BASTA CON QUESTA MESCHINA POLITICA, di GLG

gianfranco

A me sembra vagamente ridicolo che si affidino ai risultati elettorali in Molise certe scelte in fatto di trattative per il governo. Lo stesso dicasi per il Friuli-Venezia Giulia, regione un po’ più importante, non solo per numero di abitanti, ma certamente non rappresentativa dell’elettorato complessivo. In ogni caso, visto che di fatto, malgrado tutte le chiacchiere, risulta evidente l’attesa (speranzosa) della Lega riguardo a queste votazioni, allora se tutto va come essa si augura si molli infine il “vile nano”. Inutile far tanti discorsi sulla lealtà che si vuole mantenere; questa è semplice ipocrisia. Non credo Salvini così coglione da pensare che la sceneggiata del “vecchietto” all’uscita dalle consultazioni con Mattarella fosse dovuta solo a questioni caratteriali di un uomo un po’ rimbambito dall’età o alla semplice volontà di far capire che è ancora lui il protagonista. La si smetta di fingere: è chiaro oltre ogni possibilità di dubbio che costui si è ormai accordato strettamente con i vertici della UE. E con i peggiori, quelli che seguono il duo franco-tedesco, oggi per la verità un po’ appannato dalle difficoltà tedesche con un governo rimediato alla meno peggio e dalle smanie “napoleoniche” del giovinastro francese gerontofilo. E per quanto oggi si sia in difficoltà con gli Usa, dato il conflitto in atto tra due gruppi di vertice decisamente ostili fra loro, tutti i peggiori dirigenti europei, cui ormai il “nano” si è venduto al 100%, vogliono mostrare la loro fedeltà di servi (che più servi non si può) comunque vada a finire quello scontro. Anche i “grillini” hanno ormai scelto per questo squallidoatteggiamento già tipico dei piciisti dagli anni ’70, poi dei postpiciisti, infine pure del “vile d’Arcore” dal 2011 strisciante come un vermiciattolo ai piedi degli yankee.

Oggi abbiamo bisogno di forze autenticamente autonomiste (non piattamente nazionaliste o “patriottiche” come fossimo nella prima metà del secolo XX). E non ci si trinceri dietro la difesa della nostra civiltà dal pericolo della massa di migranti. Questo processo (iniziato non a caso dopo le aggressioni criminali di Usa e dei suoi infami sicari a partire dalla cosiddetta “primavera araba” con massacro di Gheddafi e della Libia) è soltanto un effetto della “disperazione” del marciume “atlantico”, alla cui potenza bellica (posseduta solo dai “padroni” statunitensi) corrisponde un totale e rapido disfacimento proprio della nostra civiltà. Una forza politica, che si pretenda nuova e “per l’avvenire”, non deve semplicemente dichiararsi pronta ad opporsi a certe pretese assurde della UE; e nemmeno predicare la mera uscita da quest’ultima o dall’euro, ecc. Il primo obiettivo è stabilire, in tutti i paesi europei in cui ciò risulti praticabile, un collegamento tra organismi finalmente lanciati all’uscita dalla Nato, alla piena indipendenza dagli Usa, alla creazione di una forza bellica propria; e logicamente allo sviluppo di settori strategici, al potenziamento dei propri Servizi, ad uno spostamento di alleanze internazionali.

Ci si deve inoltre mettere nell’ottica di una diversa politica interna, attenta a soddisfare le esigenze e attese di parti rilevanti della popolazione in fase di crescente immiserimento. Va difeso senza dubbio quel che resta del sedicente “Stato sociale”, senza raccontare che ormai dobbiamo stare attenti esclusivamente al nostro indebitamento. Tuttavia, almeno in Italia (ma non credo sia un problema solo italiano; diciamo che da noi è particolarmente assillante), è indispensabile rendere impotenti i nostri “cotonieri”, quelli di una Confindustria controllata da settori arretrati del “privato”, che non può che essere connivente con i settori dominanti statunitensi. Così come appunto – questa la lezione della Storia – i cotonieri del sud degli Usa di metà ‘800 favorivano, per i loro interessi, la predominanza dell’Inghilterra (prima potenza industriale). E l’“Unione” del nord – che scelseinvece il necessario protezionismo della propria industria, con la “scusa ideologica” della “liberazione degli schiavi” nelle piantagioni di cotone – decise di muovere guerra alla Confederazione non per semplici ragioni economiche, bensì perquelle di una potenza in crescita cui l’economia fa da ancella. E gli Stati Uniti, una volta unificatisi sulla base dell’inesorabile (e sanguinosissimo) annientamento dei cotonieri, diventarono in ottant’anni (con due guerre mondiali, effetto non proprio augurabile) il primo paese dl mondo.

