ANCORA IN BILICO, di GLG

gianfranco

Qui
E’ ancora troppo presto per dire come evolverà la situazione nei prossimi mesi e anni (qualche anno; previsioni a lungo termine sarebbero ridicole in situazione di multipolarismo in accentuazione). Si stanno comunque precisando meglio le linee dello scontro in atto negli Stati Uniti, che è particolarmente acuto (assai di più rispetto a quelli della “stagione” di Kennedy e poi del watergate contro Nixon) e vede addirittura un presidente accusato di fatto di collusione con il “nemico”, anzi aiutato da quest’ultimo a diventare il “capo” del paese.
Gli “antiquati” della strategia obamiana (che sarebbe continuata con la Clinton) – antiquati anche se alla fine prevalessero – vorrebbero insistere nel contenere, e anzi indebolire, la Russia tramite aiuto al terrorismo (che poi viene in via “ufficiale” combattuto e adesso costretto a disperdere le sue “truppe” senza più alcun “Califfato”) e a forze dette più moderate ma pur sempre ostili alla Russia e alla sua presenza in certe aree. Tipo la Siria, una delle zone importanti per avere influenza nel Medioriente; ma si infastidisce quel paese anche ai suoi confini, in Ucraina ad esempio. Il Congresso Usa – ancora influenzato dai centri delle vecchia strategia che non a caso vedono ampi settori repubblicani unirsi nelle votazioni ai democratici – ha scelto di inasprire le sanzioni alla Russia; questa ha risposto per le rime con però la consapevolezza che i centri trumpiani devono fare “buon viso a cattivo gioco”, pur essendo probabilmente contrariati da simili mosse.
Obama (un nome per un dato gruppo di potere) aveva scelto di ammorbidire certe posizioni anti-iraniane, il che appare strano visto l’appoggio di tale paese alle forze filo-Assad in Siria (anche perché sono a maggioranza sciita mentre quelle contrarie sono in prevalenza sunnite). Inoltre, tale atteggiamento aveva creato forti frizioni con Israele e con la Turchia, che non a caso in un primo tempo aveva sicuramente aiutato l’Isis (assieme ad Arabia Saudita e Qatar) e poi ha invece mutato posizione (subendo numerosi attentati e un ancora poco chiaro tentativo di colpo di Stato). Turchia e Iran sono fra l’altro in competizione quali subpotenze in quell’area, anche se comunque l’appoggio iraniano ad Assad significa lotta contro i curdi (facenti parte del fronte contrario a quest’ultimo e alimentato dagli Usa obamiani), considerati ultranemici da Erdogan. L’atteggiamento del precedente establishment americano, meno conflittuale verso l’Iran, ha alimentato malumori turchi, ma forse voleva impedire un avvicinamento di quel paese alla Russia. In ogni caso, Trump ha più o meno capovolto la posizione con forte ostilità anti-iraniana (piaciuta ad Israele); e probabilmente si fida dei rapporti instaurati con i russi per non temere troppo uno slittamento dell’Iran verso questi ultimi.
Le decisioni spesso contraddittorie del neopresidente americano prestano il fianco a considerazioni ironiche e sprezzanti dei “fan” (servili) di Obama – tipico l’establishment “europeista” – che lo considerano come una sorta di troglodita in politica. E’ proprio il comportamento che potrebbe favorire alla lunga gli ancora deboli gruppi di supporto a Trump, in forte calo di popolarità in questo momento. Quello che sembra aver capito l’antifona è Macron, incontrando amichevolmente Trump e portando avanti una politica (anch’essa a “double-face”) tale da creare scompiglio nella UE e mettendo in ridicolo il governo italiano, uno dei principali punti d’appoggio per i centri di potere del “fu” presidente Obama, la cui strategia del caos sta del resto cominciando a creare veri grattacapi all’Europa per il non previsto (non almeno nelle sue dimensioni) esodo di popolazioni africane vero il nostro continente.
Anche in tal caso, Macron ha mostrato maggiore furberia. E pure alcuni rilevanti paesi europei orientali – nemici della Russia per motivi evidenti e quindi magari non proprio favorevoli al “trumpismo” – hanno dovuto assumere un atteggiamento anti-emigranti che crea notevole crisi in questa “confusa” nostra area, già “disturbata” dalla “brexit”. Non a caso, l’Europa si affretta a scaricare tutta la violenza di tale processo migratorio sull’Italia, da “mani pulite” in poi infestata dai più coglioni doppiogiochisti esistenti al mondo, fra cui svettano quelli di “sinistra” – coadiuvati da una Chiesa, in cui comunque ci sono stati alcuni sintomi di ripensamento non del tutto in linea con Bergoglio – formatisi in seguito alla putrefazione del piciismo “badogliano” e dell’“ultrasinistrismo” di origine cattolica (quasi tutti i capi dei vecchi gruppuscoli “antisistema”, compresi brigatisti e “operaisti”, uscivano dalle “parrocchie”) riciclatisi, in perfetta imbecillità, nel buonismo accogliente. Molti di questi sono in perfetta malafede così com’è in malafede il loro demenziale “antifascismo”, la più pericolosa infezione da cui siamo oggi affetti e che sarebbe necessario “operare chirurgicamente” al più presto.
Tornando alla politica internazionale, in specie con riguardo al paese ancora predominante, non si può non notare come Trump, fortemente osteggiato, stia tentando di ricevere qualche appoggio all’interno con una politica di forte ostilità contro la Corea del Nord, politica non contrastata abbastanza curiosamente da Russia e Cina (che hanno addirittura votato le sanzioni ONU contro quel paese). Torneremo successivamente su queste “strane” decisioni delle due potenze che sono al momento le uniche a far avanzare la situazione internazionale verso il ben noto scoordinamento di tipo multipolare. Altra modificazione trumpiana, rispetto alla precedente politica statunitense (che era perseguita da ormai un bel po’ di tempo), è la nuova pressante attenzione prestata all’area sudamericana. Si deve avere molta attenzione nel giudicare la politica interna di Maduro, lasciando da parte le vecchie categorie antimperialiste del tutto insufficienti e svianti. Tuttavia, nemmeno si può ingenuamente farsi trascinare dall’altrettanto fasullo anticomunismo (che con Maduro non c’entra un bel nulla) di “destri” e “sinistri” nostrani. Il Venezuela è comunque “sotto torchio” da parte di chi sta appunto riprendendo la “vecchia” attenzione a quell’area da tenere sotto stretto controllo Usa. Anche su questo torneremo.
E’ evidente l’incertezza o quanto meno l’estrema prudenza dei vari “attori” nell’attuale fase mondiale. Vi è da parte di coloro, che stanno crescendo in opposizione allo strapotere americano, la preoccupazione di non ostacolare eccessivamente Trump onde evitare una nuova schiacciante prevalenza del vecchio establishment (lo ripeto, non solo democratico ma pure repubblicano) negli Stati Uniti. Tuttavia, è indispensabile non ritenere tale presidente una sorta di alleato; ma non credo proprio che russi e cinesi siano tanto sprovveduti. E’ un nemico, perché è il capo del paese ancora predominante, che deve in ogni caso essere contrastato e indebolito essendo ben evidenti le sue pretese egemoniche globali.
Così pure in Europa, deve essere ben osservata e seguita la politica del neo-presidente francese (poi vedremo anche cosa risulterà dalle elezioni tedesche). Macron è pur sempre un avversario; tuttavia, non vanno favorite le convulsioni antifrancesi dei piddini e dei “sinistri” in genere, oggi in difficoltà per l’idiozia dei quegli ambienti “buonisti” che hanno provocato un grosso guaio con l’assurda speranza di ben sfruttare a proprio favore la massiccia immigrazione. Nemmeno si devono seguire i “destri”, soprattutto berlusconiani, assolutamente negativi. E’ evidente che la politica di Macron cerca di farsi largo creando frizioni all’interno della UE anche perché sembra manifestare qualche ostilità verso la predominanza germanica. Sia comunque chiaro: Macron resta un avversario in modo netto. Tuttavia, vanno seguiti i “mal di pancia” che si fanno sempre più sostanziosi nel nostro continente a causa di una politica di rara inettitudine e inconsistenza.
Secondo me, la situazione non è così disastrosa come sembrava diventare pochissimo tempo fa. Se seguiamo TV e organi d’informazione, c’è da disperarsi. Tuttavia, l’insofferenza cresce, questi politicanti e gli orrendi intellettuali ex antisistema (ma anche quelli che ancora, da veri zombi, parlano “contro”) hanno tutto in mano, ma stanno dilapidando ogni loro risorsa perché sono inguaribilmente stupidi, il loro cervello è in chiara liquefazione. Cerchiamo di cominciare ad unire le forze, che esistono. Sono attualmente disperse perché per troppo tempo si è pensato (e ancora si pensa) a cose vecchie e ormai sfatte. Iniziamo nuove strade. Come sempre, si dovrà tentare e ritentare, “aggiustare il tiro”, ecc. Qualche timido segnale positivo traluce qua e là. Grande attenzione e meno esitazioni.
1

IL COMPITO CENTRALE DELL’EPOCA

gianfranco

Qui

senza bisogno di commenti. Mi sembra preciso nel descrivere l’orrore di un crimine fra i maggiori mai compiuti e che mai ha subito condanne del “tipo Norimberga”; e nell’indicare l’inutilità dell’atto a fini bellici (ormai i giapponesi erano disposti alla resa) mentre si trattava in realtà dell’apertura della “guerra fredda” contro l’Urss, mai considerata una vera alleata e di cui si voleva impedire la completa occupazione della Germania ormai a portata di mano. Venire a raccontare che il nazifascismo è pura mostruosità, che Hitler era folle e altre scemenze del genere, non può non rischiare una reviviscenza di ideologie che sono in realtà un grave arretramento politico, una ripresa di nostalgie che impediscono il riconoscimento della fine storica di determinati movimenti del ‘900. Bisogna invece accettare la realtà ormai mutata e tuttavia sapere che resta in piedi il più prepotente e mortifero tra i paesi del mondo. E’ necessario ergersi con sempre maggiore determinazione contro i centri di potere che lo dirigono da sempre (sia pure con mutamenti strategici) e quindi eliminare, con la dovuta cattiveria e spietatezza, tutte le forze servili che essi hanno messo in piedi nel mondo, in particolare in questa nostra area europea. Questo il compito decisivo che dovrebbero assolvere autentiche forze politiche autonomistiche “nostrane”, senza più continuare con le manie (che sembrano reali malattie) di fascismo e antifascismo, di comunismo e anticomunismo. Il fine fondamentale da assumersi in quest’epoca deve essere la lotta contro gli Stati Uniti e le loro dirigenze delinquenziali, suscitando un movimento che coinvolga, in primo luogo, rilevanti paesi europei e la Russia.

