Il Potere e l’Emersione/Caduta delle Nazioni, di G. Friedman (Traduzione di P. Rosso)

mondo

Pubblichiamo un recente articolo di G. Friedman di Geopolitical Futures che affronta alcuni tratti caratteristici del Potere ed in particolare di quelli rilevanti nel gioco geopolitico. Ne viene fuori un richiamo alla realtà e un ridimensionamento del potere emergente cinese fuori dalla percezione prevalente. Dobbiamo dire che qui da noi in Conflitti&Strategie questa “percezione” è stata più volte criticata e non è mai stata “prevalente”. Mentre, contrariamente a quanto ci sembra pensare G.Friedman, abbiamo una visione meno “ottimistica” della residua potenza o, meglio ancora, capacità egemonica globale degli USA. Che per noi restano attraversati da un conflitto interno profondo e potenzialmente dirompente.

Buona lettura. [Traduzione di Piergiorgio Rosso]

 

Il Potere e l’Emersione/Caduta delle Nazioni

Di George Friedman – 5 maggio 2020 – https://geopoliticalfutures.com/power-and-the-rise-and-fall-of-nations/
La settimana scorsa sono apparso su una stazione televisiva turca e ho parlato con un gruppo di imprese in Svizzera. La stessa domanda è stata al centro di entrambi gli eventi: a seguito della crisi del coronavirus, la Cina sostituirà gli Stati Uniti come potenza guida nel sistema internazionale? Era una domanda sconcertante dal mio punto di vista, ma il fatto che due gruppi intelligenti l’abbiano sollevata significa che deve essere capita o, se ciò non è possibile, almeno esaminata.

Percezione e Realtà

Non è una domanda nuova per me. Gli Stati Uniti sono da sempre stati visti come la potenza egemone e confrontata con le altre potenze emergenti. Con una certa regolarità la pubblica opinione americana e di altri paesi, arrivava alla conclusione che gli USA erano in declino e stavano per essere sorpassati da uno sfidante qualche volta dal punto di vista economico, qualche volta da quello militare, altre volte ancora in maniera coperta.

Negli anni cinquanta c’era una certa dose di maccartismo nel sostenere che gli USA fossero in declino e l’URSS stavano sorpassandoli. Quando i sovietici lanciarono lo Sputnik e mandarono Yuri Gagarin nello spazio, molti nel mondo erano convinti della superiorità sovietica, e molti negli Stati Uniti andarono nel panico a proposito della mancanza di enfasi sulla educazione scientifica. Quando gli USA furono sconfitti in Vietnam molti, anche fra gli analisti americani esperti,   conclusero che fossero in ritirata. Quando Nixon fu spodestato, il sospetto divenne certezza. Per quanto riguarda la Cina il fatto che avrebbe sorpassato gli USA economicamente era largamente accettato verso la fine degli anni ’90 ed i primi anni 2000. La velocità di crescita cinese era alta perché era stata preceduta dal disastro maoista. Estrapolando su questa base il PIL cinese avrebbe superato quello combinato del resto del mondo, incluso gli Stati Uniti.

Per buona parte del mondo il declino degli USA era auspicato ai fini della loro propria emersione. In altri casi era schadenfreunde [così nel testo. In tedescogodimento per le disgrazie altrui” – NdT]. In altri casi ancora era l’amarezza di vecchie potenze che stavano per essere rimpiazzate da una nazione che loro vedevano come del tutto inadatta all’egemonia.

Gli Usa erano al centro del sistema globale e la speranza che fallisse faceva vedere ogni errore come segno del collasso americano. Speranze simili riguardarono la Grecia alessandrina, Roma, l’Inghilterra e l’impero ottomano. Ogni passo falso ed ogni sfortuna era sottolineata come evidenza che la loro caduta era imminente. Nel tempo tutti questi imperi caddero, ma durarono per diversi secoli.

Le anticipazioni non derivavano da analisi spassionate ma dalla speranza. Come poteva Roma sopravvivere all’assalto di Annibale o i sovietici a quello di Hitler?

La percezione pubblica del potere è radicata in eventi che potrebbero avere poco a che fare con il potere. La realtà del potere può essere semplicemente definita come la capacità di costringere gli altri ad agire secondo i vostri desideri, anche contro i loro stessi interessi. Questa è un’equazione complessa. Da un lato è una definizione di come le nazioni possono costringere i comportamenti. Dall’altro lato c’è la valutazione da parte dell’oggetto del potere, se sia maggiore la pena della resistenza o la pena della capitolazione. Tutto questo può essere compreso solo nei dettagli: le nazioni coinvolte, cosa viene loro chiesto, l’intensità della pena e così via.

Ma gli strumenti generali del potere possono essere facilmente compresi. Esiste il potere militare, che è in definitiva la minaccia o la realtà della morte e della distruzione fisica. Esiste quindi un potere economico, che è il dolore che può essere inflitto da una vasta gamma di azioni economiche, come l’embargo di prodotti necessari o la manipolazione della valuta. Questo tipo di potere non infligge morte, ma limita la vita minacciando di infliggere povertà o abbassare il tenore di vita.

Il terzo tipo di potere è politico. È la manipolazione del sistema politico o dell’opinione pubblica in un paese da parte della minaccia o dell’applicazione della forza militare, l’imposizione di sofferenze economiche o la creazione di un senso della realtà che fa reagire l’opinione pubblica in modi che indeboliscano la nazione.

