La tragedia futura, di GLG

LAGRA2

 

Questo è molto significativo e dice del clima che prima o poi dilagherà e porterà a quelle tragedie di cui parlo da tempo. Però i cretini – che si credono tanto umanitari e sono invece falsi e solo preoccupati dell’odio che si diffonde e che inciderà sul potere da essi ancora controllato nell’informazione, nella magistratura, nella scuola, nell’editoria e nel cinema, nel ceto intellettuale ormai verminoso, ecc. – porteranno appunto al diapason la tragedia. Bisogna far capire alla “gente”, ormai esasperata, che la causa di quanto sta avvenendo non è dei migranti o dei rom o di altri, verso i quali non vanno però sollecitati falsi e ormai sempre meno sentiti impulsi alla pietà e alla comprensione umana. Bisogna più correttamente chiarire che l’indubbio eccesso di migranti accolti – e che non sono i morti di fame del “terzo mondo”, ma giovani robusti e che hanno migliaia di dollari da spendere, con cui nei loro paesi sono situati a livelli di sostanziale benessere – è legato a due motivi fondamentali: 1) la delinquenza e avidità di chi guadagna quei milioni di dollari che arrivano: scafisti, ONG, centri di accoglienza (e albergatori), Onlus varie, ecc. 2) gli schifosi sopra nominati che sentono il loro potere cedere e ricorrono al disordine sociale, alla “guerra tra poveri”. La causa delle cause sono questi ultimi. Devono essere combattuti e colpiti non con selvaggia ferocia, ma con l’azione di forze ben preparate e che finalmente annientino le loro organizzazioni, tolgano dalle loro mani al 100% il controllo di stampa e TV, riformino prima ancora della “Giustizia” quelli che l’amministrano e ancora controllano la magistratura, ripuliscano i Servizi, si colleghino con organismi armati che, ne sono convinto, cominciano ad avere molti settori fortemente preoccupati, ma che non avvertono sufficiente appoggio e cedono quindi spesso anche loro a falsi sentimenti di “rispetto” per una forma degenerata di giustizia solo apparente e demotivata. Basta straparlare di sovranismo, autonomia, quasi nazionalismo d’altri tempi. E’ necessario ripulire la società dal cancro della “gente bene”, ormai marcia e incapace di avere una funzione guida pensando quindi solo a se stessa, ai propri privilegi, al controllo di tutti gli apparati in senso lato culturali; ma di una (in)cultura che loro hanno ormai fatto degenerare per difendere il loro meschino potere. Siamo al bivio di una civiltà, che ha un lungo e glorioso passato e che questi marci e corrotti stanno distruggendo. Si annientino, si schiaccino, e senza falsa pietà, questi scarafaggi, che ancora vediamo perfino sui banchi del Parlamento e a concionare in ogni settore del giornalismo e in TV. Si aiuti invece un poveraccio che sta male per strada e si chiami l’ambulanza. E la si chiami pure se sta male uno dei suddetti scarafaggi. Ma poi, quando sono guariti, si processino e si caccino da tutti i posti di potere. E a chi resiste, condanna al carcere o all’esilio nei paesi da cui provengono i migranti. Ci penseranno “laggiù” a infliggere loro le punizioni meritate.

La benda, di GLG E G.P.

gianfranco

Undici coltellate. Cambia poco. E comunque nulla sono in confronto all’orrore del ragazzo bendato e con le mani legate dietro la schiena. Sentire quello che hanno detto i media statunitensi mostra la grande sensibilità democratica di quei nostri padroni. Ma anche a casa nostra non si è scherzato; e ovviamente da parte dei servi di quei padroni. Sarebbe interessante anche sapere chi ha diffuso la foto e perché. E non è escluso che perfino la preparazione della scena abbia avuto qualche regia occulta. In ogni caso, mi auguro che la maggioranza della popolazione, se ancora resta un po’ di pulizia morale, si sia concentrata sul dolore e la rabbia per l’assassinio compiuto da due balordi, ormai deprivati di ogni parvenza umana. E si spera che “l’Arma”, come forse in altri casi, non si metta a battersi il petto per un non dovuto “mea culpa”. Nessuno sostiene che fosse necessario sistemare il ragazzo in quel modo. Non lo era affatto; e ripeto che mi nascono molti sospetti. Tuttavia, l’indignazione manifestata da insensati, quasi quanto quei due ragazzi, dimostra che ormai solo una disinfestazione assai accurata e capillare potrebbe salvarci dallo sfacelo definitivo.

Uno di vent’anni che imbevuto di droga (almeno immagino) dà 11 coltellate, e ben piazzate, ammazzando una persona. E che fosse carabiniere o meno, sposato da poco o meno, m’interessa fino ad un certo punto. L’assassino è un degenerato e lo è ad appena vent’anni e vissuto nel benessere. Se ne fa un caso, quasi grave come l’assassinio, per il fatto che è stato bendato e con le mani legate dietro la schiena. Ritengo che sia stata applicata una misura sbagliata, che non ce n’era affatto bisogno. Ma che si faccia can can quasi come per l’assassinio – e che perfino “l’Arma” dica “inconcepibile” e trasferisca l’autore del gesto (sicuramente da rimproverare e considerare assurdo, ma non da rendere un terribile affronto alla dignità umana verso chi questa dignità non l’ha certo dimostrata) – è qualcosa di assai più che preoccupante. Poi c’è un’insegnante che dice all’incirca: non era intelligente, uno di meno, con riferimento all’assassinato. Reazioni non adeguate a simile incredibile affermazione. Qualcuno ha detto che dovrebbe essere licenziata o sospesa. Scusate, ma a me sembra soprattutto che la sua mente non sia del tutto a posto. Forse c’è bisogno d’altro, di qualche cura, anche con comprensione umana per le difficoltà che insorgono nella vita di molti. Infine, si continua ad obiettare, ad ogni gravissimo fatto di sangue, che i reati sono in diminuzione. In realtà, dai numeri risulta che sono diminuiti i furti, quelli però normali, quelli simili a quando i cervelli di politici, giornalisti e conduttori TV, uomini di cultura e cosiddetti intellettuali, avevano una discreta funzionalità. Adesso, soprattutto quella che ci si ostina a definire “sinistra” – e che continua a offendere un nostro lontano passato definendosi “antifascista” e mostrando una falsa e disgustosa “umanità” del tutto degenerata e pericolosissima proprio per il genere umano – è ormai giunta ad un punto di non ritorno. Dovrebbe essere combattuta con i metodi con cui si affrontava un tempo la peste bubbonica e oggi il cancro; invece nulla, solo polemiche e discorsi per migliorare la propria situazione elettorale. Quest’“occidente” è ormai inguaribile con simili “non farmaci” di tipo omeopatico. E tenta di esportare questa infezione anche in zone al momento un po’ più sane. Si vedano i disordini (mal riusciti) a Mosca e quelli più consistenti a Hong Kong. Che la si smetta di “scherzare”; in quei paesi spazzino intanto via l’infezione “occidentale”. Qui, non so come andrà a finire.