1

BUGIE SU BUGIE E L’IGNORANZA DEGLI “ANTICOMUNISTI”, di GLG

gianfranco

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/napolitano-coniglio-1428048.html

adesso basta anche con le menzogne di questi superficiali e anche ignoranti “destri”. L’unica cosa corretta riferita nell’articolo è che fu certo Napolitano a volere l’approvazione dell’aggressione a Gheddafi e a sostenere che non si poteva non stare con gli alleati della Nato. Questa stabilì soltanto la “no-fly zone” sulla Libia, ma non riuscì a prendere una decisione chiara sul vero e proprio misfatto, compiuto non solo da Sarkozy (come sembra da questo articolo), ma anche dall’Inghilterra. Inoltre, basta anche con il far finta che tutto ciò era una scelta francese; faceva invece parte della nuova strategia obamiana del caos, in cui si cambiava quella bushiana fondata sull’attacco diretto (vedi Afghanistan 2002 e poi l’Irak 2003 con l’ormai più che documentata balla delle armi di distruzione di massa possedute da Saddam, raccontata da Colin Powell all’ONU, mentre l’allora Ministro degli Esteri francese prendeva nettamente le distanze). La strategia obamiana prevedeva invece l’uso di servitori delinquenziali che, come tutti i soggetti di tale tipo, chiedono certamente di godere alcuni vantaggi (e soprattutto, in quell’occasione, di fregare gli interessi italiani in Libia; e non solo). Tutti scordano che, poco prima che i due sicari partissero contro Gheddafi, navi americane nel Mediterraneo spedirono varie decine di missili a distruggere difese aeree e quel po’ di aviazione della Libia.
Ci si scorda poi che l’“affranto” Berlusconi poteva opporsi nettamente a quell’aggressione (mentre il suo Ministro degli Esteri, Frattini, l’appoggiava apertamente) e non limitarsi a quella frase (pur essa scordata da chi ha memoria corta): “sic transit gloria mundi”, con la quale si accettava vergognosamente e vigliaccamente l’infamia, che avrebbe condotto a quell’autentica macellazione del leader libico. Basta anche con la contraddizione in termini: Napolitano “comunista e filoamericano” (anzi: stalinista e filoamericano). Nessun comunista e stalinista era filoamericano. Conoscevo fior di “amendoliani” (i cosiddetti “miglioristi”); non erano già più comunisti perché in via di netta socialdemocratizzazione, criticavano nettamente il regime politico vigente in Urss, ma nel mondo bipolare stavano comunque con quest’ultima e non con gli Usa. Nel 1969 (vicesegreteria del Pci a Berlinguer, che ne divenne segretario nel 1972), il Pci (e non la parte “migliorista”) iniziò trattative segrete e coperte con gli Usa per quel passaggio di campo (di stampo “badogliano”) che poi compì un bel passo avanti con il viaggio (raccontato ridicolmente come “culturale”) di Napolitano negli Usa, iniziato un po’ dopo che Moro (con la sua bella borsa di documenti mai trovati e mai rivelati dalle BR, ampiamente “infiltrate”) era stato rapito. Infine, con il crollo del campo “socialista” (1989) e dell’Urss (1991), si ebbe la svolta decisiva e scoperta del Pci (che aveva ormai iniziato la sua trafila: Pds-Ds-Pd) divenuto il migliore e più infame segugio degli Stati Uniti, partecipando nel 1999 (governo D’Alema) all’aggressione clintoniana alla Serbia di Milosevic, pur esso definito del tutto impropriamente comunista.
Infine la più incredibile manomissione storica di questo demenziale articolo: Togliatti e Mao che avrebbero spinto la riluttante Urss ad invadere l’Ungheria nella ben nota repressione dell’ottobre 1956. Dopo il XX Congresso del Pcus (febbraio 1956), si erano prodotte all’interno dell’Urss forti divisioni, che portarono l’anno successivo allo scontro aperto. In un primo momento, Molotov, Malenkov, Kaganovic e Scepilov (che era stato fino allora kruscioviano, ma che si era accorto dove portasse la sua politica) riuscirono nel Presidium del partito a sconfiggere (e buttare fuori) Kruscev. Questi ribaltò la situazione convocando il CC del partito; e lì vinse espellendo a sua volta i suddetti quattro. Quelle contraddizioni interne spiegano l’atteggiamento sovietico nell’ottobre ’56 in Ungheria; all’inizio reazione incerta e dopo, quando l’insurrezione si precisò anche nei suoi contorni filo-atlantici (altro elemento che gli anticomunisti viscerali e mentitori scordano), repressione durissima. Figuriamoci se Togliatti e Mao potevano condizionare il “centro” del campo “socialista” (cazzata orba!).
Le contraddizioni interne al Pcus continuarono. Ci fu la pagina di storia da me raccontata nella sua “verità” (non come l’hanno alterata gli ignoranti e in malafede storici di tempi grami come quelli dal 1945 in poi), cioè la crisi di Cuba. Accordo fra Kruscev (bisognoso di un gesto forte di fronte alla fronda interna sempre più robusta) e Kennedy per mettere i missili sovietici nell’isola da poco divenuta castrista. Opposizione interna al presidente americano, accordi (segretissimi) saltati, figuraccia krusceviana, ritiro dei missili e infine, nel giugno 1964, il leader sovietico fu spazzato via. E non terminò lì perché, dopo il ventennio brezneviano, venne un altro “Kruscev”, cioè Gorbaciov. E anche qui mi vanto, di fronte a tutti gli ormai “andati” comunisti (e marxisti) che si crogiolavano con la rifondazione della “via al socialismo”, di avere fin dal 1986 (un anno dopo l’insediamento del mediocrissimo nuovo leader sovietico) previsto (non il quando e il come, ma nella sostanza) l’affondamento dell’Urss.
Per quanto riguarda la Cina di Mao, va ricordato che essa entrò già in dissidio (politico, ma anche come conseguenza di quello teorico e ideologico) con l’Urss dopo il XX Congresso del Pcus. Da quel momento, fu l’intero Pcc in contenzioso con l’insieme della direzione sovietica, non con il solo Kruscev; come dimostra il violento scambio di lettere tra i due comitati centrali dei rispettivi partiti nel 1963. In quell’occasione, il Pcc al completo (anche la parte che, dopo la “rivoluzione culturale” del 1966, fu indicata come “linea nera”, diretta da Liu-sciao-ci, o come diavolo si scrive) si contrappose all’intero gruppo dirigente sovietico. Nel 1957, dopo le prime crepe con l’Urss, Mao scrisse il rilevante “Sulle contraddizioni all’interno del popolo”, in cui cominciava a rivedere la tesi dell’incrollabile unità del paese durante la “costruzione del socialismo”. E quel primo “timido” tentativo finì per teorizzare, appunto con la “rivoluzione culturale”, la continuazione della lotta di classe tra borghesia e proletariato nel partito e nello Stato anche dopo la presa del potere comunista, concludendo che in Urss (e negli altri paesi di quell’area) la prima era tornata al potere e lo stesso rischio correva la Cina precisamente con la “linea nera”.
Questa, anche se necessariamente illustrata per brevi cenni, una storia un po’ più vera e complessiva di quella raccontata da certi giornalisti “di destra”, il cui anticomunismo primitivo conduce a scrivere sciocchezze quasi incredibili. Basta così con questo caldo da sfinimento.
1

