AVANTINDRE’, AVANTINDRE’….SENZA DIVERTIMENTO 9 luglio

Scritto da: Gianfranco La Grassa (11/07/2012)

 

1. Adesso tutti in coro si lanciano in alti lai per l’entrata nell’euro, voluta da quei mediocri personaggi, elevati a suo tempo a geni e salvatori della patria, che furono i Ciampi, gli Amato, veri “fuffignoni”, di cui infine si dice almeno parte del male che hanno fatto; e si parla perfino di alcuni contatti con la mafia per la questione dei regimi carcerari, ecc. Come al sottoscritto è del resto sempre stato chiaro (e l’ho scritto in questo blog) poiché questi “bei figuri” furono quelli del Panfilo Britannia (o vicende similari), del puro sbracamento filo-Usa con svendita delle nostre “risorse strategiche”, ecc.; e la mafia è sempre stata in Italia la longa manus degli Stati Uniti (anche questo è stato qui ricordato in mille occasioni).

L’entrata nell’euro avvenne con una truffaldina sopravvalutazione (come minimo di una volta e mezza) di tale moneta rispetto alla lira, il che ha comportato un subitaneo abbassamento del potere d’acquisto, e dunque del tenore di vita, degli strati sociali con reddito da lavoro dipendente o pensionati; e di una parte di quelli detti “autonomi”, ma con scarso potere contrattuale (tipico il caso di molte piccole imprese satellitari rispetto ai più grossi clienti, ecc.). Naturalmente, il calcolo del costo della vita fu immediatamente adattato al nuovo metro di misura, “dimenticando” di indicare la secca perdita (istantanea) subita il 1° gennaio 2002. Siamo stati turlupinati dalla solita banda di disonesti che ci ha “rubato la vita” innumerevoli volte. E senza certo dimenticare il ladrone che, tra il 9 e 10 luglio ’92, ci derubò (e proprio di notte come tutti i ladri) del 6 per mille sui c/c, dimostrandoci con chi avevamo ormai a che fare.

Si è continuato da allora a prendersela con la Germania – senza dubbio questa ottenne semmai la sopravvalutazione del marco rispetto all’euro – che ha perseguito, e persegue, i suoi interessi, come dovrebbe del resto fare un governo italiano dotato di un minimo di dignità. Le lamentele antitedesche hanno il solo scopo di far dimenticare la scelta servile del nostro come di altri gruppi (sub)dominanti europei. E si è continuato sempre a nascondere, infatti, il centro del problema in relazione alla oggi criticata operazione di entrata, senza adeguata contrattazione, nell’area a moneta unica. Si è sempre cercato di far passare tale scelta come importante passo verso l’unione europea; non la UE (insieme di apparati burocratici del tutto staccati dalla vita reale dei popoli di questo continente), ma una vera unione, che avrebbe dovuto essere di cultura e di politica, cosa pressoché impossibile per semplice decretazione di vertici incapaci di esprimere alcunché di realmente europeo.

Adesso tutti a lamentarsi che si è cercata un’unione monetaria, che ci si è sottomessi per la politica in questo settore ad una Banca Centrale, senza prima mettere in piedi un reale potere governativo europeo, un Parlamento autenticamente federale in grado di sintetizzare le esigenze dell’Europa in quanto appunto Stato federato; esigenze di impossibile appagamento per chissà quanti altri decenni ancora. I falsoni non dicono ciò che è: l’Europa Unita è nata al solo scopo di meglio trasmettere, tramite le sue istituzioni superposte agli Stati nazionali, l’egemonia asfissiante degli Stati Uniti che, dopo il crollo del mondo bipolare, non sono comunque riusciti a “trovare la quadra” per un predominio globale pur attraverso un seguito di violenze inaudite, in crescita continua e oggi in fase di preparazione di nuove ondate con metodi più arzigogolati e pasticciati onde confondere le idee a chi intenda resistere a questi “selvaggi e barbari”, che pretenderebbero di dominare il mondo.

