Un sondaggio interessante, di GLG

gianfranco

<<<Gli italiani e gli altri paesi: cresce la voglia di isolamento, ma sale la stima per la Russia>>>; art. su Repubblica on line.

è un sondaggio che sembra interessante. Se c’è questo spostamento di “opinione pubblica”, sarebbe indispensabile la formazione di una organizzazione che cominci a lavorare per allontanarsi dagli USA, mettendo in mora i suoi servi (più o meno tutti i partiti italiani, che al massimo possono inchinarsi a Trump invece che ai precedenti vertici) e spostando gradualmente l’alleanza verso la Russia, senza alcun’altra infame dipendenza. Una simile forza non dovrebbe per nulla essere “europeista” (nel senso della melma UE), ma solo cercare collegamenti con gruppi di altri paesi europei interessati più o meno alla stessa politica internazionale. In questi giorni abbiamo visto i disgustosi “sinistri” (ma anche l’altra parte, ad es. i soliti schifosi berlusconiani) sbandierare il tricolore francese, mostrando che questi sono servi di chiunque, salvo schierarsi con il proprio paese. Il Pd ha addirittura, non so in quale parte di questa nostra povera Italia, messo assieme i due tricolori nel suo simbolo di partito; venduti e traditori, che bisognerebbe passare per le armi se si volesse riconquistare un minimo di dignità.

Non parliamo dei sindacati, organi di una parte dei gruppi dominanti che semplicemente giocano al conflitto con i rappresentanti degli imprenditori per dividersi la torta del potere; si tratta infatti di controllare i voti delle “masse” del lavoro salariato. Nella manifestazione d’oggi, però, cade (solo in parte) la maschera poiché alcune organizzazioni del “capitale” scendono in piazza con “i lavoratori”. E notate bene anche la polemica di questi giorni: il reddito di cittadinanza è una iattura perché 780 euro (considerato il limite della povertà) sarebbe superiore a molti salari; ergo, tale scelta scoraggia il lavoro. Avete capito questi delinquenti? Non sono i salari da fame, pagati da vermi che pretendono di definirsi imprenditori; è il reddito contro la povertà che va combattuto per “salvare il paese”, cioè fare gli interessi di questi banditi che si pretendono il “sale del paese”. Sindacati del lavoro e del capitale sono organismi ormai letali, che una forza politica realmente interessata alla vita della collettività nazionale scioglierebbe senza indugi e ne dissolverebbe ogni forma di alimentazione, in specie le organizzazioni finte umanitarie che stanno assorbendo imponenti risorse sottratte allo sviluppo dell’Italia. Sarebbe ormai necessario arrivare a rapidi processi per “alto tradimento”.

La Russia è l’avanguardia del multipolarismo, di GLG

RUSSIAN PRESIDENT VLADIMIR PUTIN VISITS CHINA

La fine del Trattato INF: una vittoria della Russia, una Waterloo per l’America

non so se le cose stiano esattamente così, ma comunque non credo sia un’interpretazione troppo distorta. Da un pezzo penso che i liberisti, economicisti e mercatisti fino al buco del c…., mostrano senza più alcun velo la loro miseria intellettuale e l’incapacità di andare oltre un rozzo economicismo. Sostengono la debolezza della Russia perché non ha dati entusiasmanti relativi alla crescita del Pil e altre cose simili. Non capiscono nulla della vera posta in gioco per giungere, dall’attuale acutizzazione del multipolarismo, al reale policentrismo (conflittuale acuto) che vedrà un effettivo ri-equilibrio nei rapporti di forza tra un certo numero di potenze (come già accaduto a cavallo tra XIX e XX secolo). E il vero antagonista degli Usa apparirà allora la Russia, come sostengo da anni e anni. Certo anche la Cina giocherà la sua “bella” parte, ma la Russia metterà in forte pericolo l’influenza (a mio avviso nefasta) degli USA in Europa e nelle zone a sud e sud-est della stessa. Vedremo dei “bei giochi” allora. In una situazione del genere, una parte dei gruppi dominanti statunitensi (ancora in minoranza almeno stando alla continua campagna antitrumpiana in atto negli USA) ha deciso di tenere bene fermo il principio del pieno predomino nel “cortile di casa”. Come già per Cuba – soprattutto dopo il dissolvimento del “polo socialista” – le attuali difficoltà del Venezuela dipendono per la maggior parte dall’atteggiamento anti-USA tenuto da Chavez e poi da chi ne ha preso il posto. E l’establishment trumpiano vuole eliminare ogni “impurità” ostile dal Sud America. Chi si schiera con questi Stati Uniti (quelli da me detti n. 2) non è per nulla migliore di coloro che appoggiarono Obama nel liquidare Gheddafi e nell’appoggiare la disastrosa “primavera araba” del 2011, i cui ultranegativi effetti sono adesso in piena evidenza nella nostra area e in quelle vicine. I sedicenti “populisti” non meritano alcun particolare appoggio; anche se senza dubbio ci si augura che gli avversari non li eliminino così come si spera che gli antitrumpiani non prevalgano nettamente negli Stati Uniti. L’attrito “interno” tra quelli che sono comunque da considerarsi degli avversari è più che augurabile; almeno fino a quando le forze realmente contrarie ad ogni dipendenza da quel prepotente paese non saranno riuscite a liberarci di tutti questi gruppi dediti a servirlo così piattamente e senza dignità.