QUALCHE IPOCRISIA (E IDIOZIA) IN MENO, di GLG

gianfranco

La prima è che in politica non ci può essere verità; nemmeno nel comportamento individuale, che implica una serie di relazioni tali da poterci talvolta mettere in serie difficoltà. Detto in generale: tra Stati, tra partiti, tra associazioni varie e, appunto, tra individui, corrono continuamente dei conflitti e dunque delle situazioni che è necessario nascondere o alterare per salvaguardarsi da danni a volte irreparabili. La vita interrelazionale (tra paesi, gruppi sociali, ecc.) è sempre conflittuale. Solo Robinson, ma una volta naufragato e finito sull’isoletta, sembra dover fare i conti soltanto con la “natura”. Quando però arriva Venerdì, non ha veri conflitti semplicemente perché riesce a farlo suo servo o schiavo addirittura. E costui accetta (nel romanzo di Defoe) di essere il “fedele” servitore. In realtà, un vero Robinson (non romanzato) non avrebbe mai potuto dormire sonni tranquilli, né distrarsi durante la giornata (soprattutto se avesse dovuto consegnare al servo qualche arma o strumento appuntito per aiutarlo a cacciare la selvaggina o pescare); il pericolo di morte o di essere comunque sopraffatto sarebbe stato incombente in ogni momento. Quindi, come ben si vede, nel conflitto non sempre si è l’aggressore; a volte ci si deve difendere. In ogni caso, anche per semplice difesa, è necessario nascondere le proprie mosse e intenzioni. E quando le mosse sono necessariamente eseguite senza mascheramento, si cerca allora di alterarne il significato e nasconderne le finalità effettive. Infine va detto che a volte si aggredisce per primi per evitare che sia l’avversario a scegliere il momento più adatto all’attacco. Sia che ci si difenda sia che si aggredisca, non si è mai sinceri sulle proprie intenzioni, sulle mosse che verranno compiute; altrimenti tutto “va a patrasso”. Quindi la si smetta con le litanie sulla verità; soprattutto quando si ha a che fare con la politica. E tanto più si tratta di alta politica – non quella di questi miserabili politicanti odierni, in modo del tutto speciale nel nostro disastrato paese governato da meri furfanti di mezza tacca; e con anche ceti dirigenti nella sfera economica che sono quanto di peggio si possa immaginare – tanto più non c’è, perché non ci deve essere, verità, sincerità e tutte le altre fesserie su cui un “popolino” molto ignorante continua a cianciare. Se i tuoi “governanti” fossero sinceri e buoni (simili coglionerie lasciale dire ai preti e al Papa, che sanno bene di raccontare storielle), tu, caro popolo, saresti comunque fottuto e sempre sottomesso e vessato da altri. Il grave è trovarsi in tale situazione proprio con gli attuali governanti, mentitori, ipocriti e pure mentecatti, inetti, farabutti da trivio, gentaglia che dovrebbe essere gettata al macero.

****************

Una seconda verità è quella relativa all’errore madornale di definire ladroni determinati politici (quasi tutti, in definitiva). Naturalmente, essi vengono esplicitamente dipinti così soltanto quando vanno in disgrazia per vari motivi, su cui adesso non mi soffermo; fin che sono in auge e riescono a mantenere il potere, non ha grande rilevanza se sono o non sono considerati ladroni, nessuno oserà toccarli. Nemmeno la magistratura tipo quella di “mani pulite” si muoverebbe; e se anche essa facesse qualche tentativo in tal senso, il tutto alla fine si risolverebbe nel nulla e nella dimenticanza da parte della stragrande maggioranza della popolazione. Tuttavia, queste considerazioni non bastano. Quando si ha a che fare con personaggi “di Stato” di effettivo valore, bisogna avere il buon senso di comprendere che costoro rischiano nella loro attività. In particolari contingenze pure la vita, ma questo è più raro e riguarda situazioni di scontro e di possibili rivolgimenti politici effettivamente assai acuti. Nella maggioranza dei casi, i pericoli sono minori, ma comportano comunque la caduta in disgrazia dei personaggi in questione, la necessità di ritirarsi dalla politica e talvolta anche di espatriare e andare a vivere altrove; un altrove che per quanto riguarda i politici di un certo valore non è quasi mai ignoto, a meno che non si tratti di capi “terroristi” (ma anch’essi vengono infine scovati). In ogni caso, è indispensabile per chi si trovi in situazioni del genere avere a disposizione una notevole quantità di fondi, altrimenti si resta alla mercé del nemico che ti ha già sconfitto e messo in condizioni di netta inferiorità. Ad es. un personaggio come Trump è uomo d’affari e ricco di per suo. Se andiamo però a personaggi soltanto politici (pensiamo, facendo esempi a casaccio, a Putin o al premier cinese o a Erdogan o magari Maduro, e via dicendo; e perfino al nostro Craxi dei tempi passati), questi devono essere in grado di filare alla chetichella se fosse necessario. E devono già sapere bene dove andare e quali “correnti” e apparati di quegli Stati (e i loro dirigenti) li possono meglio proteggere; e non certo perché sono amati e rispettati da costoro. Chi cade in disgrazia e deve magari “allontanarsi”, ha necessità d’avere a disposizione molti fondi per ungere un bel po’ di ruote. Anche in tal caso, perciò, la si smetta di essere così ignoranti e bestioni con il cervello foderato di prosciutto. Sempre che vogliamo avere alla direzione dei nostri paesi uomini “con i coglioni”. Se invece ci si accontenta di fantozziane “merdacce” come quelle che ci governano da alcuni decenni, allora è giusto protestare ogni volta che simili nullità si appropriano di fondi pubblici o comunque commettono gravi imbrogli.
2

QUALCHE BARLUME LAMPEGGIA OGNI TANTO

gianfranco

 

http://blog.ilgiornale.it/rossi/2017/07/26/orban-il-discorso-di-un-patriota/

Alcune frasi cruciali (ma tutto è certo da leggere, riflettendoci sopra).

[[«Qualcuno sostiene che l’integrazione risolverà il problema. Ma non siamo a conoscenza di alcun processo di integrazione riuscito. (…) Dobbiamo ricordare ai difensori della “integrazione riuscita”, che se persone portatrici di visioni contrastanti vengono a trovarsi nello stesso paese,  non ci sarà integrazione, ma caos».

«I partiti democristiani in Europa non sono più cristiani: cercano di soddisfare i valori e le aspettative culturali dei media liberal e dell’intellighenzia. I partiti socialdemocratici non sono più socialdemocratici: hanno perso il proletariato e ormai sono i difensori della globalizzazione di una politica economica neo-liberale».

«Venticinque anni fa qui in Europa centrale credevamo che l’Europa fosse il nostro futuro; oggi ci sentiamo di essere il futuro dell’Europa».

… Lontani anni luce dalla pavida politica italiana, non tutto è perduto… e la lotta è appena iniziata.]]

Non sono d’accordo con l’enfasi su Soros come nemico principale in quanto architetto di tutto il piano che ci porterebbe nell’abisso. Soros è solo uno strumento come il capitale finanziario in generale. Bisogna ormai partire dall’assunto del multipolarismo, che riguarda i paesi (in specie le potenze e subpotenze) e le varie aree d’influenza. E certamente tenendo conto delle lotte intestine a questi paesi; oggi particolarmente acuta quella negli Usa (dove si tenta di cacciare Trump, che ha disturbato i piani del vecchio establishment). E anche nell’establishment europeo – ancorato a quello americano del vecchio stampo – c’è qualche sintomo conflittuale, dovuto proprio a Macron (che non sembra al momento coraggioso abbastanza da appoggiare ad es. Orban & C.); tuttavia, sembra preoccupato di un attivismo tedesco, molto coperto e subdolo, che tende alla supremazia in Europa; ma con quali fini a livello internazionale? Maggiore indipendenza dagli Usa o esserne il principale e unico “maggiordomo”. E Macron è in tensione perché vuol esserlo lui (magari essendo flessibile sullo schierarsi con Trump o “gli altri” a seconda di chi sarà il vincitore) o ha almeno una pallida idea di qualche maggiore autonomia? Mi dispiace, ma resto convinto che la vera autonomia di certi paesi europei (non della UE al completo, assurdità impensabile) passi per il “nodo Russia”. Se non si stabiliscono con questa precisi patti, tutto è soltanto chiacchiera. Occorre un vero e stabile patto “Molotov-Von Ribbentrop”, senza il non rispetto dello stesso come fece allora la Germania con una mossa disastrosa per sé e per l’Europa, caduta sotto la predominanza statunitense. Adesso, guai a ripetere la vecchia falsariga. Occorre l’alleanza di decisivi paesi europei (non della UE, un’appendice Usa e Nato) con la Russia; “senza se e senza ma”.

DAGLI USA AL MONDO: INCERTEZZA E IMPREVEDIBILITA’

gianfranco

Qualcuno ha cominciato negli Usa – qualcuno del partito democratico, ovviamente, e membro del Congresso, se non erro – a chiedere l’impeachment di Trump. Poco mi interessano i fatti relativi alle mail che inguaierebbero suo figlio e dunque pure lui. Il fatto ricorda, anche se un po’ alla larga, la campagna per l’impeachment di Nixon, in seguito al watergate, la scoperta delle solite “quisquilie” attribuita come merito a due giornalisti, invece imbeccati da Mark Felt, dirigente dell’Fbi ed evidentemente al servizio di centri americani contrari a quella presidenza, cioè ostili ad altri centri ispiratori della forse più intelligente strategia nixoniana, suggerita in particolare da Kissinger. Il presidente americano aveva aperto alla Cina (di Mao) e, dopo il forte bombardamento su tutto il Nord Vietnam compresa Hanoi nel dicembre 1972, aveva intavolato trattative con tale paese conclusesi a Parigi con un trattato il 27 gennaio 1973. Gli accordi prevedevano la fuoriuscita, accettabile per entrambi i contendenti, dalla lunga guerra (tramite guerriglia nel sud Vietnam) che contrapponeva i comunisti al potere nel nord al regime del sud aiutato dagli Stati Uniti.

La politica Nixon-Kissinger voleva raggiungere due obiettivi: intanto accentuare il dissidio tra Urss e Cina, comunque già netto e deciso, tuttavia favorendo il secondo paese per indebolire il primo (principale antagonista degli Usa), impedendo fra l’altro che la prosecuzione degli atti bellici nel Vietnam – con maggiori possibilità di aiuti ai comunisti di tale paese da parte dell’Urss – favorisse infine, come poi infatti avvenne, la vittoria della frazione filosovietica nel partito comunista vietnamita. I nemici di Nixon, con il watergate, fecero fallire i trattati di Parigi; la guerra s’inasprì e condusse nel 1975 alla sconfitta statunitense e sudvietnamita con riunificazione del paese da parte comunista che così entrò, almeno fino a quando è rimasto in piedi il “campo socialista”, nella sfera d’influenza sovietica mentre lo allontanò infine dalla Cina (non più ormai maoista dopo il 1976), con cui ebbe perfino un breve scontro militare nel ’79 (durato un mese circa).

