Marx e il problema del traffico

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Commento all’articolo più imbecille della storia dell’umanità, uscito su Internazionale.

Partiamo subito dicendo che chi ha pubblicato tutte le sciocchezze di cui sotto, anche se le riporto solo random (perché anche io ho un cuore), andrebbe immediatamente espulso dal club del cervello. Non si tratta di disprezzo per la libertà di opinione ma di necessaria resistenza della ragione a tale stillicidio di immondizia pestifera pseudo intellettuale che affumica la testa e toglie ossigeno ai neuroni. Vorrei che Papini entrasse oggi in me per poter insultare meglio questi decerebrati. Non accadrà quindi accontentatevi dei miei vituperi approssimativi.
Hanno tirato in ballo Marx, i cialtroni, per i loro sproloqui propagandistici benché dubito fortemente che anche uno solo di loro abbia mai veramente letto un’opera importante del pensatore tedesco. Al Moro della crisi climatica non sarebbe importato nulla, primo perché non c’è nessuna crisi climatica e poi perché già ai suoi tempi disprezzava i movimenti arcadici. Le carogne che dicono il contrario fanno vomitare. Basta leggere quel che scrisse su Il Manifesto a proposito della congerie di furfanti similsocialisti, animalisti, adoratori della natura e compagnia cantante che anche ai suoi tempi avvelenava i pozzi della scienza:
“Vi appartengono: economisti, filantropi, umanitari, riformatori della condizione della classe operaia, organizzatori di beneficenza, protettori degli animali, fondatori di società di temperanza, variopinti gruppi di riformatori presenti ovunque”. K. Marx – F. Engels. I farabutti per distrarre il popolo “sventolavano la bisaccia” dei poveri davanti ai suoi occhi con campagne di inutilità che lo ricacciano sempre più nell’ignorqnza. Ancora si agita il socialismo della chiacchiera, questa volta declinato secondo l’ideologia climalterante di origine antropica, per fottere il prossimo che, come diceva Nietzsche, non è il nostro vicino, ma il vicino del vicino.
Marx non era per la decrescita né per tornare indietro al feudalesimo, era per riconvertire lo slancio che il capitalismo aveva dato alla società, fondato però sulla sottrazione di plusvalore ai lavoratori, in abbondanza per tutti, a ciascuno secondo i suoi bisogni, da ciascuno secondo le proprie inclinazioni. L’ipotesi scientifica del Nostro si è scontrata contro i fatti, non si trattava però di una sua personale speranza o aspirazione ad un mondo migliore del cazzo, no! si trattava di una conseguenza necessaria, non verificatasi e non emersa “dai visceri” del mondo allora conosciuto e da lui studiato, che avrebbe condotto dal capitalismo al comunismo, passando dal gradino intermedio del socialismo, già secondo lui già in atto al suo tempo. Marx non si riferiva ai secoli ma alla sua epoca perché vedeva, seppur in fieri, un rivolgimento che non si è mai concretato. Il comunismo non era una speranza ma una necessità che avrebbe anche potuto non essere possibile. Infatti, non è stato possibile.

Ma veniamo al florilegio di baggianate pubblicato da Internazionale;

“è possibile andare avanti mantenendo l’ordine economico attuale, quello di un capitalismo che distrugge l’ambiente, pretende un aumento continuo di consumi, profitti e crescita, e moltiplica le ingiustizie? Questa volta, però, abbiamo un’occasione reale di dar vita a un capitalismo più equo e sostenibile…”

In Giappone un giovane professore di filosofia è diventato una star grazie alla sua critica ecologica del capitalismo basata su Marx. Kohei Saito afferma che già centocinquant’anni fa il filosofo tedesco aveva individuato i pericoli a cui è esposto il pianeta: ora è il momento di prendere sul serio le sue proposte e fer- mare la crescita, passando a una distribuzione più equa della ricchezza esistente…”

“Salta all’occhio il fatto che dietro ci sono spesso delle donne. Un ordine mondiale più femminile non sarebbe male…”