Golpisti in Venezuela di A. Terrenzio.

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Il Venezuela è di nuovo al centro di una crisi politica che ha immediatamente assunto delle ripercussioni internazionali, generando schieramenti contrapposti tra sostenitori del Presidente Maduro ed il rappresentante delle forze di opposizione Guaidò.

Quest’ultimo, come noto, è sponsorizzato dagli Usa, che lo hanno riconosciuto come Presidente ad “interim” e come testa di turco contro l’erede di Chavez.

Tale brevissimo quadro basta e avanza per vedere un classico tentativo di “regime change” orchestrato dagli Usa per rientrare nel loro “giardino di casa”. Il Venezuela è il secondo tassello da aggiungere al Brasile di Bolsonaro.

Se piuttosto chi are appaiono le dinamiche che vedono gli Stati Uniti dietro il tentativo di “rivoluzione colorata”, il quadro questa volta appare meno semplice da decifrare e dividere buoni e cattivi con l’accetta sembra molto più complicato del solito.

Maduro è privo del carisma e del riconoscimento popolare del quale godeva il suo predecessore. Maduro sta pagando le contraddizioni del bolivarismo basato su una dottrina socialistica infattibile, come questo sito ha abbondantemente spiegato.

Le evidenti difficoltà economiche nascono dalle suddette contraddizioni, tuttavia, un peso maggiore ha l’accerchiamento imposto dagli Usa ad un governo renitente ai suoi diktat.

Le ingerenze esterne degli americani, con embarghi che hanno contribuito pesantemente a strangolare il popolo venezuelano, si aggiungono alla rigidità economica di un sistema fondato sullo sfruttamento intensivo delle materie prime. E’ necessario che il Venezuela si liberi dalle pastoie ideologiche del passato per resistere all’aggressività statunitense, in questa fase di riconfigurazione strategica dell’impero Usa. L’aiuto dei paesi revisionisti, Russia e Cina, diventa indispensabile anche per superare le criticità interne.

Guaidò è esponente dei predoni libarali e della ricca borghesia venezuelana. Il suo potere sarebbe un ritorno  all’indietro, un remake delle consuete campagne di privatizzazione dei settori strategici e del settore petrolifero, le cose, pertanto, andrebbero di male in peggio.

IL rischio di una guerra civile, indotta dall’esterno, è dietro l’angolo ma la Russia per esempio, che ha già fatto sapere tramite il suo MdE Lavrov, che non rimarrà neutrale, nel caso gli Usa volessero intervenire direttamente attraverso un’ azione militare, o per procura attraverso il Brasile o la Colombia. Il rischio é un disastro di tipo siriano con un bagno di sangue tra rivoltosi e militari.

 

L’Italia rimanga (per ora) neutrale

La crisi venezuelana non ha mancato di coinvolgere anche il nostro paese che in sede UE, ha per la prima volta fatto valere il proprio veto, negando l’appoggio a Guaidò. La linea espressa dal nostro Governo tramite il MdE Moavero, è stata la piu’ saggia e realistica da assumere. Rimuovere “dittatori” è una operazione che già ci ha causato dei danni che stiamo ancora pagando, rischiare una crisi con una guerra civile come accaduto in Libia non è auspicabile per Roma, che benissimo ha fatto a defilarsi.