P.S.

si legga attentamente.Assurdo che i carabinieri sentano il bisogno di punire il loro collega che ha bendato per 5 minuti il ragazzo e per motivi precisi, non certo per fargli uno sgarbo (che comunque non è una tortura di alcun genere). Devono alzare la voce invece e pretendere maggiori misure di sicurezza e possibilità di usare le armi. E dotazione di nuove armi ormai esistenti.Cosa serve discutere all’infinito su un decreto sicurezza e presentare decine e decine di emendamenti quando poi chi deve garantire la sicurezza può essere assassinato in un attimo. E come si può accettare senza una protesta istituzionale la violenta campagna di stampa che sta facendo un paese con all’attivo, anche solo in tempi recenti, le torture ad Abu Ghraib (Irak) e a Guantanamo. E lasciamo stare i massacri da cui è nato, i bombardamenti di civili (anche atomici) in ogni dove, le continue aggressioni e organizzazioni di colpi di Stato ferocissimi con centinaia di migliaia di morti. GLG

 

La benda dei liberali

Il liberalismo non è un modo di pensare ma di fantasticare. I liberali vagheggiano su tutto e sono convinti che la libertà, più apparente che reale, sia sempre una stella polare. Ma c’è un problema di fondo. La libertà non esiste, né in natura ne’ in società. Essa è il primo tra tutti i sogni che fanno del liberale il più addormentato degli uomini. I liberali infatti sono dei sonnambuli che camminano nel sonno e parlano con gli occhi chiusi della libertà e dei suoi vari accidenti senza vedere la vita intorno. Solo esseri così spenti ma rumoreggianti possono farsi distrarre da una benda sugli occhi di un omicida o del suo complice ed affermare frasi come le seguenti:
“La fotografia del diciottenne con gli occhi bendati e ammanettato, seduto davanti ai militari che lo interrogano, fa venire i brividi, inorridisce. Non immaginavamo che le forze dell’ordine arrivassero a tanto, ne siamo disgustati e pretendiamo di sapere come sia stato possibile che ciò sia accaduto all’interno di una caserma dell’arma fedele nei secoli”. Feltri su Libero
“il vilipendio della persona, che ha già perso la libertà, non può essere un espediente accettabile di questo mestiere”. Farina su Libero
Ovviamente, ci sono poi tutti i politicamente corretti, filoamericani da vomito, che utilizzano l’espediente per spostare l’attenzione dal gravissimo delitto contro un Carabiniere verso i sistemi “barbari” da Caserma che disonorano l’Italia, causa sovranisti al governo. I cantori della libertà sono queste signorine da trenta denari a prestazione orale che si dimenticano dei modi della patria americana, questa inesistente arcadia liberale e liberista, che acceca e sodomizza il nemico, lo disonora pisciandogli addosso, facendolo mordere dai cani (come nelle sue prigioni extraterritoriali) e poi rilascia corsi accelerati di democrazia ai quali ogni Stato, amico o nemico, deve attenersi.
L’immagine dell’americano fasciato, considerato il suo gesto cieco, è solo una forma di contrappasso. Siamo la terra di Dante e non rompeteci i coglioni. L’America produce simili animali in quantità industriale, ha la violenza nel suo Dna, non la libertà. E poi abbiamo molti conti in sospeso con loro, affronti, stragi, uccisioni, reclusioni non giustificate. Abbiamo perso la pazienza e toccherà che abbozzino. Loro se ne fregano del diritto e lo manipolano se serve alla sicurezza nazionale. Fatto l’inganno si approvano pure una legge che li legittimi nella crudeltà. Tutto il contrario del brocardo romano Inventa lege, inventa fraus. Ma i romani antichi non erano americani, come i romani cretini di oggi. Assolvono i loro militari che si macchiano di efferatezze in barba a qualsiasi giustizia e ci fanno le rampogne, assecondati dai servi di casa nostra. Stiamo agli eventi. È stato commesso un omicidio senza senso di un servitore dello Stato da parte di un cittadino straniero. La benda è un fatto secondario senza nessuna importanza. La benda non la vedo. Non esiste. Sono bendato. G.P.

Il sonno della sragione genera vermi

gianfranco

Uno di vent’anni che imbevuto di droga (almeno immagino) dà otto coltellate, e ben piazzate, ammazzando una persona. E che fosse carabiniere o meno, sposato da poco o meno, m’interessa fino ad un certo punto. L’assassino è un degenerato e lo è ad appena vent’anni e vissuto nel benessere. Se ne fa un caso, quasi grave come l’assassinio, per il fatto che è stato bendato e con le mani legate dietro la schiena. Ritengo che sia stata applicata una misura sbagliata, che non ce n’era affatto bisogno. Ma che si faccia can can quasi come per l’assassinio – e che perfino “l’Arma” dica “inconcepibile” e trasferisca l’autore del gesto (sicuramente da rimproverare e considerare assurdo, ma non da rendere un terribile affronto alla dignità umana verso chi questa dignità non l’ha certo dimostrata) – è qualcosa di assai più che preoccupante. Poi c’è un’insegnante che dice all’incirca: non era intelligente, uno di meno, con riferimento all’assassinato. Reazioni non adeguate a simile incredibile affermazione. Qualcuno ha detto che dovrebbe essere licenziata o sospesa. Scusate, ma a me sembra soprattutto che la sua mente non sia del tutto a posto. Forse c’è bisogno d’altro, di qualche cura, anche con comprensione umana per le difficoltà che insorgono nella vita di molti. Infine, si continua ad obiettare, ad ogni gravissimo fatto di sangue, che i reati sono in diminuzione. In realtà, dai numeri risulta che sono diminuiti i furti, quelli però normali, quelli simili a quando i cervelli di politici, giornalisti e conduttori TV, uomini di cultura e cosiddetti intellettuali, avevano una discreta funzionalità. Adesso, soprattutto quella che ci si ostina a definire “sinistra” – e che continua a offendere un nostro lontano passato definendosi “antifascista” e mostrando una falsa e disgustosa “umanità” del tutto degenerata e pericolosissima proprio per il genere umano – è ormai giunta ad un punto di non ritorno. Dovrebbe essere combattuta con i metodi con cui si affrontava un tempo la peste bubbonica e oggi il cancro; invece nulla, solo polemiche e discorsi per migliorare la propria situazione elettorale. Quest’“occidente” è ormai inguaribile con simili “non farmaci” di tipo omeopatico. E tenta di esportare questa infezione anche in zone al momento un po’ più sane. Si vedano i disordini (mal riusciti) a Mosca e quelli più consistenti a Hong Kong. Che la si smetta di “scherzare”; in quei paesi spazzino intanto via l’infezione “occidentale”. Qui, non so come andrà a finire.