Gli Stati Uniti non ci rimisero alla fine troppo soltanto perché l’Urss, malgrado tutte le chiacchiere sul mondo bipolare e l’equilibrio (del “terrore”), ecc., era in realtà in declino. Era dotata di una buona potenza bellica, ma attuava una politica interna (e anche nell’ambito dei paesi del “Patto di Varsavia”, nato nel 1955 in opposizione alla Nato del ‘49) rigida e di chiaro indebolimento soprattutto per incomprensione (ideologica) delle reali caratteristiche della sua strutturazione sociale. Anche i critici di quel preteso “socialismo” parlavano a vanvera di “capitalismo di Stato” in Urss (contraddizione in termini come poi lo fu il preteso “socialismo di mercato” in Cina). E’ pressoché sicuro che gli Usa erano consci delle difficoltà sovietiche (non delle sue cause, ancor oggi da analizzare compiutamente e da parte di marxisti effettivamente critici). Le conosceva “all’ingrosso” perfino il nostro Pci che, con l’eurocomunismo, iniziò il suo voltafaccia, molto coperto all’inizio, spostandosi verso l’atlantismo (così almeno scelse la maggioranza della direzione del partito quando divenne suo leader Berlinguer).

In ogni caso, la vittoria della fazione anti-Nixon negli Usa significò la continuazione di una politica di confronto/scontro con l’Urss senza però nulla concedere alla Cina. Oggi, indubbiamente, la situazione è diversa. La fine del bipolarismo e il crollo dell’antagonista detto “socialista” (per null’affatto tale, problema che ancor oggi non è ben compreso da nessuno, né a “destra” né a “sinistra”) ha messo in moto, dopo circa un decennio (quindi all’inizio di questo secolo), un’effettiva tendenza multipolare assai più pericolosa per gli Stati Uniti. La Russia non è così forte bellicamente come l’Urss, ma sembra assai più solida per quanto concerne il sistema dei suoi rapporti sociali. Dei pericoli ci sono, non tutto mi sembra sia chiaro ai suoi dirigenti, ma la rigidità prevalente all’epoca dell’Urss è stata ammorbidita. Anche la Cina corre dei rischi per la sua politica interna ancora piuttosto legata a vecchi schemi; tuttavia al momento appare in crescita di potenza. Altri paesi non sono della stessa forza di questi due (ad es. l’India, comunque pur essa in fase di irrobustimento) e si vanno inoltre affermando delle subpotenze “regionali”, che contribuiscono allo scombussolamento generale dei rapporti internazionali ormai estremamente variabili perché legati a strategie dei principali paesi molto mutevoli, atte a nascondere le reali intenzioni dei vari “attori”; intenzioni del resto assai probabilmente effettivamente incerte e costrette a molteplici arrangiamenti in rapida successione.

Ciò rende solo parziale il parallelo con quanto accadde all’epoca in cui Nixon fu costretto a dimettersi sotto minaccia di impeachment. Tuttavia qualcosa si può dire.

*************

Anche dopo il decennio (1991-2001), in cui sembrava essersi affermato un monocentrismo americano seguito dal progressivo insinuarsi di dubbi su di esso, sia durante la presidenza di Bush jr. che sotto quella di Obama gli Usa hanno perseguito la politica di cocciuta supremazia mondiale, pur con politiche piuttosto differenti. Alla fine, anche se penso che ancora non si sia in grado di fare un’adeguata valutazione della politica dell’epoca obamiana, è abbastanza elevato il disordine creato e l’estrema instabilità venutasi a creare nei vari rapporti internazionali, soprattutto fra i paesi di forza maggiore. Questo disordine è particolarmente evidente in alcuni punti anche ai confini della Russia (tutto sommato meno verso quelli cinesi, malgrado le continue tensioni per le mosse della Corea del Nord, che non penso agisca in completo isolamento e “irrazionalmente”) e soprattutto nel continente africano, in Medioriente e zone limitrofe, dove fra l’altro sono presenti due delle subpotenze prima citate: Turchia e Iran in chiara rivalità per la preminenza in quell’area.

A mio avviso, la politica della neopresidenza americana non ha nulla di improvvisato ed è stata supportata da determinati centri interessati ad un deciso cambio di strategia, che tenga conto di un multipolarismo ormai in netta accentuazione come – lo ripeto per l’ennesima volta – a fine ‘800 quando era iniziato il declino inglese. Credo che si possa tutto sommato parlare di un certo affievolimento della supremazia statunitense. Intendiamoci bene: non è detto che gli Usa seguano la parabola dell’Inghilterra a cavallo tra XIX e XX secolo, anche perché al momento le due potenze chiaramente in rafforzamento – Russia e Cina, entrambe appartenenti al campo presunto socialista pur se in contrasto fra loro a quell’epoca, un contrasto attualmente sopito (non credo annullato) – sono ancora in deficit rispetto al paese preminente. Tuttavia, si notano in quest’ultimo segni di una qualche decadenza. Solo per un soffio, e tra la sorpresa e lo smarrimento generale (anche dei servi europei), ha vinto Trump, pensato come una sorta di rozzo zoticone, di semianalfabeta in politica, che viene combattuto in modi assai accesi dal precedente establishment.

Chi vincerà alla fine? Trump si muove all’insegna dell’imprevedibilità delle mosse, del tutto zigzaganti; proprio come fa un preda accorta di fronte all’inseguimento di una belva assetata di sangue. Riuscirà a salvarsi e ad esaurire le energie del “cacciatore” avversario con le sue giravolte? Impossibile a dirsi per il momento. Certamente, il meschino establishment della UE, assieme ai governi abbarbicati stupidamente ad essa, continua a seguire la vecchia dirigenza americana e fa di tutto – così come possono fare i servi per i loro padroni – al fine di riportarla in auge. Questi “europeisti” sono talmente in “caduta libera” da non potersi reggere se non con tutto il vecchio armamentario politico, che li ha resi succubi per decenni rispetto ai vertici del “paese padrone”; non hanno più idee, ammesso che le avessero. In un certo senso, sono gli eredi dei “padri dell’Europa” e si sono piegati agli Usa mentendo in merito alla “liberazione” da parte di questo paese, che ci ha resi invece suoi sciatti subordinati. Figuriamoci cosa sono divenuti oggi dopo il crollo dell’Urss e la fine della sua sfera d’influenza, per il momento non più riacquisita dalla Russia, malgrado una sua netta rinascita. L’unico che aveva tentato la ripresa d’un minimo di dignitosa autonomia rispetto agli Stati Uniti fu De Gaulle. Tuttavia, le condizioni in cui questi agiva erano pressoché disperate poiché basate sulla configurazione creatasi dopo la seconda guerra mondiale. De Gaulle rappresentava pur sempre la Francia aggredita dalla Germania e alleatasi agli Stati Uniti, di gran lunga prevalenti come forza. Per di più, tutti i gruppi dirigenti francesi del dopoguerra furono comunque in netto contrasto con l’Urss per via dello scontro con il creduto comunismo.

Nell’ultimo quarto di secolo, dopo la fine del sedicente “campo socialista”, i vari paesi europei, riunitisi in un’improvvida unione, in buona parte prolungamento della Nato (organo e strumento della predominanza statunitense), non sono per nulla riusciti a creare una vera e sufficientemente compatta (o almeno coordinata) federazione di Stati. Abbiamo di fatto tante “individualità” politiche, con una UE che può essere paragonata ad una coperta – gettata sul continente europeo dal padrone statunitense – e che è fondamentalmente “corta” e tirata da più parti, fra le quali però tende sempre più a prevalere la Germania. Precisato che l’Inghilterra è sempre stata fortemente unita agli Stati Uniti, malgrado qualche breve litigata (normale tra due fratelli, il “maggiore” e il “minore”), nel continente, dopo la parentesi gollista (che, lo ripeto, non poteva cambiare le sorti dell’Europa e quindi nemmeno quelle francesi), vi è stata a lungo una certa predominanza congiunta franco-tedesca. Tuttavia, non vi è affatto vera alleanza tra i due paesi, come non vi è tra Russia e Cina, che sono semplicemente obbligate in questo momento ad una parziale vicinanza di fronte al pericolo rappresentato dalla potenza predominante Usa.

Nel caso della Francia e della Germania, il problema della loro unione “forzata” è stato diverso; la loro collaborazione – in cui si nota spesso il sospetto dell’una verso l’altra – è quella di due aspiranti “maggiordomi” (ovviamente rispetto al padrone Usa) che hanno sotto di sé un gruppo di camerieri non proprio disciplinati. In particolare, dopo la “riunificazione” europea susseguente al cataclisma sovietico, i paesi europei orientali, pressoché tutti, sono divenuti particolarmente servili verso il predominante statunitense proprio per il loro rancore e ostilità verso il vecchio “padrone” deceduto (Urss), sentimenti riversatisi pure sul “figlio” (Russia). Questi paesi, in posizione servile, tendono quindi a rapportarsi con gli Usa in modo diretto, saltando magari la mediazione dei due “maggiordomi” la cui unità, del resto, è tutt’altro che salda e sincera. Quindi, spesso non vi è neppure la mediazione della UE, che finge un controllo dell’intera area europea in realtà poco efficace.