In ogni caso, impariamo la lezione interna degli Usa e schiacciamo i nostri “cotonieri”. Rilanciamo i settori strategici, come si era cominciato a fare ad esempio con Mattei, accoppato non certo da gruppi stranieri, usando la mafia quale mano d’opera, ma proprio da “arretrati” settori interni. E’ ora di smetterla con le balle, come nel caso Moro, soppresso pur esso da settori politici interni, ormai lanciati verso una maggiore fedeltà agli Usa e che puntarono al potere subito dopo la fine del sistema bipolare.Comunque, inutile raccontarsi menzogne. Il primo passo per rimettersi in sesto, nell’attuale fase storica di tendenza multipolare, è la decisa ridefinizione della propria posizione nello scenario internazionale. Da qui, dal rafforzamento di un paese nell’ambito mondiale, partirà poi la possibilità di un mutamento più radicale degli assetti politici e sociali interni. Sbrodolarsi nella lotta del popolo, delle masse, e altre panzane varie, è soltanto il preciso sintomo d’essere venduti ai dominanti attuali. E’ preliminarmente indispensabile spazzare via questi ultimi, organizzando una forza capace di farlo con l’intento preciso di ridefinire la posizione del proprio paese nel sistema internazionale in sobbollimento e continuo squilibrio multipolare. Sarà proprio nel momento dell’accentuarsi di tale squilibro, causato dalla vittoria in molti “poli” di forze nettamente autonomiste, che diverranno possibili e all’ordine del giorno anche le ristrutturazioni dei rapporti sociali interni e il rovesciamento di vecchi e ormai dannosissimi assetti dominanti.    

 

UN “OCCIDENTE ATLANTICO” ORMAI DEBOLE DI CERVELLO, di GLG

gianfranco

La “poco signora” May ha dichiarato che i due eventi dell’“avvelenamento” della ex spia russa e dell’attacco chimico a Duma sono la continuazione l’uno dell’altro; e naturalmente attribuibili alla Russia. Mi sembra abbastanza stupida da non accorgersi che si dà la zappa sui piedi. Sappiamo già della ridicolaggine della versione fornita sull’avvelenamento ordinato da Putin in persona. L’altra stupidotta, la figlia della spia, pur essa avvelenata e in fin di vita come il padre, dopo non moltissimi giorni ha telefonato ad una sua parente che stava bene e così pure suo padre. In modo sempre più demenziale, la polizia ha fatto uscire una dichiarazione di questa imprudente – senza assolutamente farla udire direttamente – per sostenere che il padre era grave.

Torniamo alla dichiarazione dell’improvvida premier inglese. Se i due eventi, di cui detto, fossero una stessa manovra in due tempi compiuta da Putin, l’assurdità sarebbe palese. Un individuo viene ridotto in fin di vita da un veleno prodotto e posseduto solo dalla Russia (ormai una balla colossale, ma sorvoliamo). Questo gesto criminale sarebbe stato compiuto per preparare il successivo, il lancio di gas cloro in Siria che ha ammazzato tantagente compresi “poveri bambini innocenti” (per inciso: all’inizio si è parlato di 100 morti, poi di 70, infine 40; sono proprio andati in tilt). Che il tentativo di uccidere (senza riuscirci) in Inghilterra un ex agente segreto con il gas nervino novichok fosse gesto preparatorio al bombardamento con gas cloro in Siria, da parte dell’esercito del “criminale dittatore” di quel paese, è cosa che non sta proprio in piedi secondo nessuna sequenza logica, fosse anche di un malato psichico. Se invece immaginiamo che i due atti criminali siano stati compiuti dagli apparati della May, in pienacomplicità con le altre due “brave persone” che sappiamo, allora una certa logica c’è: far passare la Russia, che appoggia la Siria avendo conseguito indubbi successi negli ultimi anni, come guidata da un losco individuo pronto ad assassinare la povera ex spia (condannata a 30 anni di carcere, di cui 6 passati in Russia senza essere accoppata, per poi essere liberata e spedita in Inghilterra 8 anni fa), è indubbiamente una preparazione della popolazione “occidentale” (sperando che sia tutta di imbecilli) ad accettare l’aggressione alla Siria come giusta punizionedell’abitudine russa all’uso di agenti chimici.

Interessante pure la reazione degli Usa. Trump – se lo sono già scordato? – ha subito tuonato che la risposta sarebbe arrivata entro 24-48 ore e sarebbe stata ben punitiva. Invece sono passati dei giorni, l’attacco è stato tutto sommato moderato, sono stati avvertiti i russi (che ovviamente avranno avvisato pure i siriani), ecc. ecc. E’ ovvio che, come si dice, “il diavolo fa le pentole ma non i coperchi”. Almeno una buona parte dei militari del Pentagono (è stata messa fra l’altro in sordina e pressoché nascosta la dichiarazione di Mattis secondo cui non vi erano prove conclusive circa chi e come era stato compiuto l’attacco con il cloro) ha frenato, ben consapevole che ancora non sono maturi i tempi per uno scontro assai acuto e di ampie proporzioni. In ogni caso, ringraziamo la May che con la sua carenza di intelligenza ci ha chiarito il perché dell’affare demenziale relativo alla ex spia “avvelenata”. Ha ragione lei; quell’evento e quello siriano appartengono ad un’unica operazione. Solo che l’hanno organizzata in piena frenesia d’“avventurismo”. Sono comunque pericolosi; non è loro andata come volevano, hanno anche sollevato forti perplessità nelle loro popolazioni e in Europa. Oltre a tutto, Trump non ha sicuramente fatto il figurone che sperava per sfuggire all’“inseguimento” dell’establishment nemico.

