Avviso ai naviganti

Scritto da: RIPENSAREMARX (25/11/2009)









7 comments to “Avviso ai naviganti”

  1. utente anonimo Says:

    Perché una Fiat fatta in Sicilia ci costa di più

     

    Il caso dello stabilimento siciliano della Fiat a Termini Imerese dà il senso di come la politica talvolta perda la bussola. La cosa è grave e anche seria. Ci sono 1.400 dipendenti che lavorano bene. La Fiat ha intenzione di non destinarlo più all’auto. Alcuni ministri del governo si oppongono. In Sicilia non ci sono acciaierie, non ci sono aziende fornitrici, non ci sono collegamenti di buon livello: costruire una Lancia Y in Sicilia costa alla Fiat mille euro in più che nel resto d’Italia. Banalmente per questo motivo Sergio Marchionne ha in mente di mollare la produzione di automobili in Sicilia.

    Il manager si fa due conti: e a meno che Babbo Natale non abbia intenzione di beneficiare Fiat di questo differenziale di mille euro, Termini Imerese è destinata a perdere la sua produzione di auto. Pierluigi Bonora spiega bene, all’interno, le molte ragioni dell’inefficienza di questo sito produttivo.
    Ma il tema dal quale siamo partiti è la politica e la sua presunzione di governare le imprese. Il vizietto, sia chiaro, non riguarda solo l’attuale esecutivo. Ieri il sindaco di Napoli si è lamentato del trasferimento di venti dipendenti di Alitalia a Roma.

    La Fiat ha goduto di generosi incentivi alla rottamazione. Alla fine il saldo per le casse pubbliche sarà positivo; così come buona parte della forte ripresa del Pil italiano nell’ultimo trimestre è dovuto proprio alla ripresa dell’industria automobilistica. Il governo, tra i tanti comparti industriali del nostro Paese, ha scelto di dare una mano alla Fiat. Ora, forse proprio in virtù di questa scelta di campo, non sopporta l’idea che un manager segua una logica non politica: le auto siciliane costano troppo e, dunque, si realizzino altrove. Un governo che faccia le scelte industriali al posto della Fiat, si candida a gestirne i suoi inevitabili buchi di bilancio per i prossimi secoli.
    Ma al blocco sociale che ha contribuito all’elezione di questo esecutivo e che fino a oggi non ha beccato un euro di sconto fiscale, questa scenetta non piace. Ha digerito a mala pena gli incentivi riservati alla sola auto: nonostante alla fine siano stati a impatto zero sul deficit. E adesso deve accettare il principio che il governo abbia un’attenzione particolare verso i dipendenti made in Fiat. Ma come? In giro per l’Italia si chiudono botteghe artigiane, piccole imprese, studi professionali e anche medie imprese senza che nessuno del governo alzi un dito, e quando la Fiat si muove si scatena questo putiferio.

    Si ha l’impressione che davvero in Italia ci sia una classe di invisibili: ai quali si può fare di tutto. È un invito, questo, al governo. Si occupi meno di Fiat: è sufficientemente grande da badare a se stessa. E si preoccupi piuttosto delle decine di Termini Imerese che ogni settimana si chiudono senza che nessuno se ne accorga in tutto il Paese.

    di Nicola Porro

    q.

  2. utente anonimo Says:

    Io vedo la cosa dalla parte positiva, e cioè se gli americani si stanno "aggrappando" a Fini, questa è la controprova ,ennesima,di quanto quel popolo si disgraziato e stupido.Che vadano entrambi alla malora.Se lo meritano.

    Oliviero 

  3. utente anonimo Says:

    Secondo voi, perché i ds non hanno aderito alla manifestazione del 5 dicembre per la rivoluzione colorata viola? E’ una contraddizione che non riesco a spiegarmi, loro come dce bersani "lezioni di cretinism … pardon, di antiberlusconismo non le prendono da nessuno"

    genna

  4. utente anonimo Says:

    Confermo il mio più profondo disgusto davanti a questi due personaggi, dediti al riciclaggio di sé e all’apostasia, disposti ad appoggiarsi a chiunque e a qualsiasi prezzo pur di restare a galla.
    Fra i due, che non duellano direttamente bene inteso, D’Alema sembra però il perdente: in ultimo surclassato da una baronessa inglese "che piace ai gay", imposta dai globalisti anglo-americani nel  ruolo di Ministro degli esteri e della difesa della UE. Fini invece riesce abilmente a riciclarsi come "favorito" della nuova amministrazione americana nelle beghe di palazzo in Italia … sarà lui il successore di Berlusconi, o alla fine gli preferiranno Mario Draghi?

    Eugenio Orso 

  5. utente anonimo Says:

    :ANSA.it > Mondo > News

    Berlusconi a Obama: ok a maggiore impegno Italia
    Casa Bianca: ‘non resteremo ancora 8 o 9 anni’
    25 novembre, 21:47

    ROMA – Sì al "sostegno dell’Italia nel rafforzamento dell’impegno della comunità internazionale in Afghanistan". E’ la risposta che il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha dato alla richiesta presidente degli Stati Uniti Barack Obama, che lo ha chiamato oggi. Obama e Berlusconi, informa una nota di Palazzo Chigi hanno convenuto che la questione "verrà approfondita nei dettagli in occasione di un prossimo incontro tra il ministro degli Esteri Frattini ed il segretario di Stato Clinton".