*************

E qui nasce l’errore (solo errore o magari antagonismo verso la UE per ottenere voti dal malcontento di quote delle popolazioni dei vari paesi ad essa aderenti?) delle organizzazioni, oggi denominate “populiste”, che si schierano contro questo “fantoccio” presunto unitario, sostenendo l’autonomia, il sovranismo, ecc. Non dico che l’organizzazione detta “Unione Europea” non faccia danni e non procuri guai ai paesi membri; mentre semplicemente si chiacchiera di presunte posizioni di “maggior forza” restando uniti (ma in che cosa di veramente utile?), di esecuzione di certi progetti (presi di solito in comune da questi o da quei gruppetti di paesi), di possibile esercito europeo quando invece la difesa del continente (e sempre guardando la Russia come possibile nemica) è in realtà affidata agli Usa. Tuttavia, è necessario andare oltre la presentazione che viene fatta del “pupazzo” (la UE) destinato a prendere gli schiaffi. Dietro d’esso ci sono appunto gli Stati Uniti e poi i paesi intenti a prendere il sopravvento tra i “camerieri”.

Tuttavia, è indubbio che una nuova epoca è in apertura, sia pure tra grande confusione, cambi e scambi di posizioni varie, incertezze a volte programmate, a volte assai probabilmente dovute all’indebolimento dei “centri” in qualche modo coordinatori; per molto tempo due – Usa e Urss, malgrado qualche disturbo da parte della Cina – e poi per un decennio solo uno, il vincitore definitivo. Oggi, è proprio la progressiva dissoluzione, anche se magari non ancora la fine definitiva, di un qualsiasi centro che sta provocando il disordine globale. Gli improvvidi, per non usare altri termini più offensivi ma forse più propri, sostenitori liberali della fantomatica “globalizzazione” – che tanto avvince perfino alcuni ultrarivoluzionari da operetta, e forse tutt’altro che in buona fede e non privi di rapporti, mascherati, di sudditanza verso tali liberali – hanno ben preparato l’attuale disordine mondiale. Si sono lanciati in affabulazioni – con menzogne e idiozie sesquipedali; appunto, si tratta sia di farabutti sia di perfetti mentecatti – in merito alla regolamentazione generale dell’economia mondiale tramite il MERCATO, in maiuscolo visto che da solo creerebbe benessere e pace universale, coordinando superbamente e pacificamente la competizione dei tanti volenterosi tesi al massimo profitto. Fine di ogni conflitto bellico in un amorevole pestarsi le corna solo con grandi avanzamenti tecnologici e impetuosi aumenti della produzione a vantaggio di ogni singolo individuo in qualsiasi angolino del mondo.

Adesso abbiamo infine il risultato di tanto amore universale. La globalizzazione ha mostrato quale “bufala” era, malgrado alcuni tentino ancora di vederne la prossima ripresa; e anche in tal caso, vi è chi, ancora “più intelligente e furbo” (o forse soltanto mascalzone e bugiardo al “servizio di”), la considera la nuova condizione oggettiva della universale rivoluzione delle “masse oppresse” contro il Capitale mondiale. E’ finita, invece, cari liberali e liberisti; non però con la rivoluzione degli sfruttati e diseredati come raccontano alcuni putridi residui d’altri tempi più gloriosi (ma veramente molto lontani), bensì in altri modi meno piacevoli e da cui non nascerà il nuovo mondo felice dei “tutti uniti” con i “beni in comune”. Tuttavia, la situazione potrebbe comunque divenire più interessante e meno fetida dell’attuale.

*************

Mi sbaglierò, ma sono convinto che siamo alla fine di un’epoca storica. Ho detto più volte che la fine non è la morte; non si può sapere in anticipo quando e come questa sopraggiungerà. Tuttavia, si avverte questa fine, che del resto s’intreccia con la sensazione di qualcosa di nuovo che traluce e avanza; qualcosa di assai incerto e in definitiva ancora largamente sconosciuto, anche perché il ceto politico e intellettuale è paurosamente degenerato come mai in altre epoche storiche di trapasso. Non si studia più nulla, non si riesce a cogliere alcuna intuizione del nuovo, ci si disinteressa ad esso per inseguire l’ossessione di ciò che è decrepito, ormai mostruoso e dissolutore di ogni benché minima intelligenza umana. Siamo in mano a chi ha preso strade traverse nella convinzione di apportare modernità, ma soltanto ormai distrugge il tessuto sociale e di possibile convivenza tra diversi. L’arroganza dei presunti “innovatori” è tale che provocherà alla fine una reazione terribile e farà vivere (non a me, ma alle più giovani generazioni) momenti assai tragici. Credo che simile sensazione sia quella vissuta negli ultimi anni della Repubblica di Weimar.

Comunque, limitiamoci a proseguire sulle rotaie dello “scartamento ridotto” (cioè per quello che possiamo arguire o solo ipotizzare in merito alle prossime mosse di strategie così variabili come quelle attuali in situazione di multipolarismo crescente). La sensazione è che la lotta apertasi negli Usa per la “sveglia” suonata dall’elezione di Trump non vedrà, pur se il vecchio establishment riuscisse a toglierselo di mezzo, girare veramente all’indietro la ruota della storia. Qualche arresto, qualche ritardo, ma difficile che si torni alla situazione precedente. La Russia sembra adesso muoversi con maggior sicurezza e incisività, conquistando determinate simpatie prima impensabili. La politica della nuova presidenza americana sembra più consapevole della situazione che progressivamente sta venendo a crearsi con la rinascita russa. Non credo, come spesso dicono i superficiali, che gli Usa “trumpiani” siano proprio così benevoli verso i russi come sostengono (e temono) i pecoroni dell’“europeismo” dell’ultimo quarto di secolo (una vera decadenza del nostro continente).

Tuttavia, questi Stati Uniti afferrano il mutamento della situazione, sembra si rendano conto di non avere più di fronte l’Urss (gigante dai piedi d’argilla), bensì un paese ancora meno potente del precedente avversario, ma più solido e in assetto di confronto assai meglio configurato. Fra l’altro, allora forse non lo si capiva, ma anche nel “cristallizzato” ventennio breznieviano (quando Krusciov era stato nettamente estromesso da ogni potere), continuava sordamente il logorante confronto interno al Pcus che avrebbe portato nel 1985 alla direzione l’esiziale Gorbaciov, il dissolutore totale della forza e della sfera d’influenza del paese (ma in effetti perché il processo era inevitabile e cercava soltanto il suo esecrabile esecutore). Ci sono state incertezze anche in Russia – e il periodo della presidenza Medvedev è stato forse caratterizzato da alcune divisioni all’interno – che sembrano tuttavia ora superate. I cosiddetti oppositori sono montati da certi settori “occidentali”; in specie, guarda caso, di “sinistra”, i più reazionari e regressivi, quelli da spazzare via in blocco se vogliamo avere qualche speranza di rinascita. Alla faccia di questi farabutti, al momento il gruppo dirigente russo sembra ben in sella e si sta movendo con notevole elasticità. L’importante è che la mantenga pure all’interno oltre che nell’espletamento di una politica estera attualmente ben mirata. Anche nella repressione e pure dura, a volte del tutto necessaria, bisogna “saperci fare”.

Se Trump venisse fatto fuori, credo che la Russia, alla fin fine, si troverebbe perfino avvantaggiata dall’ottusità del vecchio establishment, che ancora non vuol afferrare i termini della relativa decadenza statunitense o comunque dell’indebolirsi della sua supremazia mondiale, la causa più rilevante del disordine generale crescente e del continuo intrecciarsi di mosse e contromosse nei diversi settori del globo, con una certa prevalenza di quanto sta accadendo in questi anni proprio nell’area in cui siamo situati noi. Abbiamo già rilevato che i vecchi dirigenti “europeisti” (pur essi ormai in apnea, anche se è difficile prevedere quanto durerà questa incresciosa situazione) sono rimasti sconvolti dalla nuova presidenza americana e hanno insistito nel dichiarare fedeltà al vecchio vertice Usa (pur se diviso tra repubblicani e democratici). Eppure, come accade proprio nelle situazioni di multipolarismo, è avvenuta una incrinatura all’interno di questo fronte “europeo”. I centri trumpiani hanno lanciato una corda verso quel “nuovo” francese (in realtà scelto per occupare lo spazio lasciato vuoto dal crollo del vecchio ciarpame dirigente di quel paese); e per il momento essa è stata raccolta. Difficile dire se la novità durerà o meno; in ogni caso, sembrava che, con la sconfitta del “populista” Front National, si sarebbe viepiù saldato il vecchio consesso europeo. Al oresente, sembra esserci una battuta d’arresto.

*************

Al di là dell’accordo franco-americano, più o meno solido o evanescente che sia, ci sta una evoluzione, ancora “timida” ma non effimera, della situazione. La Germania – anche se non credo abbia in questo momento la dirigenza politica più adeguata al processo in corso – comincia a tentare un rafforzamento della sua situazione; probabilmente anche al di là del semplice diventare il principale “maggiordomo” degli stati Uniti.