Il potere non è semplicemente la capacità di forzare, a volte comporta l’uso di incentivi. Entrambi possono costringere a cambiamenti nell’azione. Il potere non deve essere esplicito. Il programma spaziale sovietico diede ai sovietici un’influenza aprendo le porte alla possibilità che il potere sovietico ad un certo punto nel futuro non lontano avrebbe travolto il potere americano. Quella percezione, che in retrospettiva era assurda, nel breve periodo era molto reale. Le nazioni che avevano sottovalutato il potere militare sovietico rispetto al potere militare degli Stati Uniti dovevano rivalutare la loro posizione ed essere aperte ai desideri sovietici. Anche senza essere un uso diretto del potere, l’evento Sputnik-Gagarin ha generato un potenziale spostamento del potere che ha portato alcune nazioni a modificare le loro relazioni. Il potere in tutte le sue dimensioni è più sottile dell’uso diretto della forza o del potere economico.

Il quarto tipo di potere è la gestione delle percezioni. L’Unione Sovietica è crollata nel 1991. Diciassette anni dopo, nel 2008, la Russia è andata in guerra con la Georgia. Questo conflitto non ha invertito il catastrofico crollo dell’Unione Sovietica, le sue cause erano ancora lì. Ma la Russia non poteva permettersi di essere vista come debole. La guerra georgiana non ha spostato in modo significativo il potere relativo della Russia, ma ha cambiato la percezione del potere russo. Allo stesso modo, l’intrusione in Siria ha fatto ben poco per rafforzare la potenza russa, ma ha generato una percezione di una maggiore potenza russa. L’applicazione diretta del potere – il potere militare in questo caso – non è necessaria per cambiare le percezioni. Dato che le azioni della Russia erano più propaganda che risultati militari, l’uso della propaganda (ora chiamato guerra ibrida per qualche ragione) può in alcuni casi creare percezioni utili senza l’applicazione del potere reale.

Cina e USA

Questo ci riporta all’inizio e all’idea che la Cina sostituirà o sta per sostituire gli Stati Uniti come principale potenza globale. Militarmente, gli Stati Uniti controllano gli oceani Atlantico e Pacifico. La Cina non controlla nessuno dei due. Da un punto di vista militare, può usare missili e innescare uno scambio nucleare, ma ha una marina limitata e una forza missilistica vulnerabile. La Cina, quindi, non è nemmeno vicina ad essere una potenza globale.Economicamente, il PIL degli Stati Uniti prima del coronavirus era di $21 trilioni. La Cina era di $14 trilioni. Entrambe le economie si sono ovviamente contratte, ma non ci sono prove che le contrazioni trasformeranno sostanzialmente il divario tra di loro. Circa il 19% del PIL cinese proviene dalle esportazioni, di cui circa il 5% è destinato agli Stati Uniti. Circa il 13% del PIL degli Stati Uniti proviene dalle esportazioni, circa la metà delle quali è destinata al Nord America e solo lo 0,5% delle quali va in Cina. La Cina ha una popolazione molto più grande degli Stati Uniti, quindi il suo reddito pro capite è molto più basso degli Stati Uniti. Ciò significa che l’impatto di una contrazione economica sugli standard di vita sarà molto maggiore negli Stati Uniti, dove il cuscinetto è maggiore, rispetto alla Cina.In termini di potere politico, la Cina si è messa in una posizione pericolosa. Non è riuscita a disinnescare i sospetti statunitensi sul comportamento e le intenzioni cinesi. Inoltre, non ha gestito con successo i negoziati commerciali con gli Stati Uniti. Ciò significa che la Cina ha lasciato che aumentassero le tensioni economiche e militari proprio con il suo cliente più importante. In un momento di contrazione economica in cui le importazioni statunitensi diminuiranno, la Cina affronta minacce sproporzionate a causa della sua dipendenza dalle esportazioni.Il punto forte della Cina è la dipendenza da una catena di approvvigionamento che si basa su manodopera a basso costo. Ma il coronavirus ha dimostrato alle aziende che hanno creato la catena di approvvigionamento, che un’eccessiva dipendenza da qualsiasi paese, come nel caso dell’industria farmaceutica americana, può distruggere un’azienda. La crisi ha trasformato questo in una debolezza, piuttosto che in una forza, poiché le imprese americane spostano le loro catene di approvvigionamento dalla Cina. In alcuni casi, questa non è una cosa complessa o costosa da fare.

 
La Cina si concentra sulla percezione per compensare la debolezza. Idee strane come la costruzione di un sistema di trasporto via terra verso l’Europa (ovvero la Belt and Road Initiative) sono volte a dimostrare le capacità di una nazione. La doccia di prestiti sui paesi fa lo stesso, anche quando i prestiti non si materializzano completamente. A costi relativamente bassi, la Cina si posiziona come un potere finanziario. Allo stesso modo, i movimenti militari statunitensi nel Mar Cinese Meridionale non hanno lo scopo di esercitare il potere degli Stati Uniti, ma di creare la percezione di una forte potenza navale.

