PIU’ CONFLITTO, MENO DEMOCRAZIA. COSÌ RINASCONO LE VERE ÉLITE. (Commento ad un articolo di Galli della Loggia).

giornalismo

 

Ernesto Galli della Loggia, persona senz’altro intelligente, ha vergato un pezzo sul Corriere di critica alle élite del Paese (intitolato: Le élite senza ricambio), nel quale sostiene che il problema italiano riviene dal fatto che le élite nazionali sono ormai selezionate per nascita e non per merito, laddove sarebbe più producente che si giungesse “a farne parte provenendo da qualunque estrazione sociale e solo perché si possiedono doti e competenze obiettivamente accertate. In una società democratica, insomma, anche le élite per essere legittimate devono avere un carattere democratico…Esse hanno assunto un carattere sempre più odiosamente ereditario. Il principale titolo d’accesso è diventato essere figlio di: nelle università, nei vertici delle professioni, nel giornalismo, nell’alta burocrazia, nella magistratura, nella diplomazia, perfino nel mondo dell’editoria, del cinema e dello spettacolo, la trasmissione o l’acquisizione del ruolo socio-lavorativo per via ereditario-familiare (naturalmente con gli opportuni scambi tra un settore e un altro) è diventato da tempo la regola…Dove maggiormente si respira il tanfo del chiuso è in quel settore dell’élite costituito dall’insieme dei vertici dei gabinetti ministeriali e degli uffici legislativi, dal Consiglio di Stato, dai consigli d’amministrazione dei più vari enti pubblici, agenzie e «Autorità», dalle alte burocrazie addette agli organi costituzionali dello Stato. Sono gli ambiti per l’accesso ai quali molto o tutto dipende assai spesso più che dall’affiliazione politica in senso stretto (che tra l’altro può mutare con la massima disinvoltura), dalla capacità di equilibrismo e di vantaggioso posizionamento tra i diversi clan, dai padrinaggi, dalle consorterie o dalle filiere di cui si è parte o da cui si è sponsorizzati, dall’essere stati allievi di, nello studio di, dall’aver lavorato nella fondazione di…bisogna allora concludere che l’élite italiana più che altro assomiglia a un’oligarchia. È di fatto una vera e propria oligarchia”.

A mio parere il pensiero di GdL è viziato da una sciocca “concessione ideologica“ a principi democratici che con la formazione e la persistenza dei gruppi elitari c’entra poco. L’ élite è sempre un drappello ristretto di agenti strategici, non degenera in una oligarchia perché è una oligarchia, ovvero un’avanguardia preminente che prende le decisioni importanti e le impone al contesto. Una élite può diventare autoreferenziale e perdere il contatto con i blocchi sociali che le consentono di detenere il potere, attraverso l’egemonia e la coercizione. Una élite può sfaldarsi perché la sua visione del mondo risulta arretrata rispetto agli eventi o può risultare troppo dipendente da circoli esterni ai quali, per debolezza e scarsa visione, ha delegato funzioni essenziali che ne compromettono l’indipendenza.

Che il riciclo elitario sia nepotistico, familistico o parentale (mantenendo la possibilità di cooptazione di individui da altri strati, elemento da non sottovalutare) non è necessariamente sintomo di una degenerazione. Infatti, una manina occulta ha voluto rammentare qualcosa a GdL, scrivendo a dagospia quanto segue: “Concordo perfettamente con quanto scritto sulle élite da Ernesto Galli della Loggia (primo marito di Fiamma Nierestein figlia della giornalista del Corriere Wanda Lattes, sorella del poeta di sinistra Franco Fortini e secondo marito di Lucetta Scaraffia, sorella di Giuseppe Scaraffia, marito di Silvia Ronchey, figlia dell’ex ministro ed editore del Corriere della Sera. Qui mi fermo: Galli della Loggia ha ragione”.

In verità, le nostre élite hanno fallito in quanto serve di poteri forti internazionali, perché retrograde e legate ad interessi di terzi, molto negativi per l’Italia in questa fase di mutamenti epocali, al pari di quelle ”cotoniere” Usa prima della guerra civile. Negli Usa ci vollero delle stragi perché queste fossero definitivamente sconfitte e tacitate. Poiché il soggetto collettivo elitario italiano è ugualmente irriformabile, per ragioni speculari, sempre mutatis mutandis, non è con più democrazia che si verrà fuori da tale perniciosa situazione. Piuttosto, occorrerà che anche qui da noi scoppi un conflitto di un certo tipo, violento, molto violento, tra gruppi decisori di più alto valore (che attualmente si vedono poco ma che speriamo si formeranno) e queste classi dirigenti marcite, con un ruolo conservativo-reazionario non più tollerabile. Dovrà scorrere il sangue, metaforicamente o meno, affinché qualcosa si muova, altro che ripristino della meritocrazia e della democrazia.

