Non minibot ma maxispesa

crisi-economica

 

Se qualcuno e’ intenzionato a farci credere che i minibot siano la porta per imboccare l’uscita dall’euro cerca di prenderci in giro. Gli economisti sono ormai dei commedianti, pro o contrari a simili iniziative, sono portati ad ingigantire le piccole questioni perché incapaci di affrontare le grandi. Non hanno veramente idea su come far finire questa crisi, ormai più che decennale. In primo luogo, col minibot, non si crea nuova moneta. Altrimenti dovremmo considerare tale anche i buoni pasto coi quali si fa la spesa al supermercato. Ma il valore nominale di un buono pasto, che comporta dei rischi maggiori per il negoziante, viene arbitrariamente ridotto dallo stesso (anche di un 20%) o addirittura rifiutato, perché emesso a volte da imprese poco solide. Ho assistito personalmente a queste scene alla cassa dei vari market. Molte società che gestivano i buoni sono fallite, lasciando i commercianti con carta senza valore tra le mani. E’ vero che un minibot avrebbe garanzia statale, tuttavia, una serie di limitazioni legali lo rendono in partenza diverso dal “cash”. Se posso scegliere tra minibot e gli euro io stesso non manifesterei dubbi a favore dei secondi. In ogni caso, occorre chiarire un concetto. Emettere un titolo significa sottrarre reddito ai privati e aumentare il debito dello Stato. Col minibot si rinomina un debito preesistente e lo si rifonde più velocemente con alcune restrizioni. È un gioco a somma zero, nel quadro economico generale. Con questi palliativi non si va da nessuna parte benché segnalino almeno un po’ di buona volontà rispetto alle chiusure degli anni scorsi, in cui dominavano certi espertoni di economisti che sapevano solo inorridire di fronte a qualsiasi idea che non fosse in direzione dell’austerità e del rispetto delle regole europee, troppo stringenti per i paesi in difficoltà. La domanda statale, per avere effetti anticrisi, in questa situazione pesante, deve essere in deficit di bilancio. Si devono mettere in moto i fattori produttivi che servono per compiere le grandi opere pubbliche. Stampare moneta non si può perché ormai non è controllata dal nostro istituto centrale. Si trovino altri sistemi e si impegnino in questi studi gli economisti veri. Forse i minibot daranno un po’ d’aria alle imprese che contano su certi crediti non ancora incassati ma non risolveranno i problemi centrali del complessivo sistema economico. Come al solito gli studiosi di economia si fanno la guerra sulle quisquilie e non vedono i grandi temi. Utilizziamo invece il rasoio di Occam, almeno per invertire la rotta. Se in questi anni si è operato per garantire il pareggio di bilancio, ricorrendo a misure che chiamare draconiane è poco, si proceda adesso in direzione opposta con uguale forza e insistenza. Alto che mini, qui ci vogliono iniziative maxi. Non è vero che si corrono quei pericoli del passato, allorché l’eccesso di statalismo (effetto di un keynesismo ideologizzato) determinò enormi sprechi accompagnati da episodi di parassitismo e assistenzialismo. L’epoca è profondamente cambiata. Ora servono seriamente grandi investimenti, in quasi tutti i settori, prediligendo ovviamente quelli più tecnologici e strategici. La crisi del ’29 è l’episodio storico più vicino a noi in cui si è operato in detto modo, anche se quella situazione non si risolse esclusivamente grazie al New Deal. Si definì dopo la guerra, allorché fu chiaro chi fossero i vincitori e i vinti dei conflitti internazionali. Si deve quindi comprendere che l’attuale disordine mondiale, con crisi sia economiche che politico-militari di sempre maggiore acutezza, è determinato da uno squilibrio maggiore che imperversa in un campo geopolitico in via di sfaldamento, non più globalizzato (come lo era durante il monocentrismo Usa), o bipolarizzato (nell’epoca del dualismo Usa-Urss), popolato da molti agenti non interessati a coordinarsi ma ad approfittare delle occasioni per estendere la propria egemonia. Ecco perché la crisi, adesso ancora assimilabile ad una lunga stagnazione, ridiventerà presto un vero caos (peggio di quando è principiata con gli scandali sui derivati). Probabilmente ci troviamo in un periodo simile a quello di depressione del 1873-95, allorché iniziò il declino inglese, principale centro regolatore dell’economia mondiale di quei tempi. Adesso è la relativa decadenza americana a favorire un contesto di speculare incertezza. Si arriverà probabilmente ad un altro ’29, anche se nulla si ripete in forma uguale, quanto più ci avvicineremo al policentrismo, in cui la guerra di tutti contro tutti per la preminenza si farà più decisa; e noi stiamo qui ad aggrapparci ai mini-bot? Ci vuole ben altro, una maxispesa statale per esempio, e non perché ciò agevolerà la fine delle difficoltà economiche ma solo per resistere meglio alla tempesta dei prossimi anni. Uno Stato serio che vuole sopravvivere deve spendere, rafforzarsi nei comparti avanzati, pensare alla propria penetrazione estera arrivando a deridere i vincoli che qualcuno vuole imporgli da fuori in ossequio ad una fasulla unità europea. Questa è la strada da seguire, tutto il resto è sudditanza.