Pio Desiderio

La Cina è economicamente e militarmente molto più debole degli Stati Uniti. Ma la sua manipolazione della percezione del suo potere è abile, tanto che i turchi e gli europei tendono a vedere il coronavirus come una transizione al potere cinese. Si dice che la percezione sia realtà. Non lo è davvero. A un certo punto, la finzione del potere porta un avversario a credere in quel potere, e ciò può portare a un conflitto economico, politico o militare che il potere percepito non può vincere. La guerra sulle percezioni va bene per guadagnare tempo. Ma se seguita troppo a lungo, alla fine il guerriero della percezione è creduto, gli viene messa paura e poi ingaggiato. Ora che siamo nel mezzo della crisi del coronavirus, gli Stati Uniti hanno inondato il paese di denaro-stimolo e ciò avrà conseguenze. Così sarà per la contrazione dell’economia cinese, insieme alla preoccupazione politica interna per l’affidabilità del governo cinese in un momento in cui è davvero importante. Mentre ci vorranno diversi anni prima che entrambi i paesi si riprendano, l’idea che la crisi abbia aperto le porte al dominio cinese è strana o forse un pio desiderio. La sofferenza è reale, ma l’ordine delle cose è forte.

UN CASO DI EPIDEMIA CINEMATOGRAFICA

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Un bel film da vedere e adatto a questi tempi drammatici è ”Hud il selvaggio”, pellicola con Paul Newman e Melvyn Douglas, del 1963. E’ la storia di tre generazioni di allevatori a confronto, padre anziano (Homer, interpretato da Douglas), figlio 34enne (Hud, interpretato da Newman) e nipote 17enne (Lonnie, interpretato da De Wilde), figlio del fratello maggiore di Hud, morto in un incidente stradale. Tutti e tre lavorano insieme in una fattoria nel sud degli Usa, fino a quando il virus dell’afta epizootica attacca il bestiame e sconvolge l’esistenza di ognuno di loro. Interessante è la reazione di ciascuno di essi alla notizia che il possibile contagio di alcuni capi li costringerà ad abbattere l’intera mandria. Il padre, duramente colpito dalla vicenda, resta tuttavia in attesa di riscontri dall’autorita’ sanitaria. È deciso a rispettare le decisioni dei veterinari statali nonostante il profondo dolore che gli procura l’eventualità di dover uccidere tutte le sue vacche, quasi delle figlie per lui. Anzi, è stato proprio il vecchio ad informare i medici, mentre il figlio riteneva di non dover chiamare “gente del governo” sulla sua proprietà per nessun motivo, perché simili “scaldasedie” avrebbero intralciato le loro attività private. Il figlio, oltre che negare il virus, minimizzando la situazione, suggerisce addirittura di vendere tutti gli animali prima che la questione si sappia in giro ma il padre non prende nemmeno in considerazione un tale imbroglio ai danni di altri mandriani. Rimprovera il figlio per una idea così malsana in quanto le giovenche, se realmente infette, potrebbero scatenare una epidemia che finirebbe per coinvolgere lo Stato intero e anche quelli vicini, come già accaduto in passato. Il figlio non si placa e va oltre con le parole, dicendo testualmente al padre: “vuoi farti ammazzare tutto il bestiame per una stupida malattia da manuale?” Ma il padre vuole rispettare la legge e, soprattutto, non vuole appioppare ai vicini una grana che farebbe dilagare rovinosamente la malattia dal suo agli altri ranch. Il figlio ancora più arrabbiato continua: “tutto il Paese si regge sulle epidemie, epidemie di industrie che falsano i prezzi, di quiz televisivi con l’inghippo, di evasioni fiscali, di conti spese gonfiati, quante persone oneste conosci? Cerca i santi tra i peccatori e sei fortunato se ti rimane Abramo Lincoln, dai retta a me cerca di inzuppare il pane nel sugo finché è ancora caldo”. Il padre con disprezzo replica al figlio: “sei un uomo senza principi Hud!”, ma ancora il figlio al padre: “ne hai tu per tutti e due!”. Mi sembra di sentire molte di quelle facili tesi odierne che per non accettare i casi sventurati della vita li negano con argomenti surreali.
Purtroppo, poco dopo arriva il responso peggiore per la famiglia Bannon che, nel frattempo, stava tenendo la mandria in quarantena. Il bestiame deve essere abbattuto. Si assiste, pertanto, a una scena impressionante, le macchine scavatrici creano una buca molto larga e le vacche ancora vive vengono spinte dentro la fossa: dall’alto gli uomini sparano con i fucili mentre gli animali si dibattono e crepano senza pietà lanciando lamenti inenarrabili. In seguito alla mattanza anche la vita dei rancheros è compromessa per sempre. Il padre è troppo anziano per ricominciare, il figlio è stufo dei sacrifici non ripagati ed il più giovane appare provato da questa ed altre vicissitudini non felici e vorrebbe ricominciare diversamente.
Tuttavia, c’è sempre un’altra possibilità. Il figlio suggerisce al padre di fare come tanti altri nella zona, autorizzare le estrazioni di petrolio sulla sua Terra per avere ancora un futuro, l’unico a portata di mano. Il padre si rifiuta, vuole vivere del suo lavoro, vuole cavalcare i suoi cavalli, prendere al laccio gli animali che escono dal gruppo. Non vuole starsene con le mani in mano. Il vecchio allevatore finisce vittima della sua stessa saggezza, ormai troppo antica per un mondo in mutamento mentre la “spregiudicatezza” del figlio sarebbe, nelle nuove circostanze, più saggia delle scelte del patriarca. Quest’ultimo legato ai suoi sani principi finisce per morirne, cascando da cavallo. Inevitabilmente. Il passato, ad un certo punto, deve pur trapassare anche se il futuro sembra meno nobile e morale, anche se chi lo incarna appare privo di valori. Il selvaggio Hud resterà da solo a estrarre il petrolio (nel film non si vede ma è l’epilogo più probabile), dopo che anche il nipote, affranto dalla morte del nonno e disgustato dai modi dello zio, se ne andrà via in cerca della sua strada. I tempi segnano le generazioni e le generazioni i tempi, l’umanità avanza solo decadendo, questo mi sembra il più semplice degli insegnamenti da trarne.

