1. Con riferimento alle nomine in TV, Paragone scrive (Libero del 10 giugno): “Il fanatismo con cui Monti ha affrontato anche questa partita (lo stesso fanatismo con cui ha affidato alla Fornero i progetti di riforma del lavoro, o lo stesso fanatismo con cui si concedono soldi solo alle banche e non alle imprese) è il fanatismo di un professore universitario, consulente di banche d’affari, che mai una volta si è misurato con i prodotti, con l’economia reale. Il combinato di questo fanatismo, comune a quelli come il premier-prof., ha portato alla rovina l’economia reale italiana; la finanza al posto dell’impresa, i manager al posto degli industriali”.
Mi si conceda di rilevare, “professoralmente”, l’errore compiuto nell’ultima frasetta: “i manager al posto degli industriali”; e di ricamarci sopra per qualche riga. Evidentemente, il giornalista pensa agli industriali solo in quanto imprenditori/proprietari; più o meno lo stesso errore del vetero-marxismo, che considerava capitalista il proprietario dei mezzi di produzione (fabbriche e quant’altro). Ci si riferiva evidentemente solo a quello che ho indicato quale capitalismo borghese, entrato in declino già alla fine del XIX secolo e in pratica superato con la prima guerra mondiale; spero si capisca che la sua dissoluzione non significa espropriazione dei gruppi dominanti. Comunque, già 70 anni fa Burnham aveva parlato di rivoluzione manageriale per segnalare il passaggio ad altra formazione capitalistica, quella da me denominata dei funzionari del capitale (che hanno spesso anche la proprietà dei mezzi produttivi, non però elemento decisivo, tanto meno unico, per la loro qualifica di agenti capitalistici). La limitazione della funzione capitalistica ai proprietari è proprio l’errore compiuto dai marxisti all’epoca della Rivoluzione d’Ottobre, trattata perciò quale primo passo di quella mondiale; poiché, una volta esauritasi la funzione della borghesia proprietaria, non si riusciva a pensare a nulla di diverso dal passaggio della “bandiera del progresso” dalle mani di detta borghesia a quelle del proletariato o classe operaia. Errore decisivo per l’impantanamento in teorie e pratiche sempre più fallimentari, foriere della sconfitta decisiva subita dal sedicente “socialismo” verso fine secolo.
I liberali odierni pensano al marxismo con sufficienza come ad una teoria infarcita di errori; e non si accorgono d’essere ancora più vecchi, di non tenere in alcun conto i “prodotti più avanzati” di pensatori spesso in fondo ancorati alle classi dominanti capitalistiche. Basti vedere l’enfasi posta oggi sulla crisi nel suo aspetto finanziario, attribuendo colpe determinanti ai banchieri. Siamo anche in tal caso ad una brutta copia delle tesi marxiane relative alla scissione tra proprietà capitalistica, ormai in mano a meri rentier, dalla direzione dei processi produttivi affidata appunto a manager, lavoratori salariati come gli altri, quindi in tendenziale cooperazione e coordinamento con tutti i salariati in un corpo lavorativo collettivo, “dall’ingegnere all’ultimo manovale” (Marx).
Lasciando comunque perdere la frasetta incriminata, che ho voluto sfruttare per un modesto divertissement, il complesso delle affermazioni contenute nel passo citato non è sbagliato. Salvo il fatto che non ci si chiede se per caso Monti e i sedicenti tecnici non siano stati messi in “quel posto” per coprire le manovre di creazione del disordine di cui ho parlato in un mio precedente pezzo in questo blog. In fondo, come si evince da un articolo di Cervo, sempre nello stesso giornale e nello stesso giorno, si fa finta che Obama potrebbe usare quale “atomica”, per costringere la Germania alla resa, le agenzie di rating, tutte controllate dagli Usa. Solo un gruppo dirigente di sciocchi si farebbe condizionare da giudizi negativi di tali agenzie sulle banche. Certo, questi giudizi sarebbero poi accompagnati da manovre della finanza influenzata dagli Stati Uniti. Il fatto decisivo è che tale finanza è semplicemente l’attore gigione in piena recita, con voce roboante, sulla scena. Il testo è di altro autore e, dietro le quinte, opera chi stabilisce la regia complessiva della scena; il gigione approfitta del palcoscenico per conquistare l’attenzione del pubblico – che si profonderà in lodi o in mormorii di disapprovazione e perfino fischi per lui – ma lo svolgimento del dramma o della commedia seguirà il testo dell’autore nell’interpretazione del regista (“lo stratega”).