Non è un caso che l’Inghilterra non sia entrata nell’euro; si pensa già parte integrante (pur come una delle stellette dell’Unione) del sistema economico e di egemonia mondiale degli Stati Uniti. E’ entrata nella UE quale quinta colonna, “cavallo di Troia”, dello Stato cui si sente ormai di appartenere; ma, ovviamente, ha preferito soprassedere dall’ulteriore passo (l’euro), che le avrebbe procurato solo impicci con il rischio di spostare il peso di gravità del suo residuo potere economico e finanziario verso certi paesi europei. In definitiva, la creazione dell’euro è stata effettuata per precisi motivi di subordinazione all’egemonia degli Usa; e dunque non prevedeva proprio nessun altro organismo supplementare che potesse poi magari entrare in contrasto con lo Stato centrale e con l’organizzazione del suo potere d’intervento militare, la Nato, in quest’area del mondo. Oggi, si alzano alti lai circa la carenza della sola unione monetaria senza però mai rilevare perché si è così agito e perché, in ogni caso, non si potrà procedere oltre fin quando non si individuino le forze politiche in grado di realizzare la complessiva opera di semicolonizzazione europea, legandosi a doppio filo con quelle oggi al comando negli Stati Uniti.

Per accedere alle condizioni di possibilità relative al conseguimento di un fine del genere, è indispensabile compiere un’opera di devastazione e disgregazione, sia politica che culturale, delle varie società nazionali europee, spaventandone e sbandandone la parte maggioritaria delle popolazioni. E’ quello che si sta facendo con i cosiddetti Pigs (o Piigs). In questo senso, l’Italia sembra essere stata uno speciale laboratorio di simili “alchimie”. Il governo attuale è strumento di intervento ancor più drastico sulla “cavia”. Al massimo vertice del nostro paese esiste un “amico” (chiamiamolo così!) di lunga data, quasi quarant’anni, degli Stati Uniti. Si è inoltre messo in riga il “vigliaccone”, recitando una mediocre farsa in cui questi ha finto, per meglio condurre in porto la sua nefasta complicità, di mugugnare contro quelli che gli impedivano di governare. Quanto alla “sinistra”, con i suoi laidi intellettuali, è una cloaca da cui si levano miasmi di velenoso servilismo.

Ci si è gonfiati il petto quali liberali, contribuendo ad un vasto trasferimento di ricchezza tramite manovre fiscali, contro cui si storce la bocca, accettandole tuttavia in nome di un’emergenza creata proprio da simili mosse; ci si dichiara invece soddisfatti dei tagli di spesa – denominandoli in inglese quasi a meglio sottolineare d’essere un protettorato americano – da cui consegue lo stesso risultato, sostenendo tuttavia che sono perfino troppo blandi come se il condurre la politica economica di uno Stato fosse della stessa natura dell’amministrazione famigliare. Si è approfittato della crisi iniziata nel 2008 per null’affatto prevista dai “grandi” economisti e politicanti – una crisi “oggettiva” di s-regolazione del sistema globale – per meglio depredare quote maggioritarie delle popolazioni ormai prive di rappresentanza politica. Ecc. ecc. Adesso, da alcune parti, che si fingono critiche, si ventila l’idea della possibile uscita dall’euro. Naturalmente, i responsabili delle malversazioni abbozzano simile proposta senza alcuna intenzione di realizzarla. Qualcuno può tuttavia abboccare all’amo e deviare i “malumori” popolari sempre più diffusi verso obiettivi irrealizzabili e non consoni alla risoluzione della grave situazione creatasi.

In primo luogo, nessuno che intenda veramente compiere simili mosse riuscirà a prevalere. Mi auguro si sia imparato qualcosa dalle elezioni greche, ripetute e in cui tutti continuavano a dire che avrebbero vinto le forze anti-euro. Al dunque, hanno vinto gli altri. Inoltre sia chiaro che, all’uscita dall’euro (ove fosse possibile e consentita), corrisponderebbe un’altra falcidia del potere d’acquisto degli stessi strati sociali bastonati all’entrata. Diciamo che ci si darebbero 5-600 lire per euro e così la frittata sarebbe ancor meglio servita. Il problema cruciale è in realtà sempre il solito: la mancanza di un qualsiasi potere contrattuale, l’assenza di forze organizzate per attuare una politica di autonomia nazionale, in grado di resistere ad ogni tentativo di semicolonizzazione, di renderci cavie da sottoporre ai peggiori esperimenti in vista della realizzazione di tale scopo.