 

È UN MONDO DIVERSO

mondo

Quando nel 2007 scoppiò negli Stati Uniti la bolla immobiliare, dando avvio alla lunga recessione giunta ai nostri giorni, prevedemmo che la soluzione alla stessa non sarebbe arrivata facilmente. Tuttavia, ritenemmo anche che la débâcle inizialmente finanziaria (e poi anche reale) non costituisse il sintomo di un crollo del sistema globale ma quello di una sua lenta ristrutturazione, soprattutto in senso geopolitico. Mentre ottimisti e catastrofisti snocciolavano i loro dati a sostegno dell’una o dell’altra tesi, vaticinando improbabili riprese o imminenti crolli definitivi, noi parlammo subito di crisi da sregolazione geopolitica, da perdita di centro gravitazionale, avverso la quale potevano trovarsi soltanto rimedi palliativi che non avrebbero tolto il male al corpo in quanto erano in atto mutazioni “genetiche” dell’ordine mondiale. Gli Stati Uniti, infatti, avevano dimostrato di non poter gestire la monocraticità del loro comando in seguito al rafforzamento di alcuni attori regionali (Russia e Cina in primo luogo). Inevitabilmente, si sarebbe rimessa in moto la Storia che, nella formazione mondiale capitalistica, si annuncia con scossoni di tipo economico. Quest’ultimi però, come scrive La Grassa, sono fenomeni superficiali che celano problematiche ben più profonde: “Il terremoto, magari con annesso tsunami, è evento catastrofico che colpisce a fondo la vita degli uomini; ed è ancora imprevedibile, checché se ne dica a volte con somma insipienza. Tutti, evidentemente, fuggono disordinatamente nel momento cruciale, poi iniziano ad organizzarsi in previsione di eventuali nuove scosse e pensano infine alla ricostruzione. Il sismologo sa tuttavia che il tremore di superficie, così disastroso, dipende da scontri tra strati del terreno che avvengono a grande profondità; più profondi sono tali urti e frizioni, maggiore è l’energia accumulata per anni e decenni (talvolta secoli) e più intenso e violento è il suo scaricarsi; tanto più ampia è inoltre la zona colpita dallo sconquasso… le grandi crisi del XX secolo sono state quella del 1907 e quella, decisamente più rilevante e passata alla storia come la crisi (per antonomasia), del 1929. Entrambe iniziarono con l’aspetto più superficiale di tale terremoto, quello finanziario, quello che sembra più colpire, ancor oggi, la fantasia “popolare”; dove per popolo si deve intendere semplicemente la gran parte degli ignari, adeguatamente influenzati dall’informazione ricevuta dai “santoni” della scienza sociale detta economia”.
Tuttavia, è bene ricordare che ciascuna di questa crisi condusse a delle guerre tra alleanze di paesi, I e II conflitto mondiale. Solo al termine del redde rationem tra potenze si uscì veramente dal periodo buio con una ridefinizione dei rapporti di forza internazionali e la divisione del pianeta in due blocchi contrapposti, ciascuno egemone nel suo campo. Poté così tornare la “regolazione” economica, soprattutto in occidente, dove gli Usa, divenuti predominanti, imposero la loro visione d’integrazione (gerarchica) alle formazioni sociali collegate. La stabilità fu a lungo assicurata al netto di più o meno brevi periodi recessivi (per esempio negli anni ’70) che non essendo però di tipo geopolitico-strutturale potevano essere governati, nei frangenti, con misure di tipo economico. Quando però è l’architettura stessa dell’ordine politico mondiale a mutare le medicine “finanziarie” e i provvedimenti economici servono a poco. E’ il caso dei nostri tempi che si annunciano di accentuato multipolarismo che, a sua volta, sfocerà in un’epoca di acuto policentrismo in cui la lotta per la supremazia tra Stati si farà più serrata, con la possibilità di scontri bellici senza esclusione di colpi (per ora ancora relativamente lontani). Di segnali ne abbiamo ormai in abbondanza, la Russia ha da tempo rotto gli equilibri e l’unilateralità americana (Siria docet) e si spera che altre nazioni seguiranno questa strada, proprio in accordo con questo Paese che sta tracciando il cammino per un prossimo futuro libero (o meno oppresso) dal tallone di ferro statunitense.

BASTA CON GLI IPOCRITI E BUONISTI, di GLG

gianfranco

 

 

Usa, Gb e Francia attaccano gli arsenali chimici di Assad

Azione mirata nella notte, colpiti siti chimici. May: ‘Non puntiamo a rovesciare il regime di Assad‘. La Nato appoggia l’iniziativa, l’amministrazione Usa assicura che ‘non è finita’, ma il Congresso si ribella: ‘Non hanno chiesto il via libera’. L’Onu invita a ‘moderazione’. Giallo sul coordinamento dei raid, Mosca avvisata? LA FOTOGALLERY

