Sul “Corriere della Sera” del 5 luglio 2011 Sergio Romano, nel rispondere alla lettera di uno studente universitario, che si chiedeva perché, nel 1957, l’allora ministro degli Esteri Gaetano Martino, d’intesa con il presidente del Consiglio Antonio Segni, avesse bloccato la lettera del presidente della Repubblica Giovanni Gronchi, indirizzata al presidente Dwight D. Eisenhower in cui proponeva << consultazioni speciali tra i due Paesi nel Mediterraneo e nel Medio Oriente >> in seguito alla crisi di Suez ( la fallita spedizione anglo-francese contro l’Egitto per la riconquista del canale nazionalizzato da Nasser), così afferma: << Per Gronchi e altri uomini politici italiani lo scacco anglo-francese a Suez fu una buona notizia. Segnava il declino delle vecchie potenze coloniali nel Mediterraneo e dimostrava che gli Stati Uniti non erano disposti a tollerare nuove avventure imperiali. Irrequieto, ambizioso e desideroso di maggiore spazio per sé e per il suo Paese, Gronchi vide nell’umiliazione di Londra e Parigi un’occasione per l’Italia. Non sognava nuove colonie ( quei tempi erano ormai finiti), ma pensava che l’Italia avesse le carte in regola per diventare un buon partner economico e una specie di fratello maggiore del mondo arabo sulla via dello sviluppo e della modernizzazione. In questo spirito e con queste intenzioni, Gronchi approfittò di una lettera del presidente Eisenhower che gli era stata recapitata dal vicepresidente Richard Nixon durante una breve visita a Roma nel marzo 1957. Anziché limitarsi a qualche espressione di cortesia, come usa nei messaggi protocollari fra capi di Stato, Gronchi rispose al presidente americano che l’Italia era stata colta di sorpresa dalla spedizione di Suez. Deplorò il ricorso alla forza, accennò agli interessi italiani nel Mediterraneo, propose che Italia e Stati Uniti avviassero una sorta di consultazione bilaterale privilegiata sui problemi della regione e sul modo in cui affrontarli. La lettera fu mandata al ministero degli Esteri che avrebbe dovuto inoltrarla.
Ma a Palazzo Chigi, allora sede del ministero, la lettera venne bloccata. Anziché inviarla a Washington, il segretario generale Alberto Rossi Longhi la fece leggere a Gaetano Martino e questi la dette ad Antonio Segni, presidente del Consiglio. Per Martino e Segni la lettera era doppiamente pericolosa. In primo luogo era uno schiaffo alla Francia ( con cui avevamo appena firmato i trattati di Roma per la creazione del Mercato comune) e uno sgarbo all’Inghilterra.
In secondo luogo affermava implicitamente il principio che il presidente della Repubblica aveva il diritto di fare la politica estera nazionale. L’avvio di un concreto dialogo politico fra l’uomo del Quirinale e quello della Casa Bianca avrebbe dimostrato che il primo aveva, in materia di politica internazionale, gli stessi poteri del secondo. Quando decisero d’impedire l’invio della lettera, Segni e Martino sapevano di potere contare sull’approvazione di una classe politica, fra cui buona parte della Democrazia cristiana, che non intendeva lasciarsi espropriare delle proprie competenze e permettere che l’Italia diventasse surrettiziamente una repubblica presidenziale >>.
La risposta di Sergio Romano è da condividere parzialmente. E’ condivisibile ciò che dice sul ruolo avuto da Giovanni Gronchi nel rivendicare l’autonomia e l’autodeterminazione dell’Italia, di una nazione forte << per evitare ogni subordinazione alle grandi potenze >>. Non è da condividere la lettura di superficie che dà dello scontro istituzionale tra la difesa di una repubblica parlamentare e la trasformazione in repubblica presidenziale. Il vero scontro di fondo è quello tra gli agenti strategici per l’autonomia nazionale e gli agenti strategici per la subordinazione alla potenza mondiale USA che puntava al ruolo strategico dell’Italia nella lotta al blocco del cosiddetto comunismo dell’altra potenza mondiale, l’URSS [ anche se va ricordato che gli USA nella liberazione dell’Italia avevano già occupato il territorio, mettendo in atto tutte le strategie di penetrazione con servizi segreti, alleanze con mafia, banditismo e pezzi del regime fascista; queste strategie, sempre più raffinate ed evolute tecnologicamente, sono usate nelle odierne guerre nei territori ritenuti strategici per difendere e ritardare la loro egemonia mondiale (1) ].
