APPUNTI E SPUNTI (PER UNA DIVERSA STORIA E POLITICA) di G. la Grassa

Presentazione di G.P.

 

Vi proponiamo sul nostro sito, www.ripensaremarx.it, un nuovo saggio di G. La Grassa intitolato Appunti e Spunti (per una diversa storia e politica) che affronta temi di diversa consistenza storica, politica, sociale e teorica, attualizzati, approfonditi, reinterpretati ed esaminati alla luce delle incipienti trasformazioni di questa epoca di transizione.

Mi limito, in questa sede, ad indicare alcuni dei punti centrali dell’elaborazione di La Grassa, proprio per focalizzare l’attenzione su quelle questioni che assumeranno, progressivamente, il carattere dell’urgenza (laddove s’intenderà agire politicamente nella nuova situazione), man mano che la decantazione degli eventi porterà in superficie gli attriti tra potenze, in quanto attinenti ad una riconfigurazione dei rapporti di forza tra formazioni particolari e aree differenziate, in ambito geopolitico.

Si tratta, in sostanza, dell’entrata del mondo nella fase policentrica, in seguito all’indebolimento della predominanza statunitense, che caratterizzerà, politicamente ma anche militarmente, un più acuto confronto/scontro tra vecchie e nuove potenze per la supremazia sullo scacchiere planetario.

Innanzitutto, almeno per quel che riguarda l’Italia, sarebbe necessario spingersi in una diversa valutazione del periodo precedente e successivo alla II guerra mondiale, con una revisione dei giudizi sulla dittatura fascista e sulla resistenza partigiana, nonché sui mutamenti economici e sociali susseguenti alla caduta del regime di Mussolini e all’arrivo degli americani nel nostro Paese.

Proprio a partire dal dopoguerra, l’Italia è entrata a far parte di quella vasta zona d’influenza statunitense – in subordinazione al paese centrale ma in posizione di subdominanza, cioè di supremazia indiretta, rispetto ai più arretrati secondo e terzo mondo – che ha segnato l’omologazione delle sue strutture statali, sociali, economiche, militari ecc. ecc. a quelle della formazione sociale dei funzionari (privati) del capitale.

Ma l’Italia, in quanto Paese borderline, affacciato sull’altra metà del mondo – quello sovietico, per circa un settantennio apparente alternativa al “mondo libero” capitalista – ha potuto anche connotare la sua condotta politica con un minimo di autonomia, sfruttando le pieghe di un bipolarismo in periodica tensione, ma con i rispettivi campi di attrazione (americano e sovietico) ormai impermeabili ad ulteriori alterazioni territoriali (e di alleanze) dopo gli accordi di Yalta.

La nostra è stata però anche la nazione del più forte partito comunista d’Europa, cosa che ci ha permesso, in alcuni casi, di divincolarci, con opzioni molto originali e di estremo vantaggio per la nostra politica estera (il dialogo con i paesi arabi) ed economica (il ruolo giocato sui mercati esteri dalle nostre imprese di punta come l’Eni), dalla logica dei blocchi contrapposti e dai limiti imposti da una situazione internazionale di sbarramento ideologico assoluto.

Nonostante il Pci fosse un partito ampiamente “di sistema”, già dalla svolta togliattiana del ’44, c’è comunque da dire che la sua sola presenza favorì l’emergere di una specificità nazionale, a volte sfruttata adeguatamente dai gruppi dirigenti al potere i quali se ne servirono per contrattare, con l’ingombrante alleato americano, una più ampia libertà di movimento.

Il tema più importante di questo scritto di La Grassa riguarda però lo Stato. Su quest’ultimo abbiamo più volte detto che esso non è la stanza di contemperamento degli interessi generali della società, né il luogo dove le classi dominanti si limitano a ricondurre ad unità la loro azione di classe. Tanto meno, lo Stato, è organo di mera regolazione delle contraddittorie istanze economiche della società, sia nella direzione di una più equa distribuzione delle risorse che in quella di una limitazione dell’anarchia mercantile e finanziaria.

Lo Stato è, invece, il vero campo di battaglia dove scorre il conflitto tra gruppi dominanti (politici, economici e culturali; la sequenza non è casuale ma nemmeno strettamente gerarchica) che “precipita nella formazione di apparati aventi la funzione del mantenimento di una sufficiente compattezza ed unitarietà dell’insieme”. Caratteristica precipua dello Stato è l’egemonia corazzata di coercizione che si esprime, massimamente, nei distaccamenti speciali degli uomini in armi i quali intervengono a sostegno del suo carattere specificatamente capitalistico. Detto ciò, l’attuale fase di caos geopolitico farà emergere, sempre più apertamente, la metamorfosi a cui va incontro la formazione capitalistica globale che porterà presto ad una rimodulazione dei rapporti di forza a tutti i livelli del potere mondiale.

La crisi della superpotenza al momento centrale indica il principio di un ormai inevitabile mutamento della conformazione capitalistica mondiale. Si sta, in pratica, chiudendo l’epoca della formazione sociale dei funzionari del capitale, in seguito all’emergere di potenze portatrici di altre soluzioni capitalistiche, di cui il conflitto policentrico è l’effetto più debordante.

 

La Grassa distingue, a questo proposito, tra due tipologie di Stato, quello della “democrazia” elettoralistica nella formazione dei funzionari del capitale, indicato come Stato come n. 1, il quale, in quanto attraversato da un conflitto tra più gruppi dominanti, tende a dotarsi “di canali per far scorrere, nel campo di battaglia che è lo Stato con i suoi apparati, il suo flusso teso a prevalere sugli altri” e quello, indicato come Stato n.2., afferente ad un capitalismo  “in cui il campo dello Stato viene, invece, occupato stabilmente e con metodi “pressanti” da un gruppo dominante (mai sempre e stabilmente coeso, ma comunque unito da una forte comune ideologia e finalità). Quest’ultimo è soprattutto il prodotto “di una trasformazione assai meno transitoria e legata a nuove necessità di confronto e scontro tra formazioni particolari sul piano globale, con l’avvio ad una nuova fase multipolare accompagnata dai tipici fenomeni dello sviluppo ineguale in accentuazione man mano che si entra nel vero periodo del pieno conflitto policentrico .

Ma ora mi fermo qui rinviandovi per una comprensione più precisa al saggio di La Grassa