Una politica di resistenza non può essere attuata in sede europea. Per ovvi motivi. Intanto, sarebbero da spazzare via tutti gli organismi attuali, creati con il preciso scopo di renderci succubi della potenza statunitense. Inoltre, non esiste alcuna possibilità di azione congiunta delle decine di paesi che formano l’ammasso caotico e melmoso della sedicente unità europea. Sarebbe necessario attuare specifiche politiche economiche come culturali; e, in ultima analisi, diverrebbe obbligatorio lo svolgimento della politica nel suo senso più pregnante di mosse strategiche, su un vasto scacchiere, tese al compimento di complesse manovre accompagnate dal rovesciamento di sistemi di relazioni stabilitisi sotto l’influenza del predominio americano. E’ evidente che ciò esige, quale punto di partenza, l’azione dello Stato di singoli paesi. Quello italiano dovrebbe compiere una radicale pulizia – nei suoi apparati militari, di Intelligence, e altri, anche in alti vertici politici – di tutti i traditori che vi allignano, “pagati” (non in “vile moneta”) dagli Usa.

Non c’è alcuna possibilità di condurre politiche simili in sede complessiva europea. Sarebbe ancora più utopico che ri-pensare alla “costruzione del socialismo”. Occorre ripartire paese per paese onde poi stabilire collegamenti inter-statali tra movimenti di stampo analogo. L’obiezione è certo facile: non si vedono all’orizzonte forze simili, salvo casi sporadici e molto ambigui; non so se il FN in Francia sia un’organizzazione di questo tipo, ma nutro dubbi al proposito. In realtà, nulla del genere mi sembra al momento in vista. Me ne rendo conto e quindi coltivo un “ottimale” pessimismo. Tuttavia, devo dire quello che, a mio avviso, sarebbe necessario. Non si otterrà mai nulla per via “tranquilla e democratica”. O si passa attraverso una bufera di primaria grandezza, in grado di spazzare via con radicalità estrema tutti i traditori nei vari paesi (ognuno d’essi attivo però  per sé, e non certo tutti contemporaneamente); oppure ci si rassegni ad essere servi e basta.

Comunque, si tenga presente che la crisi di s-regolazione iniziata quattro anni fa non sarà una passeggiata; e non sarà risolta da questi mediocri politicanti e tanto meno da tecnici di perfetta nullità. Nemmeno coloro che oggi guidano gli Usa, pur credendosi dei geni, risolveranno problemi complessi aventi somiglianza – quanto meno perché nati pur sempre dalla s-regolazione del sistema – con quelli sorti a cavallo tra XIX e XX secolo. Le convulsioni sociali – non generalizzate, ma diffuse in vasti “territori” (sociali) – accompagneranno la ristrutturazione dei rapporti internazionali. E certamente i paesi che, negli ultimi anni, sono stati trattati da cavie per la “maggior gloria” degli Stati Uniti soffriranno di più. Non faccio previsioni: né di situazioni né di tempi. Ripeto d’essere al momento pessimista. Tuttavia, intendo “riferire” semplicemente ciò che vedo con “gli occhiali” attualmente indossati. Non ci sarà alcuna via di uscita se prima non scatterà l’odio “di massa” verso l’indegno comportamento dei traditori antinazionali che ci circondano. Siamo ancora troppo pochi a sapere che sono criminali, delinquenti “raffinati”. Se questa consapevolezza si generalizzerà a buona parte delle popolazioni di alcuni paesi europei cruciali, e se nasceranno in questi ultimi organismi dotati di forza e di ferocia, potremo salvarci. Altrimenti, prepariamoci a indossare – e nemmeno tanto “democraticamente” – la livrea dei servi, cercando il sarto che ce la confezioni “bella ed elegante”.






6 comments to “AVANTINDRE’, AVANTINDRE’….SENZA DIVERTIMENTO 9 luglio”