Giovanni Gronchi, presidente della Repubblica dal 1955 al 1962, insieme a Enrico Mattei e Amintore Fanfani, nel periodo che va dalla ricostruzione fino alla fine del cosiddetto miracolo economico che coincide con l’assassinio di Enrico Mattei ( 1950-1962), è stato protagonista del gruppo dei “neo-atlantisti” che lottarono per lo sviluppo di uno stato nazionale autodeterminato proiettato soprattutto nel mediterraneo e nel Medio Oriente attraverso lo sviluppo del settore energetico ( petrolio e gas naturale ) affidato ad uno stratega di grande levatura, << un moderno condottiere >>, come Enrico Mattei, prima alla guida dell’Agip ( creata nel 1926) e poi a quella dell’ENI ( istituita nel 1953). << L’asse Gronchi-Mattei è diventato ora uno dei fattori più importanti nello sviluppo della politica italiana in Medioriente >> (2).
Giovanni Gronchi è stato l’uomo della sinistra DC che aveva cercato autonomia dagli USA; aveva lottato contro l’appoggio della DC all’alleanza atlantica; nel 1954 ad Anzio aveva pronunciato un discorso contro la NATO.
Riporto dal documento del Dipartimento di Stato di Washington del 10 gennaio 1958 il paragrafo con il seguente titolo Il “neo-atlantismo” come elemento della politica estera italiana:<< Il presidente Giovanni Gronchi, i cui sostenitori appartengono all’ala di estrema sinistra del partito, dal febbraio 1957 ha assunto l’orientamento che l’Italia potrebbe trarre profitto dal declino dell’influenza francese e inglese nel Vicino e Medioriente e cercare di collaborare con gli Stati Uniti in quella regione. Viene riferito che Gronchi, in privato, ha affermato che gli Stati Uniti non potrebbero << andare avanti da soli >> nel Medioriente, a causa del loro approccio << con mano pesante >>, che si manifesta specialmente da parte delle grandi società petrolifere americane.
Viene riferito che egli avrebbe affermato che l’Europa potrebbe cooperare con gli Stati Uniti nel consolidamento dell’area mediorientale, ma che l’inclusione della Francia e dell’Inghilterra in questo disegno farebbe insorgere l’ostilità araba. Il suggerimento di Gronchi appare in tal modo implicare più un’iniziativa italo- tedesca, che un’iniziativa europea. Gronchi avrebbe suggerito inoltre la costituzione di un consorzio Stati Uniti-Unione Sovietica- Europa, allo scopo di dare sviluppo al Medioriente. Gronchi ha suggerito che la partecipazione europea potrebbe essere controllata dagli Stati Uniti e dai partner europei. Egli ha aggiunto che, a meno che gli Stati Uniti non volessero dare all’Italia adeguati compiti e un riconoscimento in questo piano mediorientale, l’Italia dovrebbe sviluppare sue proprie relazioni commerciali con il Medioriente >> (3).
Qual è la lezione che Giovanni Gronchi dà all’attuale presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano?
Giovanni Gronchi, uomo della DC che difendeva la società capitalistica, ha lottato da presidente della Repubblica, per lo sviluppo e l’autonomia dell’Italia soprattutto guardando al Mediterraneo e al Medioriente in piena fase di ascesa della potenza mondiale americana in contrapposizione all’altra potenza mondiale rappresentata dall’ Unione Sovietica, per il dominio mondiale.
La strategia di sviluppo del Paese, in piena autonomia, del Presidente Giovanni Gronchi e del presidente dell’ENI, Enrico Mattei, basata sul ruolo fondamentale dello Stato soprattutto nella sfera economica come controllo e protezione dei settori strategici di quella fase, è stata decisiva per trasformare l’Italia in una potenza economica mondiale (4). << Le iniziative di Mattei e le attività economiche esercitate dallo Stato in diversi settori estesero il controllo pubblico dell’economia ai livelli più elevati di tutto il mondo occidentale: nel complesso, esso superava largamente la metà degli investimenti. Il Partito comunista, perseguendo un programma formalmente massimalista e preoccupato di contrastare il monopolio democristiano delle cariche sociali nelle aziende a partecipazione statale, non seppe apprezzare il valore politico ed economico di quelle iniziative, rispetto alle quali si tenne all’opposizione >> (5). E’ Giorgio Napolitano ad ammettere che :<< Ci fu- in particolare- una sottovalutazione [ da parte del PCI, mia precisazione ] delle riserve di cui disponeva il capitalismo italiano, delle condizioni, internazionali ed interne, che potevano dar luogo a un periodo di intenso, tumultuoso sviluppo economico in Italia. Ci sfuggì, così- parlo della prima metà degli anni Cinquanta- la fase di incubazione del “ miracolo economico” >> (6).