L’euro è una rovina

euro

 

L’Euro, la moneta unica europea, ha contribuito a far sprofondare l’Italia nella sentina della Storia. Ormai siamo un paese in caduta libera, anche a causa delle scelte disastrose di chi non solo permise una conversione assurda lira/euro (1936,27 £ per 1 €) ma costrinse il Paese a sottostare alle regole e ai trattati dell’Ue, cedendo sovranità e dignità. Non bisogna dimenticare mai che l’architettura politica è a monte di tutto ed è essa ad essere maggiormente responsabile dello sfacelo nazionale, ben prima del denaro e del suo nominalismo. Sta di fatto che senza l’iniziale sottomissione (geo)politica, con cui si piegò la Penisola agli interessi stranieri, il resto non avrebbe potuto sortire gli effetti devastanti che sono, da tempo, sotto gli occhi di tutti. I ciarlatani, economisti e politici per mancanza di prove, i quali dicono, ancora oggi, che se fossimo rimasti fuori dal gioco saremmo falliti fingono di non vedere il fallimento in corso, accaduto proprio per la loro adesione ideologica ad un progetto che definire rovinoso è persino poco. Il giorno dopo l’introduzione dell’euro gli italiani furono scippati del loro potere di acquisto, i prezzi aumentarono del 100% (un caffè che costava 1000£ arrivò subito a costare 1€, senza essere un caffè doppio) e fu tutto un rialzo che dimezzò i soldi nelle loro tasche. Coloro che furono artefici di tanti sfracelli devono essere banditi dal discorso pubblico, invece ce li ritroviamo ancora a pontificare su un futuro che hanno distrutto. Vanno spazzati via, con i loro circoli, le loro consorterie, i loro partiti ed i legami internazionali, per poter davvero rifare l’Italia.

“Dal confronto tra i diciassette anni precedenti all’euro e i dicassette successivi, l’Italia ne esce martoriata. Un’Italia che proprio per le sue caratteristiche di Paese manifatturiero e votato all’export, soffre più degli altri di un cambio troppo forte. Mentre tra l’85 e il 2001 il prodotto interno lordo italiano è cresciuto di 482 miliardi di euro (+44%), tra il 2002 e il 2017 di soli 31, uno scarno + 2% in quasi vent’anni. E l’export è testimone di quanto l’euro danneggi la nostra economia. Sempre tra l’85 e il 2001, le esportazioni, intermini reali, sono aumentate del 136,3%. Dopo l’adozione della moneta unica, del 40,9%, meno di un terzo….Per l’Italia il bilancio dei primi vent’anni di euro è drammatico. Il pil pro capite è allo stesso livello del ’99, la disoccupazione gravita da sei anni all’11%, la produzione industriale è ancora inferiore del 22% rispetto al picco del 2007..-Per capire quanto la gestione della crisi, da parte dei governi italiani e delle istituzioni europee, sia stata disastrosa, basta un dato: il reddito degli italiani tornerà al livello del 2007 soltanto nel 2022. Quindici anni persi. Una distruzione di ricchezza senza pari nella storia italiana, superiore addirittura alla seconda Seconda Guerra mondiale quando ci vollero dieci anni perché il pil pro capite supe-rasse il livello del ’39”. Da Libero di oggi, 31.12.18

Il razzismo delle anime belle

immigrazione

 