Il complotto contro Il governo, di GLG

gianfranco

 

Chi legge oggi l’editoriale di Belpietro su “La Verità” si renderà conto di quanto penso io già da tempo (e ho anche fatto stamattina un video in tal senso, inviato per il momento ad Alessandriaoggi). Conte sembrava molto neutro (e qualcuno voleva prenderlo per una nullità); invece fa parte di un progetto più lungo. Una prima strategia è andata in fumo con le elezioni italiane dell’anno scorso, ed è allora che si è messo Conte (e anche due ministri importanti) per condizionare pur sempre il governo del “contratto”. Il progetto è quindi cambiato e se ne è portato avanti un altro prima delle elezioni europee. Queste hanno messo in crisi anche il secondo progetto del vecchio (e infetto) establishment del disastroso europeismo della UE. Adesso se ne va profilando un altro che mandi in malora questo governo e tuttavia metta in piedi un falso e catastrofico “governo di salute pubblica”, sperando di ripetere l’operazione fatta con Dini quando si fece cadere Berlusconi, che aveva stravinto le elezioni del 1994 e si logorò quest’ultimo portando poi alla rimonta del falsi “sinistri” con Prodi. Tuttavia è probabile che Di Maio senta che in questo nuovo progetto verrebbe sostituito da Fico e Di Battista o tipi simili. Forse quindi tenta un qualche “ammorbidimento” con la Lega. Vedremo. I nemici – i portatori dell’infezione – sono costantemente all’opera e sono sempre gli stessi che “mani pulite” (operazione non certo di soli magistrati ma con precisi legami politici interni e internazionali) tentò di mettere al comando assoluto annientando la “prima repubblica”. Anche quell’operazione fallì infine. Seguiamo comunque attentamente le vicende odierne perché in realtà le elezioni europee sono state un allarme per l’“infezione” (e non solo in Italia); quindi gli “infetti” si scateneranno, ma sempre con le tipiche operazioni di raggiro e tentativi reiterati di “messa in c…”. Teniamo “alte le orecchie”!

Ho visto con divertimento alcuni TG. Si notava la delusione, ma anche la speranza che nulla sia ancora risolto tra “5 stelle” e Lega; quindi si continuano a fare ipotesi sulle date di prossime elezioni (ma è sicuro che costoro puntano al governo di salute pubblica e fingono per tutto il resto). Conte ha in pratica gettato la maschera. Era nervosissimo di fronte alla “svolta” (telefonata di Di Maio a Salvini) e ha abbandonato la “signorilità” redarguendo villanamente un (o una) giornalista che gli aveva rivolto una domanda (non vista né sentita dagli spettatori) mentre parlava tutto scuro in volto. Anche la foto di Mattarella e Di Maio (salito subito al Quirinale per assicurare della volontà del governo di andare avanti; si saranno detti solo questo?) è indicativa. Il presdelarep, pure lui, aveva una faccia molto “seria”; io la leggevo come scura e contrariata. E ha ribadito che vuole maggiori assicurazioni sul “rasserenarsi” del teso clima di ieri (e fino a stamattina). Adesso si vedrà fino a che punto i sedicenti “sovranisti” sapranno muoversi di fronte ai tentativi di “messa in c…” degli avversari, pienamente coadiuvati dal vecchio establishment della UE. E’ chiaro che questi hanno due vie: governo di “salute pubblica” con poi bonario atteggiamento di tale establishment europeo al momento della manovra finanziaria. Oppure elezioni anticipate, governo con Lega in posizione molto influente e allora atteggiamento inconciliabile della UE (almeno questo sperano i nostri “infetti”). La continuazione del governo così com’è ora, magari con qualche attenuazione di contrasti, è ciò che temono di più. Una parte dei pentastellati è pienamente connivente con gli avversari (anche quelli nella UE). Di Maio cerca però di manovrare nel modo migliore per lui, per non essere fatto fuori, ma restare invece garante di ogni politica (un forno oppure l’altro) del suo “movimento”. I “sovranisti” dovranno ben barcamenarsi; il momento è decisivo. Del resto, mi pare che perfino Trump (il suo establishment) ne abbia coscienza. Bisogna accelerare le varie mosse. In tutti gli ambiti: interni come internazionali.