Un paese di decerebrati

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Come sarà il mondo dopo il coronavirus? Lo stesso di sempre, l’unica differenza è che saremo più poveri. Tuttavia, anche quest’ultima affermazione è solo una verità parziale. Siamo in crisi da un decennio e più ormai, prima o dopo le cose si sarebbero comunque aggravate, soprattutto in un Paese come l’Italia che ha da tempo rinunciato a correre e, persino, a respirare per l’indolenza e l’inconsistenza delle sue classi dirigenti. Un’epoca sta tramontando e noi siamo incapaci di coglierne gli sviluppi e le trasformazioni. La scacchiera geopolitica è in subbuglio ma il Belpaese ragiona ancora con le idee di un panorama svanito. Ha ragione Emmanuel Carrère: “Intanto, non credo mezzo secondo alle dichiarazioni del tipo «niente sarà più come prima». Al contrario, tutto resterà esattamente uguale. Lo svolgimento di questa epidemia è anzi notevolmente normale. L’Occidente non è, per l’eternità, per diritto divino, la zona più ricca e sviluppata del mondo; è finito, tutto questo, già da qualche tempo, non è certo uno scoop. Se andiamo a vedere nel dettaglio, la Francia se la cava un po’ meglio che la Spagna o l’Italia, ma meno bene che la Germania; anche qui, nessuna grossa sorpresa. Il coronavirus, al contrario, dovrebbe avere per risultato principale quello di accelerare certi mutamenti in corso”.
Purtroppo, anche gli intellettuali, che dovrebbero individuare nuovi scenari, sono l’avanguardia dell’arretratezza. Si preoccupano della democrazia esalante l’ultimo respiro e non vedono che la società sta andando altrove da un pezzo. Di fronte all’incompetenza del nostro governo, in tutti i settori decisivi, strategici, loro piangono per le restrizioni seguite alla pandemia e invocano libertà inutili quanto le loro elucubrazioni. Becchi su Libero, lamentandosi che i giovani non si ribellino per la “pizzata” perduta, scrive: “Addomesticare” significa in generale trasformare l’ambiente, le piante e gli animali adattandoli ai bisogni umani. L’esempio più lontano nei tempi di addomesticamento di un animale è quello del cane, animale domestico per eccellenza. La specie umana, per come la conosciamo, potrebbe anche essere, sotto il profilo biologico, il risultato di un processo di auto-addomesticamento, nel senso che gli esseri umani hanno “selezionato” i loro simili soprattutto sulla base della loro capacità di socializzare. Meglio stare con chi mostra di avere un istinto di socialità che con chi è ostile e aggressivo. È comprensibile”.
Non è per niente comprensibile invece perché ostilità, aggressività e pessimi elementi sono organici da sempre alla vita sociale. Anzi, come afferma Marx: “è sempre il lato cattivo che finisce per avere il sopravvento su quello buono. È il lato cattivo, in quanto crea la lotta, a produrre il movimento che fa la storia”. Con La Grassa abbiamo recentemente letto l’elogio del crimine che fa il pensatore tedesco perché consustanziale alle nostre società, persino motore di progresso. Ma non mi aspetto che Becchi ci arrivi, lui soffre di sofferenze minime come gli sforzi del suo pensiero.
Persino un povero giovane che nei giorni scorsi girava per la sua città con un megafono urlando di essere l’unico a vedere il “Matrix” in cui siamo piombati e citando Mazzucco che avrebbe svelato la truffa del coronavirus, è stato innalzato ad eroe dalla canea dei complottisti da strapazzo. Allo sventurato hanno fatto un tso, forse eccessivo, anche se invece bisognerebbe prendersela con gli avvelenatori dei pozzi che contano sulle menti deboli per le loro speculazioni niente affatto gratuite.
Nel frattempo, i servi che abbiamo eletto cercano di farci digerire presunti aiuti europei, inevitabili per lenire le conseguenze del lockdown. Io, invece, la penso come Pelanda questa volta, il quale evidenzia come siamo divenuti bottino di guerra nella sempiterna disputa tra francesi e tedeschi per la supremazia, condizionata dagli americani (che il proyankee Pelanda ovviamente oblitera), nel Vecchio Continente. Così scrive l’analista sul giornale di Belpietro: “Si consideri che Francia e Germania, diversamente dall’Italia, hanno «burocrazie imperiali» di elevato livello intellettuale (l’Italia ha un’ottima intelligence, ma manca di utilizzatori strategici). Certamente quella tedesca ha correlato lo scopo di tenuta del modello eurorigorista alla limitazione della Bce. Non sappiamo se poi la politica abbia fatto partire un segnale riservato alla Corte tedesca, ma, appunto, è sospettabile. Anche perché la sconfitta tedesca nel direttorio della Bce è inaccettabile per Berlino. Inoltre, la mossa antitedesca entro la Bce è sostenuta dalla Francia e non solo per la sua necessità di farsi garantire l’extradebito. Parigi vuole conquistare gli asset italiani – per bilanciare il potere tedesco – con una strategia di (finta) amicizia, sostenuta da incentivi verso nostre élite. Berlino vuole impedir- glielo mettendo sotto frusta rigorista l’Italia, condizione che costringerebbe Roma ad arrendersi a Berlino e non a Parigi. E comunque i due concordano sul togliere di mezzo l’Italia, ma ingabbiandola. Sono solo sospetti, ma avendo osservato da decenni questi giochi, in alcune occasioni da dentro, l’ipotesi che ci sia qualcosa del genere in pentola è robusta. Chi si prepara a governare sappia che l’Italia è nazione chiave e non marginale, pur marginalizzata, e che dovrà gestire il problema del debito/sviluppo entro un contesto di giochi di potenza”.
Sullo stesso quotidiano, meglio ancora fa Giancarlo Perna: “Se l’Italia è così tapina da elemosinare, o cede l’economia all’Ue come la Grecia, o consegna a Usa o Cina l’indipendenza politica. Poi, si spancia al sole come un’isola caraibica o il Burkina Faso. Basta figure barbine, facciamo da soli”. Appunto, tiriamo fuori i coglioni e mandiamo tutti a quel paese.
Invece, questo Esecutivo di guitti si mette a sfottere ancora di più gli italiani annunciando la sanatoria di migliaia di irregolari e clandestini per raccogliere pomodori. Costoro sono anche falsi liberisti perché sanno benissimo che finché si ricorrerà a manodopera sottopagata la meccanizzazione e l’ingegnerizzazione del settore languirà a vantaggio di quei concorrenti che ricorrono alla tecnologia avanzata anche nel primario. Così ci ritroveremo a fronteggiare la competizione con i paesi pezzenti, dalla quale usciremo comunque perdenti, anziché quella delle nazioni sviluppate. Questi pagliacci governativi vanno azzerati, non perché attentano alle nostre libertà chiudendoci nelle abitazioni ma perché ci derubano della casa, la patria, che stanno svendendo al peggior offerente.