Il video di Gianfranco La Grassa “Chi è il vero razzista?” dovrebbe essere mandato in onda dalla Rai a rete unificate, come prima opera di bonifica della televisione pubblica, insozzata dall’ideologia buonista, che è falsa come i suoi propugnatori. Ora che c’è Foa ci aspettiamo qualcosa di dirompente ma per il momento non è cambiato molto. Continuiamo a vedere le solite mummie nei ”tolcsciò” che blaterano di razzismo, di xenofobia o di immigrazionismo come stile di vita da adottare in maniera generale. Ma chi lo sostiene non si mescola alle masse, gira scortato e passa la vita in quartieri esclusivi, al riparo dal sangue, dal sudore e dalla puzza di umanità. Si tratta di ipocriti che della disperazione fanno un uso strumentale, al pari dei “ruspanti” che alzano più clamore che fatti nella loro contrapposizione alle anime belle dell’accoglienza. Ultimamente, è scoppiato un caso, durante una partita di calcio, in cui un giocatore nero è stato sommerso da versi di disapprovazione. E’ stato un piagnisteo globale. Volevano interrompere il campionato ma non sono riusciti nemmeno a fermare una partita. Ancora filisteismo ma meglio così. I “buuuu” sarebbero razzisti ma non si capisce bene perché, in base a quale legge onomatopeica. Di certo è più scimmiesco chi si produce in questo richiamo da stadio rispetto a chi lo subisce. Quindi il “buuuu” è “buuuu”, chi buuuuisce, essendo incapace di articolare le parole, più che razzista è un primate.
Intanto però non si possono più usare alcune parole, come negro, perché il politicamente corretto ha stabilito che sono offensive. Non è vero. Vi consiglio un testo illuminante per comprendere quello di cui stiamo parlando. Vi si trovano passaggi interessanti come quello che segue:
“Un classico come Huckleberry Finn di Mark Twain è stato recentemente ripubblicato da una casa editrice statunitense sostituendo la parola nigger con i termini black o slave. Come i suoi corrispondenti nègre in francese e «negro» in italiano, non aveva all’epoca alcun significato dispregiativo nei confronti delle persone dalla pelle nera, e ad essa nessuno si sarebbe sognato di attribuirlo almeno fino agli anni sessanta del Novecento. Anzi, nel periodo della decolonizzazione quel termine venne rivendicato con orgoglio sia dai movimenti per i diritti civili degli afroamericani che da quelli di liberazione africani (si pensi al concetto di «negritudine» elaborato dal poeta e leader politico senegalese Léopold Sédar Senghor, primo presidente del paese dopo l’indipendenza, come simbolo del movimento di rinascita culturale e politica africana).” [Eugenio Capozzi, Politicamente corretto].
Chi ci legge lo sa già, lo avevamo già scritto e detto, come ancora La Grassa nel suo recente video. Guardatelo e disintossicatevi dalla merda attuale. Il vero razzista è quello con la puzza sotto al naso,  quello che pensa che tutto il popolo italiano abbia un anello alle narici tanto da imporgli stupide regole (anti)razziali.

Ci hanno derubato dell’oro nazionale?

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Ci hanno derubato dell’oro nazionale?
Il direttore generale della Banca d’Italia ha dichiarato che le riserve d’oro nazionali, ovunque custodite, non sono veramente nostre poiché “sull’aspetto giuridico di chi sia la proprietà legale dell’oro si pronuncerà la Bce a cui abbiamo ceduto la sovranità quando è stato creato l’euro”.
L’oro è, innanzitutto, una merce di una certa rarità (ed ha un valore che dipende da tale scarsità, dall’oscillazione del suo prezzo, dovuta alla domanda e offerta sul mercato, dal lavoro che serve per estrarlo o per manipolarlo). Sappiamo, inoltre, che il segno monetario è stato completamente staccato da ogni riferimento ad un qualsiasi metallo prezioso ( appunto oro o altro), rispetto al passato. Quindi se ne può fare a meno per creare moneta non essendoci più il vincolo frazionario. Ora se quell’oro era nostro e non lo è più o e’ stato venduto (ci facciano vedere le fatture) o ce l’hanno rubato, oppure è stato ceduto senza corrispettivo con una donazione, una regalia, un atto di liberalità…ma a questi chi li ha autorizzati a tanto? Il parlamento in nome del popolo italiano? Non mi risulta ma potrei sbagliare. . . Dire che ci sono dubbi sulla proprietà legale del nostro oro è una tale sciocchezza che questo signore dovrebbe essere immediatamente tolto da quel posto e inviato in altro loco a non più nuocere.

