallidi e di infamia dilagante.

PASSI DI MARX TRATTI DAL CAP. XXVII DEL III LIBRO DE IL “CAPITALE”

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(La funzione del credito)

Si tratta di appunti di Marx, poi sistemati da Engels; come tutto ciò che è stato pubblicato sotto il titolo di II e III libro della sua massima opera. Solo il I libro di quest’ultima è stato in realtà elaborato, rifinito e pubblicato da Marx nel 1867. Riporto appunto dal terzo libro alcune rilevanti considerazioni contenute nel cap. XXVII sulla funzione del credito. E cito espressamente il punto in cui si nota la concezione fondamentale marxiana, poi dimenticata di fatto da tutti i marxisti successivi: quella relativa al formarsi della classe costituita dall’insieme dei produttori nelle loro funzioni sia direttive che esecutive, tutti divenuti venditori di merce forza lavoro (salariata) ai proprietari dei mezzi di produzione. Le notazioni messe tra parentesi quadra sono mie interpolazioni.

<<Le osservazioni generali, che abbiamo avuto occasione di fare finora trattando del credito, sono le seguenti:

I. Formazione necessaria del credito, ecc……[questo non c’interessa]

II. Riduzione dei costi di circolazione, ecc….[idem come sopra]

III. Formazione di società per azioni. Donde:

 

  1. Un ampliamento enorme della scala della produzione e delle imprese, ecc…….

  2. Il capitale, che si fonda per se stesso su un modo di produzione sociale, ecc…..

[ed ecco arrivare quello che qui ci interessa in modo specifico]:  

3. Trasformazione del capitalista realmente operante in semplice dirigente, amministratore di capitale altrui, e dei proprietari di capitale in puri e semplici proprietari, puri e semplici capitalisti monetari. Anche quando i dividendi che essi ricevono comprendono l’interesse e il guadagno d’imprenditore, ossia il profitto totale (poiché lo stipendio del dirigente è o dovrebbe essere semplice salario di un certo tipo di lavoro qualificato, il cui prezzo sul mercato è regolato come quello di qualsiasi altro lavoro), questo profitto totale è intascato unicamente a titolo d’interesse, ossia un semplice indennizzo della proprietà del capitale, proprietà che ora è, nel reale processo di riproduzione, così separata dalla funzione del capitale come, nella persona del dirigente, questa funzione è separata dalla proprietà del capitale. In queste condizioni il profitto (e non più soltanto quella parte del profitto, l’interesse, che trae la sua giustificazione dal profitto di chi prende a prestito) si presenta come semplice appropriazione di plusvalore altrui, risultante dalla trasformazione dei mezzi di produzione in capitale, ossia dalla loro estraniazione rispetto ai produttori effettivi, dal loro contrapporsi come proprietà altrui a tutti gli individui REALMENTE ATTIVI NELLA PRODUZIONE, DAL DIRIGENTE ALL’ULTIMO GIORNALIERO [maiuscolo mio]. Nelle società per azioni la funzione è separata dalla proprietà del capitale e per conseguenzaanche il lavoro è completamente separato dalla proprietà dei mezzi di produzione e dal plusvalore. Questo risultato del massimo sviluppo della produzione capitalistica è un momento necessario di transizione per la ritrasformazione del capitale in proprietà dei produttori, non più però come proprietà privata di singoli produttori [come erano gli artigiani precapitalistici; nota mia], ma come proprietà di essi in quanto associati, come proprietà sociale immediata. E inoltre è momento di transizione per la trasformazione di tutte le funzioni, che nel processo di riproduzione sono ancora connesse con la proprietà del capitale, in semplici funzioni dei produttori associati, in funzioni sociali.

…………………………[qui vi è un pezzo che si può tralasciare]

Questo significa la soppressione del modo di produzione capitalistico nell’ambito dello stesso modo di produzione capitalistico, quindi è una contraddizione che si distrugge da se stessa, che prima facie si presenta come semplice momento di transizione verso una nuova forma di produzione. Essa si presenta poi come tale anche all’apparenza. In certe sfere stabilisce il monopolio e richiede quindi l’intervento dello Stato. Ricostituisce una nuova aristocrazia finanziaria, una nuova categoria di parassiti nella forma di escogitatori di progetti, di fondatori e di direttori che sono tali semplicemente di nome; tutto un sistema di frodi e di imbrogli che ha per oggetto la fondazione di società, l’emissione e il commercio di azioni [non vi fischiano le orecchie?]. E’ produzione privata senza il controllo della proprietà privata. >>>.

