CHE CETO POLITICO


Oggi che, con una “nuova” maggioranza, verrà votato il rifinanziamento delle missioni militari italiane all´estero (fra cui, la più importante è in questo momento quella in Afghanistan), vorrei esprimere nettamente la mia personale opinione (una sorta di “ideale” dichiarazione di voto).
Non sono per niente affatto un pacifista, e del rifinanziamento della missione non mi interessa poi molto. Soprattutto perché, senza fare alcuna ironia sull´esercito italiano, non credo proprio che esso dia un contributo decisivo alla lotta contro la guerriglia talebana; e non lo darebbe nemmeno con nuove armi e nuove regole d´ingaggio. Quello che a me interessa comunque è che la guerriglia in questione, alla fine, prevalga e cacci via gli invasori. Non ho alcuna particolare simpatia per i talebani e non credo di apprezzare gran che i loro costumi e mentalità. Sono tuttavia radicalmente favorevole alla loro – vicina o lontana (certo sarebbe meglio vicina), ma a mio avviso sicura – vittoria per due fondamentali motivi, che indico con le percentuali di mia preferenza: a) perché si tratta di gente che si batte sul proprio territorio e nella propria società dopo un´occupazione militare straniera (guidata e voluta dagli USA per i loro interessi egemonici), che ha dato vita ad un ignobile Governo fantoccio (a questo motivo accordo circa il 20% delle mie preferenze); b) perché la vittoria talebana avrebbe effetti decisivi sullo spostamento degli equilibri geopolitici in quell´area e, di riflesso, nell´intero mondo (80% circa di preferenze).
La vittoria talebana non sarebbe infatti fine a se stessa. Musharraff, in Pakistan, o cadrebbe o farebbe il “salto della quaglia”. In ogni caso, tale paese, vero architrave di fragili equilibri nell´intera zona, si allontanerebbe dagli USA e si avvicinerebbe a Cina e Russia. Forse l´India, antagonista storica del Pakistan, sarebbe spinta di più verso gli USA, ma in fondo lo è già. Verrebbe invece messa in serio scacco l´influenza statunitense (che si materializza anche in alcune basi militari) nelle Repubbliche centroasiatiche russe (quelle il cui nome finisce in “an”), con fra l´altro ottimi riflessi sul controllo delle “vie” (e giacimenti) del petrolio e del gas, ecc. La riduzione dell´egemonia imperialistica USA – sia direttamente per lo spostamento del Pakistan sia per i riflessi che esso avrebbe tutt´intorno – sarebbe evidente, e non resterebbe limitata solo all´Asia.
Chiarite, “senza ma e senza se”, le mie preferenze (geopolitiche), resta la miseria di questa ridicola politica italiana, in cui quella estera non conta nulla se non in funzione di luridi calcoli interni a meschini raggruppamenti. Il centro destra è obbligato finalmente a riconoscere che non si tratta di missione di pace e umanitaria; tenta di sostenere ancora le tesi bushiane della “lotta al terrorismo” (mai visto che si conduca con eserciti che occupano un paese specifico), ma comunque finalmente chiede che un esercito, se laggiù si trova e sotto la direzione degli USA, si decida a combattere; perché a questo servono le truppe. C´è il rischio di perdite umane. Ohibò, non sapevo che si conducessero le guerre con simile preoccupazione.
Mi sovvengo allora di alcuni racconti, nel dopoguerra, di compagni resistenti che, prima di diventare comunisti, avevano militato nel 1944-45 nelle “Brigate Piave” (quelle democristiane, con il fazzoletto azzurro al collo). Si avvicinava una colonna tedesca; quei partigiani preparavano l´imboscata, montavano quelle poche mitragliatrici che avevano, ecc. All´ultimo momento, arrivava il comando dei capi di smontare tutto perché, andando allo scontro, ci potevano essere dei morti. Esattamente come il centrosinistra d´oggi, che ha preso la vera eredità dei democristiani.
Non so, e in questo specifico momento non mi interessa sapere, come sia messo l´esercito italiano; si dice che in esso si trovino alcuni corpi speciali, “professionalmente” preparati (anche a varie “cose poco belle e non piacevoli”, ma commesse con la necessaria “competenza”). Ripeto, può essere oppure no, non mi è ben noto. E´ invece evidente l´assoluta infamia e meschinità delle forze politiche; e, ancora una volta, il centrosinistra merita una “distinzione speciale”. E´ veramente composto da sosia dei badoglian-monarchici dell´8 settembre 1943, la cui viltà e vocazione al tradimento – lasciando inoltre senza indicazioni il nostro esercito e provocandone il completo sbandamento – è mirabilmente resa nel film “Tutti a casa” di Comencini.
Quanto alla posizione di Casini, è un “poema”, e bisognerà analizzarla in altra sede più opportuna; e più ampia in riferimento al porcile del ceto politico italiano. Per il momento, come battuta non inessenziale ma schematica, diciamo che è il genero di Caltagirone, il quale sembra tenere, tramite il Ds Bettini (importante soprattutto a Roma), contatti con Veltroni; e sembra avere anche funzioni di trait-d únion tra Geronzi (Capitalia) e il sindaco romano. Comunque, si tratta di un “tutto sembra”, la cui analisi rinvio “a un´altra uva”, cioè ad altro tempo e luogo.
27 marzo