Le potenzialità dell’asse

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La manovra è passata in Senato. Dentro ci sono “quota 100” per le pensioni ed il reddito di cittadinanza. Mancano i dettagli, ma pare che i fondi a disposizione per tali riforme non siano quelli annunciati. Vedremo in cosa si concretizzeranno le due iniziative del Governo che gli italiani considerano il “minimo sindacale”, dopo anni di vessazioni economiche ai loro danni. Bruxelles ha ottenuto i suoi tagli ed una vittoria politica che l’Esecutivo doveva evitare andando ad uno scontro ancor più duro, data la situazione di debolezza degli organismi europei. Tuttavia, è inaccettabile che autentici traditori della patria, ex Presidenti della Repubblica o del Consiglio, parlino di democrazia tradita e di dettatura dei provvedimenti da parte della Ue. Proprio loro che hanno fatto strame dell’Italia al fine di sottometterla ancor più pesantemente a voleri extra-nazionali, usando la democrazia come il cesso di casa, utile solo ai loro infimi bisogni. Il coro dei tromboni, che ha già affossato la Penisola, aggiunge inoltre che a causa delle scelte di Lega e 5S non ci sarà crescita ma ulteriore depressione dell’economia del Belpaese. In realtà, è la crisi globale che non si è conclusa, come abbiamo scritto tante volte. Tutte le economie capitalistiche sono in difficoltà, anche quelle che non appartengono all’area occidentale e che negli anni passati hanno avuto tassi di crescita a due cifre, come quella cinese. Il sistema globale è in sregolazione per l’assenza di un unico centro coordinatore, essendo ormai entrato il mondo in una stagione multipolare in cui far da se è più sicuro che andare al rimorchio della vecchia superpotenza. E’ una fase che La Grassa ha paragonato a quella del 1873-96: “si tratta di una sostanziale (lunga) stagnazione, non di un vero e proprio brusco tracollo economico-finanziario. Normalmente, si considera quel periodo storico come la fase di passaggio dal capitalismo di prevalente concorrenza a quello di prevalente mono(oligo)polio. Una fase non caratterizzata da troppo gravi sconvolgimenti (e arretramenti) economici, ma da ritmi di sviluppo estremamente bassi interrotti da inversioni di tendenza di non drammatiche dimensioni. Insomma, un’epoca il cui trend dovrebbe essere rappresentato graficamente da una linea quasi orizzontale”.
Da questa situazione non si esce con i palliativi ma si possono fare, certamente, più danni dando retta ai cialtroni dell’austerità, quelli che continuano a blaterare di pareggi di bilancio e parametri di sicurezza economica da non sforare, o altre amenità. Puntare su politiche espansive della domanda è l’unica per non annegare del tutto, ben sapendo però che, da un simile quadro di problemi, si viene fuori esclusivamente con azioni di immane coraggio politico, ovvero quelle in grado di ribaltare le ataviche abitudini di un’intera epoca storica. Occorre in sostanza partire da rinnovate partnership internazionali per rompere la gabbia d’acciaio in cui ci si trova confinati. Noi abbiamo parlato di nuovo asse Berlino-Roma-Mosca, ma si tratta di un’indicazione di massima che può e deve includere altre formazioni sociali che condividano una necessaria trasformazione degli assetti mondiali. Questi sono gli unici veri cambiamenti che possono riscrivere il destino dei Paesi nella transizione epocale in atto.’’’

Chiariamo alcune “questioncelle” di GLG

gianfranco

CHIARIAMO ALCUNE QUESTIONCELLE, di GLG

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Non sono in verimolto interessato alle considerazioni in tema di banche, operazioni di borsa o comunque speculative. L’articolo che riporto mi sembra informato e ben argomentato, ma ammetto di averlo letto senza una spasmodica attenzione. Mi hanno colpito alcune cose. Si insiste nel dire (non tutti per la verità l’hanno detto, ma si era sostenuto questo all’epoca) che la crisi iniziata da ormai un decennio ricorda quella del 1929. Sinceramente non mi sembra si sia verificato nulla di così disastroso; almeno a leggere i racconti (tanti in verità) di quell’evento che ha determinato anche profonde revisioni della teoria economica (oggi bellamente ignorate) e certamente della politica economica (anche queste ormai lettera morta). Mi sorprende che nessuno sembra più ricordare la “grande depressione” del 1873-95/96, da me invece citata ormai decine e decine di volte. Una lunga crisi con alterni momenti di alleviamento e di appesantimento che si sono susseguiti per un quarto di secolo e che, una volta superata non proprio in modo travolgente e senza vari strascichi, fu infine seguita da una crisi di Borsa non tanto inferiore a quella del ’29 e che partì sempre da Wall Street. Era il 1907 e quella “scossa” fu seguita da un periodo non esaltante che si concluse con il ben più drammatico “sommovimento” rappresentato dalla prima guerra mondiale. Dopo vi furono altri problemi (gravi soprattutto nella sconfitta Germania; ma anche in Italia ce ne furono, se non erro). Negli Usa ci fu ad un certo punto un vero nuovo boom che precipitò improvvisamente nel ’29. E anche la nuova crisi, un po’ risollevata dal forte intervento statale (quanto meno negli Usa e in Germania, ma anche l’Italia dell’autarchia e dell’IRI mi sembra in quella linea), si trascinò in fondo fino all’altro violento scossone della seconda guerra mondiale.