Il PdR Mattarella non poteva smentirsi, fornendo l’endorsement immediato al pupillo Yankee, accodandosi pedissequamente a Washington. Anche Salvini ha condannato il dittatore Maduro, ma la sua posizione non sorprende più di tanto, data la sua totale adesione alla linea Trump.

Tuttavia, come ricordato dall’analista del Sole24 Alberto Negri, non dovremmo immischiarci negli affari venezuelani.

Caracas è lontana ed i nostri interessi sono nel Mediterraneo. Da quando la Libia è stata distrutta da americani, francesi e britannici, dobbiamo fronteggiare mercanti e scafisti che nel mediterraneo alimentano una crisi umanitaria senza sosta dal 2011. Se Conte ha concordato un ruolo di “cabina di regia” nel “mare nostrum”, cominciamo a farla funzionare, occupandoci di due Paesi per noi fondamentali sul piano geopolitico ed energetico: Libia ed Egitto.

Con l’“asse renano” inaugurato ad Aquisgrana da Berlino e Parigi, le intenzioni di tenerci fuori dalle maggiori decisioni che riguardano il futuro dell’UE sono più che chiare.

Ecco perché nel Mediterraneo dobbiamo riprendere le chiavi del condominio, ricevendo delle assicurazioni non solo Da Washington ma anche da Mosca, sul valore della loro partnership.

Tornando alla crisi Venezuelana, né Maduro né Guaidò appaiono le alternative plausibili. La retorica antimperialista deve diventare consapevole resistenza agli Usa nel multipolarismo. Basta col socialismo del XXI secolo e altri refrain di un passato ormai consumato, si guardi finalmente al presente e al futuro per spostare i rapporti di forza nel clima multipolare contro la fallimentare logica unipolare yankee.

LA LOGICA DEL CAZZO(NE)

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Ci vuole una buona dose di pazienza per non scagliarsi con improperi di ogni genere contro certi giornalisti che usano la penna come il bastone di Mosè, non per separare le acque ma per dividere il mondo a metà. Leggendo oggi l’articolo di spalla su Il Giornale, di Paolo Guzzanti, si ha persino la sensazione di trovarsi di fronte al rav redivivo, incaricato da Dio d’illuminare il cammino degli uomini verso la terra promessa, laddove finiscono le angherie degli oppressori ed inizia il regno della giustizia e della libertà. A Guzzanti-Mosè è tutto chiaro, è lapalissiana la differenza tra Bene e male, buoni e cattivi, codardi e coraggiosi. Il discrimine è netto e discende da un inequivocabile principio di-vino, pensarla solo come lui, il rabi de noantri. Appunto, levategli il vino. Mosè-Guzzanti ha parlato:
“L’equidistanza in geometria e il punto più banale; in etica, il più immorale. Equidistanza significa non schierarsi né con lo Stato né con le Brigate rosse, né con la vittima né col carnefice. L’equidistanza è di quelli che «gli ebrei, in fondo, se la sono cercata» ed è sempre l’uscita di sicurezza dei codardi, senza per questo volere escludere gli imbecilli, che hanno le loro necessità. Il caso venezuelano è lampante. E’ un regime autoritario instaurato con una serie colpi di Stato e prepotenze di comunisti narcisisti e incapaci (cosa che spiega alcune affinità elettive) e c’è un popolo che non impugna altre armi che la Costituzione del Venezuela”.
Non siamo enti geometrici e nemmeno enti naturali generici, come ancora sostiene qualche filosofo. Probabilmente, più Figure di merda, lo siamo e ne facciamo. Se un manicheo ubriaco, infatti, mi impone di scegliere tra lo Stato e le Br, tanto per fare un esempio, astenersi dal rispondere e dallo schierarsi non è equidistanza ma sensatezza. Non c’è alcuna scelta da fare, tanto più che la ragion di stato “contiene” le Br, nel senso che il terrorismo spesso è parte integrante della “macchina”. Più che di competizione si parla di manipolazione e infiltrazione. Dunque, non c’è mai (stata) scelta da fare. Molto da capire e da scoprire, questo sì. Un’apertura di orizzonti mentali impossibile da pretendere dai cialtroni che invocano l’etica quando si tratta di storia e di conflittualità sociale. Se il loro Stato fosse stato (mi si perdoni il bisticcio di parole) davvero “etico” adesso sarebbe scomparso, proprio come volevano i comunisti. Avrebbero fatto loro un favore eticizzando le scelte politiche e rinunciando alle opzioni strategiche, che non sono mai morali ma orientate allo scopo di vincere e primeggiare. Lo Stato, con i suoi apparati, è il precipitato del conflitto tra gruppi dominanti e concorrenti nella sfera politica. Non l’oratorio spacciato da Guzzanti. Con lo Stato non ci si schiera, poiché è esso a metterci in schiera con il suo potere coercitivo, sua prerogativa esclusiva.
Il discorso sul bene e sul male è, pertanto, solo fumo ideologico col quale si cerca di saltare a conclusioni già insite nei propri iniziali pregiudizi: “Il caso venezuelano è lampante. E’ un regime autoritario instaurato con una serie colpi di Stato e prepotenze di comunisti narcisisti”. E giù con l’accetta contro tutti i nemici della democrazia. Allora la Russia diventa un caso lampante, la Cina un altro caso lampante, l’Iran, la Siria, la Corea del Nord. Ecc. ecc. Tutti casi lampanti nella testa di chi ha spento la luce nel cervello da lunga pezza.
Ma Guzzanti è senza vergogna e così continua: “Vorremmo aggiungere che chi non ha abbastanza fil di ferro nella spina dorsale da distinguere a occhio nudo il bene dal male non dovrebbe mendicare la fiducia degli elettori. In questi «giorni della merla» siamo equidistanti fra un tiranno da manuale e il manuale dell’etica. Si cerca sempre il punto d’equilibrio e il coraggio è scambiato per turpiloquio e viceversa. Gli equidistanti sono sempre parenti stretti degli assassini”.
Ad occhio nudo il sole gira intorno alla terra e Guzzanti, ad occhio e croce, mi pare proprio che ragioni con quella cosa equidistante dalle palle.