La finanza è la maschera dell’azione da compiersi contro il “nemico”; è il guantone che copre il pugno usato per stenderlo al tappeto. Solo un inesperto crederebbe che, in un incontro di pugilato, vince chi ha il guantone più efficace; di un ottimo pugile non si dice che possiede il guantone che picchia duro, cha ha il guantone da KO, bensì che ha il pugno a tal uopo adatto. Così come la finanza, pure il governo Monti è una maschera per coprire lo sfacelo cui deve essere sottoposta la (non) politica italiana – in realtà assente dall’inizio degli anni ’90, dalla truffaldina operazione denominata “mani pulite”, del resto anch’essa solo strumento di ben altre bande in azione da oltreatlantico con l’appoggio dei “cotonieri” confindustriali italiani guidati dalla Fiat – al fine di fare tabula rasa di una poltiglia maleodorante che ha impestato e distrutto il cervello degli italiani in vent’anni.
Tuttavia, non si compie simile operazione per risanare l’ambiente, ma soltanto per inondare di “liquido (infetto)” il terreno italico e renderlo più ricettivo rispetto alle opzioni scelte dagli Usa di Obama, e sempre con l’entusiastico coro dei servi italiani, sia finanzieri che industriali. L’Italia deve essere ridotta a puro canale si scorrimento delle strategie statunitensi verso l’area del Mediterraneo e zone limitrofe nel sud-est. Che cosa possa un domani essere sostituito alle macerie ammassate con simile opera di distruzione non è particolarmente interessante per chi ci comanda e deve usarci come sua pedina pienamente disponibile a qualsiasi mossa egli intenda effettuare. Le macerie non intralciano le scorribande dei nostri “padroni”; tanto più che poco interessa il territorio e molto le basi aeree e, se del caso, navali. E che il popolo sia distratto e impaurito da ben altri problemi, assillanti per la sua vita di tutti i giorni, in modo da non chiedersi cosa mai stiano combinando i gruppi sedicenti politici dediti ad un’accurata opera di devastazione similmente alle “locuste del deserto”, di cui si è qui già parlato.
2. Le elezioni francesi stanno dando dimostrazione che non c’è nulla da attendersi per il momento in una Europa in pappe. Ancora si va alle urne con l’idea che esistano destra e sinistra, che abbiano un qualche senso le loro proposte per uscire dalla crisi assai grave e piuttosto duratura. Essa sarà probabilmente strisciante, conoscerà leggere ondulazioni, ma non tornerà in modo deciso nemmeno la crescita (del “pil”), almeno per quanto riguarda la maggior parte dei paesi; figuriamoci lo sviluppo, implicante trasformazioni della società e della configurazione mondiale dei rapporti di forza tra diverse aree e Stati. Non sto parlando della “rivoluzione socialista” (mi sentirei più rimbecillito che se avessi l’Alzheimer); mi riferisco semplicemente ad un passaggio di formazione sociale della portata di quello verificatosi tra la lunga depressione di fine secolo XIX e la prima guerra mondiale, nell’epoca detta dell’imperialismo, nella fase culturale caratterizzata dalla cosiddetta “crisi dei fondamenti”, ecc.
Nulla da fare, siamo per il momento in surplace. Ed in Europa l’Italia ha una particolare posizione di “privilegio” in senso negativo; per i motivi addotti poco più sopra ed in numerosi altri pezzi scritti da me e dagli altri collaboratori del blog. Non s’intravvede nemmeno un piccolo barlume di comprensione dei caratteri effettivi, di lunga durata, di questa crisi, che significa ormai – per molti paesi, fra cui l’Italia – declino irreversibile dell’autonomia politica e della capacità di giocare un proprio ruolo nella politica di confronto mondiale tra Stati Uniti e alcune altre potenze in crescita. Inutile pensare di intervenire politicamente per una svolta positiva; manca nella “gente” qualsiasi coordinata di orientamento per afferrare un discorso meno che superficiale, del giorno per giorno, dell’ora per ora.