In definitiva, potremmo ben concludere che dagli anni ’70 del XIX secolo e per tutta la prima metà del XX ci furono profondi sconvolgimenti; e non tutti economici come appena considerato (anzi!). Ho insistito più volte nel dire che il periodo considerato è precisamente quello del declino dell’Inghilterra (la cui supremazia durò per buona parte dell’800, in particolare dopo il “Congresso di Vienna del 1815) e della crescita via via irresistibile del multipolarismo con poi l’accentuazione del vero policentrismo acuto risoltosi in violenti scontri bellici. Non parliamo allora delle difficoltà manifestatesi a partire dal 2007-8 come di una crisi tipo ’29 (non mi sembra proprio ci sia statofinora nulla del genere). Nello stesso tempo, miopi sono stati quelli che fino a poco tempo fa (alcuni ancora) parlavano di crisi ormai superata. In realtà, l’articolo messo all’inizio mostra, saggiamente a mio avviso, che siamo sempre in “mare mosso”. Tuttavia, questo non dipende da “mostruosi” andamenti finanziari, certo esistenti ma in fondo inevitabili in una situazione di crescente incertezza provocata dalla rottura di ogni equilibrio (quello preteso dagli economisti liberisti esaltati dalla globalizzazione del mercato) in seguito al manifestarsi del multipolarismo nei primi anni del nuovo secolo, dopo circa un decennio di forte predominanza statunitense seguita al crollo del sistema bipolare.

Tale processo è andato via via accentuandosi e ne sono nati non solo i problemi finanziari, ed economici in genere, ma anche la contrapposizione abbastanza acuta apertasi nell’“occidente” (più sviluppato) all’interno di determinati settori politici preminenti per moltissimi decenni e che sono stati pervasi dalla credenza nelle superlative virtù della “democrazia all’americana”, credenza dura a morire e strenuamente difesa da ceti politici e intellettuali (gli ormai sfatti “semicolti”) non ancora smascherati dai sedicenti “populisti”. Tale falsa democrazia è sempre stata caratterizzata daun’alternanza di partiti e movimenti poco differenti tra loro, cui si adeguarono anche i comunisti(specie italiani e francesi, gli unici dotati di una qualche forza nell’Europa occidentale) dopo un periodo di maggiore contrapposizione all’establishment dominante (favorita pure dalla presenza del sistema detto “socialista”, attraversato da contrasti e infine autoliquidatosi).

Oggi, invece, proprio il multipolarismo crescente – fase del tutto differente da quella bipolareaffermatasi dopo il 1945, quando si concluse la precedente epoca multipolare e policentrica durata parecchi decenni e punteggiata da due scontri bellici di grande portata sta determinando sia negli Stati Uniti che in Europa una contrapposizione più acuta tra schieramenti che pensano, in modo piuttosto incerto e confuso, a nuove strategie per affrontare l’attuale disordine mondiale. In definitiva dunque, l’attuale crisi perdurerà, strisciante e tormentosa, anche nei prossimi anni;dobbiamo seguirla attentamente ed essere pronti al possibile ripetersi degli eventi precipitati con la crisi del 1907 e i drammatici decenni successivi. Eventi sempre possibili anche nei tempi odierni, ma non ancora vicini. La lotta per una nuova supremazia tra più potenze è già iniziata; i tempi della storia non sono però quelli dell’elettronica o dei robot.