  1. Giancarlo Says:

    Sono giorni di riunioni e summit, da cui escono, alla faccia delle aspettative e dei roboanti termini da ultimatum che li precedeno, solo chiacchiere. L’ultimo, quello di ieri dei ministri economici dell’Ecofin, non ha tradito il copione scritto. Tante chiacchiere e ulteriore rinvio ad data da destinarsi. Il nostro prode “condottiero” ha potuto fare i suoi soliti annunci a reti e giornali unificati, ha detto, ha accennato, ha sussurrato, ma, come al solito, non si è fatto niente. Salvo, forse, parlare del salvataggio delle banche spagnole. Come pensionando, a cui hanno spostato in avanti l’età della pensione di 3 anni e con assegno ridotto (di quanto non si sa, non viene comunicato per motivi di ordine pubblico), faccio i salti di gioia constatando come i miei imposti sacrifici saranno serviti, forse, a salvare il Banco di Santander.
    Ritornando però alla questione fondamentale di questi mesi, euro si, euro no, secondo me bisogna scindere le cose di cui si sta discutendo. Ad esempio si dividono i commentatori, sopratutto da blog, in pro-euro e in anti-euro, divisione errata, i termini pro-euro e anti-euro si devono rapportare ad un giudizio globale sull’euro, mentre sulla situazione attuale il giudizio e le analisi devono necessariamente essere articolate.
    Cominciamo col dire che l’euro è stata una truffa ed una iattura. Una moneta senza stato non c’è mai stata ed è stato un azzardo, in malafede, ai nostri danni. Abbiamo abbandonato la sponda della sovranià monetaria senza sapere dove stessimo andando e, sopratutto, se esistesse un’altra riva a cui approdare. L’altra sponda non esisteva, per il semplice fatto che lo Stato che avrebbe dobuto adottare la moneta, non esisteva. L’Europa politica non esisteva e non esiste. Per cui siamo stati impossibilitati a raggiungere “l’altra sponda” e ci siamo fermati in mezzo al guado, posizione nella quale ci troviamo e, essendosi ingrossata la corrente, stiamo per essere travolti. Fuor di metafora mi sembra lampante che le alternative sono solamente due: o ritornare alla sponda da cui siamo partiti (sovranità nazionale monetaria e politica) o continuare verso l’altra sponda (sovranità europea monetaria e politica). Ma, e qui sta tutta la questione, “l’altra sponda” non esiste, se non nelle chiacchiere dei politicanti e dell’inquilino del Quirinale, abbiamo lasciato la nostra spiaggia e ci stiamo accorgendo che ci stiamo dirigendo in alto mare. Essendo impossibile, per ovvi motivi, una costruzione dell’Europa politica e monetaria in tempi ragionevoli è chiaro che una classe dirigente nazionale degna di questo nome, dovrebbe avere come unica visione futura, un ritorno alla sovranità politica e monetaria. Continuare, come fanno Monti e Napolitano, a parlare di resistere ad oltranza sul “baluardo dell’euro” mi sembra siamo nella stessa situazione di Hitler che ordinava a Von Paulus di non arretrare dalla sacca di Stalingrado, con le conseguenze che ben conosciamo. Commentare ulteriormente i discorsi di quei due figuri mi sembra una inutile perdita di tempo.
    Sono, personalmente, decisamente contrario anche a chi chiede una immediata uscita dall’euro in questa situazione e in queste condizioni, uscendo adesso sarebbe una catastrofe, sopratutto, anzi unicamente, per le classi a reddito fisso. Il potere di acquisto di salari e stipendi, già decurtato, diciamo di un 30% nel 2002, sarebbe adesso decurtato di almeno il 40-50%. Un disastro, insomma. Una classe politica attenta e, sopratutto, non formata da traditori, imposterebbe una cauta ma rigorosa politica di sganciamento morbido dall’euro con i sacrifici richiesti. Del resto i fatti sono sotto gli occhi di tutti e, banalizzando, non possiamo che prendere atto di una altrettanto banalissima considerazione: i tedeschi e i nord europei in generale, non vorranno mai pagare i nostri debiti. Per pagare in “comuniorum” porranno dei precisi paletti e cioè commissariamento dell’Italia sotto la “tutela” della BCE e del FMI. Del resto possiamo capirli, non fa piacere a nessuno pagare i debiti di un Paese che assume decine di migliaia di forestali e decine di migliaia di impiegati regionali. Commissariamento che vorrà dire un drammatico impoverimento generale, la deindustrializzazione e, in pratica, la fine dell’Italia in quanto Nazione. Ritorneremo al 1815, al Metternich e “all’Italia come pura espressione geografica”.

  2. Gianfranco La Grassa Says:

    appunto, è puro esercizio “di stile” discutere di uscita dall’euro. Il problema n. 1 è la non esistenza di una organizzazione politica di una durezza mai vista in Italia. Non si può uscire da questa situazione senza alcune decina (o centinaia?) di migliaia di cadaveri; e nemmeno nascosti, anzi visibilissimi, affinché una parte della popolazione esulti e l’altra sia terrorizzata e si tolga dalla testa di opporsi. Non mi sembra sussista una simile condizione; quindi limitiamoci a quanto siamo in grado di fare, cioè questo blog, cui bisognerebbe però aggiungere almeno una certa preparazione di gruppetti di élite.
    glg
    PS Caro Giancarlo, a proposito di pensioni (presenti e future), oggi salta di nuovo fuori che l’aver messo il pagamento delle pensioni degli statali a carico dell’Inps avrebbe creato in questo Istituto un buco da 5 miliardi di euro. E se restava all’Inpdap, era diverso? Mistero. Tuttavia, il tutto è detto per ventilare di nuovo almeno il blocco della tredicesima agli statali (mi par di capire pensionati a questo punto). Voi capite che desiderare alcune centinaia di migliaia di cadaveri tra politici, giornalisti e qualche altro (altrimenti non si giunge alla cifra) è il minimo augurabile; mi sembra già di grande umanità non chiedere che vengano prima sottomessi alla tortura. Però non c’è nulla da fare, saremo rovinati per la più gran parte, non si sa di che cosa vivremo. Siamo tutti conigli.