I giornali di “destra” scrivono con malcelata soddisfazione che il governo Monti ha fallito, che è ora di smontarlo, ecc. A mio avviso, ha invece assolto egregiamente il suo compito principale: devastare l’ambiente denominato Casta, ridurre al minimo la credibilità dei partiti avvicendatisi, con nomi vari (ma identica sostanza fatta di “nulla”), nell’ultimo ventennio. Se esso ha altri compiti in vista o se verrà infine sostituito, non sono in grado di dirlo, so però che, dopo questo “diluvio” di apparenti insensatezze, non esiste più alcunché possa servire ad invertire la nostra condizione di asserviti; e nell’assenza di comprensione dei reali motivi del fatto da parte dei più. La popolazione è stata ridotta ad un mucchio di decerebrati, molti arrabbiati, altri impauriti o depressi e scoraggiati; pochissimi in grado di usare il cervello per decrittare le vere mosse di un governo manovrato dagli Usa con la complicità di alcuni personaggi e gruppi dominanti, che si sono a volte avversati fra loro nel condurre a successo l’operazione di completa “devitalizzazione” del nostro paese. Le future mosse degli Usa ammettono in esso (come in altri dell’area mediterranea, e non solo) l’esistenza del massimo disordine e dissesto; basta che non sussista alcuna possibilità di difendere i propri interessi, che sono, in definitiva, quelli della maggioranza della popolazione, poiché una sua certa quota approfitterà ampiamente della situazione di servaggio.
Inutile tentare di compiere miracoli. Si deve cercare di riallacciare i fili tra alcune minoranze irriducibili e interessate ad andare oltre la superficie, oltre la scena calcata dai “gigioni in recita” per conoscere l’autore del testo e la regia che lo interpreta. E’ utile pensare e tentare qualche operazione in tale direzione, a condizione che esistano forze giovani (poche e tuttavia energiche nella loro determinazione). Ed è indispensabile rivolgersi al momento verso gruppi di “élite”. Dove si deve essere chiari su questo termine. Non intendo affatto riferirmi agli “intellettuali” – ormai un ammasso di inutile materia grigia andata a male, in stato di avanzata putrefazione – e nemmeno a persone dotate di una altrettanto inutile cultura a spizzico, un insieme nozionistico di conoscenze usate soltanto per figurare, non certo per capire. Per di più sarebbe anche da discutere sul livello di queste conoscenze; basta fare ogni tanto un giro nelle librerie, così come in internet, per accorgersi quanta reale incultura e non consapevolezza si sia accumulata negli ultimi due decenni (e forse più).
Non interessa il titolo di studio né il tipo di lavoro svolto dai potenziali componenti le élites nel senso da me inteso. Occorre cercare chi usa il cervello per discutere questioni essenziali, essendo in grado di attribuire ordine logico alle argomentazioni, evitando le soluzioni suggerite dai media – e dal ceto intellettuale pervertito – che in molti, in troppi, ripetono pedissequamente nella convinzione di stare “approfondendo i problemi”. Bisogna dar vita a una rete di “club” di libera discussione con la sola discriminante che chi vi partecipa abbandoni le ossificate divisioni ancora oggi in voga: prima fra tutte la discriminante tra “destra” e “sinistra”. Senza, però, furbizie e mala fede; tutti devono abbandonare le vecchie credenze e non fare i furbi per inserirsi “portando in bocca i vecchi ossi”. E vanno presi a calci nei denti coloro che si dedicano al “romanticismo” dei “tempi in cui Berta filava”, oggi una delle ultime trincee di (in)cultura dei nostri “cotonieri”, i quali devono distruggere ogni avanzamento del paese per meglio servire i predominanti mondiali.