I paganti della terra, di GLG

gianfranco

Coloro che emigrano dall’Africa, dal Medioriente, dall’Asia (in particolare Pakistan) pagano migliaia di dollari a chi li “aiuta” per simile impresa. Non si tratta quindi di affamati, diseredati, “dannati della terra” (come scrisse Fanon). Questi il sottoscritto li ha sempre sostenuti (non materialmente, certo, perché non ne avevo la possibilità); e sempre ho manifestato molto più che apprezzamento per la loro valorosa lotta anticolonialista. Questi giovanottoni pienamente robusti, in carne e che si dicono malati, mentre poi scendono a terra raggianti e saldi sulle gambe quando infine riescono nel loro intento, non riscuotono nessun mio particolare apprezzamento. E’ gente che potrebbe vivere (e lottare) nei loro paesi e invece scappa sperando in chissà quale bengodi che poi non trovano di certo. Tuttavia, non li ritengo colpevoli di nulla, sono solo dei “fuggitivi”. I farabutti sono quelli che fanno i soldi con la loro fuga e soprattutto gli accoglienti (detti “progressisti”, “politicamente corretti”, mentre sono l’infezione dei nostri paesi). Le navi ONG (sette su nove create a partire dal 2014; non vi dice nulla questo?) vanno a pochi Km dalle coste libiche, ben sapendo che i criminali scafisti usano gommoni di poco costo e che affondano dopo breve navigazione. C’è un chiaro connubio tra questi sfruttatori della situazione creata dagli “occidentali” (Usa di Obama in testa) con la “primavera araba” del 2011 e sporche manovre successive. Ma i principali mascalzoni da colpire politicamente (e che invece ancora non lo sono) sarebbero appunto gli “accoglienti”, i sedicenti “sinistri”, che intendono sopravvivere alle loro malefatte creando caos e guerra tra poveri qui da noi. Questi meritano sul serio di essere fatti “affogare” in qualche “mare procelloso”, creato da forze politiche adeguate che non sono ancora all’orizzonte. I migranti sono solo dei mediocri “prodotti” dei loro paesi, vogliosi di un benessere di cui sono stati illusi da emeriti furfanti. Per il 90% non fuggono da guerre (e del resto, se lo fanno, meritano punizioni ancora peggiori degli altri), ma non sono criminali o terroristi. Stupido dire questo da parte dei “non accoglienti”, pure loro incapaci di dire la verità. Quindi si puntino le “sinistre”, cioè la “gente dei quartieri alti”, perfetti reazionari che sentono tremare il terreno sotto i loro piedi dopo aver imperversato per mezzo secolo a partire dall’infausto ’68, in cui si sono travestiti da rivoluzionari per liquidare i “loro padri” (meno peggiori di loro), letteralmente impestando i nostri paesi. Concentratevi su questi degenerati e non sui migranti, gente che non merita la falsa e ipocrita umanità della Chiesa attuale, ma nemmeno l’odio dei nostri “poveracci” (la vera gente del popolo), ancora incapaci di dirigere la loro rabbia verso i reali colpevoli. E’ la falsa sinistra, immondo coacervo di miserabili mentitori, a dover essere colpita a fondo e gettata nei “cassonetti” della storia. Popolazione minuta e ancora sana: insorgi e colpisci nella giusta direzione, invadi i “quartieri alti” e infliggi a questi degenerati una lezione memorabile!!!