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Questo Paese ha bisogno di nuovi significati, di qualcosa per cui valga la pena esistere, lottare, migliorarsi, soffrire e morire. Occorrono alti e altri principi e obiettivi in antitesi ai finti diritti civili, alle libertà libertine, ai rovesciamenti di prerogative tra maggioranze e minoranze che degenerando nel vilipendio dell’uomo comune autoctono(il quale crede ancora di avere più obblighi da ottemperare che favori da aspettarsi, più incertezze da scontare che guarentigie su cui contare) alimentano rabbia cieca e frustrazione illimitata. La putrefazione sociale imposta dal politicamente corretto scatenerà forze oscure e spianerà il terreno a sistemi sempre più sbrigativi, cadrà allora veramente ogni discriminazione, come fu ampiamente richiesto dai buonisti fasulli, ma non tra uomini e donne, etero e gay, indigeni e allogeni, ecc.. Semplicemente non si farà più alcuna distinzione nella ressa totale e pagherà chiunque, buono o cattivo, si trovi al momento sbagliato nel posto sbagliato. Si è voluta alimentare una contrapposizione, tra illuminati e barbari (laddove i barbari appaiono più illuminati degli illuminati barbarici) che addormentando la ragione risveglierà i mostri. Dopodiché altro che nazismo e fascismo e già si vedono i prodromi di una reazione ferale che si annuncia persino peggiore di quelle d’antan. Per questo abbiamo bisogno di essere risoluti contro la genia dei radical chic che fingendo di combattere la sciagura nera in realtà l’invoca. La guerra ai politicamente corretti è oggi l’unica giusta partigianeria. Il tempo stringe più del cappio.

Fermare il marciume, di GLG

gianfranco

 

mi sembra che ciò provi quanto sostengo da tempo. Quanto più si consentirà all’“infezione” di continuare a perpetuarsi e a far marcire la nostra società e tanto maggiore sarà il pericolo dell’avvento di simile furia violenta annientatrice, che non è per nulla quella che spesso invoco. Anzi il suo contrario. Adesso bisognerebbe riprendere bene in mano la storia della Germania dopo la prima guerra mondiale, concentrandosi non semplicemente sulla connivenza dei socialdemocratici (ricordiamo Noske) nell’eccidio di comunisti, fra cui Rosa Luxemburg e Liebknecht, nel ’19. Importante quanto avvenne nel 1929-30, dove la “vulgata” di storici incompetenti e faziosi vorrebbe farci credere che siano stati i comunisti a provocare i socialdemocratici invece che allearsi con questi per combattere l’impetuoso crescere del nazismo (come fecero, con errore imperdonabile, subito dopo). E invece, come già dimostrato in Italia, solo la moderazione nel combattere “centristi” e “sinistri” (ad es. in Italia nei primi anni ’20 i Giolitti e i Turati) facilitò la vittoria del fascismo. E così pure in Germania nel ’29-’30 furono i socialdemocratici a reprimere i comunisti e a creare con loro incidenti. L’incapacità dei comunisti di regolare i conti definitivamente con i “centro-sinistri” ha pienamente favorito chi aveva capito che i ceti popolari odiavano questi ultimi. Gli operai (ripeto: OPERAI) della Krupp si assentavano dal lavoro per seguire le SA a schiacciare tutti quelli che ancora difendevano la marcia Repubblica di Weimar. I comunisti sono stati incapaci di prendere loro la testa di questi ceti popolari e di accoppare i socialdemocratici che ormai allignavano nei soliti “quartieri alti”. E nel ’35 si fecero i fronti popolari, altro errore fondamentale. I falsi storici vorrebbero far credere che sono stati utili per la vittoria contro i nazifascisti. Lo si è ben visto in Spagna nel 1936-39 (e il franchismo, non entrato in guerra, è durato fino a metà anni ’70). La vittoria è solo avvenuta per l’errore madornale di Hitler (ma non ci si dice quali pourparler c’erano stati con l’Inghilterra ormai in ginocchio malgrado tutte le balle raccontate) di aggredire l’URSS, dopo che questa, intelligentemente, aveva firmato un patto di non aggressione con la Germania, avendo capito che era molto utile lasciare che le potenze capitalistiche si scannassero fra loro. Adesso, i vermiciattoli di un “antifascismo” ancora più marcio e corrotto di quello dei lontani anni ’20 e ’30 ci stanno portando lungo la stessa strada. O sorge una forza capace lei di annientare questi agenti patogeni e farli sparire dalla faccia della nostra povera Italia (e di altri paesi europei) o ci troveremo, entro non tantissimi anni, ancora una volta massacrati da chi difende un nuovo assetto di potere dei ceti più “elevati” in grado e ricchezza, ma riuscirà ad avere il favore di ceti popolari che non ne possono più di questi mascalzoni odierni; tanto ricchi quanto gli altri, ma più marci come morale, disfacimento culturale, falsità pseudoumanitarie e via dicendo. Se il PCI, quando nacque a Livorno nel 1921, avesse avuto consistenza e lucidità di pensiero sufficiente a sollecitare il popolo contro i “centristi” e i “sinistri” non avremmo avuto il fascismo. Bisognava prendere la guida dell’annientamento generale di tali soggetti, che parlavano del popolo e del “progresso” sociale ma erano invece marci, portavano il cancro. E così il fascismo ha avuto via libera nell’operare chirurgicamente. Lo stesso accadrà oggi se non si imparano le lezioni della storia. Sedicenti antifascisti, progressisti, modernisti, puro disfacimento di una cultura, anzi di una civiltà, devono essere infine spazzati via, bisogna che siano odiati come si odiano gli stupratori, i pedofili. Altrimenti, ci troveremo in mano di questi di cui si parla nell’articolo messo all’inizio. E allora si vedrà questa merda di politicanti, di intellettuali, ecc. – marci e che vomitano solo pus – fare la fine che meritano di fare. Ma poi bisognerà risalire ancora una volta la china in altri anni e anni di storia tormentata. Non vedrò tutta questa storia, ma mi dispiace egualmente per voi.

P.S. Leggo adesso dell’uccisione, stanotte, del povero carabiniere. I giornali che ben sappiamo non mettono nei titoli di testa che sono stati due nordafricani. E il Corriere, perfino nell’articolo, comincia con un “sarebbe stato nordafricano”. Sono in imbarazzo i nostri “buonisti” e “progressisti” e “antirazzisti e “antifascisti”. Nessuno però deve dire che i nordafricani sono portati al crimine. Sarebbe una stupidità. Il vero problema è la quantità che i buonisti e falsi umanitari hanno fatto arrivare; e poi i vergognosi centri di accoglienza e il lavoro in nero pagato malissimo. E dopo che questi sono stati illusi per spillargli un bel po’ di migliaia di dollari. Quindi, ripeto, la galera a chi comunque ha assassinato. Ma ben più grave sorte ai farabutti dell’“accoglienza”. Aggiungo che non capisco l’uscita di Conte, che parla di galera che questi dovrebbero fare a casa loro; quindi bisogna pensare a rimpatriarli. A casa loro non faranno più galera e poi hanno ucciso qui da noi. Che cavolo di discorso sta facendo uno che dovrebbe essere il capo di governo del paese dove il carabiniere è stato assassinato? Galera a vita in Italia, caro premier, sempre più ambiguo.