Francamente, non mi sembra affatto sufficiente il contatto “elettronico”. I tempi sono molto cambiati, eppure occorrerebbero ancora giovani in grado di girare e tenere una serie di collegamenti, oggi difficili a quanto constato. Comunque, se ne dovrà parlare perché bisogna rendersi conto che, in ogni caso, la fase iniziata circa vent’anni fa con “mani pulite” (semplice strumento, ma comunque da usare come “segnalibro”) è alla fine. Nel caos sempre crescente, è ovvio che al momento il successo (relativo) arriderà a chi approfitta del dissesto culturale e politico operato nei due decenni trascorsi con fortissima accelerazione a partire dal 2011. Non si cerchino quindi immediati riscontri tra le “masse”; lì agiranno nel breve periodo i dissolutori, i “casinisti”, quelli che pensano di disfare e rifare il mondo in quattro e quattr’otto; e anche coloro che credono alle rivoluzioni “colorate”, o di “Piazza Tahrir”, ecc. organizzate tramite twitter e facebook.
Non insisto adesso sull’argomento, proprio perché credo alla necessità di incontri; non semplicemente organizzati da questo blog, che ha poche forze e soprattutto un orientamento piuttosto definito, ma aperto ad un ventaglio sufficientemente ampio. Ripeto che devono spuntare piccoli gruppi di élites con giovani disposti a darsi da fare come facevano un tempo i giovani….di quei tempi; senza però le divisioni politico-ideologiche di allora. E non perché le ideologie siano finite, una delle più grossolane idiozie di questi tempi di mediocrità; semplicemente perché quelle di una volta non macinano più e si devono trovare nuovi orientamenti, che saranno nuove ideologie. Una rete di “club” di discussione, formata dalle suddette élites, sarebbe veramente un discreto inizio.
18 comments to ““GLI E’ TUTTO DA RIFARE””
nella frase di paragone c’e’ anche un altro grande errore : quello di monti e dei suoi ” professori” non e’ ” fanatismo” ma e’la disciplina militare di chi esegue senza timore alcuno gli ordini ricevuti… (..esattamente come i vecchi commissari …” comunisti”
)
quindi come si fa a contrastare un nemico senza conoscerlo ? caro pappagone rimarrai sempre “sorpreso” esattamente come chi ti ha messo in rai….
Io ci sto. Vi prego di suggerire un modo “sicuro” per prendere contatto.
Non so quante persone ci siano sulla “piazza” di Ferrara, ma spero che si facciano vive e si rendano disponibili.
Avete letto l’articolo di oggi di Sergio Cori Modigliani su comedonchisciotte.org?
Ve lo consiglio….
Molto interessante e chiarificatore su molti punti. Importantissima anche la chiarificazione iniziale sul capitalismo manageriale, quello dei funzionari del capitale, che andrebbe analizzato molto approfonditamente, perchè è un pò il nocciolo essenziale. Con l’avvento di questa nuova formazione sociale, i funzionari del capitale, mi sembra risaltino due aspetti fondamentali: 1)la secondarietà, anzi la non essenzialità del discorso proprietario, valido per il tipo di capitalismo cosidetto borghese, che implica ad esempio, se ho ben capito anche la falsità della dicotomia “pubblico” e “privato”, e 2)la centralità del discorso strategico. Sono i due aspetti mi pare che abbiano mandato in frantumi le previsioni marxiane e che mi piacerebbe approfondire.
Concordo sulla necessità di organizzare incontri, internet è uno strumento, sebbene importantissimo, troppo limitato e “castrante”.
Saluti
Le proposte “finali” di giellegi sono in linea con tutto il discorso fatto. Giellegi ha spiegato chiaramente cosa si debba intendere per “elites” e lo ringrazio per avermi chiarito un punto che non avevo ben compreso precedentemente. Il mondo extraparlamentare, e dal mondo extraparlamentare escludo tutti i partiti, partitini, partituncoli, da SEL a Forza Nuova, per intederci, il mondo extraparlamentare, dicevo, pullula di iniziative, di blog, di informazione, di controinformazione. Il problema è separare il grano dal loglio e non è un problema di facile soluzione. Si rischia di perdere del gran tempo però è l’unica soluzione possibile
i due punti citati da MT sono infatti quelli trattati nei miei ultimi libri, ma si deve continuare ad approfondirli. Così come pure il discorso sulle élites per evitare di pensare a intellettuali “raffinati” o a (im)politici che chiacchierano da saputelli nei salotti TV dicendo bischerate immani.