“Dovremmo tornare a occuparci delle cose per il bene della collettività. Prendiamo il traffico, per esempio: invece di sovvenzionare l’acquisto di auto, lo sta-to dovrebbe incentivare il carsharing, potenziare le ferrovie e le piste ciclabili. Insomma, dovrebbe fare cose da cui tutti possano trarre beneficio…
Saito, 35 anni, si considera parte di una generazione “fortemente influenzata dallo shock della crisi economica e dell’inci-dente nucleare di Fukushima”. Fin da quand’era studente, ha cercato di riflettere su questi due aspetti: l’ordine economico e la distruzione dell’ambiente. Ed è approdato a Marx. “In effetti Marx si è occupato molto più di quanto non si pensi delle conseguenze ambientali del capitalismo”, osserva Saito, che a questo argomento, nel 2016, ha dedicato la sua tesi all’università Humboldt di Berlino: Natura contro capitale. L’ecologia di Marx nella sua critica incompiuta del capitalismo…Saito ha scritto un libro su una nuova forma di ecosocialismo, interpretando la crisi climatica come “una manifestazione della produzione capitalista” in termini marxiani. Il collasso del pianeta potrà essere fermato solo da un sistema post-capitalista senza più crescita, in cui la produzione rallenta e la ricchezza è redistribuita in modo mirato…Tra le giovani generazioni molti si chiedono perché mai dovrebbero continuare così, impostando la loro vita in base al lavoro, al guadagno e al consumo”, dice Saito…L’appello di Saito per una cultura marxista della decrescita, con orari di lavoro ridotti e più attenzione a lavori meno orientati al profitto e con maggiore utilità sociale, come l’assistenza agli anziani e ai malati, ha centrato lo spirito dei tempi…”

“Il quotidiano conservatore britannico The Times una volta ha definito Mariana Mazzucato “l’economista più temibile al mondo”…. “Lo stato deve indirizzare e porre obiettivi ambiziosi”, dice Mazzucato, deve fissare degli obiettivi sociali e concentrarvi tutte le forze. Per arrivare a un’economia a emissioni zero bisogna cambiare il sistema economico. Quando c’è la volontà dei governi è possibile, nel giro di un anno, far apparire dal nulla impianti di rigassificazione. Perché non do-vrebbe essere possibile fare lo stesso con una nuova industria dell’energia solare?…Ma come si fa? “È semplice”, spiega Mazzucato, “non bisogna limitarsi a indirizzare cautamente aziende e settori industriali in una certa direzione, bisogna obbligarli”…

“Secondo i Freitag “il turbocapitalismo non riesce più a offrire le risposte giuste” e produce danni eccessi­ vi: le cose possono funzionare anche a ritmo più lento, più equilibrato e “più sano per tutti”…

“Redecker, tedesca, filosofa femminista con un debole per Marx, cre­sciuta in una fattoria biologica, è l’avan­guardia intellettuale dei movimenti di protesta ed è convinta che ci sia uno stret­ to legame tra l’oppressione razziale e il dominio capitalista.
…Redecker immagina un “socialismo per il ventune- simo secolo” che parta da Marx per andare oltre Marx, una specie di “comunità di chi condivide..Invece di vendere le merci potremmo condividerle”, dice. “Potremmo prenderci cura di quanto ci è stato affidato invece di sotto-metterlo al nostro dominio”. Non è un ca-so, secondo Redecker, che oggi alla guida dei movimenti di protesta – da Fridays for future a Black lives matter, dalla Bielorus- sia del 2020 all’Iran – ci siano soprattutto donne: “Per secoli le donne sono state intimamente legate alla gestione del quotidiano, al lavoro di cura, alle fondamenta della convivenza. Le donne partorivano i bambini, cioè fabbricavano la vita, mentre gli uomini fabbricavano le merci”. Il lavoro delle donne seguiva i bisogni delle persone, non le esigenze del mercato. Forse è per questo che oggi le donne hanno più chiaro degli uomini che qui è in gioco la sopravvivenza dell’umanità.”

Non ho mai sentito in vita mia una tale sequela di banalità che tira in mezzo Marx. Il fatto che ci siano anche le donne a profferire dette bestialità ci toglie il dubbio che da queste non verrà proprio nulla di buono perché riescono a essere, quando vogliono e quando non vogliono, molto più attardate degli uomini.
Non dobbiamo più essere indulgenti con questa stirpe di mentecatti, che siano uomini, donne, neri, colorati o altro ancora. Bisogna combatterli con ogni mezzo e chiudere loro la bocca per sempre. Così si salva l’umanità, senza distinzioni di razza, sesso e genere.