GLI INTELLUTTUALI SONO PIÙ NUDI DELLA “NUDA VITA”

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Trovo estremamente fastidiosi quegli intellettuali che fanno distinzione tra nuda vita e vita. Sono un po’ come quei filosofi, senza veri pensieri, che ricorrono al concetto di alienazione per le loro elucubrazioni sull’Uomo, costantemente depauperato dalla modernità e dai consumi. Ci vedo ipocrisia e opportunismo in queste posizioni, soprattutto perché chi le propugna ha molto spazio nell’editoria e in televisione e da simili denunce “onto-antropologiche” innocue guadagna più di quel che meriterebbe. Facciamo qualche esempio. Qualche giorno fa Paolo Becchi su Libero scriveva:

“Già Aristotele aveva distinto la vita come “bios” dalla vita come “zoé”. Zoé è la “nuda vita”, il semplice fatto di vivere, la vita mediante la quale siamo in vita; bios, al contrario, è la vita che viviamo, la vita qualificata dal modo con cui la viviamo: è la “condizione di vita”, il “come di una zoé”. La “quarantena” allora non rappresenta altro che questo: la rinuncia, da parte nostra, ad ogni “condizione di vita”, in nome della “nuda vita”. Ma che cos’ è questa “nuda vita”, questa vita spogliata di ogni attributo, una vita che non è nulla, se non vita? Il virus stesso è questa vita, nella sua forma estrema: una vita tanto “nuda” che neppure sappiamo se sia realmente “vivo” o no. Finto vivente, finto mortale, comunque un ospite indesiderato, un intruso”.

Non fatevi impressionare dall’incipit aristotetelico di questo sragionamento. In realtà, da quel che mi consta, per Aristotele la “nuda vita” per l’essere umano non è contemplabile in quanto, per sua stessa “struttura” biologica e specificità “ontologica” egli è animale politico. Forse solo l’Uomo colpito da patologia, col cervello lesionato, incapace di pensiero o ridotto allo stato vegetativo può “sperimentare” la nuda vita. Agli intellettuali piace esagerare quando devono sostenere le loro tesi logicamente traballanti. Infatti, si può ben dire che certi individui, pur liberi di scorrazzare nella polis, senza le restrizioni statali seguite a pandemia, restano ugualmente “nudi” di fronte al senso (o ai sensi) della vita. Non per niente diceva Leonardo di alcuni tra questi: “Sono solo dei tubi digerenti, come dei gabinetti pieni di sterco”. Insomma, prima del virus non andava meglio. E il grande Genio italiano non stava di sicuro parlando di gente costretta a restare in casa ma di suoi liberi contemporanei. Il dramma è che questi soggetti escono dalle loro “tane” e ci appestano l’esistenza con banalità e grossolanità insopportabili, che però restano inferiori a quelle ammannite da studiosi troppo pigri per insegnarci qualcosa.

Lo stesso concetto di Becchi viene oggi ribadito da Marcello Veneziani su La Verità:
“…l’effetto crudo di questa lunga quarantena e dei presagi funesti che avvelenano la libera uscita, è la riduzione dell’uomo, del cittadino, del pensante e del credente, a puro animale. Il contagio, la quarantena, il terrorismo mediatico-governativo ci hanno ridotto alla sfera della nuda vita. Nient’altro siamo in questo momento, e qualcuno inneggia al fatto che il virus ci ha resi tutti uguali. Uguali perché ridotti alla sfera animale dei bisogni. Uguali come animali, privi di parola e di visione, di fede e di pensiero, di creatività e ricreazione”.

Ergo, se apriamo le gabbie questi sapiens memorfosati in piante si tramuteranno d’emblée nel contrario di quanto afferma Veneziani e quindi in esseri dotati di parola, visione, fede, pensiero, creatività? Povero illuso. Dalle stie usciremo presto, almeno spero, ma sempre polli in batteria resteremo. Abbiamo come menti illustri dei galletti e non delle aquile, che cosa dobbiamo aspettarci dal resto dell’aia? Però potremmo provare qualcosa di diverso, tutti fuori e dentro gli intellettuali, a casa a studiare anziché in televisione o altrove a blaterare le sempiterne scemenze.