glg
http://www.ilgiornale.it/esteri/il_colpo_stato_egittoalla_viglia_ballottaggioverso_guerra_civile/siria-egitto-colpo_stato-elezioni/16-06-2012/articolo-id=592827-page=0-comments=1
senza alcun incensamento del vecchio brutale colonialismo “made in England”, bisogna dire che esso si basava sull’occupazione e costruzione di una amministrazione civile tipo paese imperiale (si pensi all’India come esempio tipico). Gli Usa hanno sempre aggredito paesi, distrutto tutto il distruggibile (anche qui tipico il “metodo Vietnam”). Oggi – finito il processo di “decolonizzazione” del cosiddetto terzo mondo, scatenatosi in quest’area il conflitto tra religioni, etnie, ecc. e con l’incerto formarsi di nuclei dominanti nelle varie “frazioni” in lotta – si è messo in moto un continuo disgregarsi dei vari paesi e società in un clima di permanente guerra civile, più o meno acuta o sorda, iniziando con il modello Irak, che adesso si espande in ogni dove non appena ciò diventi possibile. Non si tratta semplicemente del vecchio “divide et impera”, che aveva anche intenti di costruzione di un ordine (appunto imperiale). Qui si tende alla distruzione e devastazione generale, per mantenere alcune enclaves da cui esercitare un’influenza “strategica” per sfruttamento di risorse interne ai paesi socialmente devastati, o almeno per imbrigliare le nuove potenze in crescita impedendo loro di espandersi, sperando poi che magari si accapiglino fra loro nel medio periodo.
sarei favorevole a che la nazionale di calcio se ne tornasse a casa con le pive nel sacco per motivi bassamente personali. Mi rompono i c…. le urla selvagge dei vicini di casa e i caroselli di auto nelle strade vicine a dove abito. Non vengo però a dire cazzate su quanto era bello lo sport e quanto meravigliosi i tifosi ai “miei tempi”. Erano una massa di beoti anche allora, solo erano meno rumorosi e non mi rompevano il c….; inoltre, facevo parte di quegli idioti. Resto invece “divertito” dal grande dibattito tra Travaglio e Feltri sull’appoggio o meno alla nazionale; con tutti i problemi ormai drammatici che ci assillano, si va proprio “al sodo”. L’ambiente giornalistico e formato da puri imbecilli e anche da molto di peggio, tanto quanto quello politico; per non parlare dei “cotonieri” che alimentano simili gaglioffi. Direi che tutti insieme sono più delinquenti di qualsiasi altro delinquente.
I giornalisti sono tra quelli che disprezzo al massimo, fossero solo “venduti” sarebbe normale alla fine, dal momento che sono gli “apologeti del sistema”, non si pretende molto da loro, da sempre servi dei potenti, no questi sono ignoranti e stupidi al massimo grado ed è questo che più mi irrita. E’ sconsolante avere nemici così ignoranti e terra terra.
“le urla selvagge dei vicini di casa e i caroselli di auto nelle strade”
beh , e’ quello che hanno fatto i greci ieri notte nonostante le loro ” lacrimevoli” condizioni e una decisione elettorale molto seria per l’ indomani …
il che mi fa pensare che nessun ” poppolo” meritera’ mai abbastanza le proprie ” disgrazie” ….
la decisione era drammatica ma non seria, poiché si è impostato tutto sul referendum per l’euro, facendo capire che o ci si piegava alla Ue (e dunque, in definitiva, ai centri predominanti apportatori di caos) o si era bastonati ben bene. Infatti, le elezioni sembrano ormai giocate così come si voleva che la popolazione greca le giocasse. E anche in Francia, dove l’affluenza è stata di poco superiore alla metà degli elettori, tutto è andato “per il meglio” (sappiamo per chi). Non succederà nulla di particolarmente diverso quando “si” deciderà che anche l’Italia avalli certe scelte imposte altrove mediante la “partecipazione democratica” del popolo. La “democrazia” elettorale è ormai la malattia mortale d’Europa. Ci sarà qualche “dottore” che cercherà di curarla? Boh, per il momento non lo vedo, poiché non vedo nessuno con il bisturi in mano; e senza bisturi non è credibile alcuna cura. “Il medico pietoso fa la piaga purulenta”; grande detto, del tutto adeguato all’epoca.
glg
Ho temuto che le elezioni greche sarebbero andate male (secondo le mie speranze) quando, qualche giorno prima delle elezioni, la borsa greca segnò un rialzo addirittura del 12%.
