(DOPPIA) VERITA’ PER GIULIO REGENI

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Quando al Cairo, il 3 febbraio scorso, spuntò dal nulla il cadavere del nostro connazionale Giulio Regeni, ucciso in circostanze misteriose, scrissi subito che costui non poteva essere un normale ricercatore di Cambridge. Sette giorni di torture, fino a procurargli la morte, sono eccessivi per un semplice studente un po’ troppo curioso e velleitario che vuole raccontare le sofferenze del popolo egiziano e contribuire a migliorarne le sorti perorando un improbabile sindacalismo rivoluzionario. Ad un tipo del genere, gli dai un calcio nel sedere e lo rispedisci a casa senza sporcarti le mani. Se però ritieni che sia un pericoloso provocatore le cose cambiano un po’, eppure difficilmente si arriva ad un’esecuzione così ferale. Simili regolamenti di conti sono più consueti tra sodali in attrito che tra avversari.
Le circostanze in cui il corpo esanime era stato fatto ritrovare, nei giorni in cui una delegazione istituzionale italiana si accingeva a trattare affari in Egitto, non erano casuali. Forse era un invito a sloggiare. Forse una maniera brutale per far emergere delle manovre alle nostre spalle.
Anche la copertura giornalistica di Regeni, che scriveva per il Manifesto, richiamava alla mente quella di tanti altri 007 del passato i quali preferivano indossare l’eskimo per ottemperare ai loro compiti spionistici (soprattutto filo-Nato). Quando qualcuno vergò l’ipotesi che Regeni fosse legato all’Aise (Agenzia informazione sicurezza esterna) la nostra Intelligence smentì “irritualmente” con una nota ai quotidiani. Quest’ultima negò qualsiasi collegamento con Regeni, ma non che lo stesso potesse essere un agente reclutato da altri apparati. Difatti, successivamente sono emersi nuovi dettagli sul lavoro di Regeni, con società private del settore spionistico e con ONG americane che sponsorizzano processi democratici nel mondo ricorrendo a sistemi poco ortodossi, come la sobillazione degli emarginati per rovesciare gli Stati. Tecniche del marxismo-leninismo adattate al golpismo atlantico.
L’Italia non ha voluto (o potuto) tener conto di questi indizi e si è scagliata subito contro Al Sisi, richiamando anche il suo ambasciatore al Cairo, per la scarsa collaborazione del governo e degli apparati di sicurezza egiziani alle indagini.
Ora però l’ostruzionismo verso le investigazioni arriva anche da Cambridge. La Procura di Roma ha chiesto all’istituto britannico di avere accesso agli studi di Regeni ma l’Ateneo si è rifiutato di cooperare. E’ materiale confidenziale. E da quando in qua le ricerche sociali, che dovrebbero illustrare al mondo natura e interpretazioni dei fenomeni, diventano top secret? Allora, non si chiamano più studi ma dossier riservati. L’Italia avrebbe dovuto protestare severamente ma per l’occasione non ha fatto niente.Doppiogiochismo inglese, doppiopesismo italiano e doppia-verità per Giulio Regeni.