Paralleli inquietanti tra ‘crudeltà’ diverse. (Di R. Simonitto)

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Ieri sera ho rivisto, per l’ennesima volta, un film di Pietrangeli del 1965 “Io la conoscevo bene” (*) e, rivedendolo – come accade sempre quando possiamo ritornare sopra alle opere d’arte – ho preso contatto con una realtà inquietante chenon atteneva solo alla palese denuncia fatta dal regista soprattutto verso il mondo del cinema che in quegli anni, dietro il miraggio di una vita facile ed enfatizzata dai rotocalchi, ‘bruciava’ senza pietà gli incauti che vi si volevano avvicinare senza le dovute protezioni. Ma rappresentava sotto traccia una allucinante fiera delle crudeltà, un catalogo delle varie forme di abbrutimento a cui può pervenire l’essere umanoquando, stanco di sacrifici e di patimenti, si fa sedurre dalle sirene del facile successo. Non una scena, non un fotogramma sono esenti dall’evidente spietatezzache permea ciò che viene rappresentato,  a partire dalla stessa protagonista Adriana (una strepitosa Stefania Sandrelli), inconsapevolmente impietosa verso la propria persona, incapace di salvaguardare la propria intimità, impossibilitata quindi aproteggersi, a difendersi e pertanto facile preda di personaggi senza scrupoli. Dalle canzoni selezionate (e che fanno da accompagnamento tragico a questa storia), ai dettagli delle tenerezze che questa fragile fanciulla è in grado di dedicare agli altri più deboli di lei (ad esempio nei confronti di un bambino che lei tiene in custodia) fino al ticchettio dei suoi zoccoli estivi che arrivano all’orecchio dello spettatore come tante fucilate: tutto concorre a sottolineare la crudezza nella quale la fanciulla èavviluppata.

Ma la domanda che lo spettatore si può porre potrebbe essere di questo tenore: perché Adriana non si ribella? Era solo lei la portatrice dannata di questa ‘inconsapevolezza’? Ragion per cui è molto facile darle addosso, considerarla una sciacquetta, una amorale e, di conseguenza, condannata a precipitare sempre più nella bolgia infernale nella quale si è infilata? O c’erano anche altri personaggi trascinati nello stesso girone, dove si vendeva l’anima al diavolo per ottenere un po’ di‘visibilità’, un po’ di apparire come sostituto dell’essere?

O si trattava invece della cinica indifferenza che stava avanzando in una condizione di degrado di umanità e cultura, in un sistema declinato sull’onda del boom economico e che escludeva violentemente quelli che non riuscivano non solo a competere ma a munirsi di abbondante pelo sullo stomaco? Al pari di Adriana , ma non pregnanti come il suo personaggio che attraversa come un monito tutto il film, ci sono altre figure costrette a non fermarsi mai in un processo di svendita continua di loro stessi, come Baggini (U. Tognazzi) il quale su un tavolino improvvisato davanti ad un pubblico salottiero, di intellò e di borghesia rampante, privi di qualsiasi pudoree sensibilità, mima, battendo di punta e tacco, il rumore e il fischiare di un treno che corre nei  vari momenti del tragitto, ora veloce e ora tortuoso, rischiando in questa impegnativa performance – lui non è più tanto giovane – di morire di infarto.

O chi rischia di essere massacrato in un ring di  periferia, come Bietolone il quale, per poter raggranellare i soldi necessari per mettere su un piccolo negozietto, accetta di fare incontri di boxe in cui necessariamente deve andare KO.

Vite a perdere per le quali lo spettatore si indigna, ma che nello stesso tempo pensa “ma perché non fanno nulla per uscire dalla loro condizione?”.

E, magari, sotto sotto, solidarizza con lo scrittore il quale, pur abusando della ingenuità di Adriana si autoassolve, in un certo senso, perché “la conosce bene”, è in grado di saperla descrivere (con spietatezza e non con compassionevole dolcezza)come una figura inconsapevole di sé e del mondo, su cui scivola via sempre tutto. Salvo alla fine sembrare ricredersi pensando che forse lei è più genuina di molte altre che si vendono per interesse mentre lei è generosa, si dà per niente, così come canta Sergio Endrigo nel suo brano “Mani bucate”. Come se, in un certo qual modo, la volesse ‘riscattare’, né più né meno di come fanno coloro che sfruttano le persone fragili però, nello stesso tempo, ne elogiano le qualità, senza però rispettarle.

La fiera delle crudeltà, dicevo.

 

Poi, finito il film, ne ho visto un altro che però non era un film bensì la realtà. Unprogramma televisivo in cui si rappresentavano scene di attualità dove non c’erano persone deboli, indifese, incoscienti di loro stesse, pronte a buttarsi alla cieca nella mischia del facile guadagno e quindi facilmente turlupinate, violentate da figuri squallidi e prevaricatori.

Qui le persone che sfilavano davanti agli occhi erano ben altre, dotate di ben altra consapevolezza sia dei diritti che dei doveri. Scene che gridavano vendetta al cospetto di Dio (se Dio ci fosse o non avesse cambiato anche lui casacca girando il volto da un’altra parte!):

1) lavoratori ridotti alla fame perché o licenziati, per mancanza di lavoro, o messi in cassa integrazione senza vedere ancora un euro a sostegno della loro anomala e forzosa condizione.