Evidentemente chi guida i giochi sapeva che la girandola elettorale avrebbe girato in modo favorevole ai partiti della svendita greca.
Speravo di sbagliarmi ma i risultati hanno poi confermato quel sospetto e la mia reazione non può non essere di delusione: se un paese con un 20% (minimo) di disoccupati e con tutti gli altri salassi che ha subito si inchina ancora alla Ue e all’euro dando la maggioranza a partiti che l’hanno portata e la porteranno ancora di più alla fame, significa che neppure la fame riesce a smuovere le persone oppure smuove solo una parte minoritaria e insufficiente per deteminare la crisi generale del sistema.
Altro che Termopili e Leonida! Qui siamo allo sbracamento generale!
Perciò anche per l’italia probabilmente ci sono poche o nulle speranze di vedere modificare la situazione per via elettorale nel prossimo appuntamento elettorale.
Se poi penso che in italia ci sono organizzazioni politiche e sindacali ancora più servili di quelle forse esistenti in grecia il quadro diventa ancora più fosco.
Non ne dò la colpa ai “popoli” e penso ancora di più che senza un’ organizzazione politica realmente alternativa non si combinerà mai nulla. Il problema è quale significato dare oggi al termine “alternativo”.
Non sembrano esserci speranze neppure per l’emergere di “forze sovraniste” nè qui nè in francia, grecia o germania e ogni forza che prova a mettere in discussione dall’interno il sistema viene facilmente e rapidamente annichilita, ridotta al silenzio (la lega docet).
Dunque, per dirla alla troisi, non ci resta che piangere?
Forse per il momento, a meno di voler attendere tempi più favorevoli, non rimane che battersi per iniziare a organizzare un’opposizine “contro” tutti gli effetti di questo sistema capitalistico marcio pur senza sapere bene verso quale direzione avviarsi. Siamo come in una giungla dove è necessario aprirsi la strada a colpi di macete per aprire dei varchi che non sappiamo dove ci porteranno.
http://www.ilgiornale.it/interni/ombra_bilderberg_profmonti_fa_solo_interessidel_club_poteri_forti_globali/crisi_economica-bilderberg-mario_monti/18-06-2012/articolo-id=593059-page=0-comments=1
continuano a girare in tondo, i cialtroni. Monti fa gli interessi degli Usa di Obama. Il Bilderberg (come già la Trilateral del “Limiti dello sviluppo”, ecc.) è una “massoneria” che agisce per conto dei dominanti di turno negli Usa; come già fecero i furfanti riunitisi sul Britannia nel ’92, con cui operarono i loro sodali di “mani pulite” e quelli che iniziarono a smantellare l’industria pubblica italiana, e via dicendo. Monti è il “maggiordomo” proposto a Obama da Napolitano e dal suo nuovo servitore Berlusconi, che adesso sta defilato, ma sempre in appoggio a Monti, sperando in un suo logorio tale da poter tentare un qualche rientro. Questo il gioco cui si prestano anche i cosiddetti “poteri forti”, null’altro che una cosca che serve da strumento, ma i cui membri ovviamente approfittano della situazione per guadagnarci sopra. Ci mancherebbe che si vendessero per nulla; non lo fa nessuno, nemmeno l’ultimo strato dei servi, nemmeno gli sguatteri e i lavapiatti. Tutti godono di briciole più o meno laute, ma il potere reale spetta a chi sta al vertice delle manovre! Noi, coglioni, paghiamo tutti questi delinquenti, sia grandi che piccoli, sia i capi-gang che la manovalanza dedita ai crimini più bassi e più scoperti.
glg
PS Monti non è ovviamente uno sguattero, ma nemmeno uno dei vertici. E’ appunto il Maggiordomo, il capo e coordinatore del servitorame. Probabilmente è un gradino sotto alcuni dei personaggi chiave della finanza internazionale (quelli chiamati “poteri forti”), ma non siamo ancora ai vertici della piramide. Andiamo al centro del potere internazionale, cioè agli Usa, in specie a quelli che fomentano il disordine globale, che inondano vaste aree del “territorio” (mondo) con acqua putrida per creare paludi e zone di sabbie mobili.
