I CRIMINALI DELL’ACCOGLIENZA, di GLG

immigrazione

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/sul-treno-senza-biglietti-nigeriani-minacciano-controllore-e-1654534.html

è inutile, oltre che del tutto infame, che si faccia grande scalpore – da parte di ben identificati ambienti “politicamente corretti” che dovrebbero infine essere trattati come si meritano – per un presunto razzismo crescente nel nostro paese. Solo questi idioti di falsi “sinistri” – veri farabutti meritevoli di essere infine pestati come si deve – fanno finta di non capire che il razzismo implica la credenza che una razza (esatto sinonimo di etnia; si veda l’Oli Devoto) sia superiore, un’altra inferiore, ecc. Qui non è questione di superiorità e inferiorità, né di colore di pelle o di tratti somatici o altre fesserie del genere. Un romeno o un albanese sono somaticamente come noi, ma spesso si comportano invece come un nigeriano o maghrebino e via dicendo. Il problema è che i farabutti dell’accoglimento hanno fatto entrare – approfittando della politica del caos obamiana con aggressione franco-inglese alla Libia e dell’Isis alla Siria (e, in generale, della “primavera araba”, fomentata da autentici criminali) – una quantità abnorme di migranti, per null’affatto fuggiti da guerre e persecuzioni. Si sono create quindi tensioni, legate certo al fatto che questi stranieri si trovano in una società con mentalità, costumi, modi di pensare del tutto diversi. E sono spesso senza lavoro o lavorano in condizioni penose per non parlare dei centri di accoglienza spaventosi. Tutto ciò non può non creare tensioni, incomprensioni e infine fatti assai incresciosi. I criminali dell’accoglienza, i farabutti detti “progressisti” (che se ne stanno in luoghi lussuosi del tutto al sicuro da contatti con i loro “protetti”) hanno tutto l’interesse a che accadano fatti in grado di creare violenza, acredine reciproca. Nel disordine crescente tentano di protrarre il loro infame potere, che dura dalla fine (ottenuta tramite l’azione di una magistratura connivente almeno in via “oggettiva”) della prima Repubblica. Questi luridi vermi, che stanno alimentando un degrado esponenziale, cercano in questo casino di protrarre la loro disgustosa prevalenza in ogni luogo dell’informazione, dai giornali alla TV. E impazzano nella scuola, Università, case editrici. Purtroppo, le forze che contrastano questi autentici degenerati sono in fondo contente di questo andazzo delle cose che li fa aumentare di voti. E così sperano di sostituire le élites attuali per via elettorale. Tutto ciò sta portando al dissesto totale della nostra società, al disfacimento culturale sempre più rapido. Devono arrivare nuove forze politiche, con seguito sociale, capaci di una violenza annientatrice (nel senso più proprio del termine) di tutti questi dannosi germi che stanno infestando in ogni dove il “territorio” (sociale e culturale) del nostro paese e dell’ Europa in generale. Il risanamento deve essere totale e ottenuto con mezzi lontanissimi dal recarsi a mettere crocette su inutili simboli di organizzazioni create apposta per ridurci a pura poltiglia maleodorante. Svuotamento completo della merda dalle cloache di “sinistra” e di “destra”.

Debbono morire loro, noi salviamoci. Di GLG

LAGRA2

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/i-dubbi-sui-dati-naufragio-chi-quantifica-i-117-morti-1631663.html

