CI STANNO BOMBARDANDO di G.P.

Il ruolo dell’Italia nella crisi Libica, volendo dar retta al Presidente Napolitano, al nostro Ministro degli esteri Frattini e a quello della Difesa La Russa, sarebbe fondamentale. Poi però c’è un vertice tra il presidente francese Nicolas Sarkozy, quello americano Barack Obama, il premier britannico David Cameron e la cancelliera tedesca Angela Merkel ed i quattro dell’apocalisse ci tengono fuori dal dibattito. Siamo così determinanti col nostro contributo di basi e di aerei da ricognizione che costoro fanno volentieri a meno di noi, evidentemente ci paragonano ad un convitato di pietra la cui volontà si manifesta pure dove manca la presenza fisica. Sono le solite sciocchezze buone a gabbare l’italiano medio e sulle quali si fanno forti i nostri politicanti da strapazzo che quanto a stupidità non hanno rivali sul pianeta. Questa guerra si svolge in Libia ma fa danni soprattutto in Italia che perderà quattrini ed interessi strategici dal sacco di Tripoli a vantaggio delle citate potenze. Ma la manovra espansionistica della Francia, seguita a ruota da americani ed inglesi, è molto più complessa di quello che si potrebbe immaginare. Infatti, i galletti mentre sganciano ordigni sulle coste nordafricane avanzano sulla Penisola italiana dove fanno shopping finanziario a tutto spiano. L’Italia è ormai un menù, un catalogo di oggetti messi all’asta, un bando per compratori voraci. L’Italia incantata messa all’incanto e depredata dei suoi averi. Ecco cosa scriveva l’Espresso qualche giorno fa: “Bnp Paribas ha acquisito la Bnl, il Crèdit Agricole controlla Cariparma e Friuladria ed è socio rilevante in Intesa, le assicurazioni Axa hanno una partnership in Monte dei Paschi. In uno dei settori trainanti del "made in Italy", quello della moda e del lusso, il bottino dei cugini transalpini è non meno notevole: il gruppo di François Pinault si è impossessato di marchi storici come Gucci e Bottega Veneta, mentre Lvmh di Bernard Arnault, dopo essersi impadronito di Fendi, ha appena rilevato Bulgari. Altre importanti operazioni sono state tentate in queste settimane. Le difficoltà finanziarie del gruppo Ligresti, infatti, hanno stimolato l'interesse del gigante Groupama a intervenire in Premafin con l'obiettivo di puntare alla controllata Fondiaria-Sai. L'obbligo di lanciare una costosa Opa, imposto giustamente dalla Consob, ha fatto saltare l'affare: ma non è improbabile che i francesi, magari per altre vie, cercheranno ancora di allungare le mani su questa o altra fetta del mercato. In campo energetico è aperta la questione del riassetto azionario di Edison dove il colosso pubblico Edf non nasconde la sua voglia di accrescere il controllo della società a scapito delle aziende municipalizzate di Brescia e Milano”. Ad ogni modo, il piatto forte, quello che i transalpini divorerebbero volentieri, sono le Assicurazioni Generali, cioè la cassaforte finanziaria del Bel Paese. Il Leone di Trieste è una grande multinazionale presente in 44 nazioni, dal Sudamerica all’Europa dell’est. Ed è proprio sulla proiezione in questa seconda area che si è acceso lo scontro tra il vice presidente della compagnia Bollorè, il presidente Geronzi e l’AD Peressinotto. Andare oltre l’ex cortina di ferro vuol dire avvicinarsi ai russi e questo non va a genio né ai vecchi poteri forti nostrani legati alla finanza statunitense, né ai sempre poco amati cugini che soffrono delle sempiterne, quanto ingiustificate, manie di grandezza. Sono la Francia ma si sentono il centro del mondo. Tuttavia, la situazione più preoccupante resta quella su Finmeccanica ed Eni, le nostre migliori imprese di punta, giganti trainanti e players all’avanguardia dell’industria avanzata italiana. Il fondo Knihgt Vinke, con sede negli Usa e la partecipazione di capitali francesi (si ancora loro!), il quale detiene l’1% del Cane a sei Zampe, sta facendo pressioni su Tremonti affinché Eni ceda al mercato Snam rete gas. Ciò al fine di ridurre, almeno così si dice, l’indebitamento del gruppo, ottenendo maggiori profitti per gli azionisti. Ma si tratta soltanto di una manovra per depotenziare l’ente e renderlo meno competitivo rispetto ai suoi concorrenti americani, inglesi e francesi. Anche Finmeccanica, dopo le indagini giudiziarie sui suoi organi apicali, partite qualche mese addietro, ha perduto in immagine ma continua a macinare utili e a portare la nostra tecnologia in giro per il globo. Questo dà fastidio a governi stranieri e competitors internazionali dell’azienda diretta da Guarguaglini, contro la quale sono partite bordate al fulmicotone da parte dei mercati. Quest'ultimi stanno tenendo la società sotto la lente di osservazione poichè ritengono che i risultati forniti dal management su fatturato e produttività sarebbero stati gonfiati. In cima alla lista dei detrattori di Finmeccanica c’è la Goldman Sachs, merchant bank statunitense ben addentellata all’establishment Usa, che ha parlato di performance negative della stessa rispetto ad omologhe come Bae system, Thales ecc. ecc. L’Italia è sotto un evidente fuoco incrociato ma nessuno sembra accorgersene. Siamo col cervello a Tripoli ad aiutare falsi fratelli occidentali i quali bombardano un popolo arabo che invece ci era veramente amico.