Il modello Riace (facce di Bronzo)

gianfranco

Finalmente un po’ di verità e smascheramento dei “vermi” dell’accoglimento. I risultati elettorali a Lampedusa e Riace dovrebbero essere propagandati a dovere; la Lega ha stravinto e il Pd è andato al secondo posto nell’isola e addirittura al terzo nel paese il cui ex sindaco era stato proposto per il “premio Nobel” per la pace. I “vermi” hanno tentato di consolarsi con la bassa affluenza alle urne a Lampedusa. Ma a Riace invece l’affluenza (61%) è stata superiore alla media nazionale. E ricordo pure che è stato considerato un successo l’affluenza per l’intera UE (50%, solo metà dell’elettorato), superiore ad ogni altra precedente elezione europea. Altra consolazione per i “vermi”: il medico di Lampedusa (candidato sindaco nell’isola) avrebbe avuto un boom di preferenze come candidato nella circoscrizione Sicilia-Sardegna. Appunto: questo dimostra come la schifosa stampa e TV, ancora in mano ai “vermi”, diffonda solo menzogne a piene mani. Laddove questo ometto era ben conosciuto (e come medico, non un posto da niente) quasi tutti lo hanno “cagato”: o non sono andati a votare oppure i votanti lo hanno lasciato a metà dei suffragi presi dal leghista. E a Riace, il sindaco “eroe” ha visto i suoi laidi fan completamente sepolti (ripeto: il Pd al terzo posto e con alta affluenza alle urne). Ma soprattutto UDITE UDITE!!! Lucano non è nemmeno stato eletto consigliere comunale, ha avuto 21 voti. Proposto dai “vermi” come Premio Nobel; e invece il 61% dei votanti nel suo Comune, conoscendo bene che tipo è, lo hanno mandato a quel paese. Purtroppo, quanto accaduto a Lampedusa e Riace – così significativo per capire chi sono questi “accoglienti” e come vengono considerati dai loro più diretti conoscitori – verrà presto nascosto e fatto dimenticare. Siamo in mano ad un giornalismo e a un ceto intellettuale ancora dominato dai “batteri patogeni” della “sinistra” e di questa Chiesa che sta diventando l’affossatrice della vera religiosità. E ancora non si scopre l’“antibiotico” capace di salvare l’organismo delle nostre società e “istituzioni” così gravemente ammalate.
O ci si sbriga o saremo tutti nella me…lma. Qualcuno dei “vermi” ha voluto straparlare contro chi ha votato come ha votato, parlando di “classi subalterne” che sono ignoranti; per loro fortuna non sanno ancora bene quanto essi meritino una punizione definitiva. Voglio ricordare a chi lo ignora (la stragrande maggioranza proprio per colpa dei “vermi” invasori dei luoghi dell’informazione e conoscenza) che le “classi subalterne” (in realtà gli operai come quelli della Krupp), dopo la presa del potere dei nazisti nel 1933, andavano per le strade a massacrare di botte i “vermi” di allora, che avevano appoggiato la putrefatta “Repubblica di Weimar”, cui la nostra attuale assomiglia sempre più. Vogliamo arrivare a quel punto? Guardate poi di non lamentarvi perché non si torna più indietro se non dopo una grave tragedia. Non sarebbe bene fare man bassa di “vermi” fin d’ora, preservandoci da eventi ben più terribili? Pensateci. Non so quanto tempo resti ancora per salvarci da questo verminaio. Bisogna liberarcene con potenti “disinfettanti” nel giro di al massimo qualche anno (ma pochi pochi). Poi attendetevi il peggio.
E non finisco qui. Basta con questa litania del “Ciao bella ciao”, cantata appunto da antifascisti dei miei coglioni; solo i traditori che si diedero a cianciare di “liberatori”, rivolgendosi ai nuovi occupanti per fare finta di essere sempre stati dalla loro parte. I veri combattenti delle montagne cantavano “fischia il vento e urla la bufera, scarpe rotte eppur bisogna andar a conquistare la ROSSA primavera dove sorge il sol dell’avvenir…….ecc.”. O anche “pietà l’è morta”. Queste diventino le vere canzoni da ricordare: la pietà deve morire e bisogna liberarsi presto della presenza dei “vermi” dell’oggi, ancora più viscidi e disgustosi dei traditori di allora. Evitiamo le peggiori tragedie del passato, eliminando presto i veri eredi della “Repubblica di Weimar”!