non l’ho fatto subito, anche perché sono stufo di simili notizie che cominciano ad essere noiosamente ripetitive, ma posso garantire che è la domanda che mi sono posto quando ieri sera ho ascoltato la notizia in TV. Chi s’imbarca ammassandosi su natanti inadatti e pericolosi ha proprio contato quelli che erano assieme a lui? E perché si devono credere sulla parola questi giovanotti che spendono sui 3000 dollari per arrivare dove saranno comunque mal accolti, essendo stati debitamente ingannati su che cosa possono trovare da queste parti. Ho poi anche sentito, per convincere gli ascoltatori, le parole attribuite ai tre superstiti, che si racconta fossero in ipotermia e quindi assai poco coscienti: “meglio morti che in Libia”. Erano in grado, in quelle condizioni,di fare simili valutazioni? E in tre esprimevano l’opinione dei 117 crepati (ma che precisione di numero)? E non sono stati raccolti o almeno visti in mare un bel numero di cadaveri? Mi dispiace, ma credo si debbano infine affondare (quando ancora non hanno raccolto nessuno) le navi di quelli che continuano a fare gli umanitari, a prendere un bel po’ di soldi e a spingersi verso le coste libiche per creare continui casi con cui tentare di impietosire una minoranza di ebeti, istupiditi pure dalla propaganda di una Chiesa guidata da puri ipocriti. Pur non essendo credente, sono pronto a sempre difendere il sentimento religioso e chi ne è sincero portatore. Lo ritengo estremamente importante e in tutte le epoche storiche ha avuto una rilevanza decisiva per la stragrande maggioranza di ogni data popolazione; non a caso è sempre esistito e provoca riso e fastidio, per la sua improntitudine e arroganza, chi pensa di estirparlo con la “conoscenza scientifica”. Se però vi è un’organizzazione che ormai se ne serve per scopi utilitari – non di soli soldi, lo so, ma anche per motivazioni perfino peggiori – allora quest’ultima provoca in me irritazione e inimicizia irriducibile. Secondo la mia opinione, si dovrà difendere la religione perfino da questa “Istituzione” profittatrice.Il discorso continuerà a lungo e opporrà gruppi viepiù nemici fra loro.

Per quanto mi riguarda, l’opposizione a questa falsa pietà non riguarda i migranti. Lo ripeto: si tratta di illusi, che certo possono meritare un minimo di pietà. Bisogna andare ai vertici politico-economici di queste nostre società “occidentali” (e al ceto di intellettuali, giornalisti, falsi educatori, che li serve con la massima infamia), ormai impauriti dalla sensazione di una fine non troppo lontana. Vi ricordate i lucidi ragionamenti del principe di Salina ne “Il gattopardo”? Quelle classi (semi)nobiliari, presaghe della loro sorte, lottavano anche solo per ritardarla di qualche decennio; per loro era una sorta di “eternità”. E invece bisogna affrettarsi a schiacciare questi autentici zombi che, pur inconsapevoli, ragionano come Sansone: muoio io e allora muoiano tutti gli altri assieme a me. Facciamo “morire” loro, noi dobbiamo salvarci invece.  

 

La guerra tra i poveri

gianfranco

<<Maxi taglio ai vitalizi: ricalcolo per 1.338 ex deputati. Ma è soltanto un cavallo di Troia per sforbiciare tutti gli assegni>>.