In Venezuela è golpe americano, dí GLG

gianfranco

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d956db26-678b-4de5-8c93-f149515d4ffa cb90fff2-df72-455a-809f-16b3a350faebIn effetti, l’altro ieri sera ho visto queste immagini; cioè non proprio queste, solo di una folla simile e assai brevemente e con un commento da cui nemmeno ben si capiva se la folla era quella per Maduro o Guaidò. Però si è intravisto sul fondo il palco in cui c’era il presidente e quindi ho capito che si trattava dei suoi sostenitori. Quando mostrano l’altra parte di popolazione, si insiste invece molto e si vede tutto chiaramente. Ma come? In genere la macchina è molto vicina all’“autoproclamatosi” e poi si allarga, ma non troppo e per brevi momenti. E senza alzarsi troppo con la macchina da presa di modo che si vede raramente e per sprazzi la piazza ove la gente si è raccolta. Si insiste molto invece nel far sentire il rumore e vociare e si raccontano i particolari di quello che avrebbe detto Guaidò. Inoltre si dice che un Generale dell’Aviazione ha abbandonato il presidente, affermando inoltre di aver pronti due aerei per farlo andar via “benevolmente” onde salvargli la vita. Poi ieri si è data importanza ad un ambasciatore (non so in che paese o organismo internazionale) che, pure lui, ha scelto il “nuovo”, sempre presentato come l’apice della “svolta democratica” e contro…. udite udite…. il “colpo di Stato” di Maduro con le ultime elezioni sicuramente “truccate”. Si citano malvolentieri le posizioni di Russia e Cina; si aggiungono raramente Turchia e Iran (la Siria manco esiste). E mai si ricordano Bolivia, Messico, Nicaragua (e mi sembra qualche altro paese o paesino); solo l’“infame e inessenziale” Cuba sembra a favore di Maduro in Sud America. Si dà enorme importanza alla UE e si cita sempre l’ultimatum che scade oggi (solo di Spagna, Francia, Germania e un’altra, che non ricordo da tanto poco m’interessano queste messe in scena assai più che penose). Si è mostrato una volta (e poi messo da parte) quanto scoperto per caso nelle pagine che teneva Bolton sotto braccio (i 5000 mercenari pronti in Colombia) e ieri si è detto di Trump che minaccia l’intervento armato se Maduro non se ne va in fretta; senza però esporsi nel dirci che cosa si pensa di una simile minaccia di intervento in un altro Stato. E nemmeno più tramite sicari assassini come Suharto in Indonesia o Pinochet in Cile: solo due degli infiniti “massacri su commissione” orditi dai peggiori criminali mai esistiti, oltre a quelli compiuti con interventi diretti come in Vietnam o anche Irak, Afghanistan e ….. insomma in ogni dove (impossibile ricordarsi degli infiniti misfatti di questi gangster mai portati ad una qualche “Norimberga”). Nemmeno si è detto delle riserve (o magari qualcosa in più? E come si può saperlo con la nostra informazione?) dei laburisti inglesi o di Melenchon in Francia. Solo di certi “5 stelle” (fortemente rimproverati) in Italia nel mentre la Lega, sedicente populista e sovranista, sta al 100% dalla parte della UE e dei suoi padroni Usa; e quindi predilige l’intervento straniero per mettere in piedi regimi che più piacciono a chi intende dominare dappertutto utilizzando i suoi servi; e in Italia i servi degli Stati Uniti stanno sia all’opposizione che al governo! Come da sempre!!

