CRISI FINANZIARIA E ILLUSIONI DI TRACOLLO SISTEMICO di M.Tozzato

La bancarotta di Lehman Brothers e le vicissitudini degli ultimi giorni con l’aggravarsi della crisi finanziaria; l’intervento del governo americano dopo l’insufficiente recupero di fiducia che era seguito alla massiccia immissione di liquidità operata dalle banche centrali più importanti del mondo (Bce, Fed, quella giapponese e quella inglese) sono i fatti che hanno scombussolato tutti i tentativi di leggere l’attuale crisi secondo i canoni stabiliti da una “non-scienza” come l’Economica contemporanea. La “scienza” economica difatti è progredita sul piano teorico lentamente e solo in alcuni ambiti limitati. Il tentativo di farne una scienza “esatta” si è rivelato fallimentare mentre il percorso alternativo di svilupparne le ipotesi e i concetti a partire da una più complessiva “teoria della società” è tramontato – almeno momentaneamente – con il tracollo del marxismo storico (otto-novecentesco) verificatosi nel corso degli anni novanta del secolo scorso. Il lavoro teorico di Ripensare Marx e gli interventi “politici”, in particolare di La Grassa e Petrosillo, prospettano una nuova maniera di affrontare i problemi a cui paiono costretti, dallo svilupparsi dell’attuale fase, i soggetti politico-sociali che possono essere interessati ad un cambiamento, nella convinzione che in questa fase sia possibile agire solo all’interno – e per una trasformazione interna – della formazione sociale capitalistica nelle sue varie dimensioni e principalmente quella globale e quella nazionale del sistema-Italia. Al di là della loro consistenza e capacità d’agire è del tutto giusto e legittimo, comunque, che i gruppi che si sentono legati da una “passione durevole” alle lotte degli oppressi e alla prospettive del mantenimento-miglioramento delle condizioni di vita dei dominati, come anche alla loro prospettiva di organizzazione autonoma – non però della Classe ma bensì di una “massa” di individui variegata e spezzettata – e di emancipazione, svolgano la loro importante attività di sostegno (e di analisi delle varie situazioni concrete) alle lotte anticapitalistiche e antimperialistiche. Il venir meno della credibilità dell’efficacia dell’applicazione del “principio di piano” alla società e all’economia conseguente al crollo del comunismo storico novecentesco si affianca però alla falsificazione del “postulato di Marx” come elemento che rende le idee di socialismo e comunismo del tutto (in questa fase) prive di contenuto “razionale”, cioè insostenibili sia dal punto di vista logico-ontologico che scientifico (nel senso delle scienze storico-sociali). La Grassa ha particolarmente insistito sul significato dirimente e decisivo della “falsificazione” del postulato di Marx  che egli  ha messo al centro della sua “revisione” del marxismo effettuata, comunque, sempre ripartendo da Marx e Lenin. In un breve saggio del 1998 La Grassa scrive:

<<Il soggetto antagonista del capitale e suo affossatore , quel soggetto che sarebbe creato oggettivamente, per dinamica endogena del modo di produzione capitalistico, non è la semplice classe operaia in senso stretto, non è il solo proletariato industriale, di fabbrica (e sottolineo l’uso continuo di questo termine da parte di Marx, che non possedeva, perché non poteva possedere a quell’epoca, il concetto moderno di impresa), bensì il lavoratore produttivo collettivo, “dal direttore all’ultimo giornaliero”. In questo lavoratore collettivo, o combinato, si effettuerebbe, per Marx, il ricollegamento – certamente non più a livello individuale, come nell’artigiano – tra direzione ed esecuzione, tra potenze mentali della produzione e lavoro manuale, tra braccio e mente. La mera proprietà capitalistica, dei mezzi di produzione, si trasforma di fatto in proprietà monetaria, in proprietà finanziaria, in proprietà dei titoli della proprietà. Si forma insomma una nuova classe signorile, parassitaria come quella medievale, il cui parassitismo, però, il cui vivere di rendita, non attiene al possesso della terra, bensì a quello di tutti i mezzi impiegati nella produzione.>>

Su questa dinamica oggettiva avrebbe dovuto innestarsi l’azione delle organizzazioni politiche rivoluzionarie le quali avrebbero potuto far leva sulla forza e sull’interesse della stragrande maggioranza della popolazione per debellare un pugno di “parassiti”. Le cose sono andate in maniera diversa e infatti dal capitalismo borghese, analizzato  da Marx, siamo passati alla formazione sociale dei funzionari del capitale mentre il lavoratore combinato produttivo, da lui ipotizzato, non si è formato: il postulato di Marx è stato “falsificato”. A questo punto è possibile parlare solo della possibilità ,in un lasso di tempo indeterminato per il prossimo futuro, dell’avvento di qualcosa che possa richiamarsi alle idee di socialismo e comunismo. Chi ritiene che il comunismo sia “necessario” ripropone ancora la problematica, più volte ripresa in vari dibattiti e situazioni, dell’alternativa tra “socialismo e barbarie”, e di fatto essa si declina, e non potrebbe essere altrimenti, con le problematiche ambientali e nelle congiunture come quella attuale con considerazioni che, pur rifiutando il “crollismo”, tendono a demonizzare la finanziarizzazione, alla quale in sostanza viene per lo più attribuita la crisi attuale. Ma è chiaro che l’ambientalismo catastroficista e le letture semplificate delle crisi economiche sono particolarmente deboli teoricamente, empiricamente e per quanto riguarda gli sbocchi progettuali. La reale, e sostanzialmente valida, motivazione per ritenere il socialismo “necessario” e per mantenere una forte “fede” nella “verità” della sua realizzazione futura consiste nella obbligatorietà di utilizzare dei “sostegni” emotivi e “sentimentali” per mantenere uniti gruppi di persone che si dedicano ad una attività politica che comporta solo sacrifici e quasi nessuna gratificazione e che nel suo manifestarsi ci esorta a mantenere quella “tensione morale” nella direzione della giustizia, del bene collettivo (ideale) e di quegli ideali di convivenza e vita in comune che la storia e le grandi tradizione politiche, filosofiche e religiose ci tramandano.

Mauro Tozzato            21.09.2008