Dopo il crollo del “socialismo reale”, per alcuni anni, sbagliando, si parlò di mondo tripolare: Usa, Germania e Giappone. Ben presto, la seconda e terza sparirono dall’orizzonte, restarono solo gli Usa, ma da questo secolo si è rifatto vivo, come detto spesso, il multipolarismo. Tuttavia, è vero che negli anni ’90 vi fu una buona penetrazione economica tedesca in direzione dei Balcani e, in particolare, verso la Croazia. L’aggressione statunitense del 1999 alla Serbia di Milosevic – dopo aver ben “allenato” tramite i militari Usa l’UCK kosovaro e il “bandito” Thaci suo capo (e attuale presidente kosovaro) – è servita fra l’altro ad arrestare l’azione espansiva tedesca, la cui debolezza era del resto evidente, essendo il paese del tutto carente in termini di forza militare (quella solo economica è inefficace). Per inciso, va rilevata la ridicolaggine dei soliti servi italiani, guidati dai voltagabbana postpiciisti, che avevano fatto il “salto della quaglia” verso gli Stati Uniti dopo adeguata preparazione della direzione berlingueriana e il ben noto viaggio del 1978 del “comunista preferito” (affermazione di Kissinger). Il governicchio D’Alema, secondo solo agli Usa in fatto di bombardamenti sulla Serbia (e non certo su esclusivi obiettivi bellici), credeva probabilmente di conquistare qualche cointeressenza e non ottenne invece nulla di speciale; vi è il normale commercio estero (soprattutto in macchinari e autoveicoli).

In ogni caso, attualmente la Germania ha ripreso la sua spinta ad est, in particolare di nuovo verso la Croazia, con i malumori della Slovenia che si trova in attrito con il vicino per questioni di confine (sul golfo del Pirano) e forse altre. Non è escluso che – tenuto conto della mutata situazione internazionale con il disordine creato in specie dalla politica estera degli Stati Uniti e il multipolarismo sempre più incombente – il paese teutonico stavolta spinga con più decisione. In tale contesto, si presenta la mossa, che certamente ha sorpreso, dell’incontro Trump-Macron, con molti salamelecchi reciproci, sulla cui sincerità e durata inutile spendersi in previsioni a lungo raggio. I motivi non sono chiarissimi. La spiegazione più logica potrebbe essere: da parte di Trump, dividere il fronte degli “europeisti” (legati al precedente vertice americano); da parte di Macron, avere in ogni caso, pure nel caso di un Trump durevole, l’appoggio nei confronti della Germania, che gli Stati Uniti (del resto non solo quelli della neopresidenza, ma ben più in generale) possono non guardare con troppo favore se accrescesse certe sue pretese. La spiegazione sembra ben congegnata e tuttavia non mi lancerei in conclusioni affrettate.

A tutto questo, si aggiunga che fra i dirigenti “europeisti”, che hanno troppo puntato sulla massiccia emigrazione dall’Africa e dal Medioriente provocata dalla non proprio del tutto accorta politica obamiana, comincia a serpeggiare sempre più decisamente la preoccupazione e l’avversità. Solo l’Italia ha così vasti settori politico-culturali del tutto rincretiniti dal nefasto “buonismo”, in ciò purtroppo rafforzati da una Chiesa (almeno nei settori attualmente al comando) pur essa tesa, per motivi non del tutto chiari, ad una politica di totale dissesto del nostro continente. Ripeto che altri paesi europei, e in primo luogo quelli dell’est (ma pure l’Austria), stanno irrigidendo le loro posizioni. E del resto pure i rimanenti si differenziano nettamente dalle posizioni assunte dall’Italia.

Il nostro paese è in effetti in una situazione particolare per due “eredità” storiche quasi mai ricordate e tanto meno valutate per quello che sono. Innanzitutto, dopo il ’68, ha conosciuto il ben peggiore ’77, da cui sono usciti molti dei nefandi intellettuali e personaggi di pseudo-cultura che infestano tuttora l’ambiente mediatico. E anche molti politici di “sinistra” sono quanto meno influenzati dalla degenerazione culturale di quel periodo, molto ma molto peggiore del ’68 e che altri paesi europei non hanno attraversato. Inoltre, tutta un’altra schiera di “sinistri” è l’erede del “badogliano” voltafaccia compiuto dal Pci a partire dagli anni ’70; una svolta – attuata nel più perfido nascondimento e ingannando i suoi seguaci di allora – che ha in definitiva deciso le sorti di quel partito e dunque, dopo l’infame operazione giudiziaria (in realtà manovrata da oltre atlantico), di quella che si è continuata a definire “sinistra”. E a fronte di questa è nata una “destra” stupida e ignorante, pronta sempre a strillare contro i “comunisti”, facendo finta di non vedere che non lo erano affatto; ma solo perché era in concorrenza con loro nel conquistare la palma del migliore sguattero degli Stati Uniti. Una vergogna infinita e non ancora cessata per il nostro paese.

*************

Ci si trova, insomma, in una situazione di forte perturbazione di ogni possibile ordine mondiale. Il punto centrale al momento è rappresentato dall’acuto scontro negli Stati Uniti, che non accenna a placarsi né a trovare un punto di compromesso. Il “cacciatore” (vecchio establishment, non soltanto del partito democratico) è sempre all’inseguimento della “preda”, che scarta e cerca la sorpresa (e imprevedibilità) di dati movimenti per sottrarsi alla sorte che gli si vuole riservare. E’ senz’altro straordinario che il “cacciatore” sia pronto nelle sue mosse ad avanzare perfino il sospetto (che si vuole anzi dare per dimostrato) che il capo della maggiore potenza ha rapporti di dipendenza o simili con l’avversario ritenuto principale. A me sembra intanto dimostrato che la strategia del caos del periodo obamiano, chiaramente appoggiata da forti settori politici e militari, puntava a “stringere d’assedio” la Russia (transigendo un po’ sulla Cina) proprio perché considerava la nostra area assai più decisiva di quella asiatica. Si è perfino un po’ trascurata quella del “cortile di casa”. E’ allora assai probabile che non si era troppo sicuri soprattutto della Germania e si cercava quindi di creare tensioni tra UE e i russi, così da ostacolare nettamente le possibili mosse tedesche (per la verità non molto convincenti in proposito).

I centri “trumpiani” mi sembrano assai più convinti che il caos avrebbe potuto favorite di più l’avversario, malgrado tutto erede dell’Urss. E visto come sono andate le cose in Siria (e tutto sommato anche in Ucraina) non sembrano avere tutti i torti. E’ evidente che in quelle zone la situazione resta confusa, per nulla stabile e probabilmente si concluderà con la suddivisione della Siria in diversi comparti (come accade in fondo anche in Irak, altro paese nettamente destabilizzato rispetto al governo di Saddam). Tuttavia, Assad non è stato destituito e i russi manterranno, salvo imprevisti, buone posizioni di influenza, il che non sembra proprio corrispondere alle speranze dei centri “obamiani” (li indico così per semplicità). E anche lo sfascio creatosi nelle vecchie forze politiche dirigenti in Francia – che è stata uno dei più stretti sicari degli Usa nell’aggressione alla Libia, mossa foriera di forti tensioni all’interno della UE a causa del fenomeno dei migranti, che sembra sfuggito di mano – ha mostrato certi limiti della strategia obamiana, per cui nel paese nostro vicino l’establishment ha improvvisato il nuovo partito di Macron. Il quale, forse per rafforzarsi definitivamente, ha incontrato Trump creando, rispetto al solito “europeismo”, qualche “differenziazione” di cui ha pure approfittato appunto il neopresidente Usa. E del resto, anche il flusso migratorio sempre più incontrollato sta finalmente incrinando l’unità europea. L’Italia, per motivi che dovranno essere trattati a parte, sembra ormai la più indebolita dal fenomeno, tanto da ridare un po’ di spago alle manovre dei “centristi”, che il solito “nanetto” sta cavalcando.

Per quanto posso arguire, ho la netta sensazione che l’attuale presidenza americana, fortemente osteggiata e di sicuro in pericolo, sia portatrice di una politica più intelligente verso la Russia. Non connivenza, di cui viene accusata per l’ormai pressante tentativo di farla fuori (e lo deve essere assai presto, altrimenti la mossa fallirà), ma invece intenzione di praticare una manovra di più morbido avvolgimento nel mentre si cerca di dedicare maggiore attenzione (come in anni passati) al Sud America e anche un po’ all’area asiatica, da non perdere troppo di vista. Credo che Trump sappia come la Russia resti per i prossimi anni l’avversario principale, ma non si deve sottovalutare la Cina, si deve tener conto del sostanziale insuccesso delle operazioni in Afghanistan e dunque nemmeno dimenticare il Pakistan, alleato ma in frizione con l’India e invece relativamente amichevole con i cinesi.

Per quanto riguarda l’Europa, il problema decisivo è pur sempre la Germania. Ripeto che l’attuale dirigenza della Merkel (che sembra si rafforzerà con le prossime elezioni “democratiche”) non è quella adeguata alla conquista dell’autonomia dagli Usa, mettendo in crisi definitiva la UE. D’altronde, le forze che si gonfiavano il petto con l’uscita da tale organismo (in Francia come in Italia e anche in Germania) mi sembrano mostrare la loro strutturale debolezza. Il problema cruciale, del resto, non è la semplice uscita da questa Unione. Devono nascere nuove forze “antidemocratiche”, cioè in realtà effettivamente capaci di sollecitare l’adesione e perfino l’entusiasmo della maggioranza della popolazione per l’apertura di una “nuova era”, che spazzi via i debosciati e purulenti “progressisti” con tutte le loro novità soltanto dissolutive di una spinta all’autonomia e di una nuova forza dei vari paesi. Si deve cominciare dalla Germania. E che essa non commetta più il solito errore di scontrarsi con la Russia. Solo insieme, Germania e Russia possono aprire un diverso “futuro”. Per questo, è da anni che gli Stati Uniti fanno di tutto per impedire buoni rapporti tra i due paesi. Secondo me, la nuova dirigenza “trumpiana” – però in forte difficoltà per troppo scarsi appoggi tra le forze che evidentemente contano nel suo paese – è più sottile e furba, tenta appunto manovre di aggiramento di vario tipo, anche cercando di sfruttare eventuali attriti tra i due più forti paesi europei, in evidente spirito concorrenziale.