Giorgio Napolitano, uomo del PCI che voleva cambiare la società capitalistica, come presidente della Repubblica, ha portato l’Italia nella piena servitù americana ( nella fase di inizio del declino del suo impero ) trasformandola in nazione-giardino, per il riposo e il ristoro degli agenti strategici dominanti mondiali, con l’aggravante che le istituzioni non sono in grado di amministrare e gestire il territorio ( inteso come natura, ambiente e paesaggio) in pieno degrado. Il degrado del territorio è conseguenza del degrado politico, economico, sociale e culturale della società italiana. Va da sé che questi passaggi decisivi sulla via del declino del Paese sono i risultati di processi storici ( da indagare e approfondire con le lenti Lagrassiane del conflitto strategico) che hanno avuto una accelerazione nelle privatizzazioni italiane – iniziate nel 1992 ( governi Amato, Ciampi, Dini e Prodi) con la famosa convocazione sullo yacht di Sua maestà la regina d’ Inghilterra, il Britannia, degli esecutori materiali ( Mario Draghi, Luigi Spaventa, Innocenzo Cipolletta, Giovanni Bazoli, eccetera) – che hanno portato alla svendita e alla riduzione del potere strategico delle imprese più significative per lo sviluppo del Paese ( gruppo Sme, Telecom, Ina, Imi, Enel, Eni, eccetera) (7).
Quali sono gli atti decisivi, in tal senso, del Presidente Napolitano? :
Primo. Ha traghettato l’Italia – oltre il PCI-PDS-DS-PD quando dichiarò, versò la metà degli anni 80 del secolo scorso ( anche se formalmente le relazioni con gli USA sono datate a partire dalla prima metà degli anni settanta con le conferenze nelle università americane e con il famoso viaggio ufficiale del 1978 ), “piena e leale” solidarietà agli USA e alla NATO – verso la piena sudditanza agli USA ( agli agenti strategici egemoni in questa fase) garantendo l’aggressione contro la Libia (8) perdendo il ruolo di principale interlocutore attraverso l’ENI e le altre imprese del settore delle infrastrutture.
Secondo. Ha rafforzato la completa subordinazione alla nuova strategia USA, nel Mediterraneo e nel Medioriente, di accerchiamento della Russia e di contrasto alla espansione della Cina (paesi della primavera araba, Iran, Siria, eccetera) (9), tant’è che il ministro degli esteri, Giulio Terzi, ambasciatore negli USA, e il ministro della difesa, ammiraglio Giampaolo Di Paola, presidente del Comitato militare della NATO, sono stati “direttamente” indicati da Barack Obama per garantire l’assoluta fedeltà dell’Italia agli USA (10).
Terzo. Ha sostituito “ … palese violazione dei principi democratici sanciti nella Costituzione repubblicana” il governo di Silvio Berlusconi con il governo di Mario Monti con palese accordo ai principi di dominio degli agenti strategici del capitale finanziario soprattutto USA nel conflitto strategico della decollata fase multipolare dello scontro tra potenze per l’egemonia mondiale.
Quarto. Ha creato il governo di Mario Monti per smantellare definitivamente le imprese strategiche (ENI, Finmeccanica, Enel, banche ) che sono in grado di competere e di avere un peso importante nello sviluppo del Paese. L’attacco è già partito con Nicolas Sarkozy, Angela Merkel, i vertici della UE ( Van Rompuy e Barroso) imponendo a Mario Monti l’abrogazione della “golden share” che è lo strumento privilegiato con il quale il Tesoro controlla Enel, Snam rete gas, Eni e Telecom. Il primo ministro Mario Monti, in stretto coordinamento con il Presidente Giorgio Napolitano (11), da europeista convinto di una Europa che non esiste se non come spazio geografico occupato dalle basi militari degli USA e della NATO (12), aderirà sicuramente ai desiderata dei sub dominanti europei ( rispetto ai dominanti USA) perché dovrà completare il lavoro delle privatizzazioni, iniziate nel 1992 in nome della libera concorrenza del mercato, con la eliminazione dell’ultimo strumento di difesa delle nostre imprese strategiche ( golden share). E’ preoccupante che il governo di Mario Monti creda che lo sviluppo dell’Italia stia non tanto nella difesa delle nostre imprese strategiche, così come fanno tutti i Paesi sviluppati (USA, Germania, Inghilterra, Francia, eccetera) quanto nella liberalizzazione dei taxisti, delle farmacie, delle libere professioni, ecc.(13). A meno che non sia una tattica per creare confusione e caos, così come l’attacco selvaggio all’impoverimento della stragrande maggioranza della popolazione, per meglio realizzare con fermezza autoritaria i veri obiettivi reali di smantellamento delle nostre imprese strategiche e avviare il Paese verso un pericoloso declino.