L’Europa si salva con la Russia.

il ratto d'europa

Nell’ultimo numero di Limes si parla di Antieuropa. Questo termine, secondo me azzeccato, si riferisce ad una struttura di governo del Continente costruita esclusivamente su interessi egemonici esterni allo stesso. L’Antieuropa, cioè l’Ue, ha una matrice americana, in quanto tale è contro gli Stati europei che vedono derubricate le proprie istanze a favore della geopolitica statunitense. Nel suo editoriale, Caracciolo rammenta che i due pionieri dell’Ue, Schuman e Monnet, erano in sostanza due agenti transatlantici, due congiurati di Washington che rispondevano alle mire conquistatrici di questa anche se ammantavano i loro discorsi di spirito cosmopolitico ed europeistico. Ciò  dovrebbe bastare a far capire che l’Unione Europea non è un soggetto riformabile, esso può essere solo abbattuto e sostituito con un vero progetto indipendentistico che risponda alle esigenze multipolaristiche della fase storica. Di questo abbiamo già scritto con La Grassa, proponendo un asse Berlino-Mosca-Roma per la rinascita di un reale contropotere nel Vecchio Continente atto a ridisegnare i destini dei popoli che lo abitano.
Sulla rivista già citata, in questa direzione, c’è un intervento piuttosto interessante a firma di Vitalij Tret’jakov, intitolato “Senza la Russia l’Europa non si salverà”.
Riporto i passaggi piu’ stimolanti (poiché non tutto è condivisibile del pezzo) e che rispecchiano il mio punto di vista: “Il Vecchio Continente può sopravvivere se si riunirà a Mosca. Ma dovrà abbandonare arroganza e padrone americano, ricalibrare il concetto di democrazia… L’Europa e la Civiltà Europea si trovano a un passo dalla morte; sono in pochi oggi a dubitarne.
Purtroppo, le ricette per il salvataggio che si sentono risuonare più forte nella stessa Europa (vale a dire, l’Europa meno la Russia) sono o lacunose o prive di prospettive nella loro dogmaticità neoliberale, ovvero nella loro essenza antipopolare.
A mio avviso, è evidente che la Russia sopravvivrà anche senza questa Europa. Tuttavia, non isolo così deliberatamente l’Europa dalla Russia, o la Russia dall’Europa, come fanno gli europei più illustri, da poter rimanere impassibile davanti al destino di questa nostra parte di mondo.
Certamente, se l’Europa non rinsavisce da sé, la Russia non riuscirà a salvarla: la sindrome suicida di questa Europa si è fatta troppo potente. Tuttavia, mi sembra che la chance non sia ancora andata perduta. Provare a far rinsavire l’Europa è possibile e necessario.
…In nome della salvezza dell’Europa (intesa come civiltà europea) così come la conosciamo, stimiamo e amiamo, è necessario rivedere in maniera radicale (rivoluzionaria) ogni aspetto relativo alla politica europea in senso lato. Di seguito elenco ciò che reputo assolutamente non negoziabile e di primaria importanza.
La deoccupazione dell’Europa. La smobilitazione di tutti i battaglioni e la chiusura di tutte le basi militari Usa sul territorio dei paesi europei e pertanto, più ragionevolmente, il semplice scioglimento della Nato. L’Europa deve smettere di essere un vassallo militare degli Usa.
L’esclusione dall’Osce, come minimo, di Usa e Canada, o ancor meglio la com-pleta soppressione di questa organizzazione, in quanto essa ha tradito la sua missione primigenia. Complessivamente, queste due misure comporteranno, se non una totale, quanto meno una radicale de-americanizzazione dell’Europa.
È necessario sciogliere l’Unione Europea in quanto formazione burocratica sovranazionale ormai deceduta, che per giunta non riflette gli interessi, non solo di tutte le nazioni europee, ma nemmeno di molti membri Ue. L’Unione Europea collasserà da sé con la stessa inevitabilità, negli stessi termini temporali e per lo stesso ordine di ragioni per cui collassò l’Unione Sovietica – un’Unione Europea numero 1, sorta cent’anni fa nell’Est dell’Europa. Ma questa volta sarà un collasso incontrollato, con i relativi eccessi e conseguenze.
La riunificazione dell’Europa. Gli europei occidentali non solo hanno permesso di vedere la propria parte d’Europa americanizzarsi, ma hanno anche privatizzato il nome storico dell’Europa, considerando Europa solo ciò che coincide con l’Unione Europea e la Nato e isolando da sé tutto ciò che non rientra in queste due organizzazioni, in primo luogo la Russia. È giunto il tempo di riunire Europa e Russia, poiché è questa la vera, completa e piena Europa, la vera civiltà europea (tra l’altro, estesa attraverso la Russia in Asia, fino all’Oceano Pacifico).
…elaborazione di una nuova architettura politica dell’Europa, in particolare di un’idea di Organizzazione delle nazioni europee (One). Ritengo doveroso sottolineare che i soggetti principali della politica intra-europea saranno solo e soltanto le nazioni sovrane europee (situate in Europa).
È necessario porre e stabilire giuridicamente il divieto di interferire reciprocamente negli affari interni tra Stati europei, nonché il divieto per qualsiasi Stato non- europeo di interferire negli affari interni degli Stati europei e negli affari intra-europei (compresi divergenze e confitti tra Stati membri).