Infatti, anche questo l’avevo rilevato già da un pezzo. Fanno ridere 40 milioni di euro di risparmi per “combattere la miseria” (con 5 milioni di italiani al di sotto della soglia di povertà). In realtà, Fico (uno dei peggiori pentastellati) ha rivelato il suo pensiero: “non ci sono diritti acquisiti, ma privilegi acquisiti”. Si tratta di pericolosi demagoghi, non migliori dei semicolti. E’ certo che le regole possono cambiare, ma dal momento del cambio in poi e non certo per i decenni precedenti. La legge dei “privilegi” è quella Rumor del 1972. Uno è andato in pensione del tutto legalmente; dopo un così lungo periodo, si pretende che gente magari arrivata a tarda età (con maggiori bisogni anche di sanità per motivi di normale invecchiamento) si veda decurtare nettamente le entrate?
Se i semicolti ululano in favore dell’accoglienza ai migranti (di ogni genere, e non certo i diseredati e affamati che restano nei paesi d’origine non avendo le migliaia di euro o dollari per arricchire scafisti e ONG) perché vogliono favorire la “guerra tra poveri” e avere un giorno bande mercenarie al loro servizio (lo ha detto infine esplicitamente Saviano invitando “alla resistenza assieme a immigrati e rom”), questi pentastellati inseguono lo stesso fine anche se con modalità diverse e mettendo ceti popolari contro quelli medio-bassi. Sono in caduta nei sondaggi e stanno cercando di rimontare la china facendo strame di ogni legalità.
Se la Lega si accoda, mostrerà pur essa i limiti non del “populismo” – definizione balorda e ossessiva utilizzata per non insistere troppo sull’accusa di fascismo, apertamente cervellotica e poco credibile – bensì, appunto, di una bassa demagogia fatta apposta per sfuggire ai limiti di realizzabilità di tutte le promesse fatte. Del resto, sia chiaro che anche sui migranti si sta facendo della demagogia, opposta ma eguale a quella dei semicolti. Questi predicano l’accoglienza indiscriminata con linguaggio da Papa Francesco (che mi fa venire il vomito appena lo sento); questi altri insistono sulla “sicurezza” come se si trattasse dell’arrivo di una maggioranza di delinquenti, di selvaggi o che so io. Bisogna partire dal momento di inizio del flusso massiccio, quel 2011 di “primavera araba” (palle colossali su movimenti popolari per la libertà e la democrazia), di vile aggressione alla Libia e poi alla Siria (per il momento sventata dalla Russia, ma con problemi non ancora risolti). Poi ben valutare come, dopo il fallimento delle “operazioni” obamiane, l’establishment europeo, in grave crisi, stia tentando di sfruttare il caos creato per la propria sopravvivenza.
Abbiamo forze politiche tutte scadenti e inadeguate alla conduzione di una vera rinascita del nostro paese (e anche di altri paesi europei che potrebbero esserci alleati). Fanno solo politiche mirate alla conquista di voti per mettere le mani sui vari apparati di sottogoverno e sostituirsi ai semicolti per “mangiare a quattro palmenti” alla faccia delle popolazioni. O l’Europa prenderà la lunga via di un inarrestabile declino con autentica disgregazione del tessuto sociale; oppure dovrà rinascere una forza “terribile” (come in certi momenti del XX secolo), capace di violenza e di sangue, che poi, indubbiamente, non si sa fin dove arriverà e dove ci porterà. Tutto ciò per l’evidente incapacità delle nostre popolazioni – forse rimbecillite da settant’anni di pace e da una tecnologia frenetica che spinge alla totale assenza di RIFLESSIONE in nome della “prontezza di riflessi”, tipica degli animali, soprattutto delle belve – di individuare la politica degli attuali meschini politicanti, tutta tesa a provocare la divisione e la reciproca ostilità tra le parti d’esse meno ricche (ma le più numerose e quindi la massa dei voti) al fine di “mangiarsi” tutte le risorse di paesi ad alto avanzamento economico. Manca proprio la capacità dei citati “vecchi movimenti” del XX secolo di individuare forti motivi ideologici in grado di unire la maggior parte degli strati sociali in direzione di un “riscatto” più generale. Temo proprio l’alternativa tra disfacimento sociale e culturale o rinascita sulla base di una eccitazione generale portata a livelli che possono alla fine rivelarsi distruttivi con altre modalità.

LA DIVERSITA’ NON (SEMPRE) ARRICCHISCE

immigrazione

 