Quinto. Ha aperto la transizione da una Repubblica democratica ad una Repubblica presidenziale mettendo in campo tutte le armi politiche classiche ( tutto torna ma in maniera diversa) proprie delle fasi di passaggio (14); colgono il problema gli editorialisti del “Corriere della sera” ( Angelo Panebianco e Ernesto Galli della Loggia) quando chiedono l’adeguamento della forma alla sostanza e cioè il passaggio da un Repubblica parlamentare a una Repubblica presidenziale.
NOTE
1. Giuseppe Casarrubea, Mario J. Cereghino, Lupara nera. La guerra segreta alla democrazia in Italia 1943-1947, Bompiani, Milano, 2009.
2. Nico Perrone, Obiettivo Mattei. Petrolio, Stati Uniti e politica dell’Eni, Gamberetti editrice, Roma, 1995, pag. 134.
3. Nico Perrone, op.cit., pag.133.
4. Nico Perrone sostiene che : << L’ammissione dell’Italia al G7, che dal 1974 riunì le massime potenze economiche mondiali, arrivò nel 1975. Nelle classifiche della Banca mondiale sulle principali economie del pianeta, l’Italia tenne allora una posizione oscillante fra la quinta e la sesta, preceduta da Stati Uniti, Giappone, Germania, Francia e, talvolta, dal Regno Unito. L’economia pubblica aveva avuto, in questo risultato, un peso determinante >> in Nico Perrone, Se l’America ci insegna le partecipazioni statali in “Limes” n.6/2011, pag. 102.
5. Nico Perrone, Se l’America…, op.cit., pag. 102.
6. Eric J. Hobsbawm, a cura di, Napolitano. Intervista sul PCI, Laterza, Roma-Bari, 1976, pag. 31.
7. Con un documento pubblicato il 10 febbraio 2010, a privatizzazioni ormai ultimate, la Corte dei Conti ha reso pubblica la propria analisi sull’efficacia di quei provvedimenti. Sottolineato un recupero di redditività da parte delle aziende passate sotto il controllo privato, ha ritenuto però che esso non sarebbe dovuto alla ricerca di maggiore efficienza, quanto piuttosto all’incremento delle tariffe di energia, autostrade, banche e altri servizi, molto al di sopra dei livelli di altri paesi europei, senza che a ciò fosse corrisposto alcun progetto d’investimento [ corsivo mio] in Nico Perrone, op.cit., pag.103.
8. Il Capo di Stato maggiore delle forze aeree, generale Giuseppe Bernardis ha dichiarato che le operazioni condotte nel 2011 sui cieli libici hanno rappresentato per l’Aeronautica Militare italiana l’impegno più imponente dopo il 2° Conflitto Mondiale.
9. Il governo Monti ha dichiarato che l’Italia sarebbe “ pronta a partecipare a tutte le nuove sanzioni imposte dall’Europa” all’Iran nonostante l’Italia importi da Teheran il 13 per cento del suo greggio ( oltre al danno già in atto dovuto al blocco dei pagamenti iraniani da parte delle banche occidentali). Si ricorda che l’interscambio commerciale tra i due paesi nel 2010 è stato pari a 7 miliardi di euro.
10. Il ministro della difesa, ammiraglio Giampaolo Di Paola, ha blindato le missioni all`estero con uno stanziamento da 1,4 miliardi di euro che coprirà il 2012 mettendole così al riparo da eventuali crisi dell`esecutivo. Nessuna riduzione delle truppe in Afghanistan e più soldati in Kosovo. Conti alla mano molto di più di quanto possiamo permetterci ma esattamente quello che vogliono da noi Nato e America. Si veda Gianandrea Gaiani, Così Monti promuove saldi di energia e difesa, il direttorio ringrazia, 10 gennaio 2012, in www.ilfoglio.it/.
11. Per ulteriore conferma del ruolo preponderante del Presidente della Repubblica si veda l’articolo da non condividere in maniera decisa e forte di Alberto Asor Rosa apparso su “Il Manifesto” del 19 gennaio 2012 con il titolo “I sette pilastri della saggezza”.