Dall’ANSA

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Anche in questa farsa, il Congresso – come già in un momento incomparabilmente più drammatico nel 1941 – protesta contro le decisioni dell’establishment presidenziale. Solo commedia al momento, anche se pure nelle “arlecchinate” molta gente crepa. E’ del tutto evidente ormai che ammazzano civili con gas e altro per giustificare poi attacchi criminali con la copertura mediatica di altri mascalzoni detti giornalisti e simili. Sia chiaro che, se fosse in questo momento più forte la Russia, le parti in commedia sarebbero invertite. Tuttavia, ciò che conta è la situazione così com’è adesso. Bisogna dare addosso agli Usa, una potenza militare di forza finora mai vista nella storia e, di conseguenza, una direzione politica che fa impallidire ogni altra criminalità esistita finora da quando siamo entrati nella formazione sociale detta capitalistica. Quando verrà il momento del maggiore equilibrio di forze tra potenze, la situazione muterà, si avvicinerà il momento dello scontro finale per la resa dei conti; bisognerà allora porre in primo piano nuovi “grandi” moventi ideali per smuovere buona parte delle popolazioni ad una diversa resa dei conti con i criminali al potere in ogni paese in conflitto policentrico. Intanto, lo ripeto, addosso a quelli Usa e della UE e critica di quelle forze – senza più badare alle ridicole partizioni in “destra” e “sinistra”, in antifascisti e populisti/fascisti – che esitino ancora a schierarsi contro la Nato e la sua direzione, stringendo accordi con ben altre potenze, oggi ancora minori. La pantomima dei contrasti tra liberali puri (gli adoratori del “mercato”) e quelli “contaminati” da venature statalistiche, tra “rossi” e “neri” e balle varie, deve finire. Qui abbiamo solo forze che si schierano con gli Usa e coloro cheinvece promuoveranno una reale, non ipocrita e involuta, autonomia di vari paesi oggi servi dei prepotenti dirigenti statunitensi; in tali paesi (credibilmente non in tutti contemporaneamente) dovranno crescere nuove forze ben organizzate atte a promuovere azioni contro i “padroni” statunitensi e i loro “servi”, stabilendo nuove vicinanze(NON SERVILI) con le potenze in crescita in contrapposizione ai predominanti criminali attuali; e sia chiaro – contro tutti quelli che predicano ipocritamente bontà alla guisa di preti e Papi – che anche tali potenze non useranno metodi “angelici”. Verrà poi il momento di pensare con maggiore adeguatezza alla nuova epoca apertasi e di chiamare le cosiddette masse a rovesciare i (pre)potenti al potere nei vari paesi in lotta più definitiva per affermare la loro supremazia. Per il momento, non siamo a quel punto, e i movimenti di “disadattati” e di simili al “lumpenproletariat” di un tempo (anche se oggi non più miserabili come allora) sono di fatto al servizio dei peggiori figuri a loro volta servi dei criminali Usa.

AGGIUNTA ODIERNA

Il premier e il presidente Mattarella hanno fatto il punto della situazione. Di Maio: ‘Azione sia circoscritta no escalation’. Salvini: ‘Pazzesco, fermatevi’. Berlusconi boccia il commento del leader leghista: ‘Meglio tacere’. Meloni: ‘Attacco fuori dalla legalità internazionale’. Martina-Fassino: ‘Sostegno al premier e diplomazia’….. La Nato appoggia l’iniziativa, l’amministrazione Usa assicura che ‘non è finita’, ma il Congresso si ribella: ‘Non hanno chiesto il via libera’. Merkel: ‘Risposta appropriata’ . Mogherini: ‘Ue era stata informata dei raid’

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Sempre le notizie dell’Ansa. Sono chiare le posizioni di questi politici italiani? Anche quelle delle forze dello schieramento di centro-dx, che sostengono di essere arrivate al primo posto. Vi sembrano eguali le dichiarazioni di Salvini e Meloni (almeno formalmente corrette) e quelle del traditore di sempre? Il buffone che ha fatto la sceneggiata al Quirinale per comunicare proprio ai delinquenti, che hanno aggredito la Siria e che combattono i “populisti”, la sua fedeltà e il suo costante operare per creare confusione a loro favore e indebolire ogni reazione alla criminalità statunitense e dei principali governi europei. Fatelo fuori in qualsiasi modo. Spingetelo verso il Pd, che ha mostrato il suo sostanziale sostegno ai banditi internazionali; solo con un pizzico di ipocrisia tipica dei furfanti, eredi di quel Pci che trattò (fin dal 1969-70) il passaggio all’atlantismo, che organizzò il viaggio del suo “plenipotenziario” nel ’78 per perfezionare l’accordo (e in costanza di rapimento e poi uccisione di Moro, che non a caso Pci e “sinistra” Dc non vollero nemmeno tentare di salvare, essendo poi premiati dall’operazione “mani pulite”, che distrusse la Dc e il Psi di Craxi salvando loro per tentare la formazione di un nuovo regime assai più servo degli Usa; operazione che, quella volta, fu impedita da Berlusconi, traditore dal 2011). Quanto a Di Maio, ancora una posizione di mezzo, di tipo “democristiano”, con l’ipocrisia della fedeltà agli “alleati” (pur criminali), ma propendendo per una azione “circoscritta”; nessuna condanna di tutta l’operazione, partita con la menzogna degli “avvelenamenti”, poi dei gas siriani, ecc. ecc. Abbiamo capito con chi abbiamo a che fare.  

 

SMETTIAMOLA DI TERGIVERSARE, di GLG

gianfranco

Sarebbe in effetti ora che si cominciasse a riunirsi. Non come “Internazionale proletaria”. L’idea non era semplicemente utopistica o “romantica”; nasceva da una attenta analisi del primo capitalismo “avanzato”, dove era appena terminata la “prima rivoluzione industriale” (1760/1830-40), cioè l’Inghilterra, che ne “Il Capitale” Marx indica non a caso come il suo “laboratorio”. Il grave problema del marxismo successivo è di non aver tenuto conto che quel primo capitalismo non era il capitalismo tout court. Quello Usa è assai diverso. Nel lontanissimo 1941, un ex trozkista (divenuto ferocemente antisovietico) come Burnham fece un’analisi comunque assai progredita per l’epoca, chiarendo che cosa significava la “rivoluzione manageriale”. Tuttavia, oggi avremmo bisogno di un nuovo “Il Capitale” (soprattutto il I libro, lasciando in sottordine la sistemazione engelsiana del II e III, una serie di appunti sparsi e scritti da Marx ben prima del I libro da lui pubblicato) per la formazione sociale degli Stati Uniti. Marx è stato il “Galileo” della teoria della società; ancora si è in attesa di un Newton, figuriamoci quanto manca ad un Einstein.