I popoli sono tutti diversi. Sono differenziati al loro interno, da città a città, da provincia a provincia, da regione a regione, da nord a sud (in Italia ne sappiamo qualcosa, persino di rivalità tra contrade), e a fortiori lo sono quando separati da confini, naturali o artificiali, nazionali e continentali. Esistono aree culturali più o meno omogenee (l’Occidente, l’Asia,l’Africa ecc. ecc.) in cui, benché stranieri gli uni agli altri, per lingua e non solo, è più semplice comprendersi in quanto si subiscono minime variazioni (divenute tali nel corso delle epoche, dopo conflitti ed eccidi) su una comune trama storico-sociale, ed altre con le quali i divari di tradizioni, credi, abitudini sono talmente ampi che ciascuno giudica delle bizzarrie le ataviche convinzioni/convenzioni altrui.
Dire che tutti siamo biologicamente umani, in quanto discendenti dalla razza sapiens, non accorcia queste distanze di un millimetro e non risolve le molteplici contraddizioni tra le persone, i gruppi, le comunità. E’ giusto che ognuno stia nel suo ambiente, che quando si sposti altrove, provvisoriamente o stabilmente, abbia sempre rispetto di quello in cui si reca senza giudicarlo dall’alto in basso o credendo di potersi liberare del suo passato (vedi certi snob nostrani i quali, come direbbe Pareto si americanizzano, si francesizzano, si germanizzano o più che altro si istupidiscono) tanto da immedesimarvisi totalmente, mantenendo la indissolubile consapevolezza che non esistono civiltà superiori o inferiori, essendo le civilizzazioni molteplici e variegate, anche se caratterizzate da marcati differenziali di sviluppo economico, tecnologico, scientifico ecc.
Detto ciò, affermiamo che la differenza tra raggruppamenti sociali appartenenti a diversi Stati arricchisce solo se colta nell’ambito di queste specificazioni. La diversità che intruppa coattivamente individui con radici distinte destabilizza, genera dissidi, fomenta violenze, procura immani disastri. Posso amare la cultura francese o inglese ma non sarò mai un francese o inglese e costoro prima o poi me lo farebbero notare, sbattendomi in faccia i loro luoghi comuni sull’Italia (è accaduto qualche giorno fa) cosicché, in un moto di rabbia, mi ritroverei a dichiarare guerra a Parigi e a Londra, tirando fuori il peggio di me stesso, anche qualora non fosse mia intenzione farlo.
I dissidi etnici delle grandi metropoli multirazziali, nascondono problemi ben più rilevanti, ma la miccia viene sempre accesa dalle sciocchezze di poco conto. Figuriamoci cosa potrebbe avvenire (ed avviene) con soggetti di etnie ancora più esotiche (per me, ovviamente, mentre esotico sono io per loro), con le quali ho pochissimo a che spartire. Ognuno si tenga i propri vizi e le proprie virtù evitando inutili frammischiamenti perché solitamente i difetti si sommano mentre i pregi si elidono. Gli islamici che, travasati in Europa o in America, formano comunità separate all’interno del paese accogliente, fanno benissimo. Idem i cinesi o altri. Non saranno mai come noi, cioè non saranno noi, se non dopo alcune generazioni. I radicamenti sfumeranno lentamente ma qualcosa resterà ugualmente appiccicato, tanto che diventeranno italo-qualcosa, ma difficilmente italiani tout court, anche se parleranno la nostra lingua meglio di molti “indigeni”. Dopo qualche secolo, gli immigrati italiani in America, per esempio, sono sempre italo-americani, nonostante i loro legami con la madre patria siano inesistenti e la loro idea d’Italia più che altro un mito. Nel frattempo però, restando uniti in terra straniera pareranno meglio i colpi dello “spaesamento” (lo hanno fatto i nostri connazionali ovunque si siano recati, con buone o cattive intenzioni. E non sono i soli). Saranno tenuti a rispettare le nostre leggi ma conservando la loro identità che nessuno vuole togliere loro. Sul lungo periodo le cose muteranno ma occorre dar tempo ai processi di decantare. Subito non si ottiene nulla, anzi, si finisce con l’alimentare un odio reciproco. Non avverrà una totale integrazione ma nasceranno dei corridoi culturali tra allogeni ed autoctoni in cui sarà più agevole incontrasi ed intendersi, piano piano.
In ogni caso, non va bene l’invasione di tanti corpi estranei nello stesso periodo come adesso pare avvenire. L’organismo sociale non ha il tempo di metabolizzare tutta questa alterità. Così si finisce male. Non ne ha colpa chi scappa da guerra o fame ma non ne hanno colpa nemmeno gli italiani, i quali, a loro volta, hanno subito le scelte sbagliate dei loro governanti. Ma i governanti possono essere irraggiungibili, bravi a scaricare le loro responsabilità, cosicché la frustrazione dell’uomo della strada si abbatte sul vicino “alieno”, pilotata proprio da chi sta in alto. Per questo chi invece specula sulle vite dei migranti per fare propaganda politica è un criminale. Tanto chi ha appoggiato i conflitti in quei contesti (quelli di sinistra), i quali adesso piangono per i fratelli martoriati in preda ai mari e respinti da crudeli razzisti, tanto quelli che (da destra) usano il razzismo bieco per mascherare una uguale sudditanza ai macellai internazionali, prendendosela unicamente con i fuggiaschi sventurati e non con chi ha causato le loro disgrazie.
Certo, non si può più accettare chiunque, aprendo le porte ad ognuno perché danneggeremmo tutti, chi arriva, chi c’è già da un po’ e, infine, noi stessi. Infatti, la misura è colma. Ma si sappia che buonisti e antibuonisti rappresentano due facce della stessa medaglia, per le ragioni brevemente accennate.