2) piccoli imprenditori che fino a poco tempo prima avevano portato avanti con successo la loro attività e che l’emergenza Covid19 aveva messo in ginocchio, senza che il governo avesse preso nei loro confronti delle opportune misure di salvaguardia.Ma non solo per permettergli di sopravvivere ‘economicamente’ ma anche ‘moralmente’ nel senso che, riconoscendo le loro capacità pregresse di aver contribuito al benessere di questo paese, spinti dalla gratitudine, si sarebbe fatto di tutto per favorire la loro ripresa.

3) partite IVA che si sono rifiutate dignitosamente di chiedere l’elemosina di un eventuale indebitamento bancario a tassi agevolati  per il mantenimento delle loro attività produttive senza avere, di contro, solide prospettive di continuità.

4) commercianti che, sfiduciati al massimo a fronte di decisioni improvvide e dimisure che palesavano la totale assenza di cognizione delle dinamiche che guidano la realtà economica e sociale del paese, hanno rimesso le chiavi dei loro negozi, delle loro attività commerciali nelle mani di coloro che avrebbero dovuto saperli amministrare e invece loro stessi preda della insipienza e ossessionati dai ventilati fantasmi di recrudescenza del virus se si fossero allentate le restrizioni.

5) e, rispettosi comunque delle istituzioni – che bellamente li avevano trascurati persone in fila (ceti medio/piccoli ormai ridotti alla fame) costrette a ricorrere al Monte di Pietà per impegnare le loro piccole cose, i ricordi legati a ricorrenze importanti, anelli di fidanzamento o matrimonio, collanine, monili che avevano segnato date significative della loro vita, al fine di poter tirare avanti con pochi spiccioli di ricavo.

 

Una specie di folla non facinorosa, che però mostrava le ferite subite ingiustamente da governanti incapaci. Il Coronavirus non è il colpevole di tutto questo ma il tramite drammatico che ha fatto evidenziare ed esplodere tutta questa infamia. Anche se il parallelo tra terremoti e virus non è adeguato, l’unica cosa che li accomuna riguarda la loro imprevedibilità, però qualche insegnamento lo dobbiamo trarre. Perché certe zone terremotate (es. Friuli, Emilia/Romagna) si sono risollevate e ripartite mentredall’Aquila in giù continuano a vivere ancora nel degrado ambientale e produttivo?

Per queste ragioni è di portata ben più tragica fare l’accostamento alle figure laide che, nel film “Io la conoscevo bene”, sghignazzando si prendevano gioco, con crudeltà inaudita, di chi non era in grado di difendersi e che quindi il velo squarciato su quelle miserie sollecitava la repulsione immediata nello spettatore che avrebbe voluto entrare dentro lo schermo – come presentato nello stupendo ‘corto’ di P. P. Pasolini “Che cosa sono le nuvole” (1967), quando gli spettatori irrompono sulle tavole della rappresentazione teatrale, quando sentono le bugie del perfido Jago nei confronti di Desdemona scatenando l’ira funesta di Otello – e punire i responsabili di tanto scempio.

Mentre qui, di fronte a questi drammatici scenari, a fronte di questi abusatori odierni,non solo i protagonisti ma anche gli ‘spettatori’ i quali, pur partecipandovi emotivamente, possono essere esterni alle singole specificità , si trovano a viveredentro una specie di spaesamento, come se tutti fossimo paralizzati. Ma da che cosa? Come mai accade questo?

 

Siamo paralizzati dai toni pacati, ipnotico/suasivi al limiti dell’indurre una specie di intorpidimento dei sensi, con cui vengono propinate le rassicurazioni da parte di chi ci s-governa, in ciò accompagnati da una riduzione della ampia gamma verbale di cui la lingua italiana dispone a soli due (dico ‘due’) “tempi”: la forma perifrastica “stare + gerundio” (= stiamo facendo) e il futuro (= faremo).

Se indubbiamente è crudele (molto crudele) abusare di una persona inerme che non può difendersi, qui siamo di fronte ad una crudeltà ancora più efferata, che va oltre l’umano: si rende inabile qualcuno di valido, lo si massacra per poi poterne abusare.

Significa fare scempio della bellezza del ‘saper fare’ per fare posto a regressive dipendenze: tu mi mantieni e io dovrò essere a tua disposizione!

E’ poi è anche una crudeltà doppia in quanto, mascherandosi dietro una disponibilità, una promessa che si sa che non potrà mai essere mantenuta, si inibisce ogni possibilità di contrastare (perché ogni contrasto viene recepito come una forma di disobbediente ingratitudine), non si dà modo di replicare, di ribellarsi perché le speranze che le proprie richieste vengano finalmente esaudite tendono a prevalere sulla rabbia. E’ la situazione più tremenda (e più patologica!) in cui uno si possatrovare perché, pur intuendo che quei messaggio non porteranno a nulla di buono e di concreto, pur tuttavia si continua a sostenere la fiducia che qualcosa accadrà, preparandosi così ad una agonia lenta e senza remissione. Come nella favola della rana nella pentola. (**)

Infine, lo specchietto per le allodole del “siamo tutti sulla stessa barca” ci porta a farci dimenticare che sarà sempre chi ha il potere sulla barca a trarne vantaggio e non i poveri ‘mozzi’ i quali, se va bene, riusciranno a salvare solamente la loro pellaccia!