  3. ws Says:

    da CDC leggo
    “, la riconversione degli ex referenti del social-liberismo avviene senza che i loro ex compagni esprimano la loro indignazione. L’ex-primo ministro dei Paesi Bassi, Wim Kok, ha preso parte ai vertici dei trust olandesi ING, Shell e KLM. Il suo omologo tedesco, l’ex-cancelliere Gerhard Schröder, si è anche lui riciclato nell’ambito privato come presidente dell’impresa Nord Stream AG (joint-venture Gazprom/E.ON/BASF/GDF Suez/Gasunie), dirigente del gruppo petrolifero TNK-BP e consigliere europeo di Investment Bank. Questa traiettoria a prima vista sinuosa non ha, in realtà, nulla di singolare. Diversi ex membri del suo gabinetto, membri del Partito Socialdemocratico tedesco (SPD), si sono spogliati dei loro ruoli di funzionari pubblici per indossare i panni degli uomini d’affari: l’ex-ministro dell’Interno Otto Schilly è attualmente consulente del trust finanziario Investcorp (Bahrein), dove si è incontrato con il cancelliere conservatore austriaco Wolfgang Schüssel, il vicepresidente della Convenzione Europea Giuliano Amato e perfino Kofi Annan, ex segretario generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU). L’ex ministro dell’Economia e del Lavoro tedesco, Wolfgang Clement, è socio della firma RiverRock Capital e dirigente di Citigroup Germania. Il suo collega, Caio Koch-Weser, sottosegretario di Stato tedesco al ministero federale delle Finanze dal 1999 al 2005, è vicepresidente di Deutsche Bank. ”

    e stiamo parlando di socialisti “tedeschi” cioe’ si suppone l’elite “socialista” del ( forse) unico stato BAO che (forse) ha qualche progetto “sovranista” ( cosa che adesso dubito assai visto che il tanto pubblicizzato Shroeder e’” consigliere” dei Rothschild)

    Facciamo poi i raffronti con la nostra elite ladra e buffonesca e possiamo metterci l’ anima in pace :-(

  4. Giancarlo Says:

    @ WS
    Ho letto anche l’articolo su CDC a cui consiglio di aggiungere una intervista su Politica in rete ad Alain de Benoist:
    http://politicainrete.it/forum/movimenti-e-cultura-politica/socialismo-nazionale/153831-il-socialismo-oltre-la-destra-oltre-la-sinistra-oltre-la-modernita.html

    Spiega chiaramente cosa è la sinistra oggigiorno in tutto il Mondo.

    Come dice giustamente glg questa sinistra è il nostro primo nemico e non dobbiamo avere nessuna pietà.

    @glg
    Ho letto anche io qualche cosa riguardo al buco dell’INPS. Da quello che mi sento di dire è che il travaso dell’INDAP nell’INPS è stato fatto per evitare il tracollo dell’istituto previdenziale dei dipendenti pubblici. Le baby pensioni e le pensioni dagli assegni faraonici per i dirigenti andati in pensione sono sicuramente la causa del buco.

    Notizie sempre più drammatiche, sono convinto che prima di fine anno, anche qui da noi il governo farà come in Spagna (annullamento delle tredicesime per statali e pensionati, inevitabile)

    Altra cosa, Monti ha ceduto a Grilli il ministero dell’economia. Non mi è chiaro il motivo.

