E’ IN ARRIVO LA DEFLAZIONE PER L’INTERA AREA OCCIDENTALE, E NON SOLO. GIANNI DUCHINI

euro

Il recente aumento del Pil nel secondo trimestre (+0,3%) hanno suscitato entusiasmo entro l’entourage governativo del Presidente del Consiglio Renzi che grida ad una sorta di miracolo economico.

Secondo una recente versione filo governativa “ i consumi dovrebbero beneficiare in particolare della risalita del reddito disponibile reale (+0,9 in media nel triennio di previsione contro una contrazione pari al -1,5% medio annuo dal 2008 al 2014) alimentata da una buona ripresa dell’occupazione e da un consolidamento della fiducia delle famiglie”. Gli investimenti abbattuti durante la crisi economica, e che già nel primo trimestre sembrano aver mostrato segni di risveglio, “dovrebbero reagire positivamente alle prospettive di ripresa divenendone nel biennio finale della previsione il fattore trainante. Sul profilo di entrambe le componenti della domanda interna oltre ai fattori nazionali eserciterà effetti benefici la politica della Bce.”

Una crescita puramente illusoria che non ci permette certo di capire l’andamento delle variazioni di fondo in un oscillare continuo tra realtà e immaginazione. A ciò va aggiunta l’imbecillità degli economisti che tendono ad amplificare il senso estetico di dati pubblicizzati per legittimare una fantomatica  “uscita dalla crisi”.

Aumenti poco significativi, non solo in Italia, vengono realizzati nonostante un contesto internazionale favorevole: prezzo del petrolio basso, l’euro vicino alla parità con il dollaro e il Quantitative easing della Bce. E nonostante questo l’economia non riparte. Draghi ha già annunciato che il programma di stimoli potrebbe durare oltre la scadenza e che l’importo di 60 miliardi al mese potrebbe essere ampliato. Non sono escluse, inoltre, variazioni nel meccanismo d’acquisto di titoli sul mercato al fine di rendere l’operazione più efficace. Nel frattempo arriva un primo altolà sull’uso del Qe (Quantitative easing) da parte del Presidente della Bundesbank Jens Weidmann: la debole crescita”dimostra i limiti della politica monetaria espansiva”.

Nella sostanza l’euro ha condannato l’Europa e l’Italia alla recessione ed alla deflazione. E Draghi sta provando con il cannone del Qe ma dopo sei mesi tutto ciò non basta ed è costretto ad aumenterare la dose di liquidità immessa nel mercato, anche se non servirà a nulla.

Si dice che l’economia americana continua a crescere con moderazione ma stabilmente con segni positivi in tutto il Paese. La Fed (Banca Centrale statunitense ) ha pubblicato recentemente il Beige Book, il sesto degli otto rapporti che vengono stilati ogni anno. In esso vengono fotografati i progressi di tutte le attività economiche, dai consumi allo stato dell’occupazione. La produzione industriale è in aumento, la vendita delle auto in continua crescita anche se presto potrebbe mostrare la corda (i costruttori stanno limando sempre più i margini di guadagno).

La solidità dell’economia americana è in netto contrasto con la crisi delle borse. La Fed descrive un paese in cui si continuano a costruire case e prodotti manifatturieri ma intere zone industriali nel midwest, come Cleveland,  faticano a riconquistare quello che è sempre stato un primato nazionale, dal secolo scorso.

Ed ecco su queste iniziali incertezze macroeconomiche che si può innestare un rallentamento del motore Usa. A ciò si può aggiungere che i tassi dei prestiti federali difficilmente rimarranno fermi tra lo zero ed un quarto di punto, innescando una deflazione con costi ridotti delle materie prime e dell’energia.

 settembre ‘15