SI FACCIA LA TAV, SOPRATTUTTO SE NON SERVE.

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Ancora polemiche sulla Tav ma mi basta guardare in faccia i contestatori dell’opera per capire che si tratta di fancazzisti i quali hanno tempo da perdere ed energie da sciupare. Sono gli stessi individui che pur godendo di ogni ritrovato tecnico, che rende la loro esistenza lieta e sicura, rimpiangono la semplicità dei bei tempi andati in cui non avrebbero potuto organizzare proteste e altro spreco di tempo. Certamente, non sono simpatiche nemmeno le facce di chi sostiene la strategicità dell’infrastruttura, tuttavia, pur se casualmente, costoro, considerate le circostanze, hanno pienamente ragione. Innanzitutto, i fondi per realizzare l’alta velocità sono già disponibili, in secondo luogo i lavori richiesti mettono in moto uomini e mezzi che muovono l’economia. Tante volte, è stato detto che, in congiunture difficili, scavare buche nel terreno può essere utile alla ripresa. Il frangente è, dunque, propizio, inutile sospendere ciò che è stato già incominciato. Ha ragione Salvini quando chiede di non chiudere i cantieri e torto chi gli dà addosso con pretesti puramente ideologici. Tante volte il leader leghista distribuisce baggianate, a ritta e a manca, e lo diciamo apertamente, ma non è questa l’occasione. Vedendo le bandiere e ascoltando le affermazioni di chi si oppone all’Alta velocità mi viene solo da ridere. Si tratta di sciocchi che ancora piangono per la natura violata o per l’impatto ambientale, laddove l’umanità è divenuta quello che è proprio grazie alla capacità di trasformare il proprio habitat, piuttosto che adattarsi ad esso come gli altri animali. Altri stupidotti si rifanno ad un fantomatico sviluppo sostenibile che è solo un’altra di quelle ubbie inventate, da soggetti poco onorevoli, per moltiplicare pratiche burocratiche e consulenze dalle quali arricchirsi a scapito del prossimo. Molti sono arrivati ad occupare cariche istituzionali proponendosi come difensori del pianeta, perennemente a rischio di qualche catastrofe ecologica che però non arriva mai. Sono dei corrotti che denunciano corruzione dietro ogni appalto per bloccarlo. E’ ora di trattare questi deficienti per quello che sono e di tirare dritto sulle cose da fare. Materie prime, infrastrutture e sviluppo industriale si ottengono “sacrificando” la natura, la quale non ha bisogno di essere protetta dalle attività antropiche, avendo una elevata capacità di rigenerarsi e di spazzarci via all’abbisogna. In ogni caso, nulla è eterno su questa terra e non si capisce perché si dovrebbe lesinare su qualcosa. La natura è matrigna, come diceva Leopardi, ed il suo unico scopo è di fare il suo corso senza curarsi di noi. La vita è migliorata non perché abbiamo trovato in natura ciò che ci occorreva ma perché siamo stati in grado di penetrare le sue leggi (seppur parzialmente) e di combinare-trasformare ciò che abbiamo scoperto nel mondo. E quest’ultimo nemmeno ci basta, visto che sentiamo l’esigenza di esplorare l’universo e carpire altri segreti interstellari. Forse un giorno riusciremo persino a trasferirci altrove, in un’altra galassia, lasciando in questa valle di lacrime le ventimila leghe di omini ”verdi” che non abitano Marte ma la vituperata Terra.
Vi invito a seguire attentamente la scena di questo film, L’orgoglio degli Amberson, di Orson Welles, perché è emblematica di quanto dico: https://m.youtube.com/watch?v=StsJhy28fDE. Non si può fermare il progresso anche se, apparentemente, non serve a niente o può sembrare deleterio. Esso ci cambierà, perché è nella nostra “natura” spingerci oltre quello che siamo. La natura c’entra, dunque, perché siamo pur sempre un suo prodotto. Qualsiasi cosa facciamo non andiamo, pertanto, contronatura perché ne siamo parte integrante. In questo senso un iPhone è naturale quanto una bottiglia di olio d’oliva venduta al supermercato con il marchio biologico. Biologico un cazzo! Che cambia se il pianeta lo distruggiamo noi o una esplosione solare tra 5 miliardi di anni? E chi vi dice che la natura non ci abbia “inventati” per diffondere la vita nello spazio sconfinato. Per farlo potrebbero servirci tutte le risorse disponibili e quindi esaurirle per tale missione è il nostro scopo. Ovviamente, sono congetture aleatorie ma più verosimili delle stronzate di chi fa terrorismo psicologico sul Global Warming o sullo scioglimento dei ghiacciai per le emissioni della nostra tecnologia.
Qui la scena di un altro film più esplicativa delle inutili battaglie del wwf: https://m.youtube.com/watch?v=YFeWBDGQilo.