Russiagate, di GLG

gianfranco

I “Russiagate” americano e italiano mi sembrano semplicemente significativi di una crisi sempre più avanzata di questo “occidente”, marcio e infetto ad un grado di difficile ritorno. Il famoso Mueller nella sua relazione al Congresso mostra di non avere lo straccio di una prova, ma insiste che i russi avrebbero interferito nelle elezioni presidenziali. E aggiunge che a fine mandato sarebbe possibile incriminare Trump. E con quali prove? Inoltre, si dà una bella dimostrazione di che cos’è questa falsa e verminosa “democrazia” del voto; di milioni di cittadini considerati influenzabili come nella pubblicità di una saponetta o di un detersivo da bucato. In Italia, meno male che una volta tanto Salvini ha scelto di non rendere conto a questa accozzaglia definita “sinistra” o “destra” in base a criteri ormai non più comprensibili. E lo stesso vale nella UE, che ormai alterna farsa a vaudeville. L’establishment – che ancora controlla il 90% dell’informazione, di una “cultura” ormai avvelenata e vomitevole, con troppi posti di comando negli apparati statali ed in quelli della “privata” economia, ecc. – non è più in grado di dare un qualsiasi futuro alla nostra civiltà, che pur ha dato tanto in secoli passati. D’altra parte, il “nuovo” che si aggrappa qua e là, tentando di rovesciare queste vecchie e sfatte dirigenze ormai “tombali”, mostra crepe da tutti i lati. E’ sempre più evidente che solo una furia violenta – e all’inizio anche eccessiva e distruttiva – potrebbe ridare qualche speranza di “resurrezione”. Decine, centinaia di migliaia di zombi dovrebbero essere avviati al silenzio definitivo. Altrimenti, accettiamo di assistere alle loro ultime “bravate”, tramite cui essi seppelliranno tutto ciò che era stato creato appunto in un ben lungo passato ormai vilipeso e “stracciato” in ogni metro di suo ottimo “tessuto”.

MANI PULITE AVEVA LE MANI SPORCHE

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Vergognoso, questa volta, l’articolo di Feltri su Di Pietro. L’ex direttore di Libero, al tempo di Tangentopoli alla direzione dell’Indipendente, prese cantonate grosse e grossolane sul golpe giudiziario, verso le quali non mostra ancora resipiscenza ad anni di distanza. Suo l’epiteto di “Cinghialone” contro Craxi anche se di ciò si è scusato in seguito e forse anche vergognato. Era lui a parlare di Di Pietro e Borrelli come uomini di lodevole attività. Eppure già al tempo circolavano pesanti voci dei rapporti tra il primo e la C.I.A. Il secondo, da uomo intelligente qual era, più probabilmente, fiutò l’aria e non ostacolò quei modi da psicologia terroristica verso i vari imputati. Qui, al contrario dei numerosi smemorati o tetragoni della legge ad orologeria, non intendiamo arrenderci ad una verità storica ancora egemone ma completamente contraffatta.
Tangentopoli fu il pretesto per liberarsi di un’intera classe dirigente la quale, per quanto non “innocente” ed estremamente spregiudicata nel maneggiare il denaro pubblico, aveva, perlomeno, un’idea precisa degli interessi nazionali e della sovranità, cioè dei capisaldi non svendibili dello Stato. La vecchia dirigenza DC-PSI, che per anni, nel bene e nel male, aveva governato l’Italia, non avrebbe mai ceduto alle pressioni esterne tese ad ottenere la liquidazione degli asset strategici e patrimoniali del Belpaese, per una sua completa subordinazione a (pre)potenze straniere, in atto di ricollocarsi sullo scacchiere geopolitco dopo l’implosione dell’Unione Sovietica. Tutto ciò verrà fatto dopo, dai residuati della Prima Repubblica, sospettamente scampati alla mannaia giudiziaria, pur avendo ricoperto ruoli e funzioni di primo piano per una lunga fase, e da nuovi partiti frettolosamente nati sulle macerie di quelli vecchi o appena riverniciati di falso moralismo necessario a mimetizzarsi tra scandali e persecuzioni. Vi ripropongo qui un florilegio di brani tratti da un libro di Tiziana Maiolo del 2011, Tangentopoli, in cui si evidenziano alcune stranezze non insignificanti sull’azione del Pool di Milano, il quale, incredibilmente, insabbiò le indagini sui comunisti e mise i bastoni tra le ruote a quei magistrati che avrebbero voluto fare maggiore chiarezza anche da quella parte. In secondo luogo, pure la Maiolo, riprende la tesi del complotto della Cia nell’affaire Tangentopoli, anche se non arriva a comprendere come gli americani potessero fidarsi dei comunisti, cresciuti sotto l’ala di Mosca, per raggiungere i loro scopi. Le sfuggono importanti spostamenti di campo che il PCI iniziò ad operare sin dalla fine degli anni ’60 e che diventarono sempre più evidenti con il compromesso storico, le dichiarazioni berlingueriane favorevoli alla Nato ed i viaggi d’oltreoceano di Giorgio Napolitano. L’onda lunga del tradimento si completerà, in seguito alla caduta dell’URSS, con la svolta occhettiana della bolognina che porterà la ditta a cambiare apertamente nome e ragione sociale. E’ vero che la gioiosa macchina da guerra del PDS s’ingripperà sul più bello, mentre dava l’assalto al potere, ma occorre sapere che anche il complotto meglio pianificato può incontrare un inghippo che ne impedisce la riuscita perfetta, quella più aderente alla sua progettazione. Ma la storia come il diavolo usa pentole senza coperchi. Dal nulla uscì un Cavaliere venuto da Arcore, catalizzatore del bacino elettorale dei partiti distrutti dai giudici, il quale bloccò i piccìsti da tempo filo-occidentali. Poi anche lui si ricordò, pressato dai magistrati, di avere vita e famiglia e si inginocchiò davanti ad Obama. Il disastro del presente viene da lontano ed è figlio di molti protagonisti, deuteragonisti e comparse a diverso titolo, alcuni morti altri viventi, purtroppo ancora osannati.

Le mani pulite dei comunisti

Il pool di Milano intanto procedeva come un carro armato. E tutti aspettavano che finalmente andasse a colpire anche il Pci-Pds, che andasse a fondo, che facesse una pulizia totale. Non era previsto che quella del pool fosse guerra chirurgica, selettiva. Grande stupore destarono quindi le parole del procuratore aggiunto Gerardo D’Ambrosio che in un’intervista rilasciata al quotidiano «l’Unità» il 26 maggio 1993 annunciò che a grandi linee l’inchiesta su tangentopoli era finita. Lo annuncia nel momento in cui le indagini hanno colpito in tutta Italia esponenti locali e nazionali del Psi e della Dc. D’Ambrosio spiega: «Finita, nel senso che ciò che doveva emergere nel filone politico-affaristico è venuto fuori». Il che significa esplicitamente,

improvvisamente che il nuovo codice, entrato in vigore da soli quattro anni, imponeva al pm di raccogliere anche prove in favore dell’imputato. Fu un fatto eccezionale, infatti non si ricordano molti altri casi in cui il rappresentante dell’accusa sia andato in soccorso della difesa.