Allo stesso modo le nazioni europee dovranno impegnarsi pubblicamente a non interferire negli affari interni di qualsiasi Stato situato al di fuori dell’Europa. Tale intromissione sarà possibile in casi eccezionali e soltanto su richiesta dei legit- timi governi di tali Stati o su risoluzione del Consiglio di Sicurezza Onu.
Le nazioni europee dovranno promuovere una riforma dell’Onu: il Consiglio di Sicurezza, dopo la riforma, dovrà formarsi su base continentale o su criteri di appartenenza culturale.
… La storia del mondo non si è fermata, nemmeno quella dell’Europa. La marcia della storia è un costante cambiamento dei confini, la comparsa e la scomparsa di Stati. Pertanto, è necessario creare all’interno dell’One un organo apposito: il Consiglio degli Stati non riconosciuti e dei territori europei contesi, con una rappresentanza per ognuno di questi Stati e territori.
Imperativo categorico è la creazione tra gli Stati europei occidentali e la Russia di un cordone di Stati neutrali, che nei successivi quindici anni non avranno diritto a partecipare ad alcun blocco militare internazionale, sia intraeuropeo che extraeuropeo. In tale cordone dovranno rientrare: Norvegia, Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Bielorussia, Slovacchia, Ungheria, tutti gli Stati dell’ex Jugoslavia, Bulgaria, Romania, Ucraina, Moldova, Georgia. Ciò permetterà un gra-duale superamento dello storico scisma d’Europa, che ha generato molte guerre in passato.
…Il rifiuto dell’idealizzazione e dell’assolutizzazione della cosiddetta democrazia (politica), giacché mai essa si è realizzata e, per principio, non è pienamente realizzabile o non può risultare democrazia per tutti. L’abbattimento delle vetuste scenografe democratiche che mascherano il potere della classe dominante. Il rifiuto dell’ipocrisia politica democratica, la quale costituisce uno dei tratti più riprove- voli dell’Europa contemporanea.
…Il rifiuto dell’imperante traduzione della democrazia, quale «potere della maggioranza» (pur illusorio), in una democrazia dove il potere (anche effettivo) è riposto nelle mani di un gruppo minoritario costituito da ferventi zeloti dalle ambizioni totalitarie a danno della maggioranza.
Ciononostante, è naturale che non si possano negare o ridimensionare il valore e il signifcato delle forme democratiche di governo (compreso il potere statale), così caratteristiche per la civiltà europea in diverse tappe del suo sviluppo. Tuttavia, non in misura minore la civiltà europea ha saputo usare proficuamente un altro regime naturale di governo della società: il sistema di comando e controllo (nei casi limite, l’autoritarismo). Pervenire a un equilibrio ragionevole, seppur costante- mente variabile, tra questi due metodi di governo è l’autentica – e non artificiale – democrazia, ovvero un potere in nome degli interessi della maggior parte della società e della società in generale…Il riconoscimento dell’eterogeneità delle nazioni europee, dei popoli, delle loro culture, lingue, tradizioni, comprese le tradizioni politiche, come valore fondante dell’Europa quale comunità di nazioni e quale civiltà. Nessuna nazione deve essere costretta a rinunciare alle proprie particolarità nazionali, siano esse ideologiche o politiche. A nessuno può essere imposto di conformarsi a una determinata formazione politica, a un regime, a un’ideologia o filosofia politica. La standardizzazione, ovvero l’omogeneizzazione sistematica, della vita delle nazioni e dei popoli europei è il meccanismo che conduce al graduale deperimento della civiltà europea…I cittadini di nazioni che un tempo possedevano colonie in tutti gli altri continenti del pianeta con tutte le conseguenze del caso, compreso lo sterminio di massa della popolazione locale e la tratta degli schiavi, non possono permettersi di insegnare agli altri la tolleranza, la democrazia, i diritti umani e altre cose del genere. Non hanno il diritto morale di insegnare ad altri popoli e a governi più giovani l’umanesimo, la misericordia, le virtù civili e politiche … L’Europa e la civiltà europea nella loro condizione attuale non possono essere salvate senza la Russia, escludendo la Russia o, ancor peggio, nello scontro con la Russia e in guerra contro di lei. Chi la pensa diversamente è ignorante, stolto o un provocatore (e non sono pochi nell’Europa orientale), o ancora un membro fedele (di principio o meno) del partito degli atlantisti, o, ancora meglio, un semplice schiavo docile e privo di volontà al soldo degli Usa. Proprio oggi l’Europa deve, infine, unirsi, in tutta la sua eterogeneità e in tutto il suo volume geografico e storico, alla Russia – la più grande, e sempre più europea della stessa Europa, parte della civiltà europea. Non si parla, chiaramente, di una mitica «casa comune europea», costruita su modello europeo occidentale o secondo progetti neoliberali, nella pratica governata da Bruxelles, Berlino o Londra…”

