FACCIAMOLA FINITA! di G.P.

 

Di che si lamentano Liberazione e il Manifesto? Sono anni che ravanano nelle casse dello Stato, cioè nelle tasche dei contribuenti, soldi pubblici per continuare a propinarci le loro meschinità politically correct; roba da vigliacchi in piena regola (considerati i tempi che corrono), nefandezze da “gauche caviar”, da salottieri e pigiamapartysti espressione delle deiezioni bertinottiane e di tutto il becero armamentario ideologico di una sinistra verminosa, sempre più vittima del suo culturalismo d’accatto.

E quando la questua statale non bastava o si andava a piangere dal popolo, sul quale si versavano  lacrime di coccodrillo per una democrazia messa alle corde, oppure, se proprio non c’era verso di scucire quattrini, si ammiccava ai finanzieri della peggior risma.

Andate a bussare da Geronzi, l’amico “interdetto” di Valentino Parlato, come già avete fatto in passato, per farvi rimpinguare il borsello, senza ammorbare noi con il requiem sulla libertà di pensiero e di stampa, questa maledetta libertà rigorosamente aggettivata in tutte le salse dominanti (“borghesi”, si sarebbe detto un tempo).

Dalla lotta di classe, che pure ha avuto un senso ed ha portato a grandi vittorie in altri momenti (potenza dell’eterogenesi), alla neutralizzata “questione sociale” dei tempi nostri, con la quale vi riempite la bocca ad uso e consumo dei cretini sinistrati  che ancora vi leggono, è tutto un incedere per luoghi comuni mal assestati (la parte più bassa del “comune” che ancora vi resta) e di “innocue” parole d’ordine che puzzano di zolfo e delle quali sono piene zeppe le vostre testate da educande: nonviolenza, diritti civili, libertà democratiche ecc. ecc..  

Già Marx aveva vomitato rabbia (e se avesse avuto mitragliatori anche quelli avrebbe scaricato) quando nel programma di Gotha si sostituì, per opera dei lassalliani, alla lotta di classe la fumosa e ambigua questione sociale, con la quale si abdicava alle istanze rivoluzionarie del movimento operaio.

Oggi che nemmeno il conflitto Capitale vs Lavoro è una chiave adeguata, non dico per comprendere il mondo, ma almeno per spostare i sedimenti accumulatisi in superficie, le false battaglie civiche (ci mancano ormai i referendum per sapere dove “far pisciare i cani”) nelle quali si sono lanciati i sunnominati giornali, servono solo a far apprezzare lo stile dei tanti pennivendoli a la page (che si incensano solo tra loro), il cui unico scopo è schiaffeggiare reiteratamente l’intelligenza umana, facendo ingrossare la piena di merda politica che da tempo travolge tutti quanti.

E mentre loro galleggiano su questo mare magnum nauseabondo c’è qualcuno, in questo paese con le pezze al culo, che va perennemente a fondo.

Tutto questo “buon senso” scivoloso e viscido, veicolato con un linguaggio imperiale e “lealista”, non fa vendere loro abbastanza copie per pagare gli stipendi ai giornalisti? Cazzi che non ci riguardano, si vede che non meritano di essere letti, nemmeno dai padroni che li foraggiano.

Così mentre erano tutti intenti a stendere lunghi tappeti di servilismo, dall’America alla greve penisola schiava di Washington (e giù con gli osanna ad Obama, a H. Clinton, alla Betancourt, alla Bhutto ecc. ecc.)  perorando  l’equilibrismo “integrato” tra i brutti ceffi del sistema e i poveri perennemente sotto il giogo dei potenti, hanno perso il polso del paese e di quelli che volevano rappresentare.

Non vengano a raccontarci storie, hanno fatto i megafoni dell’impero occidental-democratico affossando quei pochi nel mondo che ancora non cedono all’ordine planetario nordamericano (Chavez, Morales, Castro, Putin).

Adesso tocca a noi stendere su di voi un velo pietoso, ma solo per soffocarvi meglio. Come disse il Presidente: “bastona il can che affoga”.