Comunque, è per il momento evidente, a mio avviso, che i successivi sviluppi industriali hanno posto in luce la non rivoluzionarietà della cosiddetta “classe operaia” (che è diventata quella delle “tute blu” mentre in Marx era il corpo dei produttori associati “dal primo dirigente all’ultimo giornaliero”), capace di grandi (e sacrosante) lotte per mutare i rapporti di distribuzione, ma non affatto quelli di produzione (cioè “di casse”). Si è invece sviluppato quel coacervo di gruppi sociali denominato, molto genericamente, ceto medio (o ceti medi; più corretta la dizione poiché si tratta di un coacervo di più strati e comparti sociali). In una situazione simile – e in mancanza di attenta indagine per capire dove possa situarsi un antagonismo netto che conduca alla trasformazione dei rapporti sociali – diviene più essenziale lo scontro tra diverse formazioni “particolari” (in definitiva i vari paesi). Del resto, siamo chiari: anche i grandi rivolgimenti novecenteschi sono avvenuti come conseguenza di violenticonflitti del tipo delle due guerre mondiali. Oggi ancor più – e ancor più nella situazione di crescente multipolarismo che stiamo vivendo – dobbiamo porre prevalente attenzione ai conflitti inter-nazionali (tra paesi e gruppi di paesi). Da qui prenderanno spunto anche i conflitti più acuti di carattere interno.

Non è un caso che, ancor oggi, si possa recitare la commedia della “democrazia” elettorale. Perché la tipologia del conflitto è tuttora di tipo largamente mercatistico. I vari movimenti politici si comportano come le imprese in concorrenza: fanno pubblicità ai loro prodotti in competizione nel mercato con quelli delle altre imprese. Andando avanti, il conflitto diverrà ben diverso, si dovrà lottare “alla morte” per la supremazia o anche per la mera sopravvivenza. Allora, finalmente anche gli stolti si diranno: ma veramente si pensava di risolvere i problemi con il giochetto della manipolazione degli elettori? E sarà il momento dei “grandi eventi, che esigeranno le “grandi personalità”, ma solo come rappresentanti di veri gruppi in lotta con l’uso di strategie ben più “toste” di quelle mercantili. Finirà questa sensazione di degrado intellettuale e di dissoluzione morale. E la si smetterà di dichiararedessere diventati “superiori” perché finalmente si è “a-ideologici”. La lotta di veri esseri umani, non ridotti a robottini (di cui si blatera di donare loro l’intelligenza e perfino i nostrisentimenti), esige le ideologie, le ferme credenze, la sensazione di lottare per un innalzamento del lato spirituale di questo particolare essere animale; anche quando si perseguono finalità meno nobili.

E muterà l’epoca. Sì, ci saranno tragedie, ci si spingerà alle vette della generosità e abnegazione e della ferocia e crudeltà perfino con punte di sadismo. Invece di divertirci a stupidi spettacoli da sottosviluppati mentali, godremo di nuovo delle “tragedie greche”, di Shakespeare e di tutti gli altri che hanno generato la nobiltà della cultura umana in ogni ambito dell’arte e della letteratura; e della filosofia e della scienza (quella vera) e non solo nelle “meraviglie” della tecnologia. Siamo dei bambolotti di pezza, si ridiventerà appartenenti al genere umano; perfino nelle sue bassezze, che non saranno comunque così banali e disarmanti come quelle odierne.

Però appunto, dobbiamo cominciare a riunirci e a pensare nuovamente secondo direttrici di notevole spessore. Cosa crediamo di fare in questo luogo di sfogo di nervosismi, di malesseri e disagi, restando ognuno confinato nella sua paginetta. Via via, muoviamoci. E siano i più giovani e vigorosi a dare inizio “alle danze”.  

 

ADDOSSO AI CRIMINALI CHE SI FINGONO SEMPRE LIBERATORI (di GLG)

gianfranco

e a chi li appoggia passando per “sinistra”

 