Ps.
L’ultima diatriba ancora in corso riguarda la sorte di circa 600 profughi imbarcati su una nave battente bandiera di Gibilterra, utilizzata da una ong francese, rifiutata dal porto di Malta. Ci sono pressioni per farla approdare in un porto italiano, come avvenuto spesso nei mesi passati. 600 disperati non sono tanti, ma ne sono arrivati a migliaia sulle nostre coste in tempi recenti e non è stato possibile accoglierli a dovere. Ovviamente, i migranti sono diventati, oltre che un argomento di disputa demagogica tra partiti, un’arma di ricatto contro l’Italia, utilizzata da forze esterne che dopo aver precarizzato i già fragili equilibri di vaste aree dell’Africa e del Medio-oriente intendono esportare il disordine direttamente al nostro interno. Non è possibile sottostare a queste minacce senza reagire. Purtroppo, pagano i più deboli ma in qualche modo occorrerà far capire che la musica deve cambiare. Si devono però denunciare e fermare i veri manovratori del torbido evitando di criminalizzare quelli che sono divenuti, sfortunatamente per loro, strumenti di un gioco molto più grande.

Un paese allo sfascio di GLG

gianfranco

Ieri sera ho sentito il procuratore di Macerata dire, di persona, che il caso era sostanzialmente concluso e si trattava di omicidio. Stasera sorpresa, tutto rimesso in discussione, nulla di certo. Anche un colonnello dei carabinieri ha confermato che non si poteva ancora stabilire nulla di definitivo; anche se poi, proprio in finale di intervista, ha affermato che comunque Pamela è stata uccisa. A me sembra evidente che c’è stato un intervento politico; e di quale parte mi sembra evidente. Malgrado la TV (perfino quella non completamente allineata) sia sempre molto ambigua, abbiamo ben capito che la manifestazione “sinistra” di Macerata non è stata trionfale e la popolazione incazzata è ben ampia; anzi in troppi si sono spinti, e sbagliando di grosso, a giustificare addirittura e quasi solidarizzare con lo “sparatore”, che per me è sullo psicopatico e deve comunque andare in galera.
Il fatto è che comunque, come già detto più volte, si sta assistendo ad una nuova edizione (internazionalizzata) di guerra tra poveri. Sono soprattutto infuriati i ceti popolari, quelli delle periferie, dei quartieri più disastrati. L’accoglienza indiscriminata di flussi nati dalla politica americana (in specie obamiana) in nord Africa e Siria – e che quindi non dipendono dalla miseria di quei paesi (la Nigeria, principale fornitrice di migranti, è sul 5% di crescita del Pil) – sta creando delle opportunità per i “sinistri” in forte difficoltà e che non sanno più che fare (sfruttano perfino il festival di Sanremo). Essi sperano tuttavia di poter avere presto a disposizione bande di “mercenari”, aduse a metodi violenti e delinquenziali, al fine di mantenersi a galla. Non scordiamoci che proprio la Nigeria ha ormai in Italia una “criminalità organizzata” che sta strutturandosi con quella italiana.
Mi sembra preoccupante che anche certi comandi delle forze dell’ordine – forse però masticando amaro e per il senso del dovere loro inoculato a prescindere da chi sta al governo, disfacendo il paese – si debbano adeguare a questa politica infame della “sinistra”. Sarebbe necessario che i ceti popolari, i commercianti e negozianti sottoposti a continue rapine così come le persone anziane e sole, alzino la voce. Debbono però capire che l’accoglienza indiscriminata è solo sintomo della politica perseguita da miserabili gruppi dominanti. La rabbia deve dirigersi contro questi. Si deve arrivare ad un movimento di vasta protesta, fatto di paralisi dell’attività commerciale e di altri settori di ceto medio in “caduta libera”; e soprattutto di contromanifestazioni sempre più dure da parte dei ceti popolari in difficoltà. Non però contro i “neri” (o di qualsiasi altro colore o paese di provenienza) bensì contro la “sinistra”, prendendo pure consapevolezza che l’opposizione a questa dimostra estrema incapacità nell’individuare il nodo della situazione. Lo ripeto: lasciate stare l’effetto, andate alla causa, ai ceti intellettuali, giornalistici, dello spettacolo, e ai loro suggeritori politici ed economici che ci hanno gettato in questo baratro.