 

Se il regista Pietrangeli ha avuto la capacità di rappresentare con coraggio quello sfacelo a cui si stava andando incontro in quella stagione, sarebbe necessario oggi un regista che fosse in grado di rappresentare questo strazio, questi corpi martoriati che ormai stanno popolando la nostra quotidianità. Ma credo sia molto difficile riuscire a rappresentare in forme efficaci questa sottile, tremenda e inaudita crudeltà che ci annichilirà, perché ne siamo ormai tutti contagiati e non riusciamo a mantenere la giusta distanza per poter descrivere tutto questo cataclisma.

 

 

(*)Trama

 

Adriana è una ragazza molto giovane e di umili origini della provincia di Pistoia che si trasferisce a Roma, dove cerca di farsi strada nell’ambiente dello spettacolo. La sua ricerca, talora faticosa, la porterà a conoscere numerosi personaggi che, con maggiore o minore fortuna, fanno parte di quel mondo. I quali, chi più chi meno, si approfitteranno anche sessualmente di lei senza mantenere le promesse fatte e lasciandola sola, al suo tragico destino finale.

 

(**)

La favola narra di una rana che tuffatasi in una pentola d’acqua appena messa sul fuoco, sente che è tiepidina e quindi nuota piacevolmente, a suo agio. Ma, pian piano, la temperatura dell’acqua incomincia a salire, eppure la rana ci sguazza ancora volentieri e pensa che può starci dentro ancora per un altro po’ e poi saltare fuori. E così via fintantoché l’acqua diventa eccessivamente calda togliendo al piccolo animale ogni forza per poter saltare e uscire da quella situazione che si è trasformata in un incubo. E così finisce bollita.

 

Rita Simonitto

Conegliano, 03.05.2020

GIANFRANCO LA GRASSA: DISCUSSIONE SU MARX (10 PARTI)

gianfranco

Vi presentiamo le discussioni di La Grassa su Karl Marx. Le “lezioni” approfondiscono molti temi sviluppati in questi anni dal pensatore  veneto sulla teoria marxiana, non per ristabilire la “verità” su quel che Marx avrebbe detto esattamente ma per eliminare i troppi fraintendimenti che ancora oggi obnubilano il nucleo essenziale dei suoi studi sul capitalismo a matrice inglese. Tali errori forniscono una cattiva interpretazione del passato e si ripercuotono anche sulla comprensione del presente che, invece, necessita di un nuovo apparato categoriale di riferimento per essere inteso nei suoi elementi essenziali. Seguire l’esempio di Marx vuol dire proprio far progredire la scienza sociale, superando i dogmatismi e i preconcetti, soprattutto quelli di un marxismo ormai ossificato e lontano dalla realtà. La Grassa opera questo tentativo individuando gli elementi decisivi per Marx e quanto si è, invece, sviluppato antiteticamente alle sue ipotesi predittive.

 

 

 

CHI ACCUSA LA CINA È UN NOSTRO NEMICO.

Cina

 

L’Inghilterra di Boris Johnson non apre alla fase due dopo che il suo Premier si era ammalato di Covid-19. In Italia invece le cose stanno andando diversamente tra le solite polemiche. La situazione sanitaria è migliorata ma non quella economica. Occorre aiutare seriamente le categorie in crisi ma nessuno lo fa. La maggioranza di Conte ha certamente sbagliato molto ma ora che finalmente anche il virologo Burioni ha dichiarato che gli scienziati possono solo consigliare ma non imporre scelte al governo, quest’ultimo non potrà giocare ancora a nascondino. La verità è che questo esecutivo di accattoni non ha tirato fuori un centesimo per gli italiani in difficoltà. Gravissimo, data la situazione di crisi che imperversa ormai da molti anni. I soliti sciacalli filoamericani hanno approfittato del caos per incolpare la Cina, nonostante il dott. Fauci, anche contro la propaganda di Trump, abbia dichiarato che, molto verosimilmente, il virus sia transitato dagli animali agli uomini per spillover e non per esperimenti in laboratorio sfuggiti di mano. L’ondata anticinese è esecrabile e denota soltanto il servilismo proUsa delle nostre classi dirigenti. Molti profani ci stanno come al solito cascando in questa disinformazione perché sono più stolti di chi li amministra. Coltivo il massimo disprezzo per questa gentaglia che ha inoltre il grave torto di cedere al complottismo più bieco. Sento dire da qualcuno che esclusivamente gli Stati Uniti possono aiutarci contro l’aggressività commerciale cinese. Sono palle, abbiamo 130 postazioni militari direttamente o indirettamente controllate dall’esercito oltreoceanico sul nostro territorio e finché non ce ne libereremo non avremo alcuna possibilità di dialogare seriamente con altri. Chiunque esponga il pericolo giallo derubricando quello yankee lavora per il nemico contro la nazione. Non si possono mettere sullo stesso piano le forze del fuoco e quelle delle merci, mi auguro che siate un po’ più intelligenti dei liberali che citano Bastiat. Trump è preferibile ai democratici, per la frattura nell’establishment che produce questa situazione in America, noi italiani abbiamo da guadagnare da questa intrinseca debolezza non dalle proposte immediate del tycoon. I cinesi invece ci servono e ci servono i russi per fare un autentico salto di qualità internazionale in funzione anti stars and strips. Dobbiamo stringere con cinesi e russi se vogliamo risalire la china, possibilmente portandoci dietro una grande potenza europea come la Germania. Occorre uno “spillover” dall’economia alla politica con questi grandi centri geopolitici per tornare a pensare e credere nella nostra autonomia. Tutto il resto ci nuoce ed è solo confusione o disfattismo.

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