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Bene Foa e Gaiani. Dimostrano quanto gli Usa stiano mentendo proprio come sulle armi di distruzione di massa di Saddam, che furono la scusa presa da Bush jr. per aggredire l’Irak, come sulla “barbarie” di Gheddafi che è servita per commettere selvaggi massacri in Libia e creare la situazione disastrosa ben nota (con tutte le sue nefaste conseguenze), sui due precedenti attacchi con gas da parte di Assad, smentiti da fonti ben precise e non certo filo-siriane o filo-russe (eppure ancor oggi ricordate come fossero stati effettuati) e infine come sul caso della ex spia russa “avvelenata”, dove l’infantile messa in scena assai affrettata adesso si spiega; era la preparazione a quest’ultima mossa dei vertici di questo “occidente” in piena crisi, vertici che ormai scivolano sempre più apertamente verso i “crimini contro l’umanità”, con cui avevano promosso il “processo di Norimberga” e poi quelli dell’ignobile Corte dell’Aja. I criminali peggiori di tutta la storia sono proprio quelli statunitensi a partire dalle atomiche su Hiroshima e Nagasaki. Altro che Hitler e 10 anni di nazismo; qui abbiamo tre quarti di secolo di aperta delinquenza. E l’Europa sempre al seguito. Anche adesso l’Inghilterra si prepara ad attaccare pur essa la Siria. E Macron non vuole restare a guardare. In Italia, va detto senza perifrasi che è la sedicente “destra” a mostrarsi meno suddita dei guerrafondai all’attacco della Siria. Il segretario del Pd Martina, rispondendo ad un ondivago e molto “sfuggente” Di Maio, ha affermato: “vuole forse cambiare le alleanze?”. E non scordiamoci il governo D’Alema in aggressione alla Serbia quale suddito di Clinton. La “sinistra” va indicata come un’accolita di servi dei banditi statunitensi.
Altro che politica interna. Oggi, le posizioni vanno prese sul fronte internazionale. E la “sinistra” si mostra un autentico nemico da combattere senza mezzi termini. I rimasugli, certo un po’ penosi, di un “comunismo” trasformato in una sorta di “ripetitore” delle litanie di Papa Francesco hanno l’occasione di dimostrare che non sono semplicemente dei bugiardi ipocriti, anch’essi servi di quell’“imperialismo” che sostengono ancora di aborrire. Non scordiamoci cosa hanno fatto durante le varie “rivoluzioni colorate”; non dimentichiamo le manifestazioni all’Ambasciata di Libia a Roma (quella legittima di Gheddafi) in appoggio alla “primavera araba”, fatta passare vergognosamente quale serie di rivolte “popolari”. Si restaurino un po’ la faccia, altrimenti la smettano di infangare quello che è stato per alcuni decenni un movimento importante ed effettivamente “progressista”.
Come ultima “piccola” notazione, ricordo che la figlia dell’ex “spia” russa, pur essa “avvelenata e in fin di vita”, ha telefonato ad una parente che stava benone e così pure si era rimesso il padre. Scoperta dai russi la telefonata, si è cercato di farla passare per notizia falsa, ma dopo un paio di giorni se la sono dovuta incartare. Ebbene, cercando di mettere una pezza alla fesseria commessa dalla figlia, ieri la polizia inglese – senza assolutamente consentire alcun consulto diretto – ha trasmesso una dichiarazione di questa figlia secondo cui il padre è grave. Pensate ormai che spudorati, impuniti e autentici malfattori sono diventati questi “atlantisti”. E basta così. Contro questi maledetti sempre; e contro chi li appoggia dichiarandosi “progressista” e “pieno di umana pietà”!

Guerra in Siria di GLG

gianfranco

Una volta tanto debbo indicare “Il Giornale” come l’unico o quasi giornale che mantiene un atteggiamento equilibrato. “Corriere” e “Repubblica” (per la verità ho sentito in TV un giornalista di questo quotidiano esprimere dubbi) non lo dicono forse in modo netto, ma da come espongono i fatti sembrano avallare le menzogne relative ai gas usati in Siria l’altro giorno. Il “Fatto quotidiano”, il più vergognoso, parla direttamente del legittimo governo di Assad che gaserebbe i civili. “Il Giornale” (on line) quanto meno mette in luce come nulla sia provato e si stia conducendo una campagna anti-russa da ormai un bel po’ di tempo – campagna guidata da chi è accusato da altri ballisti suoi compatrioti di essere stato favorito dalla Russia per essere eletto presidente degli Stati Uniti – non solo senza grandi prove e con fonti di informazione degli islamici radicali, appoggiati dagli Usa e paesi arabi a questi collegati, ma contravvenendo alle più elementari regole del buon senso.

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In effetti, fa semplicemente ridere l’idea che chi è pressoché alla fine della campagna vittoriosa contro i ribelli si metta ad usare il gas quando ormai non ce n’è più bisogno. Sono semmai i ribelli sconfitti (ma non loro direttamente, essendo solo strumento dei criminali statunitensi e dei loro servetti europei) a cercare di confondere le carte. Si tratta dello stesso atteggiamento, che solo quote di popolazione totalmente rimbecillite possono accettare, tenuto nel dichiarare che sarebbe stata avvelenata (e direttamente su ordine di Putin) la ormai famosa ex spia russa. Era in carcere in Russia, condannata a 30 anni. Le hanno abbonato 24 anni e dunque nel 2010, dopo sei anni di carcere, i russi l’hanno liberata e spedita in Inghilterra, dove da otto anni viveva tranquilla in luogo del tutto noto, a viso scoperto. Improvvisamente, a due settimane dall’elezione presidenziale in Russia, sarebbe stata avvelenata su ordine del presidente russo. E l’unico documento, mostrato a iosa, è la spia che barcolla stordita ed è fatta salire su un’autoambulanza. Della figlia, pur essa avvelenata, nessuna ripresa. Non è stata ammessa nessuna visita in Ospedale (dove si è detto che gli “avvelenati” erano arrivati in fin di vita) che potesse appurare in che stato realmente si trovassero. Poi, dopo un tempo nemmeno troppo lungo, si ha la telefonata della figlia ad una parente (che si è tentato di far passare per falsa per un paio di giorni e poi ci si è dovuti rassegnare all’atto di stupidità di costei), in cui essa diceva di star benone e che anche il padre era nelle stesse condizioni. Una enorme montatura, assai probabilmente costringendo i due a partecipare alla commedia dell’avvelenamento, mai documentato – lo ripeto – da una visita ospedaliera di personale “neutrale” rispetto alla nuova escalation di un “occidente” in crisi che tenta di indicare il “nemico esterno” da colpire quale causa di tutti i mali del mondo, di cui è invece responsabile, praticamente al 100%, proprio questa “civiltà” ormai sfibrata e disfatta.