L’uomo farà schifo ma alcuni uomini sono più penosi di altri. La Tav non serve? Nemmeno gli ambientalisti. Inoltre, gli eccessi ci permettono di correggerci, il no a tutto ci fa solo ristagnare e morire.

Gli Usa intendono invadere il Venezuela?

CHAV

<<<”5.000 truppe in Colombia”. E’ un appunto immortalato da una foto a dimostrare che le opzioni sono tutte aperte per gli Stati Uniti con il Venezuela. L’appunto è stato infatti ‘rubato’ con una foto a John Bolton, il consigliere alla sicurezza nazionale di Donald Trump durante l’annuncio delle sanzioni contro Pdvsa. E mostra come il dispiegamento di truppe americane in Colombia, paese che confina con il Venezuela, potrebbe essere una via perseguibile. Per Bolton si tratta di una gaffe che sembra confermare involontariamente come dietro alla frase ”tutte le opzioni sono aperte” c’è un fondo di verità.

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Tuttavia, senza collegare esplicitamente la notizia con l’appunto di Bolton, Radio Caracol ha rivelato ieri sera che “nelle prossime ore giungerà a Bogotà il generale Mark Stammer, comandante dell’Esercito meridionale degli Stati Uniti, incaricato di rafforzare la cooperazione con i Paesi alleati e sviluppare strategie nella regione per affrontare minacce e migliorare la sicurezza”.

Ufficialmente la visita dell’alto ufficiale americano è stata motivata con il proposito di rafforzare i legami di amicizia con la Colombia, incontrare i nuovi vertici dell’esercito e della polizia colombiani ed esaminare la questione frontaliera.>>>    (Ansa)

 

Questa notizia è molto significativa, ma nemmeno ce n’è bisogno. Ieri sera, un commentatore di un servizio in TV (non ricordo in quale TG o altro programma) ha detto, molto incidentalmente (chissà quanto pochi avranno rilevato la notazione), che in effetti Trump sembra aver intenzione di rimediare ad una certa trascuratezza delle precedenti “Amministrazioni” per la compattezza nel proprio “cortile di casa” (è stato detto proprio così). Quante volte ultimamente ho accennato proprio a questa differenza della strategia trumpiana rispetto, ad es., a quella “del caos” di Obama, che in effetti non sembra aver dato grossi risultati ed è causa, fra l’altro, di quanto è accaduto dopo il 2011 nei nostri pressi: annientamento della Libia di Gheddafi e tentativo di ripetere l’operazione in Siria, oltre alle mosse in Egitto, Tunisia, ecc.; con sicari Francia e Inghilterra, da una parte, e l’Isis, finanziata tramite Qatar e Arabia Saudita, dall’altra. Siamo ancora in piena emergenza con l’immigrazione, malgrado sia diminuita, ma con continui tentativi di farla ripartire. Inoltre, si ha lo scombinamento della situazione della UE, la disfatta dei vari partiti “socialisti” e, tutto sommato, anche dei “democristiani” (il PPE è in fondo questo) nel nostro continente.