D’Ambrosio lo fece, fece quel che l’avvocato di Greganti non aveva fatto. E scoprì che, nella stessa giornata in cui Greganti aveva prelevato denaro da un conto svizzero che si chiamava Gabbietta, aveva acquistato una casa a Roma. «Ecco la prova – disse – che il funzionario rubava per sé e non per il partito». Benché il gip Italo Ghitti non fosse convinto, e men che meno Tiziana Parenti, la cosa finì così, cioè si sposò la tesi che Greganti si era fatto tre mesi di galera per non confessare di aver comprato una casa in nero. Una cosa da ridere, ma nessuno rise. Il partito di Occhetto era salvo.

Questa storia della casa di Greganti non verrà mai chiarita, anche perché, ogni volta che le indagini andranno a lambire i vertici dell’ex Partito comunista, la Procura di Milano andrà in tilt. Ma un paio di anni dopo, quando il quadro politico è radicalmente cambiato e non esistono più la Dc né il Psi, ma esiste ancora l’ex partito di Occhetto, il ministro di Giustizia del governo Dini, Filippo Mancuso, avvierà un’ispezione nei confronti del pool di Milano, e la questione di quella casa salterà di nuovo fuori. Mancuso illustra i capi d’accusa nei confronti del pool, e parla di un «rifiuto da parte di un qualificato esponente della Procura, a ricevere un rapporto che un ufficiale della guardia di finanza avrebbe dovuto depositare». Che cosa è successo? È successo semplicemente che questo ufficiale, che si era occupato delle indagini su Greganti, ha notato un’incongruenza nella ricostruzione di quell’acquisto della casa romana. La sequenza avrebbe dovuto essere questa; nella stessa giornata Greganti va in Svizzera, preleva i soldi dal conto Gabbietta, poi va a Roma, si incontra con il venditore della casa e stipula il rogito.

Difficile che le cose siano andate così, scrive l’ufficiale nella sua relazione, perché l’atto di acquisto della casa è stato siglato a Roma, in un’agenzia del Monte dei Paschi di Siena alle 9.30 del mattino. A che ora dunque Greganti era andato nella banca di Lugano e con che supersonico mezzo di trasporto si era poi trovato alle 9.30 a Roma? Chiaro che i soldi per l’acquisto dell’appartamento non erano gli stessi del conto svizzero. E dove sono finiti questi ultimi? Nelle casse del Pci-Pds. La relazione, chiarissima, era stata però accolta con indifferenza dai magistrati di Milano, che non vollero indagare più.

Poco dopo alla giovane magistrata che aveva osato sfidare i vertici della Quercia l’inchiesta fu tolta. Tiziana Parenti non era «allineata» con la Procura, si disse. E si concluse il suo rapporto con la sinistra, tanto che nel 1994 si unirà ai tanti di noi che andranno in Parlamento con la lista di Forza Italia.

Ci sarà

Ci sarà un altro magistrato la cui inchiesta sul Pci-Pds si infrangerà su un muro di omertà complici e di «aiutini», il procuratore di Venezia Carlo Nordio, cui a un certo punto furono trasferiti anche atti provenienti da Milano. L’interrogatorio di Luigi Carnevale, che chiamava in causa esplicitamente Stefanini, Occhetto e D’Alema non arrivò mai. Si disse che era stata una «dimenticanza». E così l’inchiesta di Venezia, come tante altre che si snodarono in tutta Italia, si risolse con le condanne dei pesci piccoli. E che dire di quel miliardo di lire che Raul Gardini, patron di Enimont, consegnò a Botteghe Oscure, su cui esistono diverse testimonianze e per il quale Sergio Cusani fu condannato a sei anni di carcere? Sparito nelle stanze buie della grande federazione del Pci-Pds. Nessun magistrato, né Di Pietro né in seguito i diversi tribunali individuarono in quali mani il denaro fosse finito. Per D’Alema e Occhetto non è mai valso il principio del «non poteva non sapere» o della «responsabilità oggettiva» con cui fu colpito Bettino Craxi. Eppure c’era stato il racconto (indiretto) di Sergio Cusani che aveva riferito di aver consegnato un miliardo nelle mani di Achille Occhetto. Il tribunale che condannò Cusani scrisse:

Gardini si è recato di persona nella sede del Pci portando con sé 1 miliardo di lire. Il destinatario non era quindi semplicemente una persona, ma quella forza di opposizione che aveva la possibilità di risolvere il grosso problema che assillava Enimont e il fatto così accertato è stato dunque esattamente qualificato come illecito finanziamento di un partito politico.

Non si ricordano urla e strepiti del pubblico ministero Antonio Di Pietro (anche se chiederà timidamente di interrogare D’Alema), che dopo quel processo gettò la toga. Occhetto e D’Alema non furono neppure sentiti e il miliardo passò alla storia come finanziamento illegale «a un partito», che sarà stato popolato di fantasmi e non di persone fornite di lingua per chiedere e di mani per ricevere. Raul Gardini non sarà un povero «concusso» dall’avidità vorace di politici citati con nome e cognome. Questa è la guerra chirurgica.

Toghe rosse in frantumi
Francesco Misiani (per noi amici Ciccio), pubblico ministero romano di sinistra aderente alla corrente più radicale di Magistratura democratica, ha spiegato in un libro molto sincero e appassionato3 quale fosse lo stato d’animo suo, e forse di alcuni suoi colleghi «compagni», quando scoprirono che il Pci-Pds, lungi dal rappresentare quella «diversità» su cui tanto si era appassionato Enrico Berlinguer, era invece assolutamente omologo (un terzo un terzo un terzo) ai partiti di governo e, proprio come aveva denunciato l’inascoltato Craxi, si era sempre finanziato in modo illecito o illegale. Anzi, avendo anche ricevuto finanziamenti dall’Unione sovietica (come racconterà con franchezza in un altro libro Gianni Cervetti) aveva molte maggiori disponibilità. Lo stato d’animo di Misiani e altri suoi compagni era di lacerazione. Tanto che anche a loro apparve nuda e cruda la verità, e cioè che i magistrati di sinistra non avevano voluto processare né D’Alema né Occhetto. Avevano avuto la realtà dei fatti davanti agli occhi e avevano preferito chiuderli.

Seguiamo il racconto di Misiani alle prese con un filone, forse minore, di «tangenti rosse»: «Ero convinto che quei soldi erano arrivati a Botteghe Oscure, ma rimasi ammirato dalla solidità delle argomentazioni difensive, anche nella loro verisimiglianza». Aveva fatto arrestare una persona che veniva definita «il collettore rosso» di tangenti. Così ne parla:

Ebbene quest’uomo, di cui ricordo lo sguardo impenetrabile e la modestia nel vestire, ebbe il coraggio di sostenere che i soldi che aveva raccolto dalle imprese se li era intascati. Che le sue erano state semplici millanterie per convincere gli altri imprenditori a versare tangenti che in realtà non sarebbero poi mai arrivate a Botteghe Oscure.

Che cosa conclude il magistrato? «Naturalmente non credetti a una sola delle sue parole. Ma mi accontentai e chiusi lì l’indagine». È una scelta processuale, ma è anche una scelta politica. E Misiani non la nasconde:

Non sono un ipocrita e so perfettamente che se avessi insistito, forse prima o poi, sarei riuscito a dimostrare in un’aula di tribunale che il Pci al pari degli altri partiti non era estraneo al circuito del finanziamento illecito da parte delle imprese. Ma non lo feci.