Qui

Anche questo articolo mi sembra positivo e corretto per l’informazione che fornisce della escalation di cui ho sopra parlato. Constato semplicemente che sono all’opera gli stessi paesi che hanno massacrato – sotto la presidenza Obama e seguendo la strategia del caos di quel periodo – la Libia, creando la situazione di enorme confusione e pericolo costante, che stiamo da quel momento vivendo. Ufficialmente allora gli aggressori furono Francia e Inghilterra, precedendo perfino la formale decisione della Nato (poi subito arrivata e avallata anche dall’Italia). Dietro vi erano però anche allora gli Stati Uniti che lanciarono da navi nel Mediterraneo alcune decine di missili distruggendo aeroporti e aviazione libici, ecc. ecc. Adesso, senza tanti infingimenti, i tre paesi, pericolo massimo per la pace mondiale, agiscono apertamente in combutta, mostrando il loro vero volto. Oggi ci vorrebbe per loro un bel processo tipo Norimberga (ma al quadrato, anzi al cubo), per condannare i loro crimini, perpetrati dalla fine della seconda guerra mondiale in ogni dove.

L’irrilevanza italiana nel contesto internazionale di A. Terrenzio

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L’incursione della gendarmeria francese a Bardonecchia, in una sede della Ong Rainbow4Africa, rappresenta probabilmente l’ultima umiliazione ricevuta dal Governo Gentilioni.

In questo atto di tracontanza e palese violazione della sovranita’ territoriale della Penisola, emerge il desolante quadro un Paese che ha perso qualsiasi autorita’, persino all’interno dei propri confini. Oramai siamo percepiti come terra di nessuno se i nostri malfidati cugini transalpini si permettono impunemente di attuare operazioni di sicurezza sul nostro territorio.

Irrisorie le proteste diplomatiche di richiamo dell’Ambasciatore francese. Macron non si e’  nemmeno scusato.

Il precedente arresto di Sarkozy per i finanziamenti ricevuti da Gheddafi, oltre 5 milioni di Euro per finanziare la sua campagna elettorale, hanno scoperchiato il vaso di Pandora dietro gli attacchi della Francia alla Libia.

Gli obiettivi erano evidenti sin da principio. Rilanciare la Francia sul piano geopolitico nel teatro nordafricano ed espellere l’Italia a “calci negli stinchi” come titola il Sole24, con un pezzo di Alberto Negri.

Appropriarsi del petrolio libico ed estromettere l’Eni con la forza, destabilizzando e bombardando la Libia, erano i veri obiettivi del Presindente francese.

Ovviamente in Francia, il caso giudiziario che ha coinvolto Sarkozy, assume solo contorni scandalistici relativi all’illegalità del finanziamento del Rais, non di certo per aver  distrutto il Paese col più alto Pil del continente africano e aver destabilizzato l’Italia, creando un disastro migratorio di dimensioni colossali.

Complici dell’operazione, il peggior PdR di tutti i tempi, Re Giorgio, che si piegò ai voleri francesi e offrì l’operatività delle basi italiane.

Come se non bastasse, l’Italia ridotta alla marginalità internazionale, presa a schiaffi anche da Erdogan, dopo che la Saipem 12000 e’ stata allontanata e dissuasa dalle sue attivita’, nelle acque a largo di Cipro, rivendicate dal leader turco.

Giova ricordare, che dall’Europa, nessuno ci è venuto in aiuto o ha contestato l’azione della Turchia.

In piu’ il caso Skripal, l’agente russo avvelenato col polonio, per il quale è stato accusato immediatamente Vladimir Putin, senza uno straccio prova. La May, in seguito, si e’ scusata per la gaffe diplomatica ed il MdE Boris Jonsohn ha goffamente tentato di cacellare il tweet di accusa verso le autorità russe.

Il Presidente uscente Gentiloni, si e’ accodato per inerzia alle direttive altlantiste e ha espulso 2 diplomatici russi. Ultimo atto di un governo servile e senza alcuna dignita’.

Questo breve elenco di eventi e’ sufficiente a evidenziare lo stato di irrilevanza in cui e’ precipitata l’Italia con la complicita’ della nostra classe politica.

A complicare maledettamente il quadro c’e’ l’ingovernabilità del nostro Paese con le schermaglie tra Lega e M5S per raggiungere la formazione di un esecutivo.

Di Maio ha svelato il bluff e ha abdicato alla alla Nato ed ha assicurato l‘Ue che non ci saranno strappi dell’Italia. In piu’ flirta col PD e respinge gli inviti di Matteo Salvini a mettere da parte i veti per arrivare ad un accordo.

La situazione è quanto mai caotica e confusa e di ciò sembrano approfittarne i nostri concorrenti, con la Francia in particolare decisa a depredarci sia economicamente (gli acquisti francesi delle aziende Italiane ammontano ad oltre 100 miliardi di Euro), sia militarmente e strategicamente in Africa.

Dobbiamo assolutamente uscire da questa “impasse”, prima che sia troppo tardi, e difenderci col coltello in mezzo ai denti, da competitors e nemici vari, che stanno alzando il livello di scontro, pronti a farsi largo con la forza e la prepotenza.

Una questione mai menzionata dai nostri politici, Salvini e Di Maio inclusi, è il prezzo della nostra partecipazione all’alleanza atlantica.