“Un giorno di ordinaria follia” di A. Terrenzio

diavolo

 

 

La citta’ di Macerata, in questi giorni, e’ stata travolta da due tragici eventi che l’hanno portata all’attenzione della cronaca nazionale.

Un giovane con probabili problemi psichici ha fatto fuoco nella giornata di sabato scorso su migranti africani ferendone una decina.

Il gesto e’ arrivato dopo l’omicidio raccapricciante di una giovane diciottenne  da parte di un nigeriano che dopo probabili abusi sessuali l’avrebbe fatta a pezzi. I resti del corpo straziato  della ragazza, sarebbero stati riposti in due valigie e ritrovati dalla polizia, alle porte della citta’. Ad aggravare i dettagli del delitto anche l’intenzione da parte del nigeriano di sciogliere il corpo della giovane nell’acido, per fare perdere le sue tracce. Le indagini intanto sono in corso e pare che l’immigrato irregolare non fosse solo nell’appartamento dove si e’ consumato il brutale delitto. La “risorsa” nega il delitto.

L’italiano che ha sparato ha, invece, spiegato agli inquirenti di aver voluto fare giustizia della giovane uccisa, colpendo i migranti del giro dell’omicida. Il primo e’ accusato di tentata strage con aggravanti razziali. Il giovane marchigiano pare fosse un “estremista di destra” e nel 2015 è stato anche canditato nel suo comune di provenienza nel partito di Matteo Salvini.

Come prevedibile, la canea giornalistica si è lanciata sul criminale italiano ignorando l’immigrato. La tentazione di strumentalizzare l’episodio da parte della sinistra è troppo ghiotta, del resto siamo in clima d’elezioni

Roberto Saviano ha definito Salvini il “mandante morale’” della mancata strage.

Luca Traini come scrive Luigi Iannone sul Giornale.it e’ quindi il “Fascista perfetto”, l’estremista che spara su poveri migranti e che col tricolore sulle spalle, rivendica il suo atto da “giustiziere”.

Solo dei bugiardi o degli idioti possono attribuire il gesto di una personalita’ sociopatica e “borderline” ad un intero partito politico come la la Lega o Casa Pound. Per lo stesso motivo saremmo portati a sostenere che se un elettore del PD uccide a martellate la moglie automaticamente Renzi e’ il mandante morale di un femmincidio. Una logica tanto perversa quanto delirante.

La volonta’ di analizzare, di osservare i sintomi di un malessere individuale e sociale, sono riposti in soffitta. Per loro c’e’ sempre un fascista che rappresenta il pericolo per eccellenza, la testimonianza viva e palpabile del “male assoluto”.

Nessuna remora e nessuna domanda, da parte dei sinistri, sui guasti del multicultarismo che genera mostri. Quasi il 65% degli italiani si dice contrario all’invasione e alla regolarizzazione di milioni di migranti ma per lorsignori questa non è una notizia.

La disperazione sociale, l’isolamento individuale, l’impossibilita’ di integrazione tra popolazioni molto distanti non e’ minimanente contemplata dai cantori della societa’ “senza muri”.

Si e’ partiti con la proposta della legge Fiano per arrivare ai comunicati della Boldrini a non votare Casa Pound o la Lega, fino all’appello del PdR Mattarella che ci dice che il Fascismo “non fece nulla di buono”.

Messaggi che hanno continuato a diffondere sentimenti divisivi nella nazione, cavalcanti un antifascismo che e’ davvero “l’ultima arma dei farabutti”, come sostengono Veneziani e La Grassa.

Questa classe politica, supportata dall’apparato mediatico e televisivo, continua a diffondere odio e divisione all’interno del Paese. Costringe gli italiani a subire orde di disperati che invadono la Penisola, e chi si ribella e prova a metterne in discussione l’assunto, viene subito tacciato di essere un intollerante e un potenziale elettore leghista, quindi un fascista.

Una campagna mediatica martellante che negli ulitmi tempi ha raggiunto livelli sempre piu’ isterici, fino ad arrivare al fattaccio di sabato scorso.