basta con l’euro, la UE (uscita o meno), la finanza, la moneta, le banche. Non facciamoci condurre in tondo dai cialtroni che imperversano nei media per confondere le idee. Il centro del “Male”, dell’”Infezione” è l’attuale Amministrazione Usa. Le sue azioni si intuiscono, ma solo in parte; abbiamo molto da scoprire giacché nemmeno essa ha preso – ne sono convinto – una direzione ben precisa. Ha gettato acqua in una rete di canali, grandi e piccoli, e cerca di orientare i flussi d’acqua, ma con molta elasticità e pronta a mutare indirizzo se necessario. Non è sintomo di forza, ma certo di una qualche astuzia, molto pericolosa e distruttiva. E confonde le idee, non sarà facile mantenere la barra dritta, anzi faremo spesso confusione. L’importante è non seguire i media dei servi (se non per capire ciò che non si deve fare, ciò che non si deve discutere e analizzare); andiamo al “centro”.
glg
http://www.asianews.it/notizie-it/Bilaterale-Usa-Russia,-sulla-Siria-Putin-porta-a-casa-una-vittoria-25065.html
http://www.contropiano.org/it/esteri/item/9718-kissinger-%E2%80%9Cma-come-fa-assad-a-stare-ancora-in-sella?%E2%80%9D
La situazione, nel “campo alternativo”, è in piena confusione e rischia di mandare in confusione chi non è più che attento. Le stesse elezioni greche ne sono state la dimostrazione. Sentivo parlare, ad esempio, di Syriza come un partito anti euro. Ma quando mai? Syriza è il classico movimento sinistroide che vuole la botte piena e la moglie ubriaca. Questo Blog rimane, almeno per me, un “porto” sicuro per “l’ormeggio” e per schiarirsi, anzi per non farsi confondere le idee. Vedendo come vanno le cose in Europa, meglio starsene tranquilli, studiare, valutare, possibilmente capire e poi, chi vivrà, vedrà. Mi fanno tenerezza gli “alternativi” che si agitano per entrare nell’agone elettorale e poi si ritrovano a raccogliere misere percentuali da prefisso telefonico. A meno che si voglia fare come Alba Dorata ed iniziare a pestare gli stranieri ma penso che qui, a nessuno, tantomeno al sottoscritto, passi per l’anticamera del cervello.
Salvo ulteriori notizie falsamente positive come quella del vertice europeo, questa volta i rialzisti porteranno presto a casa un bel bottino. Hanno impresso un bel colpo all’in su alla Borsa, ovviamente seguiti dalle zelanti pecore da tosare. Adesso, entro pochi giorni dovrebbero affrettarsi a realizzare l’aumento. Aspettiamoci un discreto godimento; e tra i tosati ci saranno pure i felici per la vittoria al campionato europeo (che in effetti credo non sfuggirà, tenuto conto di come ha giocato fin qui la Spagna). Poi ci saranno anche altri milioni di coglioni “campioni” non tosati in borsa. Per quelli arriverà la resa dei conti entro la fine d’anno, tra ulteriori aumenti di imposte e tasse – e dei prezzi dei generi di primario consumo e di energia – più la perdita di posti fissi, il non rinnovo del precariato, ecc. Domani godetevi il vostro ultimo giorno di ubriacatura. Per quella parte del gregge, che non tifa soltanto ma gioca pure in borsa, vi sarà forse qualche altro po’ di respiro. Poi tutti depressi, me compreso ovviamente, ma anche incazzato per tutti questi stronzi in circolazione, un vero tsunami.
Veramente è tutto da rifare, a partire dal cervello del gregge.
glg
Ci vorrebbe un nucleo di persone, non troppe, ma che sia massimamente convinto della necessità di svolgere un duro ma necessario lavoro, bisognerebbe smuovere un pò le acque in maniera decisamente più incisiva, far sapere a chi comanda che c’è chi li tiene sottocontrollo, far loro almeno paura, non dico altro, perchè questi qui freni oramai non ne hanno più e stanno tirando troppo la corda…temo però che in Italia, paese di “spaghetti, pizza, mandolino, e Pulcinella” una cosa del genere sia purtroppo infattibile…peccato
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