Un governo del cambiamento? di A. Terrenzio

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Nel giro di una settimana l’Italia si è ritrovata dalla formazione dell’ennesimo governo tecnico ad uno cosiddetto populista, spauracchio delle burocrazie europee.

Il PdC Giuseppe Conte ha pronunciato il discorso per ottenere la fiducia dal Governo.

“Metteremo fine al business dell’immigrazione che è cresciuto a dismisura sotto il mantello della finta solidarietà. Se populismo è attitudine a ascoltare i bisogni della gente, allora lo rivendichiamo con orgoglio”, queste in sintesi le parole dell’”avvocato del popolo” che ha citato le riflessioni di Dostoevskij tratte dalle pagine di Puskin.

I punti forti del contratto di governo sono: 1)L’introduzione di un “salario minimo” e del “reddito di cittadinanza” per permettere a chi si ritrovi senza lavoro, livelli di  vita dignitosa.

2) L’introduzione della Flat tax, per permettere il rilancio del nostro Paese attraverso un sistema di tassazione equa. L’obiettivo di ridurre il Debito Pubblico, attraverso la crescita e non attraverso un piano di austerity che negli ultimi anni ha contribuito a farlo lievitare.

3) Porre fine al business dell’immigrazione cresciuto a dismisura sotto il mantello della finta solidarietà” Partendo dal “superamento del Regolamento di Dublino al fine di ottenere l’effettivo rispetto del principio di ripartizione delle responsabilità e realizzare sistemi automatici di ricollocamento obbligatorio dei richiedenti asilo” con un “sistema dell’accoglienza, assicurando trasparenza sull’utilizzo dei fondi pubblici ed eliminando ogni forma di infiltrazione della criminalità organizzata”, offrendo l’assist al neo MdI Matteo Salvini che ha fatto sapere che per i migranti la pacchia e’ finita.

Ma ora veniamo ai temi più strategici.

 

L’Italia e il Gruppo di Visegrad

 

Non appena ottenuto l’incarico, il neo/governo col con il MdI Matteo Salvini si è subito messo all’opera inviando messaggi netti e forti a Bruxelles: esplicita richiesta di collaborazione da parte dell’UE, che ha abbandonato la Penisola nella gestione dei flussi migratori.

Salvini ha ricevuto l’endorsment del Premier Austriaco Sebastian Kurz, che ha fatto sapere di considerare l’Italia “un alleato forte” sulla questione delle migrazioni. Sostegno incassato anche dal Belgio. Ma soprattutto dal premier Victor Orban, con il quale il leader del carroccio ha intrattenuto un lungo colloquio telefonico. Matteo Salvini ha più volte espresso solidarietà verso il premier ungherese in materia di sicurezza e arresto dei flussi. Una sintonia tra i due che li ha visti uniti anche contro lo speculatore filantropo George Soros. Quest’ultimo, dopo aver visto chiudere le sue Ong in Ungheria, alcuni giorni fa ha avvisato del pericolo populista in corso in Italia con il nuovo Governo.

L’Italia quindi sembra decisa ad unirsi ai Paesi del Gruppo di Visegrad, guidato dal Premier Orban, assurto a leader antiprogressista dell’Europa Orientale.

La partecipazione dell’Italia a tale blocco di Paesi, darebbe un peso determinante nel cambiamento delle politiche migratorie del Mediterraneo e rappresenta una novità assoluta se paragonate alle politiche antinazionali ed autolesionistiche dei governi che lo hanno preceduto.

La musica sembra essere davvero cambiata se segnali di distensione sembrano arrivare anche da Parigi e Berlino. Ora che il fronte sovranista italiano alza la voce, la Merkel ammette che l’UE ha sbagliato a lasciare da sola l’Italia nelle questione migratoria.

Dichiarazioni ipocrite e tardive quelle della leader delle CDU che palesano lo stato di difficoltà della Germania.

 

Usa vs Germania

 

E veniamo adesso al tema centrale della questione.

Diversi osservatori hanno notato che dietro il repentino cambio di rotta di Sergio Mattarella, nel ridare l’incarico all’avvocato Giuseppe Conte, ci sia l’intercessione americana.

Non è un segreto per nessuno che gli Stati Uniti abbiano deciso di fare guerra all’Europa ed in particolare alla Germania. Il potere economico e finanziario assunto da quest’ultima è qualcosa fortemente temuto dagli “hauks” di Washington, ragion per cui gli Usa hanno deciso di colpire la Germania con i dazi su acciaio e alluminio e stanno ostacolando la formazione del gasdotto Nord stream che collegherebbe quest’ultima alla Russia. Inoltre le agenzie di rating americane hanno declassando i titoli  Deutche Bank a pochi gradini dalla spazzatura. In tale quadro le elezioni italiane sono state l’assist alla dirigenza Trump per colpire la Germania attraverso la formazione di un governo fortemente ostile ad essa.

L’Italia si è trovata in mezzo ad una guerra che ha visto protagonisti ambienti americani contro quelli tedeschi. Sospetto è stato l’aumento dello spread in poche ore per creare il clima propizio alla formazione dell’ennesimo governo tecnico, prono ai diktat delle Troika. E a questo punto che sono intervenuti gli americani, che comprando i bond italiani hanno permesso che il clima diventasse favorevole alla formazione del governo Di Maio/Salvini.

In tale quadro più di un osservatore ha ritenuto “provvidenziale” l’intervento americano.

Di certo c’è che le misure di austerità stanno portando l’Europa verso una pericolosa spaccatura. Se la Germania e l’Europa baltica, non saranno disponibili ad una revisione dei trattati ci sarà una radicalizzazione dello scontro che non farà altro che favorire il dominante d’oltreoceano.

Seppur in controtendenza alla vulgata corrente, che vede la Germania come male continentale, non si può evitare di sottolineare come l’atteggiamento della politica tedesca, (si pensi all’imbecillità di certe dichiarazioni di politici tedeschi) abbia favorito il clima necessario a una ostilità antitedesca.

Berlino deve cambiare rotta per contrastare gli Usa, con una Merkel troppo prona al vecchio establishment statunitense e fortemente antirussa (vedere le recenti dichiarazioni contro la Crimea annessa a  Mosca).

Da par suo, invece, il governo italiano richiede la cancellazione delle sanzioni alla Russia, la creazione di un Asse Roma-Budapest in materia migranti ed il ritiro delle truppe dall’Afghanistan in contesti regionali dove non abbiamo interesse a dispiegare risorse e forze militari. Sono buoni segnali, tutti ancora da riscontrare.

Il Governo Conte dovra’ sfruttare tutte le “sponde” in campo internazionale per far recuperare posizioni alla penisola. Dovrà chiedere maggiore flessibilità e farsi promotore di politiche basate sulla crescita, cercando un’intesa con i tedeschi che al momento appare lontana, ma al tempo stesso cercare di “erodere” l’alleanza atlantica, astenendosi dal partecipare ad azioni militari che vadano contro i nostri interessi.

Recuperare peso politico all’interno dell’UE, riportare un po’ d’ordine nel Paese, difendere il “made in Italy”, dare finalmente voce a quel “popolo degli abissi” dimenticato e disprezzato  dalle classi sub-politiche e dalla stampa cortigiana ad esse legata, sono elementi che fanno ben sperare.

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