    "Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi – si legge nella nota di Palazzo Chigi – ha ricevuto oggi una telefonata da parte del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama". "Nel corso della cordiale conversazione è stata esaminata principalmente la situazione in Afghanistan ed il presidente americano ha illustrato i punti salienti della revisione strategica che l’Amministrazione Usa si appresta a varare. Il presidente Obama – prosegue la nota – ha elogiato il ruolo di leadership svolto dal presidente Berlusconi sulla questione afgana e sui numerosi altri teatri di crisi, chiedendo il sostegno dell’Italia nel rafforzamento dell’impegno della comunità internazionale in Afghanistan". "Il presidente del Consiglio ha accolto positivamente questa richiesta – sottolinea il comunicato della presidenza del Consiglio – e entrambi hanno deciso che essa verrà approfondita nei dettagli in occasione di un prossimo incontro tra il ministro degli Esteri Frattini ed il segretario di Stato Clinton".

    LA RUSSA: IMPEGNO NON ANCORA QUANTIFICATO – ”L’impegno per un incremento (dei militari in Afghanistan – ndr) c’e”’ da parte del governo italiano, ”ma non e’ stato quantificato”. Lo ha detto il ministro della Difesa Ignazio La Russa, lasciando palazzo Chigi, al termine dell’incontro con il segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen. In ogni caso, ha aggiunto La Russa, il governo ”valutera’ attentamente” la richiesta di un maggiore impegno della Nato in Afghanistan fatta dallo stesso Rasmussen nel corso del colloquio. Nel farlo, ha proseguito il responsabile della Difesa, ”il mio consiglio e’ che tenga d’occhio” non solo il numero di truppe da inviare in Afghanistan ma il ”complesso” delle missioni per ”bilanciare” la presenza di soldati italiani all’estero.

    PORTAVOCE CASA BIANCA, NON RESTEREMO 8-9 ANNI – Gli Stati Uniti non intendono restare in Afghanistan "ancora per otto o nove anni": lo ha detto il portavoce della Casa Bianca, Robert Gibbs.

    NATO: PAZIENZA PER RINFORZI – La Nato non annuncerà i propri rinforzi per l’Afghanistan "il giorno dopo" l’annuncio del presidente Usa Barack Obama. "Bisogna che dall’altra parte ci sia pazienza prima che i partner europei e gli altri alleati rispondano" all’appello del presidente Obama e degli Usa, ha detto il portavoce della Nato James Appathurai, in un incontro con la stampa. L’annuncio di Obama sui rinforzi Usa per l’Afghanistan è atteso all’inizio della prossima settimana. Rasmussen sta inoltre "lavorando attivamente" perché la risposta degli Alleati sia "commisurata" al nuovo impegno Usa.

    INCONTRO RASMUSSEN-BERLUSCONI – E’ durato poco più di 40 minuti il colloquio tra il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, a Roma. Sul tema dell’Afghanistan si è "registrata un’ampia convergenza di vedute sulla necessità di un nuovo approccio operativo sul terreno, sull’esigenza di aumentare l’impegno nel settore civile e nell’addestramento delle forze di sicurezza e di polizia afgane e, infine, sull’aspettativa che il nuovo governo afgano sia all’altezza delle importanti sfide che attendono il Paese". E’ quanto si legge in una nota di palazzo Chigi in cui si riferisce dell’incontro fra il premier e il segretario generale della Nato.

     

  6. RIPENSAREMARX Says:

    spero che chiunque sia in grado di decriptare le banalità dette proprio nel comunicato dell’incontro Berlusconi-Rasmussen. L’aumento dell’impegno è visto come fumo negli occhi, ma non c’è alcun coraggio di dire con chiarezza quel che si pensa e anzi si cerca di compiacere gli Usa (altrimenti…..si è capito cosa succede?). Bisogna partire da questo dato di fatto; e anche da quello dell’attacco del "Fatto" (Travaglio, ecc.) contro la Gazprom. Ormai è comunque chiaro chi sono i veri rappresentanti degli interessi americani in Italia e chi è soprattutto un coniglio, non ha la stoffa (ad es. di un De Gaulle) per svolgere una resistenza attiva. La sinistra (e destra finiana) è il tradimento aperto e a tutto campo, che andrebbe represso con la giusta violenza; i berlusconiani sono i vigliacconi, quelli che girano la manovella in tutti i sensi per salvare il culo, su cui andrebbero invece impresse solenni pedate. Manca il partito adatto a spazzare via i filoamericani aperti e a mettere a riposo i "berluscones" .
    glg

  7. utente anonimo Says:

    mi rispondo da solo, dopo valutazione dei fatti e vista al sito http://www.noberlusconiday.org/ : credo che la "regia" di quella che si sta configurando come una "classica" rivoluzione colorata (il colore per l’autunno-inverno di quest’anno è il viola) vuole che questa sia una "mobilitazione da basso" della "società civile". La partecipazione dei ds avrebbe danneggiato tale immagine, quindi gli è stato detto di tenersi in disparte.

    genna

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