Ecco, questi pochi elementi alquanto ragionevoli, pur se da sviluppare, approfondire ed estendere ad altri presupposti, rappresentano dei principi sani per dare all’Europa (e alla Russia) il posto che meritano (ma che si devono riguadagnare dopo decenni di sfaceli) sulla scacchiera mondiale.

E’ un “vaste programme” ma qual è l’alternativa? Ci sentiamo di aderire a tali intenzioni espresse dall’analista russo. Rovesciare la dominazione americana non è un compito semplice per questo bisogna letteralmente annientare l’Ue, le sue classi dirigenti compromesse con gli Usa, essendo lo spazio in cui agiamo una gabbia nata più di 60 anni fa per diretto impulso dei vincitori della II Guerra Mondiale. I cosiddetti padri fondatori dell’Ue erano a libro paga dei servizi segreti americani e hanno realizzato un incubo più che un sogno. Per rompere il sortilegio occorre riavvicinarsi al principale antagonista di Washington, la Russia. Deve essere inaugurata una nuova politica di intese tra est ed ovest per rompere l’isolamento russo e sganciare l’Europa dalla dipendenza americana. Questi primi passi, da attuare con cautela, sono possibili perché il declino americano, seppur relativo, è un fatto. Il multipolarismo è un processo storico oggettivo e inarrestabile ma il mutamento dei rapporti di forza ed il ribilanciamento della potenza, dipende anche da fattori soggettivi. La Storia spalanca delle finestre ma per passarci attraverso bisogna “osare”, ed essere strategici. Ormai, anche muovere un dito in questo mondo in ebollizione genera scosse da tutte le parti. È l’oggettività della situazione conflittuale. La sorte dei conflitti dipende però anche dal l’intelligenza soggettiva degli attori in campo. Il mondo è aperto ad ogni possibilità.

1 2 3 4 91