12. Si veda Costanzo Preve, Più Europa o meno Europa? Meno Europa, e perché ,16 gennaio 2012, in www.comunismoecomunita.org
13. Si veda l’articolo di Francesco Forte sulle liberalizzazioni di Mario Monti apparso su www.ilgiornale.it del 22 gennaio 2012 con il titolo “Il grande inganno del PIL in aumento fino al 10%”.
14. Per un’idea sulle armi della politica nelle fasi di passaggio rimando a Sallustio, La congiura di Catilina, a cura di, Lidia Storoni Mazzolani, Rizzoli, Milano, 2009; Aristotele, La costituzione degli ateniesi, a cura di Mario Bruselli, Rizzoli, Milano, 2006; Luciano Canfora, La prima marcia su Roma, Laterza, Bari-Roma, 2007.
20 comments to “Da Giovanni Gronchi una lezione a Giorgio Napolitano (di Luigi Longo)”
tutti gli articoli sono ottimi, specie di questi ultimi tempi. Nei commenti, noto però parecchi motivi di (mia) irritazione. L’elenco sarebbe troppo complicato da spiegare. Se ne riparlerà quando ci vedremo. Sono in pieno disaccordo con Voltaire. Non si può né si deve concedere alcuna discussione quando si è di fatto su posizioni di netto contrasto; non si fa un passo avanti, si blocca invece una certa linea di ricerca e approfondimento. In certi casi, bisognerebbe solo spararsi addosso; perché uno deve eliminare l’altro, e basta. Non potendo farlo – e fin quando ciò non sarà possibile – si evitino discussioni paralizzanti tra paradigmi inconciliabili.
glg
PS Liberisti e statalisti sono la stessa merda, anche se in antagonismo polare; tanto per chiarirci. La “problematica” marxiana sta in un altro Universo di intendimento.
Articolo eccellente. Se mi è consentita un’osservazione, io non avrei inserito il quinto punto tra “gli atti decisivi che hanno portato alla svendita e alla riduzione del potere strategico delle imprese più significative per lo sviluppo del Paese”.
Si tratta di un “blitz” da uomo forte che non ha connotazioni negative in se ma le assorbe dai fini che si vogliono perseguire. Non è detto che un domani si possa servire dello stesso sistema qualcuno che abbia l’intenzione di risollevare le sorti del paese.
Mi permetto di chiedere se su questo blog sia ancora possibile intervenire nonostante le propie opinioni possano non coincidere con le opinioni o le tesi di altri.
Sono d’accordo nel rifiuto di voltaire ma penso che questo è legittimo farlo in altri ambiti di confronto piuttosto che su un blog che dovrebbe rimanere il più possibile aperto alle opinioni anche diverse e questo non tanto per una questione di formale democraticismo quanto per il fatto che molti sono qui perché si sentono stimolati dalle “varie correnti” che l’attraversono, dall’ interesse per nuove tesi che vi vengono esposte ecc. Molti probabilmente sono qui anche per imparare! allora perché impedirglielo?
L’unico limite dovrebbe essere il fatto di porsi nella discussione in rapporto non provocatorio e offensivo.
Comunque, siccome giustamente tempo fa qualcuno (petrosillo) in risposta a qualche provocatore scrisse sostanzialmente “il blog è mio e me lo gestisco io” , forse è opportuno chiarire i limiti che bisogna rispettare per intervenire o meno in questo blog.
grazie
non c’è nessun regolamento scritto ed è bene che non venga scritto. Ogni membro “fondatore” del blog può regolarsi secondo la sua sensibilità e voglia di discussioni fintamente democratiche, in cui l’ipocrita rimane sulle sue posizioni ma si diletta a mostrarsi “aperto”(alla Voltaire appunto, per quanto questi possa essermi risultato simpatico in certe letture). Per quanto mi riguarda, non credo che il blog dovrebbe essere tipo vetrina di varie opinioni (modello Comedonchisciotte o Arianna ecc.), bensì un luogo che sia non semplicemente giornalistico e informativo, ma anche di elaborazione di una linea interpretativa, che ovviamente non è ancora consolidata, mantiene quindi alcuni gradi di variabilità, ma non “tutto e (quasi) il contrario di tutto”.
glg
Mi associo al commento di gm.