Ribadisco per la “milionesima volta” che, pur non considerando minimamente vitale (anzi nemmeno mai realmente esistito) il “socialismo del XXI secolo (chaveziano), non ritengo accettabile alcun appoggio all’“America first”, che i cretini avevano interpretato come una sorta di tendenza trumpiana all’isolazionismo. Le forze al governo in Venezuela sono certo l’ultimo strascico di un grande processo iniziato con la “Rivoluzione d’Ottobre”, rinsaldatosi con quella cinese e, in parte, con la vittoria in Vietnam; e tuttavia via via spentosi con momento cruciale nel crollo del sistema “socialista” europeo (1989) e dissoluzione dell’Urss (1991). Ormai è ora di capire che un processo storico è ampiamente passato e stiamo entrando in una nuova epoca. Detto questo, si deve essere fermamente per l’affermarsi crescente del multipolarismo e quindi per l’indebolimento degli USA. Altro che essere favorevoli alle mosse aggressive di tale paese, al suo tentativo di riprendere in mano la situazione per riaffermare una sua predominanza. Inoltre, solo dei mentitori (o peggio) possono sostenere che il “dittatore comunista” (“roba da matti”) ha affamato il popolo venezuelano. Quel paese è completamente accerchiato e sottoposto ad embargo. E non arrivano aiuti consistenti da parte di Russia o Cina; questi paesi fanno qualcosa, anche per incrementare il loro potere d’intervento mondiale, ma per il momento si tratta di azioni di fatto marginali. Quanto alle manifestazioni che vedrebbero tutti i venezuelani contro l’attuale presidente, si sa bene chi ha nei nostri paesi in mano la situazione informativa e di riprese televisive ben addomesticate.

In definitiva, per abbreviare: nessuna illusione su riprese “socialistiche” o “antimperialiste” e altre scemenze del genere, ma inimicizia netta verso gli Stati Uniti (di qualsiasi establishment che voglia riprendere il predominio mondiale) e verso i loro servetti che agiscono qui vicino a noi. Ne dovremo riparlare in continuazione perché la nuova epoca è da poco iniziata e sarà via via più dura e ricca di scontri.

GLG

 

La Russia, secondo alcuni quotidiani, avrebbe inviato in Venezuela la brigata Wagner, la stessa che si distinse in Ucraina, durante la guerra del Donbass. Ufficialmente è un piccolo esercito privato di uomini scelti, circa 400. Ovviamente, questi contractor possono supportare Maduro ma non possono certo fermare una invasione da parte di truppe statunitensi. Non sarebbe nemmeno nelle loro intenzioni scontrarsi ora con gli yankee, creare grosse difficoltà sì. L’America Latina è il giardino di casa degli americani, come l’Ucraina lo è della Russia. E’ meglio che questo si stampi nella testa di quanti, oltreoceano ed in Europa, hanno sostenuto il golpe di Majdan sotto il solito pretesto “democratico”. Dopo quanto accaduto a Kiev i russi intendono far capire a Washington che patirà le medesime interferenze nei suoi affari se continua ad ingerirsi in quelli altrui. Non sono più i tempi delle scelte unilaterali. Il fatto che gli statunitensi tornino ad occuparsi della parte meridionale del loro continente dimostra due cose. Sono in difficoltà sugli scenari più lontani ma non rinunciano a ripartire su nuove basi, iniziando a mettere ordine sui teatri a loro più vicini. E’ in atto un mutamento strategico, impersonato da Trump e dai suoi. America first significa questo, non un ritiro dal mondo ma una ridefinizione delle priorità in quadro di rapporti di forza internazionali in riconfigurazione.

GP

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