Toni Negri, in morte di un cattivo maestro.

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Ieri è morto Toni Negri. Aveva 90 anni. Al di là delle vicende giudiziarie che lo hanno riguardato, sicuramente montate ad arte, Negri è stato un vero cattivo maestro, nel significato letterale dei termini. Si è servito di Marx per inventare soggettività rivoluzionarie che di volta in volta sostituiva e ricreava per restare attaccato alla propria fallimentare causa. Con la moltitudine raggiunse l’apice delle sue sciocchezze che non furono innocenti ma esempio lampante di collaborazionismo verso l’Impero (un determinato impero e non un impero diffuso e indistinto, non multicefalo o acefalo ma con un’unica testa grossa quanto una Casa Bianca) Proprio il suo testo Impero divenne una Bibbia per il movimento no global che inseguì i più bassi istinti velleitaristici esaurendosi in battaglie di retroguardia e di completa inessenzialità come quelle a favore dell’ambiente e contro le multinazionali. I lasciti avvelenati di quei giovinastri sono poi stati fatti propri dagli Stati che oggi ci intortano con le loro finte lotte alle emissioni di C02.
La definizione di cattivo maestro si attaglia dunque proprio a chi stravolge pensieri e autori per le proprie ossessioni. Soprattutto, si adatta a chi pesca nei sistemi concettuali dei grandi pensatori solo quello che vuole ignorando le opere principali e basandosi su meri frammenti di tali opere o persino su appunti per stravolgere quanto un autore ha realmente scritto e detto. Negri ha usato un Marx inesistente per le sue elucubrazioni che hanno impedito qualsiasi avanzamento teorico e hanno contribuito a buttare nel tritacarne giovani sprovveduti e visionari, alcuni dei quali hanno fatto anche una brutta fine.
Negri travisava Marx o addirittura ne rinnegava le principali scoperte. In una intervista di qualche anno fa disse che la merce era una cosa neutrale e positiva (nel momento in cui tutti potevano appropriarsene), con il solito esproprio proletario o moltitudinario, ecco la variante ad hoc. I rapinatori che non accettano la propria condizione di ladri e si fanno chiamare rivoluzionari sempre furfanti sono.
Ma chi ha letto Marx sa che è vero tutt’altro, “per la società borghese, la forma merce del prodotto del lavoro, o la forma valore della merce, è la forma economica cellulare elementare. Alla persona incolta, sembra che la sua analisi si smarrisca in mere sottigliezze; e di sottigliezze in realtà si tratta, ma solo come se ne ritrovano nell’anatomia microscopica”.
La merce non è un fatto neutro ma il prodotto storico specifico della società capitalistica che contiene tutto il suo rapporto e come tale lo riflette anche esteriormente facendo apparire tutta la società come un’enorme raccolta di merci. Appropriarsi della merce dunque, rubandola o acquistandola, non cambierà di una virgola la sostanza dei rapporti di ri-produzione sociale. Negri ignorava, volutamente o meno, questi aspetti ripercorrendo vecchi errori Proudhoniani o addirittura Dühringiani quando blaterava di comando capitalistico.
Tempo fa Gianfranco la Grassa disse questo: nel maggio del ’68 in Piazzale Roma a Venezia, il “grande genio” mi fece delle previsioni che non posso riferire poiché non ho testimoni di simile vuotezza cerebrale. Feci una battuta di spirito, credo piuttosto bonaria, ma il “grande genio” si offese e da allora non lo vidi mai più (solo intravisto per un momento a Parigi in uno dei demenziali convegni organizzati da certi intellettuali francesi per nulla migliori di lui). Dopo il sette aprile ’79 e il suo arresto, un deputato Pci (oggi morto), di cui non metto in dubbio le affermazioni poiché era un vero amico, mi raccontò altre storielle edificanti. Anch’esse devono ovviamente restare nel silenzio. In ogni caso, ho saputo fin dal ’68 che razza di “genio” e di “rivoluzionario” da strapazzo fosse quest’individuo osannato da una massa di cretini presi per “antagonisti” (dell’intelligenza umana e basta). Se siamo ridotti in queste disperanti condizioni, la colpa non è solo dei “dominanti”, ma anche di questi “alternativi”, che sono molto al di sotto di quanto si riesca ad immaginare, pur se si ha una fantasia sfrenata.]
Negri se n’è andato ieri in età veneranda, ha vissuto abbastanza per vedere sfumare tutte le sue inutili teoresi. Ha scontato la sua pena ed è calato definitivamente il passamontagna, non meritava la persecuzione personale ma solo questo ultimo inappellabile verdetto alle sue velleità.