LA RITUALITA’ BIZANTINA DEL “SINISTRO” POTERE


Cito tutti i passi di un articolo di Alvi (Giornale d´oggi) su cui sono pienamente d´accordo. Tralascio quelli (la maggior parte, almeno il 75-80% del totale) su cui non lo sono.
Prodi è “ormai portavoce di se stesso”; è “assistito però dal TG1 con fedeltà accurata che
l´aiuta nel suo intento di anestetizzare tutto, e fingere bello il brutto. Ma il sopore
anestetizzante che banchieri e giornalisti amici gli emanano attorno serve sempre
meno   Il governo perpetua la stessa casta di inetti che vampirizza la nazione, nei
comuni o nelle imprese   se così pessimi attori comici hanno retto e reggono questo
governo è perché ai potentati di banche e Confindustria e giornali va bene così [corsivo mio, perché qui l´accordo è massimo, come risulta dagli innumerevoli pezzi da me scritti in questo blog; nota mia]. Gli articoli soporiferi del Corriere della sera completano la nostra Bisanzio di industriali finti e politici verbosi, odiati. [corsivo mio; idem come sopra] Insomma un governo di cattolici degenerati, comunisti falliti, riccastri viziati vive in una Bisanzio di rituali, massime morali che più sono finte, più si recitano
solenni   ; la nomenclatura e il suo governo [corsivo mio per i soliti motivi] ne sono
ancor più screditati   Però attenti, perché quello del centrosinistra non è un partito, ma
un sistema di potere. Dunque la sua fine richiederebbe di più che una sconfitta elettorale. Bisogna esorcizzare la nomenclatura, estinguerla, non basterà vincerla alle elezioni [è quello che ho sempre sostenuto, anche se con idee e prospettive diverse da quelle di Alvi; nota mia] I mezzi di produzione e di spreco della nostra casta politica non si limitano alle sole municipalizzate. Si tratta di estirpare le nicchie di potere, e di spesa, che nutrono una Bisanzio, che non è solo politica [corsivo mio, per quanto già sopra affermato] Altro che Centro: Casini, Mastella sono la commedia di sempre Occorre disperdere la nostra Bisanzio: così rifare l´Italia…”.
Ricordo, a breve commento, che oggi si stanno delineando in Italia due pantani e un disfacimento. Quest´ultimo è, secondo la mia opinione, il processo che investe la destra (o centrodestra, tanto si tratta ormai di denominazioni di comodo). I due pantani stanno dall´”altra parte” (che è in realtà solo il riflesso speculare dello schieramento “avverso”). Un pantano è quello dell´attuale governo in quanto rappresentante di settori dell´establishment soprattutto finanziario (con la solita Intesa San Paolo in primo piano). Il secondo pantano è in fase di formazione e si è distaccato (in modo ormai definitivo?) dal primo con il quale è stato connivente al 100% tanto da invitare (con editoriale di Mieli nell´aprile 2006) a votare per il centrosinistra prodiano. Adesso, nelle “cinque” (o quattro o tre, ogni giornale “dà” i suoi numeri) giornate di Milano – organizzate dalla Bocconi e dal Corriere – una parte del “piccolo establishment” italiano (quello riunito nel patto di sindacato della Rcs) si rimette in moto, eleggendo a sua guida (in realtà, mandatario) Mario Monti, verso un nuovo tentativo di centro con dialogo tra i cattolici alla Casini e Mastella e i “laici” alla D´Alema, ma con sullo sfondo Rutelli e, forse ancor di più, Veltroni. Importante al proposito è anche assistere alla riuscita o meno di manovrette che stanno portando (sembra!) all´avvicinamento tra Unicredit (Profumo) e Capitalia (Geronzi). Con il Montepaschi sullo sfondo.
A parte – ma si tratta di una partita tutt´affatto diversa – andranno seguite certe manovre del francese Bolloré, con dissidi tra Mediobanca e Intesa-San Paolo; nati pur sempre all´insegna di ciò che avviene in Telecom. Ma non anticipiamo situazioni di cui si vedono solo le prime mosse (saranno seguite da altre? Non facciamo al momento previsioni).
11 maggio