Vedremo l’evolversi della situazione. Dell’Italia si tratterà eventualmente in altra occasione. In ogni caso, da noi come nel resto d’Europa, le forze dette “populiste” (e attaccate dagli “antifascisti” come fossimo ancora nel 1943-45 o quasi) hanno esaurito, per quanto si sta vedendo, la loro “spinta propulsiva”. In Francia, il vecchio establishment, visti crollare o fortemente ridimensionare i “socialisti” e i “gollisti” (entrambi i termini con le debite virgolette perché erano falsi da molto tempo), è riuscito a lanciare il “nuovo e giovane” partito con Macron a capo. Si ha la netta impressione che il FN può solo vivacchiare e restare quale opposizione, con vivacità in calando. Niente di meglio, anzi un po’ peggio, in Italia con Lega e FdI. In Inghilterra la “brexit” sembra confermarsi qualcosa che non crea nessun particolare scompiglio; è quasi un “naturale” accorpamento di un paese a quello (Usa) che di fatto lo ha ricompreso in sé; un processo già avviato, anche se si è cercato per così tanto tempo di ignorarlo, quando sembrava sullo stesso piano del paese “inglobante” e, insieme, venivano definiti “gli Alleati” nella seconda guerra mondiale (e bisogna fra l’altro riscrivere bene la storia di quel periodo con il cruciale evento rappresentato dall’aggressione di Hitler all’Urss, dovuta a certi contatti segreti con l’Inghilterra e a loro accordi, altrettanto coperti, che gli Stati Uniti hanno fatto saltare; ben intenzionati, dopo aver provocato l’aggressione giapponese, a conquistare la supremazia anche nell’area europea).

Per il momento finiamola qui. Come sempre, si ha l’impressione che il discorso venga troncato di netto; un’impressione inevitabile dato che la situazione è massimamente confusa e pochi sono i riscontri assai probabili mentre il resto può mutare all’improvviso. Questo è il multipolarismo in accentuazione; abituiamoci all’imprevisto e alla necessità di rivedere ipotesi e conclusioni.

NON SI RESTI ALLE PAROLE, SI DEVE CERCARE….., di GLG

gianfranco

Qui

ci sono considerazioni a mio avviso di una certa lucidità; peccato che vengano affermate sempre dai militari andati in pensione. In ogni caso, non mi piacerebbe troppo una presa del potere da parte militare. Diciamo che simili organi statali (come anche la polizia e soprattutto i Servizi) dovrebbero appoggiare una forza politica – oggi inesistente sia chiaro – autenticamente sovranista, ma dotata di particolare attenzione verso forze analoghe che possano presentarsi nel panorama politico di altri paesi europei. Le attuali organizzazioni sedicenti autonomiste fanno ormai ridere, e non solo in Italia, perché non riescono a sviluppare altra politica che quella del piccolo cabotaggio elettorale. Non gliene faccio una particolare colpa, perché nessuno al momento riesce a trovare quel qualcosa che scaldi veramente i cuori di un grossa quota della popolazione e sappia dirigerla verso nuovi e diversi “destini”, che non siano solo odio e bruta violenza come accaduto in passato (malgrado poi alcuni fottuti storici abbiano caricato la dose).

Occorre, in effetti, che in alcuni paesi del nostro continente – non nell’insieme, il che non si verificherà nemmeno dopo secoli – nascano movimenti (organizzati) sicuramente tesi a completamente differenti e più allettanti sorti future; e le sappiano comunicare a masse in possibile “riscaldamento”, dirigendole poi verso obiettivi ben individuati (che oggi appunto mancano). In questi paesi (penso pur sempre a Germania, Italia e Francia come fondamentali), tali movimenti devono unirsi – rendendosi possibilmente amichevoli alcune forze cruciali degli apparati statali – e non commettere l’errore di rendersi avversarie della Russia, alleato di possibile grande rilevanza per gli scopi d’autonomia da conseguire. Perché sia chiaro che oggi, dopo oltre settant’anni di debosciata servitù, il paese da cui ci dobbiamo affrancare con energia sono gli Stati Uniti.

Tuttavia, per raggiungere simile risultato, è necessario passare sul “cadavere” di quella “sinistra”, erede sia dei falsi e solo violenti “ultrarivoluzionari” del ’68 (ma guarderei soprattutto al ’77, fenomeno tipicamente italiano) sia dei “voltagabbana” del Pci, che hanno iniziato il loro passaggio di campo negli anni ’70 (direi già alla fine del decennio precedente), divenendo, dopo il crollo sovietico e la distruzione della “prima Repubblica”, i più disgustosi e vigliacchi sguatteri degli Usa. E’ dunque evidente che l’opera di ripulitura da questa mera parodia chiamata “sinistra” deve iniziare dalle nostre lande, perché è in Italia che si è andata sviluppando in modo più virulento l’infezione. Per di più, sempre nel nostro paese si annidano pure i più lerci “anticomunisti” e finti “liberali”, viscidi e pronti a supportare la parte “centrista” dei laidi “sinistri”. Pulizia prioritaria quindi in Italia, nascita qui di una forza violenta ma razionale. Occorre però trovare una nuova idea-guida, una nuova ventata purificatrice che spinga innanzi, verso una veramente nuova epoca storica.

BASTA CON IL “VILE NANO”. CACCIARLO AGLI INFERI! di GLG

gianfranco

Qui

non so cosa ci voglia ancora per i cretini e meschini dei suoi “alleati”. Adesso addirittura porta in auge Calenda, ministro del governo piddino, il cui unico merito è di essere nipote di Luigi Comencini (meno di essere figlio di Francesca Comencini). Un individuo che ha riscosso successo presso i grandi imprenditori italiani (privati), quelli che hanno portato il paese, già quinta e poi sesta potenza industriale (mezzo secolo fa), alla penosa situazione odierna; e che tutto sommato vogliono la forte immigrazione che ha fatto scendere i salari. Secondo lo stesso Boeri, gli immigrati (e quelli “non in nero”!) prendono il 15% in meno del salario degli italiani. Il vile “nano” pretende di rassicurare gli inetti suoi “alleati” (che hanno perso l’occasione di sputtanarlo mille volte) dicendo che il Nazareno è finito. Semplicemente perché Renzi è in questo momento in netta difficoltà; tornasse a risalire, si butterebbe a pesce in nuovi accordi.

E ha il coraggio di affermare che Gheddafi era un uomo leale e ne tesse le lodi. La memoria di questo popolo è così corta? Il vigliacco era premier quando il leader libico è stato aggredito (e senza nessun accordo nella Nato) e lui ha solo trovato modo di pronunciare il “sic transit gloria mundi”. E anche mente dicendo che la responsabilità di quell’aggressione è di un leader europeo. Intanto sono stati due Stati, Francia e Inghilterra, a dar fuoco alla miccia. Inoltre, solo dei mascalzoni abituati a sempre mentire possono far finta di non sapere che si è trattato di una mossa della strategia obamiana (autrice della sedicente “primavera araba”, appoggiata da tutte le immonde “sinistre” europee e italiane in specie), basata sull’uso di “alleati” (di sicari) al contrario di quella di Bush, convinto dell’azione diretta (come in Afghanistan e Irak). Prima dell’attacco franco-inglese, navi americane lanciarono alcune decine di missili e distrussero quel poco di aviazione e difese aeree libiche.

Berlusconi è un mentitore, viscido, pronto alle peggiori giravolte e tradimenti; e si è venduto a Obama, lo ripeterò un milione di volte, a Deauville (G20) nel maggio 2011 per salvare i suoi interessi personali. Da allora ha sempre operato per portare l’opposizione a scelte tali da favorire la nascita di una Dc in sedicesimo, un immondo intruglio di miserabili opportunisti, con semplici critiche inoffensive verso la UE (questo imbroglione matricolato aveva perfino fatto il nome di Draghi come possibile premier italiano) e pronti a sempre servire qualsiasi gruppo sarà al comando negli Usa. Se i suoi “alleati” (e Toti, che giocava a differenziarsi un po’ dall’interno) non lo combattono e continuano a pensare a qualche voto (e ne perderanno a favore di FI, se così continuano), vanno trattati allo stesso modo di questa infinita abiezione del peggiore doppiogiochismo cui ci hanno abituati i ceti dirigenti italici.

PS Lascio la foto per chiedere: i due “figuri” che ha al fianco sono Salvini e Meloni? Sono molto cambiati: mutazione genetica?

PS II Ah, mi ero scordato la sua sparata su FI al 30% e sul coacervo di opportunisti sotto la sua direzione al 51%. Dato che non penso sia un visionario cretino, è ovvio che sa benissimo di star affermando un puro “sogno”, che è però, nel contempo, un “pizzino” ai suoi futuri reali “alleati” centristi: stiamo tutti insieme e le “ali”, vecchia “sinistra” nostalgica e “populismi”, saranno messi in angolo.