  5. gm Says:

    Hanno prolungato in misura “oscena” l’età pensionabile, hanno bloccato le rivalutazioni annuali di modeste pensioni, dicevano che ora i conti Inps erano a posto e invece riciccia improvvisa la notizia che la confluenza dell’Inpdap e qualche altra cassa pensionistica nell’Inps avrebbe aperto un altro buco che mette in pericolo il pagamento delle pensioni. Una notizia sicuramente terroristica ma diffusa ad arte per preparare i pensionati a subire in silenzio nuove malversazioni (abolizione delle tredicesime o chissà cos’altro!).
    A leggere le reazioni a questa notizia sembrerebbe che i pensionati o “aspiranti” pensionati siano pronti a scendere in piazza coi forconi.
    Ma eventualmente i timori fossero confermati da provvedimenti di questi farabutti al governo, chi porterebbe in piazza i pensionati?
    La camusso? Qualche altro buffone della Cisl o Uil?
    Sono tutti pagliacci legati a doppio filo con le finocchiaro, i bersani, i fini, i casini che si spellano le mani per applaudire il padrone del Quirinale o quello del governo.
    Farebbero solo qualche manifestazione e sciopero tanto per salvare la faccia e far sfogare “democraticamente” la gente.
    Della cosiddetta “destra” inutile parlare.
    Possiamo sperare forse di più nel nuovo capo della CONFINDUSTRIA che, solo per aver paventato eventuali ulteriori operazioni di “macelleria sociale”, è stato subito zittito dai Montezemolo e altri cotonieri suoi pari?
    Possiamo sperare di tessere una tela di coordinamento con forze non servili europee? Ma dove sono? E, ammesso che ci siano, è sufficiente il cosiddetto recupero di sovranità per risolvere i problemi attuali o non è piuttosto necessario porsi in una prospettiva di superamento , se non del capitalismo, almeno di questo capitalismo?
    Se sicuramente è utopistico parlare di comunismo o socialismo potremmo almeno parlare di superamento di QUESTO CAPITALISMO?
    Potremmo almeno parlare di(e cercare di lottare per) un sistema meno discriminatorio che vede sempre più ricchezza, potere e conoscenza addensarsi solo in un sempre più ristretto vertice della piramide sociale?
    Comunque, allo stato attuale, anche il peso di queste ipotetiche “forze sovraniste” è prossima allo zero e prima che la tela di coordinamento sia tessuta e possa essere di un qualche peso, saremo belli e fritti.
    Conclusione: se anche la via dell’uscita dall’euro è da considerarsi impraticabile (detto per inciso, non capisco come potrebbe essere possibile – come scrive qualche commentatore – un’uscita “soft” dall’euro), non siamo assolutamente in grado di fare niente di quello che sarebbe davvero necessario per liberarci di questa massa di pagliacci parassiti o di capitalisti al servizio degli obama e delle merkel.
    Attualmente, l’unica possibilità di influire sulla realtà politica l’ abbiamo all’interno dell’urna oppure rifiutando anche l’urna non andando neppure a votare (cosa per me preferibile).
    Le elezioni greche ci hanno ricordato con forza e chiarezza che con le urne non si risolve praticamente niente ma al momento non abbiamo altra scelta e possiamo solo sperare che la regola dell’inutilità del voto o non voto subisca una qualche eccezione e, nella peggiore delle ipotesi, potremo almeno spazzare via col voto o col non voto alcuni di questi pagliacci … per il resto, a meno di sperabili (ma improbabili) collassi economici e politici, non ci resta che piangere oppure ricominciare pazientemente a tessere una tela per distruggere questo capitalismo!

  6. Gianfranco La Grassa Says:

    purtroppo il “portare in piazza” (o a qualche sciopero), in quanto operazione di questi sindacati, ormai anch’essi al massimo dello sfascio e corruzione come tutto in questa società, fa parte della sceneggiata complessiva. Quindi la vedo nerissima. Non vi è dubbio che “questo capitalismo” ha raggiunto, politicamente e culturalmente, punti talmente bassi che non riesco a vedere il punto di inversione del degrado. Intanto, è bene battere sul punto della falsità di questa democrazia. I criminali che guidano attualmente tutti i paesi del capitalismo “occidentale”, detto avanzato, sono di fatto peggiori dei nazisti di cui si riempiono la bocca. Tuttavia hanno ingannato le popolazioni con la farsa della democrazia. Ormai questa deve essere trattata come una puttana impestata. Non ci sarà possibilità di combattere questo capitalismo se prima non diventa coscienza di massa che una simile democraia è solo menzogna, è la forma odierna della criminalità dei gruppi dominanti (e dei loro intellettuali lacchè), privi di una qualsiasi grandezza; sono invece meschini, piccoli piccoli, sono scarafaggi, ma sono riusciti a far passare, dalla II guerra mondiale in poi, l’idea che viviamo in società democratiche, in cui il popolo “sceglie”. Deve crollare intanto questa credenza, uno degli sbarramenti ideologici di questo capitalismo di meri delinquenti.
    glg

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