Va bene prendersela con i provocatori e con chi manifesta maleducazione e mancanza di rispetto per le idee espresse dal blog, quelli sì fanno veramente perdere tempo, non va altrettanto bene dire che una discussione è oziosa e fa perdere tempo solo perchè si esprime un’idea che non è proprio esattamente condivisa da alcuni “padroni” del blog. Oltretutto mi sembra che le sfumature di pensiero siano minime – eccettuati i summenzionati provocatori , poi chiaro che ognuno ha la propria testa e il proprio bagaglio culturale e di esperienze per cui alcune idee possono non coincidere del tutto, ma sostanzialmente mi sembra che ci sia una comune linea condivisa. Giustamente dice gm che molti sono qui per imparare, quindi riconoscono di avere dei limiti che vogliono superare, ciò implica una certa umiltà che deriva dal riconoscere di non sapere tutto, umiltà che alcuni redattori del blog mi sembra non abbiano, soprattutto quando chi esprime un’idea che non coincide del tutto con la loro viene tacciato di essere ozioso e di far perdere tempo.
Ma ora mi fermo perchè sicuramente sto intavolando una discussione oziosa e che fa perdere tempo!
Saluti
comunque, se a qualcuno piace la discussione per la discussione, non è che necessariamente porti grave danno. Solo che, dopo aver dedicato decenni all’elaborazione (con anche tre o quattro “accelerazioni”; chiamiamole così, piuttosto che “svolte”), credo sia spiegabile una certa irritazione nel vedere che si scrivono a volte commenti in questo blog, dimostrando la più totale “non lettura” dei testi teorici più rilevanti, per i quali in realtà i fondatori dello stesso mi hanno chiesto nel 2006 di collaborarvi. Nemmeno io leggo tutto ciò che hanno scritto di rilevante altri; però non intervengo normalmente nei loro blog e sulla stampa dove scrivono, ecc. Non mi interessa la loro linea interpretativa e quindi è inutile che faccia finta di discutere con loro. Eppure leggo spesso i loro interventi; ma non ho tempo di andare a guardarmi la loro elaborazione di base (ammesso che ce l’abbiano, ovviamente; alcuni sono semplici giornalisti).
glg
E’ comprensibile l’irritazione di glg, d’accordo. Io però qualche suo testo teorico l’ho anche letto, non è moltissimo che conosco il suo pensiero, ma per quel poco che l’ho conosciuto l’ho trovato pure interessante e condivisibile. Comunque può anche darsi che non ci abbia capito molto se non riesco a comprendere alcune cosette facili facili, anzi sicuramente non c’ho capito niente!
Bè vuol dire che tornerò a intervenire, forse, nel blog quando avrò studiato e compreso alla perfezione tutti i testi del marxismo e soprattutto di glg.
Ho fatto “autocritica” come ai “bei tempi”!
Ovviamente era ironico il commento precedente.
Quello che leggo lo capisco benissimo, se scritto bene…
E comunque non c’è bisogno di avere una grandissima cultura politica – quella marxista poi con tutti i danni che ha fatto! – per scrivere in un blog. Ammetto ora di fare la parte del “provocatore”, ma andando avanti di questo passo rimarrete in quattro gatti. E non lamentatevi poi se alcuni gruppi con i quali voreste collaborare non si fidano di voi se voi siete i primi a non fidarvi degli altri e a manifestare boria e altezzosità intellettuale.
Stavolta ho davvero finito.
Auguri
Ammessa e non concessa ( per ora .
) la buonafede di chi porta idee dissonanti a quelle degli estensori del blog la posizione di glg e’ comprensibile. Anche nelle discussioni il blog non puo’ e non deve dare vetrina ad idee “dissonanti” ne a domande ripetute da parte degli stessi soggetti perche’ il blog perderebbe tempo ed incisivita’ per le PROPRIE idee.
E chi non e’ daccordo si faccia un blog suo
Concordo anche io con glg circa la “conduzione” del blog. Pregherei, però, maggiore “comprensione” per chi, come il sottoscritto, risulta “digiuno” di elementi teoretici ed è qui anche per imparare.
Grazie
Vi ricordo solamente che ascoltare punti di vista diversi porta al rafforzamento e/o al miglioramento del proprio
Tappare le orecchie e` il primo passo verso il dogmatismo autistico.