*********************

Discorso che mi sembra estremamente chiaro e non bisognoso di molti commenti per quel che significa. Certamente Marx scrive (appunti poi sistemati da Engels) un secolo e mezzo fa. E mi sembra presentare alcuni momenti di modernità. Tuttavia, ha in testa il capitalismo <<borghese>>, nato da quello mercantile e che presenta varie commistioni con elementi delle tradizioni, cultura, mentalità, della società precedente, in mano alla nobiltà. Ad un certo punto, almeno nella traduzione, salta fuori il nome di imprenditore, ma Marx non ha nozione dell’impresa come si andrà configurando già a partire dagli ultimi decenni del XIX secolo, e che vedrà soprattutto il fiorire novecentesco del capitalismo statunitense, quello definito assai più tardi (1941) da Burnham capitalismo manageriale. Si tratta di quel capitalismo che per il momento ho definito, dopo un paio di decenni di studio, <<formazione sociale degli strateghi (funzionari) del capitale>>.

In Marx il fulcro dell’impresa è in realtà l’opificio industriale, sede del processo lavorativo in quanto processo di trasformazione di materia prima in prodotto finito: di consumo (individuale) oppure di investimento come ad es. le macchine e il complesso strumentale da impiegare in ulteriori processi trasformativi. Egli prende dunque in considerazione soltanto il dirigente di fabbrica, quello che poi verrà indicato dal marxismo successivo, ivi compreso Lenin, quale “specialista borghese”. Marx, insomma, attribuisce chiaramente al dirigente in oggetto, nella prima fase del capitalismo, la proprietà dei mezzi di produzione (lo farà anche nelle Glosse a Wagner, l’ultimo lavoro economicodi Marx; si trovano in un quaderno di estratti degli anni 1881-82). Questi diventerebbe invece poi, in specie con la formazione della società per azioni, un lavoratore salariato a tutti gli effetti, separato da detta proprietà (dal capitale); e a tutti gli effetti verrebbe a far parte dei “produttori associati”, cui spetterebbe ormai l’esecuzione dell’intero processo produttivo mentre il capitalista sarebbe divenuto mero proprietario (azionista) e percettore di interesse (il dividendo azionario). Questa appunto l’interpretazione marxiana del processo evolutivo capitalistico, che risulta in tutta evidenza dal lungo brano citato.

“Qui casca il palco”. E qui è iniziata tutta la mia opera di revisione per eliminare quella centralità della proprietà, ormai superata. Si tratta di quella privata, quella di cui parla Marx. Non cambia proprio un gran che con quella statale. Questa potrebbe perfino essere ancora peggiore se dàvita ad un ceto di “burocrati” pressoché incapaci e soltanto succubi di un potere politico miope; assai diversa l’attitudine produttiva attribuita da Marx all’insieme dei produttori associati, “dalprimo dirigente all’ultimo giornaliero”. Egli però scriveva nel 1860 e anni successivi; non è certolui il responsabile della perdita di efficacia interpretativa del marxismo, ma i suoi seguaciincancreniti per ben oltre un secolo a cianciare sul preteso “socialismo”, sulla formazione sociale di quelli che non sono mai diventati produttori associati “dal primo dirigente all’ultimo giornaliero”.Già Kautsky (e Lenin non lo critica su tale punto) aveva capito che non si andava per nulla costituendo il gruppo di questi fantasmatici produttori associati. Il gruppo dirigente dei processi produttivi, pur eventualmente privo della proprietà, era indicato come insieme di “specialisti borghesi”, pienamente assegnati alla classe dominante in piena convergenza con i proprietari assenteisti (rispetto alla direzione di detti processi produttivi).

I marxisti hanno allora insistito sulla rivoluzionarietà del “semplice giornaliero” (o poco più su), insomma dell’operaio di fabbrica, del Charlot di “Tempi moderni”. Veri fraintendimenti, che sono stati pure miei; tuttavia da più di vent’anni ho faticosamente iniziato una “marcia” almeno in buona parte diversa, di cui non parlo qui (ho scritto ormai migliaia pagine in proposito). Tuttavia, ci sono problemi lungo la nuova via che non ho certo risolto. Ho scritto negli ultimissimi anni alcuni libri sempre dibattendo tale problema onde affinarlo sempre più. Ultimamente ho anche consegnato ad un blocco di video su Marx (dieci di discussione e coerentizzazione del suo modello teorico; e tre di ridiscussione critica dello stesso) una a mio avviso buona sistemazione dell’intera questione.