Qui si pongono due questioni. La prima dimostra come le inchieste di tangentopoli siano state gestite in gran parte da magistrati di sinistra i quali, un po’ per ideologia un po’ per convenienza, hanno operato la guerra chirurgica e selettiva. E se si pensa che, insieme alle sanzioni per i singoli, si è prodotta quella grande punizione nei confronti di alcuni partiti fino a farli sparire dalla scena politica mentre altri, ugualmente prosperati nell’illegalità, si sono salvati, forse è poco parlare di ingiustizia. Forse si capisce che all’inizio degli anni novanta ci si è avvicinati pericolosamente a una presa del Palazzo d’inverno da parte di un settore della magistratura. E la cosa grave è che qualche giovanotto che aveva vinto un concorso determinò mutamenti politici che non è esagerato definire storici. La seconda questione la pone esplicitamente lo stesso Misiani nelle pagine successive all’episodio che abbiamo raccontato, nel suo libro. Ed è il principio costituzionale dell’obbligatorietà dell’azione penale. Il magistrato sa di averlo violato, ciononostante con franchezza afferma che lo rifarebbe:

Non ho difficoltà a dire quello che anche i muri sanno. Nelle scelte di ogni Pubblico ministero esiste un elemento di forte discrezionalità. I magistrati sono uomini in carne e ossa, con le loro idee politiche, la loro formazione culturale. Far finta del contrario significherebbe voler aggirare il problema. L’importante è esserne coscienti.

Non penso proprio che sia sufficiente «essere coscienti». La verità è che questi magistrati agiscono ogni giorno forzando il principio del «libero convincimento». E questo non significa forse che in certi comportamenti c’è arbitrio? Con la conseguenza di creare puniti e impuniti, singoli arrestati e scampati, ma soprattutto partiti distrutti, partiti che non esistono più e partiti (in realtà solo uno, il Pci-Pds-Ds-Pd) che, pur essendosi finanziati in modo irregolare e illegale come gli altri, hanno cambiato nome (ma non gli uomini) e soprattutto esistono ancora.

L’uomo della Cia
Nel 1994, quando ero ministro del primo governo Berlusconi, fui avvicinato da alcuni professori miei amici, che erano legati alla Cia, i quali mi misero in guardia da Di Pietro, mi suggerirono di diffidare della persona. Mi dissero con certezza che Di Pietro nella costruzione di tangentopoli era stato aiutato dai servizi segreti americani.

Chi mi parla non è un esponente della Prima Repubblica, ma uno dei fondatori della Seconda, al fianco di Silvio Berlusconi: Giuliano Urbani. Lui a questa versione dei fatti crede da quando quegli amici gli spiegarono che il desiderio di vendetta degli Stati Uniti nei confronti di Craxi, Spadolini e Andreotti per i fatti di Sigonella ebbe diversi strumenti operativi, tra cui appunto l’uso di Tonino Di Pietro. Il quale in effetti arrivò, distrusse e se ne andò. Su mandato dei servizi segreti americani.

Il racconto di Urbani, proprio perché proviene da un liberale che arrivò nei palazzi del potere «dopo» e che quindi non aveva nessun motivo di «revanchismo» nei confronti del Pm di Mani pulite, quasi quasi mi convince: «Quegli amici mi hanno avvicinato per avvertirmi della doppiezza dell’uomo, che era stato protagonista di una pagina oscura. E mi hanno proprio cercato loro, appositamente». Vengono con facilità alla memoria quelle trattative, poi saltate, per far entrare Di Pietro nel governo Berlusconi. Viene alla memoria tutto. E i dubbi aumentano. Sappiamo come è cominciata, ma non sappiamo perché. Perché una colossale retata giudiziaria a strascico abbia rivoluzionato la fisionomia politica del Paese. Perché la Democrazia cristiana, il partito che dal 1948 al 1993 aveva governato e raccolto il consenso della maggioranza degli italiani, non esista più. Vorremmo apere perché Bettino Craxi, lo statista del riformismo laico che aveva osato sfidare i due colossi della politica italiana, il partito unico dei cattolici e quello comunista sostenuto dall’Unione sovietica, sia morto esule e il suo partito, il Psi di Turati e Anna Kulisciof, non esista più. Vorremmo sapere perché tutta la cultura laica e riformista che consentiva di andare all’urna e di votare i liberali, i repubblicani o i socialdemocratici sia stata spazzata via. E vorremmo sapere infine perché, di tutte le possibilità di scelta dei partiti tradizionali che dal dopoguerra fino all’inizio degli anni novanta hanno avuto gli elettori nell’urna, è rimasta solo l’opzione comunista, in qualunque modo si chiami il partito che la rappresenta, quello che fu di Longo, Togliatti e Berlinguer, il Pci, poi Pds, Ds, e oggi Pd.

Certo, nel frattempo è arrivato Silvio Berlusconi a ereditare l’intero pentapartito e a portare quel valore aggiunto che prenderà il nome di Forza Italia, è cresciuta la Lega ed è stato sdoganato l’inesistente Movimento sociale (poi Alleanza nazionale), l’unico piccolo partito che, insieme al Partito radicale, un po’ per merito un po’ per emarginazione, non aveva partecipato al finanziamento illecito. Tutto questo è storia che si riverbera sul presente. Ma rimane quella domanda: perché? Perché è accaduto? È stato casuale o l’ha voluto qualcuno? Propenderei per la prima ipotesi. Per me l’assalto al Palazzo aveva avuto un inizio casuale. Però…

Il complotto internazionale
Non tutti la pensano così. C’è chi ha sposato la teoria del «complotto internazionale». Sostenuta da molti esponenti governativi prestigiosi della Prima Repubblica (capofila di questo pensiero fu Bettino Craxi), questa ipotesi parte dal presupposto, in parte fondato, che la magistratura fno al 1992 rispetto al finanziamento illecito e illegale dei partiti aveva più o meno sonnecchiato. Se c’era stata qualche indagine, questa aveva riguardato (come è giusto e come prescrive il codice) singoli casi e singole persone. Situazioni circoscritte, che non avevano influenzato le cadenze della politica. Come mai, si domandano i sostenitori del «complotto internazionale» e anche quelli del complotto nostrano, a un certo punto c’è stata l’improvvisa accelerazione che ha messo in crisi l’intero sistema dei partiti? La prima cosa da capire è proprio questa: per quale motivo a un certo punto l’inchiesta di Milano partita con l’arresto di Mario Chiesa sia diventata il processo al «sistema». Qualcuno, si dice, aveva interesse ad annientare l’intera classe politica al governo e sostituirla con un’altra. Chi? Perché?