E se a pensar male spesso ci si indovina, dovremmo come minimo chiederci come mai questi “folli” fanno apparizione, quasi sempre, in periodi “programmati” . Non diciamo altro, intelligenti pauca. Certo è che ad un mese delle elezioni lo spettro sempiterno dell’Ur Fascismo che si manifesta in un atto d’intolleranza serve ad alcuni e danneggia altri. Tuttavia, come ricorda Marcello Foa tale strategia potrebbe anche essere controproducente per le forze progressiste. Lo stato di esasperazione della maggioranza degli italiani resta, con o senza eventi tragici da strumentalizzare. I disagi della vita reale per questo modello di integrazione fallimentare sono piu’ forti di qualsiasi lezione di Roberto Saviano.

DOVE STA L’IMBECILLITA’ (E LA FURFANTERIA), di GLG

gianfranco

Secondo la mia opinione, si è perfettamente imbecilli (o peggio) quando si pensa che essere italiani o francesi o tedeschi o russi o cinesi o indiani e via dicendo, sia semplicemente abitare in una determinata area geografica, parlare (a stento) la stessa lingua, mantenendo abitudini “ancestrali” diversissime, modi vita e di pensare assai differenti. Io rispetto le diversità e ritengo che il contatto tra queste, se avviene nei modi più corretti e mantenendo fedeltà alle proprie specificità, sia di effettivo arricchimento. L’imbecillità consiste nello straparlare di integrazione, parola che non significa nulla se non appunto la mala fede di chi vuol far arrivare masse enormi di diversi, li alliscia, li sbatte in situazioni difficili e li fa abitare dove stanno i ceti popolari, mentre lui se ne sta nei posti di lusso, spesso strapagato dalla popolazione veramente appartenente a quel dato paese che lo elegge (in effetti anche questa popolazione è abbastanza stupida) per fingere di rappresentarla.

I paesi europei come quelli asiatici come quelli africani sono abitati da secoli e magari millenni da popolazioni che hanno quindi depositato una loro cultura, loro tradizioni, religioni e credenze varie che hanno radici di grande profondità. Voler mescolare alla rinfusa simili diversità significa in realtà portarli poi a creare dei loro discendenti sradicati (anche mentalmente), appiattiti, senza più memoria di tutto quanto distingue realmente i vari popoli fra loro e li rende realmente capaci di scambiarsi i prodotti di una lunga e proficua civiltà. Lo scambio si realizza proficuamente soltanto se si è fermi custodi della propria particolarità, se non si straparla di integrazione, mantenendo invece le proprie prerogative senza tuttavia complessi di superiorità, con la vera curiosità di conoscere i propri specifici prodotti culturali; ma questi devono restare quelli reali, acquisiti nei vari secoli della propria storia. E’ insomma indispensabile essere e sentirsi diversi e orgogliosi di questa diversità. Senza, lo ripeto, nutrire complessi né di superiorità né di inferiorità verso nessun altro.

Gli Stati Uniti – e le Americhe in genere – sono per ragioni storiche ammassi di individui molto differenti, provenienti certo da società con alle spalle una lunga tradizione, ma sradicati da queste e mescolati in una troppo confusa “ammucchiata” con perdita quasi totale della memoria collettiva. Così lontani (non semplicemente in senso spaziale) dai luoghi d’origine, tali individui hanno perso gran parte delle loro tradizioni e mentalità specifiche e non hanno avuto gran tempo per veramente amalgamarsi (integrarsi come dicono i cretini) e diventare autentiche nuove popolazioni con radici culturali, di costume, di civiltà insomma, omogenee e ben conficcate nelle profondità di un “nuovo suolo” (ancora una volta: non semplicemente geografico). E non a caso si tratta di società tendenzialmente violente; e non per un conflitto acuto che magari parte dall’insofferenza reciproca per le tradizioni, le credenze (in specie religiose) coltivate dai diversi gruppi posti così malamente in relazione, cosicché ognuno di questi si sente superiore agli altri e ritiene di poterli, anzi di doverli, sottomettere alla propria cultura o altrimenti annientarli.