Non pretendo però di aver risolto il problema. Non lo posso fare io, che appartengo alla vecchia epoca storica iniziata grosso modo con il marxiano “Manifesto del Partito comunista” (1848) e già in fase di trapasso (troppo lenta per la vita umana) da almeno due-tre decenni, fase oggi in accelerazione (ma ci vorrà ancora del tempo per trovarsi nel pieno della nuova epoca). Quelli come me (di orientamento marxista ovviamente) hanno il compito di mettere ordine nella vecchia teoria, di renderla massimamente coerente (al di là di ciò che ha “veramente” detto Marx) onde far rilevare sia le alterazioni ch’essa subì a partire già dalla sua morte sia l’errata previsione di dati eventi e la non realizzazione di altri. Al massimo si possono indicare alcune ipotesi di revisione e fuoriuscita (ma sempre da “quella porta”). A chi saprà vivere realmente la nuova epoca che avanza, senza inutili nostalgie e indebite “frenate”, spetterà il compito di arrivare a nuove ipotesi e magari anche a effettive sintesi in ben diverse teorizzazioni intorno alla società, alle sue strutture e dinamiche evolutive.

 

En marche! Verso una nuova Europa.

europa

 

I lavoratori pensano alla fine del mese e le élite francesi alla fine del mondo. Così un sociologo transalpino ha commentato gli scontri che hanno come protagonisti i gilet gialli, la cui rabbia è montata all’indomani del tentativo di Macron di introdurre una tassa “ambientalista” sul carburante. Ma non solo di rincari dei combustibili si tratta essendo semmai questa la classica goccia, è proprio il caso di dirlo, che traboccando dal vaso ha incendiato Parigi. Oggi sono previste nuove manifestazioni (ci scapperanno i morti?) che potrebbero mettere termine all’avventura di En Marche! (E del suo fondatore), partito di pezza, di un uomo di paglia, coniugato con una mummia. La popolazione, ceti medi e bassi, è stufa delle narrazioni dei suoi dominanti, portatori di un’ideologia dei diritti universali che contrasta con le loro esigenze sociali particolari. Il clima è davvero infuocato e c’è da scommettere che le praterie bruceranno presto in gran parte d’Europa, soprattutto in quei Paesi che ostacoleranno il necessario cambiamento. L’attuale inquilino dell’Eliseo è stato letteralmente inventato dal nulla da certi poteri forti (trasversali a tutta l’Ue), ormai a corto di idee, per evitare che la Le Pen conquistasse la più alta carica statale nelle ultime presidenziali. E’ stato un grave errore non aver lasciato sfogare, già all’epoca, gli istinti populisti montanti nell’elettorato, tirando fuori un coniglio avvelenato dal cilindro all’ultimo momento. Ciò ha creato ancora più illusioni che ora esplodono come delusioni rabbiose e devastanti. Qualche membro del Governo ha paventato il rischio di un colpo di stato ma, per intanto, i sistemi da dittatura sudamericana sono stati utilizzati contro studenti e persone scese in piazza a protestare, su richiesta dei ministri (in)competenti.
Una fase storica è effettivamente agli sgoccioli e lo constatiamo dal crollo dell’impalcatura ideologica che la copriva. Ben presto i re saranno nudi, spogliati della loro retorica multiculturalistica, ecologistica, relativistica, migrazionistica, femministica, ecc ecc. La gente non crede più alle chiacchiere del mondo globalizzato perché la vita sta diventando un inferno. Non si può più parlare, non si può più pensare, non si può più agire, non si può più denunciare il proprio disagio senza rischiare di essere tacciati di una qualche offesa al prossimo da parte di questa immensa “Comune Hippy” (la definizione è di E. Capozzi) che detiene le chiavi del politicamente corretto.
Sia chiaro però che dietro questa immane raccolta di “presunti valori umani” ormai degenerati c’è ben altro. C’è un sistema di dominio, costruito da più di un cinquantennio sull’egemonia statunitense, ci sono duri rapporti di forza ad impulso yankee, che adesso vacillano per l’avanzata del multipolarismo, immettente sulla scena mondiale nuovi sfidanti dell’impero occidentale. Qualcuno l’ha compreso anche in America ed ha dato avvio al rinnovamento con Trump, il quale ha il compito di ristabilire l’ordine interno ed internazionale in differenti guise. I suoi avversari, indeboliti ma non domi, rifiutano di defilarsi, mettendo a rischio la stabilità statunitense e la stessa supremazia americana che senza una ricalibratura sostanziale subirà più pesanti arretramenti. In Europa, invece, continuiamo a restare indietro, ancorati ad un mondo in progressiva dissoluzione che ci costerà sempre più caro in termini economici, politici e sociali. Anche da noi c’è bisogno di avviare una palingenesi che ci liberi da tutta l’anticaglia progressista, socialdemocratica e liberaldemocratica, che ci ha sottomessi al precedente ordine mondiale. Occorre “facilitare” la strategia trumpiana pure qui ma con l’intento di sganciarsi al momento opportuno da essa, allorché la battaglia contro i vecchi ceti preminenti, che succhiano la linfa vitale del nostro tessuto sociale, sia vinta e questi spazzati via per sempre dai nostri orizzonti. L’obiettivo di questa tattica deve però esserci chiaro, esso non è il rinnovamento di un’amicizia con gli Usa 2.0 che nei fatti si tradurrebbe in una mera riconfigurazione della nostra sudditanza. Lo scopo è l’indipendenza dall’iperpotenza, sfruttando a nostro vantaggio le contraddizioni del corso storico che si va aprendo, implementando una diversa visione dell’Europa sovrana fondata su pilastri più solidi, quelli di un asse ristretto Germania-Italia(-Francia) che guarda alla Russia per i prossimi equilibri globali.