L’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga ha fatto parte di coloro che hanno creduto al complotto internazionale. In una delle sue ultime interviste, in occasione del suo ottantesimo compleanno1, Cossiga attribuisce alla Cia e agli Stati Uniti un ruolo importante sull’inizio di tangentopoli, così come sulle «disgrazie» di Craxi e anche di Andreotti. Proprio loro due, dice, «sono stati i più filopalestinesi tra i leader europei». Ricorda anche che, dal 1992 in avanti, gli Stati Uniti sono stati governati da amministrazioni del Partito democratico, «le più interventiste e implacabili». Una ritorsione, dunque, giocata sullo scacchiere mediorientale, secondo me un po’ contraddittoria. Qualora, infatti, distrutto il pentapartito e non prevedendo l’inatteso arrivo di Berlusconi, avesse trionfato nel 1994 la «gioiosa macchina da guerra» di Achille Occhetto, gli Stati Uniti avrebbero di nuovo avuto interlocutori marcatamente filopalestinesi, come sempre sono stati gli esponenti della sinistra italiana. A maggior ragione essendo il Pci-Pds-Ds costretto a governare con la sinistra più radicale, per poter avere una maggioranza, come hanno dimostrato le tante difficoltà dei due governi Prodi. A meno che gli Stati Uniti non avessero messo gli occhi proprio sull’area cattolica dossettiana rappresentata dall’ex Presidente dell’Iri. Ma anche in questo caso avrebbero dimostrato di non conoscere bene gli affari interni al nostro Paese, le nostre leggi elettorali e la possibilità di costruire maggioranze che avessero la speranza di poter governare senza alleanze allargate.

Un altro personaggio significativo della Prima Repubblica, l’ex ministro democristiano Paolo Cirino Pomicino, ha elaborato in modo più accurato la sua teoria su Cia e Stati Uniti, tanto da parere ben informato sulla «manina americana». Racconta2 che il «complotto» iniziò proprio nel 1992, la data fatidica di Mani pulite. In quei giorni il capo della Cia, Woolsey, tenne una conferenza in California e spiegò che l’amministrazione Clinton aveva disposto un vero spionaggio industriale per difendere le imprese americane nel mondo. In quel periodo, dice ancora Cirino Pomicino, a Milano sbarcò l’agenzia privata di investigazioni Kroll. E fu così che, attraverso le aziende, gli americani raccolsero corposi dossier sul finanziamento illecito e illegale ai partiti, ma anche su singoli casi di corruzione. Il capo della Cia fece sapere al suo governo che c’era la possibilità di far scoppiare scandali in Europa, se fosse servito. Resta da capire meglio quale fosse l’interesse degli americani in quel momento, oltre al fatto che fossero indispettiti fin dai tempi di Reagan per la guerra di Sigonella e la resistenza del governo italiano (non a caso guidato dal presidente del Consiglio Craxi e con ministro degli Esteri Andreotti) oltre che per la questione di Israele e dei palestinesi. Nell’analisi di Cirino Pomicino non esiste solo l’Italia, ma anche ad esempio la Gran Bretagna, dove «la Tatcher aveva perso la battaglia sulla moneta unica e gli americani iniziarono una politica aggressiva per difendere il dollaro», oltre che una certa attenzione ai problemi avuti da Chirac in Francia e Kohl in Germania. Resta il fatto che, secondo l’ipotesi del «complotto internazionale», in quel momento sarebbe stata scelta l’Italia, come luogo dove far scoppiare lo scandalo. L’ipotesi è interessante, e anche le motivazioni che avrebbero determinato i fatti. Il punto debole è la strategia che gli americani avrebbero avuto sul «dopo». Chi assaltò il Palazzo d’inverno, chi prese la Bastiglia aveva un progetto per il giorno dopo la rivoluzione. I servizi segreti americani avevano dunque un accordo con Occhetto? Oppure con quei «poteri forti» che cercavano la discontinuità e che non ameranno mai Berlusconi, trattato sempre come un Maradona, geniaccio arrivato d’improvviso dalle favelas?