Mi si consenta tuttavia di dire che chi vuol parlare deve essere serio, legga gli scritti teorici e poi intervenga…
ho letto (ma letto) libri di tutte le scienze e, credo, i maggiori filosofi (ripeto: letto). Ho studiacchiato abbastanza i maggiori autori delle varie scuole economiche e sociologiche. Sono in deficit solo con la psicologia. Tuttavia, mi sono concentrato negli studi su Marx e i vari autori marxisti (o considerati tali). Arrivato a 77 anni, battuti in questi giorni, credo di volere (e potere) dedicare le mie rimanenti forze alla linea di ricerca che perseguo da anni e anni. Non ho intenzione di rileggermi nemmeno Marx (e Lenin; gli altri autori marxisti li lascio da parte) se non per alcuni pezzi che mi servono da punto di partenza per i miei (ri)pensamenti. Auguro a tutti di essere autistici come lo sono stato io in vita mia; ci sarebbero meno chiacchieroni in giro. D’altronde, nemmeno consiglio di leggere solo smisuratamente per essere considerati eruditi. Per me gli eruditi sono pensatori mancati, suppliscono alle carenze del proprio cervello con una buona memoria e tante nozioni.
glg
PS Non ho fatto statistiche precise, ma ho comunque superato abbondantemente i 12.000 volumi letti (ivi compresi quelli di letteratura, che sono moltissimi); e molti riletti e tanti studiati e chiosati. Anche quelli solo letti, non lo sono stati con quel metodo secondo cui Woody Allen dice di aver letto “Guerra e pace”, giungendo a capire che trattava della Russia. Certamente ho sacrificato qualcos’altro nella vita, però non troppo. Sono anche di “salute cagionevole” a furia di stare “seduto”, ma mi difendo dalle malattie enfatizzando l’ipocondria.
mi sorprende un pò il commento di ws :”…nelle discussioni il blog non puo’ e non deve dare vetrina ad idee “dissonanti””.
Se non ricordo male proprio ws è portatore di idee (tipo quella dell’ esistenza di un potere supercapitalistico che ha esteso i suoi tentacoli su tutto il mondo) totalmente dissonanti con quelle del blog! Allora, conformamente alla sua opinione (sopra riportata) ws dovrebbe astenersi dall’intervenire!
Io continuo a pensare di no perché si può non essere d’accordo con quell’idea particolare di ws ma ce ne sono altre sue condivisibili.
Penso che se qualcuno, pur accettando l’idea lagrassiana di un sistema multipolare che sfocerà nel policentrismo, esprime dubbi sul fatto che attualmente effettivamente siamo in una situazione multipolare, non sia necessariamente un provocatore o un ignorante.
E via dicendo. Per terminare,secondo me chi ha la responabilità dei questo blog ha tutto il diritto di individuare e selezionare le persone che sono più omogenee alla linea del blog e con queste instaurare anche un rapporto particolare di elaborazione e riflessione magari su un’altra piattaforma diversa dal blog vero e proprio. Ma il blog dovrebbe essere, per quanto possibile, un luogo aperto al confronto anche di posizioni diverse che spesso, inoltre, sono tali solo su aspetti particolari o secondarie e non sono necessariamente del tutto contrapposte a quelle ufficiali del blog.
Se così non è possibile, credo che i potenziali commentatori non potranno che “aver paura” di scrivere le proprie opinioni nel timore di non essere perfettamente “allineati” a questo o a quello.
Quanto alla “serità” di cui parla Petrosillo invitando prima a leggere gli scritti di glg e poi parlare, io credo di aver letto tutti o quasi tutti gli scritti di glg ma se qualche volta non mi convince qualche sua affermazione (magari sbagliando!) significa che non sono serio?
gm ha scritto
“proprio ws è portatore di idee (tipo quella dell’ esistenza di un potere supercapitalistico che ha esteso i suoi tentacoli su tutto il mondo) ”
certo caro gm , ma su questa mia” ubbia” non sto a seccare nessuno una volta chiarito che non e’ la posizione del blog ( almeno in questi termini ).
Io mi permetto solo di ricordarla ,quando mi sembra pertinente, a commento di fatti riportati da altri, perche’ IO ci credo e credo che quei fatti sostengano il MIO punto di vista.
Quindi caro gm siccome ho avuto anchio qua le mie buone ” bastonate” non ne fare troppo una questione di orgoglio personale
Come vedrai qua le opionioni ” dissonati” sono abbondantemente tollerate purche’ non si diventi troppo importuni, ciao
Siamo sempre alle solite..e tanta intelligenza sprecata.lo dico con rispetto e stima per GLG e GP o gli autori del blog, ma cacchio perchè cadere sulla capacità emotiva sentimentale della capacita di relazione? Poi vorremmo distinguerci dall’antiuomo degli ammmmerikani automi esportati in tutto il mondo?
ma dove?