No, in quei paesi – di storia in definitiva recente rispetto a quella dei più diversi “luoghi” da cui provengono i suoi abitanti – si è andata formando una popolazione mista (non “integrata”), dove tuttavia questa mistura non è la somma delle civiltà d’origine, bensì la perdita d’ogni vera memoria di queste. Ecco allora che emergono – quali semplici punte di un più vasto iceberg – i cosiddetti pazzi che sparano sulla folla o come minimo altercano fino al limite dell’uccisione, passando per varie gradazioni della violenza pressoché gratuita, priva di autentiche gravi provocazioni. E naturalmente gli ipocriti e imbroglioni del “politicamente corretto”, del “progressismo”, ecc. sbavano accusando le lobbies dei venditori d’armi. Bisogna impedire la libera vendita di armi, sbraitano. Perfetti cretini, non hanno affatto a che fare con dei folli, ma con dei deprivati d’ogni loro radice culturale, che non sanno più perché e per cosa debbano vivere. Magari hanno anche avuto successo (semplicemente economico) nella vita, ma non riescono a nemmeno intuire il senso di questa vita, il suo valore. Non sono portatori di un bel nulla, non credono in nulla, si sentono soli, svuotati fin nel più profondo della loro anima. Non odiano in modo particolare gli altri esseri umani, ma avvertono che sono inutili proprio come lo sono loro; e allora perché un inutile non può prendere quale bersaglio, anche per semplice passatempo, gli altri inutili?

A questo si arriverà anche in Europa, anche in Italia, fra pochi decenni se si continua con questa “ingordigia” di altri con cui “integrarsi”, cioè malamente mescolarsi e progressivamente scordarsi delle proprie diversità plurisecolari, millenarie. Altro che rispetto reciproco, che si nutre soltanto quando ci si rispetta proprio per questa diversità, coltivata e tramandata ai propri figli di generazione in generazione per i secoli a venire. Il tutto però appunto con la curiosità delle altrui antiche tradizioni, il rispetto reciproco e un effettivo scambio culturale; se questo deve essere effettuato, è indispensabile che resista nel tempo ciò che desideriamo scambiarci. La vera parola d’ordine non è l’integrazione (dei mascalzoni che la pretendono per meglio dominare l’insieme dei disadattati) bensì l’arricchimento reciproco. Si devono mantenere tutte le proprie prerogative e tradizioni e farle conoscere, ammirare, rispettare. Solo così nessuno si sentirà svuotato d’ogni significato della sua esistenza. Se invece avviene il contrario, non vi sarà più nulla da trasmettersi reciprocamente e quindi nulla da rispettare. Tutti vivranno solo la loro inesistenza, la loro inutilità; e allora, come già detto, a qualcuno balza in testa che in fondo ci si può divertire con un bel tiro a segno nei confronti degli altri inutili. Poi magari ci si punta la pistola alla tempia e così la si finisce con questa sensazione di vuoto.

Dobbiamo liberarci di questi sciocchi che recitano l’integrazione, la bontà che conduce solo all’inesistenza di ogni cosa per cui valga veramente la pena di vivere. Questa ipocrita benevolenza, annullatrice d’ogni differenza, alimenta solo la svuotamento d’ogni reale esistenza, che esige il confronto, a volte anche duro, ma tutto sommato aperto all’imparare il perché e la ricchezza del nostro particolare deposito di secoli di storia, mentre nel contempo c’insegna a rispettare il deposito altrui pur esso orgogliosamente coltivato e difeso da ogni improprio e arrogante tentativo di totale livellamento, appiattimento.

Per ultimo desidero ricordare che i disgustosi sostenitori italiani dell’integrazione, dell’annullamento di ogni diversità, hanno di fatto svelato il motivo di questa loro vergognosa “propaganda” per un’eguaglianza soltanto verbale. Ben 176 parlamentari della nostra mefitica “sinistra” hanno chiesto una legge che consenta il voto a tutti gli stranieri residenti nel nostro paese da almeno cinque anni. Vogliono semplicemente questo: avere i voti riconoscenti di chi non sa un bel nulla di tutto quanto ha alimentato il nostro paese nei secoli passati. Questi distruttori del nostro avvenire avvertono d’essere alla fine del loro percorso, non hanno più nessuna risorsa politica e culturale. Ricordate però il discorso del Gattopardo? Cercare di sopravvivere in qualche modo per un altro decennio o due, per questi manigoldi significa procurarsi l’eternità. Sia chiaro a tutti: se sopravvivranno troppo a lungo, saremo alla fine tutti “sepolti”. Non c’è molto tempo per metterli in condizioni di non nuocere mai più.

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