SOLIDARIETA’ MA ALLARGANDO IL DISCORSO, di GLG

gianfranco

Indubbiamente, la figlia di Borsellino ha tutte le ragioni di sostenere quanto qui leggiamo e ad essa deve andare tutta la nostra solidarietà, assieme ad una considerazione sempre più bassa di questa magistratura. Non tanto di singoli magistrati perché sono convinto che ce ne siano moltissimi, probabilmente la maggioranza, che nulla hanno a che vedere con le aspre ma giuste affermazioni della Borsellino. Tuttavia, dobbiamo anche ricordare altri fatti incresciosi.
Primo fra tutti proprio “mani pulite”, operazione che si è voluta onorare al massimo grado ai funerali del procuratore capo di quel gruppo di magistrati. E anche in tal caso, sia chiaro che – a parte uno di quei magistrati, sulle cui specifiche funzioni in quell’occasione nutro molti sospetti – non credo che detti magistrati abbiano agito in malafede e soprattutto ponendo in opera delle scelte, non a caso definite “colpo di Stato” dai figli di Craxi; forse esagerando un po’, ma non poi troppo. In realtà, resto convinto che quei magistrati hanno avuto semplicemente il via libera e a loro sono stati forniti ampi indizi da parte di dati gruppi politici ed economici, italiani e stranieri; in primo luogo ambienti statunitensi che usarono ampiamente un mafioso sedicente “pentito”, Buscetta, secondo il ben consolidato ruolo sempre svolto da tale nostra organizzazione criminale in favore degli USA (ricordiamo almeno lo sbarco in Sicilia delle truppe di questo paese nel 1943).
Dalla fine della guerra, l’Italia è sempre appartenuta al “campo occidentale” centrato sugli USA; nel 1947, dopo che a gennaio De Gasperi andò a prendere ordini a Washington, venne buttato fuori dal governo di sedicente “unità nazionale” il Pci. Ciò consolidò un ben preciso regime, poi indubbiamente vincente alle votazioni del 18 aprile 1948. Con il 1963 (primo governo di centro-sinistra presieduto da Moro e basato sul ruolo fondamentale di Dc e Psi) si stabilizzò ulteriormente la posizione dell’Italia in subalternità rispetto agli Stati Uniti. Il centro-sinistra divenne ulteriormente robusto con l’ascesa di Craxi (statista di rilievo) alla direzione del Psi nel 1976. E’ indubbio, tuttavia, che il governo di centro-sinistra si permetteva a volte qualche “sgarbo” verso i predominanti “centrali” e i loro prediletti “alleati” israeliani, che tenevano sotto controllo il Medioriente; non scordiamoci che nel 1973 costoro abbatterono sopra Mestre l’aereo militare “Argo 16”, tanto per darci un chiaro avvertimento di tenere ben lontani i palestinesi di Arafat. Ovviamente il tutto è stato fatto passare per incidente e ancora oggi mai si è chiarito con nettezza e condannato quel crimine costato la vita a nostri connazionali. Altri “sgarbi” italiani (non tanti) vi furono; e ricorderò il ben noto episodio di “Sigonella”, gestito proprio da un deciso Craxi.
Nel frattempo, però, a partire dall’inizio anni ’70 (anzi direi dal 1969 all’incirca) si andò attuando – con tutta la cautela e mascheramento del caso, per non farsi abbandonare dalla “base” ancora largamente operaia – lo spostamento del Pci verso gli USA (e la Nato), con poi il “caso Moro” (1978) e il concomitante viaggio oltre atlantico di quello che fu definito da Kissinger “il mio comunista preferito”. Non si poteva ovviamente però creare una crisi di forte “trapasso” politico in Italia nel mentre sussisteva il sistema “bipolare”. Alla fine, per merito di uno “sfasciatore” come Gorbaciov, si dissolse nel 1989 il “campo socialista” e nel 1991 l’Urss. Andreotti fu “inspiegabilmente” cupo in quel periodo e non era evidentemente contento del “crollo del muro”. Craxi, altrettanto inspiegabilmente (e stavolta senza virgolette) esultò. Possibile che non abbia capito cosa si stava preparando? Forse si sentiva garantito da qualche “ambiente” (USA?) che poi invece mancò all’appello?
Comunque si poté dar via libera all’operazione giudiziaria che liquidò la “prima Repubblica” perseguendo soprattutto democristiani e socialisti (nessuno ricorda che, su oltre cento indagati e colpevolizzati, la stragrande maggioranza fu assolta; ad alcuni, ad es. l’ex Ministro Formica, processato per 14 anni, fu annientata la carriera politica ma anche fortemente “disturbata” la vita). La magistrata Parenti ingenuamente pensò che “mani pulite” valesse per tutti, anche per il “fu Pci” (divenuto Pds); e le fu tolto ogni incarico. Perché l’operazione – per scelta di coloro che usarono la magistratura come semplice strumento; e ribadisco che quei magistrati, salvo forse uno, probabilmente pensarono di fare solo il loro dovere – era stata decisa in “altro (e alto) loco” per creare un nuovo regime, formato dai post-piciisti e dai post-“sinistri” diccì, molto ma molto più sdraiato davanti all’ormai strapotere degli Stati Uniti, unica superpotenza rimasta. L’operazione non fu del tutto ben pensata, ma soprattutto pessimamente condotta dai post-piciisti, di una inettitudine politica incredibile. Fu obbligato a mettersi in campo Berlusconi. Anche questo è dimenticato: costui fu minacciato di rovina economica da uno sciocco pidiessino e tentò in tutti i modi di appoggiare un rappresentante politico, credendo per un momento di averlo trovato in Mario Segni dopo il patto tra costui e Maroni, durato “l’espace d’un matin”. In definitiva, è avvenuto ciò che ormai viviamo – una vera disgrazia – da un quarto di secolo ormai.
Ho voluto ricordare tutto questo, pur assai sinteticamente (ma ne abbiamo parlato non so quante volte), perché alla dovuta solidarietà nei confronti della figlia del magistrato Borsellino, più che giustamente indignata di fronte all’incredibile comportamento di una parte della magistratura (numericamente senz’altro minoritaria ma in posizioni di dirigenza), deve seguire la precisazione del ruolo svolto più di una volta dall’apparato giudiziario. E non si pensi sempre che si sia trattato di scorretto (e certamente “non legittimo”) comportamento di magistrati poco affidabili nella loro lotta alla mafia e altre consorterie simili. Dietro ci sta sicuramente qualche grave manovra, svolta dai soliti ambienti predominanti (italiani e stranieri, in specie americani), di cui la “criminalità” è puro strumento (come lo fu nell’assassinio di Enrico Mattei). Si vuol infine capire che non esiste potere senza una criminalità da combattere? E che è sempre strumento delle manipolazioni di questo potere, ma nel contempo il suo sostegno fondamentale; perché solo agendo contro di essa per la sicurezza dei cittadini, il potere si fa ben volere da questi ultimi e ne ottiene la fiducia.
Dove può mai esistere, ingenui che non siete altro, un potere che non abbia un “nemico” da combattere? O è quello esterno – nelle varie guerre che si combattono – o altrimenti deve sussistere all’interno. Anche certo “terrorismo” – che sia quello islamico o invece anarco-insurrezionalista o di qualsiasi altra origine e insorgenza – deve manifestarsi, con maggiore o minore vigore a seconda del bisogno, per essere combattuto e a volte represso nel sangue. Sia chiaro, non mi si fraintenda: esistono i criminali ed esiste il terrorismo o altra insorgenza pericolosa. Chi sta da quella parte, lo è perché ha fatto veramente quella scelta e su questa (o PER questa, quando si tratta di ideologie e forti credenze) ci campa. Tuttavia, non sarà mai veramente annientato dal potere perché altrimenti questo si trova sbandato, senza scopo. E in certi casi, soprattutto quando dati poteri sono in contrasto con altri per la supremazia, certa criminalità o certo terrorismo viene alimentato da alcuni di questi. Così come hanno fatto gli USA (quelli da me detti n. 1) finanziando, magari tramite paesi-satellite, Al Qaeda e l’Isis; e organizzando pure le sceneggiate di vittoria su queste organizzazioni del tipo dell’uccisione di Bin Laden, ecc. ecc.
Insomma avete capito. Mi sono allontanato dal punto di partenza, ho ampiamente dirottato. Torno però al punto di partenza. Bene ha fatto la Borsellino ad indignarsi e noi stiamo sicuramente dalla sua parte. Nel contempo, alziamo le orecchie. Si sta forse preparando qualche altra “mani pulite”. Sarà più difficile e non otterrà magari il successo della prima. Certi “poteri” (un tempo detti “forti”; e non solo italiani) sono assai preoccupati. I cosiddetti populisti sono a mio avviso ancora delle “mezze misure” (e anche meno), troppo condizionate e con scarsa capacità di penetrare nei veri “fortini” del “nemico”: il settore culturale, i mezzi di informazione, i Servizi, tutti ancora in mano a quest’ultimo, a quella che definisco “infezione”. Si continua a parlare inoltre di “destra” e “sinistra”. Ma tale distinzione non corrisponde più per nulla a quella storicamente rilevante per oltre un secolo. Piddini e forzaitalioti (la maggioranza di questi ultimi, quella ancora rincretinita dal “nano d’Arcore”) sono differenti eppur afferenti allo stesso marcio establishment europeo (e USA-Nato), che ha dominato fino a due-tre anni fa e che adesso traballa.
In ogni caso, si sta preparando una nuova stagione d’uso della magistratura quale strumento di un dato potere. Nel 1992-93 fu usata per abbattere uno schieramento dominante da decenni, ma per sostituirlo con uno ancora più servo dell’unico predominante rimasto dopo il crollo del bipolarismo. Adesso c’è la crescita del multipolarismo e una certa debolezza dei vecchi dominanti; sia nel paese ancora predominante (ovviamente gli USA) e sia nei suoi servi della UE. Questi, in Italia, vorrebbero di nuovo chiamare la magistratura (ripeto: una sua minoranza, ma agguerrita) per annientare il pericolo avversario; poiché al momento la “democrazia dell’urna” li sta sfavorendo. E non mi sembrano avere idee per la testa; salvo appunto il controllo di importanti apparati, che i loro avversari non hanno proprio la forza di portare sotto la loro influenza. E’ tutto sommato un “conflitto tra pigmei”, ma che occupano tutto il campo al momento disponibile. Per il momento mi fermo qui. Salutamme!

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