BREVISSIMA OSSERVAZIONE SU MARX E LA FILOSOFIA

In Per Marx (trad. italiana Milano-Udine, 2008) Althusser, tra le altre cose, tenta una riflessione articolata del concetto di ideologia. Ad un certo punto egli scrive:

<<un’ideologia è un sistema (con la propria logica e il proprio rigore) di rappresentazioni (immagini, miti, idee o concetti a seconda del caso) dotato di un’esistenza e un ruolo storico entro una data società>>.

Il filosofo francese continua affermando  che le società umane si fondano (parafrasando Engels) su tre istanze fondamentali: l’economia, la politica e l’ideologia. E di seguito egli afferma un idea fondamentale, dal punto di vista filosofico e della sociologia della conoscenza, e cioè che

<<solo una concezione ideologica ha potuto immaginare delle società senza ideologia, e ammettere l’idea utopica di un mondo in cui l’ideologia ( e non una sua particolare forma storica) potesse sparire senza lasciar traccia, per essere sostituita dalla  scienza >>.

E così si può definire del tutto ideologica una affermazione che asserisca essere possibile che la morale, la religione, l’arte ecc. possano venire sostituite da teorie scientifiche – nel senso delle scienze positive, dimostrative a priori o empiriche a posteriori che siano – perché l’ideologia non è “un’aberrazione” o “un’escrescenza contingente” della storia ma una struttura essenziale della società. Quello che risulta solo parzialmente convincente in Althusser nasce dal suo modo di considerare la morale, la metafisica, l’arte, la religione ecc.; come ricorda Kurt Lenk l’approccio marxiano si muove attorno a due fondamentali nozioni di ideologia: a) il primo culminante nell’Ideologia Tedesca critica la filosofia, qualificandola come “ideologica”, nella misura in cui si presenta come pura metafisica, svincolata da ogni prassi; b) il secondo si presenta come autonomizzazione  del mondo delle merci nella società capitalistica (feticismo delle merci) – con le conseguenze che questa autonomizzazione provoca nella coscienza –  ovvero come quel fenomeno che produce, per l’appunto,  la cosiddetta  falsa coscienza (necessaria). A suo tempo, diversi anni fa, Costanzo Preve scrisse un piccolo libretto in cui caratterizzava lo “spazio” filosofico complessivo come suddivisibile in tre aree: quella filosofica in senso proprio, quella epistemologica e quella ideologica (decostruttiva). Noi pensiamo che in Marx non sia presente – a partire da quelle che Althusser ha denominato opere della “rottura” (epistemologica secondo Althusser, teorica in senso lato secondo noi) – una riduzione integrale della filosofia a ideologia: il Moro sapeva troppo bene che le problematiche morali, religiose e metafisiche (per non parlare di quelle artistiche), in senso genuino, fanno riferimento a domande che l’uomo che vive in società si è sempre posto e sempre si porrà; la questione del carattere ideologico della filosofia, in Marx, concerne esclusivamente il suo uso. A partire dalle Tesi su Feuerbach  il pensatore di Treviri ha definitivamente stabilito che riguardo alla prassi economico-politica – e quindi ad ogni tipo di agire politico orientato ad incidere all’interno delle lotte/conflitti che caratterizzano le società storiche – fosse la teoria scientifica della società e non la filosofia (dato che la filosofia politica non è altro che una branca/parte della filosofia morale) la forma teorica necessaria per orientare e guidare la prassi conflittuale indirizzata al conflitto per la supremazia e alla lotta per la trasformazione. E’ sbagliato dice  Marx (nelle Tesi) concepire

<<l’oggetto (Gegenstand), la realtà, la sensibilità […] solo sotto la forma dell’obietto (Objekt) o dell’intuizione; ma non come attività sensibile umana, prassi; non soggettivamente.>>

E’ solo un approccio scientifico, empirico-positivo, che può essere in grado di approfondire lo studio delle relazioni pratiche in società storiche – caratterizzate da determinati rapporti sociali – in quanto fatti sociali effettuali. Non la dialettica idealistica, quindi, ma soltanto una dialettica fondata empiristicamente (M. Dal Pra) può essere in grado di alimentare una teoria che fuoriuscendo da Marx si riallacci ancora al suo pensiero in quanto critica dell’economia politica e teoria scientifica delle contraddizioni sociali . Per concludere riaffermiamo la nostra opinione che il solo autentico contributo filosofico di Marx – che si è occupato di filosofia soltanto nei suoi primi anni giovanili in scritti rimasti quasi tutti inediti durante la sua vita e oltre – riguarda la critica dell’ideologia,  la quale ha rappresentato il passaggio fondamentale attraverso cui egli si è indirizzato decisamente a costruire la sua teoria della società.

Mauro T.                     20.05.2012