DI LETAMAIO IN LETAMAIO, di GLG

gianfranco

Qui

se Salvini continua a sbagliare si troverà sempre peggio. Boeri non sbaglia né vive nel “sogno”, conduce un’operazione che un giorno, magari appena corretta ed edulcorata, potrebbe servire alle forze “centriste”, che tentano di rafforzarsi sulla base delle difficoltà crescenti per Renzi al fine di perpetuare una situazione italiana tesa al disastro; disastro per il paese, ma successo per coloro che lo procurano e continuano a tenersi in sella e a “mangiarsi” l’Italia. In Francia, i marpioni hanno dovuto cambiare cavallo perché i “vecchi” erano ormai spompati ed elettoralmente in forte caduta. Qui, sperano invece nella soluzione morbida – detta “centrista” e “moderata”, tipo vecchia Dc, ma in versione da farsa (tragica però per noi) – con Renzi o senza Renzi, ma con Pd e F.I. che continueranno a creare la “palude” in cui tutti possano essere immersi e impediti nei movimenti. Spazzare via Berlusconi, non accontentarsi delle difficoltà di Renzi. Gli “alleati” del “nano”, pur sospettosi e recalcitranti, sono essi stessi infettati dal virus elettorale (è contro questo che dovrebbe essere dichiarato obbligatorio il “vaccino”, le altre malattie fanno ridere in confronto); di conseguenza, non combineranno mai nulla e si faranno logorare e infine “spolpare”. Occorrono altre forze, che siano uno tsunami per tutte le cialtronesche organizzazioni attive nella sfera politica. Quanto al ceto che si pavoneggia da intellettuale, grandi purghe e chiusura temporanea di ogni ordine di scuola, che va ripulita al 100% da chiunque sostenga il “politicamente corretto”.
Non ci si affatichi a ricordarmi che questo non appare all’orizzonte, che il virus delle “libere elezioni” – da cui siamo infetti da oltre 70 anni e che proviene da oltre atlantico – continua a dilagare e mietere vittime. Lo so bene; io continuerò semplicemente a sostenere ciò che sarebbe necessario, ciò che rappresenterebbe l’unica via di uscita. Poi, se il “poppolo” rifiuta la soluzione, io mi sento semplicemente con la coscienza a posto. Entro vent’anni, non dico io ma quelli che la pensano (e soprattutto penseranno) come me, potranno constatare che quanto qui detto è fortemente realistico. E magari ci sarà qualche altro “piazzale Loreto” (o similare), in cui gli opportunisti, di cui i popoli pullulano, commetteranno le solite avvilenti sceneggiate. Niente di nuovo sotto il Sole; di tragedia in tragedia, di farsa in farsa, di letamaio in letamaio, la società “va avanti”.

VULNERANT OMNES, ULTIMA NECAT, di GLG

gianfranco

Questa è la scritta in bella mostra sul campanile del Duomo della mia cittadina subito sotto il grande orologio, a sua volta sottostante ad ampie aperture attraverso le quali s’intravedono le solide campane battenti ogni ora che passa. La scritta mi sembra ben adattarsi alla fase temporale attraversata dal nostro “pauvre pays” a causa di una grossa (ma non maggioritaria) quota dei suoi abitanti che va opportunamente denominata “populace”. Non è maggioritaria eppure chi ci governa e ci porta a quell’“ultima necat” è eletto dai voti di questa parte “infetta”; mentre un’altra parte, evidentemente ammorbata dall’“elettoralite” (passatemi il termine), continua pur essa ad alimentare un’altra “malattia” che impedisce il formarsi degli “anticorpi” in grado di distruggere i germi dell’infezione.
Mi consento di infliggervi due articoli non eccelsi, però indicativi del continuo calare delle difese immunitarie:

http://www.ilgiornale.it/news/politica/suggestione-unaltra-lega-bobo-leader-pi-moderato-1421912.html

******

http://www.ilgiornale.it/news/politica/berlusconi-smentisce-su-maroni-premier-solo-fandonie-io-1421911.html

Il vile “nano” – ormai il punto di putrefazione del sistema politico italiano avendo in questo superato Renzi, in effettiva difficoltà al momento – continua con il suo dire una cosa e poi far trapelare l’altra, il suo sostenere che lavora per il centro-destra unito e non ha più ormai alcuna intenzione di rapportarsi al Pd per poi invece insistere che bisogna essere moderati, andare al centro (dove cominciano a spostarsi anche alcuni ex seguaci di Alfano, da lui “perdonati” per il marcio opportunismo voltagabbana che li caratterizza, così simile al suo). In realtà, questo germe “anti-immunitario” prende atto delle attuali difficoltà renziane, vuol vedere quindi se si addiviene alla necessità per il Pd di mutare leader. Se per caso ciò avvenisse, egli si prepara a spingere ancor più per una visione “centrista e moderata” che lo veda garante della “governabilità” del paese; e sicuramente intrallazza già con Gentiloni, senza troppo esporsi perché non è per nulla sicuro che il Pd sostituisca Renzi e, anche lo sostituisse, potrebbe non trattarsi dell’attuale premier. Sempre più appare evidente la meschineria (elettoralistica) di Salvini – per nulla aiutato (anzi!) dalla Meloni – che non ha denunciato con energia le “capriole” berlusconiane datate da ormai anni e anni (dal 2011 come minimo e come ripeto da allora).
Il “viscido” d’Arcore sembra agire, in ben altra situazione di rilevanza delle sue azioni, come Trump, che procede a zig zag. Quest’ultimo (seguendo certo i consigli dei gruppi che lo supportano) ha contro, e in modo assai “eccitato”, l’establishment americano (perfino all’interno del partito repubblicano) ed è quindi sulla difensiva, tentando manovre apparentemente incoerenti per sfuggire al “cacciatore”. Il vile “nano” è invece ormai lo strumento di chi vuol impedire la nascita in Italia di una forza realmente indipendentista, che metta termine alla devastazione del paese tesa a renderlo soltanto uno stuoino per le operazioni dei predominanti statunitensi. Tramite le mene del primo “rappresentante” degli interessi di costoro in Italia – fattosi rieleggere presidente d’Italia per due anni onde condurre a termine l’operazione – sono stati nominati, “nano” consenziente (pur fingendo di protestare per essere stato defraudato), i governi Monti e Letta, di mera “transizione”. Poi si riteneva di avere infine stabilizzato la situazione con Renzi. Ci si avviava lentamente, di soppiatto ma con decisione, verso il Renzusconi.
Fra le altre difficoltà, è avvenuto l’improvviso scossone della non prevista elezione di Trump. Oltre a ciò, è pure sfuggita in parte di mano la devastazione da condurre in Italia tramite l’accoglimento selvaggio dei migranti; per il quale si è premurata di dare un aiuto anche la Chiesa di Bergoglio, che dall’indebolimento politico del nostro paese ha tutto da guadagnarci in termini di influenza presso la “populace”, giacché si nota una crescente irritazione di una parte consistente della popolazione che potrebbe creare problemi. Renzi è in difficoltà, non si troverà a buon partito almeno fin quando non si risolverà il problema creato da questo arrivo incontrollato dei migranti e, per di più, dallo scontro in atto negli Usa con i suoi riflessi sull’establishment dei servi europei ancora legati ai precedenti vertici del paese “padrone”. A Berlusconi è stato impartito l’ordine di rallentare l’avanzata verso il renzusconi adesso in difficoltà di esecuzione. Deve dunque far finta d’essere fedele all’unità del centrodestra e tuttavia, nel contempo, condurre un’operazione di disgregazione dello stesso, minando dall’interno la Lega con Maroni (e Bossi) contro Salvini, che rischia di pagare grosso per la sua insulsaggine e forse un pizzico di presunzione; certamente ha fatto dei calcoli di semplice ampliamento del suo elettorato per avere la leadership del centrodestra. Sembra di fatto un ben meschino leader politico senza vera strategia di lungo respiro.
Berlusconi non è un genio come vogliono farci credere. E’ il classico “uomo per tutte le stagioni”, prono ormai passivamente ai voleri dei ceti dominanti: sia quelli italiani (ed europei) servi dei “padroni” Usa, sia quelli attualmente in scontro acutissimo in questo paese. Situazione fra le più marce di tutta la storia del nostro paese, sempre più indecente nell’incapacità di darsi uno scossone decisivo, liberandosi con metodi (non elettorali e molto “incisivi”) di tutta la marmaglia detta “politicamente corretta”, “progressista”, ecc. Non c’è reale opposizione. Chi tende solo ad avere il voto di masse in sfascio – mentre aumenta l’astensione e la diffidenza di chi comincia ad avere un barlume di coscienza del disastro in corso – si pone allo stesso livello di piddini e forzaitalioti. E del resto, crediamo all’esistenza di un’opposizione alla “sinistra” del Pd? Avete sentito l’intervista in cui D’Alema afferma che abbiamo bisogno nei prossimi decenni di almeno trenta milioni di immigrati? E’ a mio avviso poco intelligente – come l’ho sempre conosciuto fin da Pisa quand’era giovanetto e montato da dementi del suo stesso stampo (lo chiamavano, i coglioni, il vero successore di Togliatti) – ma è anche peggiore di così. Pensate che cosa significherebbe in pochi decenni, per una popolazione di 60 milioni di abitanti (e già un bel po’ non sono italiani), ricevere 30 milioni di stranieri (e che stranieri!).
Quindi non c’è soluzione possibile per via pacifica. Chi la tenta sarà travolto dalla più pura “merda italica”, quella dei “progressisti” (e di certi ambienti cattolici seguaci dell’attuale Papa). Se si vuol essere ridotti ad una massa amorfa, vessata e indirizzata da farabutti e aspiranti criminali (poiché sono pronti a tutto pur di non perdere il loro attuale controllo della società italiana), stesi ai piedi dei nostri padroni “cow-boys”, ci si accomodi e ci si prepari al “grande letamaio”. O qualcuno si leva in piedi e avvia la “grande pulizia” o altrimenti restiamo a guardare la fine di un paese che qualcosa ha pur significato per il suo passato.

1 2 3 76