cara “ro”, stavolta non ho capito il tuo commento. Quanto al multipolarismo, a me sembra del tutto evidente, ma quel che mi interessa è l’evolversi dei fatti; anche perché non si faranno attendere molto, non credo passeranno decenni. Già nel 2012-13 penso vedremo molte cose significative. E mi interessa anche quello che accade da noi, poiché non mi sento cittadino del mondo, ma so di vivere qui (ed ora). E nemmeno penso che gli eventi daranno completamente ragione a questo o quello; troppo facile, ci saranno maggiori o minori approssimazioni, ma senza dubbio tanti sbagli per tutti. Quello su cui non accetto più tante discussioni (se non per portare avanti una certa risistemazione teorica) sono le impostazioni liberistiche dell’economica dominante. Non mi interessa Hayek, ma nemmeno Keynes. Del resto nemmeno mi interessa più il conflitto capitale/lavoro, l’antimperialismo di mezzo secolo fa o poco meno, ecc. Basta con la mano invisibile, basta con la domanda che traina la crescita (peggio ancora se si parla di sviluppo); basta anche con le masse lavoratrici (sempre intese come quelle salariate e le più sfigate), o con la massima concentrazione del capitale (magari finanziario) e via dicendo. Non parliamo poi del modo di intendere lo Stato, che è orripilante; nemmeno si può chiamare ideologico, è una resa alla demenzialità.
glg
sono quasi certo che stiamo perdendo tempo in discussioni un pò futili sulla libertà di dire la propria opinione ecc.ecc.
Però, caro ws, ristabiliamo una semplice verità: qui non c’è nessuno che perde tempo o fa perdere tempo sulle proprie tesi. Nè tu nè io nè altri. Anzi potremmo paraddossalmente dire (ma questo è un fatto naturalmente positivo) che sono proprio i maggiori responsabili del blog che ci trattengono sulle loro tesi. Nel momento in cui io non mi sentissi di condividere niente o quasi niente di quanto leggo sul blog (o sui trsti di glg) , sarei io il primo a decidere di togliere il disturbo e di andarmene da qualche altra parte. Non ho nè la possibilità nè la voglia di creare un qualche partito o qualche setta qui sopra dove mi piace trattenermi, anche con commenti non sempre prefettamente in linea, solo per chiarirmi io stesso le idee e , a volte, il modo migliore di farlo è esprimere opinioni un pò diverse da quelle comunemente accettate ed esposte. Detto questo ti saluto
Prometto che non sono alla vostra portata nell’argomentare i miei pensieri.Avete accostato il nome di enrico mattei un grande italiano!! a chi!!! amato napolitano berlusconi monti draghi, e tanti altri servi per vocazione che si vendono loro come individui e tutto ciò che possono dare materialmente ai loro padroni di turno. non vi sembra offensivo nei confronti di un grande italiano? PS. a quando si passa ai fatti? Non credete che di parole se ne sono scritte oltre ogni misura e sopportazione.
Nessuno in questo blog, e lo dico con certezza, accosta Mattei a certa gentaglia. A parte che, per non fare pura agiografia, si deve seguire l’iter di Mattei (estremamente filo-atlantico e anticomunista viscerale) in tutto il suo arco. Comunque, sempre guardando al ruolo e funzione, e non semplicemente alla persona, ripeto che non c’è da fare alcun paragone tra lui e gli altri citati.
Quanto alle parole e ai fatti, si parva licet, si leggano le migliaia di pagine scritte dai bolscevichi, in polemica interna e soprattutto con gli altri (pur sempre in gran parte clandestini), tra – diciamo – il 1902-3 e il ’17. Si parlò molto e si fecero invece grandi cose solo quando la guerra frantumò il regime zarista e la “classe borghese” non poté, in un paese largamente precapitalistico, prenderne il posto. Qui da noi, si vuol forse tornare agli anni ’70? A parte la negatività, non ci si riuscirà – si passerà come al solito dalla tragedia alla farsa – poiché manca il “campo socialista”, manca la “rivoluzione culturale cinese”, manca il conflitto vietnamita, manca il ’68, pur fenomeno di prevalente “modernizzazione”, ecc. ecc. Non si passa dalle parole ai fatti perché si è stufi. Lo siamo in tanti; e, se potessi avviare chi so io alle foibe, lo farei senza remore morali, e non mi fermerei prima di un milioncino di cadaveri. Ma non si può, si valuti bene in quale merda siamo. E’ solo possibile sforzarsi di capire l’andamento del puzzo. Per lo meno è quanto so fare io; e il puzzo adesso confonde pure molto. Non so cos’altro dire, se qualcuno ha idee (ma non folli)……
Lascia un commento
You must be logged in to post a comment.