Siamo il paese che ospita il maggior numero di basi statunitensi, con il maggior numero di ordigni nucleari, 20 nella base di Ghedi e 50 ad Aviano. Se proprio dobbiamo aspettare che i tempi maturino per uscire dalla Nato, che almeno si discuta con Washington il senso della nostra partecipazione e cercare almeno di limitare i danni. E’ necessario e vitale, rafforzare la nostra presenza nel Mediterraneo, teatro dove la Francia si è mostrata particolarmente aggressiva, certamente col beneplacito statunitense.

E’ questo il teatro dove il nuovo governo dovrà necessariamente avere un occhio di riguardo.

Potenziare la nostra presenza sul piano strategico e diplomatico, e se necessario anche militare, visti i precedenti in Libia, sarà il punto principale della nostra politica estera.

Ritorneremo e svilupperemo in maniera più completa l’importanza di una ripresa del ruolo italiano nel Mediterraneo.

I RIVOLUZIONARI SONO REAZIONARI

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Nelle fasi di transizione e di confusione sociale, tipicamente, fioriscono utopie di ogni genere e si moltiplicano i ciarlatani che promettono la liberazione ai diseredati con parole di fuoco ma scarsi argomenti (e risultati). Ci sono delle bellissime pagine nel Manifesto di Marx ed Engels in cui vengono passate in rassegna tali situazioni in cui: “svariati ciarlatani sociali …, con ogni sorta di rabberciamenti, dichiarano di riparare, senza alcun pericolo per il capitale e per il profitto, ogni genere di ingiustizia sociale”. Se pensate a quanti ne vediamo in giro oggi spararle sempre più grosse, nei talk show e nei salotti editoriali, nei convegni ecc. contro questo e quel male, soprattutto finanziario, riusciamo a comprendere subito la poca serietà di costoro e quella dei temi presi in considerazione, quasi sempre inessenziali o secondari rispetto alle principali criticità dell’epoca storica. La soluzione, proposta da questi finti frati francescani, ai problemi dell’umanità è quasi sempre una regressione ad ere più felici, ma mai effettivamente esistite, con l’aggiunta di dosi di moralismo che rendono il tutto ancora più superato. Le verità eterne contro le quali si scagliava Marx. La predicazione etica è la cifra dei loro discorsi perché non v’è nulla di scientifico nei loro ragionamenti, letteralmente campati in aria. Questa forma di reazionarismo coinvolge anche posizioni che qualche decennio fa potevano sembrare rivoluzionarie ma che i grandi mutamenti avvenuti nel corso dei tempi hanno ormai reso retrograde e nostalgiche. Basta sentirli parlare, questi attori del nulla, per capire l’imbroglio. Usano nozioni prive di contenuto con una fraseologia astrusa ed elitaria. Questa mistura di semplificazioni concettuali e ridondanze verbali sbarra il passo alla sincera conoscenza che richiede, invece, rigore analitico ed esposizione chiara di categorie e fatti per avvicinarsi ad interpretazioni della realtà non così banali. Come afferma la Grassa :”Non a caso questi “critici critici” sono, in specifiche congiunture di grave crisi non solo economica, “utili idioti” manovrati da coloro che vogliono servirsi degli emarginati quale manovalanza per operazioni sediziose di rivolgimento reazionario”. I giovani, spesso più inclini degli altri a seguire queste mode del momento, sappiano che non hanno nulla da apprendere da chi lancia simili accuse contro il Capitale identificandolo meramente con i suoi aspetti finanziari. Quest’ultimi attengono alla superficie del sistema e non colgono il cuore di quei rapporti sociali sui quali deve innestarsi qualsiasi tentativo di trasformazione. Tante volte, abbiamo anche detto, che parlare di capitalismo tout court ha poco senso dopo il passaggio dal modello “borghese” inglese a quello americano dei “funzionari privati” producente una società affatto diversa, pur se con presupposti economici similari, anche se su scala ben più ampia. Piuttosto, invitiamo chiunque a non perdere tempo con le supercazzole falsamente contestatarie essendo maggiormente utile dedicarsi allo studio di pensatori profondi, anche se cosiddetti liberali o neoliberali. Abbiate sempre rispetto del nemico quando è preparato e disciplinato. Studiate i classici, i neoclassici, i monetaristi, i liberisti, i primi kaynesiani ecc. ecc. Studiate anche i marxisti tenendo conto che scopo delle teorie (e della scienza in generale), è quello di durare qualche decennio, per venire poi superate (come diceva Weber), al fine del progredire della conoscenza. Costruitevi le giuste basi intellettuali apprendendo le lezioni dei grandi pensatori, anche se non ne condividete le tesi. Ma per carità, accantonate i parolai che si fanno belli profferendo assurdità senza dirvi nulla di più del mondo in cui vivete. Da tutti ci sarà da imparare, meno che da loro. E ci sarà da imparare pure dalle analisi degli: “esperti” dei dominanti – pur sapendo bene che sono “interessate” e spesso ben pagate – piuttosto di quelle dei “critici” (o addirittura dei “critici critici”), che ripropongono pure utopie o si rifanno all’epoca di un secolo fa e passa della “lotta di classe”. Chi è ben pagato qualche volta si sforza di pensare a come uscire dalla crisi o incrementare lo sviluppo di certe punte avanzate di un sistema; gli altri – o per sciocco buonismo congenito o perché furfanti in cerca di qualche voto con cui procurarsi le sinecure della politica politicante – pensano agli emarginati, agli “ultimi della classe”; e quel che escogitano nelle loro teste bacate servirebbe soltanto o a bloccare ogni crescita o a far precipitare la crisi in un autentico sfacelo sociale più ancora che economico”.(La Grassa)

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