Un’ultima considerazione sulla “simpatica” analogia con cui finisce l’articolo sopra riportato fra questa possibile più grave crisi finanziaria e la bomba atomica (il suo materiale fissile), che una politica troppo miope potrebbe rivelarsi incapace di disinnescare. Proprio se si fa un simile paragone, se ne deve trarre la logica conclusione che quello finanziario non è l’aspetto decisivodelle crisi più acute. La bomba atomica – sganciata su due città giapponesi quando non ve n’era affatto bisogno per concludere la guerra ormai pienamente vinta – non poteva essere disinnescatadalla politica poiché si stava già aprendo il confronto tra i due principali vincenti nella guerra; quel confronto che fu poi definito “guerra fredda”. La bomba serviva precisamente ad avvertire l’Urss, ancora priva dellatomica (l’ebbe solo nel 1949), che non si sognasse di prendersi tutta la Germania com’era in grado di fare se non avesse preferito appunto non accentuare il suo ormai evidente contrasto con l’“occidente capitalistico”. La politica di quest’ultimo (cioè degli Usa che ne erano i controllori) innescò e fece esplodere la bomba proprio per ottenere un successo in tema di sfere d’influenza da mantenere in opposizione ai sovietici. Quindi, la politica comanda le armi così come comanda la finanza; e ogni altro aspetto della società umana fin dai suoi primordi. Anche la religione, che è il più rilevante fattore culturale e ideologico di lunghissima durata, si adatta spesso, malgrado diverse apparenze, ai conflitti tra i vari gruppi dominanti per l’affermazione di una supremazia (anche di quella predicata con “tanto amore e umanità”).

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Qui

Mi dispiace per Trump, ma l’Isis è stata sconfitta in Siria soprattutto per merito della Russia. Indubbiamente si può ammettere che quelli da me definiti Usa n. 2 non siano i responsabili della politica attuata invece dalla coppia Obama-Hillary Clinton, che liquidò l’ormai sfruttata Al Qaeda (assassinando il suo capo figurativo, Bin Laden) e alimentò il “Califfato” tramite Arabia Saudita e Qatar. Al Qaeda oggi esiste abbastanza marginalmente e l’Isis si rafforza forse verso ovest, ma in Siria e tutto sommato anche in Irak è ormai battuta nettamente. Mi sembra che Putin, nella sua “lunga chiacchierata”, abbia fatto qualche concessione tattica a Trump, ma abbia anche ricordato che gli Usa dovevano ritirarsi pure dall’Afghanistan e per il momento sono sempre lì, anche se ormai con chiaro insuccesso. In ogni caso, l’eventuale abbandono totale della Siria avverrebbe per l’ammissione (ovviamente nient’affatto esplicita) non certo della vittoria sull’Isis, bensì del sostanziale fallimento dell’ “operazione” tesa al rovesciamento di Assad e al controllo statunitense di quell’area.

Adesso la partita sembra spostarsi in Libia (e aree limitrofe), dove molti sono i paesi “occidentali” in gioco; e pure i russi stanno cercando spazi di manovra, ad es. con Aftar. Tuttavia, tenendo conto del continuo zigzagare di Trump, non diamo ancora per conclusa sicuramente la vicenda siriana. Oltre a tutto, c’è ancora il problema dei curdi e delle zone da essi occupate e che sono guardate con ingordigia soprattutto dalla Turchia. In ogni caso, ribadiamo che l’Isis non è stata sconfitta dagli Stati Uniti; semmai essi se ne sono ampiamente serviti per una serie di compiti sporchi da portare a termine. Poi però lo si è combattuto come “il Male; proprio perché quelli che si pongono come rappresentanti del Bene devono avere il Male da perseguire e quindi lo creano a bella posta per ingannare i popoli creduloni.

E questo apre il discorso a che cos’è la politica e perché è essa a sempre guidare tutte le fondamentali mosse dei diversi contendenti. Questo sarà sempre il contenzioso aperto con tutti i sostenitori della prevalenza dell’economia (e della finanza in specie); mentre altri si gettano sulla rilevanza preminente di fattori ideologico-culturali. Si tratta di uno scontro che non cesserà mai;perché i gruppi dominanti in ogni data epoca storica si sforzano di impedire alle forze contrapposte,in nascita per scalzarli, di afferrare dove sta l’“essenza” del problema. Tutto questo però solo ritarda la fine di questi dominanti ormai putridi, che non hanno più futuro; anche perché, utilizzando ceti intellettuali privi di intelletto per diffondere “la Menzogna”, alla fine ingannano loro stessi e non sanno più come ben agire.

 

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