L’INTERNAZIONALE DEI MARZIANI di A. Terrenzio

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“Il vero cretino ha bisogno di quel tanto di cultura, che lo renda davvero tale”, recitava cosi’ un aforisma dello scrittore colombiano Gomez Davila.

Ora parliamo di Michela Murgia e di molti altri come lei, in quest’epoca demenziale.

Pensavamo di averle sentite tutte ed invece non ci sono limiti alle sorprese.

La scrittrice sarda non smette di deliziarci di perle di saggezza e di alta filosofia civile. Dopo aver condannato la civiltà’ patriarcale per essere, a suo dire, responsabile diretta di secoli di soprusi maschilisti contro le donne, si è spinta oltre equiparando l’esser maschi all’ esser mafiosi.

Una frase offensiva verso gli uomini vittime della mafia.

Un’uscita di rara stupidità ma dopo il “fascistometro”, sempre vergato dalla scrittrice, tutto è possibile. Lo stesso si compone di 30 domande per scoprire quanto sei fascista!

Qualche settimana fa dalla Gruber, lo storico Paolo Mieli, si è visibilmente trattenuto dallo sberleffare l’ultimo libro della Murgia sul tema originalissimo del  ritorno al Fascismo.

Non è certo Michela Murgia a generare preoccupazione ma una un certa subcultura accettata e diffusa nelle trasmissioni televisive, che tiene banco nel nostro Paese, a base di antifascismo manicomiale e femminismo d’accatto.

L’antifascismo ed il femminismo militante hanno ormai assunto forme psico-patologiche e non temono di partorire bestialità sempre più inverosimili.

E’ necessario quindi denunciare lo stadio di impazzimento in cui si è ridotta la sinistra nostrana e la sua classe subintellettuale che da quando è stata messa fuori gioco dall’alleanza Lega-5S, sta dando il peggio di se’.

Dopo il flop di Saviano e della Boldrini, icone usurate e non più credili, la sinistra cerca sempre nuovi personaggi mediatici, in grado di scuotere le  coscienze sul pericolo del ritorno della barbarie razzista e sessista.

Il risultato è sempre un boomerang che ritorna in testa a chi lo lancia. Oramai la gente comune è in grado di identificare, come prodotti di mera propaganda mediatica, le accuse di fascismo e maschilismo. Ad esempio, l’attrice comica Angela Finocchiaro, che nella trasmissione televisiva “la Tv delle ragazze”, qualche settimana fa, ha definito tutti gli uomini dei “pezzi di merda” al cospetto di un gruppo di bambine, generando la protesta di associazioni di consumatori ed il richiamo dei piani alti della Rai. Immaginate se un comico di sesso maschile avesse definito le donne zoccole, innanzi ad un gruppo di ragazzi, cosa sarebbe accaduto.

Ne abbiamo abbastanza di trasmissioni del genere, condotte da intrattenitrici/tori vari che non fanno ridere  e sono sfacciatamente al servizio della sinistra, anche se questa non governa più il Paese.

Se questo ESecutivo vuol essere credibile cominci a ripulire la Tv pubblica da simili ultracorpi che non hanno nulla di umano. Sono mutanti del potere e del denaro, al servizio delle peggiori classi dirigenti della storia nazionale e mondiale. All’internazionale dei marziani opponiamoci con le mani…e non solo.

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